[{"titolo":"LA TUTELA DEL BENESSERE ANIMALE NELLA FILIERA DELLA CARNE TRA PRODUZIONE E CONSUMO SOSTENIBILE.","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"La filiera della carne \u00e8 al centro di un ampio dibattito sulla sostenibilit\u00e0, sia per il suo impatto sull\u2019ambiente, in termini di produzione di gas serra, inquinamento delle acque, deforestazione e consumo di suolo, sia per i suoi effetti sulla salute umana, in termini di resistenza antimicrobica e insorgenza di malattie come il cancro, sia per le condizioni in cui gli animali sono allevati, trasportati e macellati, come accade nel caso delle macellazioni rituali.\r\nNell\u2019ottica del superamento di queste problematiche, il benessere animale rappresenta un importante fattore di svolta per la sostenibilit\u00e0 degli allevamenti, grazie ai suoi benefici per una produzione sicura, di qualit\u00e0 e pi\u00f9 rispettosa dell\u2019ambiente. Inoltre, il crescente interesse per tale aspetto ha alimentato ed \u00e8 stato a sua volta alimentato da una rinnovata attenzione per il principio One health, secondo il quale esiste un inscindibile legame tra salute umana, animale e ambientale. Come dimostrato dalla pandemia da Covid-19, di origine zoonotica, dalla salute animale, aspetto cruciale del suo benessere, dipende anche quella dell\u2019uomo.\r\nIn questo scenario, la Comunicazione della Commissione contenente Una Strategia \u201cDal produttore al consumatore\u201d per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell\u2019ambiente (in seguito, Strategia Farm to Fork) del maggio 2020, considerata il cuore del Green Deal europeo, ha definito azioni per migliorare le condizioni di allevamento degli animali, come la revisione della normativa sul loro benessere, valutando anche l\u2019opportunit\u00e0 di introdurre un\u2019etichettatura europea.\r\nLa presente ricerca si prefigge di comprendere se e come l\u2019approccio strategico e la disciplina unionali concernenti l\u2019animal welfare possano contribuire a una maggiore sostenibilit\u00e0 della filiera della carne, negli allevamenti, prima, e nelle scelte di consumo, poi. \r\nIllustrati i principali fattori di insostenibilit\u00e0 di questa filiera, l\u2019analisi si concentra sull\u2019importanza del benessere animale, riflettendo sull\u2019evoluzione di questo concetto in un\u2019ottica necessariamente interdisciplinare; trattasi infatti di un oggetto complesso, definibile soltanto tramite un dialogo continuo tra saperi \u2013 scientifico, etico, giuridico, ma non solo \u2013 e che incorpora un\u2019intrinseca idea di un compromesso tra l\u2019uso che l\u2019uomo da sempre fa degli animali e la tutela che accorda loro.\r\nInserendosi nel solco dell\u2019antica riflessione sul rapporto uomo-animale, la sempre maggiore attenzione rivolta al benessere animale viene sancita dal Trattato di Lisbona con il nuovo art. 13 del Trattato sul funzionamento dell\u2019Unione europea (TFUE), che riconosce per la prima volta gli animali quali esseri senzienti nel suo dettato normativo, imponendo di tenere pienamente conto delle loro esigenze in determinati settori purch\u00e9 nel rispetto di altri interessi, tra cui i riti religiosi. Viene cos\u00ec a delinearsi un duplice status giuridico degli animali nell\u2019Unione, vale a dire il loro essere al contempo prodotti agricoli ed esseri senzienti.\r\nLa panoramica sull\u2019approccio strategico europeo per la sostenibilit\u00e0 della filiera della carne permette di comprendere quale ruolo venga assegnato al benessere animale. Maggiore attenzione \u00e8 rivolta alla Strategia Farm to Fork, considerandone lo stato di avanzamento al gennaio 2024, e alla programmazione della politica agricola comune (PAC) 2023-2027, per valutare se e fino a che punto la transizione sostenibile sia supportata da idonee misure di sostegno economico. Su questo fronte, il Piano strategico italiano (PSP) offre una prima occasione per stimare l\u2019impegno profuso in ambito nazionale.  \r\nL\u2019approfondimento delle pi\u00f9 importanti disposizioni normative delle direttive e dei regolamenti europei che disciplinano l\u2019allevamento, il trasporto e la macellazione, presentandone i punti di forza e le persistenti criticit\u00e0, consente invece di comprendere l\u2019urgenza dell","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/333792","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"L\u2019INTELLIGENZA ARTIFICIALE E LA RESPONSABILITA\u2019 NEL SETTORE MARITTIMO.","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"Il tema, oggetto del presente progetto di ricerca, si inserisce nell\u2019ambito del Corso di Dottorato promosso dall\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Macerata dedicato all\u2019interazione fra il Diritto e l\u2019Innovazione. \r\nLo studio analizza l\u2019influenza dell\u2019intelligenza artificiale (AI) nel mondo dello shipping e le sue ripercussioni giuridiche nel settore del trasporto marittimo. \r\nL\u2019obiettivo della ricerca \u00e8 stato quello di identificare i soggetti che dovranno essere considerati responsabili per i danni che verranno cagionati dalle navi a guida autonoma o semi autonoma.\r\n\r\nIl complesso concetto di IA \u00e8 stato analizzato sia dal punto di vista scientifico che giuridico. \r\nPer il primo aspetto si \u00e8 partiti dalle origini rappresentate dall\u2019esperimento di A. Turing per poi giungere alla comprensione delle principali peculiarit\u00e0 tecniche che la contraddistinguono. \r\nDal lato giuridico sono stati presi in considerazione non solo i principali atti normativi adottati dalle pi\u00f9 rilevanti organizzazioni europee e internazionali, ma anche i richiami ad alcune pronunce giurisprudenziali italiane. \r\n\r\nUna volta chiarito il concetto di IA \u00e8 stata esaminata l\u2019applicazione della stessa nel settore della navigazione marittima attraverso l\u2019analisi delle differenti categorie di navi a guida autonoma, dei diversi gradi di autonomia e delle relative caratteristiche. \r\nIn riferimento a tali concetti si \u00e8 soffermata anche l\u2019Organizzazione Internazionale Marittima (IMO) che, a partire dal 2017, ha dedicato la propria attenzione alle Maritime Autonomous Surface Ship (MASS). \r\n\r\nNel presente elaborato ci si \u00e8 focalizzati su due importanti questioni giuridiche derivanti dall\u2019applicazione dell\u2019IA nel settore marittimo. \r\nLa prima questione ha visto come oggetto principale la possibilit\u00e0 o meno di poter ricondurre le navi a guida autonoma all\u2019interno della categoria giuridica di nave attualmente vigente sia a livello nazionale, sia a livello internazionale. \r\nLa seconda questione \u00e8 legata al profilo attinente alla responsabilit\u00e0 giuridica. Tale questione \u00e8 stata valutata partendo inizialmente dalle disposizioni proprie del codice della navigazione, per passare poi alla disamina dei principali orientamenti dottrinali. \r\nTali studi, basandosi sulle disposizioni del Codice civile, hanno cercato di individuare il soggetto che dovrebbe essere considerato responsabile per i danni che vengono cagionati dall\u2019utilizzo dell\u2019intelligenza artificiale. \r\n\u00c8 stata poi valutata la possibile applicazione di questi orientamenti dottrinali nell\u2019ambito del trasporto marittimo. \r\n\r\nAl fine di fornire un quadro esaustivo sotto il profilo giuridico \u00e8 stato poi analizzato il regime normativo attualmente delineato per tutti i sistemi di intelligenza artificiale, per focalizzarsi infine sul settore marittimo. Tale quadro ha visto come punto di partenza generale la proposta di regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 aprile 2021 e, in particolare, per il mondo dello shipping le linee guida provvisorie emanate per le prove delle MASS. \r\n\r\nNella parte conclusiva dello studio sono state mostrate le principali sperimentazioni di navi a guida autonoma, nonch\u00e9 i vantaggi e gli svantaggi derivanti dalla diffusione dell\u2019IA in questo settore.\r\nInfine, \u00e8 stato espresso un parere in merito ai soggetti che, in un futuro non troppo prossimo, potrebbero essere considerati responsabili dei danni cagionati dall\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale, anche sulla base delle recenti conclusioni che sono state elaborate dall\u2019IMO.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/333790","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Arte e tradizione fra Rivoluzione industriale e societ\u00e0 della conoscenza: eredit\u00e0 di modelli, fenomeni espositivi, fortuna critica e processi formativi.","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"Tra met\u00e0 Ottocento e primo Novecento l\u2019Italia appena costituita rappresent\u00f2 un caso particolare per il desiderio di conoscere e valorizzare le proprie radici. In questo clima rientrava il fenomeno delle esposizioni, in quanto occasioni valide sia a dimostrare progresso e modernit\u00e0 raggiunti, sia a ricostruire storie locali e culturali delle comunit\u00e0 del nuovo Stato. Nell\u2019ambivalenza tra un\u2019identit\u00e0 ancora da scoprire e la percezione di radicamento nei territori di appartenenza, tali manifestazioni si svilupparono anche in ambito regionale. Relativamente a questo contesto, il presente lavoro studia e ricostruisce le vicende relative alla Mostra d\u2019Arte Antica di Chieti e all\u2019Esposizione Regionale Marchigiana di Macerata, entrambe svoltesi nel 1905. La prima di queste due rassegne si configur\u00f2 come importante scenario d\u2019unione tra arte e artigianato nel contesto culturale del tempo, mentre la seconda volle mostrare anche l\u2019avanzamento regionale verso la modernit\u00e0 e le tecniche introdotte dal nuovo secolo. L\u2019analisi dei fatti \u00e8 stata condotta attraverso una ricca documentazione d\u2019archivio, di cui si d\u00e0 conto in Appendice, e riesaminando la letteratura prodotta all\u2019epoca, in quanto si tratta di fonti non solo utili all\u2019indagine storica e critica ma anche ancora non totalmente esaminate. \r\nContestualmente, lo studio vuole valutare se questi processi di formazione che furono alla base del sentimento di appartenenza culturale possano ancora valere come modelli di riferimento nella attuale percezione del patrimonio culturale da parte della societ\u00e0 contemporanea. Per tali motivazioni, il lavoro continua con altri due studi, il primo dei quali relativo al Museo del Risorgimento di Macerata, che fu ideato in seno alla Esposizione Regionale Marchigiana ma poi pi\u00f9 volte chiuso e occultato nonostante il suo ruolo chiave per la ricostruzione storica locale e nazionale. Il secondo riguarda il museo \u201cFilippo Corridoni\u201d di Corridonia, che \u00e8 stato considerato alla luce della nuova definizione di museo (Praga, 2022) come esempio per la ri-contestualizzazione critica e realistica dei fatti rispetto alla superata commemorazione dell\u2019eroe di guerra che si deline\u00f2 nel periodo fascista. In tal senso si ritiene rilevante l\u2019azione del museo che, coerentemente alla sua missione e in quanto luogo delle comunit\u00e0, ha il compito di studiare e aggiornare la storia in forma partecipativa, affinch\u00e9 sia interpretata di concerto con la cittadinanza.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/332890","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"L\u2019Universit\u00e0 per l\u2019educazione al patrimonio culturale: didattica, ricerca e terza missione.","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"Il progetto di ricerca scaturisce da due esperienze che hanno preceduto questo percorso dottorale, ovvero la stesura della tesi magistrale LM-89 e della tesi di specializzazione in beni storico artistici: la prima dedicata ai progetti di educazione al patrimonio culturale realizzati da alcuni atenei italiani nell\u2019ambito del concorso nazionale \u201cProgetti didattici nei musei, nei siti di interesse archeologico, storico e culturale o nelle istituzioni culturali e scientifiche\u201d, la seconda ad indagare come le Universit\u00e0 operano complessivamente nel settore dell\u2019educazione al patrimonio culturale.\r\nGli attori coinvolti nelle azioni di educazione al patrimonio possono essere molteplici, dai musei agli istituti scolastici di ogni ordine e grado, dalle associazioni culturali alle singole persone, e non sa ultimo le Universit\u00e0. Ma quando e con quali possibilit\u00e0 le Universit\u00e0 sono state coinvolte attivamente in questo ambito? Oltre alla ricostruzione cronologica delle possibilit\u00e0 di intervento accademiche, si \u00e8 reso necessario individuare gli ambiti di questo intervento, che seguono in maniera naturale le missioni universitarie: \r\n-\tDidattica, intesa come formazione specifica per l\u2019educazione al patrimonio culturale fornita a tutti i livelli, dalle lauree triennali ai post lauream; \r\n-\tRicerca, ovvero i contributi di innovazione e sperimentazione prodotti in questo settore; \r\n-\tTerza Missione, concetto introdotto dall\u2019 Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca.\r\nTale tripartizione ha accompagnato l\u2019intero processo della ricerca condotta, dalla raccolta dei dati alla stesura del presente elaborato. \r\nIl primo step della ricerca, fondamentale per delineare lo stato dell\u2019arte circa il ruolo degli atenei italiani per l\u2019educazione al patrimonio culturale, ha riguardato l\u2019aggiornamento e ampliamento bibliografico e normativo: ci\u00f2 ha permesso di ricostruire non solo l\u2019ambito legislativo di riferimento, ma anche quello storico-critico, fino ad arrivare alle problematicit\u00e0 contemporanee relative a formazione, ricerca e Terza missione condotte dalle Universit\u00e0 in questo settore.\r\nSuccessivamente \u00e8 stata avviata la mappatura di insegnamenti e laboratori dedicati all\u2019educazione al patrimonio culturale nei tre livelli della formazione accademica.  \r\nUna seconda mappatura ha riguardato musei e collezioni d\u2019arte degli atenei italiani, allo scopo di analizzarne non tanto le collezioni (tipologia, formazione, modalit\u00e0 di acquisizione) ma soprattutto organizzazione e lo svolgimento di attivit\u00e0 di educazione al patrimonio (la cui documentazione \u00e8 spesso rara e localistica), in modo da individuare buone pratiche di funzionamento tra ricerca, didattica e Terza missione.\r\nContestualmente, grazie all\u2019affiancamento alla tutor Professoressa Patrizia Dragoni, \u00e8 stato possibile indagare e sperimentare attivit\u00e0 trasversali tra didattica, ricerca e Terza missione a partire dalle collezioni dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/332870","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LE DINAMICHE GENERAZIONALI DEL FAMILY BUSINESS E L\u2019IMPATTO SULLE RELAZIONI CON IL TERRITORIO.","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"La presente tesi di dottorato indaga il family business, considerato come peculiare fenomeno socioeconomico, in cui si intrecciano valori economici e affettivi, e che costituisce ancora oggi la maggioranza delle imprese presenti in molti Paesi, rappresentando una garanzia contro i rischi del mercato. In particolare, lo studio indaga, adottando un approccio socioeconomico, tre temi principali: le caratteristiche delle aziende familiari, quindi la presenza e la gestione della sovrapposizione istituzionale tra famiglia e impresa; la trasmissione generazionale; le relazioni sociali, ambientali, ed economiche che le imprese familiari instaurano con il territorio circostante.\r\nA livello teorico, il family business \u00e8 stato indagato inizialmente nelle discipline economiche; in seguito, anche le scienze sociali e la psicologia si sono interessate del fenomeno, focalizzandosi sulla questione del genere e sull\u2019interazione tra famiglia e azienda. Nonostante la complessit\u00e0, si pu\u00f2 affermare che le aziende familiari si distinguono per il coinvolgimento della famiglia nell\u2019attivit\u00e0 aziendale, il quale pu\u00f2 essere analizzato attraverso il Three-Circle Model e la scala F-PEC. La compresenza dell\u2019aziendalit\u00e0 e della familiarit\u00e0 determina inoltre l\u2019orientamento strategico (che pu\u00f2 attribuire maggiore importanza all\u2019azienda o alla famiglia), nonch\u00e9 effetti positivi e negativi sulla gestione aziendale e, pi\u00f9 in generale, sulla quotidianit\u00e0 a livello lavorativo e familiare. \r\nTra le criticit\u00e0 delle aziende familiari emerge quella del passaggio generazionale, un processo complesso, data la componente umana e relazionale che lo contraddistingue. Tuttavia, le difficolt\u00e0 che le aziende incontrano (successione all\u2019imprenditore fondatore, presenza di pi\u00f9 successori, evento traumatico, conflittualit\u00e0, trasmissione del patrimonio immateriale, \u2026) possono essere affrontate adottando alcuni strumenti formali, nonch\u00e9 grazie alla legittimazione reciproca tra le generazioni.\r\nConsiderando invece le aziende come attori di una comunit\u00e0, \u00e8 possibile notare come queste sviluppino un\u2019interdipendenza con il territorio a livello ambientale, sociale ed economico, anche in base all\u2019attivit\u00e0 produttiva che svolgono. Alla luce della letteratura analizzata, i territori rappresentano elementi di vulnerabilit\u00e0 e vitalit\u00e0 socioeconomica, che contribuiscono al radicamento aziendale, nonch\u00e9 allo sviluppo di interattivit\u00e0 e interazione tra azienda e territorio.\r\nAlla luce del quadro teorico di riferimento, l\u2019obiettivo della presente tesi di dottorato \u00e8 comprendere quali sono gli elementi distintivi delle aziende a conduzione familiare, le priorit\u00e0 della gestione, gli effetti della sovrapposizione istituzionale tra impresa e famiglia, le modalit\u00e0 di ingresso dei familiari  in azienda e quelle di trasmissione generazionale, quindi come queste ultime influenzano le relazioni a livello sociale, ambientale e culturale con il territorio. \r\nPer rispondere a queste domande di ricerca, \u00e8 stata adottata la metodologia qualitativa, utilizzando la metodologia del case study  e le interviste individuali semi strutturate in uno studio comparativo tra Italia (regioni Marche  e Umbria) e Spagna (Comunit\u00e0 Autonoma di Castilla y Leon). Le aziende selezionate sono imprese del settore caseario, nelle quali \u00e8 possibile analizzare una maggiore connessione con il territorio, in particolare a livello ambientale, a causa della loro attivit\u00e0. I criteri che hanno consentito di individuare i casi studio sono le dimensioni aziendali (micro e piccole) e il genere del titolare d\u2019azienda (conduzione maschile e conduzione femminile). Considerando la componente generazionale, almeno due generazioni sono presenti nelle aziende analizzate.\r\nDall\u2019analisi delle 21 interviste semi strutturate sono state riscontrate numerose analogie e differenze, alla luce delle dimensioni aziendali, delle generazioni coinvolte, del sess","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/332850","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Citizenship Education and the Curriculum in the European Schools System: a multidimensional\r\nhistory (1957 1994)","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"Le Scuole Europee costituiscono un particolare sistema educativo nato ufficialmente nel 1957 per rispondere alle esigenze educative dei figli dei funzionari della Comunit\u00e0 Europea del Carbone e dell'Acciaio. In queste scuole il valore della diversit\u00e0 culturale e di un'educazione volta a coltivare la consapevolezza e il rispetto verso \"l'altro\" \u00e8 stato sottolineato molto spesso fin dalla loro fondazione anche se ricerche precedenti hanno evidenziato alcuni punti deboli, come il fatto di essere per lo pi\u00f9 l'espressione di un'\u00e9lite in via di formazione (Finaldi-Baratieri, 2000) o una mancanza in termini di riflessione e pedagogia critica (Leaton Gray et al. 2018). Inoltre, anche se l'impatto delle Scuole Europee pu\u00f2 essere considerato controverso, esse hanno contribuito, per quanto marginalmente, alla definizione di un modello interculturale di educazione (Van Houtte, 1960) e a veicolare l'idea di un'identit\u00e0 europea composita costruita sulla base di una cittadinanza, un patrimonio culturale e uno scambio comuni e basati su principi di tolleranza e apertura. Tenendo conto di queste premesse, il presente lavoro si concentra sul sistema delle Scuole europee e si articola intorno a tre domande di ricerca. La prima \u00e8 la seguente: quale immagine complessa dell'educazione alla cittadinanza \u2013 intesa come status, virt\u00f9, identit\u00e0 e agency (Schugurensky, 2010) - si pu\u00f2 trovare in queste Scuole dalle loro origini fino agli anni '90? Riconoscendo lo stretto legame tra l'educazione alla cittadinanza e il curricolo scolastico (Depaepe, 2002; Tr\u00f6hler et al., 2011; Tr\u00f6hler, 2019) \u00e8 stata poi formulata la seconda domanda: come \u00e8 stata costruita questa immagine di educazione alla cittadinanza attraverso il curricolo delle Scuole europee considerato in una prospettiva ampia e nei suoi diversi livelli (Goodson, 2005; Popkewitz, 2011; Tr\u00f6hler, 2019; Dussel, 2020)? La ricerca precedente ha in parte risposto a queste: una rassegna di ci\u00f2 \u00e8 condotta nel Capitolo 1 del presente lavoro dopo aver spiegato cosa sono le Scuole europee e aver indicato alcune tappe fondamentali della loro storia. Considerando poi l'intricata natura transnazionale delle Scuole europee e le reti che contraddistinguono lo Spazio europeo dell'educazione (Grek, Lawn, 2012) e con l'obiettivo di osservare l'oggetto di studio in modalit\u00e0 diffrattiva (Barad, 2007; Van Ruyskensvelde et al., 2021), \u00e8 stata aggiunta la seguente terza domanda basata su una prospettiva transnazionale intrecciata (Rold\u00e1n Vera, Fuchs, 2019): quali influenze provenienti da tradizioni e attori diversi possono essere rilevate nelle Scuole europee nei confronti dell'educazione alla cittadinanza e del curriculum?\r\nNel Capitolo 1, oltre alla storia e alle caratteristiche principali delle Scuole europee, si ripercorrono i fondamenti teorici e metodologici alla base dell'analisi condotta: in particolare, viene ricostruito il panorama degli studi sull'educazione alla cittadinanza, le teorie sul curricolo e le ricerche sulla prospettiva transnazionale in riferimento a cui si posiziona la presente ricerca. \r\nNel Capitolo 2 \u00e8 stata condotta l'analisi di due discorsi di Albert Van Houtte che ebbe un ruolo decisivo nei primi anni di vita delle Scuole. I discorsi citati sono stati pronunciati in due diverse arene internazionali negli anni '60 e fanno entrambi riferimento alle origini delle Scuole e ai contesti in cui sono stati pronunciati: l'obiettivo \u00e8 quello di gettare uno sguardo sull'orizzonte pi\u00f9 ampio con cui le Scuole europee interagivano e comprendere che effetti tali interazioni abbiano avuto sulle idee alla base dell'educazione alla cittadinanza e del curriculum. \r\nNel Capitolo 3 sono stati analizzati vari documenti come lo Statuto del 1957, i diversi programmi armonizzati e gli studi sulle riforme del curriculum della Scuola Primaria al fine di descrivere il livello prescrittivo del curriculum alla ricerca di influenze, trasferimenti, principi pedagogici fondativ","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/332830","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Determinazione post-mortale dell\u2019uso e dell\u2019abuso di droghe sui tessuti dentari.","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"Razionale: La tossicologia post-mortale \u00e8 costantemente impegnata nella ricerca di matrici alternative affidabili e utili per i medici-legali nei casi in cui le matrici classiche per la tossicologia forense [in particolare sangue e capelli] non siano pi\u00f9 disponibili (es. cadaveri carbonizzati o scheletrati, resti umani, corpi, ecc.). I denti possono essere applicati come matrice alternativa poich\u00e9 sono altamente resistenti, disponibili e stabili dopo la morte. Smalto, dentina o polpa dentale potrebbero rivelare l'assunzione acuta o cronica di sostanze, data la diversa costituzione dei tessuti. La letteratura precedente non fornisce informazioni utili sulla farmacocinetica delle sostanze e sul meccanismo e sito di incorporazione degli xenobiotici nei tessuti dentali.\r\nScopo: Questa ricerca di base mira a verificare se nella polpa possano essere rilevate le stesse sostanze circolanti nel sangue nei casi di morte droga-correlata. In secondo luogo, lo studio mira a rivelare eventuali farmaci depositati nei tessuti duri del dente (dentina e\/o smalto) ed le differenti concentrazioni di accumulo nei diversi tessuti dentali, contribuendo cos\u00ec a ricostruire un\u2019eventuale storia di abuso di sostanze (tempistiche, ad es.).\r\nMateriali e metodi: Lo studio ha sperimentato un nuovo metodo per analizzare separatamente i tessuti dentali in smalto, dentina e polpa, che \u00e8 stato applicato a 10 denti raccolti durante le autopsie di decessi droga-correlati insieme a campioni di sangue e capelli per le analisi tossicologiche su matrici classiche. Ogni dente \u00e8 stato preparato dallo stesso odontologo forense utilizzando frese diamantate e\/o multilama con turbina al di sopra di un aspiratore per amalgama rivestito di carta-filtro. I denti sono stati divisi in due met\u00e0 longitudinali e la polpa \u00e8 stata estratta dalla camera pulpare e dalle radici. Lo smalto \u00e8 stato separato dalla dentina coronale mediante polverizzazione. La dentina coronale secondaria \u00e8 stata separata dalla dentina primaria polverizzando uno strato interno di circa 1,5 mm di spessore coronale e 1 mm di spessore cervicale. La dentina coronale esterna residua \u00e8 stata separata dalle radici mediante polverizzazione e quindi le radici sono state polverizzate con un martello. Ogni tessuto dentale \u00e8 stato estratto con acido per cocaina, oppiacei e loro metaboliti ed analizzato mediante gascromatografia (GC) e cromatografia liquida con spettrometria di massa ad alta risoluzione (HR-MS). I risultati sono stati poi confrontati con quelli ottenuti dai campioni di sangue e capelli.\r\nRisultati: I risultati preliminari hanno dimostrato che i denti sono diversi da qualsiasi altra matrice classica (sangue e capelli) e la correlazione qualitativa nel rilevamento di sostanze tra polpa\/sangue e tessuti duri dentali\/capelli suggerisce che possano essere utili nella valutazione post-mortale sia per la diagnosi di intossicazioni acute che croniche. Il risultato pi\u00f9 significativo \u00e8 che il meccanismo di accumulo delle sostanze nei tessuti mineralizzati sembra essere influenzato dal tipo di molecola e dalla modalit\u00e0 di assunzione. Il metodo innovativo per la separazione dei tessuti dentali \u00e8 assolutamente promettente per studiare il diverso accumulo di sostanze nei denti, eventualmente rivelando sia l'assunzione acuta che cronica nei casi forensi di casi correlati alla droga.\r\nIl limite principale di questo studio \u00e8 la sperimentazione in vivo, poich\u00e9 lo studio si basa su denti estratti per scopi tossicologici in casi di decessi reali correlati all\u2019assunzione di sostanze. Questo fattore determina non solo una disponibilit\u00e0 limitata del campione, ma anche una variabilit\u00e0 incontrollabile sulla natura delle sostanze rilevate e, soprattutto, l'assenza di informazioni anamnestiche dei soggetti per confrontare i risultati sui tessuti duri dentali con il tempo, le frequenze e modalit\u00e0 di assunzione durante la vita.\r\nSono necessarie ulteriori ricerche per studiare sistema","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/332790","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La responsabilit\u00e0 nella pandemia covid-19 a 360\u00b0: Dal datore di lavoro al laboratorio.","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"Il presente lavoro affronta il delicato tema della responsabilit\u00e0 del datore di lavoro nel contesto della pandemia di Covid-19, sorto in conseguenza della difficolt\u00e0 di contenere il rischio di contagio negli ambienti lavorativi e della complessit\u00e0 di interpretazione e applicazione della normativa emergenziale. \r\nL\u2019indagine inizia esplorando il quadro normativo generale relativo alla sicurezza sul lavoro e alle responsabilit\u00e0 del datore di lavoro, passando poi all\u2019analisi della normativa emergenziale nata per affrontare e contenere la diffusione del virus e che ha incluso misure preventive e protocolli anti-contagio. In relazione a ci\u00f2, vengono analizzate le misure preventive adottate nei luoghi di lavoro, come l\u2019uso di DPI e la sanificazione periodica dei locali aziendali, nonch\u00e9 la questione dell\u2019aggiornamento del documento di valutazione dei rischi (DVR) in risposta al rischio biologico correlato al Coronavirus. Parte del lavoro \u00e8 stata dedicata all\u2019analisi del contributo dei laboratori nella lotta contro il virus SARS-CoV-2, con un focus sui test di laboratorio sviluppati per la rilevazione del virus.\r\nIl lavoro si concentra poi sui profili di responsabilit\u00e0 penale e civile dei datori di lavoro in caso di violazione degli obblighi di sicurezza, esaminando anche lo spinoso elemento del nesso causale tra l\u2019evento dannoso e la condotta del datore di lavoro. \r\nLo studio vuole sottolineare la complessit\u00e0 della gestione della responsabilit\u00e0 datoriale in un contesto emergenziale come quello pandemico, proponendo un\u2019analisi critica delle disposizioni speciali in materia e osservando le sfide nella definizione della colpa e della causalit\u00e0. L\u2019assenza di una bibliografia ampia e la carenza di esperienze applicative rendono, questo, un campo in via di sviluppo, dove la dottrina e la giurisprudenza stanno ancora emergendo.\r\nL\u2019obiettivo prossimo \u00e8 quello di osservare come la giurisprudenza si evolver\u00e0 nella valutazione di eventuali cambiamenti sul tema della responsabilit\u00e0 datoriale.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/332770","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LA RESILIENZA TERRITORIALE: RIFERIMENTI TEORICI E APPROCCI DATA DRIVEN PER POLITICHE BASATE SULL\u2019EVIDENZA","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"Le societ\u00e0 contemporanee sono continuamente esposte a una successione rapida e imprevedibile di shock, questo le colloca in una posizione unica nella storia. Eventi estremi in rapida successione, siano essi di natura climatica, sociosanitaria o economica, hanno messo in luce la necessit\u00e0 di sviluppare sistemi che non solo rispondano alle crisi, ma siano anche proattivi nel prevenirle o almeno mitigarne gli impatti. La risposta potrebbe risiedere nel concetto di \"resilienza\". Tale termine, come espresso da Holling (1973) e successivamente sviluppato in diverse discipline, si riferisce alla capacit\u00e0 di un sistema di assorbire perturbazioni, riorganizzarsi e proseguire con le proprie funzioni. Le societ\u00e0 potrebbero essere ri-progettate ponendo una forte enfasi sulla resilienza, per affrontare efficacemente le sfide di un mondo sempre pi\u00f9 interconnesso e in rapido cambiamento. \r\nLa resilienza, nel contesto sociale e sistemico, va quindi oltre la semplice capacit\u00e0 di ritornare allo stato iniziale dopo un evento. Si tratta di sviluppare la capacit\u00e0 di adattarsi e prosperare in un ambiente in rapida evoluzione, anticipando e preparandosi ai cambiamenti futuri. In tal senso, non riguarda solo la resistenza agli shock, ma anche l'apprendimento da essi. Orientarsi verso la resilienza richiede un cambio di mentalit\u00e0. Occorre abbandonare l'idea che le societ\u00e0 possano tornare allo stato di equilibrio, se mai ne esistesse uno, dopo una crisi. L\u2019obiettivo diventa invece quello di navigare tra le perturbazioni, apprendendo e adattandosi di conseguenza.\r\n\u00c8 ormai evidente come gli shock continueranno a presentarsi con una frequenza sempre maggiore. Orientare le societ\u00e0 verso la resilienza pu\u00f2 offrire un percorso non solo per sopravvivere, ma per prosperare in questo nuovo paradigma. Con la giusta combinazione di strategie e risorse, le societ\u00e0 possono trasformare queste sfide in opportunit\u00e0, dando forma a un futuro pi\u00f9 sostenibile e resiliente.\r\n\r\nIl progetto di dottorato dal titolo: \u201cSviluppo di un sistema integrato di valutazione a supporto della resilienza territoriale\u201d si \u00e8 sviluppato con l\u2019obiettivo di provare a fornire un contributo al tema della resilienza, con particolare riferimento ad alcuni dei gap che sono stati individuati nell\u2019analisi della letteratura.\r\n\r\nIn questo senso diventano centrali la promozione della diversit\u00e0 e della ridondanza. In natura, gli ecosistemi con una maggiore biodiversit\u00e0 sono spesso pi\u00f9 resilienti agli shock. La biodiversit\u00e0 in agricoltura rappresenta il pilastro fondamentale per la resilienza e la sostenibilit\u00e0 dei sistemi agroecologici. Analogamente, le societ\u00e0 che promuovono la diversit\u00e0 \u2013 sia in termini di pensiero, che di competenze, risorse o infrastrutture \u2013 sono meglio attrezzate per gestire e rispondere alle crisi in modi innovativi. Allo stesso modo, le strutture ridondanti nelle connessioni e nelle reti, che siano informative o infrastrutturali, giocano un ruolo cruciale nella promozione della resilienza. Una societ\u00e0 connessa, dove informazioni, risorse e competenze possono fluire liberamente, in assenza di \u201ccolli di bottiglia\u201d, pu\u00f2 rispondere pi\u00f9 rapidamente alle crisi. \u00c8 essenziale che queste reti siano flessibili, permettendo alle societ\u00e0 di riorganizzarsi in risposta agli shock.\r\nIl primo lavoro presentato in questa tesi dal titolo \u201cPer un\u2019architettura della resilienza: il trade-off tra efficienza e ridondanza nelle reti. un framework teorico\u201d intende offrire una nuova prospettiva per la definizione delle relazioni che si instaurano tra la ridondanza, considerato uno dei principali motori della resilienza, la vulnerabilit\u00e0, alla quale ogni sistema \u00e8 esposto e l\u2019efficienza, ad oggi spesso fine unico dell\u2019organizzazione dei sistemi economici. Saranno identificate delle relazioni tra queste grandezze rispetto al grado di connettivit\u00e0 proprio di ogni sistema complesso.\r\nUna delle conclusioni princi","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/340231","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Un nuovo ruolo per le societ\u00e0 lucrative? La societ\u00e0 benefit italiana e la soci\u00e9t\u00e9 \u00e0 mission francese","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"Nell\u2019attuale contesto storico, caratterizzato da disuguaglianze sociali e crescenti rischi ambientali \u00e8 sempre pi\u00f9 acceso il dibattito politico ed economico riguardo a quale debba essere il ruolo delle societ\u00e0. Anche la dottrina giuridica si \u00e8 interrogata a lungo sulla nozione dello scopo della societ\u00e0 e di come possa adattarsi per servire le esigenze dei tempi odierni. La ricerca di una definizione sembra essere perlopi\u00f9 legata al bisogno di superare l\u2019approccio imprenditoriale classico, basato sulla supposta necessit\u00e0 di massimizzazione dello scopo di lucro, poich\u00e9 \u00e8 ritenuto da alcuni come uno dei principali responsabili dei disastri dell\u2019era contemporanea.\r\nInoltre, i legislatori nazionali ed europei sono sempre pi\u00f9 interessarsi ad individuare delle modalit\u00e0 per responsabilizzare maggiormente i comportamenti delle societ\u00e0 di fronte alle sfide sociali e ambientali. La Francia \u00e8 stata pioniera nell\u2019adozioni d\u2019interventi normativi definiti di hard law per regolamentare la Responsabilit\u00e9 Sociale et Environnementale (RSE). Nel 2019, il legislatore francese con la Loi 486\/2019 ha riformato gli artt. 1833 comma 2 e 1835 del Code civil ed introdotto la qualifica giuridica della soci\u00e9t\u00e9 \u00e0 mission.\r\nL\u2019introduzione della soci\u00e9t\u00e9 \u00e0 mission sarebbe da ascrivere ad una serie di riforme che hanno interessato numerosi ordinamenti nel Mondo che hanno provveduto ad introdurre un modello di societ\u00e0 \u2013 sia esso un nuovo tipo sociale o una semplice qualifica giuridica \u2013 che persegue uno o pi\u00f9 obiettivi (senza mettere in discussione lo scopo di lucro soggettivo) volti a creare un impatto positivo concreto sulla societ\u00e0 e sull'ambiente, ampliando i doveri fiduciari degli amministratori al fine di considerare gli interessi non finanziari.\r\nUna simile riforma aveva gi\u00e0 nel 2016 interessato l\u2019Italia, che aveva deciso di introdurre la societ\u00e0 benefit nell\u2019ordinamento con la l. 208\/2015. L\u2019obiettivo del legislatore era quello di superare la logica dell\u2019unico scopo sociale vincolato alla distribuzione degli utili tra i soci, e aprire, invece, \u00abgiuridicamente e fattivamente la strada alla stakeholder economy\u00bb , vincolando gli amministratori delle societ\u00e0 stessa a una governance bilanciata tra molteplici obiettivi. \r\nLa presente ricerca ha voluto verificare l'adeguatezza e l\u2019utilit\u00e0 di tali qualifiche giuridiche di soci\u00e9t\u00e9 \u00e0 mission e societ\u00e0 benefit per perseguire gli obiettivi dichiarati dai due legislatori, e cio\u00e8 rendere le societ\u00e0 pi\u00f9 responsabili a livello sociale e ambientale, ripristinando la fiducia nelle societ\u00e0 da parte della comunit\u00e0, e se non altro attenuando le logiche massimizzatrici dell\u2019approccio imprenditoriale classico.\r\nPer poter riuscire a rispondere a una simile questione al termine del lavoro di ricerca si \u00e8 proceduto ad esaminare due quesiti intermedi che riguardano, il primo, l\u2019opportunit\u00e0 dal punto di vista giuridico d\u2019adottare e mantenere le due qualifiche all\u2019interno dei due ordinamenti, in base allo stato delle legislazioni in materia societaria e alla loro evoluzione; l\u2019altro, invece, si riferisce alla specialit\u00e0 del regime giuridico predisposto dai due legislatori per le societ\u00e0 che ottengono la qualifica giuridica, e la sua innovativit\u00e0 rispetto ad una serie di questioni che interrogano la dottrina da anni, quali ad esempio: la gestione e i profili di responsabilit\u00e0 degli amministratori nel considerare gli interessi non direttamente finanziari; il ruolo degli stakeholder all\u2019interno della societ\u00e0; e la necessit\u00e0 di ricorrere a meccanismi di enforcement e sanzionatori per aumentare il livello responsabilit\u00e0 delle societ\u00e0 nei confronti della comunit\u00e0 e dell\u2019ambiente.\r\nPer condurre la ricerca, si \u00e8 deciso di comparare le due esperienze in modo da poter estendere talune riflessioni e critiche dottrinali proprie di una delle due legislazioni all\u2019altra, oltre che formulare talune proposte d\u2019intervento ai due legislatori, suggerend","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/340230","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Heritage Marketing for Made-in-Italy industries.\r\nAn in-depth analysis of the Marche Region\u2019s wine sector (Italy","anno":"2024","abstract":"La ricerca si propone di approfondire la comprensione delle dinamiche che intercorrono tra azienda, patrimonio aziendale, patrimonio culturale locale e il milieu. Per perseguire questo obiettivo, il lavoro inizia con una revisione della letteratura sull'heritage marketing utile a delineare il quadro concettuale e teorico che guida la ricerca. La revisione infatti fornisce una valutazione approfondita delle conoscenze attuali e identifica tre distinti filoni di ricerca: i concetti chiave, gli strumenti e la percezione dei consumatori. Questa analisi rivela che la letteratura esistente concentra principalmente l'attenzione sulle risorse interne del patrimonio aziendale, trascurando il potenziale delle risorse esterne, soprattutto del patrimonio culturale locale. Inoltre, la dimensione temporale viene analizzata in modo approfondito, mentre l'impatto del luogo sull'heritage marketing \u00e8 poco esplorato. Sulla base dell'identificazione di queste lacune, vengono avanzate tre proposte di ricerca: (1) esplorare il ruolo delle risorse culturali esterne, (2) approfondire il ruolo della dimensione del luogo e (3) indagare l'impatto delle strategie dell'heritage marketing sul territorio circostante. Per rispondere alle domande di ricerca, la tesi presenta diversi studi che utilizzano metodologie sia qualitative che quantitative.Inizio modulo Il primo di questi si propone di contribuire al dibattito su questo tema esaminando la relazione tra il settore vinicolo, il milieu e il patrimonio culturale locale, per comprendere il ruolo che esso svolge nel marketing del vino e del turismo. La ricerca analizza il caso della Borgogna (Francia), dove i Climats du Vignoble de Bourgogne sono stati inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO nel 2015. Il caso \u00e8 considerato una buona pratica, utile anche per un'analisi di benchmarking nel settore vinicolo. I risultati mostrano che la valorizzazione di questa relazione potrebbe creare valore non solo per il settore vitivinicolo (rafforzando l'immagine del marchio), ma anche per il patrimonio culturale (migliorandone la tutela e la valorizzazione) e, nonostante alcune criticit\u00e0 individuate, per il territorio (soprattutto attraverso lo sviluppo turistico). Due ricerche successive si concentrano sul caso della regione Marche (Italia). Una prima ricerca analizza il ruolo del milieu e del patrimonio culturale aziendale e locale nel marketing digitale. Nell'attuale mondo globalizzato, il milieu e il patrimonio culturale locale possono rappresentare un vantaggio competitivo per le aziende radicate nel loro contesto produttivo locale, come nel caso dell'industria agroalimentare. Sfruttare efficacemente la relazione tra un'azienda, il milieu e il patrimonio culturale locale pu\u00f2 essere una strategia di marketing di successo in grado di innescare un circolo virtuoso anche a vantaggio dello sviluppo turistico sostenibile. Uno strumento fondamentale per sfruttare questo potenziale \u00e8 il marketing digitale. In questo contesto, la ricerca indaga se e come l'industria vinicola marchigiana comunica le sue relazioni con il milieu e il patrimonio culturale sui siti web ufficiali. \u00c8 stato sviluppato un modello per analizzare le strategie di web marketing adottate da 83 cantine appartenenti a un'associazione no-profit il cui obiettivo principale \u00e8 la promozione dell'enoturismo. I risultati mostrano che il rapporto tra milieu e patrimonio culturale non \u00e8 comunicato in modo significativo sul sito web, rivelando ampi margini di miglioramento. Il modello di valutazione proposto e le relative implicazioni manageriali potrebbero essere estesi a tutte le aziende del settore agroalimentare e, pi\u00f9 in generale, a quelle del Made-in, offrendo cos\u00ec un quadro utile per migliorare la comunicazione e valorizzare il patrimonio culturale nel contesto aziendale. Un'altra ricerca analizza un caso di studio della regione Marche di particolare interesse. Considerando la crescente atten","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/338410","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"LA FORMAZIONE DOCENTE DI ITALIANO L2 IN CONTESTO MIGRATORIO:\r\nUN SISTEMA INTEGRATO PER LO SVILUPPO DI MATERIALE DIDATTICO CORPUS-INFORMED \r\nSULLA LINGUA PER IL LAVORO","anno":"2024","abstract":"Al di l\u00e0 dell\u2019attenzione mediatica quasi esclusiva alla questione degli sbarchi cosiddetti irregolari, in Italia l\u2019immigrazione ha ragione statistica di essere considerata un fenomeno strutturale, dove gli oltre 5 milioni di stranieri residenti regolari provengono perlopi\u00f9 da Paesi europei classificati non poveri dagli indici di sviluppo dell\u2019ONU. Pertanto, \u00e8 necessario che all\u2019approccio emergenziale del sistema di prima accoglienza, si preveda un sistema permanente di facilitazione all\u2019integrazione linguistica e socio-professionale. \r\n\r\nLa padronanza della lingua del Paese ospitante gioca un ruolo fondamentale per l\u2019ingresso del migrante nel mondo del lavoro. Inoltre, questo pu\u00f2 incontrare difficolt\u00e0 in altre fasi della vita lavorativa: nella conservazione dell\u2019impiego; nella preservazione della sicurezza propria e dei colleghi e nella progressione di carriera. Per i lavoratori stranieri persiste uno svantaggio nel tasso di occupazione e questi continuano a rimanere \u201cprigionieri\u201d in ruoli di bassa qualifica; ciononostante, l\u2019et\u00e0 media degli stranieri in Italia \u00e8 di 35,7 anni, in piena et\u00e0 lavorativa.  \r\n\r\nIn questo quadro, l\u2019adulto migrante vulnerabile non ancora linguisticamente autonomo non pu\u00f2 concedersi di controllare la lingua prima di provvedere al proprio sostentamento. L\u2019assenza di un impiego pu\u00f2 causare forti ripercussioni sia sul suo status socio-economico, sia sulla qualit\u00e0 del tessuto dell\u2019intera comunit\u00e0 ospitante. Dunque, l\u2019integrazione professionale spesso dovrebbe risultare prioritaria rispetto ad una di stampo pi\u00f9 genericamente sociale. \r\n\r\nA questo fine, l\u2019ECML (European Centre for Modern Languages) del Consiglio d\u2019Europa promuove l\u2019approccio del Language for Work, che mira a favorire l\u2019acquisizione della L2 in contesto lavorativo: una tendenza educativa gi\u00e0 avvalorata in molte parti d\u2019Europa che, tuttavia, non trova riscontro adeguato nel nostro territorio, che continua a sperimentare iniziative formative isolate e temporanee. \r\n\r\nIn Italia, i corsi pubblici di L2 erogati dai CPIA (Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti) trattano perlopi\u00f9 la lingua generale; i corsi professionalizzanti disponibili spesso richiedono un livello di autonomia linguistica almeno di livello B1 che di solito \u00e8 fuori dalla portata del migrante. Dalla ricerca condotta emerge inoltre come manchi una variet\u00e0 di sussidi formativi incentrati sulla lingua per il lavoro orientati a migranti e che non presuppongano conoscenze linguistico-professionali di base.  \r\n\r\nPer superare questi ostacoli, si \u00e8 optato per impostare un ambiente informatico integrato in grado di permettere ai docenti di L2 di progettare in modo indipendente i percorsi formativi specialistici necessari a rispondere alla mancanza strutturale di tali corsi. \r\n\r\nIl progetto di ricerca nasce dal FAMI-2514-La lingua italiana per l\u2019integrazione e per il lavoro. Percorsi linguistici di apprendimento dell\u2019italiano L2 nella Regione Marche, di cui l\u2019Universit\u00e0 di Macerata \u00e8 stata partner, identificando il settore della ristorazione per una formazione professionale strategica sul territorio. Si presenta un metodo di creazione di conoscenza specialistica condivisa che, avvalendosi di alcuni ambienti informatici messi in sinergia secondo i principi del quadro NGDLE (Next Generation Distributed Learning Ecosystem), ha permesso a due campioni di docenti di L2 di generare contenuti didattici multimediali utili all\u2019insegnamento dell\u2019italiano per la ristorazione per apprendenti di livello A2: un profilo linguisticamente svantaggiato, ma molto vasto, per il quale si riscontra un numero limitato di proposte formative incentrate sul lavoro. \r\n\r\nLa sede di applicazione del progetto \u00e8 individuata nei CPIA: l\u2019unico ente formativo pubblico capillarizzato in tutto il territorio e ad accesso gratuito per i migranti.   \r\n\r\nIl sistema integrato si compone di tre strumenti pensati in chiave c","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/337330","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Estrazione della conoscenza da immagini nel dominio del patrimonio culturale","anno":"2024","abstract":"Nella sua accezione pi\u00f9 ampia, il termine patrimonio culturale \u00e8 utilizzato per indicare gli elementi, materiali e immateriali, dotati di valore culturale che denotano la sfera personale e sociale dell\u2019individuo e ne caratterizzano i rapporti col territorio. In tal senso, il patrimonio culturale comprende luoghi, oggetti fisici e forme astratte intorno ai quali individui, popoli e societ\u00e0 costruiscono un comune senso di appartenenza e manifestano la propria diversit\u00e0 culturale. Stati e organizzazioni internazionali, UNESCO fra tutte, consapevoli dell\u2019importanza che il patrimonio culturale riveste a livello sociale e antropologico, promuovono azioni finalizzate alla sua tutela e valorizzazione. In ottemperanza di tali obiettivi il digitale offre importanti opportunit\u00e0, come dimostrato dagli ingenti finanziamenti a livello europeo e nazionale. In Italia, Paese in cui il patrimonio culturale costituisce un asset fondamentale per la promozione del territorio1, i finanziamenti derivanti dal Piano Nazionale di Recupero e Resilienza per la Cultura (PNRR Cultura) sono destinati a promuovere i beni culturali sfruttando le potenzialit\u00e0 derivabili dalle attuali tecnologie. Tuttavia, all\u2019interno dell\u2019 ecosistema digitale occorre considerare le implicazioni negative di ordine etico, sociale e giuridico che, in taluni casi, possono fatalmente compromettere il patrimonio culturale e l\u2019esistenza stessa dei popoli. Comprendere in che modo le tecnologie possono influenzare i rapporti tra societ\u00e0, economia e cultura \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 preliminare e necessarie per attuare, concretamente, processi volti alla tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. Ad oggi, con lo sviluppo di sistemi basati sull\u2019intelligenza artificiale (AI) sempre pi\u00f9 sofisticati, si attesta una maggiore presa di coscienza in relazione ai pericoli che un uso improprio, o talvolta illegittimo, di tali sistemi pu\u00f2 impattare sulla vita degli individui. Negli ultimi anni, le diverse istituzioni hanno intensificato gli sforzi verso la definizione e l\u2019attuazione di politiche per la standardizzazione dei sistemi basati su AI per garantirne un uso \u201caffidabile\u201d2. Inserite all\u2019interno del contesto culturale, le tecnologie di AI e in particolare il Machine e il Deep Learning, mostrano enormi potenzialit\u00e0 per la realizzazione di attivit\u00e0 in grado di enfatizzare le diverse peculiarit\u00e0 dei beni culturali. Contrariamente a quanto professato in passato, l\u2019applicazione di tecnologie simili richiede una imprescindibile conoscenza del dominio di applicazione. Si tratta di una consapevolezza, come testimoniato dall\u2019AI Act, del mutamento del trend di pensiero sull\u2019intelligenza artificiale: non occorre disporre di soli informatici in grado di sviluppare modelli, bens\u00ec integrare le conoscenze con esperti di dominio al fine di rendere le soluzioni realmente efficaci muovendole da un alto livello di generalit\u00e0 verso una maggiore settorialit\u00e0. L\u2019applicazione delle tecnologie richiede, necessariamente, conoscenza del contesto per dare valore ai risultati conseguibili. In tale scenario si colloca il presente lavoro di tesi che, basato sulla nozione principale delle Digital Humanities quale disciplina trasversale per la definizione di metodologie per l\u2019impiego di strumenti informatici alle discipline umanistiche, mira a formalizzare una metodologia di applicazione di tecnologie e standard diversi fra loro per la valorizzazione della conoscenza nascosta da immagini del patrimonio culturale. Le immagini rappresentano, nel settore culturale, uno dei mezzi principali di rappresentazione e disseminazione del patrimonio. Ad esempio, la realt\u00e0 aumentata o virtuale (Augumentaty Reality, Virtual Reality), costituiscono soluzioni altamente interattive ma che richiedono la presenza in loco degli utenti. L\u2019International Image Interoperability Framework (IIIF) rappresenta, invece, una soluzione ottimale per la condi","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/337310","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Unveiling healthcare data archiving:\r\nExploring the role of artificial\r\nintelligence in medical image analysis","anno":"2024","abstract":"Gli archivi sanitari digitali possono essere considerati dei moderni database progettati per immagazzinare e gestire ingenti quantit\u00e0 di informazioni mediche, dalle cartelle cliniche dei pazienti, a studi clinici fino alle immagini mediche e a dati genomici. I dati strutturati e non strutturati che compongono gli archivi sanitari sono oggetto di scrupolose e rigorose procedure di validazione per garantire accuratezza, affidabilit\u00e0 e standardizzazione a fini clinici e di ricerca. \r\n\r\nNel contesto di un settore sanitario in continua e rapida evoluzione, l\u2019intelligenza artificiale (IA) si propone come una forza trasformativa, capace di riformare gli archivi sanitari digitali migliorando la gestione, l\u2019analisi e il recupero di vasti set di dati clinici, al fine di ottenere decisioni cliniche pi\u00f9 informate e ripetibili, interventi tempestivi e risultati migliorati per i pazienti. \r\n\r\nTra i diversi dati archiviati, la gestione e l\u2019analisi delle immagini mediche in archivi digitali presentano numerose sfide dovute all\u2019eterogeneit\u00e0 dei dati, alla variabilit\u00e0 della qualit\u00e0 delle immagini, nonch\u00e9 alla mancanza di annotazioni. L\u2019impiego di soluzioni basate sull\u2019IA pu\u00f2 aiutare a risolvere efficacemente queste problematiche, migliorando l\u2019accuratezza dell\u2019analisi delle immagini, standardizzando la qualit\u00e0 dei dati e facilitando la generazione di annotazioni dettagliate. \r\n\r\nQuesta tesi ha lo scopo di utilizzare algoritmi di IA per l\u2019analisi di immagini mediche depositate in archivi sanitari digitali. Il presente lavoro propone di indagare varie tecniche di imaging medico, ognuna delle quali \u00e8 caratterizzata da uno specifico dominio di applicazione e presenta quindi un insieme unico di sfide, requisiti e potenziali esiti. In particolare, in questo lavoro di tesi sar\u00e0 oggetto di approfondimento l\u2019assistenza diagnostica degli algoritmi di IA per tre diverse tecniche di imaging, in specifici scenari clinici: \r\n\r\ni) Immagini endoscopiche ottenute durante esami di laringoscopia; ci\u00f2 include un\u2019esplorazione approfondita di tecniche come la detection di keypoints per la stima della motilit\u00e0 delle corde vocali e la segmentazione di tumori del tratto aerodigestivo superiore; \r\n\r\nii) Immagini di risonanza magnetica per la segmentazione dei dischi intervertebrali, per la diagnosi e il trattamento di malattie spinali, cos\u00ec come per lo svolgimento di interventi chirurgici guidati da immagini; \r\n\r\niii) Immagini ecografiche in ambito reumatologico, per la valutazione della sindrome del tunnel carpale attraverso la segmentazione del nervo mediano. \r\n\r\nLe metodologie esposte in questo lavoro evidenziano l\u2019efficacia degli algoritmi di IA nell\u2019analizzare immagini mediche archiviate. I progressi metodologici ottenuti sottolineano il notevole potenziale dell\u2019IA nel rivelare informazioni implicitamente presenti negli archivi sanitari digitali.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/337290","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"\u00abSotto \u2019l velame de li versi strani\u00bb. \r\nAllegoria e allegorismo nella Commedia e nell\u2019esegesi medievale.\r\nStudio critico e impostazione del Database Allegorico Dantesco (DAD).","anno":"2024","abstract":"Il presente lavoro di tesi \u00e8 composto da quattro sezioni. Nella prima (Premessa) vengono illustrate alcune prospettive metodologiche seguite nel corso della ricerca (\u00a7 0.) e successivamente discusse questioni di carattere teorico che anticipano tematiche poi ulteriormente approfondite nei capitoli successivi (\u00a7 1.). Oltre a disamine di carattere linguistico, in questa prima parte viene tracciato un profilo teorico sui rapporti che l\u2019allegoria intrattiene con altre componenti del linguaggio figurato (metafore, similitudini, simboli, etc.) e chiarita la differenza che intercorre tra allegorismo poetico e teologico. \r\n\r\nLa seconda sezione della tesi (Parte I \u2013 Verso Dante) apre pi\u00f9 propriamente alla ricostruzione storico-critica delle dinamiche da cui sono scaturite le varie tipologie di allegoria che troveranno risonanza anche in Dante. Evitando un approccio monodimensionale unicamente focalizzato sul poeta fiorentino, ci si \u00e8 impegnati a configurare un orizzonte geograficamente e cronologicamente cos\u00ec esteso da poter inglobare in esso i prodomi del pensiero dantesco sull\u2019allegoria. La convinzione di chi scrive \u00e8 infatti quella che uno studio serio che ha in Dante il suo centro propulsore non possa tralasciare ci\u00f2 che gli orbita attorno, n\u00e9 tantomeno le esperienze pregresse di quei pensatori che a loro modo hanno preparato, e in alcuni casi anticipato, l\u2019unicum dantesco.  \r\n\r\nIn questa macro-sezione viene prima di tutto riabilitata l\u2019ermeneutica allegorica (\u00a7 2.) come atto di risemantizzazione di sistemi culturali non pi\u00f9 centrati rispetto a determinati paradigmi storicamente dominanti (l\u2019inclusione del sapere pagano in quello cristiano) e successivamente valorizzate le propriet\u00e0 difensive dell\u2019allegoresi rispetto a casi di preannunciata inconciliabilit\u00e0 dottrinale (dalla riqualifica dei poemi omerici alle apparenti contraddittoriet\u00e0 dei testi sacri fino alla presunta eterodossia dantesca).  \r\n\r\nAmpio spazio \u00e8 riservato alla formazione della struttura tetrapartita dell\u2019allegoria in factis (\u00a7 3.). Individuata una figura di riferimento per ognuno dei quattro livelli interni dell\u2019allegoria biblica \u2013 Ugo e Riccardo di San Vittore per la lettera, Paolo per la tipologia, Gregorio Magno per la tropologia e Agostino come propugnatore di un escatologismo figurato \u2013 si \u00e8 progressivamente allargato il discorso dalle innovazioni che i vari teologi considerati hanno apportato al canone dell\u2019allegorismo sacro a un piano olistico che restituisca la complessit\u00e0 della compagine sovratestuale mistica. \r\n\r\nIl rapporto tra figura e figuratum nell\u2019ambito della scientia sacra pertiene tuttavia maggiormente a Tommaso, da cui Dante trasse gran parte delle coordinate dell\u2019allegorismo biblico e soprattutto dell\u2019anagogia (\u00a7 4.). Ci\u00f2 che viene privilegiato della teologia tomista non \u00e8 solo la proiezione dei plures sensus dall\u2019una littera sacra ma anche la conversione della polisemia divina mediante un comune repertorio metaforico. Quest\u2019ultimo \u00e8 inoltre pertinente a introdurre un secondo tipo di allegoria, quella in verbis, che idealmente chiude la sezione di avvicinamento a Dante.  \r\n\r\nRiconoscendo anche alla poesia un ruolo didascalico \u2013 lungo un percorso di approssimazione alla Commedia si propone la codifica di una poesia scientifica con Alano di Lilla e il sorgere di una nuova sintassi allegorica con le rivoluzioni ipostatizzanti di Prudenzio e del Roman de la Rose \u2013 si \u00e8 avuto modo di riflettere sulle strutture testuali (integumenta) che hanno permesso a racconti di finzione di trasmettere insegnamenti morali e filosofici (\u00a7 5.). \r\n\r\nNella seconda macro-sezione della tesi (Parte II \u2013 Dante) l\u2019allegorismo dantesco viene indagato, senza tralasciare l\u2019orizzonte culturale entro cui si \u00e8 sviluppato (\u00a7 6.), a partire dalla svolta crociana, evento che di fatto apre, in Italia come all\u2019estero, le discussioni contemporanee sul tema. Degli apporti di Croce si ev","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/337270","web":"","lingue":""},{"titolo":"LO STRUMENTO MUSICALE E IL SUO TIMBRO: VERSO UNA TASSONOMIA TIMBRICA DEI CORDOFONI ELETTROFONI.","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"Il presente lavoro \u00e8 il frutto di un percorso di indagine musicologica \u2013 teorica e sperimentale - intorno alle nozioni di strumento musicale e di timbro sonoro, proponendo una prospettiva che ne evidenzia la loro reciproca dipendenza in campo musicale ed organologico. In questo quadro, l\u2019interezza della riflessione, avvalorata dal lavoro di ricerca applicata di cui si presentano i risultati, si pone come principale obiettivo quello di fornire la strutturazione di una metodologia volta all\u2019identificazione di strategie tassonomiche specifiche per la descrizione del timbro sonoro degli strumenti musicali (in particolare dei cordofoni elettrofoni).\r\nL\u2019articolazione dell\u2019elaborato tiene conto di questa impostazione. \r\nIl percorso, che sul piano teorico intreccia elementi di filosofia estetica, si sviluppa a partire dal nucleo fondamentale della Teoria delle Musiche Audiotattili (TMA). Tale teoria paradigmatica consente infatti di osservare la nozione di strumento musicale e quella di timbro tramite nuove lenti concettuali, in grado di porre in luce concetti quali quello di codifica neo-auratica \u2013 collegato alle tecnologie di riproduzione e di registrazione fonografica \u2013 utile per valorizzare il rapporto di reciprocit\u00e0, sul quale noi insistiamo, fra strumento musicale e timbro.\r\nNel primo capitolo approfondiamo il ruolo dello strumento musicale in quanto medium formativo d\u2019esperienza in rapporto con quanto evidenziato dalla TMA; poi, nel secondo capitolo, approfondiamo questa interpretazione in relazione alla odierna dimensione digitale del fare musica. L\u2019approccio mediologico interpretativo diviene in questi due capitoli il filo rosso attraverso cui intrecciare la logica mediorganologica sottesa allo strumento musicale quale medium formativo d\u2019esperienza; vale a dire che lo strumento musicale forma l\u2019esperienza del fare musica, ponendosi quindi con un ruolo attivo, non limitandosi ad essere mero dispositivo. \r\nLa nozione di timbro \u00e8 invece il baricentro del terzo e del quarto capitolo. \r\nNel terzo capitolo presentiamo la nozione di timbro tramite una prospettiva interpretativa dal taglio musicologico in chiave cronologica che organizza la discussione in tre momenti distinti: l\u2019epoca precedente allo svilupparsi dei processi di codifica neo-auratica, l\u2019epoca della codifica neo-auratica primaria e secondaria e l\u2019epoca della codifica neo-auratica terziaria\/digitale. La nozione di timbro si delinea a questo punto come frutto di una interpretazione ermeneutica pluriparadigmatica, ovvero afferente a ricerche, prospettive e approcci differenti. \u00c8 proprio a partire da questa osservazione che, nel quarto capitolo, riportiamo la procedura e i risultati del nostro lavoro empirico e sperimentale, che ha coinvolto la rilevazione di un insieme di aggettivi ampiamente diffusi per la descrizione del timbro in associazione alle analisi fisico-acustiche degli stessi strumenti musicali.\r\nI risultati emersi, unitamente alla profondit\u00e0 della riflessione proposta, trovano infine il proprio punto di raccordo nel quinto capitolo, il quale presenta la complessit\u00e0 della metodologia volta alla definizione del sistema di riferimento per la descrizione semantica oggettiva e scientifica del timbro degli strumenti musicali cordofoni elettrofoni (chitarre elettriche).","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/337110","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Dell'attenzione. Fenomenologia ed etica per la relazione medico-paziente in ambiente digitale.","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"La relazione medico-paziente sta vivendo un momento di grande difficolt\u00e0: aumentano le opportunit\u00e0 diagnostiche e terapeutiche, ci sono maggiori strumentazioni tecniche, ma al tempo stesso diminuiscono le occasioni di incontro, si impoverisce la comunicazione e sempre pi\u00f9 pazienti lamentano di non sentirsi pienamente accolti nel processo di cura. Le difficolt\u00e0 che caratterizzano la relazione di cura hanno una storia lunga, e sembrano essersi esacerbate nel corso del Novecento, ma di certo oggi sono esposte a sfide inedite di fronte al pervasivo impatto delle nuove tecnologie sanitarie. Lo scenario contemporaneo presenta, in particolar modo, due principali rischi: da un lato, si crea uno sbilanciamento tra le possibilit\u00e0 del to cure e le occasioni del to care, ovvero tra l\u2019efficientamento delle prestazioni tecniche impiegate per la cura del corpo malato e l\u2019opportunit\u00e0 di farsi carico delle ben pi\u00f9 complesse dimensioni esistenziali che connotano l\u2019accoglienza e la cura della persona; dall\u2019altra, da parte dei medici, si incentivano dei riduzionismi nel modo di \u201cpercepire\u201d la persona malata e trattare la sua storia di malattia, oppure si ripropongono nuove riduzioni quando la cura viene riallocata negli ambienti digitali della salute. Nel crinale di tali questioni nasce l\u2019appello della persona malata a non essere ridotta alle occorrenze del corpo o della propria malattia, ma anzi ad essere considerata con attenzione. Ci\u00f2 sollecita a rileggere le condizioni di possibilit\u00e0 della relazione, a ripensare certe prassi relazionali e risemantizzare alcuni concetti propri del lessico medico.\r\nLo scopo di questa ricerca \u00e8 quello di analizzare, secondo un approccio fenomenologico ed ermeneutico, quali siano i caratteri del rapporto medico-paziente, quali rilievi etici emergono negli ambienti digitali della salute e come questo rapporto possa essere riletto sotto la lente del concetto di attenzione. Il tema dell\u2019attenzione, infatti, si rivela particolarmente adeguato a questo proposito per diversi motivi: anzitutto perch\u00e9 permette di inquadrare l\u2019analisi dentro un orizzonte etico che non guarda semplicemente a cosa i medici debbano prestare attenzione, ma soprattutto a come farlo e secondo quali posture relazionali eticamente accettabili; in secondo luogo, perch\u00e9 l\u2019attenzione rappresenta un concetto nomade ed ibrido, un grande tema mancato del pensiero morale classico e moderno, che costringe sia ad un suo rigoroso approfondimento concettuale sia ad una sua applicazione nella medicina; infine, perch\u00e9 proprio l\u2019attenzione alla persona \u00e8 ci\u00f2 che rischia di venire impoverita quando l\u2019intermediazione del digitale e delle nuove economie dell\u2019attenzione la frammentano o esauriscono negli ambienti digitali della salute. Per questi motivi, all\u2019interno di un quadro articolato e in costante mutamento, l\u2019indagine si strutturata seguendo tre principali scansioni, tese a delineare la fenomenologia della persona malata, il concetto di attenzione e degli ambienti digitali nei quali si presta attenzione alla persona.\r\nA partire da una ricostruzione fenomenologica dell\u2019esistenza che ha visto il coinvolgimento di differenti fenomenologi quali Husserl, Merleau-Ponty, Kay Toombs, Carel, Costa e Cesana, la ricerca ha posto una distinzione preliminare tra malattia (disease) ed esperienza di malattia (illness), tra la considerazione organica o bio-fisiologica del corpo materiale (K\u00f6rper) e la dimensione percettiva, esistenziale e incarnata dalla coscienza del corpo vissuto (Leib). Anche sotto il profilo epistemologico, si \u00e8 indagato come intendere i concetti di salute e malattia (Canguilhem, Gadamer) al fine di distinguere, senza separare, la prospettiva promossa dallo sguardo medico con l\u2019istanza di salute proveniente dal soggetto vulnerabile. Non riducendola alla deviazione da una norma statistica, n\u00e9 al mancato assolvimento di una funzione fisiologica o di un mec","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/337090","web":"","lingue":""},{"titolo":"Una piattaforma informatica per la corrispondenza di Giovanni da Capestrano. Dal campione delle lettere \u201citaliane\u201d al database del Grand Tour (1451-1456)","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"La ricerca si inserisce in un ampio progetto internazionale dal titolo Religious and Political Reforms in the Process of Making Europe: Around (and Beyond) the Mission of John of Capistrano (EuReCa), ideato e coordinato da Letizia Pellegrini, G\u00e1bor Klaniczay e Ludovic Viallet.\r\nIl progetto \u00e8 volto a un\u2019interpretazione aggiornata dell\u2019attivit\u00e0 del frate Minore osservante Giovanni da Capestrano durante gli anni della sua missione in Europa centro-orientale (1451-1456), ed \u00e8 basato sulla sua ricchissima corrispondenza. Le circa quattrocento lettere da lui scritte e ricevute, infatti, sono lo specchio delle sue azioni. Le lettere inviate da lui documentano i suoi obiettivi, le sue intenzioni e le ragioni che motivano il suo progetto. Le lettere scritte a lui documentano, invece, le dinamiche di accettazione\/reazione alla sua attivit\u00e0 (sfruttamento del suo carisma o rifiuto della sua ottica). Alla base l\u2019idea che la figura di Giovanni deve essere liberata dalle gabbie d\u2019oro o di ferro in cui secoli di erudizione, di apologia o di attacchi violenti l\u2019hanno imbrigliata. Abbandonando ogni prospettiva di giudizio ideologico (quando non di valutazione morale), il frate non fu un eroe o un antieroe, ma un soggetto che ha agito in un difficile contesto storico europeo, e va ricollocato in esso per approfondire le dinamiche socio-politico-religiose in atto alla met\u00e0 del Quattrocento.\r\nAd oggi, le \u00e9quipe nazionali \u2013 in cui il progetto \u00e8 articolato \u2013 hanno gi\u00e0 pubblicato la corrispondenza relativa al Regno di Polonia e alla Slesia (2018) e quella relativa al Regno d\u2019Ungheria (2023). Attualmente, un gruppo di studiosi dell\u2019Universit\u00e0 di Olomouc sta lavorando all\u2019edizione della corrispondenza inerente alla Repubblica Ceca; infine, \u00e8 in via di costituzione un team che si occuper\u00e0 della corrispondenza germanico-imperiale.\r\nLa mia ricerca ha preso in esame le lettere che possono essere definite \u201citaliane\u201d: si tratta di 110 lettere scambiate da Giovanni da Capestrano durante i sei anni del suo viaggio oltralpe con interlocutori della Penisola (anche nel caso in cui quando scrivevano non si trovavano in Italia o non erano italiani ma afferivano a istituzioni significative per la ricerca, come la Curia romana). Lo studio della corrispondenza con la Penisola si \u00e8 rivelato assai significativo per quantit\u00e0, tipologia, tematiche affrontate e interlocutori di rilievo (in particolare il papato, e i vertici dell\u2019Ordine dei Minori e della familia osservante). C\u2019\u00e8 anche, e non \u00e8 secondario, un nucleo informatico della tesi volto ad elaborare un database capace di schedare tutta la corrispondenza europea con le rispettive edizioni elettroniche. Il database progettato \u00e8 stato poi testato sulle lettere \u201citaliane\u201d per verificarne la rispondenza alle esigenze della ricerca storica.\r\nIn soli cinque anni, Giovanni da Capestrano si diresse dapprima verso la corte imperiale di Federico III su mandato di Niccol\u00f2 V poi, in maniera non preordinata n\u00e9 lineare, rispondendo a pressanti richieste e affrontando diverse emergenze, si rec\u00f2 in Polonia, Boemia, Ungheria e sino alle propaggini meridionali della Christianitas.\r\nLe date in cui il viaggio ha preso forma sono parlanti: il 1451 \u00e8 l\u2019anno successivo alla canonizzazione di Bernardino da Siena, del quale Giovanni port\u00f2 con s\u00e9 le reliquie a fondamentale supporto della sua missione. Il 1453 \u00e8 un anno cruciale: la \u2018caduta\u2019 di Costantinopoli fu un turning point anche nell\u2019\u201cagenda\u201d di Giovanni che da quel momento si dedic\u00f2 all\u2019organizzazione della crociata. Nel 1456 fu, con J\u00e1nos Hunyadi, sul campo di battaglia dell\u2019assedio ottomano di Belgrado. Pochi mesi dopo quella improbabile vittoria, Giovanni mor\u00ec presso il convento di Ilok, in Croazia.\r\nLa corrispondenza documenta la capillare rete di relazioni stabilite dal frate in quegli anni. Essa non \u00e8 stata tramandata sistematicamente come corpus. Il bacino documentario principale s","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/337070","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"RESPONSABILIT\u00c0 DEL PRODUTTORE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE. UN PERCORSO DI COMPARAZIONE GIURIDICA","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"Il presente lavoro analizza il tema della responsabilit\u00e0 civile del produttore in un\u2019ottica comparatistica, esaminando i due modelli occidentali principali, ossia quello degli Stati Uniti e quello europeo,  concentrandosi altres\u00ec sulle problematiche che emergono dall\u2019applicazione delle categorie tradizionali di questa responsabilit\u00e0 alle nuove tecnologie, segnatamente quelle di intelligenza artificiale.\r\nBench\u00e9 l\u2019espressione \u201cintelligenza artificiale\u201d ricomprenda molte tecniche sviluppate a partire dalla met\u00e0 del secolo scorso in poi, le pi\u00f9 interessanti, nonch\u00e9 problematiche per lo studioso del diritto, sono quelle di machine learning e deep learning. Queste, infatti, permettono agli applicativi di \u201cimparare\u201d sulla base dei dati che vengono forniti nella fase di addestramento, in modo tale da poter poi \u201cprendere delle decisioni\u201d in situazioni future e inedite. Il funzionamento di queste tecnologie \u00e8 opaco, tanto che in alcuni casi si parla di una vera e propria \u201cblack box\u201d, in quanto neanche coloro che hanno sviluppato il programma sono in grado di spiegare perch\u00e9 esso si sia comportato in un certo modo in una determinata situazione. \r\nDato che oramai tecniche di intelligenza artificiale iniziano ad essere incluse in sempre pi\u00f9 prodotti (basti pensare agli elettrodomestici delle c.d. smart home, ai veicoli a guida autonoma o ai robot utilizzati in vari ambiti), ci si \u00e8 posti il problema della compatibilit\u00e0 tra gli istituti tradizionali e queste nuove tecnologie.\r\nA fronte di ci\u00f2, dall\u2019analisi svolta emerge che le categorie principali della responsabilit\u00e0 del produttore potrebbero essere interpretate in modo da comprendere anche i prodotti che implementano tecniche di intelligenza artificiale. Ad esempio, la definizione di \u201cprodotto\u201d potrebbe essere estesa in modo da includere anche i software (tradizionali e di intelligenza artificiale) non incorporati in altri beni mobili, i quali possono altres\u00ec essere considerati difettosi alla stregua dei prodotti tradizionali nel momento in cui non sono all\u2019altezza delle legittime aspettative del consumatore medio. Con un altro sforzo interpretativo, si possono ritenere compatibili col funzionamento dell\u2019intelligenza artificiale anche altre categorie della responsabilit\u00e0 del produttore, come ad esempio la causa di esclusione della responsabilit\u00e0 nel caso di c.d. rischio di sviluppo, che si ha quando il difetto non era identificabile tenuto conto dello stato delle conoscenze scientifiche e tecniche al momento in \u00e8 stato messo in circolazione il prodotto.\r\nAd ogni modo, l\u2019interpretazione estensiva della disciplina non \u00e8 esente da difficolt\u00e0, senza contare che potrebbe comunque emergere una certa disomogeneit\u00e0 di applicazioni in una materia che nell\u2019Unione Europea dovrebbe essere uniforme, essendo regolata dalla Direttiva 374\/1985\/CEE.  \r\nPertanto, a settembre 2022, la Commissione europea ha pubblicato una proposta di nuova direttiva sulla responsabilit\u00e0 da prodotto difettoso. Allo stato attuale ci si \u00e8 accordati in sede di triloghi sul testo finale, che per\u00f2 non \u00e8 ancora disponibile, per cui nell\u2019elaborato ci si \u00e8 dovuti concentrare sul testo della proposta, cos\u00ec come emendato dal Parlamento e dal Consiglio europeo. La disciplina ivi contenuta, bench\u00e9 non esente da criticit\u00e0, \u00e8 da accogliersi positivamente in quanto volta ad affermare in modo chiaro l\u2019applicabilit\u00e0 della disciplina ai prodotti \u201cintelligenti\u201d, fugando ogni dubbio residuo al riguardo e aggiornando altres\u00ec le varie norme in modo da essere coerenti con la nuova generazione di prodotti. \r\nDiametralmente differente rispetto a quello europeo \u00e8 invece l\u2019approccio alla regolamentazione dell\u2019intelligenza artificiale da parte degli ordinamenti del Regno Unito e degli Stati Uniti.\r\nPer quanto riguarda il Regno Unito, va rilevato che a seguito della Brexit, a fronte di una imminente modifica legislativa europea, non vi sono segnali in or","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/335870","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La crisi del sistema di risoluzione delle controversie Stato-investitore e la costituzione di una Corte multilaterale in materia di investimenti: il prototipo CETA.","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"Nell\u2019ambito del diritto internazionale degli investimenti, ruolo cardine \u00e8 ricoperto dal sistema di risoluzione delle controversie Stato-investitore. Si tratta di un meccanismo complementare alle tutele materiali emergenti dalla fitta trama di trattati d\u2019investimento, in larga parte bilaterali, che costituisce il tessuto del diritto internazionale degli investimenti. Nel corso degli ultimi anni, \u00e8 emersa la necessit\u00e0 di riformare il sistema tradizionale di risoluzione delle controversie, in ragione dell\u2019emersione di alcuni profili problematici. La contraddittoriet\u00e0 della prassi arbitrale, unitamente al percepito difetto di trasparenza della risoluzione delle controversie Stato-investitore, sono alla base della crisi di legittimit\u00e0 del sistema stesso. \r\nDal dibattito intorno tali temi sono affiorate proposte di riforma, accomunate dalla necessit\u00e0 di ridefinire il rapporto sinallagmatico tra Stato ospite ed investitore straniero. La crisi del sistema tradizionale di risoluzione delle controversie sembrerebbe, invero, riflettersi nelle criticit\u00e0 connaturate alla tutela sostanziale degli investimenti stranieri diretti. Ci\u00f2 proprio in ragione dello squilibrio che caratterizza il rapporto Stato-investitore. Questo squilibrio si riverbera, inoltre, sull\u2019esercizio della sovranit\u00e0 interna degli Stati.\r\nAllo scopo di esaminare i profili critici caratterizzanti il sistema di risoluzione delle controversie Stato-investitore da una prospettiva di riforma, si \u00e8 scelto di esaminare il modello \u201cgiurisdizionalizzato\u201d proposto al Capitolo 8 del Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA). Il trattato eurocanadese, infatti, delinea un meccanismo di risoluzione delle controversie che superi il tradizionale arbitrato internazionale in materia d\u2019investimenti. Il CETA, inoltre, rimodula altres\u00ec le tutele materiali garantite agli investitori, contemperando questa finalit\u00e0 con la protezione dell\u2019interesse pubblico. \r\nDi conseguenza, nella prima parte di questo lavoro si \u00e8 affrontata la questione della frammentazione delle tutele sostanziali degli investimenti internazionali. Si \u00e8 problematizzato l\u2019orientamento che individua nell\u2019emersione di una jurisprudence constante il correttivo alla contraddittoriet\u00e0 della prassi arbitrale. Sulla scorta di queste riflessioni, si \u00e8 proceduto ad esaminare taluni standard di protezione degli investimenti disciplinati al Capitolo 8 del CETA, alla luce del dibattito intorno ciascuna delle tutele affrontate. Lo studio si \u00e8 concentrato, in particolare, sul trattamento giusto ed equo, sulla disciplina in materia di esproprio, sul trattamento nazionale, sul principio della nazione pi\u00f9 favorita, nonch\u00e9 sulle disposizioni tese a concretizzare il cosiddetto right to regulate. Ciascuna di queste disposizioni, attraverso una rigida codificazione, mira a ricercare un equilibrio tra la protezione degli investimenti stranieri, funzionale alla loro promozione, con il presidio dello spazio di esercizio della sovranit\u00e0 statuale interna. \r\nNella seconda parte del lavoro, lo studio \u00e8 stato orientato sui profili procedurali di tutela degli investimenti. Si tratta di aspetti tradizionalmente riconnessi al pi\u00f9 generale dibattito intorno alla crisi del sistema di risoluzione delle controversie Stato-investitore. Di conseguenza, si sono prese le mosse dalla questione della natura giuridica di tale sistema, allo scopo di individuare la necessaria chiave di lettura dei profili riformatori insisti nel meccanismo \u201cgiurisdizionalizzato\u201d CETA. Da questo orizzonte si sono poi osservate le disposizioni del Capitolo 8 del trattato eurocanadese concernenti la determinazione della giurisdizione, la costituzione del tribunale, la partecipazione del terzo e l\u2019istituto dell\u2019amicus curiae, nonch\u00e9 i profili etici relativi alla funzione giudicante. Particolare attenzione \u00e8 stata dedicata, inoltre, all\u2019innovativo meccanismo d\u2019appello introdotto nel CETA","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/335850","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Progressive social movement organizations in post emergency times. A processual approach to change after Covid 19 in Italy and France","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"Negli ultimi anni, i movimenti sociali progressisti nelle democrazie occidentali hanno agito in un contesto di molteplici crisi. La crisi economica del 2008, la crisi dei rifugiati, la crisi climatica e la recente crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina hanno modificato le condizioni per la mobilitazione critica. Inoltre, queste crisi si inseriscono nel contesto di una crisi della democrazia rappresentativa di lunga durata, traducendosi in una progressive diffidenza verso le istituzioni e in un crescente consenso verso i partiti di destra in tutta Europa. In questo scenario, l'insorgenza della pandemia da Covid-19 ha rappresentato un\u2019ennesima crisi, sconvolgendo ogni ambito della vita all'inizio del 2020. Si \u00e8 trattato di un evento di scala globale, iniziato come emergenza sanitaria ma presto degenerato in una crisi sociale ed economica, aggravando difficolt\u00e0 preesistenti e creandone di nuove. Allo stesso tempo, \u00e8 stato anche un periodo estremamente fertile per le mobilitazioni sociali progressiste. Tuttavia, mentre ampia letteratura si \u00e8 focalizzata sull\u2019azione collettiva dei movimenti durante la fase di emergenza pandemica, abbiamo comparativamente meno strumenti per capire le dinamiche post-emergenza. Questa tesi affronta questa lacuna esaminando l'impatto a medio termine della pandemia sulle organizzazioni dei movimenti progressisti in contesti di crisi multiple. I movimenti sociali progressisti sono cambiati dopo la pandemia, e in tal caso, in che modo? Questa tesi indaga se la pandemia sia stata un evento trasformativo, esplorando specificamente se abbia avuto un impatto duraturo sugli attori del movimento progressista, e che fattezze tale impatto abbia assunto.\r\nIn termini concettuali, la pandemia \u00e8 stata assimilata a un evento improvviso e drammatico, un'emergenza che ha generato un mix di sfide e opportunit\u00e0 per le organizzazioni dei movimenti. L'accento \u00e8 stato posto principalmente sulla ricchezza della contestazione in tempi di emergenza, facendo eco, in questo senso, a quanto gi\u00e0 messo in luce dalla letteratura precedente sui momenti di crisi come terreno fertile per esplosioni di movimenti sociali (della Porta e Mattoni 2014). Cos\u00ec, durante la pandemia, i movimenti progressisti si sono adattati al nuovo contesto improvviso, facendo leva su un repertorio variegato, pi\u00f9 o meno innovativo; hanno collegato i loro frames e fatto rete per mettere in comune risorse scarse (della Porta 2022). Nonostante la loro rilevanza, le ricerche sui movimenti in tempo di emergenza presentano tre carenze per comprendere l'impatto a medio termine della pandemia. In primo luogo, le analisi sono limitate all'anno 2020, affrontato\r\nmonoliticamente da un punto di vista temporale come un'emergenza. In secondo luogo, gli studi attuali trattano i \"movimenti progressisti\" come un processo sociale omogeneo, generalizzando gli effetti dell\u2019emergenza pandemica come se fossero omogenei per qualsiasi attore di movimento che compone il fronte progressista. Terzo, i lavori attuali concepiscono la pandemia come una giuntura critica (Capoccia e Kelemen 2007), un momento di rottura improvvisa che necessariamente avrebbe prodotto cambiamento. Di conseguenza, la risposta dei movimenti sociali al Covid-19 \u00e8 stata compresa solo come una risposta adattiva a un momento critico a livello macro secondo una logica di variabile indipendente-dipendente. Partendo e superando tali limiti, questa tesi studia il cambiamento post-pandemico i) focalizzandosi sulle organizzazioni dei movimenti sociali come unit\u00e0 di analisi, ciascuna caratterizzata da specifiche caratteristiche endogene pre-pandemiche ii) adottando un approccio sensibile alla temporalit\u00e0, che considera il periodo 2020-2023 come segnato dal passaggio da una temporalit\u00e0 dell\u2019emergenza a una temporaneit\u00e0 post-emergenza, con conseguenti cambiamenti nelle condizioni contestuali per l'azione iii) basandosi sulla concezione del cambiamento come processo.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/341250","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"ENABLING FIRMS IN THE MARCHE REGION TO UNDERSTAND BLOCKCHAIN FOR SUPPLY CHAIN TRACEABILITY THROUGH A TRIPLE HELIX APPROACH.","anno":"2024","abstract":"","abstract_ita":"La presente Tesi esplora come le imprese, particolarmente le PMI, situate nella regione Marche, possono sfruttare le potenzialit\u00e0 offerte dalla tecnologia blockchain per accrescere la propria competitivit\u00e0. \r\nOriginariamente concepita per permettere transazioni di valore diretto tra pari senza intermediari, la blockchain \u00e8 stata proposta per applicazioni oltre l'ambito delle criptovalute per la registrazione di dati in modo immutabile e trasparente. La promessa che sottende l'uso della blockchain \u00e8 quella di superare la mancanza di fiducia che permea diversi settori, abolendo la necessit\u00e0 di fiducia interpersonale e di intermediari fidati. Particolarmente rilevante \u00e8 il suo impiego nelle catene di fornitura, dove promette di garantire trasparenza nella tracciabilit\u00e0 dei prodotti, anche per quelli del Made in Italy.\r\nConsiderando l'importanza che le imprese del Made in Italy rivestono per l'economia marchigiana, questa Tesi si focalizza sulle potenzialit\u00e0 della blockchain nella tracciabilit\u00e0 delle catene di fornitura di tali prodotti.\r\nNonostante i molti benefici teorici discussi nella letteratura accademica, l'implementazione della blockchain per la tracciabilit\u00e0 si scontra con due sfide principali. Primo, l'accuratezza dei dati inseriti da fonti esterne, che pu\u00f2 richiedere relazioni di fiducia preesistenti e il coinvolgimento di intermediari per la verifica dei dati, reintroducendo paradossalmente la necessit\u00e0 di fiducia e di intermediari che la blockchain mira a eliminare. Secondo, la scalabilit\u00e0 limitata ostacola la memorizzazione di grandi quantit\u00e0 di dati sulle blockchain. Le soluzioni proposte per affrontare la bassa scalabilit\u00e0, come la memorizzazione off-chain e le blockchain di tipo permissioned, potenzialmente compromettono i principi di decentralizzazione e sicurezza che sono i fondamenti della blockchain. Una scarsit\u00e0 di studi empirici lascia spazio allo scetticismo riguardo la reale capacit\u00e0 della blockchain di eliminare la necessit\u00e0 di fiducia e intermediari nelle catene di fornitura.\r\nVista la scarsit\u00e0 di studi empirici che attestino l'efficacia della blockchain per la tracciabilit\u00e0, questa Tesi adotta un approccio esplorativo e qualitativo, basato su interviste e sondaggi, per raccogliere evidenze concrete sull'uso della blockchain da parte delle imprese Made in Italy e comprenderne le opportunit\u00e0 e le sfide.\r\nDai risultati emerge che la blockchain per la tracciabilit\u00e0 \u00e8 adottata dalle imprese del Made in Italy come strumento di marketing business-to-consumer, nonostante il rischio di perdita di dati con la memorizzazione off-chain e l\u2019utilizzo di blockchain pubbliche di terza generazione che impiegano algoritmi di consenso che aumentano la scalabilit\u00e0 a spese di decentralizzazione e sicurezza. Inoltre, nel comprendere e adottare la blockchain per la tracciabilit\u00e0, le imprese del Made in Italy si affidano quasi completamente a consulenti e fornitori di servizi blockchain, che potrebbero avere un conflitto di interessi nel promuovere la blockchain in una maniera che non tiene conto delle sue limitazioni. La mancanza di accesso diretto ai dati di performance della blockchain rende difficile per gli adottanti valutare la convenienza del servizio blockchain che utilizzano. Infine, l'assenza di quadri giuridici chiari pone ulteriori rischi per le imprese.\r\nAl fine di promuovere una comprensione pi\u00f9 profonda, critica, e scevra da conflitti di interesse, delle implicazioni della blockchain per la tracciabilit\u00e0, la Tesi avanza la proposta di un modello di Tripla Elica per la Regione Marche che incoraggi collaborazioni tra il mondo accademico, il settore industriale e le istituzioni governative, facilitate da intermediari dell'innovazione. Questo approccio enfatizza la necessit\u00e0 di decisioni informate, quadri giuridici chiari e collaborazioni strategiche per un'adozione consapevole della blockchain.\r\nPer quanto riguarda le implicazioni gestionali, le PMI della regione Ma","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/333810","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"GIUSTIZIA PREDITTIVA E TEORIE COGNITIVE DELLA DECISIONE GIUDIZIALE.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"L\u2019 elaborato affronta il tema della razionalit\u00e0 giudiziale in ottica interdisciplinare, rivolgendo l\u2019attenzione a due forme di intelligenza, quella decisionale umana e quella predittiva artificiale. Il contributo si delinea metodologicamente in una triade: diritto processuale civile, scienza cognitiva e giustizia predittiva sono le direttrici dell\u2019analisi svolta. Il diritto processuale regola l\u2019attivit\u00e0 del giudice e delle parti affinch\u00e9 si pervenga all\u2019esito giudiziale, il quale si realizza attraverso il raziocinio; dagli studi cognitivi e neuroscientifici sull\u2019intelletto ha preso avvio l\u2019implementazione di una nuova forma di razionalit\u00e0, quella artificiale. A tal proposito, la giustizia predittiva mostra come l\u2019istanza sottesa all\u2019impiego di algoritmi in processo sia di dotare il sistema giustizia di maggiore oggettivit\u00e0, rapidit\u00e0 ed uniformit\u00e0. Il contributo muove dall\u2019 interrogativo se sia opportuna, attualmente, l\u2019introduzione della giustizia predittiva nell\u2019 ordinamento processuale civile italiano. La giustizia predittiva incarna l\u2019ideale dell\u2019algoritmo che, attraverso i metodi dell\u2019intelligenza artificiale, sia in grado di anticipare in maniera razionale ed oggettiva la percentuale di esito della singola controversia in termini di vittoria e soccombenza della parte. Accostare all\u2019intelligenza umana quella artificiale, comporta l\u2019insorgenza di un dualismo, che in ambito processuale trova una concretizzazione peculiare, manifesta nella bipolarizzazione del contesto di scoperta: all\u2019unico finora ravvisabile - quello processuale - sembra affiancarsi un contesto di scoperta artificiale, che opera sulle correlazioni esistenti nella mole di dati giurisprudenziali.\r\nL\u2019intelligenza artificiale predittiva offre, dunque, lo spunto per focalizzare l\u2019indagine su aspetti della razionalit\u00e0 giudiziale che sin dalla dottrina classica appartengono allo studio del diritto processuale e che ne hanno segnato l\u2019evoluzione. La trattazione si apre individuando il parallelismo che sussiste tra dottrine normative della decisione giudiziale e dottrine normative in ambito psicologico - cognitivo: il primo capitolo \u00e8 dedicato al ragionamento giudiziale nel paradigma del sillogismo, per addivenire, infine, alla teoria cognitiva della logica mentale. Il ragionamento deduttivo quale inferenza che informa la mente umana \u00e8 centrale tanto nella dottrina processualcivilista di matrice positivista, quanto nella teoria della logica mentale, che mira a dimostrare sperimentalmente la sussistenza della logica come costitutiva del pensiero umano. Il parallelismo prosegue nel secondo capitolo, in cui si indaga, da un lato, come la stessa dottrina classica addivenne al superamento del sillogismo giudiziale e, dall\u2019altro, come l\u2019evoluzione della psicologia cognitiva comport\u00f2 l\u2019abbandono della teoria della logica mentale in favore della teoria dei modelli mentali. Calamandrei e Carnelutti sono gli autori cui si deve il merito di aver evidenziato la sussistenza di componenti tradizionalmente irrazionalistiche del ragionamento giudiziale: il sentimento e l\u2019intuizione. Dunque, emozione ed intuitivit\u00e0; entrambe le componenti troveranno il netto rifiuto da parte della dottrina neopositivista di Taruffo, sicuramente il maggior esponente a livello internazionale in materia di ragionamento giudiziale nel suo complesso, ed in particolare per quanto attiene al giudizio in fatto. Il terzo capitolo \u00e8 dedicato all\u2019indagine dell\u2019evoluzione dottrinaria in tema di giudizio di fatto, il parallelo con la psicologia cognitiva viene mantenuto affrontando il tema dei bias e delle euristiche nella decisione. La dottrina maggioritaria di Taruffo, parimenti alla scienza cognitiva pi\u00f9 autorevole, quella del premio Nobel Daniel Kahneman, osserva la decisione come scelta in condizioni di incertezza tra alternative disponibili. Si analizzano in ottica interdisciplinare le scelte che caratterizz","abstract_eng":"This work deals with the issue of judicial rationality in an interdisciplinary way. The focus is on two forms of intelligence: human decision-making intelligence and a predictive artificial one. The contribution is methodologically triadic: civil procedural law, cognitive science, and predictive justice are the guidelines of the analysis carried out. Procedural law regulates the activities of the judge and the parties so that the judicial outcome is reached through reasoning. Cognitive and neuroscientific studies gave rise to the implementation of this new form of artificial rationality. In this instance, the use of predictive algorithms is intended to fulfil the purposes of objectivity, speed, and uniformity. The question is whether it is appropriate to introduce predictive justice into the Italian civil trial system. Predictive justice represents the ideal of algorithms capable of foreseeing the outcome of a single judgement in terms of winning or losing.\r\nIn the procedural domain, the comparison between human and artificial intelligence results in a dualism that peculiarly concretizes itself in the bipolarization of the context of discovery: the procedural one appears to be merged with an artificial one that relies on correlations in the vast body of jurisprudential data. Predictive artificial intelligence provides the cue to focus the investigation on aspects of judicial rationality that have belonged to the study of procedural law since classical scholarship and have marked its evolution. The discussion begins by identifying the parallelism that exists between judicial decision-making normative doctrines and psychological-cognitive normative doctrines. The first chapter is devoted to judicial reasoning in the syllogism paradigm, eventually leading to the cognitive theory of mental logic.\r\nDeductive reasoning as an inference that informs the human mind is as central to positivist procedural-civil doctrine as it is to the theory of mental logic, which aims to experimentally demonstrate the subsistence of logic as a constituent of human thought.\r\nThe parallelism in the second chapter focuses on investigating how the classical doctrine, on the one hand, overcame the judicial syllogism and, on the other, how the evolution of cognitive psychology resulted in the rejection of the theory of mental logic in favour of the theory of mental models. Calamandrei and Carnelutti are credited with identifying traditionally irrationalist components of judicial reasoning: feeling and intuition.\r\nBoth components, emotion and intuitiveness, will find clear rejection in the neo-positivist doctrine of Taruffo, the leading international exponent of judicial reasoning as a whole and in particular in factual judgment. \r\nThe third chapter is devoted to a survey of doctrinal developments on the subject of factual judgment; the parallel with cognitive psychology is carried on by addressing the issue of bias and heuristics in decision-making. The majority doctrine of Taruffo, like the most influential cognitive science of Nobel Prize winner Daniel Kahneman, observes the decision as a choice among available alternatives under conditions of uncertainty. The following decisions are examined from a multidisciplinary perspective in the context of judicial discovery: the selection of relevant facts, the admissibility and relevance of evidence, and the evaluation of that evidence. It looks at whether evidentiary reasoning has a quantitative matrix, whether the mind reasons in a Bayesian manner, what role verisimilitude and perception play, and what is meant by rational inductive inference expressed in probabilistic terms. Taruffo's extreme rationalism helped to highlight the objective components of judicial reasoning. Minority and more recent doctrine is credited with the identification of operational-evaluative elements of factual judgment, as well as those that are quite subjective. This paper argues that these elements are closely related to the objective","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/317210","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La tratta di persone tra tutela dei diritti umani e diritto internazionale penale.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"L\u2019obiettivo della presente tesi di dottorato \u00e8 quello di tentare di dare una risposta ai problemi emersi dall\u2019analisi del c.d. human trafficking international legal framework, con particolare riferimento alla latente attuazione da parte degli Stati interessati degli obblighi positivi previsti in capo agli stessi, attraverso l\u2019inquadramento del fenomeno criminale in esame nell\u2019ambito dei sistemi giuridici della Corte europea dei diritti dell\u2019uomo e della Corte penale internazionale, esplorando dunque le rispettive prospettive di tutela. \r\nIl presente lavoro \u00e8 suddiviso in tre capitoli. \r\nIl capitolo I si propone di svolgere un\u2019analisi preliminare della disciplina normativa in materia di tratta di esseri umani, cos\u00ec come sviluppatasi nei principali strumenti giuridici adottati nell\u2019ambito del diritto internazionale e dell\u2019Unione europea. Si fa riferimento, in particolare, al Protocollo di Palermo, annesso alla Convenzione Onu sul crimine organizzato transnazionale del 2000, alla Convenzione del Consiglio d\u2019Europa sulla lotta alla tratta di esseri umani del 2005 (c.d. \u201cConvenzione di Varsavia\u201d), nonch\u00e9 alla Direttiva europea 2011\/36\/EU, la quale, in particolare, rappresenta il passaggio conclusivo della copiosa attivit\u00e0 normativa dell\u2019Unione in tema di tratta. Infine, a chiusura della prima sezione del capitolo primo, verr\u00e0 presa in considerazione l\u2019effettiva attuazione degli strumenti normativi previamente analizzati, da parte degli Stati interessati, con l\u2019obiettivo di verificare se tale impianto di contrasto risulti efficace o se sia invece necessario interrogarsi sui suoi eventuali limiti e carenze, al fine di individuare e proporre degli strumenti correttivi.\r\nIn secondo luogo, l\u2019attenzione si sposter\u00e0 sullo studio della definizione internazionale della fattispecie, la quale verr\u00e0 dapprima considerata nella sua evoluzione progressiva, nel quadro delle varie fonti normative di riferimento, menzionate poc\u2019anzi, e sar\u00e0 successivamente indagata nei suoi singoli elementi costitutivi (action element; means element; purpose element). Tale passaggio si pone come necessario in quanto \u00e8 solo a partire dall\u2019analisi degli elementi costitutivi della definizione di tratta stessa che si potr\u00e0 tentare di prospettare la fattibilit\u00e0 della duplice opera di sussunzione avanzata come obiettivo centrale del lavoro. \r\nIl capitolo II del presente studio sar\u00e0 invece prettamente dedicato all\u2019inquadramento della tratta di persone nel sistema CEDU.\r\nSi tenter\u00e0 di ipotizzare, dapprima, l\u2019equiparazione della tratta di esseri umani ad una violazione dei diritti fondamentali dell\u2019individuo, come sanciti e riconosciuti dalla Convenzione EDU, ma anche di valutare la protezione complementare che le disposizioni della Convenzione siano oggettivamente in grado di offrire alle vittime o potenziali vittime di tratta. \r\nL\u2019indagine verr\u00e0 condotta con particolare riferimento a tre disposizioni: a) l\u2019art. 3, che prevede il diritto a non essere sottoposti a tortura o pene o trattamenti inumani o degradanti; b) l\u2019art. 4, che statuisce il diritto a non essere sottoposti a schiavit\u00f9, servit\u00f9 e lavoro forzato; c) l\u2019art. 8, che sancisce il diritto alla vita privata e familiare. \r\nPer quanto riguarda l\u2019analisi relativa agli artt. 3 e 4, in premessa, si proceder\u00e0 all\u2019individuazione dei confini concettuali delle condotte proibite ai sensi di ogni disposizione, sulla base dell\u2019opera interpretativa della Corte Edu, sviluppatasi nella giurisprudenza pertinente. \r\nTale esame preliminare sar\u00e0 indispensabile per poter confrontare gli elementi costitutivi delle diverse fattispecie considerate - la tratta, da un lato, e le condotte rilevanti ex artt. 3 e 4 CEDU, dall\u2019altro \u2013 al fine di valutare un inquadramento della tratta nell\u2019ambito di applicazione delle disposizioni in questione.  \r\nIn seguito, verr\u00e0 analizzata la giurisprudenza gi\u00e0 formatasi in materia, laddove esistente, e dunque","abstract_eng":"The aim of this PhD thesis is to give an answer to the problems emerging from the examination of the so-called human trafficking international legal framework, with particular reference to the latent implementation by the States concerned of their positive obligations, through the analysis of the criminal phenomenon under consideration within the legal systems of the European Court of Human Rights and the International Criminal Court, thus exploring the respective perspectives of protection. \r\nThis thesis is divided into three chapters. \r\nChapter I aims to carry out a preliminary analysis of the legal framework on trafficking in human beings, as developed in the main legal instruments adopted under International and European Union law. Reference is made, in particular, to the Palermo Protocol, annexed to the UN Convention on Transnational Organised Crime of 2000, to the Council of Europe Convention on Action against Trafficking in Human Beings of 2005 (the so-called \"Warsaw Convention\"), as well as to the European Directive 2011\/36\/EU, which represents the concluding step of the copious legislative activity of the Union on trafficking in human beings. \r\nSubsequently, at the end to the first section of chapter one, the actual implementation of the legal instruments previously analysed, by the States concerned, will be taken into consideration, with the aim of verifying whether this legal framework is effective or whether it is instead necessary to question its possible limits and shortcomings, in order to identify and propose corrective instruments.\r\nSecondly, attention will shift to the study of the international definition of human trafficking, which will first be considered in its progressive evolution, and will then be investigated in its main elements (action element; means element; purpose element). This passage is extremely important because it is only from the analysis itself of the elements of trafficking definition that it will be possible to attempt to envisage the feasibility of the twofold work of subsumption advanced as the central objective of this work. \r\nChapter II of this study will instead be purely dedicated to the analysis of trafficking in persons within the ECHR system.\r\nAn attempt will be made to first hypothesize the equating of trafficking in human beings with a violation of the fundamental rights of the individual, as enshrined and recognized by the ECHR, but also to assess the complementary protection that the provisions of the Convention are objectively able to offer to victims or potential victims of trafficking. \r\nThe investigation will be conducted with particular reference to three provisions: a) Art. 3, which provides the right not to be subjected to torture and to inhuman and degrading treatment or punishment; b) Art. 4, which states the right not to be subjected to slavery, servitude and forced labour; c) Art. 8, which enshrines the right to private and family life. \r\nWith regard to the analysis concerning Articles 3 and 4, in the premise, the conceptual boundaries of the prohibited conduct under each provision will be identified, on the basis of the interpretative work of the ECHR, developed in the relevant case law. \r\nThis preliminary examination will be indispensable in order to compare the elements of the different notions under consideration - trafficking, on the one hand, and the relevant conduct under Articles 3 and 4 ECHR, on the other hand - in order to assess the subsumption of trafficking within the scope of application of the provisions in question.  \r\nSubsequently, the relevant case law will be analysed, where it exists, and then cases in which the ECHR has actually dealt with trafficking will be considered. The lights and shadows of this case-law will thus be highlighted, both with regard to definitional efforts but also with respect to the application of the theory of positive obligations. The analysis of this second profile will be particularly significant to assess the contri","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/317191","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La gestione del processo traduttivo nel contesto aziendale: uno studio nella Regione Marche.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Il presente lavoro rientra nel quadro di un Dottorato Innovativo a caratterizzazione industriale promosso dalla Regione Marche per il triennio 2019-2022. L\u2019obbiettivo consisteva nell\u2019analizzare come il processo traduttivo venga gestito nel contesto aziendale. Per molto tempo la ricerca in campo traduttivo si \u00e8 concentrata prevalentemente sull\u2019analisi della dimensione testuale della traduzione, trascurando il processo che porta alla produzione di un determinato testo di arrivo. Pi\u00f9 recenti sono gli studi sul processo traduttivo come serie di attivit\u00e0 \u201csituate\u201d in un determinato contesto e influenzate dal contesto stesso (cfr. Risku 2002). Adottare una prospettiva \u201csituata\u201d di processo traduttivo significa analizzare l\u2019ambiente in cui il processo si svolge e ricostruire le interazioni tra i diversi soggetti coinvolti, nonch\u00e9 le risorse di cui essi si servono. Questi elementi influiscono infatti sull\u2019attivit\u00e0 traduttiva stessa (cfr. Risku 2016) e sul prodotto finale. Gli studi che esplorano l\u2019attivit\u00e0 traduttiva in diversi contesti lavorativi rientrano nel filone dei workplace studies. Nella maggior parte dei casi l\u2019attenzione \u00e8 stata rivolta a istituzioni europee e agenzie di traduzione (cfr. Christensen e Schjoldager 2019; Koskinen 2008; Risku 2016). La prospettiva delle imprese private \u2013 che rientrano tuttavia tra i principali committenti di traduzioni \u2013 \u00e8 stata considerata sino ad ora solo marginalmente. Al contempo, nella letteratura di stampo organizzativo e aziendale la dimensione linguistica \u00e8 stata approfondita principalmente nel filone di ricerca del Language Management. Tuttavia, al suo interno, il processo traduttivo gode ad oggi di scarsa attenzione (cfr. Piekkari et al. 2017:28). \r\nPer queste ragioni, il presente lavoro fornisce una prospettiva interdisciplinare al fine di ampliare gli studi traduttivi orientati al contesto senza trascurare le caratteristiche specifiche del mondo aziendale. Si mira a rispondere a due principali domande di ricerca. In primo luogo, ci si interroga su quali pratiche traduttive vengano attuate oggi nelle imprese marchigiane. In secondo luogo, si intendono ricostruire i fattori che, in azienda, influiscono sulla gestione del processo traduttivo. Per rispondere a queste domande \u00e8 stata svolta in un primo momento un\u2019indagine tramite metodi misti sul territorio per mezzo di questionario e interviste semistrutturate. Pi\u00f9 nello specifico, sono stati raccolti i questionari interamente compilati da 205 imprese locali e, successivamente, sono state svolte delle interviste semistrutturate con 15 imprese. Data l\u2019attenzione al contesto che contraddistingue il presente lavoro, si \u00e8 adottato un terzo metodo di rilevazione: l\u2019indagine contestuale (cfr. Saldanha e O\u2019Brien 2014:146) e, pi\u00f9 nello specifico, l\u2019osservazione partecipante presso un\u2019impresa locale. Combinando i dati cos\u00ec raccolti \u00e8 stato possibile mettere in relazione i risultati dell\u2019analisi di un caso di studio specifico con il tessuto imprenditoriale in cui questo si colloca. L\u2019analisi approfondita di un caso di studio consente di superare i limiti della ricerca tramite questionario e interviste e di avere accesso alla conoscenza implicita o tacita dei soggetti studiati.\r\n\r\nBibliografia\r\nChristensen, Tina Paulsen e Anne Schjoldager. 2019. \u00abTechnical documentation and (technical) translation: a case study of work practices and concepts\u00bb. Pp. 17\u201337 in Challenging Boundaries: New Approaches to Specialized Communication, a cura di H. E. J\u00fcngst, L. Link, K. Schubert e C. Zehrer. Berlin: Frank &amp; Timme\r\nKoskinen, Kaisa. 2008. Translating Institutions: An Ethnographic Study of EU Translation. Manchester: St. Jerome.\r\nPiekkari, Rebecca, Denice Welch e Lawrence Welch. 2017. Language in International Business: The Multilingual Reality of Global Business Expansion. Cheltenham: Edward Elgar Publishing.\r\nRisku, Hanna. 2002. \u00abSituatedness in Translatio","abstract_eng":"This work is part of a project for an Industrial Ph.D. (\u201cDottorato Innovativo a caratterizzazione industrial\u201d) promoted by the Marches Region and carried out between 2019 and 2022. The aim was to analyse how translation processes are managed within companies. For a long time, research in the translation field focused on analysis of the textual dimension of translation, neglecting the process that leads to the production of a given target text. In more recent studies, the translation process is seen as a series of activities 'situated' in and influenced by a given context (cf. Risku 2002). Adopting a 'situated' perspective of the translation process means analysing the natural environment in which the process takes place and reconstructing the interactions between the different actors involved, as well as the resources they use. Indeed, these elements influence the translation activity itself (cf. Risku, 2016), and the final product.\r\nStudies exploring translation activity in different work contexts are called workplace studies. In most cases, the focus has been on professional translators and translation agencies (cfr. Christensen e Schjoldager 2019; Koskinen 2008; Risku 2016). The perspective of private companies - which are, however, among the main commissioners of translations - has so far been neglected. At the same time, in the Organizational Research, the linguistic dimension has mainly been explored in the field of Language Management Research but, within it, the translation process has received little attention to date (cf. Piekkari et al. 2017: 28). \r\nFor these reasons, this study provides an interdisciplinary perspective with the aim of expanding context-oriented Translation Studies while not neglecting the way that actual businesses work. It aims to answer two main research questions: which translation practices do local companies use? Which factors influence their management of translation processes? To answer these questions, a mixed-methods study was carried out in the Marches by means of a questionnaire and semi-structured interviews. Specifically, fully completed questionnaires were collected from 205 local companies and, subsequently, semi-structured interviews were conducted with 15 companies. Given the focus on context that characterises this study, a third method used was the contextual inquiry (see Saldanha and O'Brien 2014:146), particularly participant observation at a local company. By combining the data collected, it was possible to relate the results of the analysis of a specific case study to the business environment in which it operates. At the same time, in-depth analysis of a case study makes it possible to overcome the limitations of questionnaire and interview data collection methods and gain access to the implicit or tacit knowledge of the subjects studied.\r\n\r\nBibliography\r\nChristensen, Tina Paulsen e Anne Schjoldager. 2019. \u00abTechnical documentation and (technical) translation: a case study of work practices and concepts\u00bb. Pp. 17\u201337 in Challenging Boundaries: New Approaches to Specialized Communication, a cura di H. E. J\u00fcngst, L. Link, K. Schubert e C. Zehrer. Berlin: Frank &amp; Timme\r\nKoskinen, Kaisa. 2008. Translating Institutions: An Ethnographic Study of EU Translation. Manchester: St. Jerome.\r\nPiekkari, Rebecca, Denice Welch e Lawrence Welch. 2017. Language in International Business: The Multilingual Reality of Global Business Expansion. Cheltenham: Edward Elgar Publishing.\r\nRisku, Hanna. 2002. \u00abSituatedness in Translation Studies\u00bb. Cognitive Systems Research 3(3):523\u201333.\r\nRisku, Hanna. 2016. Translationsmanagement: Interkulturelle Fachkommunikation im Informationszeitalter. T\u00fcbingen: Francke.\r\nSaldanha, Gabriela e Sharon O\u2019Brien. 2014. Research Methodologies in Translation Studies. New York: Routledge.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/317170","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Sviluppo dell\u2019orecchio interno nel tedesco come lingua straniera. La decodifica prosodica con l\u2019ausilio di nuove tecnologie per futuri mediatori linguistici italofoni.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"L\u2019ascolto \u00e8 una competenza fondamentale nell\u2019apprendimento linguistico e, rispetto al parlato, ha una posizione preminente sia dal punto di vista biologico che funzionale. Differentemente dalla produzione vocale, la funzione uditiva non coincide con la nascita, ma collima con la maturazione fisiologica dell\u2019apparato uditivo che avviene gi\u00e0 a partire dal terzo trimestre di gravidanza (Berardi e Pizzorusso 2014: 106; Klann-Delius 2016: 25). Ci\u00f2 implica una lunga esposizione alla lingua d\u2019uso prima di poter riuscire a produrre suoni, confermando la tesi di Tomatis (1999: 89), secondo la quale, per essere in grado di riprodurre un suono, occorre prima riuscire a percepirlo, decodificarlo e comprenderlo nella sua interezza. \r\nNonostante l\u2019ascolto rivesta un ruolo predominante nella comunicazione di tutti i giorni, con una percentuale di utilizzo pari al 45% rispetto al 30% del parlato, al 16% della lettura e al 9% della scrittura (Hedge 2000:228), la competenza uditiva \u00e8 a tutt\u2019oggi la meno studiata a livello scientifico e, soprattutto, la meno esercitata a livello didattico, soprattutto nell\u2019insegnamento di una lingua straniera. Il motivo di questa limitazione \u00e8 da ricondurre alla non osservabilit\u00e0 sia del processo che del prodotto dell\u2019ascolto; ci\u00f2 ha portato alla falsa convinzione che l\u2019ascolto sia un\u2019attivit\u00e0 passiva e pertanto difficilmente controllabile, che non implica nessuna mediazione da parte dell\u2019ascoltatore (Brown 2011:17\u201334; Dietz 2021:68). L\u2019attivit\u00e0 di ascolto presuppone invece un ruolo attivo del ricevente che deve ricercare nell\u2019input le informazioni di cui necessita per riuscire a estrarre, in frazioni di secondo, singole unit\u00e0 di senso da collegare a unit\u00e0 concettuali immagazzinate nel proprio lessico mentale e riuscire quindi a identificare il contenuto del messaggio e le intenzioni del parlante. Alla scarsa conoscenza dei meccanismi uditivi e dei processi cognitivi alla base dell\u2019ascolto, nella prassi didattica dell\u2019insegnamento di una lingua straniera si aggiunge l\u2019utilizzo di materiale audio creato appositamente a scopo pedagogico e basato su una lingua che non rispecchia affatto le caratteristiche del linguaggio parlato, risultando inadeguata per la trattazione di questa competenza basilare (Cauldwell 2018:61\u201362). \r\nIl presente lavoro si prefigge di proporre una prospettiva alternativa a quanto sopra esposto partendo dal concetto di orecchio interno, inteso come un\u2019alta competenza ricettiva della lingua d\u2019uso, e descrivendo il suo ruolo nella comprensione orale in generale e nei sottoprocessi di decodifica uditiva in particolare. Lo scopo del lavoro \u00e8 dimostrare se e come sia possibile promuovere lo sviluppo dell\u2019orecchio interno in apprendenti italofoni del tedesco come lingua straniera, futuri mediatori linguistici, avvalendosi di esercizi di decodifica mirati, realizzati con materiale autentico e l\u2019ausilio di nuove tecnologie. \r\nLo studio si compone di due parti: una prima teorica e una seconda pratica. Nella prima verr\u00e0 definito il concetto di orecchio interno partendo dall\u2019analisi del suo funzionamento a livello anatomico e neurofisiologico, per arrivare a delineare il suo ruolo in termini di competenza uditiva. In particolare si evidenzier\u00e0 la funzione dell\u2019orecchio interno nelle componenti di ascolto, principalmente in relazione ai sottoprocessi di decodifica uditiva, essenziali al raggiungimento della comprensione intesa come costruzione di significato. Dopo aver descritto lo sviluppo e il funzionamento dell\u2019orecchio interno nella lingua madre, si metteranno in luce le difficolt\u00e0 che sorgono nell\u2019ascolto in lingua straniera, la maggior parte delle quali sono da ricondurre al livello della decodifica uditiva. Dopo aver individuato le caratteristiche prosodiche essenziali, atte ad agevolare la decodifica del parlato tedesco, si ipotizzer\u00e0 un percorso volto allo sviluppo dell\u2019orecchio interno nel tedesco","abstract_eng":"Listening is a fundamental competence in language learning and, compared to speech, has both a biological and functional prominence. Unlike speech production, auditory function does not coincide with birth, but with the physiological maturation of the auditory system that occurs as early as the third trimester of pregnancy (Berardi and Pizzorusso 2014: 106; Klann-Delius 2016: 25). This implies a long exposure to the language of use before being able to produce sounds, confirming Tomatis\u2019 (1999: 89) thesis that, in order to reproduce a sound, it is first necessary to perceive, decode and understand it in its integrity. \r\nEven though listening plays a predominant role in everyday communication, with a percentage of 45% compared to 30% for speech, 16% for reading and 9% for writing (Hedge 2000:228), auditory competence is still the least studied at a scientific level and, above all, the least exercised at a didactic level, especially in the teaching of a foreign language. The reason for this limitation is to be found in the non-observability of both process and product of listening; this has led to the false belief that listening is a passive activity and therefore difficult to control, involving no mediation on the part of the listener (Brown 2011:17-34; Dietz 2021:68). Instead, the listening activity presupposes an active role of the receiver who has to search the input for the information he needs in order to be able to extract, in fragments of a second, single units of meaning to be linked to conceptual units stored in his mental lexicon and thus be able to identify the content of the message and the speaker's intentions. In addition to the lack of knowledge of the auditory mechanisms and cognitive processes underlying listening, the didactic practice of teaching a foreign language is compounded using audio material created specifically for pedagogical purposes and based on a language that does not reflect the characteristics of spoken language at all, being inadequate for the treatment of this basic skill (Cauldwell 2018:61-62). \r\nThis study aims to propose an alternative perspective, starting from the concept of the inner ear, understood as a high receptive competence of the language of use, and describing its role in listening comprehension in general and in auditory decoding subprocesses in particular. The aim of the work is to demonstrate whether and how it is possible to promote the development of the inner ear in Italian-speaking learners of German as a foreign language, and in particular future language mediators, through targeted decoding exercises carried out with authentic material and the aid of new technologies.\r\nThe study consists of two parts: a theoretical first and a practical second. In the first, the concept of the inner ear will be defined, starting with an analysis of its functioning at an anatomical and neurophysiological level, to arrive at an outline of its role in terms of auditory competence. In particular, the function of the inner ear in the listening components will be highlighted, mainly in relation to the sub-processes of auditory decoding, essential to the achievement of comprehension understood as the construction of meaning. After describing the development and functioning of the inner ear in the mother tongue, the difficulties that arise in listening in a foreign language will be highlighted, most of which can be traced back to the level of auditory decoding. After identifying the essential prosodic characteristics that facilitate the decoding of German speech, a path will be hypothesised for the development of the inner ear in German as a foreign language, using prosodic decoding training to be carried out with the aid of new technologies. The design, testing and evaluation of the prosodic decoding training will be the subject of the second, empirical part of the work, which will be carried out by means of two different field interventions w","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/317150","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"L\u2019INTERPRETAZIONE DIALOGICA TRA CINEMA E MEDIA DIGITALI: IL GIFFONI FILM FESTIVAL COME CASO DI STUDIO.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"La \u2018svolta digitale\u2019 ha trasformato ogni aspetto della nostra vita, ivi compreso l\u2019ecosistema mediatico, il quale oggi \u00e8 permeato dai nuovi mezzi di comunicazione informatico-digitali (Bentivegna-Boccia Artieri 2018; Jensen 2021a). Tale \u2018svolta\u2019 (si veda Fantinuoli 2018) sta influenzando anche i servizi di interpretazione. A tal proposito, in questa tesi si analizza se e come un nuovo mezzo come lo streaming via YouTube, nonch\u00e9 l\u2019uso dell\u2019interpretazione a distanza introdotto durante la pandemia da Covid-19, abbiano un impatto su prestazioni dialogiche di film festival interpreting (FFI, Merlini 2017), come pure sulla ricezione delle stesse da parte di potenziali utenti. L\u2019analisi verte sui concetti di audience design (Bell 1984, 1991), agentivit\u00e0 degli interpreti e loro visibilit\u00e0 su schermo. \r\n\tA tal fine si adotta una metodologia mista. In primo luogo, si analizza qualitativamente un corpus multimodale di prestazioni interpretative autentiche IT&lt;&gt;EN offerte nelle ultime edizioni del Festival di Giffoni (2017-2020): questo celebre festival internazionale si tiene ogni anno dal 1971 a Giffoni Valle Piana (Salerno) e si rivolge a una platea di ragazzi e ragazze; alcuni dei suoi eventi sono accessibili da parte di un pubblico remoto tramite live streaming e nel 2020 ha utilizzato l\u2019interpretazione a distanza a causa della pandemia. Si analizzano eventi in presenza in streaming, eventi a distanza in streaming ed eventi in presenza privi dello streaming. Oltre al framework teorico di Bell, si utilizzano altres\u00ec la nozione di footing (Goffman 1981; Wadens\u00f6 1998; Merlini &amp; Favaron 2005), quella di positioning (Davies &amp; Harr\u00e9 1990; Harr\u00e9 &amp; Van Langenhove 1999; Mason 2005; Merlini 2009), di spatial positioning (si veda Pokorn 2015), nonch\u00e9 di \u201cetica dell\u2019intrattenimento\u201d (Katan &amp; Straniero Sergio 2001). Quanto a quest\u2019ultimo, dato che il FFI \u00e8 considerato una sottocategoria ancora poco esplorata di media interpreting (Merlini 2017), l\u2019apporto di studi come quelli di Straniero Sergio (es. 2007) \u00e8 imprescindibile. \r\nLa componente quantitativa dello studio include la somministrazione di due questionari tramite cui si indagano le aspettative e l\u2019effettiva ricezione di videoclip autentiche tratte dal corpus; l\u2019analisi \u00e8 supportata dalla raccolta di dati statistici secondari relativi ai consumi mediatico-digitali. Il secondo questionario (studio ricettivo) verte in particolare sui concetti di audience design e di visibilit\u00e0 su schermo: cinque estratti trascritti analizzano la ricezione di strategie di adeguamento di tecnicismi cinematografici e altre cinque videoclip indagano la ricezione di una crescente visibilit\u00e0 su schermo della gestualit\u00e0 degli interpreti. \r\nL\u2019analisi qualitativa del corpus dimostra che la \u2018svolta digitale\u2019 ha un impatto sulla prestazione interpretativa: lo streaming e la remoteness rendono il FFI diverso dal media interpreting televisivo. Ci\u00f2 \u00e8 riscontrabile soprattutto in termini di agentivit\u00e0 e visibilit\u00e0 su schermo, ma anche relativamente ad alcuni passaggi specifici relativi all\u2019audience design. Gli interpreti dialogici che lavorano al Giffoni rappresentano una figura professionale ibrida, n\u00e9 del tutto affine a quella descritta da Wadensj\u00f6 (1993\/2002) n\u00e9 a quella discussa in J\u00fcngst (2012), ora simile ora lontana dagli esempi analizzati da Straniero Sergio (2007), finanche pi\u00f9 conforme a dei simultaneisti piuttosto che a dei consecutivisti. \r\n\tSe l\u2019audience design e la visibilit\u00e0 su schermo degli interpreti non sono ritenuti importanti in termini di aspettative, di converso nello studio ricettivo si afferma la loro rilevanza. Da una parte, infatti, la maggior parte dei rispondenti valuta positivamente le strategie di audience design utilizzate dagli interpreti. Dall\u2019altra parte considera importante che l\u2019interprete sia visibile su schermo, tanto per porre in evidenza la sua professionalit\u00e0, qua","abstract_eng":"The \u2018digital turn\u2019 has changed each and every aspect of our lives, including the media ecosystem, which is today dominated by the new digital media (Bentivegna-Boccia Artieri 2018; Jensen 2021a). This \u2018turn\u2019 (see Fantinuoli 2018) is having an impact even on interpreting services. In light of this, my doctoral dissertation analyses whether and how a new medium like YouTube web-streaming, as well as the distance interpreting mode introduced because of the Covid-19 pandemic, have an impact on both dialogue film festival interpreting (FFI) practices (Merlini 2017) and on their reception by potential users. The analysis focuses on audience design (Bell 1984, 1991), interpreters\u2019 agency and their visibility on screen.\r\n\tTo this end, a mixed methods design has been used. First of all, as far as the qualitative strand is concerned, I analyse a multimodal corpus of authentic interpreting performances IT&lt;&gt;EN taken from the latest editions of the Giffoni Film Festival (2017-2020); this famous international festival, which has been taking place since 1971 in Giffoni Valle Piana (Salerno, Italy), addresses an audience made up entirely of children and young people. Some of its events are live-streamed and therefore are open to a remote audience; in 2020, because of the Covid-19 pandemic, it used distance interpreting as well. My corpus includes onsite streamed events, distance streamed events and onsite non-streamed events. In addition to Bell\u2019s theoretical framework, I draw upon the following concepts: footing (Goffman 1981; Wadens\u00f6 1998; Merlini &amp; Favaron 2005), positioning (Davies &amp; Harr\u00e9 1990; Harr\u00e9 &amp; Van Langenhove 1999; Mason 2005; Merlini 2009), spatial positioning (see Pokorn 2015), as well as the \u201cethics of entertainment\u201d (Katan &amp; Straniero Sergio 2001). As for the latter, since FFI is an under-investigated subcategory of media interpreting (Merlini 2017), the contribution of such studies as the ones by Straniero Sergio (e.g.: 2007) has been essential. \r\nThe quantitative strand is composed of two questionnaires, which analyse both expectations and the actual reception of authentic videoclips taken from my corpus. The analysis is supported by secondary statistical data in terms of media-digital consumption. The second questionnaire (reception study) deals specifically with audience design and visibility on screen: five transcript excerpts focus on how interpreters adjust cinema-related terms to their audiences; and five videoclips show an increasing visibility of interpreters\u2019 gestures on screen.  \r\n\tThe qualitative corpus analysis shows that the \u2018digital turn\u2019 has an impact on these interpreting performances: both the web-streaming and the remoteness features make FFI different from televised interpreting. This is particularly true in terms of agency and visibility on screen, but also in terms of some audience design-focused analyses. The Giffoni\u2019s dialogue interpreters represent a hybrid category, in that they are neither totally similar to the ones described by Wadensj\u00f6 (1993\/2002) nor to those depicted by J\u00fcngst (2012); sometimes they recall the interpreters\u2019 profiles described by Straniero Sergio (2007), and sometimes they may resemble simultaneous interpreters rather than consecutive or dialogue ones. \r\n\tThe analysis of potential users\u2019 expectations shows that both audience design and visibility on screen are not considered to be essential factors, whereas the reception study highlights their importance. On the one hand, most of the respondents positively rate the strategies interpreters used to adjust their terms to their audiences; on the other hand, according to them, interpreters are to be visible on screen, both in acknowledgment of their professional status and to guarantee the intelligibility of interactions. \r\n\tThe data I collected and analysed in this doctoral dissertation may be used for didactic purposes as well. To this end, a (socio-)construct","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/317130","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Lo sviluppo di un framework di estrazione automatica di metadati per la conservazione dei prodotti della ricerca.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"La ricerca svolge un ruolo importante nel progresso culturale e scientifico  di una societ\u00e0 e nello sviluppo economico dei suoi territori. Ci\u00f2 malgrado i risultati, i dati, i documenti che caratterizzano i processi di produzione della ricerca e che sono alla base della possibilit\u00e0 di un riuso fruttuoso della stessa rimangono troppo spesso inaccessibili se non al ristretto manipolo degli autori. Gi\u00e0 da  diversi anni il movimento Open Access promuove la possibilit\u00e0 di accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche, nella piena consapevolezza che tale aspetto costituisca solo la punta di un iceberg tanto  imponente quanto profondo che pu\u00f2 essere combattuto solo con un approccio di Open Science. \u201cSecondo i principi dell\u2019Open Science il sapere prodotto con risorse pubbliche \u00e8 una ricchezza da valorizzare invece che da chiudere. Qualsiasi prodotto della ricerca pubblica deve essere disponibile gratuitamente e deve poter essere liberamente riutilizzabile per aumentare l'impatto del lavoro scientifico\u201d .\r\nPartendo da tali considerazioni il presente lavoro di tesi si orienta verso una lettura dei prodotti di ricerca in una duplice chiave: \r\n-\tla natura di oggetti digitali dei prodotti della ricerca e il loro ruolo documentale negli archivi digitali degli enti di ricerca; \r\n-\ti fabbisogni informativi e le esigenze di conservazione e tutela di tale patrimonio informativo. \r\nIn particolare, la ricerca condotta per la presente  tesi di dottorato, muovendo dall\u2019idea della conservazione digitale dei prodotti della ricerca mira a definire un framework di estrazione automatica di metadati in grado di ottimizzare l\u2019accesso a tali importanti fonti informative e di conoscenza. \r\nNel 2018 la Commissione europea ha pubblicato una serie di raccomandazioni sull\u2019accesso all\u2019informazione scientifica rendendo obbligatori progressivamente strumenti e metodi di governo della conoscenza sviluppata durante la gestione dei progetti di ricerca finanziati attraverso i programmi quadro e le altre iniziative UE. Si tratta di un primo importante passo che, tuttavia, richiede ancora un lungo e faticoso lavoro prima di giungere a traguardi davvero significativi. \r\nNonostante l\u2019impegno dei ricercatori i dati, le informazioni e i documenti della ricerca non entrano ancor oggi  a far parte dei sistemi di conservazione se non in una misura parziale e spesso non significativa. \r\nObiettivo del lavoro di tesi \u00e8 allora anche quello di un\u2019analisi e una riflessione sulla reale possibilit\u00e0 di  conservazione di tali risorse e sull\u2019occasione di ridisegnare i confini della scienza aperta in una logica di salvaguardia e di affidabilit\u00e0 dei prodotti.  In tale prospettiva il dibattito si sposta sulla tematica dell\u2019accesso agli oggetti conservati come risultato di un coerente processo di rappresentazione dei metadati. Come \u00e8 noto una metadatazione di qualit\u00e0 richiede, generalmente, l\u2019investimento di considerevoli somme di denaro e un importante dispendio di tempo. L\u2019 attuale  sviluppo di tecniche di Machine e Deep Learning consente di implementare sistemi di estrazione di conoscenza sempre pi\u00f9 precisi e performanti. Il dominio della scienza del libro e del documento \u00e8 senza dubbio un ottimo banco di prova per l\u2019applicazione di tool e di estrazione automatica di metadati. Il framework teorizzato nel presente lavoro prova, quindi, ad automatizzare il processo di estrazione dei metadati anche in una logica di ecosistemi digitali in cui l\u2019interoperabilit\u00e0 diventa uno dei principali asset. La comunit\u00e0 scientifica si riconfigura come uno dei possibili stakeholder di una rete in cui decisori, imprenditori e enti di ricerca operano sinergicamente alla costruzione di innovazione e sviluppo per il benessere dei cittadini. \r\nAl termine del lavoro di tesi una riflessione sui risultati ottenuti appare necessaria. In primis occorre evidenziare la complessit\u00e0 del dominio relativo ai progetti di rice","abstract_eng":"Research plays an important role in the cultural and scientific progress of a society and in the economic development of its territories. Very often only the authors can see or reuse data, results, prototypes or documents, while the community has no access to such products. For several years the Open Access movement has been promoting the possibility of open access to scientific publications. This is just the tip of an iceberg which can only be overcome through an open science approach. \u201cAccording to the principles of Open Science, knowledge produced with public resources is a wealth to be valued rather than closed. Any product of public research must be freely available and must be freely reusable to increase the impact of scientific work\u201d .\r\nOn the basis of these considerations, the present thesis is oriented towards a reading of the research products in two ways: \r\n- the nature of the research products as digital objects and their role in the digital archives of research organisations; \r\n- information requirements and the need to preserve and protect this information. \r\nIn particular this  research aims to define an automatic metadata extraction framework that can optimize access to these important sources of information and knowledge.\r\nIn 2018, the European Commission published a series of recommendations on access to scientific information. Progressively, tools and methods of knowledge governance developed during the management of research projects funded through the framework programmes and other EU initiatives have become mandatory. This is a first important step which, however, still requires a long and arduous work before reaching truly significant goals. \r\nEven today, despite the efforts of researchers, research data, information and documents are still not part of digital preservation systems except to a partial and insignificant extent. \r\nThe aim of the thesis is also that of an analysis and a reflection on the real possibility of conservation of these resources and the opportunity to redesign the boundaries of open science in a logic of safeguarding and reliability of products.  In this perspective, the debate focuses on the issue of access to the objects preserved as a result of a coherent process of representation of metadata. A quality metadata generally requires the investment of considerable sums of money and a considerable amount of time. The current development of Machine and Deep Learning techniques enables the implementation of more and more accurate and efficient knowledge extraction systems. The domain of book and document science is undoubtedly an excellent test bed for the application of tools and automatic extraction of metadata. The framework theorized in the present work tries, therefore, to automate the process of metadata extraction also in a logic of digital escosystems in which interoperability becomes one of the main assets. The scientific community is reconfigured as one of the possible stakeholders in a network in which decision-makers, entrepreneurs and research institutions work in synergy to build innovation and development for the well-being of citizens.\r\nAt the end of the thesis work, a reflection on the results obtained seems necessary. First of all, it is necessary to highlight the complexity of the domain of research projects. A further criticality is represented by the digital environment in which are found the research products.  If digital facilitates the communication processes, it also requires application of models and methodologies for the representation of resources and for guaranteeing their recovery over time without compromising their probative value.\r\nThere is also a difficulty due to the lack of culture of researchers towards data and information management processes in a context that, too often, has to deal with increasingly tight deadlines and high parameters such as\/ quantity to be respected.\r\nAnother factor is the con","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/317110","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Epistolario digitale di Monaldo Leopardi. Ricognizione, studio e trattamento dei testi.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Vagliando la bibliografia critica su Monaldo Leopardi, padre del famoso poeta recanatese, ci si rende immediatamente conto di quante lettere, da lui spedite o ricevute, siano state pubblicate sparsamente, o parzialmente, in numerosi studi e di quanto esigua risulti, al contempo, la quantit\u00e0 di edizioni critiche di carteggi monaldiani rispetto alla mole di documenti conservati in un numero elevatissimo di istituti collettori - disseminati in Italia e all\u2019estero -, o in vendita presso case d\u2019asta, ovvero custoditi all\u2019interno di collezioni private.\r\nLa febbrile attivit\u00e0 epistolare che tenne impegnato Monaldo per tutto il corso della sua vita si cristallizza in una rete di corrispondenti collocati ben al di fuori del borgo recanatese. Tra i suoi destinatari si ritrovano figure di spicco come l\u2019editore Stella di Milano, alcuni esponenti della scuola classica emiliano-romagnola, i redattori modenesi del periodico legittimista la \u00abVoce della Verit\u00e0\u00bb, il bersaglio polemico Giovan Pietro Vieusseux e un nucleo di intellettuali romani. Questa rete culturale non fu solo fine a s\u00e9 stessa, ma ben importante anche per il primogenito Giacomo, che vi attinse per la sua formazione. Oltre ai corrispondenti pi\u00f9 noti sul piano letterario o culturale, l\u2019epistolario \u00e8 animato da molti altri protagonisti appartenenti al mondo dell\u2019intellighentia del tempo, la cui vicenda umana o intellettuale non ha avuto una opportuna risonanza nella storia. \r\nL\u2019esigenza di una ricognizione delle lettere del conte recanatese nasce, quindi, dalla convinzione che questa congerie di documenti svolga nel sistema culturale del tempo un ruolo importante e che, attraverso essa, sia possibile meglio comprendere le dinamiche comunicative della sociabilit\u00e0 culturale del tempo, attingendo a materiale ancora in gran parte inedito o ancora poco indagato nell\u2019ambito della leopardistica.\r\nPer queste ragioni, per il percorso dottorale, si \u00e8 scelto di progettare una prima edizione dell\u2019epistolario di Monaldo, che accorpasse le testimonianze documentali all\u2019interno di un unico luogo di dialogo e fruizione; i grandi numeri che ci si \u00e8 trovati a gestire e organizzare hanno veicolato la scelta di produrre una edizione digitale dell\u2019epistolario, al posto di una tradizionalmente cartacea. \r\nIl presente elaborato riporta genesi, ricognizioni, fasi di sviluppo e dati raccolti del progetto digitale, ed \u00e8 articolato in due principali sezioni: la prima \u00e8 dedicata al commento critico di alcune peculiarit\u00e0 relative all\u2019epistolario monaldiano; la seconda, invece, organizza con una serie di appendici il materiale documentale e gli aspetti principali che ne sono emersi. \r\nAll\u2019interno della prima sezione, un primo capitolo \u00e8 volto alla ricognizione di alcuni dati relativi al panorama epistolare monaldiano, quali gli istituti collettori che ne conservano la documentazione e le edizioni critiche che ne hanno ospitato testi e commento; l\u2019ultima sezione del capitolo, invece, \u00e8 dedicata alla rappresentazione delle metodologie digitali adottate nella realizzazione del progetto, quali la codifica XML dei testi e la visualizzazione critica di alcuni contenuti delle lettere realizzata con diversi tools di data visualization.\r\nIl secondo capitolo propone una rassegna dei principali contatti epistolari di Monaldo Leopardi, facendo luce sulla consistenza dei carteggi e sulle tematiche principali che ne affiorano in superficie. Il terzo capitolo \u00e8 incentrato sull\u2019argomento che, forse, occupa la parte preponderante nell\u2019economia tematica delle lettere: il fondo librario recanatese. Accostando al Catalogo della Biblioteca Leopardi i ragguagli offerti dalla documentazione epistolare, infatti, \u00e8 possibile ricostruire una parte, seppur minima, dei movimenti che hanno coinvolto la complessa storia del fondo recanatese, facendo luce su alcune dinamiche relative all\u2019acquisizione e al prestito di numerosi libri.\r\nLa secon","abstract_eng":"Sifting through the critical bibliography on Monaldo Leopardi, father of the famous poet from Recanati, it\u2019s easy to realize how many letters, sent or received by him, have been published sparsely, or partially, in numerous studies. At the same time, the quantity of critical editions of these correspondences is very meager, compared to the mass of documents preserved in a very large number of collector institutes - scattered throughout Italy and abroad -, or on sale at auction houses, or kept within private collections.\r\nThe feverish epistolary activity that kept Monaldo busy throughout his life is crystallized in a network of correspondents located outside Recanati\u2019s town. His recipients net included such prominent figures as the publisher Stella from Milan, some exponents of the Emilia-Romagna\u2019s classical school, the editors of the legitimist periodical the \"Voce della Verit\u00e0\" of Modena, the editor Giovan Pietro Vieusseux, and a core of Roman intellectuals. This cultural network was also well important for the eldest son Giacomo, who drew on it for his education. In addition to the best-known correspondents on the literary or cultural level, the epistolary is enlivened by many other protagonists belonging to the culture\u2019s world of the time, whose human or intellectual affairs have not had appropriate resonance in history.\r\nThe need for a reconnaissance of the letters of the Count of Recanati stems, therefore, from the conviction that this conglomeration of documents plays an important role in the cultural system of the time and that, through it, it is possible to better understand the communicative dynamics of the cultural sociability of the time, drawing on material that is still largely unpublished or as yet little investigated in the field of leopardian studies.\r\nFor these reasons, for the Ph.D., the choice was made to design a first edition of Monaldo's epistolary, which would unify the documentary evidence within a single place of dialogue and fruition; the large numbers that have been found and organized, conveyed the decision to produce a digital edition of the epistolary, instead of a traditionally printed one. \r\nThis paper reports the genesis, reconnaissance, stages of development, and collected data of the digital project, and is divided into two main sections: the first is devoted to the critical commentary of some peculiarities related to Monaldo\u2019s epistolary; the second, on the other hand, organizes with a series of appendices the documentary material and the main aspects that emerged.\r\n\r\nWithin the first section, a first chapter is aimed at the reconnaissance of some data related to the Monaldo\u2019s epistolary, such as the collector institutes that preserve its documentation and the critical editions that have hosted its texts and commentary; the last section of the chapter, on the other hand, is dedicated to the representation of the digital methodologies adopted in the realization of the project, such as the XML encoding of the texts and the critical visualization of some of the contents of the letters realized with different data visualization tools.\r\nThe second chapter offers a review of Monaldo Leopardi's main epistolary contacts, shedding light on the consistency of the correspondences and the main themes that surface from them. \r\nThe third chapter focuses on the topic that, perhaps, occupies the preponderant part of the thematic economy of the letters: the Leopardi\u2019s library collection. By juxtaposing the Leopardi Library Catalogue with the details offered by the epistolary documentation, in fact, it is possible to reconstruct a part of the movements that involved the complex history of the Leopardi\u2019s library, shedding light on some of the dynamics related to the acquisition and loan of numerous books.\r\nThe second section of the paper takes the form of a paratextual apparatus aimed at providing a more organic structure to the collected material and allowing ","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/317091","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Alle origini del confronto con l'alterit\u00e0. Barbaroi e xenoi nel pensiero greco antico. Una indagine storico filosofica.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"La parte introduttiva di questa ricerca offre un inquadramento generale del razzismo, considerato un fenomeno ancora pervasivo nelle societ\u00e0 contemporanee, e del meccanismo logico che lo sorregge: a fronte di una identit\u00e0 che si pensa pura e assoluta, ogni forma di alterit\u00e0 riceve, per natura, il valore di una differenza trasformata in diseguaglianza.\r\nPreso atto di tali dinamiche, l\u2019indagine intende approfondirne il nucleo concettuale da una inedita prospettiva storico-filosofica: esplorare le origini del confronto con l\u2019alterit\u00e0, assumendo come baricentro identitario il mondo greco antico e come figure dell\u2019estraneo il barbaros e lo xenos. Lungi dal comparare mondi irriducibilmente distanti, quali l\u2019Antico e il Contemporaneo, questa mossa argomentativa risponde all\u2019esigenza di capire se e come la riflessione classica possa offrire modelli ermeneutici utili per orientarsi nella complessit\u00e0 del presente.\r\nAccanto a questa finalit\u00e0 pi\u00f9 ampia, l\u2019indagine persegue anche uno scopo pi\u00f9 specifico: ricostruire la posizione dei filosofi, da Talete ad Aristotele, nei riguardi del barbaro e dello straniero. Da una attenta analisi delle fonti, infatti, si riscontra l\u2019importanza di valorizzare il giudizio di tali pensatori perch\u00e9 si sviluppa secondo una dinamica di raffronto, che talvolta si fa di contrasto, rispetto al loro immaginario collettivo di riferimento, sempre pi\u00f9 colonizzato da una pervicace ideologia.\r\nIl primo capitolo, Prospettive greche sui mondi barbari. Dalla riflessione dei Presocratici a quella di Aristotele, passando per i Sofisti, Ippocrate e Platone, si apre con quei pensatori presocratici, come Talete e la Scuola pitagorica, da cui trapela l\u2019articolato intreccio tra la sapienza orientale e la nascita della filosofia greca; prosegue con Senofane, che \u00e8 il primo filosofo ad impiegare il metodo etnografico con importanti risvolti teorici, e con Eraclito, che \u00e8 il primo ad utilizzare in prosa l\u2019aggettivo barbaros, in una accezione descrittiva e valutativa. La ricerca, poi, si focalizza sul movimento della Sofistica, che si sviluppa in contemporanea alle Guerre Persiane, ovvero a quell\u2019evento storico che segna la metamorfosi ideologica del \u201cbarbaro\u201d in \u201cbarbarie\u201d. All\u2019interno di questo panorama diversificato, spicca Gorgia, che, con abilit\u00e0 retorica, rimodula il significato della categoria del barbaros, pur muovendosi tra le tassonomie greche tradizionali; Ippia e Antifone, invece, riflettendo intorno al nesso dialettico tra physis e nomos, ricollocano la dicotomia Greci-barbari in argomentazioni innovative di carattere umanitarista e cosmopolitico. I Dissoi Logoi, infine, opuscolo anonimo dall\u2019impianto dilemmatico, si snodano intorno ad alcune tesi nella cui movenza concettuale si trovano influssi etnografici erodotei ripensati in chiave filosofica.\r\nL\u2019elaborato, dunque, curva su Ippocrate, in particolare sul trattato Arie Acque Luoghi che, pur riconoscendo una \u201cnatura umana\u201d comune a tutti gli anthropoi, riflette intorno all\u2019influenza dei climi, naturali e culturali, sui corpi e sui temperamenti dei popoli. Destinato a diventare un topos, tale argomento non merita di essere assunto in modo acritico, perch\u00e9 non si risolve in un rigido \u201cdeterminismo ambientale\u201d, ma predilige una sinergia variabile tra la physis e il nomos.\r\nIl capitolo si chiude con Platone e Aristotele. A fronte di alcune divergenze tra i loro sistemi di sapere, il giudizio dei due pensatori intorno ai barbari presenta un impianto concettuale analogo: prescindendo dalle ideologie dominanti nell\u2019orizzonte culturale greco, la posizione di entrambi si snoda intorno a molteplici scenari esplicativi \u2013 \u201cantropologico\u201d, \u201cetico\u201d, \u201cpolitico\u201d e \u201cculturale\u201d per Platone, \u201cbiologico\u201d, \u201cgeografico\u201d, \u201cetico\u201d e \u201cpolitico\u201d per Aristotele \u2013, volti a coniugare, con coerenza teorica, l\u2019universalit\u00e0 della natura umana con le differenze che intercorrono tra i Greci e i barbari","abstract_eng":"The introduction of this research offers a general overview of racism, considered a still pervasive phenomenon in contemporary societies, and of the logical mechanism that supports it: in the face of an identity that is thought to be pure and absolute, every form of otherness receives, by nature, the value of a difference transformed into inequality.\r\nTaking note of these dynamics, the investigation intends to deepen their conceptual core from an innovative historical-philosophical perspective: to explore the origins of the comparison with otherness, assuming the ancient Greek world as the identity pole, and the barbaros and the xenos as the difference pole. Far from comparing distant worlds, such as the Ancient and the Contemporary, this argumentative move aims to understand if and how classical reflection can offer models useful for orienting in the complexity of the present.\r\nAlong with this general aim, the research also pursues a more specific one: to reconstruct the position of philosophers, from Thales to Aristotle, on the barbarian and on the foreigner. Indeed, from an analysis of their texts, the importance of valuing their judgment emerges because it develops in a critical contrast with their collective imaginary of reference, which is strongly ideologized.\r\nThe first chapter, Greek perspectives on the barbarian worlds. From the Pre-Socratics to Aristotle, passing through the Sophists, Hippocrates and Plato, opens with the investigation of those Pre-Socratics, such as Thales and the Pythagoreans, which reveals the complex interweaving between Eastern wisdom and the birth of Greek philosophy; it continues with Xenophanes, who is the first philosopher to use the ethnographic method with important theoretical implications, and with Heraclitus, who is the first to use the adjective barbaros in prose, in a descriptive and evaluative sense. The research then focuses on the movement of Sophistry, which develops simultaneously with the Persian Wars, or rather with that historical event that marks the ideological metamorphosis of the \u201cbarbaric\u201d into \u201cbarbarity\u201d. Within this diversified panorama, Gorgias stands out, and, with rhetorical skill, remodels the category of barbaros, while moving inside the traditional Greek taxonomic; instead, Hippias and Antiphon, reflecting on the dialectic \u201cphysis-nomos\u201d, insert the \u201cGreek-barbarian\u201d dichotomy into innovative arguments of a humanitarian and cosmopolitan nature. Finally, the Dissoi Logoi, an anonymous pamphlet with a dilemmatic layout, figures out arguments influenced by Herodotus ethnographic, but meant in a philosophical sense.\r\nThe survey then focuses on Hippocrates\u2019s Airs Waters Places, a treatise which, while recognizing a \u201chuman nature\u201d common to all anthropoi, reflects on the influence of climates, natural and cultural, on the bodies and souls of peoples. Destined to become a topos, this argument must not be taken on uncritically, because it does not mean a rigid \u201cenvironmental determinism\u201d but establishes a variable synergy between physis and nomos.\r\nThe chapter closes with Plato and Aristotle. Despite some theoretical divergences, their judgment about the barbarians has a similar conceptual approach: regardless of ideologies, their position is structured around multiple explanatory scenarios \u2013 \u201canthropological\u201d, \u201cethical\u201d, \u201cpolitical\u201d and \u201ccultural\u201d for Plato, \u201cbiological\u201d, \u201cgeographical\u201d, \u201cethical\u201d and \u201cpolitical\u201d for Aristotle \u2013 aimed at combining, with theoretical coherence, the universality of human nature with the differences between the Greeks and the barbarians.\r\nIn the second chapter, Relations between foreigners in the Greek world. Plato\u2019s contribution, the research moves within Hellas, to focus on the figure of xenos. However, among philosophers, only Plato tackles, with argumentative breadth, the questions relating to the foreigner, whether passing through or re","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/317073","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Lumen infusum e conoscenza naturale.\r\nLa conoscenza teologica nelle Collationes parisienses 10-12 attribuite a Giovanni Duns Scoto.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Nel 1301, Giovanni Duns Scoto giunge a Parigi, dove elabora le questioni inedite tramandate con il nome di Collationes parisienses. Questa l\u2019ipotesi al vaglio della presente ricerca, centrata sull'approfondimento della conoscenza teologica creaturale, oggetto delle questioni 10-12. \r\nLa prima parte dello studio \u00e8 introdotta da una premessa storico-dottrinale \u2012 che analizza gli articoli della condanna del 1277 riguardanti le possibilit\u00e0 gnoseologiche naturali della creatura \u2012 e dall\u2019analisi dei due pilastri che reggono la riflessione tardo medioevale in tema di gnoseologia, ossia l'illuminazione agostiniana e il metodo sillogistico aristotelico. Il documento censorio, insieme al dibattito universitario e al progresso degli studi, d\u00e0 vita a un concetto di certezza gnoseologica indipendente dalla dimostrazione razionale: sono certe non solo le verit\u00e0 dimostrate da un'argomentazione scientifica, ma anche le proposizioni che si fondano sull'autorit\u00e0 divina. \r\nNel seguito, rispetto a questo tema, vengono delineati gli opposti modelli teorici elaborati da Enrico di Gand e Giovanni Duns Scoto.\r\nIl primo differenzia, per la creatura in via, il sapere dei semplici fedeli \u2012 illuminato dalla fede e basato sulla comprensione naturale e generale dei termini e degli asserti teologici, che conduce a un assenso volontario \u2012 e la scienza dei teologi \u2012 garantita dal lumen medium, che dischiude il concetto quidditativo degli estremi degli enunciati teologici, generando un sapere evidente e un assenso intellettuale. \r\nIn un primo momento Scoto critica questa linea teorica; infatti, elaborando la teoria delle proposizioni neutre, egli sostiene che senza una comprensione quidditativa dei termini costituenti un enunciato necessario, manca la condizione sufficiente per la conoscenza dell'asserto e per il suo assenso intellettuale; di conseguenza, l'assenso ai contenuti teologici in via (proposizioni neutre per l'intelletto umano) resta volontario. \r\nNel suo pensiero pi\u00f9 maturo, Scoto sembra cambiare direzione: sebbene nel Prologo della Reportatio egli resti critico del lume medio di Enrico, ammette una conoscenza astrattiva e quidditativa dei contenuti teologici in via, che dischiude al viator un assenso intellettuale. Questo cambio di rotta \u00e8 fondamentale nell'analisi della Collatio 10. \r\nNella collatio 10 (utrum intellectus, circumscripto omni actu voluntatis, posset assentire omni per se scibili), la posizione quod non nega l'assenso intellettuale ai contenuti di fede in via, mentre quella quod sic ammette la conoscenza evidente delle proposizioni teologiche e il loro assenso intellettuale, anche in presenza di un'apprensione solo generale degli estremi. La prima opinione concorda con l'idea attribuita a Scoto: sia negli scritti elaborati in ambito oxoniense, sia nelle questioni inedite, il viator conosce sillogisticamente\u00ac solo gli oggetti naturali (dalla comprensione quidditativa dell\u2019oggetto, si ottiene l\u2019apprensione quidditativa del termine che lo istanzia, da cui deriva la conoscenza evidente del complexum e il suo assenso intellettuale); invece, i contenuti soprannaturali \u2013 come le verit\u00e0 di fede \u2013, a causa della notizia solo generale dei loro estremi, non ammettono l'assenso necessario \u2013 garantito dall\u2019intelletto senza il concorso della volont\u00e0 \u2013, ma solo uno volontario. \r\nRispetto alle tesi quod sic, ci\u00f2 che appare sorprendente \u00e8 la corrispondenza letterale rintracciata tra la colla\u00actio e gli argomenti che Scoto utilizza nell'Ordinatio e nella Reportatio, esponendo la posizione dei suoi oppositori: nell'Ordinatio, il Sottile ascrive l'orientamento razionalista alla fazione dei filosofi (all'interno della famosa controversia con i teologi); nel \u00a7 5 della collatio 10, la stessa opinione si avvicina \u2013 seppur implicitamente \u2013 all'idea di Enrico; solo nella Reportatio, tale idea \u00e8 espressamente accostata all'opinione del Gandavense. Si ipotizza che in questo cambiamento dottrinale, la collatio 10","abstract_eng":"In 1301, John Duns Scotus arrived in Paris, where he elaborated the unpublished questions handed down as Collationes parisienses.This is the hypothesis under examination of the present research, centered on the theological creatural knowledge, the subject of questions 10-12. \r\nThe first part of the study is introduced by a historical premise, that analyzes the articles of the condemnation of 1277 concerning the natural gnoseological possibilities of the creature and the analysis of the two pillars that support the late medieval reflection on the subject of gnoseology, ie the Augustinian illumination and the Aristotelian syllogistic method. The document, together with the university debate and the progress of studies, gives rise to a concept of certainty independent of the rational demonstration: are certain not only the truths demonstrated by a scientific argument, but also the propositions that are based on divine authority. \r\nIn the following, with respect to this theme, the opposing theoretical models elaborated by Henry of Ghent and John Duns Scotus are outlined.\r\nThe first differentiates, for the creature in via, the knowledge of the simple faithful \u2013 illuminated by faith and based on the natural and general understanding of terms and theological assertions, which leads to a voluntary assent \u2013 and the science of theologians \u2013 guaranteed by the medium lumen, which opens the quidditative concept of the extremes of the theological statements, generating an evident knowledge and an intellectual assent.\r\nAt first, Scotus criticizes this theoretical line; in fact, elaborating the theory of neutral propositions, he argues that without a quidditative understanding of the terms constituting a necessary statement, the sufficient condition for the knowledge of the assertion and for its intellectual assent is lacking; Consequently, the assent to theological contents in via (neutral propositions for the human intellect) remains voluntary.\r\nIn his more mature thought, Scotus seems to change direction: although in the Prologue of the Reportatio he remains critical of the lumen medium of Henry, admits an abstractive and quidditative knowledge of the theological contents, which opens to the viator an intellectual assent. This change of course is crucial in the analysis of Collatio 10.\r\nIn collatio 10 (utrum intellectus, circumscripto omni actu voluntatis, posset assent omni per se scibili), the quod non position denies the intellectual assent to the contents of faith in via, while the quod sic admits the evident knowledge of the theological propositions and their intellectual assent, even in the presence of only a general apprehension of the extremes. The first opinion agrees with the idea attributed to Scotus: both in the Oxonian writings, and in the unpublished questions, the\u00ac viator knows scientifically through syllogism only natural objects (from the quidditative understanding of the object, we get the quidditative apprehension of the term that instantiates it, from which derives the evident knowledge of the complexum and its intellectual assent); instead, the supernatural contents - as the truths of faith -, because of the general knowledge of their extremes, do not admit the necessary assent - guaranteed by the intellect without the help of the will -, but only a volunteer. \r\nWith respect to the quod sic theses,\u00ac what seems surprising is the literal correspondence traced between the collatio and the arguments that Scotus uses in the Ordinatio and in the Reportatio, exposing the position of his opponents: in the Ordinatio, Scotus ascribes the rationalist orientation to the faction of philosophers (within the famous controversy with theologians); in \u00a7 5 of collatio 10, the same opinion approaches - albeit implicitly - the idea of Henry; only in the Reportatio, such idea is expressly referred to the opinion of Enrico. It is hypothesized that in this doctrinal change, collatio 10 constit","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/317010","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Archivio digitale. Filosofia del potenziamento culturale","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Il presente lavoro \u00e8 il frutto di una elaborazione filosofica e archivistica intorno al tema dell\u2019archivio digitale. Nozione complessa, l\u2019archivio digitale si manifesta come processo di formazione e di gestione dei documenti, esposto alla congenita modificazione per deposito e selezione, intimamente connesso alle possibilit\u00e0 tecniche e tecnologiche dell\u2019informatica e del digitale, stabilmente teso fra la sua costruzione intellettuale e l\u2019esercizio irrinunciabile della sua responsabilit\u00e0 etica, culturale e sociale.\r\nNella prospettiva che qui presentiamo, l\u2019archivio digitale rappresenta dunque una continua attivit\u00e0 di mediazione che \u00e8 contemporaneamente scelta di cosa conoscere, modo di formare e impegno a formare nella costruzione di una memoria che non sia solo digitalmente conservata ma anche e soprattutto conoscenza umanamente restituita.\r\nL\u2019articolazione del lavoro tiene conto di questa impostazione. I capitoli che compongono l\u2019elaborato rappresentano rispettivamente l\u2019archivio, l\u2019archivio digitale e il digitale.\r\nIl primo capitolo si concentra sul percorso del documento fino alla costituzione dell\u2019archivio. Chiedersi in prima istanza che cos\u2019\u00e8 un documento significa infatti inaugurare il cammino verso una riflessione intorno al sapere e alla conoscenza, al modo attraverso cui questi sono prodotti, per scoprire infine quale sia il versante etico dell\u2019archivio e restituire la dimensione del documento come elemento di congiunzione fondativa fra soggetto e societ\u00e0. Tenendo insieme riflessione archivistica e sguardo filosofico (con una attenzione specifica al pensiero filosofico contemporaneo) il capitolo prende in esame alcuni momenti del percorso dal documento all\u2019archivio, ponendo attenzione alle fasi di produzione, registrazione, gestione e conservazione dei documenti e analizzandole rispettivamente attraverso il pensiero di Derrida, Heidegger, Ricoeur e Foucault. Tale percorso riflette la meta etica che rintracciamo all\u2019interno della nozione di archivio: esso si pone quale custode della conoscenza come bene comune.\r\nSullo sfondo dell\u2019intero capitolo insiste il tema della memoria, che nella nostra prospettiva rappresenta non solo il contenuto dell\u2019archivio, ma la sua ragion d\u2019essere. In quest\u2019ottica, la memoria pu\u00f2 essere svincolata da una posizione passiva, che la relega a oggetto dell\u2019archivio, per acquisire invece un ruolo attivo, di formazione e in-formazione dell\u2019archivio. La memoria rappresenta quindi quel nucleo teoretico in grado di restituire anche uno snodo pratico teso a motivare il passaggio da un soggetto a pi\u00f9 soggetti di memoria, e dunque ad un rimescolamento costante di memoria personale e memoria collettiva. \r\nIn questo quadro, l\u2019archivio si presenta infine come la scelta del cosa vogliamo conoscere: la memoria \u2013 che da personale si fa collettiva \u2013 \u00e8 l\u2019oggetto (il cosa) della conoscenza come bene comune la quale afferma la dimensione etica e sociale dell\u2019archivio.\r\nIl secondo capitolo si concentra invece sul tema dell\u2019archivio digitale. Qui mostriamo la relazione di continuit\u00e0 fra i temi strettamente archivistici evidenziati nel corso del primo capitolo, e la nuova dimensione digitale, caratterizzata da simultaneit\u00e0, ubiquit\u00e0, distribuzione frantumata e parallela.\r\nAttraverso le nozioni di interazione, integrazione, virtualizzazione, cancellazione, che restituiscono il carattere dinamico della dimensione digitale, prendiamo in esame la definizione di documento informatico. Esso si presenta anzitutto come sequenza di bit, insieme di dati e metadati, la cui produzione e la cui consultabilit\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 legata, per la nuova natura digitale, alla funzione, alla funzionalit\u00e0 e alla funzionalizzazione. In questo quadro, guarderemo al documento archivistico come a qualcosa che \u201csi fa altro\u201d nel contesto delle interazioni digitali, ponendo le basi, con Ferraris, per riconoscere il documento come oggetto sociale, ov","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/316770","web":"","lingue":""},{"titolo":"FEDERICA PIANGERELLI\r\n\r\nAlle origini del confronto con l\u2019alterit\u00e0\r\nBarbaroi e xenoi nel pensiero greco antico\r\nUna indagine storico-filosofica","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"Given the new forms of racism rampant in societies\r\ncontemporary societies, the research intends to study the topic from a novel\r\nhistorical-philosophical perspective. Indeed, the thesis explores the origins of the\r\nconfrontation with otherness, taking as its identity center of gravity the\r\nancient Greek world and as figures of the outsider the barbaros, i.e. the\r\n\"non-Greek stranger,\" and the xenos, i.e., the \"Greek stranger.\" Far\r\nfrom comparing irreducibly distant worlds, such as the Ancient and the\r\nContemporary, this argumentative move responds to the need\r\nto understand whether and how classical reflection can offer models\r\nhermeneutics useful for navigating the complexity of the present.\r\nAlongside this broader purpose, the inquiry also pursues a\r\nmore specific purpose: to reconstruct, especially but not only, the position\r\nof philosophers, from Thales to Aristotle, in regard to barbaros and the\r\nxenos. This, in fact, deserves to be emphasized because it follows a\r\ndynamic of comparison, sometimes contrasting, with\r\nthe Greek cultural imaginary, increasingly colonized by a\r\nstubborn ideology. At a glance from above at the three chapters into which the paper is divided (1.\r\nGreek Perspectives on the Barbarian Worlds. From the reflections of the\r\nPresocratics to that of Aristotle, via the Sophists, Hippocrates and\r\nPlato; 2. Foreign relations in the Greek world. The contribution of\r\nPlato; 3. The practices of hospitality and paths of welcome beyond the\r\nphilosophy), as well as on the final appendix (The Athenian civic myth\r\nof autochthony. Some critical reflections) at least two junctures stand out.\r\nconceptual underpinnings. On the one hand, the \"critical posture\" stands out, that is, the\r\ndeep attention that various thinkers pay to the analysis of the\r\narticulated constitutive logics of the encounter with those differences that\r\npose a radical question at the heart of Greek identity.\r\nOn the other, there emerges the \"problematizing attitude,\" that is, the\r\nstructure of thought common to all authors, which invites one to go\r\nbeyond the surface of events to be provoked by the infinite\r\nrichness of being and to choose the \"shortest\" path only when it is the\r\n\r\nreality itself to demand it.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/315893","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"STRATEGIE INNOVATIVE PER LA VALUTAZIONE DI ABUSO ALCOLICO A SCOPO FORENSE","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"L'abuso di alcol \u00e8 un problema comune nella societ\u00e0; tuttavia, le capacit\u00e0 tecniche di valutare il consumo individuale di alcool, utilizzando biomarcatori oggettivi, sono attualmente piuttosto limitate a causa della scarsa sensibilit\u00e0 e specificit\u00e0 dei marcatori effettivamente utilizzati. \r\nQuesto studio ha lo scopo di valutare l\u2019abuso di alcool mediante la comparazione dei marcatori tradizionali con quelli di pi\u00f9 recente introduzione, in soggetti che si sono sottoposti ad accertamenti per il rinnovo o la revisione della patente di guida. Tra i marcatori tradizionali di un consumo eccessivo di alcool troviamo la transferrina carboidrato carente (CDT). La determinazione di un metabolita non ossidativo dell'etanolo, l\u2019Etilglucuronide (EtG) nei capelli, \u00e8 stato invece proposto come nuovo marcatore con qualit\u00e0 superiori.\r\nSono stati testati 133 soggetti per valutarne l\u2019abuso alcolico, mediante l\u2019analisi dell\u2019EtG su matrice pilifera e della CDT su campioni di siero. Rispettivamente 1 (0,75%) e 29 (21,80%) soggetti sono risultati positivi alla CDT e all\u2019 EtG. In particolare, solo un soggetto (0,75%) \u00e8 risultato positivo a entrambi i test, uno (0,75%) solo alla CDT, mentre 28 (21,05%) solo all\u2019EtG.  Entrambi i marcatori erano in accordo nel 79% dei casi, con 104 risultati negativi e uno positivo.\r\nEsiste una grande variabilit\u00e0 tra CDT ed EtG nel rilevare il consumo cronico di alcool. Considerando le grandi variazioni tra i risultati ottenuti dalla determinazione della CDT nel siero e dell\u2019EtG nei capelli, a causa della loro diversa cinetica, l'uso singolo della CDT \u00e8 sconsigliato, mentre si suggerisce l\u2019uso combinato di entrambi i parametri, aumentando fortemente l'accuratezza della diagnosi mediante la conferma reciproca e l'identificazione di risultati falsi positivi o falsi negativi dovuti a variazioni biologiche.","abstract_eng":"Alcohol abuse is a common problem in society; however, the technical capabilities of evaluating individual alcohol consumption using objective biomarkers are rather limited at present because of the low sensibility and sensitivity of the markers actually used. \r\nThis study aimed to evaluate chronic alcohol misuse by comparing older and newer biomarkers in subjects which underwent driving license review or renewal examination. Traditional biomarkers for heavy alcohol use include serum carbohydrate-deficient transferrin (CDT). Measurement of the nonoxidative ethanol metabolite, ethyl glucuronide (EtG) in hair has been proposed as a new marker with superior qualities. One hundred thirty-three subjects were tested for chronic alcohol abuse, by detecting EtG in hair samples and CDT in serum samples.\r\nRespectively, 1 (0.75%) and 29 (21.80%) subjects were positive to CDT and EtG. In particular, only one (0.75%) subject was positive to both tests, only one (0.75%) to CDT, while 28 (21.05%) only to EtG.  Both markers were in agreement in 79% of the cases with 104 negative and 1 positive results.\r\nLarge variability exists between CDT and EtG in detecting chronic alcohol consumption. Considering the large variations between CDT and EtG results in alcohol diagnosis, due to their different kinetics, the single use of CDT is not recommended, whereas the combined use of both parameters strongly increases the accuracy of the diagnosis by mutual confirmation and identification of false positive or false negative results, due to biological variations.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/314610","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Studio di matrici alternative nell\u2019analisi tossicologica forense","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"La tossicologia forense \u00e8 una disciplina nata nell\u2019ambito della medicina legale per la necessit\u00e0 di indagine su materiale cadaverico per la ricerca dei veleni. Attualmente ha ampliato molto il suo campo di interesse e si \u00e8 affermata sempre di pi\u00f9. Si pu\u00f2 quindi ritenere che il compito specifico della tossicologia forense sia quello di studiare il rapporto tra uomo e agente tossico attraverso l\u2019identificazione delle sostanze tossiche in qualsiasi substrato, biologico o meno, in riferimento a fattispecie giuridiche. \r\nLa ricerca pu\u00f2 essere svolta su matrici biologiche differenti a seconda della finalit\u00e0 ultima dell\u2019analisi. In caso di estrema putrefazione o carbonizzazione dei resti, quando tessuti molli e fluidi corporei non sono disponibili, possono essere utili capelli, ossa, denti e unghie definiti anche come matrici alternative o non convenzionali. Queste matrici sono le pi\u00f9 resistenti alla decomposizione. Esse possono rappresentare una fonte di dati di confronto addizionale, possono fornire informazioni temporali retroattive, e la loro conservazione non necessita di particolari accorgimenti. Le unghie in particolar modo hanno un\u2019origine cellulare comune a quella dei capelli, ma presentano specifiche differenze se analizzate allo stato maturo. \r\nPer poter sfruttare le nuove matrici alla ricerca di sostanze esogene \u00e8 necessario sviluppare tecnologie analitiche in grado di ottenere alti livelli di sensibilit\u00e0. In questo lavoro di tesi sono 5 state ricercate alcune sostanze stupefacenti (basiche) tramite l\u2019analisi in HPLC, una tecnica cromatografica altamente sensibile che sta prendendo piede negli ultimi anni, che richiede un minor pretrattamento del campione grazie alle sue caratteristiche. \r\nBasandomi anche su altri precedenti lavori su matrici pilifere ho voluto aggiungere al metodo di estrazione per sostanze basiche in HPLC una seconda estrazione specifica per le sostanze acide, come i cannabinoidi che sono stati poi analizzati in gas cromatografia. Il metodo estrattivo utilizzato sui campioni prelevati da materiale cadaverico e da vivente si \u00e8 rivelato efficace ed efficiente, in quanto tutte le sostanze ricercate sono state individuate e quantificate. Il metodo di accumulo delle sostanze all\u2019interno della matrice ungueale non \u00e8 ancora ben compreso, e ulteriori approfondimenti nel prossimo futuro vanno intrapresi per far luce sulle zone d\u2019ombra ancora presenti in questo ambito.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/314550","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La tutela processuale penale del whistleblower","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Il whistleblowing, quale strumento di contrasto all\u2019illegalit\u00e0, \u00e8 stato introdotto all\u2019interno dell\u2019ordinamento italiano solo in epoca recente e, soltanto da pochi anni, ha sub\u00ecto un\u2019importante riforma che ne ha esteso la disciplina normativa (inizialmente limitata al solo impiego presso le pubbliche amministrazioni) anche ai rapporti di lavoro di natura privatistica.\r\nTale istituto, nel solco della propria natura trasversale e multidisciplinare, interessa anche la scienza processual-penalistica e pone alcuni dubbi interpretativi con riferimento alla tematica della tutela che, all\u2019interno del rito penale, possa essere offerta al whistleblower, ossia alla persona che ha segnalato l\u2019altrui illecito di cui ha avuto conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro.\r\nEbbene, sulla scorta della premessa anzidetta si \u00e8 preso in considerazione, in primo luogo, il dettato della l. 6 novembre 2012, n. 190 (nota anche come \u201cl. Severino\u201d), avendo contezza delle innovazioni da essa apportate al d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 mediante l\u2019innesto dell\u2019art. 54 bis, ponendo dunque l\u2019attenzione sulla tutela dei dipendenti che segnalino illeciti alle autorit\u00e0 di vertice nell\u2019amministrazione nella quale lavorino.\r\nIn secondo luogo, \u00e8 stato poi esaminato il dettato normativo della l. 30 novembre 2017, n. 179, novella che ha significativamente inciso \u2013 nell\u2019ordinamento italiano \u2013 con riferimento all\u2019ambito del whistleblowing, giacch\u00e9 essa ha interamente riformato tale istituto non solamente con riferimento al settore della pubblica amministrazione, bens\u00ec anche con riguardo alla segnalazione di illecito nell\u2019alveo dei rapporti di lavoro di natura privatistica.\r\nLo studio di tali fonti \u00e8 stato peraltro accompagnato anche dalla disamina di alcuni aspetti del d.lgs. 08 giugno 2001 n. 231 (ossia della norma in materia di responsabilit\u00e0 amministrativa delle societ\u00e0 e degli enti), in ragione della loro tangenza con le anzidette normative sul tema delle segnalazioni del lavoratore.\r\nNello specifico, \u00e8 stata prestata particolare attenzione al dettato del comma 2 bis dell\u2019art. 6 di tale decreto, e alle innovazioni da esso introdotte in tema di canali di segnalazione ai fini della disciplina sul whistleblowing.\r\nQueste riflessioni sono state associate anche al vaglio del diritto europeo: non si \u00e8 tralasciato, pertanto, il contenuto della Direttiva (UE) 2019\/1937, adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell\u2019Unione europea il 23 ottobre 2019 e riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell\u2019Unione, anche in virt\u00f9 della recentissima entrata in vigore della l. 4 agosto 2022, n. 127 (ossia, la \u201clegge di delegazione europea 2021\u201d).\r\nTale analisi prodromica delle fonti rilevanti in materia ha rappresentato la necessaria fondazione con cui \u00e8 stato successivamente intrapreso l\u2019approfondimento della parte nevralgica di questa ricerca, ossia l\u2019impatto che il whistleblowing produce all\u2019interno del processo penale italiano.\r\nErgo, ci si \u00e8 anzitutto interrogati circa i profili processual-penalistici dell\u2019istituto de quo all\u2019interno della fase delle indagini preliminari, considerando dapprima la natura processuale della segnalazione del whistleblower (non solo in relazione alla sua funzione quale notitia criminis, bens\u00ec trattando anche del suo rapporto con le denunce anonime e con le informazioni rilasciate all\u2019autorit\u00e0 inquirente) e, successivamente, riflettendo sugli aspetti peculiari inerenti alla tutela dell\u2019identit\u00e0 del segnalante durante questo segmento del procedimento penale.\r\nCon riguardo a tale ultimo aspetto si \u00e8 affrontato \u2013 dopo lo svolgimento di una rapida ricognizione normativa \u2013 il tema dell\u2019applicabilit\u00e0 dell\u2019obbligo di segreto alla segnalazione del whistleblower con riferimento all\u2019ipotesi della denuncia e dell\u2019assunzione a sommarie informazioni, ponendo a confronto gli aspetti generali della disciplina codicistica","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/308390","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Make it happen.\r\nL\u2019approccio Maker per ripensare l\u2019educazione nell\u2019era post-digitale","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"I sistemi educativi si trovano oggi a dialogare con gli elementi di complessit\u00e0 derivanti dalle rapide trasformazioni della societ\u00e0 contemporanea. L\u2019occupabilit\u00e0 e le competenze professionali sono notevolmente evolute dall\u2019inizio del XXI secolo, con un\u2019enfasi sulla creativit\u00e0, il design e i processi ingegneristici. Il post-digitale si \u00e8 immerso nel processo pedagogico, rompendo i confini dell\u2019insegnamento e dell\u2019apprendimento formale e informale e configurandosi come una delle grandi sfide del panorama educativo attuale. Tale scenario impone un ripensamento dei percorsi di insegnamento e apprendimento, privilegiando da un lato una progettazione flessibile e dall\u2019altro una didattica per competenze, orientata a compiti situati, aperti e autentici, che integri efficacemente le tecnologie andando a colmare la distanza tra vita reale e proposte didattiche tradizionali. La natura aperta, collaborativa e sperimentale dei compiti si configura come elemento caratterizzante della Maker Education, in cui i discenti, nella veste di makers, costruiscono in modo attivo ed esperienziale le proprie conoscenze attraverso attivit\u00e0 pratiche che combinano le abilit\u00e0 manuali con l\u2019esercizio di competenze digitali. Tale approccio educativo viene infatti considerato come un\u2019estensione tecnologica dell\u2019attivismo, in grado di veicolare lo sviluppo delle competenze STEAM e del XXI secolo, implementando i principi dell\u2019apprendimento project-based e hands-on e promuovendo un processo di progettazione partecipata fortemente \u201cenattivo\u201d.\r\nIl presente testo mira a delineare un background teorico relativo alla Maker Culture e agli scenari emergenti nell\u2019ambito della tecnologia per l\u2019educazione, per illustrare poi un piano di sperimentazione messo a punto a partire da tali esigenze e basi teoriche. Il progetto pilota, svoltosi nell\u2019ambito del dottorato di ricerca tra il gennaio del 2021 e l\u2019aprile del 2022, si configura come una proposta di integrazione delle attivit\u00e0 making nella didattica curricolare della scuola primaria e secondaria di primo grado al fine di rilevarne l\u2019impatto su attitude verso le STEM e le abilit\u00e0 del XXI secolo degli studenti (Q1) e su autoefficacia scolastica percepita (Q2). Esso \u00e8 stato in gran parte sviluppato durante il periodo di emergenza sanitaria Covid-19 e risulta suddiviso in due parti, coinvolgendo 53 studenti e cinque insegnanti in un percorso verticale orientato a pratiche laboratoriali e collaborative secondo un approccio multidisciplinare e longitudinale. A tal fine, abbiamo proposto sfide autentiche legate ai temi dell\u2019Agenda 2030, volte a richiamare i contenuti curricolari e i contesti di vita degli alunni e a stimolare lo sviluppo delle competenze. Abbiamo inoltre scelto di adottare la Design-Based Implementation Research come principale metodologia di riferimento e di privilegiare una forma di valutazione as learning, rendendo gli studenti partecipi del processo valutativo. La valutazione del progetto \u00e8 stata perseguita mediante l\u2019utilizzo di strumenti quantitativi e qualitativi. Abbiamo infatti selezionato due questionari validati volti ad indagare le variabili sopra citate, da somministrare ad inizio e conclusione delle due fasi di progetto. Nel corso di ogni incontro, gli studenti hanno inoltre compilato dei diari di bordo con autovalutazioni e sulla base di questi ultimi \u00e8 stata co-progettata con i docenti una rubric valutativa. Infine, al termine della prima parte, i docenti sono stati coinvolti in un focus group. \r\nIl progetto ci ha consentito di impattare sulle life skills degli studenti, sollecitando le tre aree interconnesse di competenza delineate nell\u2019European Framework \u201cLifeComp\u201d del 2020 e quelle descritte dal World Economic Forum nel 2015. Nei vari confronti pre-post, le abilit\u00e0 del XXI secolo hanno ottenuto i punteggi pi\u00f9 elevati rispetto alle aree STEM indagate dal Q1. Se nei pre-post delle due parti not","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/307234","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"EDUCARE NELLA SCUOLA PRIMARIA\r\nLa dimensione artistico-espressiva e il recupero del significato educativo della performance","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Il concetto di \u201cperformativit\u00e0\u201d \u00e8 oggetto peculiare di indagine da almeno sessant\u2019anni ed \u00e8 stato osservato da punti di vista afferenti a molteplici ambiti di ricerca: linguistico, filosofico, etno-antropologico, sociologico, psicologico e pedagogico, sino a quello delle scienze politiche ed economiche. Nella cronologia delle ricerche sulla performativit\u00e0, che dalla fine degli anni \u201950 del Novecento ad oggi ha suscitato l\u2019interesse di eminenti pensatori e di buona parte del mondo accademico \u2013 in particolare di quello statunitense e anglosassone \u2013 \u00e8 possibile individuare un fil rouge che interconnette i diversi campi di indagine e li pone in dialogo sul \u201cproblema performativo\u201d, dando alla tematica una connotazione interdisciplinare sia formativa, che culturale e territoriale. Muovendo da tali premesse, la trattazione della presente tesi intende, innanzitutto, recuperare il significato educativo, culturale e comunicativo della performance; in secondo luogo, attualizzare il \u201cproblema performativo\u201d all\u2019interno delle attivit\u00e0 educative e didattiche curricolari della scuola primaria; non ultimo, concentrarsi su alcune possibili declinazioni dell\u2019espressione artistica quale strumento per l\u2019elaborazione di percorsi pedagogici che consentano di \u201ctransitare\u201d da una concezione performante ed eterodiretta dell\u2019agire personale a una concezione tras-formativa, e dunque, pedagogicamente orientata, dell\u2019agire medesimo, in direzione della persona umana, della sua valorizzazione e del suo sviluppo armonico nella societ\u00e0 complessa.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/307231","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"SOCIAL INNOVATION AS A DRIVER FOR SUSTAINABLE AND INCLUSIVE RURAL TOURISM: EVIDENCE FROM MARCHE REGION","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Questa tesi contribuisce a creare conoscenza sul ruolo dell\u2019imprenditoria sociale per l\u2019innovazione sociale nelle aree rurali, attraverso lo sviluppo di attivit\u00e0 turistiche inclusive. La ricerca \u00e8 motivata dalle politiche di sviluppo rurale che integrano in maniera sempre pi\u00f9 sistematica strategie di inclusione sociale e lavorativa. Le pi\u00f9 recenti individuano nell\u2019imprenditoria sociale una risorsa per l\u2019inclusione delle categorie pi\u00f9 fragili, attraverso la definizione di attivit\u00e0 turistiche e di valorizzazione del territorio, a supporto della diversificazione dei servizi offerti nelle aree marginali. \r\nIl fondamento teorico di questa tesi risiede nei concetti di innovazione sociale e turismo inclusivo: il primo inteso come la reazione a sfide sociali, che stimola la capacit\u00e0 di agire del singolo e contribuisce a creare o rafforzare relazioni tra diversi attori, al fine di implementare soluzioni innovative. Il secondo, che incorpora pi\u00f9 ampiamente i concetti di turismo accessibile e sociale, \u00e8 riferito all\u2019insieme di pratiche inclusive create per e con la comunit\u00e0, includendo persone e luoghi tradizionalmente esclusi dall\u2019attivit\u00e0 turistica. \r\nDa un\u2019analisi iniziale della letteratura sulle due tematiche sono emerse delle lacune conoscitive di carattere empirico, ontologico e metodologico. Nello specifico, esiste una scarsa conoscenza delle dinamiche che coinvolgono l\u2019imprenditoria sociale nella definizione di attivit\u00e0 ricreative inclusive, nonch\u00e9 del ruolo delle nuove tecnologie nel supportare tali attivit\u00e0, valorizzando l\u2019autenticit\u00e0 dell\u2019esperienza turistica per il visitatore. In secondo luogo, considerando l\u2019innovazione sociale come processo in continua evoluzione, nasce il bisogno di comprendere il tipo e l\u2019intensit\u00e0 dei cambiamenti sull\u2019intero ecosistema coinvolto. In ultimo, la letteratura evidenzia la necessit\u00e0 di nuove metodologie collaborative orientate all\u2019innovazione inclusiva, che coinvolgano una molteplicit\u00e0 di attori di diversa natura ma che, al contempo, siano capaci gestirne le possibili tensioni che possono emergere nella valutazione di soluzioni inclusive.\r\nIl presente lavoro di tesi ha cercato di contribuire a colmare queste lacune, andando ad esplorare l\u2019aspetto relazionale dell\u2019innovazione sociale e ha proposto la seguente domanda di ricerca: in che modo il networking (fisicamente o virtualmente) pu\u00f2 supportare le aziende sociali nella definizione di pratiche socialmente innovative per un turismo inclusivo nelle aree rurali? Alcune sotto-domande di ricerca hanno facilitato tale obiettivo: \r\n1.\tCome creare un approccio collaborativo orientato all\u2019inclusione per il turismo nelle aree rurali?\r\n2.\tQuali effetti pu\u00f2 avere la propensione alla collaborazione delle imprese sociali sull\u2019inclusione socio-lavorativa delle categorie marginali nelle aree rurali?\r\n3.\tIn che modo la tecnologia e i nuovi social network possono virtualmente supportare le imprese sociali nella sfera della ricettivit\u00e0, nel creare o mantenere relazioni genuine con i visitatori attraverso esperienze autentiche con la comunit\u00e0 locale?\r\nSebbene le innovazioni sociali siano dei processi che partono dal basso, la loro realizzazione dipender\u00e0 dal supporto ricevuto e dal tipo di relazioni che si instaurano tra gli attori dell\u2019ecosistema locale. All\u2019universit\u00e0, in quanto ente che co-crea conoscenza per la sostenibilit\u00e0, \u00e8 sempre pi\u00f9 richiesto di incoraggiare e facilitare processi di innovazione sociale, spingendo i ricercatori ad adottare ruoli e metodologie che generino coinvolgimento, partecipazione e collaborazione. Pertanto, la presente ricerca applica il metodo della ricerca azione partecipata (RAP) particolarmente favorevole per uno studio qualitativo dell\u2019innovazione sociale, in quanto permette di creare uno spazio collaborativo che contribuisca all\u2019 empowerment della comunit\u00e0 coinvolta verso la definizione di soluzioni efficaci e socialmente uti","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/307233","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"VIRTUAL LEARNING ENVIROMENT PER PERSONE CON DISABILIT\u00c0 COMPLESSE","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Il percorso di dottorato di ricerca EUREKA (2019-2022), che verr\u00e0 presentato in questo lavoro, \u00e8 stato realizzato grazie alla partnership tra l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Macerata, la Regione Marche e la Comunit\u00e0 di Capodarco di Fermo. Lo scenario della Pedagogia Speciale rappresenta l'ambito disciplinare di riferimento entro il quale ha preso forma la ricerca, che ha avuto ad oggetto l\u2019approfondimento di tematiche connesse alla realizzazione di progetti di vita per persone con disabilit\u00e0 complesse.\r\nNello specifico, in seguito ad approfondimenti concernerti l\u2019assetto epistemologico della Qualit\u00e0 della Vita, nella prima parte della presente trattazione l\u2019attenzione sar\u00e0 diretta verso le motivazioni fondanti la garanzia al diritto di esercizio di influenza dei propri ambienti di vita, attraverso canali comunicativi efficaci per persone con disabilit\u00e0 complesse. Il focus volge, dunque, nella delineazione della pratica educativa della Comunicazione Aumentativa e Alternativa permettendo di apprezzarne le connotazioni teoriche e gli ancoraggi scientifici di riferimento negli interventi con persone con disabilit\u00e0 complesse.\r\nLa seconda parte della trattazione entrer\u00e0 nel cuore di una proposta attuativa di progettazione integrata, grazie alla presentazione del progetto \u201cVirtual Learning Environment per persone con disabilit\u00e0 complesse\u201d. In considerazione della ricostruzione del percorso di ricerca, condotto nel triennio 2019-2022, presso la sede centrale della Comunit\u00e0 di Capodarco di Fermo, saranno approfonditi gli step progettuali che hanno condotto alla stesura di due protocolli progettuali. Il primo integra strumenti di osservazione per l\u2019assessment iniziale, il monitoraggio e la verifica, il secondo propone un assetto progettuale per la stesura dei piani educativi individualizzati.\r\nLo studio effettuato nel corso del trienno permette di apprezzare sviluppi progettuali e traiettorie educative significative per i servizi alla persona e i professionisti che hanno partecipato al progetto di ricerca.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/307230","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LA DIGITALIZZAZIONE DELLE SOCIET\u00c0 OLTRE LA DIR.(UE) 2019\/1151: ANALISI DELLE IMPLICAZIONI GIURIDICHE DEL FENOMENO BLOCKCHAIN.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Il presente elaborato si propone di affrontare il vasto tema della digitalizzazione nel diritto societario. L\u2019analisi inizia con la disamina della portata della recente Direttiva (UE) 2019\/1151 (\u201cDirettiva CorpTech\u201d), con cui il legislatore europeo ha inteso, tra l\u2019altro, agevolare la costituzione online delle societ\u00e0, la registrazione online delle succursali e la presentazione online di documenti e informazioni societarie. Preso atto che l\u2019impatto effettivo della direttiva in termini di digitalizzazione del diritto societario \u00e8 piuttosto modesto, la trattazione prosegue con lo studio del concetto di digitalizzazione e delle sue diverse manifestazioni. Viene quindi fornita una tassonomia in ragione del loro specifico modus operandi e si evidenziano le problematicit\u00e0 e le grandi incognite poste dagli strumenti di IA. L\u2019indagine prosegue prendendo in considerazione il variegato genus delle Distributed Ledger Technology (DLT) e si concentra in particolare sul fenomeno blockchain. I recenti progressi della tecnica hanno infatti plasticamente dimostrato l\u2019enorme duttilit\u00e0 delle DLT, le cui potenzialit\u00e0 trascendono la semplice registrazione di transazioni e lo scambio di criptovalute. Viene offerto un approfondito esame delle componenti informatiche e del funzionamento della tecnologia blockchain, con particolare riguardo ai principali meccanismi di consenso crittografico e alla fondamentale distinzione tra blockchain permissioned e blockchain permissionless. Questa ricostruzione tecnica permette di comprendere che, al netto delle grandi potenzialit\u00e0, la blockchain non possa essere considerata come una sorta di panacea dei mali e delle disfunzioni del mondo analogico: le applicazioni pi\u00f9 avanzate di questa tecnologia conservano una portata disruptive ed espongono al grande pericolo di una deriva \u201calgocratica\u201d e \u201ccyber-libertaria\u201d, potenzialmente idonea a sovvertire gli istituti e le categorie tradizionali del diritto commerciale. A ci\u00f2 si aggiunge l\u2019inefficacia degli strumenti repressivi e sanzionatori predisposti su base nazionale, il concreto rischio \u2013 tutt\u2019altro che futuribile \u2013 che l\u2019approccio lassista di alcune giurisdizioni e l\u2019elaborazione di regolamentazioni \u201ccrypto-friendly\u201d possa degenerare in una pericolosa race to the bottom e dare il via a pratiche di forum shopping, peraltro ampiamente agevolate dalla natura eminentemente virtuale delle nuove tecnologie digitali. Si prendono quindi in considerazione le Decentralized Autonomous Organization (DAO), organizzazioni interamente virtuali e senza organi che, almeno in teoria, ripromettono di rivoluzionare lo stesso concetto di societ\u00e0, instaurando una e-democracy tra i membri e forme di flat governance. Simili organizzazioni, infatti, costituiscono uno dei pi\u00f9 avanzati e innovativi impieghi della blockchain e prospettano interessanti scenari applicativi che potrebbero, in un prossimo futuro, avere un impatto dirompente sul diritto societario, finanche ridefinendo in radice la stessa fisionomia dell\u2019attivit\u00e0 e dell\u2019organizzazione dell\u2019impresa societaria. Le DAO, infatti, assumono i tratti di entit\u00e0 totalmente o parzialmente autonome che, sfruttando le potenzialit\u00e0 dell\u2019impiego sinergico delle blockchain permissionless, degli smart contract e dell\u2019IA, sono in grado di dotarsi di proprie regole, ponendosi in aperta antitesi sia con il tradizionale concetto di societ\u00e0 sia con il diritto societario statale. Si delineano cos\u00ec veri e propri ordinamenti digitali che sfidano gli ordinamenti giuridici statali e ne pongono in crisi la sovranit\u00e0, dotandosi di una propria legge, di proprie giurisdizioni e apparati sanzionatori. Dopo aver illustrato le principali criticit\u00e0 sia dal punto di vista tecnico che giuridico, si analizzano i primi tentativi di legislazione delle DAO e si valuta se l\u2019infrastruttura tecnologica sia matura per configurare nuove forme organizzative per lo svolgimento de","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/327970","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Platformization in the European Union. Politico-Legal Challenges of Platforms as Infrastructures.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Il manoscritto esamina il fenomeno della piattaformizzazione nell'Unione europea (UE) ed esplora le sfide politiche e giuridiche relative all\u2019emersione delle piattaforme come infrastrutture digitali in diversi sistemi sociali. Il manoscritto e organizzato in sei capitoli, ognuno dei quali affronta un aspetto del fenomeno della piattaformizzazione e le sue implicazioni per il sistema politico-giuridico e per il quadro costituzionale europeo.\r\nIl capitolo 1 fornisce un'introduzione al tema di ricerca, evidenziando la crescente importanza delle piattaforme come forze trasformative e modelli organizzativi presenti in tutti i settori della societa . Esso delinea inoltre la domanda di ricerca, la metodologia utilizzata, e definisce l'ascesa delle piattaforme come le conseguenze organizzative della computazione di una societa in cui l'azione sociale e coordinata tramite computer portatili. Individua inoltre il contributo alla letteratura nel campo degli studi sulle piattaforme.\r\nIl capitolo 2 presenta una genealogia della concettualizzazione della piattaforma, la quale si divide in due rami principali. La prima parte esamina il discorso manageriale delle piattaforme, tracciando lo sviluppo storico dell'economia delle piattaforme nella sua evoluzione temporale. Esso esplora le varie lenti concettuali attraverso le quali le piattaforme sono state comprese dal punto di vista economico e tecnologico. Questa parte si concentra principalmente sull'emersione delle imprese-piattaforma e del concetto di piattaforma in paesi capitalisti come il Giappone, l\u2019Europa e gli Stati Uniti. Gli esempi di piattaforme qui riportati vanno dalle automobili alle console per computer e ai primi smartphones. La seconda parte si concentra sui tentativi socialisti, cibernetici e statali di creare una piattaforma governativa per migliorare l'economia centralizzata in Paesi come l'Unione Sovietica e il Cile. La tesi riguarda il fatto che le piattaforme digitali superano efficacemente la dicotomia centralizzazione-decentralizzazione nell\u2019organizzazione costituendo mercati decentralizzati che possono essere anche pianificati da un\u2019autorita centralizzata. Questo capitolo pone le basi per una comprensione piu approfondita delle complessita delle piattaforme come nuove forme organizzative.\r\nIl capitolo 3 si concentra sulla piattaforma come forma organizzativa. Esso esamina le caratteristiche e le peculiarita che distinguono le piattaforme dai modelli di business tradizionali, evidenziando la loro natura di mercati piu parti e a rete, la loro riprogrammabilita e modularita e le operazioni data-driven attraverso le quali realizzano la governance del loro ecosistema. Il capitolo identifica ed esamina sei tradizioni di ricerca sulle piattaforme: management, economia politica, studi sul software, studi sulle infrastrutture, studi urbani e studi organizzativi. Il capitolo e concluso con una rassegna delle definizioni, delle categorie e delle metafore della piattaforma.\r\nIl capitolo 4 approfondisce l'interazione tra la piattaforma e il sistema giuridico europeo ed e suddiviso in tre parti. Nella prima parte si esamina la transizione in corso del diritto come basato sulle affordances della stampa a quelle del diritto come basato sulle affordances dell'infrastruttura digitale, facendo sorgere il problema della gestione tecnologica nella governance da parte delle piattaforme che non e soggetta ad una delega manageriale. La seconda parte, analizzando diversi sottosistemi giuridici quali la protezione dei dati personali, il diritto della concorrenza e il diritto amministrativo, mostra come le piattaforme siano storicamente riuscite a evitare la responsabilita per le loro azioni a livello europeo. La terza parte descrive la specificita della governance delle piattaforme, ottenuta attraverso i termini del servizio, la progettazione delle infrastrutture con cui sono messe in vigore e applicate le regole, e le procedure paragiudiziali","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/327170","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"L\u2019HABEAS CORPUS DURANTE GLI STATI D\u2019ASSEDIO DELLA PRIMA REPUBBLICA BRASILIANA: LA GIURISPRUDENZA DEL SUPREMO TRIBUNAL FEDERAL (1889-1930)","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Nella Prima Repubblica brasiliana (1889-1930) lo stato d'assedio fu dichiarato diverse volte per un totale di 2.845 giorni, cio\u00e8 per quasi otto anni. Ci\u00f2 evidenzia la grande difficolt\u00e0 di governare o l'interesse del governo ad utilizzare questa misura di eccezione come una misura di governo. Ci proproniamo di contribuire agli studi sulla storia costituzionale brasiliana analizzando l'intero periodo della Prima Repubblica, considerandolo come un laboratorio fenomenologico per la comprensione dello stato d'assedio e della tutela dei diritti attraverso uno studio giurisprudenziale delle sentenze di habeas corpus della Corte Suprema durante il periodo degli stati d'assedio. Per poterlo fare, lavoreremo con una serie di fonti primarie: riviste giuridiche, procedimenti di habeas corpus e dottrina giuridica. I nostri obiettivi sono: capire quali furono gli orientamenti giurisprudenziali prodotti dal STF ed il loro impatto sulla protezione dei diritti individuali durante lo stato d'assedio; come la giurisprudenza del STF contribu\u00ec alla costruzione dell'habeas corpus; come il Potere Giudiziario ag\u00ec come custode della Costituzione nel periodo in cui era maggiormente minacciato. L'assenza di una normativa sullo stato d'assedio evidenzia l'importanza di comprendere la prassi giudiziaria. La nostra ipotesi \u00e8 che la prassi giudiziaria sull'habeas corpus negli stati d'assedio abbia incontrato molti limiti, dibattiti ed una mancanza di consenso inerenti a un periodo di eccezione in cui non esisteva una normativa che la disciplinasse. In ogni caso, \u00e8 stata la giurisprudenza prodotta dalla Corte Suprema che ha permesso e inserito il STF e la Magistratura sul palcoscenico principale della questione, delimitando i limiti dello stato d'assedio e riaffermando l\u2019autonomia giurisprudenziale.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/322390","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Essays on International Trade. Theory and applications of the structural gravity model\r\nwith country-specific features and domestic policies.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"La tesi propone di estendere e arricchire la letteratura su  \u201cstructural gravity models\u201d, in particolare fornendo nuove applicazioni e un'interpretazione teorica dei metodi di Heid, Larch e Yotov (2021) e Freeman, Larch, Theodorakopoulos e Yotov (2021) per l'analisi, in tali modelli, di variabili unilaterali (caratteristiche specifiche del paese, politiche interne e politiche commerciali unilaterali).\r\n\r\nL'obiettivo principale di questo lavoro, data la flessibilit\u00e0 dei \u201cstructural gravity models\u201d, \u00e8 fornire un quadro che tenga conto della \"produttivit\u00e0 fondamentali\" (geografia, clima, infrastrutture e istituzioni che hanno un impatto sulla produttivit\u00e0 dei produttori in un dato paese e settore) sia teoricamente che empiricamente.\r\nVengono proposti tre applicazioni. Due esercizi mirano ad estendere e aggiornare i risultati di altri articoli come Redding e Venables (2004) per quanto riguarda la geografia economica, e Levchenko (2007) e Nunn (2007) per lo studio delle istituzioni e del commercio. Questi lavori, dovuti agli avanzamenti della letteratura del periodo, non sfruttano a pieno la dimensione bilaterale dei flussi commerciali, il ruolo delle vendite domestiche e il controllo dei termini di resistenza multilaterale, come vengono intesi attualmente. Qui, viene proposto un modo per unire lavori pi\u00f9 recenti, come le opere sopra citate di Heid et al. (2021) e Freeman et al. (2021), ma anche Allen, Arkolakis e Takahashi (2020), con la letteratura precedente. Lo scopo principale \u00e8 quello di progredire nella soluzione del problema della perfetta collinearit\u00e0 tra le variabili unilaterali e l'insieme degli effetti fissi (come in Heid et al. (2021)) e di dargli ulteriori basi teoriche. La speranza \u00e8 che possa ispirare e facilitare ulteriori indagini su questi argomenti. Inoltre, viene fornita pure un'applicazione per questioni di policy attuali, come la pandemia di Covid-19, e nella comprensione delle conseguenze economiche di essa. Quest'ultimo esercizio ha un ulteriore obiettivo: utilizzare i \u201cstructural gravity models\u201d con dati mensili per fornire strumenti ai responsabili politici per prendere decisioni a breve termine.\r\nIl primo capitolo, \u201cPopulation Density and Export Performance: Evidence from a Structural Gravity\u201d, risponde alla domanda: \u201cIn che modo la densit\u00e0 della popolazione influisce sulla performance e sulla specializzazione delle esportazioni?\u201d. La densit\u00e0 della popolazione \u00e8 una determinante della produttivit\u00e0, sia a causa delle forze di agglomerazione derivanti dalla concentrazione delle persone (grandi citt\u00e0, distretti industriali) sia anche a causa dei guadagni commerciali generati dalla distribuzione ineguale (o meno) delle risorse, facendo riferimento al concetto di \u201clumpiness\u201d in Courant e Deardorff (1992) di Courant e Deardorff (1993). Sviluppo un modello che consente di stimare l'impatto della densit\u00e0 sul commercio internazionale considerando il ruolo del mercato interno. Questo quadro facilita l'interpretazione del metodo in Heid et al. (2021) e arricchisce la parte teorica di Freeman et al. (2021). Inoltre, \u00e8 anche possibile stimare l'effetto specifico del parametro di sensibilit\u00e0 alla densit\u00e0 di lavoro dei produttori che appare in Allen e Arkolakis (2014) e Allen, Arkolakis e Takahashi (2020). I risultati suggeriscono che il livello di densit\u00e0 influisce sul commercio in modo diverso a seconda dei settori. In particolare, quelli che dipendono maggiormente dal lavoro (manifatturiero) rispetto a quelli che dipendono principalmente dalle risorse naturali (agricoltura, pesca, silvicoltura e estrazione mineraria). Questo capitolo contiene la spiegazione principale dei fondamenti teorici utilizzati nel resto della tesi.\r\n\r\nIl secondo capitolo \u201cDomestic Institutions and International Trade: empirical in- investigation and policy implications\u201d, si concentra principalmente sull'approccio di Heid et al. (2021) e lo applica all'analisi del nesso tra istituzioni domesti","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/321250","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Il Metodo Montessori nella scuola pubblica italiana e statunitense: evidenze per un potenziale di innovazione.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Nel settore italiano dell'istruzione si registrano numeri negativi da molti anni ormai. Il segno\r\nmeno che caratterizza la scuola non e\u0300 solo un mero indicatore numerico, ma simbolicamente\r\nsi allarga anche ad una sorta di depauperamento valoriale che ha investito la funzione stessa\r\ndell\u2019istituzione scolastica e la figura docente. Questo si \u00e8 tradotto, negli anni, in un basso\r\ntasso di apprendimento scolastico. \u00c8 dunque essenziale che la scuola italiana si impegni\r\nprioritariamente affinche\u0301 tutti i suoi studenti possano raggiungere livelli soddisfacenti di\r\napprendimento, comprimendo la quota, oggi decisamente elevata, di giovani che non riescono\r\nad acquisire le competenze minime per vivere a loro agio in una societa\u0300 complessa. \u00c9\r\nevidente, dunque, che serve un'attualizzazione ed una riorganizzazione, che conduca a dati\r\nmigliori circa la qualit\u00e0 dell'apprendimento sin dall'infanzia. Anche la commissione europea\r\nriconosce che i primi anni della vita di una persona (0-6) sono i piu\u0300 formativi e che\r\ninfluenzano enormemente le successive prospettive d'istruzione e d'impiego e in generale i\r\nsuccessi e le soddisfazioni dell'esistenza. Serve un'innovazione di qualit\u00e0. Questa pu\u00f2 venire\r\ndal passato con l'applicazione del metodo Montessori, basato sullo sviluppo dei bambini, sul\r\nmodo in cui apprendono e le condizioni in cui lo fanno. L\u2019obiettivo di questo studio \u00e8 quello\r\ndi determinare in che modo sia possibile attivare un processo di rinnovamento dell'educazione\r\ngrazie ad una diffusione pi\u00f9 estesa del metodo Montessori nella scuola italiana, in particolare\r\nnella fascia 3-11, scuola dell'infanzia e primaria. A questo proposito, le domande della ricerca\r\nsono: pu\u00f2 il metodo Montessori contribuire ad innovare la scuola pubblica italiana e a\r\nmigliorarne la qualit\u00e0? Come? Il confronto dei dati italiani con quelli americani ed europei\r\nfornisce un quadro di riferimento per proposte concrete di sperimentazione. Per rispondere\r\nalle domande della ricerca, sono stati analizzati i dati relativi alla diffusione dell'educazione\r\nMontessori nelle scuole pubbliche degli USA e italiani. Dai risultati degli studi statunitensi si\r\nevince chiaramente come questo tipo di educazione impatti positivamente sulla qualit\u00e0 e\r\ncompetitivit\u00e0 dell'istruzione. Dall'analisi dei dati INVALSI relativi alle scuole Montessori in\r\nItalia, appare chiaro un trend positivo, che colloca le classi a differenziazione Montessori\r\nsopra la media nazionale.\r\nPertanto, si ritiene che una pi\u00f9 ampia applicazione del Metodo Montessori nella scuola\r\npubblica italiana, porterebbe ad avere risultati migliori, favorirebbe l'innovazione e\r\naumenterebbe la qualit\u00e0 degli apprendimenti. Ricerche future potrebbero riguardare le aree\r\ninterne dell'Italia, in particolare la rete delle piccole scuole e le pluriclassi, elemento\r\nessenziale dell'educazione Montessori.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/321230","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"DA MARIO MORETTI A PATRIZIO PECI: STORIA DELLE BRIGATE ROSSE MARCHIGIANE.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Le Marche, regione media o mediocre \u00e8 la sintetica definizione che emerge come un filo rosso dagli studi e dal dibattito che, dopo l\u2019unificazione, si sono svolti intorno alla realt\u00e0 e ai problemi della societ\u00e0 marchigiana.\r\nA partire dalla fine degli anni \u201950 la notoriet\u00e0 delle Marche sarebbe migliorata di molto, soprattutto sotto l\u2019aspetto socio-economico. Nel 1980 il noto imprenditore fabrianese Vittorio Merloni veniva eletto presidente della Confindustria, divenendo cos\u00ec il simbolo delle nuove aree emergenti del centro Italia.  \r\nFu l\u2019economista Giorgio Fu\u00e0 che coni\u00f2 l\u2019espressione del \u00abmodello marchigiano\u00bb, basato sulla stretta interconnessione tra il tessuto industriale e quello cittadino.\r\nIn poco tempo le Marche passarono da un primitivo sistema economico basato sulla \u00abmezzadria\u00bb ad una modernizzazione industriale della struttura socio-economica, addirittura maggiore rispetto a quella che in quegli anni aveva caratterizzato l\u2019intero paese.\r\nPer molti anni la regione fu considerata \u00abun\u2019isola felice\u00bb nel dilagante mare della criminalit\u00e0 italiana e, nessuno avrebbe pensato mai che, tra i Sibillini e l\u2019Adriatico sarebbe germogliato il seme del terrorismo. \r\nLa ricerca ha cercato di ricostruire, indagare e provare a chiedersi come mai le Marche sia stata l\u2019incubatore di gruppi oltranzisti come le Brigate rosse.\r\nLa ricerca ha cercato in parte di colmare quell\u2019assenza di lavori sui singoli gruppi rivoluzionari e organizzazioni armate e su specifici aspetti di esse. Malgrado la grande quantit\u00e0 di pubblicazioni oramai esistenti sull\u2019argomento, una vera e propria storia delle Brigate rosse ancora non \u00e8 stata scritta, realizzata cio\u00e8 utilizzando le metodologie, i criteri, le categorie proprie della storiografia.\r\nL\u2019altro interrogativo che \u00e8 emerso \u00e8 stato quello di chiedersi come mai le Marche, una regione senza un sub strato industriale come quello milanese o torinese, abbia dato i natali a due brigatisti del calibro di Mario Moretti e Patrizio Peci.  \r\nAlcuni giovani brigatisti, compreso Moretti e Peci, sono cresciuti all\u2019interno dell\u2019Istituto tecnico Montani di Fermo, che potremmo considerare per il terrorismo marchigiano l\u2019equivalente di quello che fu la Facolt\u00e0 di Sociologia di Trento per Renato Curcio e Mara Cagol. Il Montani funse per certi versi da catalizzatore della contestazione studentesca marchigiana del \u201868, difatti fu considerato un esempio del movimento studentesco per tutta la regione. Fu anche il banco di prova per l\u2019attuazione pratica dei postulati della via del terrore, formulati dai teorici di Trento. \r\nMario Moretti e Patrizio Peci sono stati due protagonisti del terrorismo italiano caratterizzati comunque da grandezze disomogenee, hanno rappresentato in un certo senso l\u2019alfa e l\u2019omega delle Brigate rosse.  \r\nMoretti tra i padri fondatori dell\u2019organizzazione armata, considerato il pi\u00f9 duraturo, efferato e imprendibile capo delle Brigate rosse, mentre Patrizio Peci l\u2019\u00abinfame\u00bb, la gola profonda che diede il simbolico l\u00e0 alla stagione dei pentiti. \r\nNella parte iniziale della ricerca sono state trattate le rivalit\u00e0 e gli scontri tra i movimenti studenteschi marchigiani del 1968, culminate qualche volte in rissa, altre sfiorando la tragedia. Sono stati analizzati gli scontri che agli inizi degli anni Settanta hanno visto fronteggiarsi poteri pi\u00f9 o meno occulti, che hanno costituito per qualcuno un \u00abgoverno invisibile\u00bb, il quale ha prodotto laceranti conflitti sulle prospettive di normalizzazione del paese dopo le profonde tensioni sociali. \r\nUna parte di questi poteri, con un\u2019articolata strategia, mirava all\u2019affermazione di un governo d\u2019ordine, mentre l\u2019altra parte aveva come obiettivo delle profonde modifiche dell\u2019assetto statale in senso decisamente autoritario. \r\n\u00c8 evidente che tra la fine del 1971 e gli inizi del 1972 ci fu un cambio di strategia di questi poteri invisibili, fino ad allora la ricetta che i serv","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/321211","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"IL DIRITTO AL REDDITO NELL\u2019ORDINAMENTO GIURIDICO ITALIANO.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"L\u2019indagine intende vagliare l\u2019ipotesi del riconoscimento nell\u2019ordinamento giuridico italiano di un autonomo diritto sociale fondamentale al reddito.\r\nA tal fine, l\u2019elaborato si propone nella prima parte di descrivere il rapporto tra il diritto e i mutamenti socioeconomici ritenuti particolarmente rilevanti, come le diseguaglianze economiche, la povert\u00e0, la crisi del lavoro subordinato e salariato del XX secolo. All\u2019esito, rilevato come tali questioni sociali siano di portata storica e pongano il diritto in costante conflitto con il sistema economico del capitalismo di mercato, queste evidenziano altres\u00ec che i sistemi giuridici come sistemi di organizzazione del potere e della societ\u00e0 hanno sempre avuto insita una funzione di distribuzione delle risorse e del benessere materiale tra gli individui. Diritto ed economia, infatti, hanno trovato nel loro percorso storico periodi di conflitto e periodi di interazione relativamente stabile. Ci\u00f2, in particolare, \u00e8 avvenuto con la definizione dello Stato sociale e dei suoi strumenti, nel corso del XX secolo e nella Costituzione italiana del 1948.\r\nLa funzione di distribuzione delle risorse, inoltre, non \u00e8 neutrale, ma bens\u00ec risponde ad una serie di criteri di psicologia sociale, assunti dai valori politici e nei fini costituzionali, riconosciuti da Deutsch nella uguaglianza, nel bisogno e nel merito. Sulla base di tali criteri, che l\u2019indagine inserisce nelle fasi del rapporto tra diritto e mercato, ovverosia la fase pre-distributiva, la fase distributiva e quella re-distributiva, si \u00e8 elaborata una riflessione sulle fasi del welfare state novecentesco europeo. Quest\u2019ultima, infine, approda allo studio del modello italiano di sostegno al reddito e alle recenti risposte normative del nuovo millennio.\r\nCi\u00f2 premesso, nella seconda parte dell\u2019elaborato si evidenzia come il sostegno al reddito nella storia dell\u2019ordinamento giuridico italiano sia prevalentemente delegato al salario del lavoro, per ci\u00f2 che riguarda l\u2019interesse dell\u2019individuo, e alla piena occupazione come obiettivo istituzionale e di sistema.\r\nCi\u00f2 spiega per quale motivo l\u2019aiuto dello Stato in denaro non ha mai avuto nell\u2019ordinamento giuridico italiano funzioni estranee alla tutela del lavoratore, ovverosia nei casi dei cosiddetti rischi del lavoro, come, malattia, invalidit\u00e0 e disoccupazione, o l\u2019inabilit\u00e0. In sostanza, l\u2019erogazione monetaria dell\u2019ordinamento giuridico italiano ha storicamente seguito l\u2019impostazione previdenziale, composta del meccanismo contributivo ereditato dal sistema liberale e corporativo della prima previdenza sociale pubblica. Ci\u00f2 ha reso il sostegno al reddito fortemente frammentato e categoriale. \r\nPerci\u00f2, si \u00e8 fondata sul criterio della distribuzione secondo il merito della posizione occupata nel mercato e non come diritto fondato sull\u2019uguaglianza e sul bisogno.\r\nTali motivazioni storiche spiegano il notevole ritardo con il quale l\u2019ordinamento giuridico italiano ha inteso attuare il diritto all\u2019assistenza sociale come liberazione del bisogno per mezzo dei beni e dei servizi ai sensi della L. 328\/2000, oltre che la definizione di misure di reddito minimo in contrasto alla povert\u00e0. L\u2019elaborato inoltre descrive il problematico rapporto tra l\u2019universalizzazione dei beni e dei servizi della L. n. 328\/2000 e la riforma costituzionale dei riparti di competenze tra Stato, Regioni ed enti locali della L. Cost. n. 3\/2001.\r\nL\u2019ordinamento italiano ha atteso un sostegno al reddito minimo garantito come livello essenziale delle prestazioni dei diritti sociali, come misura di \u201cuniversalismo selettivo\u201d, sino al Legge di bilancio per l\u2019anno 2018, che ha riformato in senso universalistico il Reddito di Inclusione introdotto con il D.lgs. 147\/2017. La misura non ha avuto il tempo di essere attuata essendo stata sostituita dal Reddito di Cittadinanza del D.L. n. 4\/2019 poi convertito con L. n. 26\/2019, di cui l\u2019elaborato","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/321210","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"THE DECADENCE OF THE BET-\u02beASG\u00c4D\u00c4 ARISTOCRATIC SYSTEM AND THE EMANCIPATION OF THE T\u01ddGR\u00c4 (1890-1948)","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Per secoli gli altopiani settentrionali dell'Eritrea hanno ospitato gruppi di immigrati di diversa\r\norigine. Nel sedicesimo secolo ci fu il reinsediamento della famiglia di B\u02be\u01ddmn\u00e4t (\u1265\u12a5\u121d\u1290\u1275), in\r\nseguito noto come Bet-\u02beAsg\u00e4d\u00e4 (\u1264\u1275 \u12a3\u1235\u1308\u12f0) dopo una delle migrazioni di suo figlio a Sah\u01ddl\r\n(\u1233\u1215\u120d). Partirono da \u02bfAdi-N\u01ddfas (\u12d3\u12f2 \u1295\u134b\u1235), di \u1e24amasen (\u1213\u121b\u1234\u1295) insieme a numerose famiglie e\r\npersone di varie professioni e si stabilirono negli altopiani del Sah\u01ddl.  A causa della geografia\r\ne del clima, i vari antichi abitanti dell'area del Sah\u01ddl conducevano una vita pastorale. Si\r\nspostavano stagionalmente dagli altopiani alle pianure costiere a est, e dalle pianure occidentali\r\nfino all\u2019attuale Sudan. La piccole dimensioni e la natura mobile dell'organizzazione sociale\r\nnomade avevano reso i clan vittime di qualsiasi forza bellica organizzata. La lotta per il potere\r\ndella famiglia B\u02be\u01ddmn\u00e4t e l'economia sedentaria in patria diedero loro una relativa superiorit\u00e0\r\nguerriera e organizzativa sui clan ospitanti T\u01ddgr\u00e4 (\u1275\u130d\u1228). In nessun momento i Bet-\u02beAsg\u00e4d\u00e4 si\r\nsono imposti come signori della terra e del popolo nella regione, con la responsabilit\u00e0 di\r\ndifendere eventuali incursioni e diritti di pascolo, in cambio i sudditi offrivano gabelle e servizi.\r\nTale fornitura di imposte e di servizi fece s\u00ec che i signori noti anche come i \u0160umagl\u00e4 (\u1239\u121b\u130d\u1208)\r\nabbandonassero la loro tradizione agricola e dipendessero interamente dai doni T\u01ddgr\u00e4.\r\n\r\nLa consolidata aristocrazia T\u01ddgr\u00e4-\u0160umagl\u00e4 dei Bet-\u02beAsg\u00e4d\u00e4 continu\u00f2 con un'economia nomade\r\npredominante. Tale classificazione e relazione binaria tra proprietari terrieri e pastori fu quasi\r\nun'esperienza unica nel suo genere rispetto alle pratiche feudali convenzionali fino a quando\r\nnon croll\u00f2 definitivamente alla fine degli anni '40. Pertanto, questa dissertazione cerca di\r\nscoprire l'indebolimento e il declino del rapporto aristocratico. Di fronte al diverso dinamismo\r\npolitico della regione, l'ordine aristocratico ha resistito fino al XX secolo. Numerose forze\r\npolitiche e movimenti religiosi si aggirarono e si stabilirono nella regione di Bet-\u02beAsg\u00e4d\u00e4,\r\nnumerosi imperi regionali e vicer\u00e9 assoggettarono la regione ma senza alcun cambiamento\r\nfondamentale nella natura del legame aristocratico.\r\n\r\nQuindi, questa tesi si sforza di investigare sul perch\u00e9 la fine dell\u2019aristocrazia, che ha\r\npreannunciato l'emancipazione del T\u01ddgr\u00e4 \u00e8 avvenuta nel periodo britannico piuttosto che prima\r\no dopo? Infine, i risultati della tesi sostengono che, analogamente alla natura debole e\r\n2 Sah\u01ddl (\u1233\u1215\u120d) \u00e8 la parte settentrionale dell'Eritrea. Confina con il Sudan e il Mar Rosso, rispettivamente a nord-ovest e ad est. Gli altopiani settentrionali o it territorio di Bet-\u02beAsg\u00e4d\u00e4 in esame si trovano all\u2019interno di questa regione. Disorganizzata dei T\u01ddgr\u00e4 che mettevano in soggezione, la loro emanicipazione fu raggiunta grazie agli elementi che causarono l\u2019inevitabile decadenza del Sistema aristocratico. Questi includevano; l'intervento capitalista formale e informale del sistema coloniale italiano, la forte resistenza e unit\u00e0 del T\u01ddgr\u00e4 sotto la guida di individui coscienti e istruiti e la buona volont\u00e0 dell'amministrazione britannica. Come indagine storica, questo lavoro seguir\u00e0 gli sviluppi cronologici per dimostrare una relativa veridicit\u00e0 di spiegazione e ricostruzione del processo del declino dell'aristocrazia Bet-\u02beAsg\u00e4d\u00e4 e della successiva emancipazione delle comunit\u00e0 T\u01ddgr\u00e4.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/327210","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"China\u2019s Challenge to Universalism: Openings, Legal Encounters and Authoritarian Ordering.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Dalla sua fondazione, il 1\u00b0 ottobre 1949, la Repubblica Popolare Cinese ha subito trasformazioni di natura profonda e radicale proponendosi anche come modello di un processo di modernizzazione unico nel suo genere. Aderendo alle line guida del nuovo modello di sviluppo meglio descritto del concetto di \"con caratteristiche cinesi\" (\u4e2d\u56fd\u7279\u8272 \u2013 zhongguo tese), il paese \u00e8 diventato una potenza globale. Le istituzioni dedicate alla costruzione di questo percorso unico hanno sempre sottolineato l'importanza di preservare e mantenere le basi cinesi utilizzando la conoscenza \"occidentale\" (\u4e2d\u4f53\u897f\u7528 - zhongti xiyong). La peculiarit\u00e0 del percorso di modernizzazione della Cina \u00e8 molto dibattuta e discussa sia all'interno che all'esterno del Paese. Questa ricerca contestualizza il fenomeno giuridico positivo all'interno delle sue dimensioni sociali, filosofiche e culturali, con un focus sugli incontri tra Cina e Occidente e Cina e paesi del Sud Globale. Altro intento di questo studio \u00e8 l\u2019esplorazione di come in Cina il potere sia stato limitato, esercitato e costruito e come tale visione stia mettendo in discussione la modernit\u00e0 neoliberista. L'obiettivo principale di questa ricerca \u00e8 comprendere le sfide poste dal tentativo della Cina di offrire un percorso alternativo e unico alla modernizzazione e capire come questo percorso venga seguito, trapiantato e imitato. La ricerca sottolinea l'importanza di mettere in dialogo concettualizzazioni divergenti e opposte su come le relazioni della societ\u00e0 statale e il potere siano stati delimitati e attuati in queste aree con obiettivi diversi in mente. Combina lo studio testuale delle fonti in cinese e inglese, con un'analisi dottrinale e comparativa delle leggi, delle politiche e dei regolamenti economici internazionali. La sfera economica \u00e8 dove il potere della Cina \u00e8 per lo pi\u00f9 formalizzato e strutturato e dove, come dimostrato con il caso di studio sulla Via della Seta  - Belt and Road Initiative, possiamo vedere come la Cina guarda al potere della modernit\u00e0 al di fuori dei suoi confini nazionali. La BRI funge da contenitore in cui si svolgono incontri legali con altri paesi e dove la Cina potrebbe sperimentare e influenzare la direzione degli sviluppi legali e delle riforme economiche. La ricerca si concentra su un'analisi giuridica comparata di quattro aree politiche fondamentali in questo contesto - Cybersecurity, Special Economic Zones, Energy e, Emerging Technologies - per poter comprendere le sfide aperte dalla Cina all'attuale ordine internazionale e, per esaminare la natura espansiva del potere cinese Paesi del Sud Globale.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/321030","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"New Applications and Frontiers for Agent-Based Models.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Questa tesi riunisce tre contributi originali che condividono un comune denominatore: propongono nuove applicazioni legate all'uso dei modelli basati sugli agenti (ABM). In tale modo, questi contributi espandono le frontiere della metodologia ABM. \r\n\r\nIl primo capitolo \u00e8 intitolato \"Agent-Based Models as Credible Counterfactuals for Economic History\", e propone l'introduzione degli ABM nella Storia Economica, in quanto potrebbero fornire gli strumenti per produrre controfattuali credibili per le sue teorie. Per fare ci\u00f2, questo capitolo presenta innanzitutto una breve storia della disciplina e delle sue metodologie, evidenziando la natura duale di questa disciplina. A ci\u00f2 segue un'introduzione agli ABM e alle modalit\u00e0 con cui questi modelli possono descrivere e creare conoscenza. Il capitolo offre poi un excursus sull'uso degli ABM da parte di altre discipline storiche, in particolare l'archeologia e la business history con gli History-Friendly Models. Il capitolo prosegue con un'esplorazione dei controfattuali e del loro uso nelle discipline storiche. La parte finale si rif\u00e0 alle argomentazioni precedenti per sostenere come i Modelli Agent-Based possano fungere da controfattuali credibili per la storia economica.\r\n\r\nIl secondo capitolo si intitola \"An Agent-Based Model of the First Industrial Revolution\", ed \u00e8 la prima applicazione della metodologia ABM alla storia economica, con un modello storico della prima rivoluzione industriale. Il modello si concentra sulla riproduzione della teoria di Robert C. Allen su questo fenomeno storico, con particolare attenzione agli incentivi posti dai prezzi dei salari.  In primo luogo, il capitolo presenta una breve introduzione agli ABM, seguita da una pi\u00f9 seria rassegna della letteratura sulle cause e i fattori della Rivoluzione industriale. Segue la letteratura utilizzata per la progettazione del modello e poi il modello stesso. Segue la presentazione dei risultati del modello e la sua analisi.\r\n\r\nIl terzo capitolo, intitolato \"The Spinning Jenny\", \u00e8 una breve presentazione della pipeline Nextflow sviluppata per simulare il modello del capitolo precedenti. In primo luogo, si accenna alla crisi della replicazione e della riproducibilit\u00e0 che sta attraversando molte scienze, dato che il software utilizzato \u00e8 nato come risposta a questo problema in Bioinformatica. In secondo luogo, presenta i diversi software utilizzati. Infine, spiega in dettaglio la pipeline. A mia conoscenza, questa \u00e8 la prima applicazione di questa metodologia all'economia.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/321011","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"TOWARDS A THEORETICAL FRAMEWORK FOR CIVIC PARTICIPATION THROUGH THE COMMONS IN EU CITIES: THE CONTRIBUTION OF HORIZONTAL SUBSIDIARITY IN ITALIAN CITIES.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Grazie al pionieristico Regolamento sui beni comuni adottato dalla citt\u00e0 di Bologna nel 2014, il principio di sussidiariet\u00e0 orizzontale (articolo 118, IV della Costituzione Italiana) ha iniziato a trovare applicazione pratica, rivelando cos\u00ec il suo potenziale nel sostenere iniziative di partecipazione civica attraverso i beni comuni (CPC) sulla base di un ruolo promozionale e collaborativo delle autorit\u00e0 pubbliche locali. Tutto ci\u00f2, di fatto, fornisce ulteriori strumenti di partecipazione alle persone al di l\u00e0 dei tradizionali canali rappresentativi, contribuendo cos\u00ec alla legittimazione democratica. Alla luce della sua diffusione anche in altre 280 citt\u00e0 italiane, l'obiettivo di questa ricerca di dottorato \u00e8 studiare questo fenomeno in atto nel contesto italiano in una pi\u00f9 ampia prospettiva di diritto pubblico europeo. La tesi, infatti, si pone l\u2019obiettivo di comprendere se questo tipo di partecipazione civica rivolta a realizzare azioni concrete possa trovare sostegno anche in altre citt\u00e0 dell'Unione Europea (UE), soprattutto tenendo conto delle sfide emergenti poste alle autorit\u00e0 pubbliche locali da molte iniziative sui beni comuni.\r\nRadicata all'interno del dibattito sulla partecipazione civica nella democrazia locale in UE, la tesi affronta questo tema attraverso la lente dei principi costituzionali europei, ovvero i principi appartenenti ai due ordinamenti giuridici dell'UE e del Consiglio d'Europa, comuni a tutte le citt\u00e0 dell'UE. La domanda di ricerca (RQ) a cui questa tesi risponde \u00e8 quindi la seguente: \"Nel contesto della partecipazione civica alla democrazia locale in UE, in che modo il caso delle citt\u00e0 italiane che sostengono i beni comuni contribuisce a ricavare una cornice teorica europea generale anche per le altre citt\u00e0 dell'UE che affrontano la sfida dei beni comuni?\".\r\nLa metodologia utilizzata si basa principalmente sul tradizionale metodo giuridico, arricchito da ulteriori contributi interdisciplinari utili per comprendere meglio alcuni concetti chiave (democrazia, partecipazione, beni comuni). Per rispondere alla RQ, la tesi \u00e8 strutturata in tre parti. La Parte I (Capitoli 1,2,3) fa il punto sulla democrazia all'interno dell'UE, indagando l'attuale stato dell'arte e i limiti dei principi costituzionali europei di partecipazione, sussidiariet\u00e0 e autogoverno locale nello spazio giuridico europeo, e riconosce il ruolo crescente delle citt\u00e0 come soggetti giuridici autonomi. La Parte II (Capitoli 4 e 5) analizza il caso italiano, esaminando prima il principio italiano di sussidiariet\u00e0 orizzontale, e in seguito la sua attuazione attraverso il modello organizzativo dell'Amministrazione condivisa dei beni comuni. La Parte III (Capitoli 6 e 7) \u2013 dopo una panoramica generale del complesso quadro del dibattito e delle pratiche sui beni comuni nell'UE \u2013 giunge infine al cuore e alla conclusione della ricerca rispondendo alla RQ generale.\r\nIl risultato principale della ricerca \u00e8 che, sulla base di quanto emerge dal caso delle citt\u00e0 italiane, i quattro principi costituzionali europei di sussidiariet\u00e0, partecipazione, autonomia locale e solidariet\u00e0 possono essere considerati come punti di riferimento per tracciare un quadro teorico europeo preliminare su cui anche altre citt\u00e0 dell'UE potrebbero basarsi per affrontare la sfida dei beni comuni. Una menzione speciale \u00e8 stata data alla soft law dell'UE per il suo contributo su questioni relative alle citt\u00e0 che potrebbero essere utili anche per la sfida dei beni comuni. Oltre a questi quattro principi, \u00e8 stato dimostrato che la significativa e stimolante innovazione del caso italiano risiede nella sua capacit\u00e0 di istituire un modello organizzativo radicato nella Costituzione per la governance dei beni comuni (Amministrazione condivisa). Nel complesso, la lezione che si pu\u00f2 trarre dalla ricerca \u00e8 che, basandosi su questi quattro principi costituzionali europei, anche altre citt\u00e0 dell'UE potrebbero sperimentare i propri modelli ","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/320472","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"LOCAL FOOD FOR LOCAL CONSUMERS. EXPLORING FOOD LOCALNESS FROM A CONSUMER PERSPECTIVE","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Questa tesi \u00e8 il frutto di un progetto di ricerca triennale svolto nell\u2019ambito del programma di ricerca applicata \u2018Dottorato Innovativo\u2019, il quale \u00e8 stato sviluppato congiuntamente dall\u2019Universit\u00e0 di Macerata, dall\u2019Universit\u00e0 Politecnica delle Marche, dalla Regione Marche e da tre business partner, ovvero Biomedfood S.r.l., Elicos S.r.l. ed Ego S.r.l.s. La ricerca inclusa in questa tesi esamina il consumo di prodotto alimentare locale dalla prospettiva del consumatore. Questo obiettivo \u00e8 perseguito secondo i requisiti del programma di \u2018Dottorato Innovativo\u2019, il quale si prefigge di promuovere la qualit\u00e0 \u2018locale\u2019 (ovvero la localness) del prodotto alimentare dei produttori locali della regione Marche tramite lo sviluppo di un sistema informativo QR-code che informi i consumatori in contesti decisionali.\r\nRicerche recenti suggeriscono che il consumo di prodotto alimentare locale possa essere compreso attraverso la soddisfazione dei bisogni legati al senso di appartenenza del consumatore al luogo considerato casa in termini di attaccamento o costruzione della propria identit\u00e0. Lo stato dell\u2019arte degli studi sul prodotto alimentare locale sottolinea il ruolo cruciale che la percezione dell\u2019attributo di \u2018ruralit\u00e0\u2019 dei prodotti alimentari locali gioca nella soddisfazione di tali bisogni: esso, infatti, \u00e8 capace sia di evocare la tradizione di un territorio e della sua comunit\u00e0, che di richiamare l\u2019ambiente naturale in cui il consumatore situa, pi\u00f9 o meno immaginativamente, il prodotto alimentare locale. Il ruolo che le politiche di appartenenza giocano nella costruzione della food localness risulta invece non ancora sufficientemente esplorato. Inoltre, la ricerca non ha ancora investigato quantitativamente la relazione tra fattori quali l\u2019identit\u00e0 locale dei consumatori, il loro orientamento culturale verso la tradizione, il loro desiderio di connessione con la natura e il loro atteggiamento verso il mangiare prodotto alimentare locale. Dunque, potenzialmente, esiste ampio margine per avanzare teoricamente la letteratura dedicata al consumo di prodotto alimentare locale.\r\nConsiderando questo contesto, la ricerca inclusa in questa tesi si prefigge, da un lato, di esplorare come i consumatori costruiscono la qualit\u00e0 \u2018locale\u2019 dei prodotti alimentari (in particolare, in relazione alla loro esperienza dello spazio rurale) e, dall\u2019altro, di investigare il ruolo che il loro orientamento culturale verso la tradizione, e la loro connessione con la natura, giocano nella relazione tra la loro identit\u00e0 locale e l\u2019atteggiamento verso il mangiare prodotto alimentare locale.\r\n In primo luogo, questa tesi avanza una rassegna della letteratura sulle costruzioni di food localness dalla prospettiva del consumatore (Capitolo 1), la quale organizza e problematizza, seguendo una vena pragmatica, la ricerca esistente sul consumo di prodotto alimentare locale tramite relazioni binarie, identificando cos\u00ec i gap.\r\nIn secondo luogo, questa tesi include uno studio qualitativo (Capitolo 2), il quale cerca di comprendere come i consumatori costruiscono la qualit\u00e0 \u2018locale\u2019 del prodotto alimentare in relazione allo spazio rurale attraverso discorsi e pratiche che distinguono tra prodotto alimentare locale e non-locale. Questo studio adotta un approccio fenomenologico-esistenziale ed ermeneutico nella conduzione e interpretazione di 20 interviste in profondit\u00e0 con consumatori residenti nelle Marche. Lo studio utilizza lo strumento analitico delle politiche di appartenenza per far emergere tre temi interconnessi, i quali rivelano come i discorsi e le pratiche dei consumatori di prodotto alimentare locale disegnano un confine tra prodotto alimentare locale (rurale) vs. non-locale (urbano). I risultati di questo studio mostrano come i consumatori locali costruiscono food localness attraverso una costruzione a posteriori dello spazio rurale regionale, concettualizzando c","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/320471","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"MEMORIA E POTERE. I MONUMENTI A PERSONALIT\u00c0 DELLA SCUOLA DALL\u2019UNIT\u00c0 AGLI ANNI \u201970 DEL NOVECENTO.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Questa ricerca ha lo scopo di esplorare storicamente e analiticamente la memorializzazione monumentale di personaggi del passato scolastico dall\u2019Unit\u00e0 agli anni \u201970 del Novecento. L\u2019adozione della prospettiva monumentale comporta l\u2019uso di fonti nuove \u2013 ossia le lapidi e le statue, che possono definirsi monumenti nel senso etimologico latino di \u00aboggetti atti a far ricordare\u00bb \u2013, nonch\u00e9 la tematizzazione di realt\u00e0 simboliche storiograficamente trascurate \u2013 ossia i modi in cui la scuola \u00e8 stata immaginata dalle classi dirigenti. Il corpo di questa dissertazione \u00e8 strutturato in quattro capitoli. Il primo capitolo \u00e8 dedicato alla definizione teorica e metodologica della categoria storiografica di \u00abmemoria monumentale della scuola\u00bb, coniugando alle riflessioni gli esempi storici. Sulla base di una serie di campioni selezionati da un pi\u00f9 ampio corpus di artefatti monumentali, dei cui caratteri comunicativi materiali, verbali e figurativi si fornisce un\u2019approfondita analisi, si rivolge particolare attenzione a cogliere i fini perseguiti onorando la memoria di personalit\u00e0 della scuola con il tributo di lapidi o statue. Quello che emerge, lungo le transizioni di potere prodottesi dalla nascita dello Stato italiano in avanti, \u00e8 l\u2019uso politico della memoria scolastica: i monumenti riflettono i propositi di una pedagogia politica che si esercita proponendo esempi virtuosi di cittadini; le personalit\u00e0 della scuola degne di lapidi o statue sono l\u2019emblema della trasmissione educativa di un certo paradigma di societ\u00e0. Delle pratiche di monumentalizzazione si palesa pure il carattere di strategie politico-celebrative messe in atto dal potere, il quale si autolegittima esaltando i suoi stessi valori, incarnati dai personaggi commemorati, e rafforza la sua immagine pubblica legando a s\u00e9 un passato scolastico aulico. Quella che ho definito \u00abarcheologia monumentale dell\u2019immaginario scolastico ufficiale\u00bb \u00e8 un approccio innovativo di storia culturale: lo storico, studiando il patrimonio monumentale, ricostruisce l\u2019idea ufficiale di scuola, quasi fosse un archeologo, e, ordinando sequenzialmente i reperti epigrafici e scultorei, traccia la linea evolutiva di questa idea. Tuttavia non \u00e8 sufficiente ricavare dalla monumentalistica le rappresentazioni ufficiali della scuola: affinando l\u2019indagine critica, \u00e8 necessario rendere trasparente in queste rappresentazioni la strumentalizzazione politica della memoria. La fenomenologia monumentale dell\u2019immagine ufficiale della scuola \u00e8 assai articolata: nel secondo capitolo si approfondiscono i tre nuclei narrativi monumentali riguardanti gli insegnanti patrioti risorgimentali, quelli caduti nella guerra 1915-1918 e quelli caduti nella Resistenza. La storia rappresentazionale dell\u2019insegnamento, strutturatasi conformemente alle istanze polito-culturali prevalenti nell\u2019Italia post-risorgimentale, post-primo conflitto bellico e post-resistenziale, si configura nel modo seguente: rispettivamente, la scuola del sentimento patrio, la scuola dell\u2019autoimmolazione e la scuola della libert\u00e0. Nel terzo capitolo si affronta il rapporto fra la memoria monumentale della scuola, lo sfoggio di antiche radici storiche e la formazione identitaria: la celebrazione monumentale di gloriose tradizioni pedagogico-educative, vere o inventate che siano \u2013 come quelle fatte risalire a Vittorino da Feltre e a Tommaso Silvestri \u2013 \u00e8 tesa a rafforzare il senso di appartenenza sociale. Nel quarto e ultimo capitolo si entra nel vivo della dialettica pubblica attivatasi in relazione alla posa di lapidi o statue, prendendo in esame le controversie che la memorializzazione monumentale non di rado reca con s\u00e9: le obiezioni storiche o ideologiche, come pure le rivendicazioni di meriti usurpati, rivelano la natura attualissima degli interessi in gioco nelle procedure di monumentalizzazione del passato scolastico. L\u2019impresa storiografica in cui la mia tes","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/320470","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"INDAGINI ARCHEOLOGICHE E STUDIO ARCHEOBOTANICO PER LA GESTIONE E LA VALORIZZAZIONE DELLA VILLA ROMANA DI VILLAMAGNA (URBISAGLIA, MC).","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Il sito archeologico della villa romana di Villamagna, situato nel comune di Urbisaglia (MC) e incluso all\u2019interno della Riserva Naturale Abbadia di Fiastra, \u00e8 posto su un pianoro tra le valli dei torrenti Fiastra e Cremone e ha da sempre avuto un forte legame con le istituzioni che amministravano il territorio. Prima con la colonia di Pollentia-Urbs Salvia, entro il cui ager fu costruita e si trasform\u00f2, e successivamente con l\u2019Abbadia cistercense di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra, che progressivamente erose il potere dei conti di Villamagna fino a impadronirsi di tutto, territorio e titolo comitale.\r\nLa scelta come area oggetto di studio \u00e8 legata a differenti motivazioni sia di ordine pratico, ma soprattutto che permettono di riconoscere nella villa un potenziale importante tra le realt\u00e0 storico-naturalistiche della zona. Innanzitutto, si tratta di un sito che non ha avuto continuit\u00e0 di vita, ma per cui si dispone di numerose e differenti fonti che permettono un\u2019ampia ricostruzione diacronica dell\u2019area del pianoro e della stessa valle del Fiastra. Inoltre, dal 2017 la missione dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata diretta dal prof. Roberto Perna ha dato un nuovo avvio alle indagini interrotte nel 2010 e l\u2019autore di questo studio ha partecipato in prima persona a tutte le attivit\u00e0 fin qui svolte. Tra queste, negli ultimi sei anni sono state condotte annuali campagne di scavo archeologico, oltre a survey e prospezioni geofisiche. Dal 2018, poi, si \u00e8 dato avvio alle analisi sui carporesti (quasi 27 mila tra semi e frutti) individuati all\u2019interno dei livelli della villa. Questo ha permesso di iniziare a definire quello che era l\u2019ambiente antico e le produzioni agricole della villa. L\u2019importanza di questo tipo di analisi si riflette sia nella possibilit\u00e0 di ricostruire le modalit\u00e0 di sfruttamento del suolo, sia nel donare una consapevolezza pi\u00f9 completa della storia, anche agroalimentare, al territorio, oltre a fornire un solida base agli studi sulla sostenibilit\u00e0 e sui sistemi alimentari circa le soluzioni adattive e di resilienza adottate nel corso del tempo.\r\nCon il presente lavoro si \u00e8 cercato di sintetizzare i risultati delle indagini di scavo archeologico-stratigrafico condotte sul sito a partire dal 2000 e proseguire gli studi avviati a partire dal 2018 sul record archeobotanico. Attraverso lo studio delle stratigrafie e delle strutture della villa, il funzionamento di quest\u2019ultime e la destinazione degli ambienti si arriver\u00e0 a proporre una prima scansione cronologica per periodi e fasi del complesso rustico. Tutti questi elementi saranno infine utili per avanzare una prima proposta di gestione e valorizzazione del sito.\r\nSar\u00e0 inizialmente descritto il contesto storico-archeologico dell\u2019area entro la quale gravit\u00f2 la villa di Villamagna, poich\u00e9 solo inserendo l\u2019oggetto di studio all\u2019interno di un quadro chiaro di eventi, fonti scritte ed evidenze archeologiche si possono ottenere informazioni e formulare ipotesi coerenti con il dato. \r\nIn un breve capitolo saranno messe a confronto le informazioni sul modello della villa desumibili dagli scritti di autori antichi con le evidenze di Villamagna. Tra questi saranno principalmente presi in considerazione, ma non solo, Lucio Giunio Moderato Columella, autore del I secolo d.C. con i suoi trattati De re rustica e De arboribus, e poi la silloge di Cassiano Basso Scolastico, i Geoponica, databile non oltre il VI secolo. Gli scritti dei due autori si pongono come quelli all\u2019interno dei quali, per la cronologia delle loro opere, si potrebbero trovare maggiori confronti sia per il tipo di organizzazione planimetrica della villa (Columella) che per i livelli principalmente indagati e da ricondurre all\u2019et\u00e0 tardoantica (Cassiano Basso).\r\nSar\u00e0 poi offerto un quadro di sintesi della presenza di ville che presentano pars urbana e pars rustica all\u2019interno delle regioni del Picenum (Regio V) e dell","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/327190","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"INDIVIDUAZIONE DI MODELLI DI SVILUPPO A BASE CULTURALE NEI SITI ARCHEOLOGICI NELLA VALLE DEL\r\nDRINO IN ALBANIA.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Il presente elaborato affronta, sotto vari profili, la proposta relativa alla gestione dei siti storici e archeologici, supportata da un modello di governance e da un\u2019analisi economica che porti ad uno sviluppo sostenibile dell\u2019area di riferimento, presenti all\u2019interno della Prefettura di Gjirokaster nella Valle del Drino in Albania.  Si propone, pertanto, un piano di gestione che porti alla costituzione di un Parco archeologico di area vasta considerando come centrali le tematiche relative alla conservazione, gestione e valorizzazione dei siti archeologici di Antigonea, di Hadrianopolis e dei siti minori connessi. La trattazione \u00e8 stata suddivisa in quattro capitoli. Il capitolo iniziale analizza dettagliatamente gli aspetti della legislazione nazionale dei beni culturali con particolare riferimento all\u2019ultimo atto in materia rappresentato dalla L. n. 27\/2018, e alla normativa specifica nell\u2019ambito dei parchi archeologici. Fra i fulcri della riforma troviamo la definizione delle regole, procedure e autorit\u00e0 statali responsabili dei beni e dei valori del patrimonio culturale promuovendo un decentramento amministrativo-contabile e considerando due metodi di gestione per i beni culturali statali ovvero diretta e indiretta: la prima svolta da strutture nazionali mentre la seconda da fondazioni ad hoc o costituite da istituzioni specializzate in beni culturali o da persone fisiche, giuridiche, pubbliche o private. Il secondo capitolo analizza il sistema territoriale di riferimento della Prefettura di Gjirokaster partendo dalla riforma del sistema decisionale del governo albanese (L. n. 115\/2015) e analizzando alcune categorie macro e microeconomiche della zona come la dinamica demografica, l\u2019invecchiamento della popolazione, l\u2019istruzione, la specializzazione produttiva e l\u2019organizzazione dell\u2019attivit\u00e0 economica della Prefettura. Inoltre, si elabora uno studio di fattibilit\u00e0 economico finanziaria del parco archeologico di Antigonea specificando diversi aspetti del progetto quali: i finanziamenti; gli investimenti; il conto economico previsionale; la sostenibilit\u00e0 finanziaria; la valutazione della performance e l\u2019analisi del punto di pareggio a regime. Lo scopo del suddetto studio \u00e8 quello di determinare se il progetto di gestione proposto possa essere fattibile da un punto di vista economico e finanziario aprendo cos\u00ec interessanti sviluppi in termini di valorizzazione integrata dell\u2019area. Nel terzo capitolo si ipotizza un piano di gestione che possa includere tutti i siti archeologici e storici nel territorio della Valle del Drino con l\u2019individuazione di un percorso comune che possa valorizzare l\u2019intera area. Nell\u2019ultimo capitolo si fa riferimento al Progetto Europeo TRANSFER di cui il parco archeologico di Antigonea fa parte. Il progetto ha l\u2019obiettivo di sviluppare un modello comune di governance sostenibile per sette parchi archeologici all\u2019interno dell\u2019area ADRION e permetter\u00e0 di investire in servizi e accoglienza utile allo sviluppo turistico.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/320450","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"\u201cIl gioco scacciato dal mondo\u201d. Aree industriali e habitat naturali: le potenzialit\u00e0 della geotecnologia SandBox Augmented Reality (AR) per lo studio degli impatti e per l\u2019educazione geografica.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Nonostante numerose siano state negli anni le azioni mirate, bottom up e top down, ad\r\naffrontare la \u201cquestione ambientale\u201d nei suoi molteplici aspetti, altrettante possono dirsi le battute\r\ndi arresto - crisi dei subprime, Covid-19, situazioni di conflitto tra stati - che hanno rallentato la\r\ncorsa verso un approccio sostenibile della presenza umana sulla Terra. Il presente lavoro intende\r\ncompiere, in prima analisi, una disamina del concetto di rischio ambientale e delle strategie, norme\r\ne iniziative introdotte a livello nazionale e globale per una risposta efficace; tra queste, una\r\nparticolare menzione viene fatta sul \u201cproblema acqua\u201d, indicato da pi\u00f9 parti come uno degli aspetti\r\npi\u00f9 marcatamente preoccupanti. L\u2019indagine, in un secondo momento, si sofferma, quindi, sulle\r\ncosiddette sacrifice zones o sacrifice areas: attraverso una lettura comparata di situazioni su scala\r\nglobale (es. Nordamerica o Sudamerica) e locale (l\u2019Ex Sito di Interesse Nazionale del Basso Bacino\r\ndel Fiume Chienti in Italia, nell\u2019area fermano-maceratese) si presenteranno tanto i punti di contatto,\r\nquanto le profonde differenze che segnano le alterazioni ambientali e i disinvestimenti economici che\r\nsfregiano tali superfici. Risalter\u00e0 come nel binomiale rapporto tra \u201csacrificante\u201d e \u201csacrificato\u201d,\r\nl\u2019ambiente rivesta sempre \u201ci panni del condannato\u201d insieme alle fasce pi\u00f9 deboli della popolazione\r\no per basso reddito o per basso livello di istruzione o per l\u2019appartenenza a una qualsivoglia\r\nminoranza, oppure per la sommatoria di uno o pi\u00f9 di questi fattori. In questo orizzonte, pare\r\ndelinearsi con maggiore chiarezza il ruolo della geografia all\u2019interno di tali problematiche che\r\nrichiedono forzatamente un approccio multidisciplinare e interdisciplinare, capace, cio\u00e8, di\r\nun\u2019analisi attenta dei plurimi fattori concorrenti, con l\u2019obiettivo di valorizzare e sorreggere un\r\nmodello sostenibile di societ\u00e0. Nello specifico, l\u2019educazione ambientale, inscindibile dalla\r\ncomponente geografica, \u00e8 chiamata ad assolvere il proprio ruolo nell\u2019edificazione di nuovi\r\nparadigmi atti allo sviluppo di un individuo che abbia contezza delle proprie responsabilit\u00e0, dei\r\npropri compiti e delle incombenze che sottendono nuovi scenari. Tenendo conto della difficile\r\ncongiuntura rappresentata dalla pandemia di sars-cov-2 che ha innegabilmente marcato la vita\r\ndidattica e non solo, si sono resi ormai improrogabili ragionamenti e fattuali cambiamenti negli\r\napprocci docenti-discenti e discenti-spazi scolastici; in questa direzione, si \u00e8 voluto indagare come\r\nla didattica della geografia possa, modellandosi ed adattandosi, favorire una pi\u00f9 efficace formazione\r\ne coscienza ecologica negli individui in et\u00e0 evolutiva. Se da un lato l\u2019osservazione diretta e indiretta\r\npermangono quali potenti strumenti necessari alla geografia, dall\u2019altro i fattori d\u2019impossibilit\u00e0 che,\r\nspesso, costellano il cammino scolastico, o investono tutta la societ\u00e0 come nel caso della crisi\r\nsanitaria evidenziata nel 2020 dalla pandemia, costringono de facto alla ricerca di nuove vie da\r\naprire. La convinzione che le geotechnologies possano rappresentare la chiave di volta non solo per\r\naccrescere l\u2019avvicinamento e l\u2019interesse intorno al sapere geografico, ma, anche e soprattutto, per\r\naffrontare le problematiche didattiche suddette, ha sospinto la ricerca verso l\u2019individuazione di\r\nstrumentazioni tecnologiche adeguate. La costruzione e l\u2019utilizzo di una SandBox AR, Augmented\r\nReality, ha cos\u00ec interessato la seconda parte degli studi dottorali; infatti, acquisendo lo stato dell\u2019arte\r\ne osservando il lavoro pubblicato dalla University of California-Davis, si \u00e8 optato per la\r\nrealizzazione handcrafted della \u201cscatola di sabbia\u201d, sia nella parte hardware (box con la sabbia,\r\nfotocamera 3D - Microsoft Kinect per Xbox One - e proiettore) sia in quella software. Da approcci\r\npreliminari, tanto con i docenti quant","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/320430","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"An Extended Structural Analysis of Mexico: Production, income distribution, and international trade","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"L'obiettivo di questa tesi \u00e8 la realizzazione di un'analisi strutturale dell'economia messicana basata sulla teoria del flusso circolare del reddito, attraverso modelli multisettoriali basati su una di contabile sociale (SAM) del Messico per l'anno 2018. Questa analisi strutturale si concentra sulla produzione, sulla distribuzione del reddito e sul commercio internazionale nel sistema economico messicano. La SAM \u00e8 stata scelta come quadro contabile perch\u00e9 \u00e8 costruita per definizione sulla teoria del flusso circolare del reddito e quindi descrive, attraverso l'interdipendenza tra mercati dei beni, industrie e settori istituzionali, la generazione, la distribuzione e l'uso del reddito in un sistema economico. \r\nLa tesi \u00e8 suddivisa in tre capitoli; il primo capitolo confronta i Macro Moltiplicatori dell'output di un modello multisettoriale basato su tavola Input-Output e due modelli multisettoriali basati su SAM. Le ipotesi alla base di modelli sono differenti, e pertanto i risultati riflettono le diverse assunzioni, generando non neutralit\u00e0 nella valutazione delle politiche. I tre modelli confrontati in questo primo capitolo sono: il classico modello di Leontief aperto; il modello di Miyazawa in versione SAM; il modello multisettoriale esteso. I tre modelli differiscono per il tipo di chiusura rispetto ai settori istituzionali e per la presenza o meno dei processi di allocazione e redistribuzione del reddito. I risultati mostrano cambiamenti sostanziali quando il modello \u00e8 parzialmente o totalmente chiuso rispetto ai settori istituzionali e permettono di identificare gli effetti derivanti dall'incorporazione della redistribuzione del reddito. Pertanto, i risultati suggeriscono come modello maggiormente performante il modello multisettoriale esteso per la valutazione delle politiche pubbliche. \r\nIl secondo capitolo analizza l'impatto di un potenziale shock di offerta sul reddito disponibile dei settori istituzionali dell'economia messicana. In particolare, viene simulata la politica di \"lockdown\" attivata come misura di contenimento dei contagi da COVID-19. Il blocco dei processi produttivi genera un'interruzione del flusso circolare del reddito che pu\u00f2 essere interpretata come uno shock dal lato dell\u2019offerta. La simulazione viene effettuata attraverso l\u2019applicazione di un modello multisettoriale esteso di inoperability, senza tener conto delle politiche volte a contrastare l'impatto negativo del blocco produttivo, in quanto l'obiettivo \u00e8 valutare il puro effetto di tale politica sul reddito disponibile dei settori istituzionali. I risultati suggeriscono che il modello multisettoriale esteso di inoperability (EMI), sotto ipotesi realistiche, ha buone prestazioni. Ad esempio, nel caso del PIL, la stima dell'EMI equivale a una variazione del -7,2%, mentre i dati osservati hanno mostrato una variazione del -8,5%; l'errore di stima dell\u2019EMI, inteso come differenza tra la variazione del PIL stimata e quella osservata, \u00e8 la minima osservabile rispetto ad altre stime effettuate per l'economia messicana. Il vantaggio nell\u2019utilizzo di tale modello risiede nel fornisce risultati in termini disaggregati a livello di industria e per ogni settore istituzionale, sia per l'allocazione primaria del reddito che per il reddito disponibile. \r\nInfine, il terzo capitolo analizza i moltiplicatori del reddito nella bi-regione USA-Messico attraverso un modello multisettoriale esteso, basato su un SAM bi-regionale USA-Messico, caratterizzata da 63 prodotti, 53 industrie e cinque settori istituzionali. L'obiettivo \u00e8 analizzare, attraverso l'approccio dei macro-moltiplicatori, gli effetti di una politica coordinata volta ad aumentare le esportazioni nette dell\u2019area geografica considerata del 5%.  I risultati sono i seguenti: il controllo della politica equivale allo 0,04% del PIL bi-regionale secondo la struttura ottimale, e l\u2019effetto \u00e8 rappresentato da una crescita dello stesso del +2,4% (politica target).","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/320130","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"ECONOMIC REGIONAL IMPACT OF THE NATIONAL RECOVERY AND RESILIENCE PLAN: THE CASE OF SICILY","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"La Sicilia, in questi ultimi cinque anni, \u00e8 stata caratterizzata da una drammatica crisi\r\neconomica e sociale che ha fatto precipitare la regione in una continua recessione sempre\r\npi\u00f9 profonda in cui le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali permangono non\r\nsolo all\u2019interno delle aree urbane ma anche in confronto all\u2019eterogeneit\u00e0 tra le regioni del\r\nnostro paese e quelle europee.\r\nIl quadro macroeconomico siciliano \u00e8 penalizzato principalmente da due eventi\r\nstraordinari che ne evidenziano sempre di pi\u00f9 la fragilit\u00e0 del tessuto regionale, la cui\r\nmanifestazione, a distanza cos\u00ec ravvicinata, rappresenta comunque una circostanza\r\ninconsueta: la crisi economico-sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19 e le difficolt\u00e0\r\noriginate dallo scenario internazionale, in particolare quelle causate dal conflitto russoucraino.\r\nAlla luce delle dinamiche di questo contesto, la Regione Siciliana, in linea con gli\r\nindirizzi di programmazione economica della Commissione Europea, ha pianificato un\r\npacchetto di misure di politica economica rivolte a stimolare la fase di ripresa per le quali\r\nsi prevedono opportunit\u00e0 di sviluppo, investimenti e riforme, cercando di riparare i danni\r\neconomici causati dalla diffusione della pandemia.\r\nL\u2019obiettivo di questo lavoro \u00e8 di analizzare gli effetti della manovra del piano regionale\r\ndi ripresa e resilienza della Sicilia, programmata dal governo regionale per stimolare la\r\nripresa economica, a seguito degli effetti del lockdown e valutare gli impatti delle diverse\r\nproposte sull\u2019economia siciliana.\r\nLa presentazione del contesto socio-economico della regione siciliana ha richiesto la\r\npredisposizione di un set di informazioni dettagliate e adeguate a livello locale. L\u2019utilizzo\r\ndi queste informazioni da parte dell\u2019amministrazione regionale permetterebbe di\r\nprogrammare le manovre di politica economica orientate alla ricerca di quelle variabili di\r\npolicy, che sia nel breve periodo (stabilizzazione) che nel lungo periodo (sviluppo)\r\nsarebbero in grado di elaborare gli interventi indirizzati alla realizzazione degli obiettivi\r\nfissati e di valutarne ex-ante ed ex-post l\u2019impatto sulle principali variabili\r\nmacroeconomiche.\r\nA questo fine, \u00e8 stata costruita appositamente una base dati specifica per la Regione\r\nSicilia, Social Accounting Matrix (SAM), in grado di presentare e valutare, attraverso\r\nl\u2019analisi multisettoriale, gli effetti diretti, indiretti e indotti sulle principali variabili\r\nmacroeconomiche, in termini aggregati e disaggregati, delle politiche pubbliche.\r\nDisporre di questo tipo di schema contabile significa rappresentare in modo articolato la\r\nsituazione economica e sociale della regione. Sulla base dei dati forniti dalla matrice di\r\ncontabilit\u00e0 sociale \u00e8 stato costruito un modello computazionale di equilibrio economico\r\ngenerale (CGE) specifico per la Sicilia, in grado di valutare l\u2019impatto delle politiche\r\neconomiche regionali sul territorio della regione.\r\nIl modello proposto \u00e8 un modello computazionale di equilibrio economico generale\r\nstatico e disaggregato, modellato tenendo conto delle funzioni comportamentali e dei\r\nvincoli di bilancio per quanti sono i settori istituzionali inclusi nella SAM, con l'obiettivo\r\ndi quantificare gli effetti diretti, indiretti e indotti delle politiche fiscali adottate.\r\nNel primo capitolo si presenta il sistema economico regionale siciliano descrivendone\r\nle caratteristiche economiche, strutturali e territoriali, in un contesto normativo definito e\r\nregolato da un\u2019autonomia speciale regionale e di delicato stadio di transizione per una\r\nprospettiva migliore di sviluppo. Si \u00e8 proceduto, in base alle informazioni disponibili e\r\nalle indagini effettuate, all\u2019esplorazione, descrizione e sintesi dei dati di ricerca\r\neconomica della Regione Sicilia per una accurata comprensione e conoscenza del tessuto\r\nterritoriale regionale, individuandone punti di forza e di debolezza. Il lavoro offre un\r\npunto ","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/320110","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"VALUE, PRICES AND DISTRIBUTION COMPUTABLE METHODS FOR THE INVESTIGATION OF LONG-PERIOD ECONOMIC STRUCTURES","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"La ricerca intende analizzare le relazioni fondamentali tra la produzione di valore e\r\nla distribuzione del reddito all\u2019interno di un sistema economico a partire dalla\r\nprospettiva degli economisti politici classici: Adam Smith, David Ricardo e Karl\r\nMarx. Tale prospettiva metodologica viene recuperata dalla letteratura economica\r\ndopo la pubblicazione di Piero Sraffa (1960) con cui vengono sciolti i nodi analitici\r\nlasciati irrisolti da Ricardo, sulla misura invariante del valore, e da Marx, sulla\r\ntrasformazione dei valori in prezzi di produzione. L\u2019elaborato \u00e8 organizzato in tre\r\nsaggi indipendenti che affrontano i caratteri teorici, metodologici ed empirici\r\ndell\u2019analisi economica basata sull\u2019approccio del sovrappi\u00f9.\r\nIl primo saggio, From Pasinetti: backwards, to the analytical connections between\r\nMarx and Sraffa; and forward, to the macro-monetary perspectives of the labour\r\ntheory of value, ripercorre le vicissitudini della teoria del valore-lavoro seguendo i\r\npassaggi logici con cui Pasinetti giunge alla soluzione del problema marxiano della\r\ntrasformazione dei valori in prezzi. Dopo il contributo di Sraffa, si \u00e8 giunti alla\r\nconclusione che i prezzi di produzione possono essere ottenuti a prescindere dal\r\nvalore-lavoro delle merci e che dunque la teoria del valore-lavoro \u00e8 superflua nella\r\ndeterminazione della distribuzione del reddito ad eccezione del caso particolare in\r\ncui il sovrappi\u00f9 viene interamente distribuito ai lavoratori salariati. Tuttavia,\r\nsecondo Marx la teoria del valore-lavoro \u00e8 una legge di riproduzione capitalistica\r\nche lega la produzione dei valori d\u2019uso alla realizzazione dei valori di scambio\r\nqualunque sia la legge che regola la distribuzione del reddito. La questione,\r\npertanto, verte sulla necessit\u00e0 di articolare i due piani dell\u2019analisi del capitalismo: la\r\nproduzione del sovrappi\u00f9 e la sua composizione tra beni salario e beni profitto, che\r\npu\u00f2 essere rappresentata in termini di lavoro contenuto, e la distribuzione del\r\nreddito, per cui si devono introdurre i prezzi di produzione per valutare gli aggregati\r\ndi merci coerentemente con le ipotesi concorrenziali successivamente poste.\r\nPasinetti (1977) riesce in questo intento a partire da una formalizzazione del quadro\r\nteorico marxiano secondo la stessa logica con cui Sraffa elabora il sistema tipo.\r\nPasinetti mette in luce che qualsiasi procedura di trasformazione dei valori-lavoro\r\nin prezzi deve considerare la scelta di una merce singola o composita il cui valore\r\nnon cambia nel passaggio dal sistema dei valori al sistema dei prezzi, questa merce\r\ndeve pertanto essere scelta come numerario dei prezzi. Tuttavia, per avere una\r\ncoincidenza completa tra valori e prezzi nel senso di Marx, ogni numerario dei prezzi\r\n2\r\ndeve essere scelto coerentemente ad una certa definizione del salario reale e\r\nviceversa. In questo modo, \u00e8 possibile ottenere una doppia equivalenza tra il valore\r\naggiunto monetario e il lavoro diretto complessivamente impiegato e tra il profitto\r\naggregato e il pluslavoro globalmente estorto nella produzione. Da questa movenza\r\nmetodologica deriva il moderno approccio macro-monetario alla teoria del valore,\r\nin particolare la Price of Net Product\u2013Unallocated Purchasing Power Labour\r\nTheory of Value (PNP\u2013UPP LTV), attraverso cui la teoria del valore-lavoro pu\u00f2\r\nessere introdotta coerentemente nell\u2019indagine delle strutture economica.\r\nIl secondo saggio, Production prices, income distribution and the value structure\r\ninside the Italian economy: An input-output investigation, offre una applicazione\r\ndell\u2019approccio macro-monetario presentato nel capitolo precedente per l\u2019analisi\r\ndell\u2019economia italiana (2018) basata su una tavola input-output di ordine 63.\r\nL\u2019indagine muove seguendo tre passaggi analitici: quello delle condizioni tecniche\r\ndi produzione catturate dai valori-lavoro (prezzi diretti), quello delle condizioni\r\nistituzionali che garantiscono l\u2019uniformit\u00e0 dei saggi di ","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/320090","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Re-storying and restoring the legal perspective to ecology for trans-species restoration. Exploring imaginaries of ecological restoration rooted in care, through ecofeminist and feminist ecocritical worldviews.","anno":"2023","abstract":"","abstract_ita":"Il presente elaborato si presenta quale indagine filosofica in chiave eco-femminista dell\u2019Antropocene. L'Antropocene ha recentemente invaso i dibattiti politici di tutto il mondo e ha suscitato un notevole interesse nei circoli accademici, sia nelle scienze naturali sia nelle scienze umanistiche. Il termine Antropocene \u00e8 apparso per la prima volta nelle scienze naturali nel 2000 (Crutzen, 2000) per rispondere alla necessit\u00e0 di dare un nome e un senso a un presente in rapido cambiamento e per localizzare l\u2019apporto degli esseri umani al suo interno. Nonostante l'Antropocene sia diventato oggi una parola ampiamente utilizzata nei pi\u00f9 svariati campi e studi, non si \u00e8 ancora trovato un punto di incontro circa la sua formalizzazione. Alcuni (Brondizio et al. 2016) sostengono che il concetto di Antropocene rappresenti un\u2019opportunit\u00e0 per sviluppare le metodologie necessarie ad affrontare le sfide socio-ecologiche del presente, oltre che a permettere di costruire sinergie fra diversi ambiti disciplinari. Tuttavia, nella mia ricerca prendo le parti di coloro che sostengono che l'uso sproporzionato del termine limiti fortemente la possibilit\u00e0 di immaginare un futuro sul pianeta Terra. Nell\u2019osservare che l'Antropocene non \u00e8 un'etichetta innocente utilizzata per segnare una nuova unit\u00e0 temporale geologica sostengo, accanto alla storica ecofemminista Stefania Barca (2020) e al filosofo Agostino Cera (2023), che esso corrisponda alla \"narrazione principale\" (Barca, 2020) del presente. La storia principale di questa narrazione, cos\u00ec come raccontata dalle scienze naturali e dal diritto positivo, appare plasmata \u201cdall'occhio privilegiato del soggetto bianco\/maschile della storia\" (Barca, 2020). Tale storia \u00e8 incentrata sul rapporto tra due categorie immutabili e in conflitto tra loro: la specie umana come insieme disincarnato di individui e l'ambiente\/natura, che culmina nell\u2019immaginario di un'apocalittica e fatale \"fine del mondo\".\r\nPartendo dall'assunto femminista della parzialit\u00e0 del sapere (Haraway, 1988), consistente principalmente nell'idea che il sapere non viene dato in modo definivo, ma \u00e8 il  risultato dell'unione di punti di vista parziali e di voci che si intrecciano fra loro, apro la possibilit\u00e0 di ri-raccontare l'Antropocene e le sue istituzioni, attraverso le teorie ecofemministe e dell\u2019ecocritica femminista, per provare a superare tale concetto. Una nuova narrazione delle sfide globali \u00e8 necessaria, soprattutto alla luce del fatto che siamo entrati nel Decennio delle Nazioni Unite per il Ripristino degli Ecosistemi. Il Decennio per il Ripristino degli Ecosistemi, sancito dalla Risoluzione 73\/284 delle Nazioni Unite (A\/RES\/73\/284, 2019), rappresenta un'occasione per approfondire e ripensare al modo in cui il diritto ambientale dell'Antropocene agisce separando invece di prendersi cura del mondo e dei propri limiti. \r\nTre domande di ricerca dunque guidano il dibattito: (1) quanto pu\u00f2 durare una vita che si riproduce su premesse di violenza, distruzione e sfruttamento, quando l'abitabilit\u00e0 di ogni creatura e specie del pianeta \u00e8 in pericolo?; (2) il diritto ambientale dell'Antropocene (Grear, 2020) pu\u00f2 trarre soluzioni o perseguire forme di riparazione\/ripristino, quando il mondo viene diviso in due domini: uno inanimato, inerte e l\u2019altro animato e dotato di potere?; (3) che cosa occorre per uscire da questa stasi?\r\nLa ricerca ha quindi due obiettivi principali e complementari, distribuiti rispettivamente in una pars destruens e in una pars costruens. Da un lato, riporta la critica ecofemminista dei riferimenti concettuali che guidano la narrazione dell'Antropocene e, quindi, la storia principale del diritto ambientale, delle scienze naturali e delle azioni di riparazione ecologica, che appaiono in definitiva violente. Dall\u2019altra, mira a impegnarsi in uno sforzo immaginativo per ripensare alla riparazione non come un insieme di misure predeterminate, piuttosto, come un insieme aperto","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/319530","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"THE BLUE ECONOMY: A BETTER STEWARDSHIP OF OUR SEAS AND OCEANS AS A LONG-TERM STRATEGY TO SUPPORT SUSTAINABLE GROWTH","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Lo sfruttamento delle risorse naturali ha rappresentato la caratteristica principale dello sviluppo economico e del commercio per la maggior parte della storia mondiale. Attualmente, e\u0300 generalmente accettato che lo sviluppo economico in tutto il mondo sia la causa dell\u2019esaurimento irreversibile delle risorse naturali, del degrado ambientale e della conseguente minaccia per le generazioni future. Ci\u00f2 costituisce le ragioni chiave e le sfide per ripensare i modelli economici. Le risorse ambientali sono considerate oggi come beni economici e vengono chiamate \u201ccapitale naturale\u201d. Questo vale in particolare per i mari e gli oceani. I mari e gli oceani coprono piu\u0300 del 70% della superficie terrestre e sono fondamentali per garantire alcuni dei bisogni fondamentali della societa\u0300. Contengono il 97% di tutta l\u2019acqua del pianeta e sostengono l\u201980% di tutte le forme di vita. Questi vasti ecosistemi sono tra i piu\u0300 grandi pozzi di carbonio del mondo, producono la meta\u0300 dell\u2019ossigeno che respiriamo e sono la fonte primaria di proteine per piu\u0300 di 3 miliardi di persone. \r\nI mari e gli oceani sono anche il tessuto di una grande industria che solleva questioni di sostenibilita\u0300 ambientale e sociale. Quest\u2019ultime sono al centro dell\u2019agenda dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (ONU) entro il 2030 e non sono compatibili con un sistema incentrato sull\u2019abuso e sullo sfruttamento dell\u2019ambiente. Una gestione efficiente e sostenibile del capitale naturale degli oceani \u00e8 quindi un obiettivo politico critico per il processo e il progresso economico. Di fatto, la crescente consapevolezza delle intense pressioni che impattano sul degrado ambientale marino ha portato gli organismi di governance stabiliti negli ultimi decenni a definire strumenti e meccanismi che permettano la conservazione e lo sviluppo piu\u0300 sostenibile del vasto capitale naturale che il mare e gli oceani offrono. Proprio in questa fase di ridimensionamento e di transizione verso una nuova economia sostenibile basata sugli ecosistemi marini, emerge il nuovo concetto della \u201cBlue Economy\u201d (BE). \r\nLa BE ha recentemente guadagnato una notevole attenzione nelle agende politiche e accademiche, in linea con l\u2019espansione della sua rilevanza rispetto ai settori economici tradizionali. Le strategie di implementazione della BE rientrano negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite, in particolare l\u2019SDG 14 \u201cLife Below Water\u201d. L\u2019SDG 14 mira, tra le altre cose, alla prevenzione e ad una riduzione significativa dell\u2019inquinamento marino, alla gestione sostenibile, nonch\u00e9 alla conservazione delle aree e degli ecosistemi marini e costieri, alla minimizzazione e reversione degli impatti dovuti all\u2019acidificazione degli oceani, a far fronte alla pesca eccessiva, illegale e non regolamentata, all\u2019aumento delle conoscenze scientifiche e al trasferimento di tecnologie marine sostenibili. \r\nCome tale, incorporato in queste ambizioni piuttosto all\u2019avanguardia e\u0300 il principio (e la necessita\u0300) che assicurare la crescita economica e l\u2019occupazione devono andare di pari passo con l\u2019imperativo della protezione e ripristino degli ambienti naturali e della lotta al cambiamento climatico. La BE permette di generare valore dagli oceani attraverso l\u2019attuazione di pratiche sostenibili e nel rispetto della loro capacita\u0300 di rigenerazione. Questo implica che l\u2019impatto della produttivita\u0300 economica generata delle attivit\u00e0 umane deve necessariamente garantire la salute e la salvaguardia degli oceani nel tempo.\r\nSia i settori consolidati o tradizionali che quelli emergenti e innovativi della BE offrono importanti fonti di sviluppo economico sostenibile. I primi includono e riguardano le risorse marine viventi e non viventi, le attivita\u0300 portuali, la cantieristica navale, il trasporto marittimo e il turismo costiero. I secondi includono l\u2019energia marina rinnovabile, la bioeconomia e le biotecnologie","abstract_eng":"Natural resource exploitation has been the main feature for economic development and trade for most of global history. At present, it is generally accepted that economic development around the world is leading to the irreversible depletion of natural resources, environmental degradation and consequent threat to future generations, which are key reasons and challenges for rethinking economic patterns. Environmental resources are considered today as economic assets and called \u201cnatural capital\u201d. This particularly holds true for the seas and oceans. Seas and oceans cover more than 70% of Earth\u2019s surface and are critical in ensuring that some of society\u2019s most basic needs are met. They hold 97% of all water and sustain 80% of all life forms on the planet. These vast ecosystems are amongst the world\u2019s largest carbon sinks, produce half of the oxygen we breathe and are the primary source of proteins for more than 3 billion people worldwide. \r\nSeas and oceans are also the fabric of a large industry that raises environmental and social sustainability issues. These are at the heart of the United Nations (UN) Sustainable Development agenda for 2030 which is not compatible with a system focused on abuse and exploitation of the environment. Therefore, an efficient and sustainable management of oceans\u2019 natural capital is a critical policy objective for the economic process and progress. The growing awareness of the intense pressures that cause environmental degradation of the natural wealth highlights the need for a sustainable approach. Governance bodies established over the recent decades have defined tools and mechanisms to achieving a more sustainable development allowing the preservation and sustainable uses of the natural capital. At this stage of economy reframing, a new concept of \u201cBlue Economy\u201d (BE) has emerged to foster the shift towards a new, ocean (marine)-based sustainable economy. \r\nBE has recently gained considerable policy and scholarly attention, in line with the expansion of its relevance on the political agenda beyond traditional economic sectors. BE implementation strategies are part of the UN\u2019s Sustainable Development Goals (SDGs), in particular SDG 14 \u201cLife Below Water\u201d which aims, among other things, to prevent and significantly reduce marine pollution, sustainably manage and protect marine and coastal ecosystems, minimize and address the impacts of ocean acidification, regulate harvesting by ending overfishing and illegal, unreported and unregulated fishing, conserve coastal and marine areas, increase scientific knowledge and transfer sustainable marine technologies. \r\nAs such, embedded is this quite a cutting-edge concept is the principle (and need) that ensuring economic growth and employment must go hand in hand with the imperative of protecting and restoring nature and fighting climate change. BE enables society to obtain value from the oceans and coastal regions, whilst respecting their long-term ability to regenerate and endure such activities through the implementation of sustainable practices. This implies that human activities must be managed in a way that guarantees the health of the oceans and safeguards economic productivity, so that the potential they offer can be realized and sustained over time. \r\nBoth established and emerging, innovative sectors are part of the BE and offer important sources of sustainable economic development. The former include marine living resources, marine non-living resources, marine renewable energy, port activities, shipbuilding and repair, maritime transport and coastal tourism. The latter include ocean energy (i.e. floating solar energy and offshore hydrogen generation), blue bioeconomy and biotechnology, marine minerals, desalination, maritime defence, security and surveillance, research and education and infrastructure and maritime works (submarine cables, robotics). These sectors offer significant potential for the transi","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291785","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Condividere uno spazio religioso. I missionari cattolici nei Balcani (secc. XVII-XVIII) tra mediazione culturale e ibridazioni religiose.","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Nel corso della mia dissertazione, ho esplorato le complesse relazioni tra i vari gruppi confessionali presenti nell\u2019Albania settentrionale, nella Serbia e nella Bulgaria ottomane (secc. XVII-XVIII), con particolare riguardo alle peculiari condizioni della confessionalizzazione cattolica. Tale analisi \u00e8 stata svolta a partire dai documenti e dalle lettere, sia editi che inediti, prodotti dai missionari cattolici di stanza nei Balcani ottomani.\r\nIl cattolicesimo costituiva una minoranza all'interno del panorama multireligioso e pluriconfessionale dei Balcani ottomani: nella \u00abTurchia europea\u00bb le comunit\u00e0 cattoliche vivevano infatti a stretto contatto con musulmani (spesso ex cristiani convertiti all'Islam), ortodossi (o \u00abscismatici\u00bb - secondo la denominazione usata dalla Santa Sede e dai missionari), ma anche \u2013 soprattutto nella porzione settentrionale della regione - con luterani, calvinisti e anabattisti. In tale contesto, la confessionalizzazione cattolica in particolare e le identit\u00e0 religiose pi\u00f9 in genere svilupparono alcune caratteristiche peculiari.\r\nPer far fronte alla situazione, la Santa Sede predispose una serie di visite apostoliche e di missioni gi\u00e0 a partire dalla seconda met\u00e0 del Cinquecento. Con l\u2019avvento del XVII secolo, e in particolare con la fondazione di Propaganda Fide (1622) - dicastero responsabile delle attivit\u00e0 missionarie in tutto il mondo - il proposito assunse poi maggiore sistematicit\u00e0 e concretezza. In tal modo, il papato intendeva da un lato prevenire le conversioni dei cattolici all'Islam, dall\u2019altro si riproponeva di estirpare le non meno preoccupanti forme di ibridazione religiosa. In altre parole, Roma, attraverso l\u2019attivit\u00e0 dei missionari e dei prelati locali, voleva sottoporre le comunit\u00e0 cattoliche balcaniche a un processo di disciplinamento confessionale basato sull\u2019applicazione dei decreti tridentini.\r\nI missionari cattolici agirono, in questo contesto, come agenti della confessionalizzazione, custodi del cattolicesimo romano, tentando di \u00abfideles catholici in catholica fide confirmarentur\u00bb. Nei rapporti indirizzati alla Congregazione de Propaganda Fide dedicarono perci\u00f2 ampio spazio alla descrizione di forme di ibridazione religiosa e di abusi dottrinali ritenuti particolarmente gravi come la communicatio in sacris, il cripto-cattolicesimo o la persistenza di atteggiamenti devozionali legati a forme di culto pre-cristiane. Emerge cos\u00ec, dal ritratto effigiato dai missionari, il quadro di un crogiolo di identit\u00e0 religiose e culturali liquide, permeate di elementi mutuati da fedi differenti avviluppati fra loro in modo inestricabile. Arginare definitivamente questo osmotico processo di ibridazione e stratificazione culturale si rivel\u00f2 per\u00f2 un proposito difficile, se non impossibile, da raggiungere.\r\nIl portato dell\u2019attivit\u00e0 missionaria, destinato ad avere poca influenza sul piano del disciplinamento confessionale, ebbe per\u00f2, talvolta, importanti ricadute sul piano culturale: viaggiando da un luogo all'altro, tra Roma e la \u00abTurchia europea\u00bb, i missionari agivano anche come \u201cpasseurs culturels\u201d \u2013 per dirla con le parole di Gruzinski, mediatori e intermediari tra comunit\u00e0 di fede, cultura, etnia e background linguistici differenti.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/304529","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"CICLO DI VITA, APPRENDIMENTO PERMANENTE E COMPETENZE DIGITALI","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"La centralit\u00e0 della persona \u00e8 fondamentale nel proprio processo di sviluppo. Lo sviluppo avviene per tutta la vita: Lifespan Cycle. In quest\u2019ottica, l\u2019apprendimento \u00e8  permanente, continuo, multidimensionale e per tutta la vita: Lifelong Learning. Le Digital Skills sono un concetto chiave nella discussione sul tipo di abilit\u00e0 e competenze necessarie per i cittadini della societ\u00e0 quotidiana. L\u2019emergenza sanitaria ha aperto una rottura tra un prima e un dopo fungendo da catalizzatore per la promozione di un nuovo apprendimento, una nuova visione di lavoro, una nuova modalit\u00e0 di progettare e realizzare formazione. Gli strumenti tecnologici in primis ci hanno fatto rimanere distanti fisicamente, ma vicini socialmente. Sulla base della letteratura scientifica e spinti dall\u2019emergenza storica dovuta alla Pandemia da Covid-19, il team di ricerca ha tracciato il disegno di questo progetto di ricerca che ha visto la collaborazione triennale tra il team di ricerca dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata, l\u2019azienda MAC s.r.l. e la Regione Marche. La finalit\u00e0 conoscitiva \u00e8 analizzare l\u2019interazione tra persone e strumenti tecnologici. L\u2019analisi dello stato dell\u2019arte e delle diverse prospettive ha permesso la formulazione della domanda di ricerca: \u201cCome le persone utilizzano gli strumenti tecnologici nella vita quotidiana?\u201d. Tale domanda \u00e8 stata sciolta in due sotto domande: \u201cCome le persone utilizzavano gli strumenti tecnologici nella vita quotidiana prima della pandemia da Covid-19?\u201d e \u201cCome le persone utilizzano gli strumenti tecnologici nella vita quotidiana durante della pandemia da Covid-19?\u201d. Le strategia operative di ricerca sono quelle della metodologia qualitativa di tipo induttivo. Gli strumenti di ricerca sono di due tipi: l\u2019intervista semi-strutturata e il questionario. I gruppi di riferimento aggiunti sono tre: la categoria lavorativa degli educatori, la categoria lavorativa del personale docente e le persone anziane. La raccolta dati \u00e8 stata effettuata in due momenti a marzo a maggio 2020, Periodo 2020, e da marzo a maggio 2021, Periodo 2021. L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata effettuata seguendo due step: preparazione e analisi descrittiva dei dati. \r\nI risultati di questa ricerca hanno permesso da un lato di condividere i dati con l\u2019azienda che li utilizzer\u00e0 per progettare e realizzare degli strumenti tecnologici mirati al miglioramento della Qualit\u00e0 della Vita e dall\u2019altro lato di progettare percorsi accademici innovativi e percorsi di formazione centrati su queste tematiche.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/302469","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"An Econometric Analysis of Colombia\u2019s Narcodeforestation and Glyphosate Aspersion Policy","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"In questa tesi, proponiamo un'analisi econometrica della narcodeforestazione in Colombia e dell'efficacia della politica di aspersione del glifosato per ridurre le colture di coca nel paese. La tesi si compone di tre capitoli, corrispondenti a saggi correlati ma indipendenti.\r\n\r\nIl capitolo 1 indaga il ruolo della coltivazione della coca come determinante della deforestazione in Colombia a livello nazionale e subnazionale, utilizzando dati trasversali a livello comunale. Per il livello subnazionale, viene utilizzata un'analisi di cluster per identificare quattro regioni omogenee di coltivazione della coca. Quindi, i modelli spaziali vengono utilizzati per verificare se la coltivazione della coca ha un impatto significativo sulla deforestazione a livello nazionale e in ciascuna delle regioni. Per controllare i fattori che influenzano la deforestazione, consideriamo un insieme di quarantaquattro variabili di controllo, comprese variabili biofisiche, antropogeniche e socioeconomiche. Per evitare la multicollinearit\u00e0, abbiamo implementato una scomposizione spettrale basata sull'estrazione dei componenti principali per ridurre la dimensionalit\u00e0 dei dati, ma conservando pi\u00f9 del 70% dell\u2019informazione.\r\nNel primo capitolo, la deforestazione viene calcolata dal Global Forest Change Dataset, poich\u00e9 fornisce dati pi\u00f9 aggiornati rispetto ad altre fonti. Tuttavia, questo set di dati \u00e8 stato talvolta criticato per la quantificazione eccessiva della copertura forestale in diverse parti del mondo, un problema che pu\u00f2 essere alleviato attraverso un'attenta calibrazione della percentuale di copertura forestale utilizzata per produrre mappe forestali. La disponibilit\u00e0 di stime affidabili della copertura forestale \u00e8 ovviamente di importanza cruciale per i ricercatori che monitorano gli stock forestali. Questa necessit\u00e0 motiva il secondo capitolo di questa tesi.\r\n\r\nNel Capitolo 2, presentiamo una valutazione dell'accuratezza dei tre principali set di dati per prevedere la copertura forestale in Colombia, vale a dire, quello rilasciato dall'Instituto de Hidrolog\u00eda, Meteorologia y Estudios Ambientales (IDEAM), che \u00e8 il set di dati pi\u00f9 utilizzato per gli studi su deforestazione in Colombia, il Global Forest Change Dataset (GFCD) dell'Universit\u00e0 del Maryland e il set di dati dell'Agenzia spaziale europea (ESA). L'obiettivo \u00e8 (i) studiare l'accuratezza delle mappe di copertura forestale ottenute da GFCD utilizzando diverse soglie di copertura arborea in diverse zone ecologiche in Colombia; (ii) confrontare l'accuratezza di GFCD, previa ottimizzazione della soglia, con quella di ESA e IDEAM; (iii) fornire agli utenti linee guida per la scelta del set di dati pi\u00f9 affidabile per la mappatura forestale, sia per particolari zone ecologiche che per la Colombia nel suo insieme. A tale scopo, estraiamo casualmente un gran numero di pixel da ciascuna zona ecologica e raccogliamo dati di riferimento per ciascuna di esse affidandoci a Collect Earth, che \u00e8 un programma che viene utilizzato per ricerche sul campo, in particolare per il controllo incrociato delle classificazioni dei terreni . Quindi, deriviamo una matrice di ciascun database (e da ciascuna soglia per GFCD) contro i dati di riferimento, e utilizziamo questa matrice per calcolare varie misure di accuratezza.\r\n\r\nInfine, nel capitolo 3, studiamo l'effetto causale sulla coltivazione della coca di una specifica politica antidroga: l'aspersione del glifosato delle colture di coca. Si tratta di una politica antidroga controversa per molte ragioni: non solo \u00e8 rischiosa per la salute umana e l'ambiente, ma colpisce anche il bestiame e le piantagioni legali, le famiglie povere, alimentando l'insicurezza sociale e la discordia e determinando lo sfollamento di intere comunit\u00e0. Inoltre, la sua efficacia nel ridurre la coltivazione della coca \u00e8 controversa e gli studi su questo tema hanno spesso raggiunto risultati contrastanti. L'aspersione aerea \u00e8 stata sospesa n","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/301690","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Funzioni e vicende del capitale sociale nelle S.p.A.","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Il presente lavoro di tesi si occupa delle funzioni e vicende del capitale sociale nelle s.p.a.\r\nIl primo capitolo affronta l'esame delle funzioni del capitale attraverso una ricostruzione dottrinale e giurisprudenziale dell'istituto, compresa anche la legislazione europea (seconda direttiva 77\/91\/CEE sostituita dalla direttiva 2017\/1132\/UE), a partire dal concetto stesso di capitale sociale nelle sue diverse accezioni. Le principali funzioni riconosciute al capitale sociale sono: la funzione di garanzia, la funzione produttiva e la funzione organizzativa. \r\nI sostenitori della funzione di garanzia del capitale ritengono che questo rappresenti una tutela per il soddisfacimento dei creditori sociali, anche se la reale garanzia per tali soggetti \u00e8 di fatto rappresentata dall\u2019affidabilit\u00e0 dell\u2019impresa e dalla sua capacit\u00e0 di produrre reddito attraverso nuove strategie ed investimenti. La tesi della funzione produttiva, invece, ritiene che il capitale sia finalizzato a dotare la societ\u00e0 dei mezzi necessari all'esercizio dell'attivit\u00e0 d'impresa per il raggiungimento di un adeguato equilibrio economico-finanziario e che solo attraverso tale funzione sia possibile comprendere il vincolo di indisponibilit\u00e0 del capitale sociale. La dottrina ha poi elaborato la c.d. funzione organizzativa del capitale, tuttora valida, secondo cui il capitale rappresenta da un lato un rilievo vincolistico a non distribuire la parte di attivo patrimoniale che corrisponde al capitale nominale, dall'altro ha un compito organizzativo, in quanto nel rapporto sociale costituisce il denominatore rispetto al numeratore (la partecipazione del socio), cos\u00ec da permettere di misurare la posizione del socio nella societ\u00e0. La dottrina ha riconosciuto al capitale sociale anche altre funzioni, tra le pi\u00f9 note: la funzione normativa, che individua le regole applicabili nei confronti dei soci, quella informativa, tanto per i creditori circa la valutazione del livello di rischio del proprio investimento, quanto per i soci al fine di valutare le iniziative pi\u00f9 utili al mantenimento della propria ricchezza e la funzione preventiva, che riconosce nel capitale sociale un circuito di allarme rispetto alla situazione patrimoniale in cui versa la societ\u00e0. Il primo capitolo si chiude con l\u2019esame degli sviluppi della legislazione europea sul ruolo e sulla funzione del capitale sociale, compreso l\u2019impatto di tale disciplina nel nostro ordinamento, nonch\u00e9 lo studio del dibattito, ancora attuale, sull\u2019utilit\u00e0 del sistema del legal capital. \r\nDopo questo primo excursus sulle funzioni del capitale sociale, e come esemplificazione delle stesse, il secondo capitolo si concentra sulla disciplina sulla riduzione obbligatoria del capitale di cui agli artt. 2446 e 2447 c.c., compresa la nozione stessa di perdita di capitale e di capitale minimo. Circa la funzione della normativa in esame, invece, secondo gli interpreti, essa risponde all\u2019interesse dei soci a non perdere la possibilit\u00e0 di distribuire utili futuri, perch\u00e9 la riduzione del capitale fa venir meno il divieto ex art. 2433, terzo comma, c.c. Il legislatore, per\u00f2, tiene in debita considerazione anche gli interessi dei creditori, soprattutto futuri, a non erogare prestiti alla societ\u00e0, facendo affidamento su un capitale in realt\u00e0 inesistente. Inoltre, in termini pi\u00f9 generali, si pu\u00f2 dire che tale normativa funga da \u00abcircuito d\u2019allarme\u00bb, che si attiva ogniqualvolta il valore del capitale scenda al di sotto di una certa soglia rispetto al patrimonio netto esistente. Si \u00e8 altres\u00ec approfondito l\u2019aspetto della neutralizzazione degli obblighi di ricapitalizzazione per l\u2019accesso al concordato preventivo o agli accordi di ristrutturazione e nella legislazione emergenziale scaturita dalla pandemia da Covid-19. Il legislatore, infatti, ispirandosi a quanto gi\u00e0 previsto dall\u2019art. 182-sexies l.fall., con l\u2019art. 6 del D.L. n. 23\/2020 (c.d. Decreto \u201c","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/301231","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La disciplina europea dei dati: dalla protezione alla governance","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Il termine datafication (o datificazione) descrive il processo di trasformazione delle interazioni sociali in dati digitali quantificabili al fine rendere possibile la loro classificazione e la loro analisi. In tal senso, la datificazione costituisce l\u2019evoluzione della digitalizzazione nella misura in cui permette una analisi pi\u00f9 avanzata in quanto capace di individuare modelli ricorrenti e corrispondenze nascoste anche nell\u2019ambito di grandi insiemi di dati. A tale fenomeno \u00e8, fondamentalmente, imputabile la crescita esponenziale, non solo nella quantit\u00e0, ma soprattutto nella rilevanza che ha contraddistinto i dati, divenuti oramai una risorsa digitale essenziale per la conduzione di qualsiasi attivit\u00e0 pubblica o privata.\r\nUn cambiamento di simile portata ha inevitabilmente alterato gli equilibri economici e geopolitici preesistenti, facendo confluire maggiore potere nelle mani di quegli attori, pubblici o privati, che per primi erano riusciti ad assicurarsi l\u2019accesso a questo nuovo e prezioso asset. L\u2019inerzia iniziale in tema di sviluppo delle tecnologie digitali \u00e8 costata cara all\u2019Unione europea: potenze come Stati Uniti d\u2019America e Repubblica Popolare Cinese si trovano ora in una posizione di manifesta superiorit\u00e0 tecnica, nei confronti della quale il vecchio continente difficilmente sar\u00e0 in grado di recuperare nel breve periodo. Pertanto, l\u2019Unione ha deciso di intervenire, in primis, a livello normativo al fine di arrestare il processo di graduale erosione della propria sovranit\u00e0 causato dal mancato sfruttamento dei dati. In ragione della carenza di infrastrutture e competenze negli Stati membri, il ricorso ad atti di diritto derivato \u00e8 stato identificato quale via maestra da perseguire, in quanto soluzione capace di tamponare la fuoriuscita di dati preziosi dal perimetro virtuale europeo in maniera tanto immediata quanto, in linea teorica, efficace.\r\nL\u2019intensificazione della produzione di provvedimenti, di stampo normativo o istituzionale, specificamente dedicati alla tutela e al corretto sfruttamento dei dati sembra indicare che, in seno agli ordinamenti europeo e degli Stati membri dell\u2019Unione, il diritto dei dati, o data law, si stia affermando quale branca speciale del diritto, rispondente a principi e regole propri e, in parte, autonomi. Il quadro normativo attualmente vigente in Europa si basa sulla fondamentale distinzione tra dati personali, in quanto riguardanti una persona fisica identificata o identificabile, e quelli non personali che, per converso, includono tutte le informazioni non rientranti nella prima categoria. A questa distinzione di fondo fanno riferimento i due principali regolamenti in materia: da un lato, il Regolamento (UE) 2016\/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e, dall\u2019altro, il Regolamento (UE) 2018\/1807 relativo a un quadro applicabile alla libera circolazione dei dati non personali. La disamina del sistema normativo europeo proposta nell\u2019ambito del presente lavoro mostra un forte squilibrio tra questi due poli: il baricentro della disciplina \u00e8 pesantemente spostato verso la normazione dei dati a carattere personale in ragione della qualifica di diritto di rango fondamentale che la protezione di queste informazioni ha assunto nell\u2019ordinamento europeo. Conseguentemente, anche la dottrina pubblicistica continentale ha preso la medesima piega, incentrando i propri studi sull\u2019esigenza di protezione dell\u2019individuo dalle conseguenze negative che possono derivare dall\u2019utilizzo (anche lecito) delle informazioni che lo riguardano. Sull\u2019altro versante, invece, i dati non personali sono stati prevalentemente oggetto di approfondimento da parte di esperti afferenti ai settori commerciale, economico e privatistico, con particolare riferimento all\u2019ambito della tutela della propriet\u00e0 intellettuale. \r\nLe ragioni alla base del consolidamento di tale quadro regolamentare e dottrinale sono riconducibi","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/301209","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La disaster risk reduction nel diritto internazionale","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Nei primi anni del secondo millennio, la comunit\u00e0 internazionale ha elaborato una serie di atti internazionali volti a regolamentare la prevenzione dei disastri. Si tratta perlopi\u00f9 di strumenti privi di forza giuridica vincolante contenenti standard e principi finalizzati a limitare le perdite di vite umane nonch\u00e9 i danni ai beni e all\u2019ambiente provocati da eventi naturali o antropici di elevata gravit\u00e0. Gli strumenti di soft law in questione tendono a convergere attorno all\u2019esigenza di anticipare il momento in cui si dovrebbe agire in via preventiva e, pertanto, le misure che essi raccomandano mirano a ridurre i rischi di disastro.\r\nDa quando l\u2019obiettivo di disaster risk reduction (DRR) \u00e8 stato per la prima volta inserito in un atto internazionale, ossia nello Hyogo framework, adottato nel 2005 in seno a una conferenza intergovernativa indetta nell\u2019ambito della Strategia per la riduzione dei disastri dell\u2019ONU, sono state avviate numerose iniziative a livello internazionale coerenti con tale obiettivo e si rinvengono riferimenti ad esso nelle diverse aree del diritto internazionale le cui norme rilevano ai fini della prevenzione dei disastri.\r\nL\u2019emergere di una pluralit\u00e0 di atti internazionali che ribadiscono la necessit\u00e0 di adottare misure di DRR solleva l\u2019esigenza di comprendere gli effetti giuridici che tali atti possono produrre. Infatti, alla luce della coerenza con cui gli strumenti internazionali che regolamentano la prevenzione dei disastri affermano l\u2019esigenza di adottare un approccio anticipatorio, si pu\u00f2 ritenere che si stia formando un certo consenso a livello internazionale circa l\u2019adeguatezza di tale approccio ai fini della prevenzione dei disastri. Questo consenso pu\u00f2 assumere rilevanza ai fini dell\u2019interpretazione delle norme internazionali relative alla prevenzione dei disastri.\r\nLa tesi analizza gli effetti giuridici derivanti dagli strumenti di soft law in materia di riduzione del rischio di disastri. In particolare, la ricerca mostra in che misura questi atti interagiscano con quelle norme internazionali da cui discende un obbligo di carattere generale di prevenzione dei disastri, con l\u2019obiettivo di stabilire se e in che misura il contenuto di tale obbligo sia coerente con l\u2019approccio alla prevenzione implicito nelle misure di DRR. Infatti, le norme di soft law, attraverso la loro interazione con il diritto internazionale positivo possono contribuire a determinare in maniera pi\u00f9 precisa la portata di norme giuridiche di carattere generale. L\u2019elaborato, quindi, illustra se e in quali condizioni le norme di soft law sulla DRR siano prese a riferimento ai fini dell\u2019interpretazione e dell\u2019applicazione delle norme internazionali in situazioni di disastro. Le norme internazionali da cui pu\u00f2 derivare un obbligo di prevenzione dei disastri sono plurime: si va dalle norme di portata pi\u00f9 settoriale, come quelle riguardanti il contrasto dei fenomeni epidemici, la protezione del patrimonio culturale, il commercio internazionale e la gestione dello spazio, alle norme di portata pi\u00f9 generale come quelle sulla protezione dei diritti umani e sulla tutela dell\u2019ambiente. La presente ricerca si \u00e8 limitata a prendere in considerazione questi ultimi due ambiti del diritto internazionale al fine di farne emergere l\u2019interazione con le norme di soft law in materia di DRR.\r\nLa ricerca si suddivide in quattro parti. Nel Capitolo I si analizza il processo che ha portato allo sviluppo delle regole e dei principi internazionali in materia di disastri e sono individuate le fonti normative che hanno come ambito di applicazione specifico questo tipo di fenomeni. Dall\u2019analisi emerge il ruolo centrale delle fonti di soft law nella regolamentazione della prevenzione dei disastri. In seguito, lo studio si concentra sull\u2019identificazione degli elementi caratterizzanti l\u2019obiettivo di riduzione dei rischi di disastro alla luce degli standard e dei ","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/301190","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Profili internazionalprivatistici del diritto d\u2019autore nella prospettiva dell\u2019armonizzazione europea","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Da pi\u00f9 di tre decenni l\u2019Unione europea sta perseguendo l\u2019obiettivo dell\u2019armonizzazione del diritto d\u2019autore mediante il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri, al fine di favorire il buon funzionamento del mercato interno, garantire adeguati livelli di tutela per i titolari dei diritti e favorire l\u2019accesso alle opere dell\u2019ingegno da parte della collettivit\u00e0, in un mercato pi\u00f9 equo e competitivo. \r\nTuttavia, la frammentazione delle regole sul diritto d\u2019autore e il persistente approccio territoriale negli Stati membri, nonostante la diffusione su scala globale delle opere dell\u2019ingegno, rappresenta un ostacolo al perseguimento di dette finalit\u00e0, anche e soprattutto in considerazione delle sfide poste dalle tecnologie digitali. \r\nIn tale scenario, premessi brevi cenni storici circa la natura del diritto d\u2019autore e la ratio della sua tutela, l\u2019elaborato effettua un inquadramento della disciplina internazionale del diritto d\u2019autore, cos\u00ec come emerge dalle principali convenzioni multilaterali in materia, esaminando anche l\u2019inclusione del diritto d\u2019autore nelle convenzioni in materia di diritti umani.\r\nInquadrata la disciplina internazionale del diritto d\u2019autore, che ha gettato le basi per i successivi interventi legislativi in ambito regionale, si analizzano gli interventi legislativi nell\u2019ambito dell\u2019Unione europea, al fine di fornire un quadro circa gli attuali livelli di armonizzazione dei diritti di esclusiva e dei principi elaborati in materia di diritto d\u2019autore.\r\nDalla suddetta analisi emerge come gli interventi legislativi sovranazionali hanno dato luogo ad un quadro normativo decisamente complesso e frammentato, anche alla luce dello strumento maggiormente utilizzato, ossia la direttiva. Da ci\u00f2 deriva il persistere di differenti regimi giuridici all\u2019interno dell\u2019Unione, seppur in parte armonizzati. L\u2019analisi privilegia un approccio di diritto sostanziale dei principali aspetti del diritto d\u2019autore, cos\u00ec come interpretati dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell\u2019Unione europea, che ha fornito un importante contributo in termini di uniformit\u00e0 nell\u2019applicazione del diritto, oltre che di armonizzazione.\r\nLe suddette criticit\u00e0 sono in parte legate al principio di territorialit\u00e0, che nella pluralit\u00e0 delle sue accezioni, ha tradizionalmente caratterizzato la disciplina del diritto d\u2019autore, ancorandolo in maniera rigida ai confini nazionali dei singoli regimi giuridici in cui \u00e8 protetto. Tale caratteristica del diritto d\u2019autore, tuttavia, si contrappone alla diffusione su scala globale delle opere dell\u2019ingegno, in particolar modo nei casi di violazioni a mezzo Internet (c.d. ubiquitous infringements), creando notevoli problematiche attinenti all\u2019individuazione della legge applicabile, non meno della giurisdizione. \r\nConsiderata l\u2019assenza di un\u2019adeguata armonizzazione in materia, nelle controversie transnazionali relative al diritto d\u2019autore continua a mantenere un ruolo di rilievo il diritto internazionale privato. \r\nPertanto, nell\u2019ottica di scongiurare gli effetti negativi derivanti da una rigida applicazione del principio di territorialit\u00e0, risulta necessaria la ricerca di criteri di determinazione tanto della giurisdizione quanto della legge applicabile, che portino all\u2019applicazione della normativa pi\u00f9 adeguata a disciplinare il diritto d\u2019autore in fattispecie caratterizzate da elementi di internazionalit\u00e0. A tal riguardo, si analizzano le disposizioni del regolamento 1215\/2012 (c.d. Bruxelles I-bis) per ci\u00f2 che attiene alle questioni relative alla competenza giurisdizionale e i regolamenti n. 593\/2008 (\u201cRoma I\u201d) e n. 864\/2007 (c.d. Roma II) per la legge applicabile. \r\nRispetto alle suddette norme le criticit\u00e0 maggiori si evidenziano con riguardo alle condotte online, relativamente alle quali si manifestano difficolt\u00e0 di adattamento, in ragione del fatto che tali norme sono state pensate per fattispecie pos","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/301189","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"FROM TAKASHI SAKAI TO KAMPALA.\r\nCHINA AND THE CRIMINALIZATION OF AGGRESSION THROUGH THE LOOKING GLASS OF THE DICHOTOMY JUSTICE AND MAINTENANCE OF PEACE AND SECURITY","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Gli orrori e le atrocit\u00e0 che hanno caratterizzato le due guerre mondiali nella prima met\u00e0 del ventesimo secolo, hanno di conseguenza innescato una serie di risposte atte a ristabilire la pace, eradicare la guerra e garantire un sistema di sicurezza internazionale. Fu proprio in questi decenni che la necessit\u00e0 di limitare e regolare i poteri dei singoli stati, e punire i responsabili di tanti orrori sono diventati catalizzatori per il graduale sviluppo del diritto penale internazionale. L\u2019idea di rendere la guerra un atto illegale, un concetto del tutto nuovo fino alla fine del diciannovesimo secolo, si \u00e8 cristallizzata negli anni del primo e secondo dopoguerra insieme a quella di attribuire la responsabilit\u00e0 penale al singolo individuo autore di crimini internazionali. Questi due aspetti hanno segnato il punto di svolta del diritto internazionale moderno. Ad ogni modo, l\u2019adozione di strumenti giuridici in qualit\u00e0 di misure collettive ed efficaci per ristabilire e mantenere la pace e prevenire ulteriori minacce di guerra divenne la nuova modalit\u00e0 cardine delle scelte politiche internazionali. Questo ha portato ad una tensione crescente tra giustizia e il mantenimento di pace e sicurezza. La controparte istituzionale di tale dicotomia si rispecchia nella creazione delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza, organo politico responsabile per il mantenimento della pace e della sicurezza, e l\u2019istituzione dei primi due tribunali internazionali a Norimberga e Tokyo che segnano l\u2019inizio effettivo della giurisdizione penale internazionale. Il crimine di aggressione, nonch\u00e9 inizialmente conosciuto come crimine contro la pace, si \u00e8 dimostrato terreno fertile e culla per tali tensioni, sia nella sua dimensione sostanziale che istituzionale. La complessit\u00e0 del crimine \u00e8 principalmente legata alla sua doppia natura che comprende la responsabilit\u00e0 dello stato aggressore e quella del singolo individuo riconosciuto come responsabile per la pianificazione, iniziazione e realizzazione di tale atto di aggressione. Questo ricade direttamente sulla sensibilit\u00e0 delle questioni di sovranit\u00e0 degli stati. Nonostante l\u2019istituzione della Corte Penale Internazionale (CPI) nel 1998, la codificazione del crimine di aggressione ha richiesto ulteriori anni di intensi negoziati che si sono conclusi con il raggiungimento del cosiddetto compromesso di Kampala nel 2010. Successivamente all\u2019adozione degli emendamenti di Kampala, la risoluzione di attivazione del potere giurisdizionale della Corte Penale Internazionale sul crimine di aggressione \u00e8 avvenuta nel 2017, per essere attivata il 17 Luglio 2018. \r\nDurante la seconda guerra mondiale, la Cina \u00e8 stata uno dei teatri pi\u00f9 volenti delle atrocit\u00e0 Giapponesi acquisendo un ruolo strategico sin dalle origini del diritto penale internazionale. Dai primi decenni del Novecento, all\u2019attivazione della giurisdizione della CPI sul crimine di aggressione, la Cina ha partecipato attivamente e contribuito alla maggior parte della sua evoluzione. L\u2019unicit\u00e0 di un paese come la Cina, in quanto Stato con una cultura e tradizione millenaria, la pi\u00f9 grande nazione in via di sviluppo, membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e come singolo stato parte della comunit\u00e0 internazionale, ha sicuramente una rilevanza altrettanto unica in relazione alla creazione e alle attivit\u00e0 della Corte Penale Internazionale e all\u2019azione penale dei crimini internazionali. Negli anni la Cina ha infatti dimostrato uno spiccato interesse e supporto nello sviluppo del crimine di aggressione, ma con diverse riserve e rimandi presentati in maniera quasi sistematica. Questa ricerca vuole quindi investigare il comportamento dello Stato cinese durante lo sviluppo del crimine di aggressione per comprenderlo, ed interpretarlo tramite una possibile inclinazione nella dicotomia di pace e giustizia. Tale interpretazione ed elaborazione vuole essere affrontata con la costruzione di una log","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/298779","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"The international protection regime in the age of climate change","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Il presente elaborato \u00e8 teso ad analizzare la potenziale evoluzione del regime di protezione internazionale in tempi di cambiamento climatico. Come tale, il lavoro si concentra sul nesso ambiente-migrazioni e cerca di osservare il modo in cui il diritto internazionale si approccia a questo fenomeno. La domanda che sottende l\u2019indagine riguarda la misura in cui il quadro giuridico esistente sia sufficientemente dinamico da includere nel proprio campo di applicazione scenari di migrazione (forzata) derivanti da contesti in cui il cambiamento climatico, in qualit\u00e0 di \u201cmoltiplicatore di minacce\u201d, sta intensificando situazioni di vulnerabilit\u00e0 contestuali e personali gi\u00e0 presenti. Sebbene molte analisi giuridiche sull\u2019argomento prendano come punto di partenza l\u2019esistenza di un \u2018vuoto normativo\u2019 \u2013 ossia l\u2019assenza di uno strumento giuridico internazionale dedicato ai cosiddetti \u2018migranti climatici\u2019 \u2013 e mirino a colmare tale lacuna per proteggere questa nuova categoria di migranti, il presente lavoro si astiene dal proporre \u2018soluzioni\u2019 giuridiche a tale \u2018problema\u2019. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto principalmente al fatto che l\u2019evidenza empirica esistente sul nesso ambiente-migrazioni rende estremamente difficile qualificare adeguatamente il \u2018problema\u2019 in questione, dato che le pressioni ambientali possono raramente essere identificate come principali fattori di spinta delle migrazioni. Di conseguenza, questa tesi inverte leggermente la questione giuridica di fondo: invece di chiedersi se il diritto internazionale fornisce protezione alle persone sfollate a causa degli impatti del cambiamento climatico, cerca anzitutto di concentrarsi su come le pressioni ambientali sono e possono essere integrate nelle richieste di protezione internazionale, e se \u2013 coerentemente con le osservazioni empiriche \u2013 esse possono avere un ruolo particolare nel sostanziare e rinforzare tali richieste. \r\nAl fine di delineare le questioni sottese al tema, questa tesi cerca di mettere in luce la relazione esistente tra cambiamento climatico, disastri, godimento dei diritti umani e protezione internazionale. Pertanto, il Capitolo 1 \u00e8 teso a sviluppare il \u2018background\u2019 giuridico e teorico per una migliore comprensione di questa relazione. La prima parte del Capitolo affronta la dimensione giuridica del cambiamento climatico, delineandone l\u2019evoluzione normativa nel diritto internazionale, e mettendo in luce il modo in cui la questione climatica si \u00e8 progressivamente affermata quale tema di interesse trasversale oltrech\u00e9 prettamente del diritto internazionale dell\u2019ambiente. Alla luce della relazione sempre pi\u00f9 riconosciuta tra gli impatti climatici e il (mancato) godimento dei diritti umani, un\u2019attenzione particolare \u00e8 data alla prassi degli organi preposti alla tutela dei diritti umani sul tema della protezione ambientale, riflettendosi altres\u00ec sul crescente e vivace movimento in ambito di \u2018climate litigation\u2019 innanzi a organi giudiziari e quasi-giudiziari internazionali e regionali. \r\nDopo aver dimostrato che questa prassi riflette un processo in corso, anche se embrionale, di integrazione sistemica tra i diritti umani e il diritto dell\u2019ambiente, la seconda parte del Capitolo inizia ad approfondire la questione della mobilit\u00e0 umana nel contesto del cambiamento climatico e dei disastri. Ci\u00f2 allo scopo di fornire un quadro concettuale attraverso la cui lente il nesso ambiente-migrazioni possa essere pi\u00f9 facilmente analizzato in una prospettiva di protezione internazionale. Infatti, sebbene la prima parte del Capitolo 1 chiarisca che il cambiamento climatico genera danni ai diritti umani e che gli Stati hanno l\u2019obbligo di proteggere gli individui da tali danni, \u00e8 chiaramente incoerente dal punto di vista giuridico sostenere che qualsiasi individuo costretto a migrare a causa di condizioni ambientali difficili dovrebbe avere diritto alla protezione in uno Stato terzo. \u00c9 pertanto necessario f","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/298767","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Il Pavone non pubblicato. Le carte di Claudio Pavone presso l'Archivio centrale dello Stato","anno":"2022","abstract":"La tesi riporta l'esito del lavoro di ricerca condotto sulle carte di Claudio Pavone donate, dallo stesso studioso, all'Archivio centrale dello Stato. In apertura vengono ripresi alcuni passaggi relativi all\u2019evoluzione disciplinare sugli archivi privati, riflettendo al tempo stesso sugli aspetti metodologici relativi al trattamento di questi particolari complessi documentari. Nella seconda parte vengono riprese alcune considerazioni espresse proprio dallo stesso Claudio Pavone ossia: il nebuloso processo di rispecchiamento tra le carte da lui donate all\u2019ACS e le attivit\u00e0 svolte nel corso della sua vita e la fatica di far collimare i processi di ordinamento e inventariazione. Nell'\u2019ultimo capitolo si riporta l\u2019inventario delle carte del fondo Pavone, strutturato secondo la classica ripartizione: biografia del soggetto produttore, storia della conservazione, scelte di ordinamento e descrizione analitica del fondo. La tesi si chiude cercando di sottolineare l\u2019importanza dei lavori di descrizione e ordinamento in una congiuntura politica che vede nella digitalizzazione i suoi obiettivi per il prossimo futuro, dimenticando troppo spesso che non esiste \u2018promozione\u2019 o \u2018fruizione\u2019, anche se virtuale, senza un pregresso e adeguato studio di carattere tecnico scientifico. La speranza \u00e8 che il lavoro fatto sulle carte Pavone non sia la conclusione di un percorso ma l\u2019inizio di un futuro approfondimento sulla sua figura e su i suoi studi","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/298283","web":"","lingue":""},{"titolo":"Minibond issuers: a quantitative exploration of the Italian market","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Questo lavoro si concentra su un particolare strumento finanziario che \u00e8 diventato recentemente disponibile come nuova fonte di finanziamento per le aziende europee, ovvero i minibond. Sebbene possa assumere nomenclatura, forme e posizionamento di mercato differente tra i paesi europei, il concetto rimane ovunque lo stesso, ovvero obbligazioni societarie emesse principalmente da piccole e medie imprese non quotate. Il contesto nel quale si inserisce e si sviluppa la tesi \u00e8 quello Italiano. In seguito alla crisi finanziaria del 2008, quella dei debiti sovrani del 2011 ed il processo di deleveraging del sistema bancario dovuto agli accordi di Basilea, le imprese hanno iniziato a cercare fonti di finanziamento alternative. Se per le grandi imprese reperire fondi al di fuori del circuito bancario non risulta essere particolarmente complicato, al contrario, molte piccole-medie imprese hanno riscontrato enormi difficolt\u00e0 ad emanciparsi dal sistema bancario. Inoltre, essendo l\u2019Italia uno dei paesi Europei maggiormente colpito dalle crisi, le imprese hanno riscontrato maggiori difficolt\u00e0 e minor sbocchi per finanziare le loro operazioni. Per contrastare questo fenomeno il governo Italiano ha introdotto nel 2012 una specifica normativa volta ad incentivare e semplificare l\u2019accesso al mercato dei capitali. Pertanto, il lavoro si prefigge di esplorare alcune implicazioni che i minibond hanno generato nel contesto italiano, con particolare attenzione alle imprese emittenti. Questo studio utilizza tre differenti metodologie per analizzare il fenomeno dei minibonds in Italia. Ogni metodologia analizza differenti implicazioni che scaturiscono dall\u2019utilizzo di tale strumento finanziario da parte delle imprese emittenti. La tesi \u00e8 composta da cinque capitoli, ognuno dei quali svolge una funzione ben definita. Nel capitolo introduttivo si forniscono una serie di informazioni preliminari necessarie per una piena comprensione dell'indagine svolta. Innanzitutto si contestualizza il problema dell'integrazione tra credito bancario e finanziamento basato sul mercato, concentrandosi in particolare sul contesto italiano. Si illustra, nel modo pi\u00f9 esaustivo possibile, il contesto legislativo, lo sviluppo del mercato e dei suoi segmenti, e le principali differenze con le pi\u00f9 importanti economie europee (Germania e Francia). Inoltre, si da grande rilevanza alla letteratura relativa alla struttura del capitale, questo perch\u00e9, sebbene si tratti di un canale di finanziamento molto recente, in generale la tesi si occupa del debito emesso dalle imprese. Infine si da particolare risalto alle letteratura esistente sui minibond ed a quella inerente le metodologie applicate. Nel secondo capitolo si discute delle determinanti che spingono le imprese emittenti ad emettere maggiori livelli di minibonds. La tecnica utilizzata \u00e8 una regressione non lineare. I modelli sviluppati sono quattro due per ogni variabile dipendente. Per ciascuna delle variabili in questione, abbiamo eseguito un modello completo e uno ridotto seguendo la logica del metodo Backward. Inoltre si sono introdotte alcune variabili create appositamente per questo strumento finanziario. Considerando i modelli ridotti, dai risultati emergono come determinanti le variabili total assets, leverage, liquidity, collaterals, spread e proxy of failure nella prima regressione; mentre nella seconda la variabile spread non \u00e8 statisticamente significativa. Questi risultati ci hanno aiutato a capire quali fattori possono influenzare la scelta, in termini di livelli emessi, delle aziende una volta che hanno deciso di utilizzare questo canale di finanziamento. Il terzo capitolo si occupa del livello di eterogeneit\u00e0 e di coesione delle imprese emittenti, considerando una serie di variabili finanziarie, ed in particolare come questi livelli variano intorno al momento dell\u2019emissione. In questo capitolo si sfrutta la potenza della complex network. In particolare, abbiamo ","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297989","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Negative Freedom Revised: The Neo-Republican Approach","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"La libert\u00e0 individuale \u00e8 un valore centrale nelle societ\u00e0 occidentali moderne, tuttavia, sono state offerte varie definizioni per descrivere con precisione la libert\u00e0 individuale. La libert\u00e0 politica, economica e sociale pu\u00f2 essere una definizione troppo formale di libert\u00e0, non concependo integralmente il significato concreto della libert\u00e0 nel suo esercizio all\u2019interno delle dinamiche della struttura sociale a cui un individuo \u00e8 inevitabilmente correlato. Piuttosto, proporr\u00f2 la nozione di libert\u00e0 individuale come potere normativo che modella la miriade di codici di condotta e procedure sociali che un individuo sperimenta nella complessit\u00e0 dei contesti sociali. La mia prospettiva, di conseguenza, della libert\u00e0 individuale \u00e8 quella di un elemento essenziale della persona, modellante e modellato, stabilito, negoziato, coerente con procedure e le pratiche di una certa struttura sociale. In particolare, analizzer\u00f2 le dinamiche e i processi della struttura economica. Quest'ultimo sembra essere il ramo decisivo e divisivo attraverso il quale si modella la formazione e l'esercizio della libert\u00e0 individuale.\r\nUna certa comprensione della libert\u00e0 produce certe strutture di giustizia, di leggi, di pratiche sociali e, alla fine, di modi di intendere l'individuo in tutte le sfere della societ\u00e0. La libert\u00e0, insieme ad altri (pochi) valori, \u00e8 un modo di connessione tra la soggettivit\u00e0 dell'individuo e l'esterno, l'ordine sociale. Una formulazione della libert\u00e0, sia essa comunitaria o individualistica, atomistica o basata sulla reciprocit\u00e0, deve identificarsi, anche per l'assenza di alcune strutture, nelle pratiche, procedure, costumi e leggi del mondo esterno (Honneth, 2015). \r\nIsaiah Berlin, nel 1958, ha offerto una conferenza sullo stato dell'arte sull'argomento (Berlin, 1958, 1969). Ha differenziato la libert\u00e0 individuale in due blocchi distinti: libert\u00e0 positiva e libert\u00e0 negativa. La libert\u00e0 positiva di solito \u00e8 considerata una libert\u00e0 \u201cdi\u201d: un tipo di libert\u00e0 individuale che consente alla persona di raggiungere obiettivi, attraverso risorse che sono messe a diposizione direttamente all\u2019individuo o attraverso la comunit\u00e0. La libert\u00e0 negativa, invece, \u00e8 una libert\u00e0 \u201cda\u201d, nel senso che protegge la persona da eventi ostacolanti, come l\u2019interferenza o il dominio. Questa diversa comprensione della libert\u00e0 individuale offre diverse strade per determinare quali sono i metodi migliori verso il concreto utilizzo della libert\u00e0 per gli individui nelle fasi e negli snodi della struttura sociale.\r\nLe fasi e gli snodi sono, quindi, forniti dalle procedure e dalle dinamiche della struttura sociale. Per quanto riguarda la struttura sociale, considero la dinamica dualit\u00e0 tra l'azione umana e la struttura come il punto di partenza. Anthony Giddens definisce questa dualit\u00e0: \u201cstructuration\u201d (Giddens, 1986). Attivit\u00e0 umana e la struttura compongono la struttura sociale. La struttura indica i modelli di relazione sociale tra gli agenti di una comunit\u00e0. Livelli, stratificazioni, funzioni e posizioni sono interconnessi promuovendo in modo antagonistico e\/o cooperativo le norme e i codici di condotta che indicano ai membri di un sistema sociale su come comportarsi adeguatamente nella societ\u00e0. Tuttavia, in un certo senso, i modelli che formano la struttura di un certo sistema sociale sono inanimati. L'azione umana mette in moto gli ingranaggi della struttura. Gli individui, operando di conseguenza secondo i codici di condotta contestuali, rafforzano la struttura sociale, determinano le prestazioni del contesto e consolidano la loro funzione e posizione sociale in essi. La dinamica tra azione e struttura (o strutturazione) produce il sentimento che una certa struttura sociale sia eterna e naturale. Diritti, leggi, posizioni sociali, norme e pratiche sociali, istituzioni e libert\u00e0 individuale stabiliscono forme di perpetuit\u00e0 e stabilit\u00e0 nella societ\u00e0, o almeno un se","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297988","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"SIMILARITIES AND DIFFERENCES IN TWO MODELS OF POLITICAL ECONOMY\r\nJapanese migration policy transformations in a comparative perspective with the Italian case","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Italia e Giappone condividono diverse somiglianze demografiche, politiche, economiche e sociali (Beretta et al. 2014), tra cui: basso tasso di natalit\u00e0; rapido invecchiamento della popolazione; contrazione della popolazione in et\u00e0 lavorativa (OECD. Stat 2021); una storia politico-industriale simile (almeno fino agli anni '90) (It\u014d, Suginohara 2014); una grande presenza di piccole e medie imprese (PMI) come principali meccanismi nazionali di produzione; marcata dualizzazione del mercato del lavoro (Piore 1979); difficolt\u00e0 nel reperire forza lavoro autoctona disposta ad essere impiegata nel gradino pi\u00f9 basso del mercato del lavoro segmentato; e deboli sistemi di welfare che vengono classificati come \"familisti\" (Ferrera 1996; Est\u00e9vez-Abe, Naldini 2016; Uzuhashi 2003). Queste sono solo alcune delle somiglianze pi\u00f9 evidenti. Naturalmente, sono presenti anche significative differenze strutturali. Ad esempio, adottando come riferimento analitico l'approccio Variet\u00e0 of Capitalismo (VoC) (Hall, Soskice 2001), Italia e Giappone appartengono a sistemi politico-economici diversi. Il primo paese \u00e8 una Economia di Mercato Mista (EMM) (Molina, Rhodes 2006; Hall, Gingerich 2009), mentre il secondo \u00e8 una Economia di Mercato Coordinata (EMC) (Hall, Soskice 2001), con soluzioni distinte e alternative per mantenere i rispettivi vantaggi comparativi, cio\u00e8 le caratteristiche peculiari di ogni tipo di economia di mercato capace di risolvere i problemi politico-economici ed essere competitiva nel mercato globalizzato. Tuttavia, le questioni economiche e demografiche indicano una forte necessit\u00e0, per entrambi i sistemi, di ottenere nuova forza lavoro che possa essere sia a basso costo che altamente flessibile, per poter ridurre i costi di produzione al fine di competere con i mercati internazionali.\r\nSe questo tipo di processo avviene gi\u00e0 strutturalmente in Italia, per il Giappone potrebbe essere (apparentemente) una novit\u00e0. Nel corso della sua storia recente (dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi), il Giappone ha visto una bassa presenza e uno scarso contributo economico di manodopera straniera, rivelandosi, nel corso degli anni '70 e '80, una tipologia di configurazione economica alternativa rispetto a quella occidentale. Un cosiddetto \"caso negativo\" (Bartram 2000) di migrazione lavorativa. Nonostante sia stato studiato (e talvolta invidiato) fino alla fine degli anni '80 (Nakamura 1993), anche il sistema giapponese di relazioni industriali ha dovuto rinunciare parzialmente alla sua atavica resistenza alla presenza di manodopera migrante sul suo territorio. La pressione neoliberista portata dalla globalizzazione, insieme alle dinamiche demografiche divenute strutturali per l'arcipelago (e in tutti i paesi OCSE), ha imposto un primo cambiamento di atteggiamento politico con la revisione dell'Immigration Control and Refugee Recognition Act (ICRRA) nel 1989 (Brody 2002; Weiner 2003; Shipper 2008; Hamaguchi 2019; Burgess 2020). Tuttavia, questa revisione \u00e8 stata flebile rispetto alle reali esigenze del mercato del lavoro interno poich\u00e9, nonostante le varie crisi economiche che si sono susseguite (scoppio della \"bubble economy\" del 1992, i successivi \"lost decades\", crisi finanziaria del 2008, terremoto del T\u014dhoku del 2011 e ora pandemia di Covid-19), non ha mai smesso di richiedere manodopera a basso costo, flessibile e generalmente poco qualificata. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente pressante per le numerose PMI che compongono il sistema produttivo nazionale (OECD 2020; Toyonaga 2021), ovvero le entit\u00e0 economiche pi\u00f9 esposte alle difficolt\u00e0 innescate dalla globalizzazione (Hamaguchi 2019). La questione \u00e8 stata nuovamente ravvivata dall'ennesimo emendamento dell'ICRRA di fine 2018 che, per la prima volta nella storia contemporanea del Giappone, ha aperto una porta d'ingresso (legale) ai lavoratori stranieri di media e bassa qualifica, modificando potenzialmente il quasi costante immobilismo del governo ","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297986","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Ricerca di nuovi marcatori biologici per la valutazione dell\u2019esposizione nei lavoratori dell\u2019industria degli adesivi: approccio metabolomico ed utilizzo di strumentazione orbitrap","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Il dibattuto tema sulla connessione tra l\u2019insorgenza di patologie e la prolungata esposizione a sostanze chimiche pericolose in ambito lavorativo riscontra ogni anno sempre pi\u00f9 interesse, visto l\u2019uso incrementale di tali agenti e la comparsa di numerose fonti di rischio non previste che hanno accompagnato l\u2019evoluzione sociale. Specialmente nell\u2019ultimo ventennio si \u00e8 provveduto a redigere una normativa adeguata in modo tale da controllare in modo pi\u00f9 armonizzato ed efficiente l\u2019esposizione dei lavoratori agli agenti chimici pericolosi, applicando un modello organizzativo industriale che monitori l\u2019intero ciclo di vita di un prodotto.\r\nNe consegue che diverse discipline come la medicina del lavoro, la medicina legale e la tossicologia forense siano strettamente pertinenti l\u2019argomento, poich\u00e9 risulta estremamente complicato accertare il nesso causale tra l\u2019esposizione a sostanze chimiche pericolose e la manifestazione di malattie professionali da agenti tossici, soprattutto se questa avviene in un arco temporale molto lungo.\r\nPer rischio chimico si intende il complesso di pericoli per la salute correlato all\u2019impiego di sostanze o agenti chimici che si presentano durante l\u2019attivit\u00e0 lavorativa. Nella valutazione del rischio bisogna tener presente tutte le attivit\u00e0 connesse al processo produttivo, come il trasporto, la manutenzione o la produzione di scarti di lavorazione che possono determinare una particolare esposizione per certi lavoratori. Ne deriva perci\u00f2 che molte aziende, pur non essendo per definizione aziende chimiche, rientrano comunque all'interno del campo del rischio chimico. \r\nQuesto progetto rivolge l\u2019attenzione in particolar modo al sistema di monitoraggio biologico quale strumento a disposizione dei datori di lavoro per esplicitare al meglio la fase di valutazione del rischio chimico. Il sistema consiste nel rilevamento dei metaboliti degli agenti chimici utilizzati durante un qualsiasi ciclo produttivo in matrici biologiche (capelli, sangue, urina, aria espirata, ecc\u2026) del lavoratore. In base a queste misurazioni possono essere stilate tabelle contenenti valori di riferimento utili per organizzare efficientemente la fase di valutazione del rischio. Nello specifico sono state analizzati campioni urinari prelevati a fine turno lavorativo dai dipendenti dell\u2019azienda partecipante il progetto. Data la duplice linea di lavoro della stessa, che dedica uno stabilimento alla produzione di mastici poliesteri ed un altro sito assolutamente distaccato alla produzione di adesivi a solvente \u00e8 stato possibile ipotizzare un confronto tra i prelievi effettuati, alla luce del fatto che saranno maneggiate sostanze differenti in base al prodotto finale.\r\nL\u2019obiettivo \u00e8 quello di riscontrare e confermare effettivamente la presenza di metaboliti di solventi di lavoro nei prelievi di urina dell\u2019uno e del secondo sito produttivo in base agli agenti chimici rispettivamente utilizzati, verificando in base alla loro concentrazione una corretta esecuzione della fase di valutazione del rischio.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297871","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"IL WELFARE AZIENDALE \u00c8 DAVVERO \u2013 O SOLTANTO \u2013 \u201cWELFARE IN AZIENDA\u201d? UN FOCUS SULLA REGIONE MARCHE","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"La tesi indaga il fenomeno del welfare aziendale \u2013 quale insieme di beni, prestazioni, opere e servizi riconosciuti dal datore di lavoro, unilateralmente o tramite contrattazione collettiva, a favore della totalit\u00e0 o di categorie omogenee di dipendenti, al fine di migliorare le condizioni lavorative e personali degli stessi e\/o dei loro familiari \u2013 da un punto di vista strettamente giuridico, nell\u2019ottica di un suo potenziale inquadramento sistematico nell\u2019ambito degli artt. 32 e 38 Cost., da un lato, o dell\u2019art. 36 Cost., dall\u2019altro.\r\nRicostruite le principali tappe evolutive del welfare aziendale in Italia, dalle prime esperienze riconducibili al c.d. \u201cpaternalismo industriale\u201d ottocentesco fino al recente rilancio del fenomeno nella sua veste contrattuale\/regolamentare ad opera della Legge di Stabilit\u00e0 2016 e successive modifiche normative, l\u2019autore illustra i contenuti essenziali dell\u2019attuale disciplina fiscale in materia di welfare aziendale, al fine di offrirne una panoramica generale. Sebbene, infatti, obiettivo della ricerca sia analizzare il fenomeno da un punto di vista primariamente giuslavoristico, esso travalica i confini del diritto del lavoro, investendo anche diversi aspetti del diritto tributario.\r\nAlla luce della facolt\u00e0 di conversione dei premi di risultato in welfare benefits introdotta a partire dalla Legge di Stabilit\u00e0 2016, l\u2019autore esamina dunque il regime di tassazione agevolata e di parziale decontribuzione dei premi di risultato, per poi analizzare i due modelli di welfare aziendale previsti dal nostro ordinamento: il welfare di produttivit\u00e0, da un lato, derivante dalla conversione del premio di risultato, e il welfare aziendale \u201cpuro\u201d, dall\u2019altro, quale insieme di benefit detassati previsti dall\u2019art. 51 TUIR.\r\nDescritto il quadro normativo nazionale, l\u2019indagine si concentra sulla versione di welfare aziendale concretamente affermatasi nel contesto imprenditoriale marchigiano, con l\u2019obiettivo di coglierne le eventuali specificit\u00e0 rispetto al modello astratto delineato dal legislatore ed operare un confronto tra i dati nazionali e quelli regionali in termini di diffusione ed entit\u00e0 degli interventi, modalit\u00e0 di attuazione dei piani welfare, tipologia di welfare aziendale, grado di accoglienza mostrato da imprese e lavoratori, tassonomia dei benefit offerti e preferenze espresse dai dipendenti. A tal fine, l\u2019autore analizza, anche in un\u2019ottica comparatistica, una serie di dati relativi ai pi\u00f9 recenti contratti collettivi aziendali e\/o regolamenti aziendali in materia di premi di risultato e welfare aziendale sottoscritti e applicati dalle imprese sindacalmente affiliate a Confindustria Marche. Viene poi esaminato il caso specifico di una tra le pi\u00f9 importanti realt\u00e0 imprenditoriali locali che hanno implementato misure di welfare aziendale e infine allegati, a titolo esemplificativo, alcuni modelli di contratti integrativi, regolamenti aziendali ed altri atti inerenti a corresponsioni premiali e welfare benefits.\r\nNel tentativo di comprendere il rapporto intercorrente tra welfare e welfare aziendale, la ricerca verte poi sulla definizione delle due fattispecie. Pertanto, chiarita la valenza giuridica del termine welfare e definito il concetto di welfare aziendale nelle sue possibili accezioni, vengono esaminate le implicazioni che quest\u2019ultimo ha avuto sui diversi piani del diritto del lavoro, del diritto sindacale e del diritto previdenziale italiano e poi illustrate le sue potenzialit\u00e0 e criticit\u00e0.\r\nIn conclusione, l\u2019autore tenta di cogliere quale sia la reale natura del welfare aziendale, verificando se esso sia effettivamente riconducibile al welfare \u2013 e, dunque, agli artt. 32 e 38 Cost. \u2013, oppure se rappresenti, piuttosto, una mera forma alternativa di retribuzione (in natura), inquadrabile, pertanto, nell\u2019ambito dell\u2019art. 36 Cost.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297869","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Essays on Environmental Migration","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"La tesi tratta del fenomeno delle migrazioni ambientali e si struttura in una serie analisi mirate ad esplorare la complessa relazione che intercorre tra la mobilit\u00e0 umana e le condizioni ambientali nei vari paesi del mondo, nello specifico i disastri naturali e le variazioni climatiche. L\u2019estrema eterogeneit\u00e0 dei risultati e direzioni degli effetti \u00e8 qui trattata attraverso un\u2019attenta analisi delle evidenze gi\u00e0 testate dalla letteratura e proponendo metodologie empiriche e modelli concettuali diversi.\r\nLa principale domanda di ricerca \u00e8 motivata dall\u2019osservazione dell\u2019attuale allarmante situazione concernente il cambiamento climatico. L\u2019innalzamento delle temperature, la riduzione delle piogge, la crescente frequenza di disastri naturali e sempre pi\u00f9 consensuali basi scientifiche, hanno generato l\u2019esigenza di analizzare il fenomeno in relazione ai diversi fattori socioeconomici sui quali possa avere un effetto. Tra questi, il fenomeno della migrazione \u00e8 l\u2019oggetto della presente trattazione. La necessit\u00e0 di affrontare la questione ha acquisito spazio nel dibattito politico e accademico negli ultimi decenni. Tuttavia, districare i possibili effetti di shock ambientali all\u2019interno dell\u2019insieme delle determinanti migratorie risulta complesso. L\u2019inserimento di tali fattori nei classici framework di modellizzazione delle migrazioni ha portato la letteratura a conclusioni diverse, a volte opposte, in ragione di un elevato numero di fonti di eterogeneit\u00e0. I fattori ambientali stessi mostrano caratteristiche diverse, in termini di intensit\u00e0, prevedibilit\u00e0 e durata, impattando diversi aspetti della societ\u00e0 a seconda non solo delle proprie caratteristiche intrinseche, ma anche delle condizioni preesistenti dell\u2019area colpita. Allo stesso tempo, la risposta delle popolazioni attraverso movimenti migratori pu\u00f2 variare sia in termini di segno, con una propensione a migrare aumentata o ridotta, che nelle forme stesse di mobilit\u00e0, a raggio ampio o ridotto (migrazioni internazionali o interne) o a breve o lunga durata.\r\nLa ricerca si muove da queste premesse, nel tentativo di fornire indicazioni sull\u2019intricata relazione tra ambiente e mobilit\u00e0 umana. Per fare ci\u00f2, sono state prese due direzioni, l\u2019una mirata a riassumere con strumenti quantitativi l\u2019effetto stimato da lavori gi\u00e0 esistenti, l\u2019altra a proporre nuovi modelli di osservazione del fenomeno. \r\nI primi due capitoli hanno per oggetto le evidenze empiriche gi\u00e0 evidenziate dalla letteratura sul fenomeno. Partendo da una preliminare osservazione dell\u2019estrema eterogeneit\u00e0 dei risultati ottenuti finora, ci si distacca da una canonica rassegna della letteratura per proporre un approccio quantitativo integrato in tre principali stadi. Nel primo capitolo si parte raccolta del pi\u00f9 vasto campione della letteratura in merito attraverso strumenti di analisi bibliometrica, ottenendo un database di 151 contributi nella specifica materia. Il campione \u00e8 composto da documenti che propongono analisi quantitative e no, approcci metodologici e teorici diversi e risultati e conclusioni eterogenei. L\u2019osservazione delle caratteristiche dei contributi inclusi, ci ha condotto a postulare l\u2019ipotesi dell\u2019esistenza di comunit\u00e0 di articoli che presentano caratteristiche di prossimit\u00e0 nel loro interno e elementi di distanza tra l\u2019una e l\u2019altra. Tale ipotesi  \u00e8 testata integrando l\u2019analisi bibliometrica con strumenti propri alla Network Analysis, costruendo una rete in cui i paper sono rappresentati come nodi legati tra loro da connessioni pesate sul numero di citazioni in comune alle rispettive bibliografie. Operando un algoritmo di community detection sulla rete risultante, \u00e8 stato possibile constatare l\u2019esistenza di quattro comunit\u00e0 ben distinte tra loro in base a vari fattori. L\u2019analisi proposta nel secondo capitolo compie un passo ulteriore nella direzione dell\u2019individuazione di quali siano le principali fonti di","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297867","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"ESSAY IN MACROECONOMIC, MONETARY AND FISCAL DYNAMICS","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Questa tesi si focalizza sulla costruzione e sull\u2019analisi di un modello di dinamica fiscale all\u2019interno della pi\u00f9 ampia letteratura dei modelli Neo-Keynesiani di Dinamica Stocastica (DSGE) per l\u2019Unione Monetaria Europea cosi come per le sue dinamiche macroeconomiche, monetarie e fiscali. \r\nAttraverso la costruzione di un modello quantitativo e l\u2019utilizzo di apposite tecniche modellistiche si consente di analizzare nello specifico la dinamica rispetto numerose domande e tematiche aperte nella letteratura di riferimento in merito le dinamiche relative ai principali aggregati e fondamentali macroeconomici all\u2019interno della cornice delle Aree Valutarie Ottimali (AVO) e nello specifico, attraverso l\u2019utilizzo di appositi dati ed evidenze empiriche, dell\u2019Area Euro.\r\nPartendo infatti dai problemi affrontati dalla letteratura di riferimento rispetto la modellistica e la dinamica macroeconomica in merito ai numerosi problemi e domande aperte sul dialogo tra dinamiche fiscali e andamento dell\u2019economia, tale lavoro di ricerca trova delle nuove risposte proprio su tali punti all\u2019interno della pi\u00f9 ampia cornice dei modelli europei di economia aperta. Partendo infatti da una rigorosa analisi della letteratura, sviluppatasi negli ultimi anni rispetto i modelli DSGE e alle previsioni effettuate da parte del lavoro modellistico delle principali Banche Centrali, essa inquadra e costruisce un modello di dinamica macroeconomica volto ad analizzare le dinamiche relative le regole fiscali presenti nell\u2019 Area Euro specialmente rispetto le regole sugli investimenti pubblici presenti nei trattati europei.  \r\nLa tesi costruisce dunque un primo capitolo di completa analisi rispetto i principali modelli di dinamica neo-keynesiana, specialmente in una prospettiva fiscale e finanziaria pubblica, sviluppandoli con numerose nuove caratteristiche ed arricchendoli al fine di inquadrarne all\u2019interno le novit\u00e0 rispetto dinamica dei capitali, tassazione distorsiva ed investimenti pubblici. Vengono a tal fine presentati attraverso un approccio di natura critica e rigore metodologico tali novit\u00e0 rispetto i risultati raggiunti dalla letteratura di riferimento arricchendola con nuove possibili metodologie di inserimento di tali nuove dinamiche fiscali per poi presentare una pi\u00f9 ampia e strutturata costruzione di un modello di dinamica stocastica adatto a rispondere a tali domande di ricerca. Il secondo capitolo dunque permette la presentazione del modello teorico di riferimento. Esso presenta numerosi elementi innovativi. Partendo infatti dalla costruzione di un economia aperta e simmetrica tra Stato domestico (Italia) e blocco estero (Europa) vengono inseriti nuovi elementi sulla struttura del capitale fisico, sulla dinamica degli investimenti pubblici e sulle principali voci di bilancio pubbliche rispetto altres\u00ec la possibilit\u00e0 di inserimento delle regole fiscali europee rispetto l\u2019applicazione o meno di deficit strutturale (CABB) e scorporo degli investimenti pubblici con applicazione di una \u201cgolden rule\u201d sui medesimi. \r\nViene in tal modo presentata una struttura del capitale fisico domestico ed estero (nel suo processo di scambio e accumulazione) nelle funzioni di produzione domestica ed estera con perfetta mobilit\u00e0 internazionale, permettendo in tal modo il sorgere di nuove dinamiche sulla natura, da un lato degli investimenti internazionali cosi come sulle dinamiche di crescita della produzione e di debito pubblico, sempre affrontati in termini domestici ed internazionali. A tal fine viene presentata anche la possibilit\u00e0 di investimenti pubblici presenti nelle funzioni di spesa pubblica endogena sulle voci in conto corrente ed in conto capitale cosi come una misura per gli stessi premi al rischio.\r\nTutte le dinamiche economiche vengono inoltre inquadrate in un panorama di natura Neo-Keynesiana (e dunque in presenza di rigidit\u00e0 nominali e di prezzi a l\u00e0 Calvo) e in presenza di una pi\u00f9 completa disaggregazione sull","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297866","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"L\u2019ARCHIVISTICA DI BOTTEGA: MENTI E STRUMENTI IBRIDI IN UN LABORATORIO DI APPROCCI DIGITALI","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"L\u2019elaborato si sviluppa su due piani: 1. illustra e commenta l\u2019insieme di misurazioni e analisi affrontate nel corso della ricerca per individuare la percezione di qualit\u00e0 vissuta da utilizzatori di \u201cstrumenti archivistici\u201d, tecnici e metodologici; 2. descrive le azioni \u2013 progettuali, operative, consulenziali e di coordinamento \u2013 indirizzate verso la costruzione di \u201cstrumenti archivistici\u201d orientati all\u2019innovazione e al rapporto armonico con il digitale, secondo i principi di circolarit\u00e0, sostenibilit\u00e0 e creazione di valore condiviso. Analisi e prodotti sono stati realizzati tra 2018 e 2021 e hanno costituito il progetto Ibridamente (www.ibridamente.it).","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297787","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Gregorio Nazianzeno, Contro l\u2019avarizia [carm. I,2,28] \r\nIntroduzione, testo critico, commento e appendici","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"La tesi di dottorato si configura come un\u2019edizione critica commentata del carme I,2,28 \u039a\u03b1\u03c4\u1f70 \u03c0\u03bb\u03b5\u03bf\u03bd\u03b5\u03be\u03af\u03b1\u03c2 di Gregorio Nazianzeno. Il lavoro si articola in quattro sezioni. L\u2019introduzione, mirata ad inserire il componimento in questione nel panorama della produzione del Padre Cappadoce, analizza la poesia anzitutto dal punto di vista letterario, storico e retorico. Scopo dell\u2019esposizione, oltre a riassumere i tratti salienti dello stile e della struttura del testo, \u00e8 infatti quello di dimostrare che il carme non \u00e8 soltanto un\u2019esposizione cristiana sulla necessit\u00e0 della carit\u00e0 per guadagnarsi il regno dei cieli e sul disprezzo dell\u2019avarizia, ma anche e soprattutto un prodotto squisitamente letterario che si ritaglia perfettamente attorno alla sagoma di dotto poeta e letterato raffinato che di fatto \u00e8 il Nazianzeno. A seguito di una approfondita indagine sulla lingua e sullo stile, si tenta di dimostrare infatti che il poeta \u00e8 in grado di maneggiare tutti i topoi classici dell\u2019invettiva contro la \u03c0\u03bb\u03b5\u03bf\u03bd\u03b5\u03be\u03af\u03b1, cristianizzandoli tutti in direzione della definizione paolina di avarizia come idolatria, e contestualizzandoli nel retroterra storico dello sviluppo del patronatus latifondiario e della grande propriet\u00e0 terriera. In questa prima parte della ricerca si \u00e8 inoltre ricostruito il rapporto fra i quattordici manoscritti superstiti della poesia, tutti riconducibili alle famiglie \u03a8 e \u03a9, in cui si ripartisce la tradizione dei carmi gregoriani, e si \u00e8 ripercorsa la storia editoriale del testo, dall\u2019editio princeps latina del Leuvenclavius (1571) all\u2019ultima edizione a cura di Caillau (1840), ristampata nella Patrologia Graeca del Migne. Nel definire i legami fra i manoscritti, si \u00e8 inoltre tenuta presente l\u2019antica versione siriaca delle poesie del Nazianzeno, che si \u00e8 rivelata di primaria importanza per tracciare lo stemma codicum che riassume i dati ottenuti dalla collazione dei singoli testimoni. Chiude l\u2019introduzione uno studio metrico, che analizza i versi sul piano della metrica sia esterna sia interna: sono state analizzate le soluzioni, le cesure, le violazioni delle leggi fondamentali del trimetro giambico, le ricorrenze dello iato, dell\u2019elisione e della correptio attica; sul piano della prosodia sono stati inoltre presi in considerazione i numerosi casi di false quantities e la parossitonesi. Al testo della poesia, corredato di apparato critico, segue un commentario stilistico, tematico (dal punto di vista letterario e filosofico) e lessicale approfondito che mira a chiarire ogni singolo aspetto esegetico che emerge dalla lettura del testo. Chiudono la tesi due appendici, le quali offrono un\u2019edizione critica della sezione dedicata al carme nel Commentario di Cosma di Gerusalemme, e l\u2019editio princeps di una parafrasi bizantina anonima, tramandata sia autonomamente sia a corredo del testo del carme.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297766","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Gregorio Nazianzeno, Contro chi giura spesso [carm. I,2,24]\r\nIntroduzione, testo critico, commento e appendici","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Oggetto di questa dissertazione di dottorato \u00e8 il carme I,2,24 di Gregorio Nazianzeno, intitolato Dialogo contro chi giura spesso (\u03a0\u03c1\u1f78\u03c2 \u03c0\u03bf\u03bb\u03c5\u03cc\u03c1\u03ba\u03bf\u03c5\u03c2 \u03b4\u03b9\u03b1\u03bb\u03bf\u03b3\u03b9\u03ba\u03cc\u03c2). La poesia, composta da 328 versi giambici, si configura come un dibattito tra due interlocutori fittizi sul vizio di giurare, indicato gi\u00e0 nell\u2019incipit come la cosa peggiore di tutte; Gregorio presenta varie argomentazioni sul giuramento, attingendo spesso al repertorio filosofico, letterario e gnomico derivato dalla classicit\u00e0, e declinando tali contenuti nella propria sensibilit\u00e0 di poeta cristiano, con lo scopo di dimostrare che non giurare affatto, come comanda Cristo, \u00e8 il rimedio migliore per mantenere l\u2019anima lontana dal peccato. \r\nLa dissertazione prende avvio da una bibliografia aggiornata in cui sono indicati gli studi e i contributi sul Nazianzeno ai quali si far\u00e0 riferimento in corso d\u2019opera. A seguire, un ampio capitolo introduttivo approfondisce gli aspetti principali del carme, a cominciare da datazione, genere, tematiche principali, struttura e stile; in questo contesto, si rileva come alcune sequenze argomentative appaiano disorganiche, quasi giustapposte, fatto che sembra da ricondurre alla volont\u00e0 di Gregorio di elaborare un pratico compendio in versi sul giuramento e di puntare quindi all\u2019eclettismo pi\u00f9 che alla rifinitura complessiva del testo. Sempre nel capitolo introduttivo \u00e8 riportato lo studio della tradizione manoscritta di I,2,24 e dei rapporti tra i testimoni del carme, 10 in totale \u2013 di cui 5 fondamentali per la constitutio textus \u2013 databili tra il X e il XVI secolo e riconducibili alle raccolte antiche \u03a8 e \u03a9. Ampio spazio \u00e8 dedicato anche alla tradizione indiretta di I,2,24, il cui contributo risulta di primaria importanza laddove i testimoni diretti presentano un testo errato sotto il profilo del metro o del senso: vengono citati come fonti indirette il Commentario di Cosma di Gerusalemme, l\u2019antica versione siriaca dei carmi del Nazianzeno e, per la prima volta all\u2019interno di un\u2019edizione delle poesie gregoriane, le catene neotestamentarie di Niceta di Eraclea. L\u2019introduzione si conclude con la storia editoriale del carme (le traduzioni latine di J. L\u00f6wenklau e J. de Billy, le edizioni di F. Morel e A.B. Caillau) e con un approfondito studio metrico, che descrive lo schema sperimentale adottato da Gregorio in questa sua composizione e prende in esame i fenomeni prosodici pi\u00f9 rilevanti.\r\nParti centrali della dissertazione sono l\u2019edizione critica del carme I,2,24 e il commento al testo: in entrambi i casi si tratta del primo studio di questo tipo realizzato sul carme. \r\nLa tesi si conclude con due appendici, che mettono in luce la fortuna di I,2,24 in et\u00e0 bizantina. Oggetto della prima appendice \u00e8 il Commentario di Cosma di Gerusalemme: in essa si fornisce un inquadramento generale del Commentario e il testo critico del lemma in cui Cosma esamina brevemente il carme I,2,24. La seconda appendice \u00e8 dedicata invece alle catene di Niceta di Eraclea, in particolare ai cinque scoli esegetici per la cui redazione il commentatore bizantino si ispira al testo di I,2,24: di tutti viene presentato il testo critico corredato da un quadro completo della relativa tradizione manoscritta, con cenni anche a studi precedenti nella descrizione dei rapporti tra testimoni.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297753","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Disposizioni normative, modelli e strumenti per la conservazione di documenti e archivi digitali in Italia e in Europa: panorama complessivo, casi di studio, analisi comparata e prospettive","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"La conservazione della memoria \u00e8 un pilastro fondamentale per la ricostruzione storica e per la costruzione del futuro. Questa, in particolare nell\u2019ultimo ventennio, ha affrontato l\u2019inevitabile incontro con il fenomeno di digitalizzazione che investe ogni aspetto della societ\u00e0 contemporanea.\r\nLa riflessione sul tema della, soprattutto se declinata nell\u2019analisi comparativa sul contesto europeo, costituisce, allo stesso tempo, un\u2019importante azione di valutazione critica necessaria al superamento di problematiche e al miglioramento del proprio panorama di riferimento e un esercizio complesso di comprensione e vaglio di situazioni e realt\u00e0 diversificate.\r\nIn questo particolare momento storico, lo sviluppo del tema non \u00e8 certo agli albori, tuttavia alcuni aspetti si presentano ancora in via di definizione, altri in fase di consolidamento. Infatti, tanto in Italia quanto in Europa, il dibattito terminologico e concettuale \u00e8 ancora in corso: l\u2019ampio ambito cui il tema afferisce, che va dall\u2019archivistica alle dinamiche amministrative, dall\u2019intervento di gruppi di lavoro accademici a quelli riuniti al fine di produrre leggi e norme, nonch\u00e9 la diversit\u00e0 di oggetti da conservare espressione della variet\u00e0 di soggetti con esigenze di conservare il proprio patrimonio digitale rappresenta un\u2019interdisciplinarit\u00e0 che rende complesso giungere a perimetri di compromesso.\r\nPer quanto riguarda le metodologie e le applicazioni, invece, la parola chiave \u00e8 standardizzazione: il fine condiviso di disporre a lungo termine dei records con le loro propriet\u00e0 e le caratteristiche di integrit\u00e0, autorit\u00e0, stabilit\u00e0, intellegibilit\u00e0 e accessibilit\u00e0 e l\u2019esigenza, per raggiungere tale scopo, di implementare sistemi di conservazione architetturalmente lineari, interoperabili e non soggetti a obsolescenza tecnologica repentina, mostra, da un lato, un contesto sempre in evoluzione per via della rapidit\u00e0 con cui si susseguono le innovazioni ITC e l\u2019attivit\u00e0 della comunit\u00e0 di riferimento, dall\u2019altro l\u2019adozione di un insieme di standard e linee guida ormai condivise e solide, ma sottoposte ad aggiornamento costante.\r\nTale premessa rende esplicita l\u2019esigenza di rilevare, nel generale ambito comunitario, in quello italiano e di selezionati casi di studio, gli elementi che caratterizzano la conservazione digitale. Si sono scelte, per effettuare tale collezione, alcune macrocategorie su cui impostare descrizioni e approfondimenti, articolate in base all\u2019area geografica di riferimento: Il presente lavoro di tesi si compone di quattro parti, dedicate alla composizione di un quadro funzionale all\u2019analisi e alla comparazione.\r\nLa prima sezione del lavoro illustra una panoramica su ci\u00f2 che concerne le iniziative, le associazioni, i progetti, le soluzioni tecnologiche, gli strumenti, i modelli, le metodologie e la normativa sviluppati o adottati nel contesto europeo, in particolare comunitario.\r\nLa seconda partizione riflette lo schema utilizzato per la precedente ricognizione all\u2019Italia: a un capitolo introduttivo seguono la trattazione dell\u2019evoluzione dei dispositivi di legge in materia e la descrizione dei sistemi realizzati e degli standard applicati nello specifico contesto nazionale.\r\nLa terza parte circoscrive il campione di Stati europei presi in esame: nello specifico, per necessit\u00e0 che intersecano le tematiche approfondite nel corso della ricerca accademica con le dinamiche di quella applicata \u2013 data la natura ibrida del progetto, che si \u00e8 svolto in coordinazione tra universit\u00e0 e contesto aziendale \u2013 si sono presi in riferimento l\u2019Austria, la Francia, l\u2019Olanda e la Romania.\r\nQueste realt\u00e0 evidenziano approcci differenti dal punto di vista istituzionale, normativo, e dei modelli, connessi al background archivistico di ciascuna realt\u00e0, alle dinamiche amministrative, alla gestione dei flussi procedimentali e all\u2019onere che questi implicano in relazione alle dimensioni e al","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297750","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Tra le sudate carte di Giacomo Leopardi.\r\nPer una ricognizione dei manoscritti autografi conservati nei fondi extra-napoletani","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Il presente lavoro \u00e8 il frutto di un progetto di catalogazione, digitalizzazione e metadatazione condotto su quell\u2019ampia porzione di manoscritti autografi di Giacomo Leopardi che non sono attualmente conservati a Napoli, presso la Biblioteca Nazionale \u201cVittorio Emanuele III\u201d, ma si trovano disseminati in almeno 85 enti pubblici e privati in Italia e nel mondo. Per illustrare le modalit\u00e0 operative che hanno sostanziato le attivit\u00e0, e per offrire un resoconto il pi\u00f9 possibile esaustivo e dettagliato sulle novit\u00e0 emerse nel corso della ricerca, i fondamenti e gli esiti del progetto sono stati divisi in quattro capitoli. Il primo di essi, collocato quale premessa metodologica all\u2019intero lavoro, presenta in maniera discorsiva i criteri che sono stati seguiti nel creare le schede di catalogo, nel realizzare le immagini ad alta risoluzione e nel selezionare i metadati da valorizzare per la descrizione dei singoli manoscritti, sia dal punto di vista amministrativo e gestionale \u2013 per la conservazione a lungo termine degli oggetti digitali \u2013, sia per quanto riguarda il testo trasmesso dai vari supporti.\r\nIl secondo capitolo \u00e8 dedicato, invece, alla raccolta e alla presentazione degli autografi riemersi durante i lavori di catalogazione. La recensio delle carte, infatti, ha concesso di individuare nuovamente molte carte autografe del poeta, alcune delle quali gi\u00e0 note ma ritenute disperse, e altre ancora inedite, che arricchiscono di nuovi tasselli le conoscenze in merito al grande poeta. Tale capitolo si mostra strutturato in quattro parti: la prima \u00e8 dedicata alle lettere, e intende fornire una descrizione degli autografi riemersi tentando anche una ricostruzione dei percorsi che potrebbero averli condotti negli attuali istituti collettori; la seconda si occupa delle schedine di catalogo redatte dal poeta per la Biblioteca paterna: un materiale minore, spesso trascurato, ma che trasmette interessanti informazioni a proposito di uno dei fondi librari privati pi\u00f9 importanti della nostra tradizione letteraria. La terza parte \u00e8 dedicata alle schedine filologiche, cio\u00e8 a carte anche di piccola dimensione che contengono appunti destinati alle opere giovanili ed erudite del recanatese; la quarta parte, infine, indaga materiali di varia natura, prevalentemente ideati con scopi letterari.\r\nIl terzo capitolo \u00e8 dedicato all\u2019Epistolario, e in particolare alle lettere indirizzate dal recanatese ai propri corrispondenti: dopo una premessa che definisce l\u2019ambito d\u2019analisi e presenta alcuni elementi meritevoli d\u2019attenzione, si esaminano i principali carteggi mantenuti da Leopardi, descrivendoli secondo uno schema stabilito: a una prima parte che colloca la relazione epistolare nel tempo e che offre dati sulla consistenza numerica delle lettere scambiate, fa s\u00e9guito una sezione in cui si indicano gli istituti collettori che conservano oggi gli autografi, offrendo se possibile una ricostruzione delle dinamiche che ve li hanno condotti e ponendo l\u2019attenzione su dettagli ricorrenti e caratteristiche esterne o di contenuto che possano trasmettere notizie utili per una maggiore comprensione dell\u2019attivit\u00e0 leopardiana.\r\nIl quarto capitolo, infine, specificamente versato sul lato codicologico del progetto, intende proporre un\u2019analisi delle principali filigrane presenti nei manoscritti catalogati, con lo scopo di verificare la loro utilit\u00e0 in sede di commento e di datazione delle carte non espressamente corredate da un riferimento cronologico: partendo da valutazioni inerenti al motivo presente nei documenti e al periodo in cui Leopardi impiegava carte che lo esibiscono, si tenta di risalire all\u2019ipotetica area geografica di provenienza del supporto scrittorio, individuando anche possibili collegamenti tra i fogli adoperati e il contesto spazio-temporale di attivit\u00e0 del poeta.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297749","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Per un\u2019edizione critica della Crestomazia della prosa di Giacomo Leopardi.\r\nOfficina, fonti, metodo","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"La tesi di dottorato ha per oggetto la Crestomazia della prosa, antologia della letteratura italiana pubblicata da Leopardi nel 1827. Il lavoro si articola in due parti: uno studio critico-filologico suddiviso in tre capitoli, dedicati all\u2019officina, alle fonti e al metodo della Crestomazia; la seconda parte ospita l\u2019edizione critica dell\u2019opera, secondo l\u2019editio princeps del 1827. Il primo capitolo ricostruisce la genesi e le fasi di elaborazione dell\u2019opera, attraverso lo studio dei materiali di lavoro (conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli) e le testimonianze contenute in altre opere, in particolare nell\u2019Epistolario e nello Zibaldone. L\u2019antologia segue la scia degli interessi storiografici del 1819-1820, quando Leopardi progetta la stesura di un trattato sulla Condizione presente delle lettere italiane in sette libri. L\u2019opera rientra in un program\u00acma di rinnovamento della letteratura italiana in chiave nazionale e popolare e di diffusione dei suoi classici presso un pubblico ampio. Tale finalit\u00e0 \u00e8 condivisa anche da altri progetti e iniziative editoriali del periodo, come il commento al Canzoniere di Petrarca. Il secondo capitolo \u00e8 dedicato allo studio delle fonti della Crestomazia, cio\u00e8 delle edizioni che Leopardi utilizza per selezionare i testi, funzionale alla costruzione dell\u2019edizione critica, il cui apparato riporta le varianti dei brani originali, sui quali l\u2019autore interviene con modifiche di vario genere, in particolare di carattere linguistico. L\u2019indagine sulle fonti ha richiesto una contestuale discussione su una serie di problemi metodologici propedeutici alla loro individuazione. Il terzo capitolo illustra il metodo con cui Leopardi organizza l\u2019antologia. Il suo modello di riferimento sono le Le\u00e7ons de litt\u00e9rature et de morale di M. No\u00ebl e M. Delaplace, da cui ricava l\u2019impostazione generale della Crestomazia, apportando alla struttura originaria della raccolta significative modifiche. L\u2019antologia non \u00e8 ordinata cronologicamente, ma per generi retorici, nei quali i brani sono affiancati in base ad assonanze tematiche e concettuali, come mostra l\u2019analisi della sezione delle Narrazioni. Inoltre, il capitolo confronta la Crestomazia della prosa con quella poetica (1828), discutendo la diversit\u00e0 dei metodi organizzativi. La seconda parte della tesi propone l\u2019edizione critica della Crestomazia. L\u2019apparato riproduce le lezioni originali dei testi, ai quali, come detto, Leopardi apporta interventi di varia natura, che riguardano soprattutto la grafia e la punteggiatura, ma che includono anche tagli e congetture. I materiali dell\u2019apparato consentono di verificare cos\u00ec i processi redazionali che accompagnano la realizzazione dell\u2019opera.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297746","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LUIGI BERTELLI E LA MOBILITAZIONE GIOVANILE.\r\nLA PRODUZIONE LETTERARIA PER L\u2019INFANZIA E LA GIOVENT\u00d9 DI LUIGI BERTELLI\/VAMBA COME STRUMENTO PER LA COSTRUZIONE DELL\u2019IDENTIT\u00c0 NAZIONALE DELLE NUOVE GENERAZIONI TRA OTTO E NOVECENTO","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Il presente lavoro di ricerca si propone di porre in luce le modalit\u00e0 attraverso cui, tra la fine dell\u2019Ottocento e l\u2019inizio del Novecento, lo scrittore fiorentino Luigi Bertelli, meglio conosciuto con lo pseudonimo Vamba, sia stato in grado di elaborare un articolato progetto di educazione etico-civile delle nuove generazioni italiane. \r\nNello specifico, l\u2019analisi si estende su tre specifici filoni di ricerca: il primo riguarda il contesto pi\u00f9 propriamente letterario nel quale la produzione di Vamba si compose e si afferm\u00f2; il secondo afferisce allo scenario politico e ideologico dell\u2019epoca; il terzo, invece, si riferisce all\u2019ambito scolastico, con il quale Bertelli strinse un seppur \u201climitato\u201d legame. La complessit\u00e0 della poliedrica produzione per l\u2019infanzia e la giovent\u00f9 del giornalista-educatore fiorentino pu\u00f2, infatti, essere interamente colta solo attraverso una piena e definita contestualizzazione della sua attivit\u00e0, la quale si annod\u00f2 in maniera pi\u00f9 o meno diretta con la pluralit\u00e0 di fattori che rese il passaggio tra i due secoli un periodo storico di fondamentale importanza per la definizione in senso democratico e nazionale del Paese. \r\nUn progetto educativo, quello di Vamba, che si svilupp\u00f2 inoltre in parallelo rispetto a quello elaborato dai canali ufficiali dello Stato, quali in primis la scuola, ma con cui condivise di fatto gli obiettivi finali e alcune specifiche impostazioni metodologiche.\r\nLuigi Bertelli apparteneva a quella cos\u00ec detta \u00abgenerazione di mezzo\u00bb e a quella schiera di intellettuali-patrioti, che aveva il dovere di formare le coscienze civili delle nuove generazioni, investite a loro volta del compito di portare a compimento il processo di unificazione nazionale e di definizione della nuova identit\u00e0 italiana, gi\u00e0 avviato nel corso del Risorgimento.\r\nDopo una prima fase in cui Vamba declin\u00f2 il suo impegno politico nel giornalismo satirico e nell\u2019elaborazione di derisori \u00abpupazzetti\u00bb, tramite cui si pose in estrema opposizione rispetto al malcostume e al trasformismo della classe politica di fine Ottocento, egli scelse successivamente di dedicarsi all\u2019educazione dei fanciulli e ragazzi, dai quali dipendevano realmente le sorti della Penisola, in quanto essi rappresentavano i futuri cittadini e, soprattutto, la futura classe dirigente. Attraverso i suoi scritti, caratterizzati da uno stile irriverente e brioso, Bertelli tent\u00f2 quindi di definire e trasmettere alcuni precipui valori e ideali ritenuti indispensabili per la costruzione dell\u2019identit\u00e0 nazionale, tra i quali emergevano chiaramente il senso di responsabilit\u00e0, il rispetto delle autorit\u00e0, la sincerit\u00e0, il coraggio e l\u2019amor patrio; un sentimento questo, che doveva guidare l\u2019azione sociale degli individui nella prospettiva di un vero e proprio apostolato civile.\r\nIl principale strumento di cui Luigi Bertelli si serv\u00ec per perseguire questa sua missione morale e civile nei confronti dell\u2019infanzia e della giovent\u00f9 fu l\u2019esperienza editoriale de \u00abIl Giornalino della Domenica\u00bb, avviata nel 1906, in seno alla quale venne anche istituita nel 1908 la Confederazione giornalinesca (poi del Girotondo), ovvero una sorta di Stato balocco, parallelo rispetto a quello ufficiale, ma altres\u00ec dotato di compositi organi di governo, che costitu\u00ec l\u2019emblema della formazione democratica dei fanciulli all\u2019inizio del XX secolo. Un ulteriore mezzo di cui Vamba si serv\u00ec per promuovere il suo progetto di educazione alla cittadinanza fu poi rappresentato dai libri di storia civile, con cui, attraverso un\u2019esplicita ed enfatica celebrazione della storia patria e dell\u2019eroica azione dei padri della patria, egli volle porre in luce il glorioso passato del Paese, in modo tale da valorizzare i valori considerati tipicamente italiani.\r\nL\u2019idioma, il substrato di valori comuni, la memoria collettiva e il saldo amor patrio erano, di fatto, le caratteristiche in cui ogni italiano doveva ric","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/297586","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"SMART CONTRACT, AUTONOMIA PRIVATA E DIRITTO DEI CONTRATTI NELLA PROSPETTIVA COMPARATISTICA","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Il presente lavoro affronta il tema degli smart contracts in una prospettiva comparatistica e si propone di svolgere un\u2019analisi sulla compatibilit\u00e0 teorica dei tradizionali principi del diritto contrattuale con le problematiche poste dall\u2019uso dei protocolli informatici blockchain based nelle esperienze giuridiche italiana e inglese. Infatti, la tecnologia blockchain pone delle sfide incredibilmente ardue al diritto, soprattutto ove si consideri che esso \u00e8 storicamente concepito come lo strumento principale per l\u2019esercizio del potere statuale, mentre le DLT (Distributed Ledger Technologies) hanno come scopo principale quello di superare l\u2019essenziale ruolo ricoperto dagli Stati. \r\nLe blockchains, infatti, mirano alla costruzione di una societ\u00e0 i cui attori principali siano gli individui, e non enti istituzionali; una societ\u00e0 che abbia come garanzia di stabilit\u00e0 la fiducia che i cittadini ripongono nel funzionamento delle nuove tecnologie costituenti piattaforme in grado di valorizzare il rapporto peer to peer. \r\nLa scelta di porre in comparazione l\u2019ordinamento italiano e inglese si lega al fatto che in essi sono state intraprese numerose iniziative per affrontare, attraverso strade diverse, il rapporto tra blockchain, smart contract e diritto. Se l\u2019Italia, infatti, \u00e8 stata tra i primi Paesi al mondo a dare una definizione legislativa a tali fenomeni digitali, l\u2019Inghilterra si \u00e8 attivata a livello istituzionale gi\u00e0 da vari anni con importanti studi sul tema, al fine di comprendere al meglio la modalit\u00e0 con cui affrontare le rilevanti questioni sollevate dalle innovazioni tecnologiche.\r\nGli istituti scelti come elementi chiave della strada da intraprendere sono stati il contratto italiano ed il contract inglese, attesa la capitale importanza che gli stessi hanno ricoperto nella storia delle relazioni umane e data la loro capacit\u00e0 di porre paradigmaticamente in luce i profili pi\u00f9 critici attinenti al rapporto tra volont\u00e0 umana, \u201cvolont\u00e0\u201d della macchina e potere statale. A fronte di ci\u00f2, si \u00e8 tentato di comprendere la potenziale incidenza di tali innovazioni tecnologiche sulla concezione stessa di contratto nell\u2019ordinamento italiano e di contract in Inghilterra, nonch\u00e9 di far emergere le questioni pi\u00f9 spinose come la giustiziabilit\u00e0 dei rapporti giuridici eseguiti nella piattaforme blockchain based e di evidenziare rilievi problematici di grande attualit\u00e0 pratica.\r\nLe soluzioni proposte dai legislatori nazionali, dalle istituzioni europee e dalla dottrina per disciplinare i nuovi fenomeni tecnologici spaziano dalla previsione di leggi statali ad una regolamentazione da parte dell\u2019UE, sino all\u2019applicazione di una sorta di lex mercatoria sovranazionale a cui i contraenti possano attingere per sfruttare al meglio le potenzialit\u00e0 delle innovazioni tecnologiche.\r\nTuttavia, dall\u2019analisi affrontata sulle caratteristiche della blockchain, degli smart contracts e di alcuni degli istituti contrattuali, \u00e8 sembrata per\u00f2 emergere la possibilit\u00e0 di individuare un quadro di compatibilit\u00e0, sul piano teorico, dei principi generali e delle disposizioni del diritto dei contratti degli ordinamenti posti in comparazione con le nuove tecnologie e, conseguentemente, pare manifestarsi la possibilit\u00e0 di applicare le norme esistenti ai protocolli informatici blockchain based. \r\nInvero, le tradizioni giuridiche prese in esame sembrano avere gi\u00e0 in s\u00e9 gli strumenti idonei ad assorbire le novit\u00e0 proposte dai programmi per elaboratore. Infatti, si \u00e8 potuto osservare come l\u2019autonomia privata, la modalit\u00e0 di formazione dell\u2019accordo, la causa contrattuale, la consideration del contract, i concetti di illiceit\u00e0 e di illegality nonch\u00e9 l\u2019oggetto e i requisiti di forma del contratto e del contract non corrono il rischio di essere travolti nei loro tratti essenziali a seguito dell\u2019impatto col fenomeno degli smart contracts. \r\nDa ci\u00f2 \u00e8 emerso che la questione maggiormente ","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/296292","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Giovani musulmani italiani.\r\nIdentit\u00e0, socializzazione religiosa e appartenenza culturale","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"La presente tesi di dottorato indaga il processo di socializzazione religiosa e la costruzione dell\u2019appartenenza culturale alla comunit\u00e0 islamica e alla societ\u00e0 italiana vissuti dai giovani musulmani nel contesto italiano, in particolare nel rapporto con la famiglia, imam e insegnanti di religione, compagni di scuola e pari, associazionismo e social network. \r\nA livello teorico, il processo socializzativo religioso \u00e8 stato studiato prevalentemente da ricercatori con background occidentale su casi di studio in contesti occidentali, che avevano come oggetto di analisi principale la religione cristiano-cattolica. Per tale motivo la concettualizzazione di tale processo dall\u2019Ottocento in poi si \u00e8 caratterizzata di modelli e approcci basati su dinamiche relazionali presenti in Occidente (Stati Uniti e Europa), che in parte escludevano dalla teorizzazione contesti culturali e religioni di altri paesi. La scarsit\u00e0 di studi passati e attuali su tali contesti ha stimolato l\u2019interesse per l\u2019analisi dell\u2019islam nel contesto italiano che costituisce una minoranza religiosa particolarmente eterogenea e di recente formazione a causa delle immigrazioni a partire dagli anni Sessanta-Settanta.\r\n La recente formazione delle comunit\u00e0 islamiche, dunque la presenza di famiglie di prima generazione e di figli di seconda generazione, indica un momento di integrazione particolarmente rilevante per la societ\u00e0 italiana. Comprendere a livello sociologico come le generazioni agiscono nei confronti della societ\u00e0 di arrivo, se ostacolano o meno la propria inclusione o che tipo di dialogo cercano con le autorit\u00e0 e la popolazione italiana, permette di capire in che modo la societ\u00e0 sta cambiando e quali sfide sta ponendo il multiculturalismo e il pluralismo religioso. Una prospettiva su tali cambiamenti pu\u00f2 emergere dall\u2019analisi delle dinamiche e azioni messe in atto proprio dalle seconde generazioni, che sono pi\u00f9 incluse dei genitori data la scolarizzazione nelle scuole italiane che li ha integrati culturalmente. \r\nA partire da tali premesse, come avviene la socializzazione alla religione e al contesto della comunit\u00e0 islamica e della societ\u00e0 italiana? Quali sono le principali risorse e sfide che i giovani, come generazione ponte, stanno affrontando? Come le risorse e gli strumenti a disposizione costruiscono nuovi modelli identitari legati all\u2019appartenenza al contesto italiano e alla fede islamica? Quali sono le dinamiche relazionali che stanno cambiando all\u2019interno della comunit\u00e0 e della famiglia islamica ai fini di una migliore inclusione? \r\nUtilizzando alcuni principi teorici dell\u2019approccio relazionale e la metodologia mixed methods, abbiamo provato a rispondere a tali domande. A livello metodologico e operativo abbiamo analizzato il processo di costruzione dell\u2019identit\u00e0 islamica e culturale dei ragazzi attraverso 28 interviste semi-strutturate a giovani esponenti di associazioni ed organizzazioni islamiche fra i 18 e i 30 anni; 20 interviste semi-strutturate a esponenti adulti di associazioni e centri islamici per comprendere il loro punto di vista sulla formazione religiosa dei giovani; un questionario in modalit\u00e0 online (google form) con 132 risposte rivolto a giovani musulmani fra i 18 e i 30 anni suddiviso in 7 sezioni tematiche; e infine 4 focus group di cui due misti e due divisi per genere per approfondire il processo socializzativo in ambito familiare e in un\u2019ottica di genere. Le interviste sono state analizzate attraverso il software Nvivo e i dati del questionario attraverso Spss Statistics. \r\nDall\u2019analisi effettuata emerge che il rapporto fra genitori e figli costituisce il primo approccio conoscitivo all\u2019islam tendenzialmente basato sull\u2019insegnamento di preghiere, formule e semplici ritualit\u00e0 (socializzazione alle pratiche islamiche). Nel confronto fra le diverse esperienze giovanili, l\u2019educazione ricevuta dai genitori \u00e8 particolarmente eterogenea e non sempre approfondita e corretta rispetto ai","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/296228","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Agrifood and tourism. The collaboration between universities and business networks for the economic development of inner areas through relational, educational and experiential tourism initiatives.","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"Negli ultimi decenni, la conoscenza \u00e8 diventato un fattore determinante per la crescita economica e la competitivit\u00e0. In questo contesto, gli Istituti di Istruzione Superiore, in quanto fonti di nuova conoscenza, hanno gradualmente ridisegnato le loro attivit\u00e0, passando da ruoli pi\u00f9 tradizionali (insegnamento e ricerca) a un approccio pi\u00f9 imprenditoriale e proattivo, comunemente identificato come terza missione (TM). La creazione di connessioni con il mondo delle imprese rappresenta uno dei mezzi pi\u00f9 utili per le universit\u00e0 per realizzare gli obiettivi della TM. Inoltre, lo sviluppo del modello della tripla elica e la sua evoluzione verso la quarta elica, e dunque il coinvolgimento anche della comunit\u00e0 locale, ha riformulato l\u2019impegno delle universit\u00e0 nella societ\u00e0 civile e nel contesto economico. All'interno di questo processo, le universit\u00e0 possono agire come mezzi di co-creazione a diversi libelli e sostenere l'innovazione e il raggiungimento dello sviluppo sostenibile, contribuendo all'aumento di conoscenze pratiche e transdisciplinari.  Le collaborazioni tra gli attori della tripla e quadrupla elica possono assumere varie forme - come, ad esempio, university-business collaboration, university-industry linkages, university-industry-government interactions, Community-Academic Partnerships. Tutte queste forme di collaborazione possono essere include nel quadro delle public-private partnerships, che prevedono la condivisione di conoscenze, competenze, capitali e altre risorse in grado di innescare processi interattivi e affrontare politiche, progetti e questioni di servizio pubblico attraverso lo sviluppo congiunto. Queste collaborazioni potrebbero giocare un ruolo cruciale nel promuovere lo sviluppo locale nelle aree svantaggiate. Le aree svantaggiate, da un lato mostrano una fragilit\u00e0 legata a condizioni specifiche; dall'altro rappresentano bacini significativi di risorse non sfruttate, che potrebbero costituire un potenziale di sviluppo economico, sociale e culturale. In questo contesto, una collaborazione tra imprese e organizzazioni della conoscenza pu\u00f2 aiutare i territori ad affrontare le esigenze della globalizzazione, a valorizzare i punti di forza culturali e sociali di un luogo e a facilitare il dialogo tra le imprese locali. In questo campo, le opportunit\u00e0 per le aree svantaggiate potrebbero anche riguardare il turismo. \r\nConsiderando queste premesse, questo studio ha un duplice obiettivo. Innanzitutto, \u00e8 un tentativo di analizzare i driver e le barriere alle collaborazioni tra gli attori della quadrupla elica rivolte allo sviluppo locale ed esplorare le sue potenzialit\u00e0 nello stimolare e implementare iniziative di turismo esperienziale e relazionale in aree svantaggiate, con un focus specifico sulle aree montane e alto-collinari della Regione Marche (Italia). Infatti, il turismo culturale e agroalimentare di tipo \u201ccommunity-based\u201d, attraverso l'implementazione di collaborazioni tra diversi attori, pu\u00f2 rendere le aree interne delle Marche una destinazione adatta ad esperienze immersive, relazionali e di apprendimento. In secondo luogo, lo studio mira a comprendere il ruolo potenziale delle ICT nell'innescare e sostenere questi processi. \r\nPartendo da questa ipotesi, il presente lavoro cerca di rispondere alle seguenti domande di ricerca: (1) Quale ruolo possono giocare le collaborazioni a quadrupla elica nella promozione del turismo esperienziale e relazionale nelle aree svantaggiate delle Marche? (2) Quale ruolo possono giocare le ICT nella promozione del turismo esperienziale e relazionale nelle aree svantaggiate delle Marche?\r\nLo studio \u00e8 diviso in tre sezioni.  La prima parte si concentra sui driver, le barriere e le principali implicazioni delle collaborazioni universit\u00e0-imprese nelle aree svantaggiate. A tale scopo, il primo capitolo propone una ricognizione ragionata della letteratura su questi argomenti. I risultati della review sono stati applicati a due ca","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/296227","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Avenues for corporate sustainability management: guiding SMEs in their strategic journey towards a sustainable long-term growth","anno":"2022","abstract":"","abstract_ita":"L'impatto potenziale delle piccole e medie imprese (PMI) sullo sviluppo sostenibile globale \u00e8 considerevole e deve derivare da un programma di responsabilit\u00e0 e sostenibilit\u00e0 d\u2019impresa (RSI) strutturato internamente. Questo, tuttavia, non \u00e8 un compito facile, data, da un lato, l'esistenza di barriere interne che caratterizzano le operazioni delle PMI e, dall'altro, le due nuove sfide mondiali emergenti dell'accelerazione digitale e della crisi derivante dall'emergenza pandemica da Covid-19. Inoltre, queste due questioni globali si rafforzano a vicenda e mettono le PMI in una situazione rischiosa in termini di continuit\u00e0. Ma anche la sostenibilit\u00e0 d'impresa, che sta diventando sempre pi\u00f9 una leva strategica di cui ci si aspetta che le aziende di tutte le dimensioni si avvalgano, presenta rischi simili. \u00c8 in questo contesto che la tesi cerca di trovare delle soluzioni alle barriere interne e alle sfide esterne che impediscono alle PMI di diventare leader di successo del movimento per lo sviluppo sostenibile. Gli elementi di resilienza alla crisi, coordinamento delle attivit\u00e0 di RSI e reporting, digitalizzazione e leadership sembrano avere la capacit\u00e0 intrinseca di guidare lo sviluppo sostenibile di un'azienda nel lungo termine. Tuttavia, per realizzare ci\u00f2, devono essere gestiti mediante procedure sistematiche e diventare parte del quadro strategico della sostenibilit\u00e0 all'interno delle aziende. Lo scopo di questa tesi \u00e8, dunque, quello di analizzare ciascuno di questi aspetti che sono strettamente legati al tema della sostenibilit\u00e0 aziendale (fornendo output che potrebbero supportare le aziende nel loro percorso di transizione verso la sostenibilit\u00e0), e che le PMI oggi trovano difficili da affrontare perch\u00e9 il contesto in cui operano diventa sempre pi\u00f9 complesso e iniziano a formarsi dei divari tra ci\u00f2 che ci si aspetta dall\u2019operativit\u00e0 delle PMI e la loro effettiva capacit\u00e0. La struttura della tesi \u00e8 composta da quattro capitoli che seguono una prospettiva macro-micro e ogni capitolo adotta una metodologia di ricerca diversa per esplorare gli elementi sopra menzionati. I risultati possono essere utilizzati principalmente dalle aziende che cercano di avviare o migliorare un programma esistente di gestione della sostenibilit\u00e0. Nonostante il progetto di ricerca sia principalmente rivolto alle PMI, poich\u00e9 le best practice analizzate sono state principalmente quelle delle grandi aziende, anche queste ultime potranno dunque trarre ispirazione per le loro operazioni di sostenibilit\u00e0. Per quanto riguarda le PMI, il vantaggio principale sarebbe quello di trovare soluzioni per evitare che le loro barriere interne e le questioni mondiali ne compromettano la capacit\u00e0 di impegno verso un approccio di CSR correttamente strutturato.","abstract_eng":"The potential impact of small-medium enterprises (SMEs) on the global sustainable development is considerable and must stem from an internally structured corporate sustainability and responsibility (CSR) program. This, however, is no easy task, given, on one hand, the existence of internal barriers that characterize SME operations, and on the other, the two newly emerging world-wide challenges of digital acceleration and the crisis resulting from the Covid-19 pandemic. Moreover, these two global matters are mutually reinforcing and put SMEs in a risky situation in terms of continuity. But so does corporate sustainability, which is increasingly becoming a strategic lever that companies of all sizes are expected to make use of. It is within this context that the thesis seeks to find solutions to the internal barriers and external challenges that prevent SMEs from successfully becoming the leaders of the sustainable development movement. The elements of resilience to crisis, coordination of CSR activities and reporting, digitalization, and leadership all seem to have the intrinsic ability to guide the sustainable development of a company in the long term. However, to do so, they must be managed through systematic procedures and become part of the sustainability strategic framework within companies. The aim of this thesis is, thus, to analyze each of these aspects that closely relate to the topic of corporate sustainability (providing outputs that could support companies in their sustainability transition journey), and which SMEs nowadays find difficult to deal with because the context in which they operate becomes increasingly complex and gaps begin to form between what is expected of them and their actual capacity. The structure of the thesis consists of four chapters that follow a macro-micro perspective, each chapter adopting a different research methodology to focus on the above-mentioned elements. The results can be of use mainly by the companies seeking to initiate or improve and existing sustainability management program. Despite the research project being primarily targeted at SMEs, since the best practices analyzed have been mainly those of larger corporations, the latter will also be able to receive some inspiration for their sustainability operations. As for SMEs, the main advantage would be to find solutions to prevent their internal barriers and worldwide issues tamper their ability to engage in a correctly structured CSR approach.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291787","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"GREGORIO NAZIANZENO\r\n\u0395\u1f30\u03c2 \u1f11\u03b1\u03c5\u03c4\u1f78\u03bd \u03bc\u03b5\u03c4\u1f70 \u03c4\u1f74\u03bd \u1f10\u03c0\u03ac\u03bd\u03bf\u03b4\u03bf\u03bd [carm. II,1,19]\r\nIntroduzione, testo critico, commento e appendici","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Nella raccolta delle poesie di Gregorio Nazianzeno curata dal Caillau e riproposta nei volumi 37-38 della Patrologia graeca, il carme II,1,19 figura tra i Poemata de seipso, a motivo della sua forte componente autobiografica. Il Cappadoce dedica gran parte dei 104 esametri che lo costituiscono a ripercorrere le vicende della propria vita, sicch\u00e9 esso risulta di notevole importanza per ricostruire il periodo successivo al suo ritorno da Costantinopoli, anni segnati da contrasti a Nazianzo, da sofferenze fisiche e psicologiche. Dopo l\u2019abbandono della cattedra episcopale Gregorio torn\u00f2, infatti, nella diocesi paterna, ma, anzich\u00e9 occuparsene personalmente, la affid\u00f2 al presbitero Cledonio e si ritir\u00f2 nella sua tenuta di Arianzo. Le proteste dei concittadini \u2013 che lo accusavano di disprezzare una comunit\u00e0 troppo modesta \u2013 e il miglioramento delle sue condizioni di salute lo convinsero ad assumere la guida della diocesi alla fine del 382 e in questo contesto compose II,1,19, summa della propria vita e momento di condivisione del proprio dolore. Alla natura autobiografica del carme si affianca un\u2019evidente impostazione trenodica, poich\u00e9 i versi sono percorsi dall\u2019incessante lamento rivolto dal poeta a Cristo per le afflizioni che lo hanno colpito; un componimento autobiografico-elegiaco, dunque, in cui l\u2019amara consapevolezza dei dolori esperiti fornisce a Gregorio il pretesto per giustificare il proprio operato. Il carme \u00e8 tradito in trenta manoscritti databili tra l\u2019XI e il XVI secolo, di cui sedici risultano fondamentali per la constitutio textus; i testimoni possono essere ripartiti in due gruppi risalenti agli esemplari perduti \u03a3 e \u0394, caratterizzati da due diverse parafrasi che si sono trasmesse, per intero o saltuariamente, in gran parte dei loro discendenti. Nella ricostruzione del testo del carme si \u00e8 tenuto conto anche della tradizione a stampa, a partire dall\u2019editio princeps di Aldo Manuzio, realizzata nel 1504, fino all\u2019edizione pi\u00f9 recente di Christos Simelidis, risalente al 2009. L\u2019edizione critica del componimento \u00e8 accompagnata da un ampio commento, da cui emerge quella compresenza di tradizione classica e cristiana tipica degli scritti gregoriani. Il poeta rivela la propria abilit\u00e0 retorica e descrive il dolore utilizzando gli strumenti della sua cultura: immagini e lemmi ispirati alla tradizione pagana \u2013 in primis Omero \u2013 gli permettono di ricondurre la propria sofferenza entro una fitta trama di allusioni letterarie. Nello stesso tempo, tuttavia, l\u2019esigenza di garantirsi un ricordo presso i posteri e la speranza di ottenere la salvezza spingono il Cappadoce ad affiancarsi e a sostituirsi a figure bibliche di uomini che hanno vinto i dolori \u2013 quali Giobbe, Giona, i tre pubblicani, i tre paralitici e i tre risorti \u2013, fino a proporsi come nuovo modello di afflizione e sopportazione per tutti i cristiani. Il lavoro \u00e8 corredato da tre appendici, consistenti nell\u2019edizione critica della sezione dedicata a II,1,19 del Commentario di Cosma di Gerusalemme, di tre parafrasi anonime bizantine e della versione latina inedita redatta da Giacomo Oliva nel 1584 sotto la spinta del cardinale Guglielmo Sirleto. Per quanto concerne il Commentario, tramandato da un unico manoscritto del XII secolo, il Gerosolimitano ha esaminato soltanto nove versi di contenuto scritturistico, una scelta che riflette la sua familiarit\u00e0 con il testo sacro. Le tre parafrasi bizantine hanno fornito ulteriore supporto alla classificazione dei manoscritti e alla comprensione del testo: la prima \u00e8 tradita da un unico testimone dell\u2019XI secolo, che non contiene i versi dei carmi e trasmette soltanto l\u2019esegesi; la seconda e la terza caratterizzano, rispettivamente, le raccolte \u0394 e \u03a3. La traduzione  latina del carme realizzata da Giacomo Oliva \u00e8 piuttosto modesta sul piano letterario e non fornisce contributi significativi alla comprensione del testo, che, anzi, di","abstract_eng":"Nella raccolta delle poesie di Gregorio Nazianzeno curata dal Caillau e riproposta nei volumi 37-38 della Patrologia graeca, il carme II,1,19 figura tra i Poemata de seipso, a motivo della sua forte componente autobiografica. Il Cappadoce dedica gran parte dei 104 esametri che lo costituiscono a ripercorrere le vicende della propria vita, sicch\u00e9 esso risulta di notevole importanza per ricostruire il periodo successivo al suo ritorno da Costantinopoli, anni segnati da contrasti a Nazianzo, da sofferenze fisiche e psicologiche. Dopo l\u2019abbandono della cattedra episcopale Gregorio torn\u00f2, infatti, nella diocesi paterna, ma, anzich\u00e9 occuparsene personalmente, la affid\u00f2 al presbitero Cledonio e si ritir\u00f2 nella sua tenuta di Arianzo. Le proteste dei concittadini \u2013 che lo accusavano di disprezzare una comunit\u00e0 troppo modesta \u2013 e il miglioramento delle sue condizioni di salute lo convinsero ad assumere la guida della diocesi alla fine del 382 e in questo contesto compose II,1,19, summa della propria vita e momento di condivisione del proprio dolore. Alla natura autobiografica del carme si affianca un\u2019evidente impostazione trenodica, poich\u00e9 i versi sono percorsi dall\u2019incessante lamento rivolto dal poeta a Cristo per le afflizioni che lo hanno colpito; un componimento autobiografico-elegiaco, dunque, in cui l\u2019amara consapevolezza dei dolori esperiti fornisce a Gregorio il pretesto per giustificare il proprio operato. Il carme \u00e8 tradito in trenta manoscritti databili tra l\u2019XI e il XVI secolo, di cui sedici risultano fondamentali per la constitutio textus; i testimoni possono essere ripartiti in due gruppi risalenti agli esemplari perduti \u03a3 e \u0394, caratterizzati da due diverse parafrasi che si sono trasmesse, per intero o saltuariamente, in gran parte dei loro discendenti. Nella ricostruzione del testo del carme si \u00e8 tenuto conto anche della tradizione a stampa, a partire dall\u2019editio princeps di Aldo Manuzio, realizzata nel 1504, fino all\u2019edizione pi\u00f9 recente di Christos Simelidis, risalente al 2009. L\u2019edizione critica del componimento \u00e8 accompagnata da un ampio commento, da cui emerge quella compresenza di tradizione classica e cristiana tipica degli scritti gregoriani. Il poeta rivela la propria abilit\u00e0 retorica e descrive il dolore utilizzando gli strumenti della sua cultura: immagini e lemmi ispirati alla tradizione pagana \u2013 in primis Omero \u2013 gli permettono di ricondurre la propria sofferenza entro una fitta trama di allusioni letterarie. Nello stesso tempo, tuttavia, l\u2019esigenza di garantirsi un ricordo presso i posteri e la speranza di ottenere la salvezza spingono il Cappadoce ad affiancarsi e a sostituirsi a figure bibliche di uomini che hanno vinto i dolori \u2013 quali Giobbe, Giona, i tre pubblicani, i tre paralitici e i tre risorti \u2013, fino a proporsi come nuovo modello di afflizione e sopportazione per tutti i cristiani. Il lavoro \u00e8 corredato da tre appendici, consistenti nell\u2019edizione critica della sezione dedicata a II,1,19 del Commentario di Cosma di Gerusalemme, di tre parafrasi anonime bizantine e della versione latina inedita redatta da Giacomo Oliva nel 1584 sotto la spinta del cardinale Guglielmo Sirleto. Per quanto concerne il Commentario, tramandato da un unico manoscritto del XII secolo, il Gerosolimitano ha esaminato soltanto nove versi di contenuto scritturistico, una scelta che riflette la sua familiarit\u00e0 con il testo sacro. Le tre parafrasi bizantine hanno fornito ulteriore supporto alla classificazione dei manoscritti e alla comprensione del testo: la prima \u00e8 tradita da un unico testimone dell\u2019XI secolo, che non contiene i versi dei carmi e trasmette soltanto l\u2019esegesi; la seconda e la terza caratterizzano, rispettivamente, le raccolte \u0394 e \u03a3. La traduzione  latina del carme realizzata da Giacomo Oliva \u00e8 piuttosto modesta sul piano letterario e non fornisce contributi significativi alla comprensione del testo, che, anzi, di","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291869","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"ISCRIZIONI DALL\u2019AGER FALISCUS : UN\u2019EDIZIONE PER VIA AUTOPTICA","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"La dissertazione \u00e8 basata su un intervento di rilettura e analisi linguistica di un nucleo di 44 iscrizioni provenienti dal territorio conosciuto nell\u2019Antichit\u00e0 come ager faliscus, collocato nell\u2019ampia ansa che il Tevere compie nell\u2019area a nord di Roma e circostante all\u2019antica citt\u00e0 di Falerii (l\u2019odierna Civita Castellana, entit\u00e0 geopolitica identificabile a partire all\u2019incirca dal IX secolo a.C.) e alla successiva fondazione di Falerii Novi, avvenuta in seguito alla definitiva conquista romana negli ultimi decenni del III secolo a.C. Si tratta di un territorio attualmente compreso fra le province di Viterbo e di Roma e che presenta dei confini naturali soprattutto a est e a ovest, mentre risultano pi\u00f9 indicative le delimitazioni verso nord e verso sud, come mostra anche la presenza di una viabilit\u00e0 storica in direzione nord-sud (via Cassia, Via Amerina). Questa posizione geografica e geopolitica, al confine con il mondo etrusco e il mondo sabellico, ha reso il territorio in questione un\u2019area di contatto linguistico per eccellenza nel campo degli studi sulle lingue dell\u2019Italia antica.   \r\nLa prima parte della ricerca prende in considerazione una serie di questioni storiche, archeologiche e linguistiche preliminari relative all\u2019estensione geografica dell\u2019ager faliscus, al rapporto linguistico tra etnonimo e poleonimo, alle fonti storiografiche relative ai Falisci , in particolare ai rapporti centro-periferia con Roma prima e dopo il bellum romano falisco del 241-240 a.C. Si ripercorre quindi la bibliografia relativa alle scoperte archeologiche ed epigrafiche che hanno portato alla formazione dell\u2019attuale corpus di iscrizioni falische, la gran parte del quale si \u00e8 delineato tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo, ma che \u00e8 stato incrementato negli ultimi anni da poche ma significative acquisizioni; in seguito si discutono le principali ipotesi sulla posizione genetica del falisco, caratterizzate da un lungo e vivace dibattito nella storia degli studi sull\u2019ager faliscus.  \r\nIl nucleo centrale della ricerca \u00e8 rappresentato da uno studio sistematico della documentazione falisca che \u00e8 stato possibile esaminare per via autoptica nei principali musei dove \u00e8 confluito, a cominciare dal XIX secolo, il materiale archeologico proveniente dall\u2019ager faliscus: il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, nato a fine Ottocento proprio come \u201cMuseo Falisco\u201d, il Museo Archeologico dell\u2019Agro Falisco di Civita Castellana \u2013 Forte Sangallo e il Museo Civico di Viterbo. L\u2019indagine si pone come limite, ma anche come metodologia di ricerca, di studiare e analizzare nel dettaglio solo il materiale oggetto di autopsia, offendo poi i possibili rimandi, collegamenti e proposte in relazione anche alle iscrizioni che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ma principalmente per la dispersione e l\u2019irreperibilit\u00e0 di molti reperti, non \u00e8 stato possibile esaminare direttamente. Tra gli obiettivi della ricerca c\u2019\u00e8 anche quello di colmare una lacuna decennale nella bibliografia sugli studi falisci, ovvero la mancanza di una documentazione fotografica e di apografi aggiornati, che possano essere di supporto a qualsiasi ricostruzione linguistica. Rispetto al corpus noto dalla bibliografia, sono state studiate direttamente 44 iscrizioni sulle circa 300 complessive: una percentuale rilevante dal punto di vista qualitativo, dal momento che centinaia di iscrizioni risultano disperse o irreperibili da decenni (alcune addirittura da poco dopo la pubblicazione dei primi editori oppure nel CIE). Per ognuna delle iscrizioni esaminate, viene offerta una documentazione fotografica il pi\u00f9 possibile completa e un\u2019analisi linguistica sistematica. Le 44 iscrizioni esaminate coprono l\u2019intero arco della cronologia relativa al corpus falisco, partendo dalla pi\u00f9 antica testimonianza della met\u00e0 del VII secolo a.C., la cosiddetta \u201ciscrizione di Cerere\u201d, fino alla pi\u00f9 recente iscri","abstract_eng":"Abstract \r\n\r\nThe dissertation is based on the linguistic study and reinterpretation of a group of 44 inscriptions from the area known in Antiquity as ager faliscus, situated in the large meander shaped by the river Tiber northern of Rome, and surrounding the ancient city of Falerii (now Civita Castellana, geopolitical body formed around IX century B.C.) and the later settlement of Falerii Novi, founded after the complete roman occupation, in the last III century B.C. This area, now included in the provinces of Viterbo and Roma, shows clearer natural boundaries especially toward East and West, while the boundaries toward North and South are more approximate, as it results from the historic road system in north-south direction (Via Cassia, Via Amerina). For his geographical and geopolitical position, at the border of Etruscan and Sabellian world, this territory represents a well-known case study of language contact in the field of ancient Italic languages.  \r\nThe first part of the survey deals with some preliminary issues about history, archaeology and linguistics about the geographical delimitation of ager faliscus, the relationship between the ethnonym and the poleonym, historical sources about Faliscans and in particular concerning the relations with Rome before and after the Faliscan war, 241-240 B.C. The study takes into consideration bibliography regarding archaeological and epigraphical discoveries that contributed to the formation of the present Faliscan corpus, mainly based on discoveries made from late XIX century and first decades of XX century, though in recent years there was a small but relevant increasing of the inscriptions, and discusses the main hypotheses on the genetic position of the Faliscan linguistic variety, which went through a large debate during the history of the studies.\r\nThe main focus of the survey is a systematic study on Faliscan materials that was possible to recognize from autopsy in museums that house the most of archaeological finds from ager faliscus: \u201cMuseo Nazionale Etrusco di Villa Giulia\u201d in Rome Roma, founded in the late XIX century as \u201cFaliscan Museum\u201d, \u201cMuseo Archeologico dell\u2019Agro Falisco \u2013 Forte Sangallo\u201d in Civita Castellana, \u201cMuseo Civico\u201d in Viterbo. The survey limits \u2013 and together the research method \u2013 were set on the only analysis of the material examined from autopsy, offering all the reminds and proposals, whenever possible, to inscriptions that could not be object of autopsy for several reasons, but mainly for the lost and the dispersion of the materials. The purpose of the research is also to fill a historical gap in the Faliscan bibliography, represented by the lack of an updated documentation in terms of pictures and drawings, which can support every linguistic interpretation and reconstruction. Inscriptions examined are 44 out of 300 totals: a relevant percentage in qualitative terms, because hundreds of inscriptions were lost or could not be found from decades (some since the publication by first editors in CIE). For each inscription a photographic documentation as complete as possible and a linguistic analysis is provided.  The 44 inscriptions spread on the whole chronological time frame of the Faliscan corpus, starting from the earliest epigraphic attestation, the so-called \u201cCeres inscription\u201d, until the latest inscription that shows local features, the so-called \u201clamina di Minerva\u201d o \u201cdi Lars Cotena\u201d. Reading and interpretation improvements, together with evidence and elements for further research, were found in inscriptions from every period. The outcome of analysis on inscriptions from the earliest group reveals new reading and reconstruction hypothesis regarding the \u201cCeres inscription\u201d and a new reading of a difficult sequence in the \u201cquton of Uoltenos\u201d. According to the new reading proposed of the double inscription \u201cof Ulties\u201d, belonging to the middle Faliscan period, the form usually read as anni, from CIE onw","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291867","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LA \u2018LONGA AETAS\u2019 DEL POETA DI SULMONA: TIPOLOGIE FEMMINILI OVIDIANE NEGLI EPIGRAMMI DI DECIMO MAGNO AUSONIO","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"La ricerca qui presentata si pone, prima di tutto, lo scopo di dimostrare \u2013 attraverso lo studio degli\r\nepigrammi che compongono il corpus esaminato \u2013 l\u2019eccezionalit\u00e0 del ruolo svolto dal paradigma\r\novidiano nella definizione del profilo artistico di un intellettuale e poeta di primissimo piano quale\r\nAusonio sostanzialmente fu per i suoi contemporanei e, fattivamente, nel corso dell\u2019evoluzione\r\nstorica degli ambiti e delle forme in cui si era sviluppata la letteratura tardoromana. Essa \u00e8 protesa\r\nquindi ad accertare il ruolo attivo, dinamico e del tutto originale che l\u2019opera di Ovidio svolge nel\r\nrinnovamento di generi tradizionali, come appunto quello dell\u2019epigramma letterario, in cui\r\nriacquistano \u2018vita\u2019 e \u2018voce\u2019 le protagoniste di alcune delle sequenze memorabili delle Metamorfosi.\r\nLa tesi si compone della tavola di Abbreviazioni, di una Introduzione, di cinque capitoli, segu\u00ecti dalle\r\nConclusioni, e, infine, dalla Bibliografia.\r\nNell\u2019Introduzione ho dunque raffrontato i contributi pi\u00f9 autorevoli e attuali sulla fortuna\r\novidiana nella letteratura tardoromana, rielaborandoli criticamente, e proposto una rassegna selettiva\r\nsulla fortuna ovidiana in autori di epoca tarda e, specialmente, nella produzione non epigrammatica\r\ndel Burdigalese. Ho inoltre chiarito la selezione dei materiali, nonch\u00e9 le finalit\u00e0 della ricerca in\r\noggetto.\r\nHo dedicato il Capitolo primo alla temperie intellettuale tra IV e VI secolo, focalizzandomi\r\nsul culto dei ueteres e sulla propensione manifesta per una rosa di autori che si prefigura come una\r\nsorta di \u00abdead poet\u2019s society\u00bb, ossia una classe di letterati non coevi, ma paradigmatici. Ho poi\r\nriservato una sezione della mia analisi al bilinguismo e agli apporti che, alla institutio della classe\r\nintellettuale della Gallia di IV secolo, provengono dall\u2019insegnamento attivo nelle scuole. Mi sono,\r\nquindi, soffermato sulla tradizione manoscritta, la cronologia e la struttura stilistico-retorica degli\r\nepigrammi ausoniani.\r\nNel Capitolo secondo viene proposto per la prima volta lo studio complessivo di Epigr. 72\r\nGreen, carme dal quale si \u00e8 ormai soliti prendere l\u2019abbrivio per lo studio degli ipotesti ovidiani negli\r\nEpigrammata del Burdigalese. La relazione tra verit\u00e0 e finzione, alterit\u00e0 e rappresentazione autoriale\r\nsi \u00e8, quindi, rivelata dirimente per entrare a pieno nel laboratorio poetico del Burdigalese e cogliere\r\nle microstrutture argomentative in cui si dipana l\u2019andamento spiccatamente ovidiano dell\u2019epigramma.\r\nAncora a due epigrammi sinora mai analizzati come composizioni autonome \u2013 ossia Epigr.\r\n57 e 58 Green, entrambi dedicati alla Niobes fabula \u2013 \u00e8 indirizzata l\u2019ampia trattazione che occupa il\r\nCapitolo terzo. Nel caso di Epigr. 57, lo scopo dello studio \u00e8 stato differenziare, innazitutto, il suo\r\nstatuto in quanto testo metafrastico che ha un proprio corrispondente modello greco identificabile in\r\nAnth. Plan. 129. La individuazione e sovrapposizione dell\u2019intertesto ovidiano \u2013 ossia Pont. 1, 2, 27-\r\n30 \u2013 all\u2019epigramma di Ausonio ha invece orientato la prospettiva su una delle modalit\u00e0 d\u2019uso del\r\nlessico del Sulmonese, quella cio\u00e8 che consiste nella \u2018romanizzazione\u2019 da parte del poeta tardoantico\r\ndel suo rispettivo modello. Sulla comprensione, invece, dell\u2019intelaiatura poetica di Epigr. 58 ha inciso\r\nlo studio delle prerogative tradizionalmente formulate dalla letteratura iscrizionale e dalla\r\nprecettistica antica sull\u2019estrinsecazione poetica del dolor e sul paradigma retorico della miseratio.\r\nHo quindi rivolto la mia argomentazione a due componimenti ausoniani incentrati sulla fabula\r\ndi Eco, dedicando a ciascuno di essi un capitolo vero e proprio, ossia, rispettivamente, il Capitolo\r\nquarto a Epigr. 11 Green e il Capitolo quinto a Epigr. 110 Green. Si ricollega al primo epigramma su\r\nNiobe da me analizzato (= Epigr. 57) sempre il primo componimento, stavolta, della serie ausoniana\r\ns","abstract_eng":"The main purpose of this Thesis is to demonstrate \u2013 through the analysis of the epigrams which form\r\nthe corpus under discussion \u2013 the influential and paradigmatic role Ovid\u2019s work played both in\r\ndefining the artistic profile of a prominent and prolific author such as Ausonius, a leading intellectual\r\nof his time and a poet of the highest calibre, and in shaping the course of late antique Latin literature,\r\nas this evolved in different literary areas and forms. The Thesis aims also at establishing the active,\r\ndynamic, and entirely original contribution of the Ovidian corpus to the revitalization in late antique\r\nculture of traditional literary genres, such as the epigram, in which a new \u2018life\u2019 and a new \u2018voice\u2019 are\r\ngranted to the female protagonists of some of the most memorable tales of Ovid\u2019s Metamorphoses.\r\nThe Thesis comprises a list of Abbreviations, an Introduction, five chapters, followed by the\r\nConclusions and, finally, the Bibliography.\r\nIn the Introduction, I draw material from the most authoritative and recent scholarly studies\r\non Ovid\u2019s influence in late antique Latin literature, engaging critically with them, and offering a\r\nselective review of the evidence which testifies to Ovid\u2019s presence in late antique authors, especially\r\nin the non-epigrammatic literary production of Ausonius. I also explain the reasons for choosing the\r\ntexts I discuss and my research aims. In Chapter 1 I explore the intellectual climate of the period from\r\nthe fourth to the sixth centuries, focusing on the respect shown towards the ueteres \u2018the ancients\u2019 and\r\non the obvious tendency of late antique writers to look back to a group of authors that may be viewed\r\nas a sort of \u2018dead poets\u2019 society\u2019, that is, a class of cultured authors who function as examples for the\r\nlate antique writers, though they are not contemporary with them. I also dedicate a section of my\r\nanalysis to bilingualism and to the benefits that were drawn from school-teaching in the educational\r\nenvironment of fourth-century Gaul. Finally, I offer a short discussion of the manuscript tradition,\r\nthe dating, and the stylistic\/rhetorical structure of the Ausonian epigrams.\r\nChapter 2 contains the first-ever comprehensive analysis of Epigr. 72 Green, a poem which is\r\nnow typically considered as the starting-point for the study of the overall Ovidian hypotext in the\r\nepigrammatic corpus of the poet from Bordeaux. Here, the relationship between truth and fiction and\r\nbetween \u2018otherness\u2019 and authorial representation has proved to be crucial for identifying Ausonius\u2019\r\npoetic techniques and for understanding the micro-level themes through which the distinctly Ovidian\r\ncharacter of the epigram unfolds.\r\nThe purpose of Chapter 3 is to analyse in detail two more epigrams, which so far have never\r\nreceived a comprehensive scholarly discussion as separate poetic compositions, namely Epigr. 57\r\nand 58 Green, both of them dedicated to Niobes fabula \u2018the tale of Niobe\u2019. In the case of Epigr. 57,\r\nmy main purpose is to emphasize the status of the poem as an \u2018adaptation\u2019, that is, as a text that has\r\nits own Greek \u2018model\u2019, namely Anth. Plan. 129. This identification and the realization that Ausonius\r\nhas constructed his epigram by superimposing on his Greek \u2018model\u2019 an Ovidian intertext (Pont. 1, 2,\r\n27-30) sheds light on one of the ways in which Ausonius \u2018Romanizes\u2019 his poetic \u2018models\u2019 through\r\nthe use of Ovid\u2019s lexicon. Likewise, the poetic framework of Epigr. 58 becomes clearer through the\r\nstudy of features traditionally associated with the text of inscriptions and the conventions that pertain\r\nto the poetic expression of dolor \u2018pain\u2019 and to the rhetorical paradigm of miseratio \u2018compassion\u2019.\r\nIn the following chapters I turn my attention to two Ausonian poems which deal with the tale\r\nof Echo, and I dedicate an entire chapter to each of them, namely Chapter 4 to Epigr. 11 Green and\r\n","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291865","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LA CORTE DI CASSAZIONE DI PALERMO (1862\u20131923).\r\nUN\u2019ESPERIENZA GIURISDIZIONALE NELLA TRANSIZIONE UNITARIA","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Dopo l\u2019unificazione del Regno d\u2019Italia, in un periodo interessato da importanti cambiamenti per la societ\u00e0, numerose furono le questioni che investirono il vertice della giustizia della Penisola, in ragione della compresenza di cinque tribunali con funzioni apicali. In particolare, il presente lavoro di ricerca si \u00e8 prefissato l\u2019obiettivo di studiare il ruolo, l\u2019organizzazione e la funzione di uno tra questi magistrati: la Corte di cassazione di Palermo. Ci\u00f2 al fine di osservare, primariamente, le questioni legate agli interessi pubblici, intellettuali ed economici e quindi comprendere la rilevanza di questa Sede, considerata presidio di giustizia e di libert\u00e0 per la Sicilia. \r\nTra la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento ed i primi decenni del Novecento il ceto forense dell\u2019Isola manifest\u00f2 infatti il proprio dissenso riguardo la soppressione del Giudice supremo, opponendosi, dunque, alla realizzazione di un unico vertice italiano della magistratura di legittimit\u00e0; nel medesimo senso si pronunciarono anche i procuratori generali, durante i discorsi annuali per l\u2019apertura dell\u2019anno giudiziario. A tal proposito furono rilevanti le figure di alcuni togati che, per decenni, animarono sia il dibattito teorico che l\u2019attivit\u00e0 giurisdizionale. Attraverso l\u2019analisi dei percorsi formativi e delle carriere degli \u00abalti magistrati\u00bb, si \u00e8 avuto modo di esaminare le intersezioni tra la riforma dell\u2019ordinamento giudiziario del 1865, che sostituiva la Legge Organica del 1819, e le vicende legate alla nomina dei componenti della Cassazione di Palermo. Inoltre, a tali aspetti si \u00e8 dedicato ampio spazio al fine di focalizzare l\u2019attenzione sulle questioni dell\u2019amministrazione della giustizia in quel momento di transizione. \r\nUn\u2019altra angolazione, che costituisce la seconda parte della Tesi, \u00e8 orientata a mettere in rilievo i problemi posti dalle divergenze delle disposizioni susseguitesi nel tempo, sia riguardo al diritto sostanziale che processuale. Il Tribunale supremo dell\u2019Isola rappresent\u00f2 l\u2019asse di un equilibrio complesso tra esigenze contrapposte: per un verso l\u2019attuazione dell\u2019impianto legislativo unitario, diretto a realizzare un ordinamento effettivamente omogeneo; dall\u2019altro la necessit\u00e0 di contemperare il nuovo diritto italiano con le tradizioni giuridiche territoriali. Il rapporto tra il Codice italiano del 1865 ed il compito assegnato alle cinque corti regionali rappresenta la questione principale, attraverso cui \u00e8 stato possibile osservare come l\u2019unificazione italiana richiedesse ancora una realizzazione concreta. Il sistema transitorio del vertice giurisdizionale, in considerazione delle singolarit\u00e0 degli orientamenti giurisprudenziali di tali Magistrati territoriali, costitu\u00ec il mezzo attraverso cui si pot\u00e9 contemperare tale processo in una fase di rilevanti cambiamenti legati alle istanze della societ\u00e0 ed al nuovo ordine giuridico. \r\nPer tale ragione assumono primaria rilevanza le controversie, esaminate nel corso della ricerca, al fine di osservare l\u2019esistenza di trasformazioni che forgiavano i rapporti intersoggettivi secondo equilibri ormai mutati. La scelta di porre l\u2019attenzione su talune questioni di diritto civile, in relazione alla funzione interpretativa svolta dalla Cassazione di Palermo, \u00e8 stata giustificata da ragioni molteplici, tra cui l\u2019intenzione di osservare l\u2019effettiva diffusione del messaggio legislativo contenuto nel Codice del 1865, secondo una angolazione legata agli elementi di singolarit\u00e0 regionale che emergono per taluni istituti, atti e contratti della disciplina privatistica. \r\nIl testo normativo unitario diviene, inoltre, una trattazione propedeutica e necessaria al fine di analizzare la prassi del Tribunale di legittimit\u00e0 dell\u2019Isola, studiata attraverso le decisioni rinvenute sia presso l\u2019Archivio di Stato di Palermo che nelle riviste giuridiche regionali e nazionali, pubblicate tra la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e","abstract_eng":"After the unification of the Kingdom of Italy, in a period affected by important changes for society, there were numerous questions that invested the vertex of the justice of the Peninsula, due to the coexistence of five courts with apical functions. In particular, the objective of this research work is the studying the role, the organization and the function of one of these magistrates: the Court of cassation of Palermo. This is in order to observe, primarily, the issues related to public, intellectual and economic interests and therefore understand the importance of this Headquarters, considered a garrison of justice and freedom for Sicily.\r\nBetween the second half of the nineteenth century and the first decades of the twentieth century, the legal class of the Island expressed its dissent regarding the suppression of the supreme judge, they were opposed to the creation of a single Italian vertex of the judiciary of legitimacy; the Advocates General also spoke in the same sense, during the annual speeches for the opening of the judicial year. In this regard, the figures of some magistrates who, for decades animated both the theoretical debate and the judicial activity, were relevant. Through the analysis of the training courses and careers of the magistrates, it was possible to examine the intersections between the reform of the judicial system of 1865, which replaced the Legge Organica of 1819, and the events related to the appointment of members of the Cassation of Palermo. Furthermore, ample space was devoted to these aspects in order to focus attention on the issues of the administration of justice in that moment of transition.\r\nAnother angle, which constitutes the second part of the thesis, is aimed at highlighting the problems posed by the divergences of the provisions that have occurred over time, both with regard to substantive and procedural law. The Supreme Court of the Island represented the axis of a complex balance between opposing needs: on the one hand, the implementation of the unitary legislative system, aimed at creating an effectively homogeneous system; on the other hand, the need to reconcile the new Italian law with the territorial legal traditions. The relationship between the Italian Code of 1865 and the task assigned to the five regional courts represents the main issue, through which it was possible to observe how the Italian unification still required a concrete realization. The transitional system of the judicial vertex, in consideration of the singularities of the jurisprudential orientations of these territorial magistrates, constituted the means by which this process could be reconciled in a phase of significant changes linked to the demands of the company and the new legal order.\r\nFor this reason, the disputes, examined in the course of the research, assume primary importance in order to observe the existence of transformations that forged intersubjective relationships according changed balances. The choice to focus attention on certain issues of civil law, in relation to the interpretative function performed by the Cassation of Palermo, was justified by multiple reasons, including the intention to observe the effective dissemination of the legislative message contained in the Code of 1865, according to an angle linked to the elements of regional singularity that emerge for certain institutions, acts and contracts of the private discipline.\r\nThe unitary text also becomes a preparatory and necessary treatment in order to analyze the practice of Court of legitimacy of the Island, studied through the decisions found both in the State Archives of Palermo and in the regional and national legal journals, published between the second half of the nineteenth century and the first decades of the twentieth century. In some rulings divergent elements are manifested between the civil laws, in force in Sicily in the pre-unification period, and the provisions of the Italian code, specifically regarding: the D","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291861","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"SINDACATI INDUSTRIALI E CULTURA GIURIDICA EUROPEA\r\n(L\u2019esperienza italiana e spagnola tra la fine dell\u2019Ottocento e la prima met\u00e0 del Novecento)","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Trusts, pool, cartelli, coalizioni, intese, consorzi, concentrazioni, e tanti altri lemmi che possiamo ricondurre al generalissimo termine di sindacati industriali - in quanto sar\u00e0 quello che trover\u00e0 pi\u00f9 consenso nella dottrina giuridica ed economica - sono l\u2019oggetto di questo lavoro e del quale si sono volute ricostruire le \u2018reazioni\u2019 giuridiche - dottrinali, giurisprudenziali e normative - sviluppatesi in Italia e in Spagna.","abstract_eng":"Trusts, pools, cartels, coalitions, ententes, consortia, mergers, and many other words that we can refer to the very general term of sindacati industriali - as it will be the one that will find the most consensus in legal and economic doctrine - they are the object of this work and whose purpose has been to reconstruct the legal - doctrinal, jurisprudential and normative \u2013 \u2018reactions\u2019 that have developed in Italy and Spain.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291859","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"INDUSTRIA 4.0, INTELLIGENZA ARTIFICIALE, INTELLIGENZA EMOTIVA: L\u2019ETICA DELLA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"La tesi affronta il tema della Quarta Rivoluzione Industriale da una duplice prospettiva: essendo il frutto dell\u2019esperienza di ricerca applicata condotta nell\u2019ambito del dottorato \u201cEureka\u201d, tende a realizzare una sintesi della ricerca puramente empirica e del dato reale, tratto dall\u2019esperienza del lavoro svolto in una piccola impresa delle campagne marchigiane e dall\u2019apprezzamento di ogni relativa difficolt\u00e0 della stessa nella persecuzione della propria rivoluzione tecnologica. La struttura della ricerca si articola a cominciare dalla ricognizione del fenomeno europeo della Quarta Rivoluzione Industriale e si sviluppa attraverso l\u2019analisi della produzione normativa e delle misure adottate dal governo italiano per la diffusione dell\u2019Industria 4.0, ai fini dell\u2019introduzione delle stesse nella gestione dello sviluppo tecnologico aziendale. Il secondo capitolo osserva l\u2019effetto che la tecnologia esercita sulle attivit\u00e0 quotidiane, trattandosi di una trasformazione che sottopone al proprio impatto le forme originarie della vita: il rapporto tra uomo e donna, il procreare, la paternit\u00e0 e la figliolanza, l\u2019esperienza della malattia e della cura, il nesso del proprio corpo con il proprio spirito. La ricerca giunge, quindi, a sostenere la necessariet\u00e0 dell\u2019etica e della filosofia quali fattori ad alto potenziale trasformativo, imprescindibili nei percorsi educativi e nelle relazioni industriali, valorizzando il contributo che la tecnologia apporta, nel contesto sociale e produttivo, attraverso l\u2019intelaiatura di connessioni, quando ispirata da valori etici e concepita per la tutela e la promozione dei diritti fondamentali dell\u2019uomo. Si intende proporre un concetto di Rivoluzione Tecnologica che possa svilupparsi in funzione ed a salvaguardia delle pi\u00f9 antiche necessit\u00e0 umane, evidenziando tre ambiti di leva: ricollegare le persone alla natura, ristrutturare le istituzioni e ripensare a come la conoscenza viene creata e utilizzata nel perseguimento della sostenibilit\u00e0. Affrontare l'insostenibilit\u00e0 richiede che le societ\u00e0 gestiscano in maniera sistemica le dimensioni biofisiche, sociali, economiche, legali ed etiche interagenti e la filosofia \u00e8 chiamata a trovare un modo per pensare il proprio tempo sapendo, da un lato, contaminarsi umilmente con nuovi saperi, dall\u2019altro, mantenere la propria vocazione di sapere che investe con sguardo critico l\u2019esistente.\r\nInvero, il lavoro si sta ridefinendo in una nuova cornice, quella della responsabilit\u00e0, della professionalit\u00e0, dell\u2019apprendimento costante, passando attraverso la valorizzazione dei tratti pi\u00f9 virtuosi delle caratteristiche umane: la creativit\u00e0, l\u2019autonomia, l\u2019empatia, la capacit\u00e0 di negoziazione e di interrelazione con gli altri. Il lavoro supera la dicotomia storica tra attivit\u00e0 manuale e intellettuale e si spinge in direzione della valorizzazione della libert\u00e0 intesa come riconquista dello spazio propriamente dedicato alle attivit\u00e0 umane, alla riconnessione con l\u2019interiorit\u00e0 e con la Natura. Posto che le istituzioni sono simultaneamente sia strutture oggettive esterne, sia sorgenti soggettive delle azioni umane, queste offrono un legame tra l\u2019ideale e il reale, tra il modello e la realt\u00e0. Attori e strutture istituzionali, bench\u00e9 distinti, sono connessi in un circolo di interazione e interdipendenza reciproca. Una sintesi possibile risiede quindi nella necessit\u00e0, da parte delle istituzioni, di insistere sulla convergenza di saperi umanistici e conoscenze scientifiche, nell\u2019educare ingegneri filosofi e tecnici sensibili alle domande di senso e non solo all\u2019 efficienza e alla produttivit\u00e0. Lavorando sulla formazione di persone consapevoli della \u201cutilit\u00e0 dell\u2019inutile\u201d, insistendo sull\u2019etica votata ad ispirare le azioni individuali, \u00e8 possibile promuovere un dialogo onesto fra scienziati, imprenditori, politici e filosofi, rispettando la diversit\u00e0 di opinione ed integrando vicendevolmente ","abstract_eng":"The thesis deals with the topic of the Fourth Industrial Revolution from a double perspective: being the result of the applied research experience in the context of the \"Eureka\" doctorate, it tends to achieve a synthesis between purely empirical research and real data, taken from the experience of the work carried out in a small firm in the Marche countryside and from the appreciation of every difficulty in the persecution of its technological revolution. The research structure is articulated starting from an examination of the European phenomenon of the Fourth Industrial Revolution and develops through the analysis of the legislative production and the measures adopted by the Italian government for the diffusion of Industry 4.0, with the purpose of introducing them into the corporate technological development. The second chapter observes the effect that technology has on daily activities, since it is a transformation that affects the original forms of life under its impact: the relationship between man and woman, procreation, fatherhood and sonship, the experience of disease and treatment, the connection of one's body with one's spirit. The research therefore comes to underline the need of ethics and philosophy as factors with a high transformative potential, essentials in educational paths and industrial relations, by enhancing the contribution that technology brings, in the social and productive context, through the framework of connections, when inspired by ethical values and conceived for the protection and promotion of fundamental human rights. The research intends to propose a concept of Technological Revolution that might rise in the serve and for the safety of the most ancient human needs, highlighting three areas of leverage: reconnecting people to nature, restructuring institutions and rethinking how knowledge is created and used in the pursuit of sustainability. Tackling unsustainability requires societies to systemically manage the interacting biophysical, social, economic, legal and ethical dimensions and philosophy is called upon to find a way to think critically about the contemporaneity, on the one hand, humbly contaminating itself with new knowledge and, on the other hand, to maintain its vocation of knowledge that invests the existing with critical eye.\r\nIndeed, work is being redefined in a new framework, that of responsibility, professionalism, constant learning, through the enhancement of the most virtuous traits of human characteristics: creativity, autonomy, empathy, the ability to negotiation and interrelation with others. The work overcomes the historical dichotomy between manual and intellectual activity and goes in the direction of the enhancement of freedom as the reconquest of the space properly dedicated to human activities, to reconnecting with interiority and with Nature. Given that institutions are simultaneously both external objective structures and subjective sources of human actions, these offer a link between the ideal and the real, between the model and reality. Actors and institutional structures, although distinct, are connected in a circle of mutual interaction and interdependence. A possible synthesis therefore lies in the institutions insisting on the convergence of humanistic and scientific knowledge, educating philosophers and technical engineers that are sensitive to questions of meaning and not only to efficiency and productivity. By working on training people aware of the \"usefulness of the useless\", insisting on ethics aimed at inspiring individual actions, it is possible to promote an honest dialogue between scientists, entrepreneurs, politicians and philosophers, respecting the diversity of opinion and mutually integrating their respective views. The reference to philosophy, ethics, \"taking care\", is a reference to an ancient \tand ancestral concept, which asks us to live in balance our deepest nature as human beings immersed in a digital environment.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291857","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"TEOR\u00cdA DE LA DELEGACI\u00d3N Y LEGISLACIONES DELEGADAS \/ \r\nTEORIA DELLA DELEGA E LEGISLAZIONI DELEGATE","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"La presente tesi di dottorato tratta lo studio generale della delega legislativa, con riferimento alla sua teoria, in un percorso teorico attraverso gli ordinamenti di Italia, Spagna ed Unione Europea, con un particolare interesse a come questo tipo di legislazione si \u00e8 maggiormente concretizzata. Durante l'intera opera, tre sono i metodi di ricerca e analisi utilizzati: dapprima teorico-filosofico, poi analitico e infine comparativo.\r\nNel capitolo I, dopo un\u2019introduzione che connette la teoria della delega con la pi\u00f9 generale teoria costituzionale, attraversando i sottili confini tra sistemi federali e confederati, per poi giungere ad una necessaria approssimazione al sistema delle fonti dell\u2019Unione Europea \u2013 ontologicamente connesso ad entrambi, in quanto sistema \u201cquasi-federale\u201d \u2013 si analizza il momento genetico della delega legislativa partendo dal principio di separazione dei poteri e la sua evoluzione tra le dottrine di Locke, Montesquieu e Carl Schmitt, per arrivare all\u2019esercizio ed alla titolarit\u00e0 della delega legislativa, nonch\u00e9 alla necessit\u00e0 di ricorrervi. \r\nIl capitolo II, caratterizzato da un metodo di ricerca pi\u00f9 analitico e comparatistico, analizza la delega legislativa negli ordinamenti giuridici di due Stati membri dell\u2019UE: l\u2019Italia e la Spagna. Quindi, dopo un\u2019introduzione ai due differenti sistemi, osservando quadro normativo, principi e criteri rettori, la ricerca si sposta sulla volont\u00e0 di mettere in risalto similitudini e differenze tra i sistemi normativi, sul rispettivo uso dello strumento della delega e sulla trasformazione che questa ha avuto nel corso degli anni, utilizzando altres\u00ec un metodo empirico attraverso lo studio dei dati. \r\nIl terzo ed ultimo capitolo, previo inquadramento della figura della delega legislativa nel sistema pre e post Lisbona, tratta la legislazione delegata nell\u2019ordinamento giuridico dell\u2019Unione Europea, i suoi limiti e le sue garanzie costituzionali impostegli dalla Corte di Giustizia UE, mediante l\u2019analisi di due dei pi\u00f9 celebri casi: il caso K\u00f6ster ed il caso Rey Soda. Prosegue l\u2019analisi con lo studio degli articoli 290 e 291 TFUE, mediante le conclusioni dell\u2019Avvocato Generale Cruz Villal\u00f3n, riguardo un altro celebre caso, il caso Biocidi \u2013 per poi concludersi con una panoramica sul futuro della legiferazione in Unione Europea ed il programma Better Regulation for Better Results. \r\nLo scopo di questa tesi di dottorato \u00e8 quindi giungere al punto di arrivo della teoria della delega spiegando, a partire dalla sua originaria ragion d\u2019essere, in che strumento si \u00e8 tramutata, in un cammino teorico che far\u00e0 da filo conduttore e che permetter\u00e0 di rileggere la realt\u00e0 dei fatti, analizzando le dinamiche della delega legislativa all\u2019interno di tre ordinamenti.","abstract_eng":"This is a general study of delegated legislation, with reference to its theory, in a theoretical path throughout the legal systems of Italy, Spain and the European Union, with a particular interest in how this kind of legislation mostly materialises. During the study, we face three methods of research and analysis: theoretical-philosophical, analytical and comparative.                                         \r\nChapter I opens with an introduction that connects the theory of delegation with the more general constitutional theory, crossing the fine boundaries between federal and confederate systems, to then arrive at a necessary approximation to the system of sources of the European Union \u2013 ontologically connected to both, as a \"quasi-federal\" system. Chapter I goes on dealing with the birth moment of legislative delegation, starting from the principle of separation of powers and its evolution between the doctrines of Locke, Montesquieu and Carl Schmitt, to eventually arrive at the exercise and ownership of the legislative delegation, as well as the need to use it.\r\nChapter II, characterised by a more analytical and comparative research method, analyses the legislative delegation in the legal systems of two EU Member States: Italy and Spain. After an introduction to the two different systems, observing the regulatory framework, principles and rector criteria, the research moves on to highlight similarities and differences between the two systems. Chapter II also highlights the use of delegation tools and the transformation that this has had over the years, using an empirical method through the study of data and tables. \r\nChapter III places the figure of the legislative delegation in the pre- and post-Lisbon system, and goes on to deal with the delegated legislation in the legal system of the European Union, its constitutional limits and the guarantees imposed by the Court of Justice. Two of the most famous cases are used to analyse the aforementioned subjects: the K\u00f6ster case and the Rey Soda case. The analysis continues with the study of articles 290 and 291 TFEU, through the brilliant conclusions of Advocate General Cruz Villal\u00f3n, regarding another famous case \u2013 the Biocides case. Chapter III concludes with an overview of the future of legislation in the European Union and the program Better Regulation for Better Results.\r\nThe aim of this doctoral thesis is therefore to understand the derivation of the theory of delegation. This thesis attempts to do this by explaining its original raison d'\u00eatre, what kind of instrument it has become, using a theoretical approach that will act as a guiding framework and which will allow readers to better understand the circumstances surrounding facts.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291853","web":"","lingue":"Spagnolo"},{"titolo":"Profili giuridici del riuso delle donazioni materiali nelle Diocesi: iindividuazione delle criticit\u00e0 e sviluppo di prassi virtuose","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"La tesi tratta il tema del riuso delle donazioni materiali (indumenti ed altri beni durevoli) nel mondo non profit con particolare riferimento alle organizzazioni non profit (ONP) del contesto ecclesiastico, da un doppio punto di vista: analizzando le dinamiche reali del settore e approfondendo i profili giuridici connessi.\r\nDopo una prima contestualizzazione del fenomeno all\u2019interno del tema del riuso di beni ed indumenti con finalit\u00e0 sociali, la ricerca si concentra sul settore degli indumenti usati (emblematico per la compresenza di elementi sociali, ambientali ed economici). Si analizzano quindi le dinamiche del settore: il ciclo di gestione degli indumenti, il riuso come aiuto diretto agli indigenti, il riuso per la raccolta fondi per progetti sociali. La principale criticit\u00e0 del settore \u00e8 la discrepanza tra percezione dell\u2019opinione pubblica e reali dinamiche riscontrate sul campo: mentre per gran parte dell\u2019opinione pubblica il settore si esaurisce nella distribuzione gratuita agli indigenti in realt\u00e0 il settore si sviluppa su logiche commerciali; la necessit\u00e0 di commercializzare gli indumenti \u00e8 un dato strutturale dati gli enormi volumi raccolti. Dalla discrepanza tra percezione e realt\u00e0 del settore si originano criticit\u00e0 come: servizi inefficienti, mancanza di trasparenza, basse performance sociali, ambientali ed economiche.\r\nTali problematiche sarebbero superabili attraverso lo sviluppo di logiche commerciali con finalit\u00e0 sociali, facendo gestire cio\u00e8 la commercializzazione alle stesse ONP che compiono la raccolta. Un esempio di tale impostazione \u00e8 il caso dei charity shop anglosassoni: nel contesto del Regno Unito il settore del riuso \u00e8 gestito in grande parte dalle ONP (tramite pi\u00f9 di 11000 charity shop) seguendo logiche orientate alla raccolta fondi, con importanti risultati in termini di performance e trasparenza.\r\nL\u2019analisi giuridica viene quindi svolta in un\u2019ottica applicativa cercando di capire in che modo la cornice normativa ha influenzato il contesto italiano e quali interventi potrebbero essere introdotti ai fini del superamento delle criticit\u00e0 osservate e del miglioramento del settore.\r\nSi analizza quindi l\u2019istituto della donazione nel codice civile qualificando il conferimento di indumenti presso le ONP prevalentemente come un \u201catto gratuito con scopo di solidariet\u00e0\u201d. \r\nViene poi approfondito uno specifico riferimento normativo sulla donazione di indumenti usati con fini di solidariet\u00e0 sociale: l\u2019art. 14\/ 166; in relazione a tale norma si critica la distinzione effettuata tra \u201cdonazione\u201d e \u201crifiuto\u201d in relazione al luogo di conferimento: nella realt\u00e0 infatti i materiali conferiti in varie modalit\u00e0 finiscono per avere simili caratteristiche e vengono gestiti con simili logiche, pertanto la distinzione appare poco solida.\r\nSi analizza poi la normativa relativa alla raccolta fondi nel non profit prima e dopo la Riforma del terzo settore: si nota come parte delle criticit\u00e0 riscontrate sul campo provengano anche da fattori normativi (oltre che da elementi culturali e di prassi). Si argomenta quindi in favore di una chiarificazione della normativa e di agevolazioni fiscali rispetto alla rivendita di materiale donato: tali agevolazioni potrebbero avvenire in relazione alla decommercializzazione delle entrate derivanti dalla vendita del materiale donato equiparando le stesse a entrate di natura non commerciale (come avviene nel contesto anglosassone dove le agevolazioni sono bilanciate da controlli sulla trasparenza e l\u2019impatto sociale raggiunto dalle ONP).\r\nIn questo contesto sono necessari importanti cambiamenti culturali, normativi e di prassi da parte del legislatore e da parte degli stakeholder con particolare riferimento al ruolo degli enti ecclesiastici; questi ultimi, data la loro centralit\u00e0 nel riuso delle donazioni materiali, lavorando ad una ristrutturazione delle loro attivit\u00e0, potrebbero contribuire ad importanti miglioramenti per l\u2019intero settore.","abstract_eng":"The research explores the subject of gift in kind donations (clothes and goods in general) towards Dioceses and connected non profit organizations (NPO) from a double perspective: analysing dynamics on the field and the legal framework deduced.\r\nUnlike the UK, where gift in kind donations are mostly seen as a way for NPO to raise money for their charitable causes,  in Italy, gift I kind are seen (by public opinion and most of the stakeholders)  as way to directly help poor people. Extensive field research on clothing second hand sector has shown that the volumes collected hugely overcome poor people needs. The misconceptions about the sector in Italy lead to many problematic aspects: social services inefficiencies, lack of transparency, low social, environmental and economic performances. In contrast with the Italian situation UK context (with NPO active in the sector with more than 11000 charity shops) shows better performances and level of transparency. The difference between the two contexts is given by the interrelation of common practice, cultural and normative aspects.\r\nJuridical analysis is therefore conducted in an applied perspective: how legal framework has influenced the Italian context and which changes and policies should be implemented in order to improve the sector?  \r\nThe research examine the legal institute of \u201cdonation contract\u201d in the Civil code and the article 14\/ 166 about donations of clothes for solidaristic purposes. The law makes a clear-cut distinction between \u201cdonation\u201d (related to the idea of giving as a gift) and \u201cwaste\u201d (related to the idea of disposal) whereas in reality there the two concepts are closely connected in the donor behaviour: most people donate to NPO the clothes and goods they need to dispose of.   \r\nMoreover the study observes the fundraising legislation before and after the Third Sector Reform of 2017: some problematic aspects identified on the field appear to be rooted in the vagueness of the legal framework about trading activities in non profit sector. Policies in support of charity retailing should be implemented in Italy as it is done in the UK where tax reliefs are balanced by controls on transparency and social impact of NPO.\r\nSumming-up the investigation has shown that many changes need to be done in Italy, by the legislator and stakeholders, about the legal framework, the cultural approach to the sector and the related common practices. Given their historical and wide presence in the reuse of gift in kind donations, catholic NPO play a crucial role in the transformation of the sector: working towards reorganizing and enhancing their activities could contribute to the improvement of the entire sector.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291851","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Spillovers of ECB\u2019s Unconventional Monetary Policies in Nordic Countries","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Nel Capitolo 1, sotto la supervisione del Prof. Luca Riccetti, abbiamo sottoposto a revisione tutti gli annunci della BCE dal 2008 al 2018 relativi agli allentamenti quantitativi, annunci che includono discorsi pubblici, conferenze e discorsi con la stampa. Inoltre abbiamo fatto una revisione della letteratura sugli studi empirici che utilizzano modelli autoregressivi ed eteroschedastico - condizionali, oltre agli studi di eventi. I risultati mostrano che l'effetto del segno delle comunicazioni ha un impatto significativo sui titoli di stato a lungo termine dei paesi nordici.\r\n\r\n\r\nNel Capitolo 2 abbiamo esaminato le politiche macroprudenziali applicate nei Paesi nordici. Inoltre abbiamo stimato l'impatto delle politiche monetarie non convenzionali in un insieme di variabili finanziarie come titoli di Stato a medio e lungo termine, tassi di cambio, assicurazioni della parte creditrice di un contratto sottostante e indici delle obbligazioni societarie . I risultati indicano un'eterogeneit\u00e0 tra i Paesi. Tuttavia, il collegamento finanziario della regione con l'UE \u00e8 alto, indipendentemente dalla vicinanza. \r\n\r\n\r\nNel Capitolo 3, con il mio relatore Prof. Luca Riccetti, abbiamo stimato l'impatto di misure non standard sui mercati azionari. L'utilizzo di un modello eteroschedastico condizionale autoregressivo generalizzato esponenziale conferma l'impatto delle sorprese di politica monetaria sui titoli nordici. In secondo luogo, i risultati indicano che una certa sorpresa monetaria positiva \u00e8 associata a una diminuzione dei rendimenti nei paesi in difficolt\u00e0, e una diminuzione del rendimento dei titoli di Stato nazionali aumenta i prezzi del mercato azionario.","abstract_eng":"In Chapter 1, under the supervision of Prof. Luca Riccetti, we have done a review of all quantitative easing announcements taken by ECB from 20008 to 2018 which includes public speech, conferences and press speech. Further, we have done a literature review on the empirical studies which use autoregressive conditional heteroskedastic models and event studies. The results of the event study show that the sign effect of the communications has a significant impact on\r\nlong-term government bonds of Nordic countries.\r\nIn Chapter 2, we have done a review of macroprudential policies applied in Nordic countries. Further, we have estimated the impact of unconventional monetary policies in a set of financial variables such as long- and medium-term government bonds, exchange rate, credit default swaps and corporate bond indices. The results indicate a heterogeneity among countries however, the financial connection of the region with the EU is high no matter the proximity.\r\nIn Chapter 3, with my supervisor Prof. Luca Riccetti we have estimated the impact of non-standard measures in equity markets. The findings show that using an Exponential Generalized Autoregressive Conditional Heteroskedastic model, the findings confirm the impact of monetary policy surprises in Nordic stock returns. Second, the results indicate that a positive monetary surprise is associated with a decrease of the yields in the distressed countries and a decrease of the domestic government bond yield, increase the stock market prices.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291613","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"THE MEASUREMENT OF POLITICAL INSTABILITY AND ITS LINK WITH MACROECONOMIC PERFORMANCE, FOOD SECURITY AND INCOME INEQUALITY","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"L\u2019instabilit\u00e0 politica \u00e9 stata a lungo al centro dei dibattiti internazionali in termini di dimensioni,ragioni e conseguenze. La questione di un ambiente politico instabile riveste molta importanza per il suo legame con i problemi socio-economici che l'instabilit\u00e0 politica arreca alle persone di un paese. Ma prima che queste connessioni siano osservate, la misura dell'instabilit\u00e0 politica dovrebbe essere definita correttamente. Pertanto, la prima fase degli studi che si occupano di instabilit\u00e0 politica dovrebbe includere una spiegazione esauriente di cosa si intende per \"instabilit\u00e0 politica\", considerando la possibilit\u00e0 che diverse dimensioni dell'instabilit\u00e0 politica possano avere conseguenze diverse. \r\nIn questo contesto, questa tesi si propone di approfondire il tema dell'instabilit\u00e0 politica partendo dall\u2019idea che si tratti di un concetto complesso e multidimensionale. La tesi si propone, in primo luogo, di riuscire a misurare tale concetto individuandone le necessarie dimensioni ed indicatori che la caratterizzano. Dopo aver risolto la questione cruciale della misurazione dell'instabilit\u00e0 politica, la tesi propone un\u2019analisi delle connessioni tra l\u2019instabilit\u00e0 politica e la performance macroeconomica ma anche tra instabilit\u00e0 politica, sicurezza alimentare e disuguaglianza di reddito. \r\nLa tesi inizia con la parte introduttiva, che introduce l'obiettivo dello studio e dati e metodi quantitativi che verranno utilizzati nei capitoli successivi. Inoltre, questa parte mostra anche i risultati generali, il contributo principale alla letteratura, i vincoli e la ricerca futura. Il Capitolo I, in cui si determinano le dimensioni dell'instabilit\u00e0 politica, \u00e8 la pietra angolare della tesi, in quanto i due capitoli successivi impiegano i risultati ottenuti in tale capitolo. L\u2019analisi delle Componenti Principali (ACP), che \u00e8 un metodo di riduzione della dimensionalit\u00e0, viene utilizzato come strumento per misurare l'instabilit\u00e0 politica utilizando 11 variabili di rischio politico tratte dal dataset della International Country Risk Guide (The PRS Group 2014) osservato in 117 paesi. I risultati suggeriscono che le l\u2019instabilit\u00e0 politica debba essere declinata in due componenti, denominate rispettivamente come Il Difetto Strutturale e Il Disordine della Qualit\u00e0 Politica.  Inoltre, il Capitolo I mostra anche come questi due aspetti dell'instabilit\u00e0 politica siano caratterizzati dalle seguenti tre forme di governo: Sistema Parlamentare, Sistema Presidenziale, Sistema Semi-Presidenziale. Inoltre, il Clustering Gerarchico, utilizzando l\u2019algoritmo di collegamento di Ward, viene eseguito per dividere i paesi in gruppi omogenei rispetto alle componenti dell\u2019instabilit\u00e0 precedentemente indivduate, Il Difetto Strutturale e Il Disordine della Qualit\u00e0 Politica. \r\nIl Capitolo II e il Capitolo III utilizzano la panel Vector Autoregression Analysis (panel VAR) nei generalized methods of moment (GMM) nel periodo 2008-2017. Mentre il Capitolo II analizza il legame tra instabilit\u00e0 politica e performance macroeconomica dei paesi considerati, il Capitolo III si occupa del nesso tra instabilit\u00e0 politica, sicurezza alimentare e disuguaglianza di reddito.  In entrambi i capitoli, i risultati suggeriscono che la direzione e il significato di questi legami a volte cambiano in base alle due diverse dimensioni dell'instabilit\u00e0 politica. Questo significa che diversi aspetti dell'instabilit\u00e0 politica producono risultati diversi. Per di pi\u00f9, c'\u00e8 sempre una relazione avversa tra i due diversi aspetti dell'instabilit\u00e0 politica e altre variabili nell'analisi. Inoltre, sia il Capitolo II che il Capitolo III analizzano la Funzione di Risposta Impulsiva (IRFs) per comprendere meglio la reazione delle variabili tra loro (scosse di assestamento). Infine, questi capitoli esaminano ulteriormente la Scomposizione della Varianza dell'errore di Previsione (FEVDs) per mostrare la proporzione dei movimenti nelle variabili dipendent","abstract_eng":"Political instability has long been at the centre of international debates in terms of its dimensions, reasons, and consequences. The issue of an unstable political environment is highly important due to its link with socio-economic problems that political instability brings to the people of a country. But before these connections are observed, the measurement of political instability should be correctly defined. Therefore, the first step of studies dealing with political instability should include a comprehensive explanation of what is meant by \u201cpolitical instability\u201d, considering the possibility that different dimensions of political instability may have different consequences. \r\nIn this context, this thesis claims that political instability cannot be fitted into a single mould and it has more than one dimension. When the crucial issue of how to measure political instability is settled, this thesis empirically investigates both the connections between political instability and macroeconomic performance and the nexus between political instability, food security and income inequality.\r\nThe thesis starts with the Introduction part, which introduces the aim of the study and data and quantitative methods that will be exploited in the next chapters. In addition, this part also displays the general findings, main contribution to existence literature, constraints and future research. Chapter I, in which the dimensions of political instability is determined, is the cornerstone of the thesis, since the next two chapters employ these identifications of political instability. Principal Component Analysis (PCA), which is a dimensionality reduction method, is used as a tool to identify the measurement of political instability by using 11 political risk variables taken from the International Country Risk Guide dataset (The PRS Group 2014) observed on 117 countries. The results suggest that the first two principal components are selected and named as Structural Defect and Disorder of Polity Quality, respectively. Furthermore, Chapter I also shows how these two aspects of political instability are characterized by the following three government forms: Parliamentary System, Presidential System, Semi-Presidential System.  In addition, Hierarchical Clustering by using Ward\u2019s linkage algorithm is performed to divide countries into smaller clusters based on their similarities in terms of Structural Defect and Disorder of Polity Quality. \r\nChapter II and Chapter III use panel Vector Autoregression Analysis (panel VAR) in generalized methods of moment (GMM) over the period of 2008-2017. While Chapter II analyzes the link between political instability and macroeconomic performance in the set of considered countries, Chapter III deals with the nexus between political instability, food security and income inequality. In both chapters, the results suggest that the direction and significance of these links sometimes change according to two different dimensions of political instability. That means that different aspects of political instability produce different results. Additionally, there is always an adverse relationship between two different aspects of political instability and other variables in the analysis. Furthermore, both Chapter II and Chapter III analyze the impulse response functions (IRFs) to better understand the reaction of variables to each other (aftershocks). Finally, these chapters further examine the forecast-error variance decompositions (FEVDs) to show the proportion of movements in the dependent variables that are due to their own shocks versus shocks to the other variables.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291609","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"MACROECONOMIC EFFECTS OF EUROPEAN CENTRAL BANK\u2019S UNCONVENTIONAL MONETARY POLICY","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Riassunto (capitolo 1)\r\nQuesto capitolo della tesi di dottorato ha esaminato la letteratura pertinente in merito alla\r\nconduzione della politica monetaria da parte della Banca Centrale Europea (BCE) a seguito del\r\nfallimento Lehman del 2007\/08. In primo luogo, il capitolo ha spiegato come la BCE conduce\r\nla sua politica monetaria in tempi normali. Quello che segue \u00e8 un'istantanea dei principali\r\nstrumenti politici a disposizione della BCE prima della crisi. In terzo luogo, lo studio ha\r\nspiegato i tipi dei politica monetaria non convenzionale (PMC) implementati durante il crollo\r\nfinanziario. In relazione a ci\u00f2, lo studio ha esaminato la condotta della politica monetaria della\r\nBCE quando la crisi ha raggiunto il suo apice. Inoltre, il capitolo ha fornito prove empiriche\r\ndegli effetti degli PMC della BCE sia nell'area dell'euro che nell'area del non 'euro. Infine, il\r\ncapitolo ha mostrato i potenziali canali di trasmissione, nonch\u00e9 i relativi attriti di mercato e di\r\ninformazione. La conclusione \u00e8 che i canali di trasmissione dei PMC non sono diversi dalle\r\npolitiche sui tassi di interesse.\r\nRiassunto (capitolo 2)\r\nLo studio ha utilizzato un modello MAVB (Modello Autoregressivo a Vettore Bayesiano) paese\r\nper paese per esaminare gli effetti macroeconomici nonch\u00e9 i canali di trasmissione della politica\r\nmonetaria non convenzionale (PMC) della BCE nel nucleo e nelle periferie dell'area dell'euro.\r\nIl modello BVAR \u00e8 identificato aumentando le restrizioni sui segni con il metodo della funzione\r\ndi penalit\u00e0 come in Uhlig (2005). I parametri del modello (B, \u03a3) sono stati estratti\r\ncongiuntamente dalla famiglia di normali a priori di Wishart con i disegni posteriori che sono\r\nstati generati da 10.000 iterazioni Markov Chain Monte Carlo (MCMC) di cui 1000 sono state\r\nscartate come burn-in. Un'analisi diagnostica \u00e8 stata condotta utilizzando Fry and Pagan's (\r\n2011) approccio obiettivo mediano per accertare se le risposte all'impulso (RIF) provengono da\r\nun singolo modello o meno. I controlli diagnostici hanno rivelato che gli RIF sono imparziali e\r\nrobusti. I risultati principali sono riassunti come segue. Lo shock espansivo per l'equilibrio del\r\nsistema euro ha innescato un calo dei tassi di interesse che porta a una maggiore spesa per\r\ninvestimenti e alla domanda aggregata che fa aumentare la produzione industriale e l'inflazione\r\ndei prezzi a livello aggregato dell'area dell'euro. Considerando che i canali di trasmissione dello\r\nshock politico nell'area aggregata dell'euro erano simili al nucleo e al periph eries, la risposta\r\ndella produzione industriale e dei prezzi allo shock \u00e8 stata asimmetrica. A differenza delle\r\nperiferie dove lo shock espansivo dell'PMC ha alimentato una riduzione del rischio sistemico\r\n(CISS) che ha portato a un calo delle propagazioni sui prestiti bancari, le banche dei paesi\r\nprincipali sono state invece indotte ad aumentare le loro propagazioni di prestito per ottenere\r\nrendimenti positivi.\r\nRiassunto (capitolo 3)\r\nLo scopo dello studio \u00e8 di valutare l'effetto combinato della politica monetaria (PM) e della\r\npolitica macroprudenziale (PMAP) sulla macroeconomia dell'Europa Centrale e Orientale\r\n(ECO). Poich\u00e9 la premessa del documento \u00e8 di esaminare l'effetto di due shock politici, lo studio\r\ninclude due leve politiche e i corrispondenti indicatori macroeconomici. I due strumenti politici\r\nutilizzati in questo studio sono il tasso di interesse politico (TIP) e il limite medio del rapporto\r\nprestito \/ valore (LMV). In termini di indicatori macroeconomici, l'indice dei prezzi al consumo\r\n(IPC) e la produzione reale (RPIL) rappresenteranno gli indicatori obiettivo per PM, mentre il\r\ndivario tra credito e PIL sar\u00e0 l'indicatore per MAPP. L'analisi empirica \u00e8 stata condotta in tre\r\nparti come segue. In virt\u00f9 di un approccio di identificazione ricorsiva, \u00e8 stato utilizzato un\r\nmodello panel dinamico per esaminare l'effetto degli shock MP e PMAP sui prezzi degli\r","abstract_eng":"Abstract of PhD Thesis\r\nAbstract (chapter 1)\r\nThis chapter of the PhD dissertation reviewed the relevant literature with regards to the conduct\r\nof monetary policy by the European Central Bank (ECB) following the Lehman bankruptcy of\r\n2007\/08. Firstly, the chapter explained how the ECB conducts its monetary policy in normal\r\ntimes. What follows next is a snapshot of key policy instruments available to the ECB prior to\r\nthe crisis. Thirdly, the study explained the types of unconventional monetary policy (UMP)\r\nimplemented during the financial meltdown. In connection to this, the study examined ECB\u2019s\r\nconduct of monetary policy when the crisis reached its crescendo. Furthermore, the chapter\r\nprovided empirical evidence of the effects of ECB\u2019s UMP both in the euro area and non-euro\r\narea. Lastly, the chapter showed the potential channels of transmission as well as their\r\nassociated market and information frictions. The conclusion is that the transmission channels\r\nof UMP are no different from interest rate policies.\r\nAbstract (chapter 2)\r\nThe study employed a country-by-country Bayesian Vector Autoregressive Model (BVAR) to\r\nexamine the macroeconomic effects as well as the channels of transmission of ECB\u2019s\r\nunconventional monetary policy (UMP) in the core and peripheries of the euro area. The\r\nBVAR model is identified by augmenting sign restrictions with the penalty function method\r\nas in Uhlig (2005). The model\u2019s parameters ( were jointly drawn from the family of\r\nnormal Wishart priors with the posterior draws been generated from 10,000 Markov Chain\r\nMonte Carlo (MCMC) iterations of which 1000 were discarded as burn-ins. A diagnostic\r\nanalysis was conducted using Fry and Pagan\u2019s (2011) median target approach to ascertain\r\nwhether impulse responses (IRFs) come from a single model or not. The diagnostic checks\r\nrevealed that the IRFs are unbiased and robust. The main results are summarised as follows.\r\nThe expansive shock to euro system balance triggered a fall in interest rates leading to higher\r\ninvestment spending and aggregate demand which shoots up industrial production and price\r\ninflation at the aggregate euro area level. Following this monetary easing came asset price hikes\r\nwhich increases financial wealth leading to higher consumption and aggregate demand (wealth\r\neffect). Whereas the transmission channels of the policy shock in the aggregate euro area were\r\nakin to the core and peripheries, the response of industrial production and prices to the shock\r\nwas asymmetric. Unlike the peripheries where the expansive UMP shock fuelled a reduction\r\nin systemic risk (CISS) leading to a fall in bank lending spreads, banks in the core countries on\r\nthe other hand were induced to increase their lending spreads in order to obtain positive returns.\r\nAbstract (chapter 3)\r\nThe aim of the study is to evaluate the combined effect of monetary policy (MP) and\r\nmacroprudential policy (MAPP) on the macroeconomy of Central and Eastern Europe (CEE).\r\nBecause the premise of the paper is to examine the effect of two policy shocks, the study\r\nincludes two policy levers and corresponding macroeconomic indicators. The two policy\r\ninstruments used in this study are the policy interest rate (MPR) and average limit on loan to\r\nvalue ratio (LTV). In terms of macroeconomic indicators, the consumer price index (CPI) and\r\nreal output (RGDP) will represent the target indicators for MP whilst credit to GDP gap will\r\nbe the indicator for MAPP. The empirical analysis was conducted in three parts as follows. By\r\nvirtue of a recursive identification approach, a dynamic panel model was used to examine the\r\neffect of MP and MAPP shocks on residential property prices in CEE. In the second part, the\r\npanel model was extended to examine the domestic spill over effects of MP and MPP shocks\r\non the industrial sector of CEE. The third and final part used the random forest algorithm for\r\nmacroeconomic prediction in CEE.\r","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291607","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"INCOME INEQUALITY, SOCIO-POLITICAL INSTABILITY AND FISCAL POLICY IN SSA COUNTRIES","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"La tesi \u00e8 un contributo all'analisi dell'economia politica di distribuzione nei paesi dell'Africa SubSahariana (d'ora in poi ASS). Il campione della ricerca \u00e8 costituito dai 47 paesi SSA per il periodo dal 1990 al 2018.\r\nLe crisi d\u2019Instabilit\u00e0 Socio-Politica (d'ora in poi ISP) costituiscono uno dei maggiori problemi dei paesi africani. Secondo la letteratura economica, queste crisi, raggruppate in ISP, sono causate dall'elevato livello di disuguaglianza. L\u2019ISP influisce anche sulla politica fiscale e questa politica fiscale pu\u00f2 ridurre la disuguaglianza di reddito e l'ISP. La ricerca ci permette di mettere in relazione queste tre variabili (disuguaglianza di reddito - ISP - politica fiscale). Ci consente inoltre di esaminare come la politica fiscale pu\u00f2 superare la disuguaglianza di reddito e affrontare la questione dell\u2019ISP in tre capitoli.\r\nIl primo capitolo costruisce l'indice d\u2019ISP utilizzando il metodo di analisi dei componenti principali. Stimiamo poi l'ISP relativo alla disuguaglianza di reddito e alla democrazia. I risultati sono che gli omicidi non sono collegati alla durata di un regime e la durata di un regime si riduce se il colpo di stato (riuscito o meno) dilaga. Tra democrazia e disuguaglianza di reddito, la prima ha un impatto 34 volte maggiore su ISP. La crescita del PIL aumenta l'ISP e l'istruzione riduce l'ISP.\r\nNel secondo capitolo, viene analizzato il ciclo del bilancio elettorale (CBE: impatto del ciclo elettorale sulla politica fiscale) dei paesi ASS. Usiamo un modello di pannello dinamico che stimiamo con il Metodo Generalizzato dei Momenti (MGM) di Blundell e Bond (1998). Troviamo che l'CBE \u00e8 opportunista per le spese sociali e le entrate fiscali. Significa che durante il periodo elettorale le spese sociali aumentano e le entrate fiscali diminuiscono. Il rent seeking (profitto da attivit\u00e0 non produttive, misurato qui dalla corruzione) occupa un posto importante nell'CBE. Le decisioni significative riguardanti le entrate fiscali e la spesa sociale si basano sul rent seeking. I politici non sono destinati ad essere di alcun interesse generale, seguono il loro interesse personale, che \u00e8 la crescita del potere.\r\nIl terzo capitolo ci permette di verificare se le variabili di politica fiscale (tasse e spese sociali) e la democrazia riducono la disuguaglianza di reddito attraverso un modello lineare del pannello. I risultati indicano che il regime democratico riduce molto poco la disparit\u00e0 di reddito nei paesi ASS (1%). La politica fiscale aumenta la disparit\u00e0 di reddito, quindi \u00e8 regressiva. Pi\u00f9 paesi ASS diventano rici, pi\u00f9 aumenta la disuguaglianza di reddito. In questi paesi, le politiche distributive non riducono la disuguaglianza di reddito ma la aumentano.","abstract_eng":"The thesis is a contribution to the analysis of the political economy of distribution in Sub-Saharan African (henceforth SSA) countries. The sample of the research is the 47 SSA countries for the period 1990 to 2018.\r\nThe Socio-Political Instability (henceforth SPI) crises constitute one of the greatest problems of African countries. According to the economic literature, these crises, grouped in SPI, are caused by the high level of inequality. The SPI also impacts fiscal policy, and this fiscal policy can reduce income inequality and SPI. The research allows us to relate these three variables (income inequality - SPI - fiscal policy). It also allows us to examine how fiscal policy can overcome income inequality and address the issue of SPI in three chapters.\r\nThe first chapter constructs the index of SPI using the Principal Component Analysis method. We then estimate the SPI concerning income inequality and democracy. The findings are that assassinations are not linked to a regime's duration, and the duration of a regime reduces if coup d\u2019\u00e9tat (successful or not) are rampant. Between democracy and income inequality, the former has 34 times more impact on SPI. GDP growth increases SPI and education reduces SPI.\r\nIn the second chapter, the Electoral Budget Cycle (EBC: impact of the electoral cycle on fiscal policy) of SSA countries is analysed. We use a dynamic panel model that we estimate with the Generalized Method of Moment (GMM) of Blundell and Bond (1998). We find that the EBC is opportunist for social expenditure and tax revenue. It means that during the election period, social expenditures increase and tax revenue decreases. Rent seeking (profit from non-productive activity, measured here by corruption) has an important place in the EBC. Significant decisions regarding tax revenue and social expenditure are based on rent seeking. Politicians are not intended to be of any general interest, they follow their personal interest, which is the growth of power.\r\nThe third chapter allows us to verify whether fiscal policy variables (taxes and social expenditures) and democracy reduce income inequality through a linear panel model. The results indicate that the democracy regime reduce very little income inequality in SSA countries (1 per cent). The tax policy increases income inequality, hence it is regressive. More SSA countries become rich, more income inequality increases. In these countries, the distributive policies don\u2019t reduce income inequality but increase it.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291599","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Essays on the Network Analysis of Culture","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Nelle relazioni economiche, negli accordi internazionali e nel dialogo istituzionale, la parola distanza \u00e8 una delle pi\u00f9 enunciate. Ci sono distanze esogene da colmare per creare legami, a volte ci sono chiusure necessarie e altre volte rotture inevitabili, ma questo pu\u00f2 dipendere, cos\u00ec come le distanze geografiche e fisiche, e gli interessi impliciti, in gran parte dallo status culturale di gruppi di individui. La valutazione quantitativa della distanza tra due entit\u00e0 \u00e8 una propriet\u00e0 diadica ed in quanto tale, la presenza, intensit\u00e0, direzione e segno di un legame rappresenta un modo per catturarla. Poich\u00e9 le entit\u00e0 possono essere individui, oggetti, societ\u00e0, paesi, pianeti, cos\u00ec come reti che si riferiscono a contesti specifici, e il modo di misurare la somiglianza tra di loro pu\u00f2 essere vario, una cosa peculiare delle distanze \u00e8 la loro natura mutevole. Mentre le distanze fisiche sono quasi oggettivamente calcolabili, nel caso della cultura (ed anche di altri concetti pi\u00f9 o meno ampi) l\u2019utilizzo di un metodo rispetto ad un altro potrebbe cambiare radicalmente la relazione di distanza tra le entit\u00e0, soprattutto se esse hanno un alto grado di complessit\u00e0.\r\nIl bagaglio culturale svolge un ruolo importante nel determinare lo status socio-economico di un paese e la sua caratterizzazione in termini di somiglianza con altri paesi. Il Capitolo 1 - utilizzando i dati della WVS\/EVS Joint 2017 - operativizza una definizione di cultura che tiene conto delle interdipendenze tra tratti culturali a livello di paese e propone una nuova misura di distanza culturale. Sfruttando un recente algoritmo Bayesiano di Copula Gaussian graphical models, questo Capitolo stima per ciascuno di 76 paesi inclusi nella WVS\/EVS Joint 2017, la rete culturale di interdipendenze tra tratti culturali considerando diversi insiemi di essi: i 6 della prima batteria di domande, i 10 della mappa culturale di Inglehart-Welzel, i 14 della mappa culturale di Inglehart-Welzel, dove per gli indici di \u201cPost-materialism\u201d e \u201cAutonomy\u201d sono state utilizzate le variabili da cui sono ricavate, e  60 tratti culturali dei quali, 14 come definiti in precedenza, 6 fanno riferimento alla prima batteria di domande e i restanti 40 sono selezionati in modo da ottenere un numero di variabili che possa far fronte al trade-off tra il tempo di elaborazione dell\u2019algoritmo e il minimo numero di valori mancanti per paese. Dopo aver definito le distanze tra i paesi considerando sia le reti culturali che le distribuzioni dei tratti culturali, attraverso il metodo DISTATIS, questo Capitolo osserva come l'aggiunta della componente di rete a quella distributiva classica, modifichi sostanzialmente la misura della distanza culturale sia nel caso di pochi tratti culturali (6, 10 e 14) che nel caso di pi\u00f9 tratti culturali (60). Infine, esso afferma che la struttura di rete della cultura nazionale \u00e8 importante per la definizione della distanza culturale tra i paesi del mondo e trova due misure finali di distanza: il Compromise_Large (da 60 variabili) e il Compromise_IW (dalle variabili della mappa culturale di Inglehart-Welzel).\r\nL'effetto delle variabili culturali sulla situazione economica di un paese, o pi\u00f9 in generale di un'area geograficamente definita, \u00e8 stato negli ultimi anni scandagliato dalla letteratura economica. Le distanze culturali, genetiche, geografiche, climatiche, semantiche, etniche, linguistiche, politiche sono state spesso incluse nei modelli econometrici come variabili indipendenti o di controllo. Il Capitolo 2 segue questa letteratura, prima confrontando individualmente tre misurazioni della distanza culturale calcolate nel Capitolo 1 con altre distanze usate in letteratura assieme alla distanza culturale o come proxy di essa, e poi confrontandole (le misure di distanza culturale e quelle dalla letteratura) congiuntamente tramite DISTATIS. Le tre distanze culturali sono le due nuove misure di cui sopra (Compromise_Large e Compro","abstract_eng":"In economic relations, in international agreements and in institutional dialogue, the word distance is one of the most enunciated. There are exogenous distances to be bridged to ignite a bond, sometimes there are necessary cracks and other times unavoidable breaks, but this may depend, as well as geographical and physical distances, and implicit interests, largely on the cultural status of groups of individuals. The quantitative evaluation of the distance between two entities is a dyadic property and as such, the presence, intensity, direction and sign of their tie is a way to undertake it. Since entities can be individuals, objects, companies, countries, planets, as well as networks referring to specific contexts, and the way to measure similarity between them is various, a peculiarity thing of distances is their changeable nature. While physical distances are almost objectively computable, in case of culture (and even other more or less broad concepts) using a method rather than another could radically change the proximity relationship between entities, especially if they have a high degree of complexity.\r\nThe cultural background plays an important role in determining the socio-economic status of a country and its characterization in terms of similarity to other countries. The Chapter 1 - using data from the WVS\/EVS Joint 2017 - operationalizes a definition of culture that takes into account the interdependencies between cultural traits at country level and calculates a new measure of cultural distance. Taking advantage of a recent Bayesian algorithm by Gaussian copula graphical model, this Chapter estimates for each of 76 countries included in the WVS\/EVS Joint 2017, the cultural network of interdependencies between cultural traits considering different sets of them: the 6 from the first battery of questions, the 10 of the Inglehart-Welzel Cultural Map, the 14 of the Inglehart-Welzel Cultural Map, where for \u201cPost-materialism\u201d and \u201cAutonomy\u201d indices are used the variables from which they are derived, and 60 cultural traits of which, 14 as previously defined, 6 refer to the first battery of questions and the remaining 40 are selected to get a number that can cope with the trade-off between processing time and the minimum number of missing values per country. After defining the distances between countries considering both cultural networks and distributions of cultural traits, this Chapter observes via DISTATIS how the addition of the network component to the classic distributional one, substantially modifies the measure of cultural distance both in the case of a few cultural traits (6, 10 and 14) and in the case of more cultural traits (60). Finally, it affirms that the network structure of the national culture matters for the definition of the cultural distance among worldwide countries and finds two final distance measures: Compromise_Large (from 60 variables) and Compromise_IW (from the Inglehart-Welzel cultural map variables).\r\nThe effect of cultural variables on the economic situation of a country or more generally of a geographically definable area, has been scoured in recent years by the economic literature. Cultural, genetic, geographical, climatic, semantic, ethnic, linguistic, political distances have often been included in econometric models as independent or control variables. The Chapter 2 follows this literature, firstly by individually comparing three measurements of cultural distance calculated in Chapter 1 with other distances used in literature together with cultural distance or as a proxy of it, and secondly by jointly comparing them (the measurements of cultural distance and those from literature) via DISTATIS. The three cultural distances are the two new measures mentioned above (Compromise_Large and Compromise_IW) and the IW index obtained as Euclidean distance between countries in the Inglehart-Welzel cultural map, while the other distances take into con","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291597","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"CITIZENSHIP, PARTICIPATION AND MULTIMEDIA COMMUNITIES. NEW CHALLENGES IN THE PERSPECTIVE OF LIFELONG LEARNING","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Il presente progetto di ricerca si inserisce in un programma Eureka sostenuto dalla regione Marche, l'Universit\u00e0 di Macerata e l\u2019azienda Pluservice srl, una societ\u00e0 con sede a Senigallia, Marche. Lo studio degli esseri umani e del comportamento umano \u00e8 il punto di partenza della ricerca e ispirazione per l'innovazione, che viene considerata il punto molto importante per tutti i partner del progetto. La ricerca si basa sull\u2019idea di aiutare ad approfondire i diversi aspetti dei comportamenti umani negli ambienti digitali, al fine di sviluppare e valutare sperimentalmente prodotti tecnologici all'avanguardia volti alla qualit\u00e0 della vita degli utenti finali e la percezione del benessere, ma anche all\u2019usabilit\u00e0 del prodotto stesso. La necessit\u00e0 di approfondire l\u2019aspetto di interazione uomo\/tecnologia digitale ha postato alla seguente domanda di ricerca: in che modo apprendono, comprendono e si approcciano alla tecnologia digitale le persone di et\u00e0, educazione, istruzione e generazioni diversi. Come si pu\u00f2 includere la tecnologia digitale nel uso quotidiano, lo sviluppo del senso di appartenenza al territorio e nel processo di apprendimento. La ricerca \u00e8 stata condotta nel triennio 2017-2020 e comprende  lo studio di stato di arte e la base teorica della ricerca, metodi e strumenti della ricerca, analisi dello sviluppo del mondo digitale, la descrizione delle generazioni nel mondo digitale e la loro relazione e il loro approccio con la tecnologia digitale, analisi descrittiva e correlativa delle osservazioni dell\u2019uso della tecnologia digitale, analisi del uso delle tecnologie  digitali nel contesto di lifelong learning. Il testo della Tesi contiene 5 appendici  con i materiali aggiuntivi che potrebbero aiutare a comprendere meglio alcuni tappe della ricerca.","abstract_eng":"This research project is part of the Eureka program supported by the Marche region, the University of Macerata and the Pluservice srl company based in Senigallia, Marche. The study of human beings and human behaviour is the starting point of the research and inspiration for innovation, which is considered as key point for all project partners. The research is based on the idea of helping to deepen the different aspects of human behaviour in digital environments, in order to experimentally develop and evaluate cutting-edge technological products aimed to the life quality of end users and the perception of well-being, usability of the product. The need to deepen the aspect of human \/ digital technology interaction led to the following research question: how do people of different ages, education and generations learn, understand and approach to digital technology. How can digital technology be included in daily use, the development of a sense of belonging to the territory and in the learning process. The research was conducted in the three-year period 2017-2020. It includes the study of the state of the art and the theoretical basis of research, methods and tools of research, analysis of the development of the digital world, the description of generations in the digital world and their relationship and their approach with digital technology, descriptive and correlative analysis of the observations of the use of digital technology, analysis of the use of digital technologies in the context of lifelong learning. The text of the thesis contains 5 appendices with additional materials that could help to better understand some stages of the research.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/291593","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Les embarras et les d\u00e9fis de narrer la violence sexuelle\r\nUne \u00e9tude des exp\u00e9riences de captivit\u00e9 des militantes de Montoneros d\u00e9tenues disparues dans le circuit r\u00e9pressif et productif ayant fonctionn\u00e9 autour de l\u2019\u00c9cole des Sousofficiers de M\u00e9canique de la Marine pendant la derni\u00e8re dictature militaire argentine","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Lo scopo di questa tesi \u00e8 quello di sviluppare un\u2019analisi in Filosofia politica della violenza sessuale\r\nperpetrata contro delle militanti dell\u2019organizzazione politico-militare Montoneros detenute\r\nscomparse dagli ufficiali del Gruppo Speciale 3.3.2 che hanno operato come dei sequestratorieducatori\r\nnel circuito di cattivit\u00e0 clandestina che funzion\u00f2 attorno alla Scuola di Meccanica della\r\nMarina durante l\u2019ultima dittatura militare argentina (1976-1983). Questa ricerca inizia con una prima\r\n4\r\nparte dov\u2019\u00e8 analizzata, attraverso una revisione della Letteratura della Storia Recente Argentina, la\r\ncomparsa della problematica della violenza sessuale nella struttura familista della Memoria e nei\r\nprocessi per crimini contro l\u2019umanit\u00e0. Nella seconda parte sono studiate le traiettorie politiche delle\r\nmilitanti e in particolare la storia politica di Montoneros e il tipo di formazione politica, militare e\r\nmorale acquisita da queste donne che misero pienamente a disposizione le loro vite per realizzare una\r\nrivoluzione peronista-socialista. La terza parte discute il carattere \u201cperverso\u201d che assunse la violenza\r\nsessuale per quelle detenute scomparse che ebbero accesso a un regime di cattivit\u00e0 che gli ufficiali\r\ndel GT3.3.2 strutturarono su dei privilegi \u2013 e non su dei benefici \u2013 e che chiamarono processo di\r\nrecupero. Questo studio discute le difficolt\u00e0 che si sono generate dall\u2019utilizzo di certi strumenti\r\nanalitici - storicamente fondamentali per lottare e strutturare la Memoria, Verit\u00e0 e Giustizia, tra cui il\r\nconcetto di terrorismo di Stato e la categoria della memoria di desaparecidos \u2013 al momento di rendere\r\nconto della violenza sessuale all\u2019interno di questo regime di cattivit\u00e0 strettamente vincolato al\r\nprogetto politico del Comandante in Capo della Marina, Emilio Eduardo Massera.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/290579","web":"","lingue":"Francese (Altre)"},{"titolo":"THE ARCHEOLOGY OF MORALS\r\nTOWARDS A PHENOMENOLOGY OF MORAL RESPONSIBILITY IN EMMANUEL LEVINAS","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"\u201cL\u2019archeologia della Morale: verso una fenomenologia della responsabilit\u00e0 morale in Emmanuel Levinas\u201d e un tentativo di esplorare e investigare le origini della razionalit\u00e0 morale analizzando fenomenologicamente i componenti della responsabilit\u00e0. Si tratta di un\u2019indagine sull\u2019 archeologia della sensibilit\u00e0 morale dal punto di vista della fenomenologia della responsabilit\u00e0. Essendo la responsabilit\u00e0 in Levinas la struttura essenziale e l\u2019elemento costitutivo della soggettivit\u00e0, conveniva per spiegare i suoi fondamenti concettuali e per scoprire le sue fonti e la sua grammatica, invocare due contributi significativi dei predecessori di Levinas ossia il concetto kantiano di rispetto e il concetto intersoggettivo husserliano d\u2019empatia. Questa ricerca analizza e interpreta principalmente le opere maggiori di Levinas ma essa esplora anche le opere di Kant e di Husserl per esplicitare la loro interconnessione e per sottolineare la loro pertinenza nell\u2019immaginario morale levinassiano. In questo dibattito fenomenologico il compito \u00e8 dunque triplice : in primo luogo, studiare come il concetto di rispetto nella metafisica morale kantiana fa da fondamento razionale alla responsabilit\u00e0 in Levinas ; in secondo luogo, argomentare come il concetto intersoggettivo d\u2019empatia nell\u2019incontro tra s\u00e9 e l\u2019altro dia origine all\u2019idea di responsabilit\u00e0 morale che \u00e8 emblematica del ragionamento morale levinassiano ; in terzo luogo, presentare questa nuova responsabilit\u00e0 morale come una struttura essenziale della soggettivit\u00e0 per fondare la grammatica della moralit\u00e0. Una delle preoccupazioni centrali di questa ricerca sta nell\u2019esplorare come la funzione epistemica dell\u2019emozione morale intersoggettiva dell\u2019empatia possa assumere una funzione normativa nella responsabilit\u00e0 il cui fondamento metafisico pu\u00f2 essere ridotto al concetto di rispetto. In altri termini, si tratta di un approccio che mira a ridefinire la responsabilit\u00e0 come una identificazione sostitutiva all\u2019altro, facendo della responsabilit\u00e0 la colonna vertebrale del raggiamento morale e dell\u2019elaborazione esplicita della soggettivit\u00e0. L\u2019insieme del progetto \u00e8 concepito in tre parti divise in otto capitoli. \r\nLa prima parte intitolata \u201cgiustapporre Kant e Levinas\u201d \u00e8 composta di due capitoli il cui proposito \u00e8 triplice: prima, contrapponendo nel primo capitolo \u201cLevinas di fronte a Kant\u201d, tentiamo di dimostrare che \u00e8 possibile tessere parecchi legami importanti tra questi due pensatori, per altro inconciliabili e apparentemente antagonisti. Affiancando i temi centrali dei precetti kantiani e levinassiani a due a due, emerge un terreno filosofico comune il quale permette di capire le rivendicazioni di ognuno per i loro meriti, in maniera indipendente e di costruire la strategia per le discussioni ulteriori analizzando le similitudini e le differenze dei loro pensieri di maniera interdipendente. Poi, nel secondo capitolo \u201cProssimit\u00e0 e distanza: Kant e Levinas\u201d, \u00e8 fatto un tentativo per apprezzare la prossimit\u00e0 e la distanza discernibili tra questi due giganteschi filosofi morali separati nel tempo. La filosofia dell\u2019alterit\u00e0 di Levinas \u00e8 compatibile con la filosofia della ragione pratica di Kant, inoltre la completa sotto la forma di un\u2019elaborazione fenomenologica. Se il modo di presentazione fenomenologica differisce fortemente dal formalismo di Kant, il principio di responsabilit\u00e0 verso l\u2019altro espresso da Levinas pu\u00f2 essere derivato dall\u2019imperativo categorico. Indubbiamente molte caratteristiche della morale kantiana sono incorporate nell\u2019edificio etico di Levinas. Infine, conveniva aprire una fenomenologia della responsabilit\u00e0 fondata su queste connessioni per proporre una nuova archeologia morale in Levinas analizzando le relazioni morali tra il s\u00e9 e l\u2019altro nella triade: soggettivit\u00e0, alterit\u00e0 e int","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/290571","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Smart Healthcare solutions in China and Europe, an international business perspective","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"The thesis is part of the Marie Curie Fellowship project addressing health related challenges with IoT solutions. The author tries to address the challenge for the implementation of telehealth solutions by finding out the demand of the telehealth solution in selected European economies and in China (chapter 1), analyzing the emerging business models for telehealth solution ecosystems in China (chapter 2), how to integrate telehealth solutions with institutional stakeholders (chapter 3) and why are elderly users willing to use telehealth solutions in China. \r\n\r\nChapter 1 and chapter 2 form the theoretical background for empirical work in chapter 3 and chapter 4. The thesis addressed four research questions, namely \u201cWhich societal and social-economics unmet needs that Internet of Healthcare Things can help to resolve?\u201d, \u201cWhat are the business model innovation for tech companies in China for the smart health industry?\u201d, \u201cWhat are the facilitators and hurdles for implementing telehealth solutions\u201d, \u201cAre elderly users willing to use telehealth solutions in China?\u201d.\r\n\r\nBoth qualitative study and quantitative analysis has been made based on data collected by in depth interviews with stakeholders, focus group study work with urban and rural residents in China. \r\n\r\nThe digital platform framework was used in chapter 2 as the theoretical framework where as the stakeholder power mapping framework was used in chapter 3. The discretion choice experiment was used in chapter 4 to design questionnaire study while ordered logit regression was used to analyze the data. \r\n\r\nTelehealth solutions have great potential to fill in the gap for lack of community healthcare and ensuring health continuity between home care setting, community healthcare and hospitals. There is strong demand for such solutions if they can prove the medical value in managing chronic disease by raising health awareness and lowering health risks by changing the patients\u2019 lifestyle. Analyzing how to realize the value for preventive healthcare by proving the health-economic value of digital health solutions (telehealth solutions) is the focus of research.\r\n\r\nThere remain hurdles to build trust for telehealth solutions and the use of AI in healthcare. Next step of research can also be extended to addressing such challenges by analyzing how to improve the transparency of algorithms by disclosing the data source, and how the algorithms were built. Further research can be done on data interoperability between the EHR systems and telehealth solutions. The medical value of telehealth solutions can improve if doctors could interpret data collected from telehealth solutions; furthermore, if doctors could make diagnosis and provide treatment, adjust healthcare management plans based on such data, telehealth solutions then can be included in insurance packages, making them more accessible.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/290569","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"VIOLENCE AGAINST WOMEN IN ARMED CONFLICT","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Negli ultimi decenni \u00e8 cresciuta una nuova consapevolezza rispetto alle atrocit\u00e0 su scala globale che le donne subiscono nel corso dei conflitti armati.\r\nTradizionalmente le donne non erano parte attiva in guerra, ovvero, secondo la maggior parte delle legislazioni nazionali, non avevano potere decisionale sulla guerra in quanto non potevano arruolarsi come combattenti n\u00e9, tantomeno, rappresentare lo stato nelle alte cariche militari. Tuttavia, le donne hanno sempre sperimentato la guerra. In particolare, sono sempre state sottoposte a diverse forme di violenza durante i conflitti armati. Nonostante la gravit\u00e0 delle offese subite, per secoli la realt\u00e0 delle donne durante i conflitti armati \u00e8 rimasta relativamente invisibile nelle legislazioni nazionali e nel diritto internazionale. I casi di violenza contro le donne in guerra sono stati considerati incidenti o inevitabili conseguenze del conflitto e i principali strumenti giuridici del diritto internazionale umanitario non facevano alcuna menzione della protezione del soggetto femminile. I pochi riferimenti espliciti allo stupro commesso in contesti di conflitto armato hanno qualificato tale atto come un crimine contro \"l'onore\" piuttosto che una violazione dell\u2019integrit\u00e0 personale.\r\nOggi il diritto internazionale umanitario (DIU), il diritto internazionale dei diritti umani e il diritto penale internazionale vietano qualsiasi forma di violenza sessuale connessa a situazioni di conflitto. Tuttavia, nonostante il processo di criminalizzazione di tali atti di violenza, le atrocit\u00e0 contro le donne continuano ad essere diffuse negli attuali conflitti armati.\r\nSulla base di quanto finora affermato, s\u2019intende strutturare il progetto in due parti.\r\n\r\nLa tesi si compone di due parti. La parte I, che comprende i capitoli da uno a tre, fornisce il background teorico, esplorando la prospettiva di genere alla base delle critiche femministe al DIU, per poi passare all'analisi del quadro giuridico che regola la violenza contro le donne in tempo di guerra. La Parte II, capitoli quattro e cinque, si occupa della fase postbellica, ovvero del trattamento giuridico della violenza contro le donne con riferimento al problema delle riparazioni delle vittime. La scelta di strutturare la tesi in due parti, trattando argomenti apparentemente distanti tra loro, risponde alla necessit\u00e0 di indagare fino a che punto il DIU accoglie o pu\u00f2 accogliere un approccio gender-sensitive nella fase di ius in bello prima, ovvero la fase delle ostilit\u00e0, e nella fase post bellum, cio\u00e8 la fase successiva alla cessazione delle ostilit\u00e0.\r\n\r\nParte prima\r\nAl fine di fornire il quadro teorico entro cui opera l'interpretazione gender-sensitive dei trattati sul DIU, il primo capitolo esplora alcuni concetti chiave per un'analisi di genere delle norme del DIU e presenta le critiche femministe al regime di DIU. Si intende in tal modo ragionare sui limiti del DIU con riferimento alla protezione delle donne in contesti di conflitti armati e chiarire se queste debolezze possano essere eventualmente superate attraverso una rinnovata interpretazione delle stesse norme. In definitiva, l'obiettivo \u00e8 posizionare questa tesi all'interno del pi\u00f9 ampio dibattito della critica femminista al DIU.\r\n\r\nIl capitolo secondo tratta dell'analisi normativa del regime di DIU, ovvero le Convenzioni dell'Aia, le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i Protocolli aggiuntivi del 1977, che disciplinano la vita delle donne civili in situazioni di conflitto armato. Il capitolo affronta la questione se sia possibile reinterpretare le norme esistenti in materia di DIU in un modo che possa rispondere adeguatamente ai problemi attuali che le donne affrontano in contesti di conflitto. A tal fine, \u00e8 preferibile un \"approccio pratico\". Nell'analizzare il numero di norme designate a regolare la violenza contro le donne nei conflitti, le disposizioni vengono \u201cmesse alla prova\u201d attraverso l'uso di recenti casi concreti c","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/284788","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"POLITICAL PARTIES IN THE EUROPEAN CONSTITUTIONAL DIMENSION","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"La tesi si propone di indagare il ruolo dei partiti politici nella dimensione costituzionale europea, con particolare riguardo alle funzioni dei c.d. partiti politici europei. Essa si suddivide in due macro-sezioni (dedicate rispettivamente alla \u201cstatica\u201d e alla \u201cdinamica\u201d degli Europartiti), a loro volta composte da due capitoli ciascuna, per un totale di quattro capitoli. Le domande di ricerca principali cui si \u00e8 tentato di dare risposta sono le seguenti: sono i partiti europei comparabili ai partiti politici tradizionalmente intesi, ovvero le forze politiche presenti a livello nazionale, oppure le competenze di cui i primi sono titolari sono a tal punto differenti da non rendere possibile alcun raffronto? Nell\u2019eventualit\u00e0 in cui tali entit\u00e0 operanti a livello europeo dovessero rivelarsi profondamente distanti dai loro omologhi nazionali, sarebbe comunque possibile classificarle quali \u201cpartiti\u201d? La presente ricerca si serve del modello dello \u201cEuropean network party\u201d elaborato in sede dottrinale, in base al quale la dimensione partitica europea sarebbe composta da tre \u201cfacce\u201d: il partito \u201cdi base\u201d, rappresentato dalle forze politiche nazionali; il partito \u201cnell\u2019organizzazione centrale\u201d, rappresentato dagli Europartiti; infine, il partito \u201cnelle istituzioni\u201d, rappresentato, in questo caso, dai gruppi politici presenti nel Parlamento europeo. Proprio dal ruolo di questi ultimi prende le mosse l\u2019indagine: infatti, i partiti politici europei hanno un\u2019origine \u201cintraparlamentare\u201d, essendo sorti, quali \u201cfederazioni\u201d (rectius: confederazioni) di partiti nazionali, su impulso dei gruppi, all\u2019alba della prima elezione diretta del Parlamento europeo. Tale origine \u201cinfraistituzionale\u201d rappresenta il \u201cpeccato originale\u201d degli Europartiti: nati all\u2019interno delle istituzioni \u2013 a differenza della maggior parte dei partiti tradizionali, sorti invece per volere delle masse \u2013 essi non sono stati mai capaci di effettuare il \u201csalto di qualit\u00e0\u201d che avrebbe loro permesso di stabilire un contatto con la societ\u00e0. Contatto che lo stesso art. 138A introdotto dal Trattato di Maastricht (oggi art. 10.4 TUE) pone quale presupposto per il completamento della \u201cmissione costituzionale\u201d assegnata agli Europartiti, ovvero quella di contribuire a formare una coscienza politica europea e ad esprimere la volont\u00e0 dei cittadini dell\u2019Unione. La seconda parte dell\u2019indagine prende ad esame l\u2019attuale regolamentazione degli Europartiti, contenuta nel Regolamento n. 1141\/2014, il quale ha subito limitate modifiche nel 2018. L\u2019analisi delle prescrizioni che regolano il funzionamento dei partiti europei restituisce un quadro non del tutto soddisfacente, specialmente sotto il profilo del rispetto del principio di democrazia (e dello Stato di diritto): le disposizioni in materia di \u201cgovernance\u201d sembrano ispirarsi al criterio di una sempre maggiore trasparenza, ma non paiono disciplinare la democrazia interna dei partiti. Quanto al rispetto dei valori su cui si fonda l\u2019UE, la procedura volta a verificare e sanzionare eventuali violazioni rimane politicamente connotata, potendo Consiglio e Parlamento bloccare la stessa anche in seguito ad una decisione di segno contrario adottata dall\u2019Autorit\u00e0 per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee. La terza parte dell\u2019indagine, prodromica a quella finale, \u00e8 dedicata alla forma di Stato e (specialmente) alla forma di governo dell\u2019Unione. Quest\u2019ultima, in definitiva, pare fondarsi sul principio di leale cooperazione e sull\u2019equilibrio istituzionale: essendo l\u2019esecutivo europeo \u201cframmentato\u201d e contribuendo all\u2019agenda setting numerose Istituzioni, il regolare funzionamento delle dinamiche istituzionali non pu\u00f2 che essere affidato alla reciproca collaborazione, che si traduce principalmente, in termini giuridici, nella conclus","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/284875","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"MORAL FREEDOM. FREE TO CHOOSE IN THE ALGORITHMIC ERA","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Che cos\u2019\u00e8 la libert\u00e0 morale? Quali sono le sue condizioni di possibilit\u00e0? Il progresso e, soprattutto, l\u2019uso esponenziale di tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione governate da algoritmi (ICTs digitali) la promuovono o la indeboliscono? Siamo di fronte a una nuova sfida etica? Se s\u00ec, come dovremmo rispondere a essa? Queste sono alcune delle domande principali che il presente lavoro intende affrontare. Questi interrogativi risultano sempre pi\u00f9 ineludibili nelle nostre societ\u00e0 informazionali contemporanee, dove le persone dipendono in misura crescente dalle ICTs digitali e, dunque, risultano inevitabilmente esposte al loro invisibile ma sempre pi\u00f9 influente design algoritmico. \u00c8 oggi infatti indiscutibile che gli algoritmi non solo mediano ogni aspetto della nostra vita, ma detengono un potenziale sia epistemologico che ontologico nel rimodellare in modo pervasivo, incessante e profondo il tessuto della nostra realt\u00e0, il modo in cui percepiamo e dunque conosciamo e facciamo esperienza del mondo, degli altri e perfino di noi stessi, fondendosi e ridefinendo dall\u2019interno le nostre pratiche quotidiane, il modo in cui svolgiamo compiti, in cui prendiamo decisioni semplici e intuitive o compiamo scelte complesse e significative. L\u2019obiettivo della presente dissertazione \u00e8 quello d\u2019indagare, alla luce di questo progresso e uso pervasivo delle ICTs algoritmiche, una delle questioni pi\u00f9 cruciali nelle nostre societ\u00e0 contemporanee: la questione della nostra libert\u00e0 e, in particolare, della nostra libert\u00e0 morale, vale a dire, della nostra libert\u00e0 di diventare agenti morali autentici e, nello specifico, di sviluppare identit\u00e0 morali autentiche, ovvero la nostra libert\u00e0 di scegliere e agire secondo valori e ragioni che possiamo avallare come motivi delle nostre scelte e azioni, mantenendo cos\u00ec la nostra \u201cautorialit\u00e0 morale\u201d su di esse. La tesi specifica che sostengo \u00e8 che le ICTs basate su algoritmi possono mettere a repentaglio la nostra libert\u00e0 morale, minando le condizioni di possibilit\u00e0 che ne garantiscono l\u2019esercizio \u2013 almeno a una soglia minima. Al fine di argomentare la mia tesi, essendo la libert\u00e0 morale una questione poco esplorata in autonomia, nel primo capitolo, elaboro un account sia positivo che negativo di libert\u00e0 morale, traendo spunti dall\u2019analisi delle teorie che indagano la dimensione morale della libert\u00e0 di scelta e azione in due dibattiti filosofici chiave, sebbene dal portato distinto, il dibattito sul libero arbitrio e quello sulla libert\u00e0 sociale e politica. Nello specifico, indago la dimensione morale della scelta e dell\u2019agire umano soprattutto per ci\u00f2 che concerne le condizioni di possibilit\u00e0 (i.e., sine qua non) che ne consentono il libero esercizio \u2013 che sostengo essere: la disponibilit\u00e0 di opzioni alternative moralmente eterogenee e l\u2019autonomia morale come autodeterminazione relazionale \u2013, e infine definisco la libert\u00e0 morale come un valore etico-normativo che richiede di essere protetto da attuali o potenziali forme di impedimento. Nel secondo capitolo, vaglio se le ICTs algoritmiche stiano creando una nuova forma di impedimento alla nostra libert\u00e0 morale, considerando nello specifico gli algoritmi di machine learning, con un focus particolare su tre tecniche algoritmiche di personalizzazione informazionale: la profilazione algoritmica, gli algoritmi di classificazione e filtro e, infine, i sistemi di raccomandazione (RS). A tal fine, pongo in luce come la governance algoritmica che sta emergendo nelle nostre societ\u00e0 informazionali si stia strutturando in ci\u00f2 che definisco architetture algoritmiche di scelta e ne argomento l\u2019azione non solo nel ristrutturare i contesti in cui scegliamo e agiamo, ma nell\u2019intaccare profondamente fino a compromettere le condizioni alla base dell\u2019esercizio della nostra libert\u00e0 morale, dando origine sia a un impatto epistemologico sul soggetto le cui opzioni risultano pre-s","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/284786","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"CROSS-BORDER DATA TRANSFER REGULATION: A COMPARATIVE STUDY OF CHINA AND EUROPE","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"With the so-called Industry 4.0 revolution ongoing, end-to-end digitalisation of all assets and\r\nintegration into a digital ecosystem led the world to the unprecedented increases in connectivity\r\nand global flows. Cross-border data flow has become the cornerstone of the cross-border\r\neconomy, especially for digital products. Without cross-border data flow, there will be no\r\ntransactions. As a result, governments have started updating the data-related policies, such as\r\nrestrictive measures for data cross-border flows or rules to mandate local data storage. Against\r\nthis background, this study focuses on emerging research topics, starting with contemporary\r\npublic policies on the cross-border data transfer.\r\nThe objective is to examine whether the policymakers from both regions could better\r\nachieve their goals of promoting digital economy by establishing a mutual understanding with\r\nthe industrial entities, while maintaining the balance between the protection of personal\r\ninformation and the innovation in digital markets. For that purpose, this research explores the\r\nhistorical development of data transfer regulatory measures in China, the EU and the U.S.,\r\nstudied the specific challenges they are encountering in the data globalisation era.\r\nPart I studied the evolvement of the CBDT rules. It is pointed out that the CBDT\r\nregulation is a technology-led phenomenon yet not novel. It is an emerging threat to privacy\r\nposed by the development of technology, thus attracted the scrutiny from the public and the\r\nauthorities. The CBDT regulation reflects the enforcement of national jurisdiction in the\r\ncyberspace, which does not enjoy an indisputable general consensus in the contemporary\r\ninternational law. The rulemaking of CBDT cannot avoid the controversial debate over the\r\nlegitimacy of state supervision of the network. CBDT regulation is originated from the\r\nprotection of personal data in the EU, yet the disagreement with regard to its philosophy is\r\nderived from the conflict of different legislative values, that is, different legislators have\r\ndifferent understandings of the freedom of free flow of information and the right to personal\r\ninformation. The author also questioned the rationale of the EU data transfer rules by\r\ndiscussing the target validity of the current rules, that is, the target validity for data protection.\r\nPart II compared the EU and China\u2019s data protection laws as well as the CBDT rules\r\nrespectively. Challenges that CBDT restriction measures might face are listed, since the data\r\ntransborder transmission is not a legislative measure by nature. In the process of rulemaking\r\nand implementation existed dual pressures from domestic and abroad, categorised as\r\ntechnological, international legislative and theoretical challenges. Theoretically, Cyberspace\r\ndoes not have a boundary similar to a physical space, the theoretical premise that the EU CBDT\r\nrules ignored is that the state must control the transborder transmission of data by setting the\r\nborders. Thus, for China, two aspects must be addressed: is there an independent cyberspace\r\nlaw, and where is the boundary between the virtual and real world. International legislative\r\nchallenges arise from the oversea data access of the U.S. government. The EU CBDT\r\nframework has limited impact when facing such data access under the cover of FISA and\r\nCLOUD Act of the U.S. Particularly, this dissertation discussed the potentials for a free flow\r\nof data transfer mechanism between the EU and China. It is worth exploring the possibility for\r\na region-based bilateral collaboration, such as a free trade zone in China, to seek for the EU\r\nCommission\u2019s recognition of adequate level of protection of personal information. For general\r\ndata-intensive entities, binding corporate rules and standard contractual clauses are still the\r\npreferrable approaches.\r\nPart III examines the data protection implementation and data transfer comp","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/283978","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"L\u2019OBBLIGO DI RIPARAZIONE DELLO STATO PER VIOLAZIONI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO NEGLI ACCORDI DI PACE FRA STATI E GRUPPI ARMATI","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Secondo un principio consuetudinario consacrato dalla Corte permanente di giustizia internazionale nella sentenza del 1928 nell\u2019affare della Fabbrica di Chorz\u00f3w, dalla violazione di una regola internazionale deriva l\u2019obbligo dello Stato responsabile di riparare il danno derivante dall\u2019illecito. Lo scopo della riparazione, che pu\u00f2 assumere la forma della restitutio in integrum, del risarcimento, della soddisfazione, della riabilitazione e delle garanzie di non ripetizione, \u00e8 quello di cancellare gli effetti della violazione e realizzare la situazione che sarebbe esistita se l\u2019atto illecito non fosse stato compiuto.\r\nCon l\u2019emergere dell\u2019individuo quale soggetto del diritto internazionale contemporaneo nel periodo storico successivo al Secondo conflitto mondiale, si \u00e8 progressivamente imposta all\u2019attenzione degli attori internazionali e della dottrina la questione se la violazione di una regola di diritto internazionale umanitario possa comportare l\u2019obbligo di riparazione dello Stato responsabile non soltanto verso altri Stati, ma anche vis-\u00e0-vis gli individui che abbiano subito un danno per effetto dell\u2019illecito.\r\nNell\u2019esaminare la questione, gli studi svolti sinora si sono generalmente concentrati sugli illeciti commessi nel contesto di conflitti armati internazionali, lasciando invece in ombra la ricca prassi che, specialmente dopo il Secondo conflitto mondiale, si \u00e8 sviluppata nell\u2019ambito dei conflitti armati non internazionali. Nondimeno, lo studio di questa prassi sembra essenziale per comprendere lo stato attuale del diritto internazionale in materia, principalmente in considerazione delle notevoli proporzioni che il fenomeno ha assunto nella seconda met\u00e0 del Novecento, con una netta prevalenza, nel panorama bellico contemporaneo, dei conflitti armati non internazionali rispetto a quelli internazionali. Inoltre, la questione del diritto individuale alla riparazione assume dei connotati specifici in ragione dell\u2019identit\u00e0 fra Stato autore dell\u2019illecito e Stato di cittadinanza delle vittime nei conflitti armati non internazionali.\r\nLa prassi relativa alla riparazione nei conflitti armati non internazionali trova una delle sue principali espressioni negli accordi di pace conclusi fra Stati e gruppi armati allo scopo di porre fine al conflitto. La conclusione di questo genere di accordi ha conosciuto una crescita esponenziale di pari passo con il moltiplicarsi dei conflitti armati non internazionali, tanto che centinaia di accordi sono stati firmati negli ultimi settant\u2019anni a livello globale.\r\nMuovendo da queste premesse, la tesi intende offrire nuovi spunti al dibattito intorno alla questione dell\u2019obbligo di riparazione per violazioni del diritto internazionale umanitario nei conflitti armati non internazionali attraverso l\u2019analisi empirica degli accordi di pace. A quanto risulta, uno studio della riparazione negli accordi di pace non \u00e8 sinora mai stato svolto. \r\nLa principale questione sulla quale il lavoro intende far luce \u00e8 se e in che modo gli accordi di pace affrontino la questione della riparazione. Una ulteriore questione che viene in esame \u00e8 se e in che misura essi possano rilevare come espressione della prassi e della opinio iuris degli Stati ai fini della formazione e della identificazione di una consuetudine relativa al diritto individuale alla riparazione per violazioni del diritto internazionale umanitario nei conflitti armati non internazionali. \r\nIl Capitolo Primo introduce la questione dell\u2019obbligo di riparazione dello Stato verso l\u2019individuo per violazioni del diritto internazionale umanitario applicabile nei conflitti armati non internazionali, con l\u2019obiettivo non di accertare lo stato del diritto internazionale vigente, ma piuttosto di tracciare i confini del dibattito al quale l\u2019analisi degli accordi di pace intende contribuire.\r\nPi\u00f9 specificamente, la prima parte del capitolo verifica se l\u2019obbligo di ripara","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/283976","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Reliability stochastic systems and rational expectations","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Attraverso la predizione del tempo di fallimento di sistemi stocastici con componenti interconnesse possiamo trarre interessanti conclusioni nell\u2019ambito della teoria dell\u2019affidabilit\u00e0.\r\nIn questa tesi di dottorato vogliamo approfondire questo filone di ricerca proponendo un modello stocastico per valutare il tempo di fallimento atteso di sistemi stocastici sotto una prospettiva di aspettative razionali.\r\nIl nostro obiettivo \u00e8 quello di esplorare l\u2019affidabilit\u00e0 dei sistemi k-out-of-n con componenti eterogenee e omogenee attraverso le aspettative razionali. \r\nSono quindi due i framework sui quali si baser\u00e0 questo lavoro di ricerca: la teoria dell\u2019affidabilit\u00e0 con focus sui sistemi k-out-of-n e le aspettative razionali.\r\nI due principali approcci alla teoria dell\u2019affidabilit\u00e0 possono essere cos\u00ec distinti: un approccio probabilistico che si concentra sulla distribuzione di probabilit\u00e0 dei tempi di fallimento dei sistemi e un approccio di tipo Bayesiano computazionale che stima il tempo medio di fallimento di un sistema condizionandolo a diverse caratteristiche.\r\nSono moltissimi gli studi che si approcciano a questo problema attraverso la distribuzione di probabilit\u00e0, cos\u00ec come moltissimi ricercatori hanno affrontato problemi di affidabilit\u00e0 sfruttando l\u2019approccio Bayesiano.\r\nLa nostra ricerca si colloca in quest\u2019ultima area di studio. Infatti andremo a stimare il tempo medio di fallimento di sistemi il cui fallimento \u00e8 direttamente dipendente dal numero e dalla rilevanza delle componenti.\r\nCi occupiamo sia di sistemi con componenti omogenee che eterogenee, considerando diverse distribuzioni inziali della rilevanza delle componenti stesse con lo scopo di scoprire quale distribuzione funziona meglio in questo contesto.\r\nL\u2019affidabilit\u00e0 dei sistemi oggetto di studio \u00e8 valutata condizionando i risultati alle informazioni disponibili registrate con il passare del tempo e quindi nel contesto delle aspettative razionali. Vogliamo esplorare come l\u2019utilizzo efficiente delle informazioni collezionate nel tempo sull\u2019evoluzione dinamica dei pesi delle componenti dei sistemi, possa influenzare il miglioramento delle previsioni dei tempi di fallimento dei nostri sistemi stocastici.  \r\nSi tratta di uno studio innovativo con risultati originali in quanto non esistono contributi simili nella letteratura esistente.\r\nLa nostra nuova metodologia di previsione \u00e8 ispirata a quella proposta da Andersen e Sornette (2005, 2006). A differenza loro per\u00f2 proponiamo un\u2019interazione nel tempo tra le componenti che influenza la composizione e il funzionamento dell\u2019intero sistema.\r\nI sistemi sono confrontati sulla base di alcune misure sintetiche (la varianza, la curtosi, l\u2019asimmetria, il coefficiente di Gini e l\u2019entropia di Shannon) calcolate sulle realizzazioni dei pesi delle componenti ad ogni tempo (configurazioni). I pesi sono estratti da cinque diverse distribuzioni iniziali: uniforme in (0,1), beta con \u03b1=1 e \u03b2=3, beta con \u03b1=\u03b2=0.5, beta con \u03b1=\u03b2=2, beta con \u03b1=1 e \u03b2=0.5. Si tratta di valori dinamici in quanto la rilevanza delle componenti cambia ogni volta che ne fallisce una. Si applica infatti la \u201cregola di riallocazione\u201d che ci permette di avere sistemi dinamici con componenti interattive: il peso della componente che fallisce viene riallocato in maniera proporzionale sui pesi delle componenti ancora attive all\u2019interno del sistema. Le aspettative razionali ci permetteranno quindi di calcolare il valore atteso dei tempi di fallimento sotto il vincolo degli indicatori statistici delle configurazioni che variano nel tempo.\r\nPresentiamo dei sistemi le cui le informazioni sulle misure statistiche delle configurazioni e sui tempi di fallimento sono catalogate in un set (set informativo). Per realizzare le previsioni mettiamo a confronto le informazioni ottenute sui sistemi reali (sistemi in-vivo) condizionandole a quelle del set informativo. Il risultato \u00e8 l\u2019implem","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/283311","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"COVID-19: TRADE-OFF BETWEEN HEALTH AND ECONOMICS","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"L\u2019anno 2020 pu\u00f2 essere considerato di grande importanza per le generazioni presenti e future, segnato dalla pandemia globale da COVID-19. L'impatto del fenomeno \u00e8 di ampia portata e pu\u00f2 essere ricondotto a due aspetti principali: salute ed economia. In questo scenario, gioca un ruolo fondamentale la capacit\u00e0 dei governi di evitare il collasso delle attivit\u00e0 economiche attraverso politiche espansive. La diffusione del virus ha infatti innescato importanti cambiamenti nelle politiche attuate dai governi e dalle banche centrali. Gli economisti concordano sul fatto che i governi in Europa e negli USA - l'attuale epicentro della pandemia - dovranno adottare misure straordinarie per affrontare le conseguenze economiche dirompenti della crisi da COVID-19. La forte pressione sui sistemi sanitari e la cessazione forzata delle attivit\u00e0 economiche richiedono un'azione di emergenza massiccia e urgente per affrontare le conseguenze immediate della crisi. All'indomani della fase di emergenza, i governi dovranno intraprendere ulteriori azioni per evitare che la recessione si trasformi in una prolungata depressione. Pertanto, comprendere qual \u00e8 il funzionamento economico di un Paese e capire come le attivit\u00e0 produttive e i settori istituzionali interagiscono tra loro, rappresenta il punto cruciale nella progettazione dell'intervento di misura ottimale.\r\nL'obiettivo di questo lavoro \u00e8 quello di sviluppare un insieme di strumenti in grado di descrivere le caratteristiche nazionali e regionali del sistema economico e di analizzare l'impatto delle misure politiche in un quadro di equilibrio generale. In particolare, la scelta dell'approccio di analisi \u00e8 legata alle caratteristiche del Paese osservato e all'obiettivo della politica esaminata. Poich\u00e9 gli aspetti multisettoriali sono rilevanti nell'analisi di misure di politica selettive e differenziate per processi produttivi e Settori Istituzionali, il presente studio sviluppa un modello Multisettoriale Esteso di Inoperbaility per l'Italia, un modello CGE statico per la Regione Sardegna e un modello CGE dinamico per gli USA, al fine di  valutare la pandemia da Covid-19 in questi sistemi economici.\r\nPi\u00f9 precisamente, il primo capitolo analizza l'impatto del blocco produttivo in Italia come previsto dal DPCM del 22 marzo 2020, attraverso un Modello Multisettoriale Esteso di Inoperability (IEMM), basato sulla Matrice di Contabilit\u00e0 Sociale (SAM). L'Italia \u00e8 stato il primo Paese europeo a sperimentare un focloaio da Covid-19, ma \u00e8 stato anche il primo ad attivare la politica di lockdown su tutta la popolazione nazionale, con l'obiettivo di limitare i contagi. Sulla base dell'esperienza italiana, altri Paesi europei ed extraeuropei hanno attuato, pi\u00f9 o meno rapidamente, la stessa politica di contenimento, portando l'Italia ad essere considerata un modello da seguire e al punto da essere elogiata dal New York Times nell'articolo \"How Italy turnerd around its Coronavirus calamity\". L'obiettivo dello studio \u00e8 quindi quello di analizzare gli effetti del blocco sul sistema economico italiano, al fine di comprendere meglio l'effetto di trade-off tra salute ed economia.\r\nL'IEMM \u00e8 un modello lineare, derivato dal modello di Leontief e corretto per le quote di mercato di ogni settore produttivo. Il blocco della produzione, in termini disaggregati, influenza il sistema economico non solo attraverso la struttura produttiva ma anche secondo il rapporto di mercato tra le attivit\u00e0 produttive. Inoltre, essendo il modello basato sulla SAM, prevede l'endogenizzazione delle componenti della domanda, attraverso la costruzione di una matrice dei coefficienti della distribuzione primaria e secondaria del reddito. Il modello permette di stimare l'impatto, sulle principali componenti macroeconomiche, dell'interruzione dei processi produttivi. Allo stesso tempo fornisce un'analisi d'impatto disaggregata sulle componenti del valore aggiunto, della domanda finale e della distrib","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/283307","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Environment, equality, and resilience: fiscal policy assessed through General Equilibrium Models","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Con la crisi finanziaria del 2007 e l\u2019epidemia di Covid-19 oggi, il dibattito sull\u2019efficacia della politica di bilancio \u00e8 tornato alla ribalta, e permangono opinioni diverse sugli effetti macroeconomici, sui canali attraverso i quali tali effetti operano e sulla diversa efficacia della politica in base alle condizioni economiche iniziali di un paese.\r\nPer garantire il successo dello sforzo di riforma \u00e8 necessario aggiornare costantemente gli strumenti politici per far fronte alle nuove sfide. Le politiche fiscali \u00e8 necessario che perseguano, oggi, una serie di obiettivi strategici, concentrandosi non solo sulla crescita economica, ma anche sulla redistribuzione del reddito, sull\u2019allocazione delle risorse e sugli obiettivi ambientali.\r\n\r\nLa tesi riguarda questi tre obiettivi principali: equit\u00e0, ambiente e resilienza, analizzando gli strumenti che sono spesso emersi nel recente dibattito politico per fornire una visione diversa degli effetti degli strumenti stessi. \r\nIl primo capitolo riguarda l\u2019introduzione di una flat tax in Italia. Il dibattito politico in diversi paesi sviluppati e in via di sviluppo si \u00e8 concentrato sull\u2019efficacia dell\u2019introduzione di una flat tax e l\u2019argomento principale riguarda l\u2019effetto di redistribuzione diretta, indiretta e indotta del reddito che potrebbe derivare dalla riforma del sistema fiscale, generando cos\u00ec un impatto finale sul reddito inferiore alle previsioni. In questa prospettiva, il presente studio fornisce una quantificazione del modo in cui l\u2019introduzione dell\u2019imposta \u2018piatta\u2019 sul reddito in Italia potrebbe incidere sul sistema economico italiano. Dall\u2019analisi dei contributi teorici e applicati forniti dalla letteratura non \u00e8 facile trarre una conclusione chiara sull\u2019effetto complessivo di un sistema di imposizione \u2018piatta\u2019. Soprattutto, non \u00e8 cos\u00ec semplice stabilire se i benefici compensino eventuali effetti indesiderati. In questa prospettiva, il presente studio intende analizzare l\u2019impatto economico della riforma delle aliquote fiscali in Italia, ipotizzando l\u2019introduzione di un\u2019aliquota unica sul reddito delle famiglie, in sostituzione dell\u2019attuale tassazione progressiva sul reddito delle persone fisiche. L\u2019obiettivo principale dell\u2019analisi \u00e8 valutare l\u2019impatto di una riforma fiscale tenendo conto di tutti gli effetti che potrebbero essere generati nell\u2019ambito del flusso circolare del reddito che passa a un regime fiscale forfettario. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di contribuire al dibattito sulla redditivit\u00e0 fiscale piatta utilizzando dati a livello di famiglie, il cui utilizzo in letteratura in materia sembra essere limitato. L\u2019analisi \u00e8 effettuata attraverso la matrice di contabilit\u00e0 sociale italiana (SAM) per il 2016 costruita a tal fine, in cui il settore istituzionale delle famiglie \u00e8 suddiviso per decili di reddito. Il modello MAC18 Computable General Equilibrium (CGE) sviluppato dal Dipartimento di economia e di diritto dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata \u00e8 stato quindi calibrato in base alla nuova SAM. Il modello CGE consente di fornire un quadro realistico e coerente del flusso circolare dei redditi in Italia e di valutare gli effetti diretti, indiretti e indotti della riforma sulle variabili macroeconomiche e sulla distribuzione del reddito. In questo modo, \u00e8 possibile sia dare una risposta ai risultati opposti che emergono dalla letteratura, sia evidenziare le principali caratteristiche ed effetti di una flat tax in Italia. Le esperienze dei paesi, infatti, sono molto diverse non solo per le diverse scelte in termini di flat tax adottate, ma anche in termini di condizioni di partenza, che sono essenziali per determinare gli effetti sulla crescita, sulle entrate statali e sulla disuguaglianza. Sono analizzati tre scenari politici, ipotizzando aliquote fiscali diverse e ipotesi diverse sul finanziamento delle politiche da parte del governo. Nessuna simulazione mostra un trade-off tra crescit","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/283300","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"LA POLIFUNZIONALIT\u00c0 DELL\u2019ILLECITO CIVILE: DAL TORTO AL CONTRATTO.","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Il presente lavoro si propone di indagare quale spazio la sanzione \u2013 intesa nel senso \u201clato\u201d di misura afflittiva verso una data condotta \u2013 pu\u00f2 occupare nel contesto del diritto privato. \r\nLa ricerca prende le mosse dallo studio della copiosa \u2013 quanto confusa e disorganica \u2013 congerie di disposizioni a vocazione sanzionatoria introdotte dal legislatore in eterogenei apparati normativi. La \u201cprima parte\u201d dell\u2019indagine \u00e8 dedicata all\u2019opera di sistematizzazione di tali previsioni entro categorie definite onde, per un verso, chiarire il rapporto di ciascuna con la responsabilit\u00e0 civile, e, per altro verso, indagare l\u2019attuale sofferenza del risarcimento del danno, se inteso in senso solo compensativo, in ben individuati settori. L\u2019indagine \u00e8 chiamata a confrontarsi costantemente con il dictum reso dalla Suprema Corte, a Sezioni Unite, nella nota pronuncia (la n.16601\/2017) avente ad oggetto la discussa delibabilit\u00e0 di sentenze straniere comminatorie di \u201cdanni punitivi\u201d. L\u2019affermata (da parte della suddetta sentenza) tipicit\u00e0 della funzione sanzionatoria della responsabilit\u00e0 civile \u00e8 vagliata alla luce di un\u2019analisi di carattere sistematico. Nella \u201cseconda parte\u201d della ricerca, invero, viene evidenziato che l\u2019inadeguatezza dell\u2019illecito civile meramente riparatorio emerge pure nel diritto vivente. Un attento esame delle pronunce giurisprudenziali rivela una corrispondenza tra \u201ccondotta abusiva\u201d \u2013 sotto il profilo della sua caratterizzazione psicologica (dolosa, gravemente colposa), ovvero della lesione di diritti fondamentali \u2013 e la reazione ultracompensativa da parte dell\u2019ordinamento. Ci\u00f2 si manifesta tanto nel giudizio sull\u2019an respondeatur \u2013 mediante una flessione sanzionatoria dei criteri d\u2019imputazione \u2013 quanto in quello del quantum debeatur, con pi\u00f9 specifico riferimento al danno non patrimoniale (e al risarcimento del danno morale, nell\u2019accezione da ultimo chiarita dalla giurisprudenza). \r\nRecuperato il concetto di illiceit\u00e0 extracontrattuale, l\u2019attenzione si concentra sul diritto contrattuale, allo scopo di indagare la possibilit\u00e0 di concepire la stessa nullit\u00e0 in senso funzionale (e, pi\u00f9 in particolare, sanzionatorio): \u00e8 questo l\u2019oggetto della \u201cterza parte\u201d del lavoro. \r\nDimostrata la pluralit\u00e0 degli statuti della stessa invalidit\u00e0 codicistica, si puntualizza che ciascuna ipotesi di nullit\u00e0 si contraddistingue per una differente intensit\u00e0 della qualificazione negativa operata dall\u2019ordinamento, da riconnettersi al diverso interesse sotteso alla disposizione violata. Di talch\u00e9, accanto alla nullit\u00e0 strutturale, emerge quella da \u201cilliceit\u00e0\u201d, che \u00e8 invalidit\u00e0 \u201cfunzionale\u201d, e si connota in senso marcatamente sanzionatorio avverso una condotta lesiva di interessi della controparte e, per il suo tramite, dell\u2019ordinamento. \r\nLa ricerca del \u201cgiusto rimedio\u201d, atto a garantire la \u201ceffettivit\u00e0 della tutela\u201d, rappresenta la linea conduttrice della ricerca che, nell\u2019evidenziare la correlazione tra lesione (contrattuale, quanto extracontrattuale) di interessi fondanti del sistema, posti a presidio dei diritti inviolabili della persona umana, e risposta sanzionatoria (e deterrente) da parte dell\u2019ordinamento, evidenzia indici di una matrice comune dell\u2019illecito (contrattuale e extracontrattuale) civile.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/283294","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La riforma del terzo settore. Disciplina e prospettive per gli enti ecclesiali.","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Il presente elaborato affronta, sotto vari profili, l\u2019ampia tematica inerente la riforma del terzo settore avviata a partire dalla Legge delega 3 giugno 2016, n. 106, che coinvolge appieno anche gli enti ecclesiastici attivi nel sociale.\r\nLa trattazione \u00e8 stata suddivisa in quattro capitoli.\r\nIl capitolo iniziale, principalmente incentrato sulla nascita e sull\u2019evoluzione storica del concetto di non profit, fornisce idonee basi storiografiche entro cui muovere le direttrici d\u2019indagine della successiva ricerca. Il percorso ha l\u2019obbiettivo di portare alla luce le organizzazioni che, in Italia, possono essere considerate quali antenati nobili dell\u2019odierno terzo settore, fra cui spiccano le c.d. Opere Pie.\r\nL\u2019andamento, nel complesso, pu\u00f2 definirsi ondulatorio: il culmine dell\u2019iniziativa privata ha sempre innescato la repentina risalita dell\u2019ingerenza pubblica nel settore non profit, la quale, giunta all\u2019apice, \u00e8 stata di regola ammorbidita a vantaggio di una risalita del liberismo privato; e cos\u00ec via.\r\nInserendosi appieno all\u2019interno di tali moti, l\u2019odierna riforma del terzo settore si pone proprio quale tentativo per una rinnovata supervisione dell\u2019amministrazione pubblica nei confronti del settore non profit, il quale, a partire dagli anni \u201870, aveva progressivamente tracimato in una frammentariet\u00e0 insostenibile; terreno, questo, assai fertile per la radicalizzazione di condotte abusive, in spregio del dato normativo.\r\nL\u2019impostazione della Legge delega viene analizzata all\u2019interno del secondo capitolo: in via prioritaria, l\u2019intento \u00e8 quello di uniformare la disciplina del terzo settore, nonch\u00e9 implementare il sistema dei controlli al fine di prevenire possibili abusi.\r\nFra i fulcri della riforma vi era anche la previsione di un consistente restyling del codice civile, nella parte dedicata alla disciplina degli enti collettivi privati; ma al contrario di quanto previsto, quasi tutte le novit\u00e0 sono state previste all\u2019interno del principale decreto attuativo della riforma, ovverosia il D.lgs. 3 luglio 2017, n. 117 (c.d. Codice del Terzo Settore o CTS).\r\nCi\u00f2 determina, anzitutto, la seguente conseguenza: a differenza dell\u2019ottica della Legge delega, per la quale il terzo settore avrebbe dovuto ergersi dall\u2019orizzonte ideale del non profit, l\u2019attuazione della riforma ha determinato un eccessivo squilibrio a tutto vantaggio della disciplina esclusivamente riservata agli Enti di Terzo Settore (ETS).\r\nInoltre, da ci\u00f2 deriva che restano immutati i parametri normativi di riferimento della disciplina di diritto comune, costituita dal libro I, titolo II, del codice civile, ed oggetto di analisi nell\u2019ultima parte del secondo capitolo dell\u2019elaborato.\r\nIl terzo capitolo viene interamente dedicato all\u2019analisi del CTS: la sua struttura, in definitiva, assume una forma piramidale.\r\nAlla base si pone la disciplina comune a tutti gli ETS; nel piano intermedio si elevano benefici per alcune figure tipiche; al culmine si trovano ulteriori privilegi riservati esclusivamente APS ed ODV.\r\nFra i vantaggi oggetto di analisi, primeggiano quelli fiscali, a cui si aggiungono facilitazioni di accesso ai fondi messi a disposizione del terzo settore, nonch\u00e9 corsie preferenziali di interazione con la pubblica amministrazione.\r\nDal punto di vista degli oneri la piramide \u00e8 comprensibilmente rovesciata: le APS e le ODV debbono infatti rispettare i maggiori vincoli di disciplina.\r\nCiascun ente, per essere considerato ETS, ha l\u2019obbligo di iscriversi al nuovo Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).\r\nEppure, i cospicui ritardi nella sua istituzione effettiva, accompagnati dall\u2019attesa per l\u2019autorizzazione della Commissione Europea (ad oggi ancora non sopraggiunta), hanno determinato forti criticit\u00e0, soprattutto con riferimento alla disciplina giuridica del periodo transitorio. Ad esempio, basti considerare che sono ancora inefficaci quasi tutte le misure fiscali","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/283292","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"L\u2019AUTOTRASPORTO DI COSE PER CONTO TERZI TRA REGOLE DI MERCATO, AUTONOMIA NEGOZIALE E TUTELA DELLA SICUREZZA STRADALE RELATORE","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Il presente elaborato si propone la finalit\u00e0 di dare un quadro esaustivo, sia sotto il profilo normativo che sostanziale, dell\u2019autotrasporto di merci in conto terzi, alla luce degli interventi pubblici, apportati dal legislatore, volti ad incidere, in modo concreto, sull\u2019autonomia contrattuale delle parti per connotare il settore di maggiore tutela della sicurezza stradale.\r\nLo studio rappresenta il frutto di un\u2019analisi di numerose riflessioni dottrinali e di importante giurisprudenza, chiamate a fare chiarezza sugli strumenti istituiti dal legislatore, quali limitazioni dell\u2019autonomia negoziale delle parti: nello specifico, le tariffe a forcella e i costi minimi di esercizio. \r\nViene presentato, in ordine, il quadro evolutivo della situazione normativa, nazionale e comunitaria, dal primo intervento legislativo in materia, la l. n. 1349\/1935, al pacchetto comunitario sulla mobilit\u00e0 Ue emanato nel 2020; un quadro analitico dei requisiti richiesti per accedere alla professione di autotrasportatore di merci, fornendo un\u2019opportuna descrizione della procedura di iscrizione all\u2019Albo nazionale degli autotrasportatori di cose per conto terzi e al Registro Elettronico Nazionale, e di seguito, la disciplina concernente il contratto di trasporto, i suoi soggetti, la forma in cui pu\u00f2 essere redatto e le modalit\u00e0 di determinazione del corrispettivo.\r\nInfine, \u00e8 fornita una panoramica completa della riforma iniziata ad opera del d. lgs. n. 286\/2005, e proseguita con la legge di stabilit\u00e0 del 2015, entrambe fautrici dell\u2019abrogazione dei sistemi limitativi della autonomia contrattuale e della restituzione di quest\u2019ultima, ed introduttrici di nuovi e differenti strumenti che garantiscano al settore una pi\u00f9 incisiva tutela della circolazione stradale, ma anche mezzi per evitare fenomeni di abusivismo nel settore, come l\u2019introduzione di un sistema di responsabilit\u00e0 condivisa e incentivi ad usare la forma scritta nella conclusione dei contratti.\r\nOgni strumento introdotto, dalle leggi di riforma, \u00e8 funzionale a conseguire obiettivi di pubblico interesse e di tutela delle finalit\u00e0 sociali coinvolte nel settore in oggetto, senza mettere in discussione la liberalizzazione del settore, ottenuta, ad oggi, dopo numerosi interventi del legislatore nazionale ed a seguito di continue richieste da parte degli operatori del mercato in oggetto.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/283290","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LA VITA ESTRANEA. CRITICA E SUPERAMENTO DELL\u2019ALIENAZIONE NEL PENSIERO CONTEMPORANEO","anno":"2021","abstract":"Quella incentrata sul concetto di alienazione \u00e8 stata una delle teorie pi\u00f9 utilizzate e dibattute nello scenario delle scienze umane e sociali del secolo scorso. La spinta alla sua diffusione \u00e8 da far risalire alla pubblicazione dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 al centro dei quali Marx pone l\u2019analisi del lavoro estraneato (entfremdete) e delle conseguenze che esso comporta sulle condizioni di vita degli operai e sulle relazioni sociali. Attraverso la pubblicazione postuma di questi quaderni la tematica dell\u2019alienazione, che gi\u00e0 aveva ricoperto un ruolo di grande importanza in Feuerbach e in Hegel, trova il suo focus nella dimensione economica e diventa critica del sistema capitalista.\r\nDopo una prima fase di scoperta e diffusione, l\u2019idea di alienazione inizia ad essere applicata nei contesti pi\u00f9 differenti e diviene di fatto, in modo particolare negli anni \u201860-\u201870, sinonimo di ogni condizione di infelicit\u00e0 della vita umana. Da questa estrema diffusione il concetto di Entfremdung esce svuotato e talmente amplificato da risultare quasi inconsistente. Esso sembra aver perso la sua originale capacit\u00e0 critica e viene gradualmente messo da parte dal linguaggio filosofico e politico sino a quasi scomparire.\r\nA questa graduale dissoluzione del concetto non corrisponde, per\u00f2, la scomparsa delle condizioni e dei fenomeni che esso denunciava. Tale constatazione rappresenta il punto di partenza da cui il mio lavoro di ricerca prende avvio. Esso si concentra in modo particolare sulla ripresa contemporanea del concetto di alienazione per comprendere se esso possa ancora oggi dimostrarsi analiticamente valido e necessario ad una lettura critica della societ\u00e0 contemporanea. I vari capitoli intendono rispondere ad alcune domande-chiave: \u00e8 ancora possibile parlare di alienazione? In che modo occorre farlo? E quale significato dare oggi a questo termine?\r\nPrima di prendere in esame gli autori che propongono oggi una riattualizzazione della teoria dell\u2019alienazione, il lavoro ripercorre le origini del concetto soffermandosi in modo particolare su Hegel e Marx, per poi attraversare - seguendo un filo semantico - la sua evoluzione nel corso del \u2018900. Questa prima parte della ricerca ha un duplice scopo: da un lato essa intende restituire una breve storia del concetto di alienazione mettendone in evidenza la vitalit\u00e0; dall\u2019altro si sofferma sugli elementi della tradizione classica che pi\u00f9 risultano significativi per la rilettura contemporanea di questa categoria. Essa ha quindi un ruolo non soltanto introduttivo ma anche fondativo per le pagine che seguono. \r\nDopo dopo questo primo capitolo, la seconda parte del lavoro si sposta nell\u2019ambito della contemporanea teoria critica ed esplora il contributo degli autori e delle autrici che attualmente si occupano di alienazione proponendo una loro riattualizzazione del concetto. Un capitolo \u00e8 dedicato a Rahel Jaeggi che, riposizionando l\u2019Entfremdung in un paradigma relazionale, intende l\u2019alienazione come un ostacolo alle relazioni di appropriazione attraverso le quali ci realizziamo, inteso nel senso che diamo realt\u00e0 a noi stessi. Cos\u00ec ripensata, la categoria di alienazione diviene, secondo l\u2019autrice, uno strumento d\u2019indagine della filosofia sociale. Un secondo capitolo \u00e8 dedicato all\u2019analisi sociologica di Hartmut Rosa la quale prende avvio dalla constatazione di uno stretto rapporto tra i fenomeni di accelerazione sociale che caratterizzano le moderne societ\u00e0 occidentali, e le odierne dinamiche di alienazione. L\u2019unico modo di opporsi a queste ultime \u00e8 individuato dal sociologo in un profondo ripensamento del nostro modo di relazionarci al mondo. Il terzo e ultimo capitolo di questa seconda parte esamina le teorie dell\u2019alienazione proposte da Franck Fischbach e St\u00e9phane Haber. Il primo recupera l\u2019alienazione per descrivere la perdita del mondo che caratterizza l\u2019epoca contemporanea in cui l\u2019esist","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/283005","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Migranti digitali tra dimensione locale e globale. Percorsi d\u2019inclusione e strategie di comunicazione istituzionale.","anno":"2021","abstract":"La situazione emergenziale connessa al fenomeno migratorio, resa ancora pi\u00f9 critica dagli effetti della pandemia di Covid-19 ha posto in rilievo la necessit\u00e0 di garantire nuove strategie di integrazione culturale per agevolare l\u2019accoglienza degli stranieri, assicurare l\u2019accesso ai servizi  pubblici e prevenire ogni forma di discriminazione. Tra le sfide pi\u00f9 complesse che le istituzioni devono oggi affrontare vi \u00e8 quella di  promuovere una comunicazione di servizio, in sinergia con i media locali-digitali, per favorire l\u2019inclusione sociale di migranti e rifugiati alla vita della comunit\u00e0 e limitare le disuguaglianze sociali e culturali.\r\nTali aspetti sono stati affrontati all\u2019interno della ricerca con il fine di analizzare strumenti di dialogo pi\u00f9 efficaci tra operatori sociali e dell\u2019informazione, tra i centri servizi immigrati e la comunit\u00e0 autoctona. \r\nL'aspetto originale del lavoro qui presentato  risiede nella valutazione di possibili nuove strategie socio-comunicative che gli enti locali potrebbero attuare per favorire l\u2019integrazione culturale, nell\u2019analisi dei rischi e delle conseguenze derivanti dall'uso improprio della tecnologia digitale, al fine di identificare azioni correttive ed educative da promuovere attraverso i social media. \r\nLo studio \u00e8 stato condotto utilizzando una metodologia multi-metodo (attraverso cio\u00e8 l\u2019adozione di metodologie miste quantitative e qualitative) e organizzato in due principali fasi: esplorativa e applicativa.\r\nLa fase esplorativa si \u00e8 aperta inizialmente con una lettura dei dati di scenario attraverso un attento studio della letteratura nazionale e internazionale in un\u2019ottica interdisciplinare; in un secondo momento si \u00e8 proceduto con un\u2019analisi quanti-qualitativa all'interno delle piattaforme digitali Facebook e Twitter..\r\nAttraverso la ricerca di parole chiave, particolarmente significative, si \u00e8 voluto delineare in linea generale il livello di discussione, negativa o positiva, del fenomeno immigrazione online. I  risultati emersi sono stati poi utilizzati come base per la costruzione di un questionario online, somministrato a studenti universitari al fine di comprendere innanzitutto se il discorso pubblico in Rete sull'immigrazione sia composto esclusivamente da contenuti che mirano a costruire un'immagine distorta dell\u2019Altro, focalizzata sulla paura, o al contrario, se negli ultimi anni ci siano stati segni di \"disintossicazione\" in termini di comunicazione e informazione.  \r\nNella fase applicativa, invece, attraverso l\u2019analisi di uno specifico caso di studio, si \u00e8 riflettuto in modo particolare sul ruolo dei media locali - digitali e  sul loro rapporto con le istituzioni, esplorando strumenti e modalit\u00e0 con cui quest\u2019ultime possono entrare in contatto con i migranti per promuovere la crescita personale, l\u2019inclusione sociale e la partecipazione alla vita pubblica e, allo stesso tempo, individuando quelle strategie comunicative adottate dagli enti locali per favorire l\u2019accoglienza.\r\n Pi\u00f9 precisamente la seconda parte della ricerca ha preso in esame il caso specifico della Regione Marche per comprendere come, in un  conteso locale, la comunicazione di servizio, attraverso i media locali, potesse essere uno strumento utile a creare percorsi d\u2019integrazione e a sostenere iniziative di carattere interculturale. \r\nL\u2019analisi ha previsto innanzitutto 15 interviste in profondit\u00e0 rivolte ai Responsabili dei principali Uffici Politiche Sociali e dei Centri Servizi Immigrati presenti nella Regione Marche con competenze in attivit\u00e0 di informazione e comunicazione; tali istituzioni sono state scelte in quanto enti capofila dei progetti di inclusione in corso o promotori di particolari iniziative promosse sul proprio territorio. \r\nSulla base di quanto emerso dalle interviste l\u2019attenzione si \u00e8  spostata infine sui soggetti stranieri  e il loro rapporto con i nuovi media nelle varie fasi del percorso m","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282779","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Effetto Sud\r\nIl Mezzogiorno degli scrittori meridionali\r\nVerga, d\u2019Annunzio, Deledda, Silone, Ortese","anno":"2021","abstract":"Il Sud \u00e8 stato a lungo ombra e specchio del Nord. E ci\u00f2 \u00e8 vero tanto per il Sud Italia, quanto per quello che oggi chiamiamo Sud globale e una volta definivamo Terzo Mondo, ovvero per quella parte del pianeta che, nel corso dell\u2019Ottocento e del Novecento, \u00e8 stata colonizzata dall\u2019Occidente europeo e statunitense. Questa \u201ccoincidenza\u201d ha fatto s\u00ec che, nell\u2019analisi di tale fenomeno a livello culturale, venissero impiegate, nell\u2019uno come nell\u2019altro caso, le medesime categorie: categorie coniate nell\u2019ambito del processo di decolonizzazione e collaudate sulla produzione artistico-letteraria di paesi uscenti dallo smantellamento degli imperi. Il vantaggio dell\u2019applicazione della cosiddetta \u201cmetodologia postcoloniale\u201d alla cultura del Sud Italia ha per\u00f2, sin da subito, mostrato il suo rovescio: essa andava ad avvalorare le ipotesi pi\u00f9 radicali e discutibili del revisionismo risorgimentale, che vedono nell\u2019unificazione nazionale l\u2019instaurazione di un colonialismo interno ai danni del Meridione e delle isole. Talvolta ci\u00f2 avveniva in accordo con le posizioni espresse dagli stessi scrittori presi in esame, altre volte, invece, l\u2019approccio metodologico determinava l\u2019esito dell\u2019analisi, ben al di l\u00e0 della lettera del testo. Di qui l\u2019esigenza, di cui questo lavoro di tesi \u00e8 espressione, di trovare nuove categorie per analizzare quell\u2019effetto prodotto dal rispecchiamento del Nord sul Sud Italia.\r\nPer fare ci\u00f2, si \u00e8 scelto di concentrare l\u2019attenzione principalmente sulla cultura: come spieghiamo diffusamente nel primo capitolo, ci siamo infatti basati sull\u2019approccio semiotico-culturale di Jurij Lotman, integrandolo con l\u2019apporto di altre \u201cteorie della differenza\u201d, e abbiamo cos\u00ec messo a punto un paradigma analitico con cui indagare le opere degli scrittori meridionali e gli elementi che le accomunano. Questi ultimi, a nostro avviso, sono il prodotto dal \u201cdialogo\u201d che si \u00e8 venuto ad instaurare fra le due parti del Paese a partire dall\u2019Unit\u00e0 e, osservati nel loro insieme, sono in grado di delineare una genealogia, se non una vera e propria tradizione letteraria del Mezzogiorno; dove, con la parola Mezzogiorno, intendiamo riferirci a quelle regioni del Sud che la nazione settentriocentrica, proprio con tale termine, ha inteso alterizzare e che di tale termine si sono poi appropriate per rivendicare l\u2019autonomia della propria rappresentazione. \r\nAppare evidente come una simile analisi acquisti valore con l\u2019allargarsi della casistica e delle comparazioni, e in tal senso la presente ricerca vuole essere solo un punto di partenza cui auspichiamo possano seguire altre pi\u00f9 ampie trattazioni. In questa sede, infatti, abbiamo scelto di circoscrivere l\u2019indagine a un numero di autori piuttosto ristretto che consentisse di testare la validit\u00e0 dell\u2019approccio adottato senza trascurare l\u2019approfondimento esegetico dei testi e l\u2019analisi in diacronia delle poetiche. La scelta del corpus, in parte inevitabilmente arbitraria, si \u00e8 quindi basata sugli elementi di comunanza rintracciati fra gli scrittori, ma ha anche provato a tenere conto di una certa rappresentativit\u00e0 territoriale e di genere. \r\nLa tesi si struttura in sette capitoli: a un capitolo introduttivo in cui vengono presentati il problema e la metodologia con la quale si intende affrontarlo, segue un secondo capitolo incentrato sul dibattito relativo all\u2019immagine alterizzante del Meridione e volto a restituire la dimensione raggiunta dalla discussione, nonch\u00e9 a sviscerare le criticit\u00e0 fin qui sollevate e spesso rimaste insolute. I capitoli successivi sono dedicati ai cinque autori: partendo da alcuni elementi biografici importanti per comprendere il loro rapporto con il Sud, la trattazione procede con l\u2019analisi delle opere legate alla regione d\u2019appartenenza e trova compimento nell\u2019esame accurato di un\u2019opera in particolare, momento apicale della loro identificazione con il Mezzogiorno. Per quanto riguarda G","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282773","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Fuori e dentro il gioco. I giochi e il \u2018ludico\u2019 nei racconti di Toni Cade Bambara, Grace Paley e Rita Ciresi","anno":"2021","abstract":"L\u2019obiettivo di questa ricerca \u00e8 di esplorare le funzioni narrative, sociali, estetiche ed esistenziali dei giochi e del \u2018ludico\u2019 nella narrativa breve di Toni Cade Bambara (1939-1995), Grace Paley (1922-2007) e Rita Ciresi (1961-); le raccolte di racconti incluse nel mio corpus sono rispettivamente Gorilla, My Love (1972), le Collected Stories (pubblicate in un unico volume nel 1994, ma edite a partire dal 1959) e Sometimes I Dream in Italian (2000). Questo studio indaga la ricorrenza del gioco e del \u2018ludico\u2019 come elementi tematici nelle tre raccolte, interrogandosi sulla loro funzione testuale; al contempo, viene perseguito l\u2019obiettivo di misurare la portata socio-politica del gioco e del \u2018ludico\u2019 nella narrativa di queste tre autrici, interpretando entrambi come una precisa scelta poetica veicolante posizioni politiche. \r\nNella mia trattazione, le riflessioni teoriche sul gioco vengono impiegate come strumento critico per decodificare le rappresentazioni e le funzioni del gioco e del \u2018ludico\u2019 nella narrazione; questa tensione interpretativa non si esaurisce entro i margini del testo, relativamente ai racconti del corpus da me selezionato, ma individua una strategia estetica intenzionalmente adottata da Toni Cade Bambara, Grace Paley e Rita Ciresi, che connette la \u2018ludicit\u00e0\u2019 nel testo alle loro posizioni autoriali e a delle politiche testuali dirompenti, con risultati differenti a seconda dell\u2019autrice. Nell\u2019applicare la lente critica della teoria del gioco e del \u2018ludico\u2019 in stretta correlazione coi nuclei discorsivi della classe, della razza\/etnicit\u00e0 e del genere, la mia proposta si pone in una prospettiva intersezionale.\r\nApplicando la teoria del gioco ad un corpus di testi differente da quelli finora considerati dalla critica letteraria, l\u2019ipotesi che la mia ricerca elabora \u00e8 che il tema ricorrente del gioco\/\u2018ludico\u2019 sottolinei in modo sistematico e inedito dinamiche di genere, razza e classe fondamentali sia alla narrazione che alla costruzione del testo; al contempo, leggere i testi letterari attraverso la teoria del gioco ridisegna il ruolo di quest\u2019ultimo nella definizione delle complesse relazioni sociali rappresentate nei testi, in quanto elemento derivante da e simultaneamente caratterizzante la cultura, inoltre strettamente connesso a configurazioni estetiche. Quest\u2019operazione mette in luce a livello tematico una ciclica stigmatizzazione e frustrazione dei giochi e del \u2018ludico\u2019 sia nelle loro premesse che nei loro esiti, che vengono prescrittivamente manipolati e ricondotti ad una serie di regole, ruoli, forme di interazione, stili precostituiti; eppure, i racconti rivelano come il gioco e, soprattutto, il \u2018ludico\u2019 posseggano una carica destrutturante e rivoluzionaria talvolta latente, talvolta consapevolmente impiegata dai protagonisti e dalle protagoniste.\r\nLa scelta della narrativa breve di autrici come corpus d\u2019elezione per questa ricerca \u00e8 stata operata in virt\u00f9 del fatto che la condensazione semantica della forma racconto porta inevitabilmente in primo piano le dinamiche ludiche ed evidenzia la performativit\u00e0 del sistema sociale, esperita con particolare asprezza dai personaggi femminili, che tuttavia si distinguono come referenti primarie di istanze ludiche nella narrazione. Esse emergono cos\u00ec come creatrici di esperienze ludiche, frequentemente imbrigliate in una codificazione delle stesse preesistente e frustrante, contro la quale riescono comunque ad elaborare una prospettiva originale, non irreggimentata e foriera di potenziali destabilizzazioni\/sovversioni dei tradizionali paradigmi del gioco e del \u2018ludico\u2019. In particolare, oltre alla comune identit\u00e0 etnica non WASP, le tre autrici su cui la mia analisi si concentra condividono un vissuto sociale working class, la presenza assidua di elementi autobiografici (seppur indiretti) all\u2019interno della narrazione e la rappresentazione di protagoniste ricorrenti nei","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282771","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Tra filologia e antropologia del testo. Usi e implicazioni del folklore nel Roman de Renart","anno":"2021","abstract":"Il presente studio, intitolato \u201cTra filologia e antropologia del testo. Usi e implicazioni del folklore nel Roman de Renart\u201d, si propone di esplorare le modalit\u00e0 con cui la cultura folklorica interviene nella composizione delle branches del Roman de Renart. La tesi di fondo \u00e8 che l\u2019adozione di particolari motivi folklorici non consista in una loro passiva riproposizione in forma \u201crenardizzata\u201d, ma che questi vengano selezionati e adattati secondo l\u2019interesse precipuo dei narratori, i quali esprimono \u2013 chi pi\u00f9, chi meno consapevolmente \u2013 le istanze di una cultura laica feudale che proprio nel folklore trova uno strumento per emanciparsi dall\u2019egemonia della concorrente cultura ecclesiastica. Questo, dunque, rimane il nucleo imprescindibile di ogni narrazione renardiana e il vero oggetto d\u2019indagine cui rivolgersi per comprendere intimamente i meccanismi che hanno sovrinteso alla creazione e alla fortuna dei racconti della volpe. Per indagarlo, ci si avvale del supporto di strumenti critici mutuati dall\u2019antropologia e dall\u2019etnografia, considerati i soli utili a comprendere le motivazioni che hanno portato alla scelta di specifici personaggi e intrecci, tra i tanti che il repertorio folklorico offriva. Se, infatti, l\u2019individuazione nei testi dei molteplici livelli di cultura che li animano, primo fra tutti quello afferente alla tradizione orale, chiama in causa il dialogismo postulato da Bachtin, l\u2019adozione stessa del personaggio del trickster, quale \u00e8 la volpe Renart, si spiega alla luce della visione carnevalesca del mondo che questo archetipo letterario veicola, e che gli autori e il pubblico delle branches desideravano propagandare. Allo stesso modo, i tratti della lupa Hersent vengono ricondotti, in questa sede, a un particolare archetipo del Femminile, cui la lega una serie di \u201csomiglianze di famiglia\u201d ch\u2019essa condivide con altri personaggi femminili afferenti alla figura della maga, della vetula o della mezzana e che, come il Briccone, esprime una visione del mondo di chiara matrice popolare. Qui come altrove, la validit\u00e0 dell\u2019interpretazione proposta \u00e8 fondata soprattutto sul ricorso a un metodo comparativo, in accordo con il quale ci si affida, tra i molti altri, ai materiali e ai metodi forniti da Vladimir Propp ed Eleazar Meletinskij, di cui si condivide l\u2019approccio storicistico.\r\nLo studio \u00e8 formalmente suddiviso in due macro-sezioni, di cui la prima coinvolge trasversalmente tutte le branches, per rintracciare alcuni di quei denominatori comuni che hanno permesso di ascrivere coerentemente i vari testi (tra loro diversi per cronologia, grado di autorialit\u00e0 e orientamento culturale) a un comune \u201croman de Renart\u201d. Si tratta, ovviamente, in primo luogo degli animali protagonisti, tra i quali, per i motivi suddetti, si privilegiano la volpe Renart e la lupa Hersent; dopo i personaggi, il successivo oggetto d\u2019indagine \u00e8 un luogo, l\u2019unico che, oltre alla corte del re, conserva una propria fisionomia stabile nelle varie branches, ovvero Malpertuis, la dimora di Renart. Anche questo \u00e8 un elemento altamente informativo della percezione che autore e pubblico hanno del suo abitatore, poich\u00e9 il simbolismo che lo circonda lo rende a tutti gli effetti un luogo liminare, interdetto a chiunque provi ad avvicinarvisi, in aperta antitesi all\u2019unico grande polo di socialit\u00e0 del Roman, cio\u00e8 la corte.\r\nLa seconda sezione della tesi verifica gli assunti generali applicando l\u2019analisi a tre branches: la III (Renart et les anguilles), la XIII (Renart le noir) e la XVII (La mort et procession Renart), scelte come campioni rappresentativi dei principali modi di composizione dei testi renardiani. Si postula, infatti, che il ricorso al repertorio folklorico possa produrre idealmente tre tipologie di racconti, ovvero quelli consistenti in riadattamenti di intrecci noti dalla tradizione orale, ed \u00e8 il caso della branche III; quelli consistenti in riela","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282769","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"ANALISI DEL CONSUMO DI NUOVE SOSTANZE PSICOATTIVE (NSP) SUL TERRITORIO UMBRO","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"INTRODUZIONE: \r\nLe Nazioni Unite e l\u2019Unione Europea hanno da tempo segnalato un crescente e preoccupante fenomeno rappresentato dalla comparsa, sul mercato illecito delle sostanze stupefacenti, di nuove sostanze psicoattive (NSP). La locuzione indentifica droghe o sostanze psicotrope che non sono controllate dalla \u201cConvenzione delle Nazioni Unite del 1961 sui Narcotici\u201d, n\u00e9 dalla \u201cConvenzione delle Nazioni Unite del 1971 sulle Sostanze Psicotrope\u201d, ma che possono presentare aspetti per la sanit\u00e0 pubblica comparabili a quelli posti dalle sostanze incluse in queste convenzioni. Sul tema delle nuove sostanze psicoattive sono state date indicazioni strategiche sia a livello internazionale, attraverso le Nazioni Unite, l\u2019International Narcotics Control Board (INCB) e la World Health Organization (WHO), sia a livello europeo che nazionale, al fine di supportare i paesi nello sviluppo e nel mantenimento di adeguate risposte Particolare attenzione va dunque incentrata su tale fenomeno, trattandosi di sostanze relativamente alle quali poco \u00e8 conosciuto. Proprio per il carattere altamente sperimentale delle NSP, raramente sono disponibili in letteratura dati relativi alla tossicit\u00e0 conseguente all\u2019uso nell'uomo e vi \u00e8 peraltro ancora poca letteratura circa i meccanismi d\u2019azione delle NSP, la loro capacit\u00e0 di indurre dipendenza psichica e\/o fisica e la loro potenzialit\u00e0 di indurre gravi intossicazioni finanche al narcotismo acuto. L\u2019assunzione di NSP pu\u00f2 inoltre rimanere non diagnosticata mediante procedure standard di rilevazione; proprio per tale motivo la continua comparsa di NSP sul mercato illecito delle sostanze stupefacenti rappresenta una sfida per i laboratori di analisi.\r\nSCOPI: \r\nRappresentando le NSP un fenomeno relativamente nuovo, il presente studio si pone l\u2019obiettivo di valutare la reale diffusione del consumo di NSP nel territorio umbro.\r\nMATERIALI E METODI:\r\nIl lavoro di studio \u00e8 stato condotto presso il laboratorio di Tossicologia Forense della Sezione di Medicina Legale dell\u2019Universit\u00e0 di Perugia.\r\nE\u2019 stata individuata una metodica di screening generale per la ricerca mediante cromatografia nelle urine, di alcune NSP. Allo scopo sono stati utilizzati gli standard ufficiali di riferimento delle principali e pi\u00f9 note NSP fornite dall\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0 che sono stati aggiunti ad urine bianche di sintesi.\r\nE\u2019 stata poi effettuata l\u2019analisi tossicologica su un campione di soggetti potenzialmente esposti: a tal scopo, nei mesi di Gennaio e Febbraio 2020 sono stati analizzati 157 campioni di urina pervenuti negli anni 2018 e 2019 all\u2019Istituto di Medicina Legale di Perugia ai sensi dell\u2019art. 186 e 187 del Codice della Strada e 589 bis del Codice Penale.\r\nTrattasi di campioni che pervengono gi\u00e0 sottoposti a screening mediante metodica CEDIA.\r\nRISULTATI: \r\nIl presente studio ha consentito una miglior conoscenza del fenomeno del consumo delle NSP sul territorio umbro, sia dal punto di vista epidemiologico che tossicologico. \r\nHa inoltre messo in luce la fallacit\u00e0 della sola applicazione del classico metodo di screening CEDIA, in quanto 2 soggetti con positivit\u00e0 CEDIA alle anfetamine sono invece risultati positivi a NSP, 2 soggetti con positivit\u00e0 CEDIA per alcune sostanze sono risultati positivi anche ketamina, mentre un soggetto con positivit\u00e0 CEDIA agli oppiacei \u00e8 risultato invece realmente assuntore di ossicodone.\r\nE\u2019 pertanto necessario, al fine della corretta applicazione della Legge, che tutti i soggetti risultati negativi al CEDIA vengano sottoposti ad analisi di secondo livello, al fine di non considerare come negativi, soggetti assuntori e potenzialmente sotto l\u2019effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope ed al fine di determinare con esattezza quali molecole vengano assunte al fine di tracciare correttamente il mercato illecito delle sostanze.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/280528","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"RAPPRESENTAZIONI DEL DISAGIO E INTERVENTI EDUCATIVI\r\nCONDIZIONI E RISORSE DELLE FAMIGLIE ITALIANE E STRANIERE","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"La ricerca e il lavoro di tesi sulle rappresentazioni del fenomeno della povert\u00e0 nascono all\u2019interno degli ambiti di ricerca affrontati durante gli anni precedenti al corso di dottorato. L\u2019interesse per i fenomeni sociali che contraddistinguono la societ\u00e0 contemporanea segnandola in molteplici aspetti necessitano di un\u2019attenzione particolare anche per ci\u00f2 che riguarda la pedagogia e l\u2019educazione. Tra gli aspetti pi\u00f9 interessanti, il fenomeno della povert\u00e0 sembra essere un elemento particolarmente complesso e critico della contemporaneit\u00e0. La ricerca ha voluto indagare il fenomeno ponendolo a confronto con strategie proprie della pedagogia, traducendolo in aspetti culturali, personali, sociali e politici, percorrendo strade che vadano al di l\u00e0 degli aspetti pi\u00f9 squisitamente economici. \r\nLa ricerca ha voluto approfondire gli aspetti che pi\u00f9 determinano la povert\u00e0 nel contesto italiano. Anzitutto \u00e8 stato doveroso affrontare il tema cercando di fornire uno scenario storico-sociale del fenomeno, delineando le strategie e le concettualizzazioni che questo ha affrontato nel corso della storia, anche di quella pi\u00f9 recente. La comprensione delle povert\u00e0 si \u00e8 avvalsa necessariamente di una comparazione dei dai che l\u2019ISTAT fornisce annualmente della situazione nazionale. Successivamente, il tentativo di descrivere le nuove declinazioni che assume il fenomeno ha affrontato le nuove povert\u00e0 mettendole in correlazione con gli aspetti pi\u00f9 significativi della qualit\u00e0 di vita, evidenziandone le criticit\u00e0 e le implicazioni sociali.\r\nIn un secondo momento era doveroso comprendere quali aspetti dell\u2019educazione siano soggetti a forti cambiamenti nella societ\u00e0 globale poich\u00e9 la contemporaneit\u00e0 e la velocit\u00e0 di trasformazione minano le pratiche educative sotto molteplici aspetti. Evidenziare le criticit\u00e0 educative permette di porre le basi teoriche per iniziare ad affrontare gli aspetti che, invece, contraddistinguono il fenomeno della povert\u00e0 ponendo al centro il soggetto con le sue risorse e capacit\u00e0. Il tentativo volge lo sguardo in direzione di un possibile approccio alternativo alla comprensione e alla povert\u00e0, non solo in termini di superamento dello stato di bisogno, quanto, piuttosto, verso una comprensione di una realt\u00e0 culturale con la quale entrare in relazione e di cui, spesso, non comprendiamo e conosciamo le difficolt\u00e0 personali e sociali. In questo senso \u00e8 stato opportuno presentare delle strategie gi\u00e0 introdotte in contesti non solo nazionali, cercando di porre l\u2019attenzione su quelle pratiche, anche teoriche, che maggiormente interessano la pedagogia. \r\nSuccessivamente, la ricerca ha posto al centro del suo interesse gli elementi che maggiormente possono interessare il soggetto in situazione di povert\u00e0. Obiettivo principale era tentare un approccio educativo che vada in direzione delle risorse gi\u00e0 in possesso dell\u2019individuo e non nel tentativo di disegnare strategie in direzione delle mancanze che possiede. In questa direzione la ricerca ha affrontato una dimensione particolare propria delle societ\u00e0, quella legata alla paura della deprivazione. Questo appare essere un elemento fondamentale per la costruzione e ri-definizione della povert\u00e0 in termini pi\u00f9 pedagogici poich\u00e9 interessa tutta la societ\u00e0 e non solo chi, in quel momento, si trova a vivere in situazione di povert\u00e0. Le osservazioni e le progressive ricostruzioni teoriche hanno permesso di elaborare un possibile scenario di interpretazione delle povert\u00e0, non escludendo gli aspetti economici, ma attribuendo a questi un\u2019importanza minore.\r\nA sostegno della tesi le esperienze internazionali in Kenya, presso la Pwani University, e a Cuba, Universidad de La Habana, hanno contribuito alla costruzione di scenari possibili e alternativi di interpretazione del fenomeno. Il confronto con realt\u00e0 profondamente diverse dalla nostra e, allo stesso tempo, differenti tra loro hanno contribuito ","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/278999","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Progetto Mongolfiera, servizi innovativi per il potenziamento e il supporto di giovani con disabilit\u00e0 intellettive e delle loro famiglie","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"Il percorso di dottorato di ricerca EUREKA, che verr\u00e0 presentato in questo lavoro, \u00e8 stato realizzato grazie alla partnership tra l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Macerata, la Regione Marche e l\u2019associazione Anffas Onlus di Macerata. L\u2019ambito disciplinare di riferimento nel quale prende forma la ricerca condotta \u00e8 quello della Pedagogia Speciale, ed ha avuto come focus l\u2019approfondimento di tematiche connesse alla realizzazione di progetti di vita per persone con disabilit\u00e0 intellettive. Nel dettaglio, \u00e8 stato approfondito il quadro epistemologico della Qualit\u00e0 della Vita (Giaconi, 2015), in riferimento ad uno dei dominio cardine della progettazione pedagogica, ovvero il costrutto dell\u2019autodeterminazione. Lo studio effettuato nel corso del triennio ha permesso di apprezzare sviluppi educativi e traiettorie di vita significative per gli adolescenti con disabilit\u00e0 intellettive che hanno partecipato al progetto di ricerca.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/278997","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"COVID-19: TRADE-OFF BETWEEN HEALTH AND ECONOMICS","anno":"2021","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"CGE, SAM, COVID-19","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/335650","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Un\u2019edizione per la Controriforma.\r\nL\u2019opus Hieronymianum di Mariano Vittori (1565-1572)","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"La tesi si preoccupa di indagare la genesi e la struttura dell\u2019opus Hieronymianum di Mariano Vittori pubblicato, tra il 1565 e il 1572, per i tipi della stamperia romana di Paolo Manuzio.\r\nVescovo di Amelia e poi di Rieti, Mariano fu esponente non secondario del cattolicesimo tridentino e della Controriforma romana. La sua edizione fu voluta dagli alti ambienti curiali per soppiantare l\u2019opus Hieronymianum pubblicato da Erasmo da Rotterdam cinquant\u2019anni prima, e per sostituire quindi al Gerolamo \u2018di Erasmo\u2019 uno speculare Gerolamo \u2018cattolico\u2019: una vera e propria contro-edizione, le cui fondamenta affondano, per\u00f2, proprio nel lavoro del suo pi\u00f9 illustre predecessore.\r\nL\u2019edizione geronimiana del 1516 aveva guadagnato ad Erasmo numerosi attestati di stima ma anche aspre critiche. Nel contesto della rottura tra Cattolici e Protestanti, molte affermazioni erasmiane disseminate nelle sue opere furono giudicate scandalosamente vicine alle istanze dei riformatori: dopo varie condanne locali, l\u2019Umanista rientr\u00f2 anche tra gli autori banditi dall\u2019Index librorum prohibitorum di Paolo IV del 1559: l\u2019edizione di Gerolamo di Erasmo avrebbe seguito il destino del suo curatore.\r\nIn parallelo alle condanne delle Inquisizioni, tuttavia, in campo cattolico si acquisiva consapevolezza della necessit\u00e0 di creare altri prodotti editoriali che prendessero il posto delle numerose opere giudicate eretiche e proibite. In questo contesto, i pi\u00f9 elevati membri della Curia assegnarono a Mariano Vittori il compito di editare una nuova edizione delle opere di Gerolamo per sostituire quella erasmiana.\r\nMembro di numerose commissioni curiali, Vittori dedic\u00f2 la sua edizione di Gerolamo a tre papi diversi, esponendo nelle dediche a loro rivolte, il proposito anti-erasmiano del suo impegno. In una densa atmosfera inquisitoriale, Erasmo diventa \u2018nemicus pestilentissimus\u2019: la Chiesa lo ha legittimamente bandito dal \u2018Catholicorum albo\u2019, cos\u00ec come legittimamente ha commissionato una nuova edizione di Gerolamo che riportasse alla luce il vero Gerolamo. Vittori, come la critica conferma, avrebbe \u2019confessionalizzato\u2019 Gerolamo, ponendolo sotto una luce indiscutibilmente ortodossa.\r\n\r\nA causa dell\u2019approccio programmaticamente anti-erasmiano dell\u2019edizione di Vittori, questa tesi prende avvio studiando il Gerolamo di Erasmo, la struttura della sua edizione, le polemiche che seguirono la sua pubblicazione, le condanne e le espurgazioni proposte dall\u2019Indice di Lovanio nel 1571.\r\nUn secondo capitolo si concentra sulla parabola dell\u2019officina typographica di Paulo Manuzio di Roma e sui principali esponenti della Controriforma impegnati nei tentativi editoriali di questa Curia, tra i quali bisogna collocare, appunto, Mariano  Vittori.\r\nLa pars prima si conclude con un terzo capitolo con la ricostruzione della biografia di Mariano Victorius, la sua carriera e alcune influenze che avrebbero potuto avere un ruolo nelle sue opere \u2013 soprattutto il cardinale Sirleto.  \r\nLa Pars secunda \u00e8 focalizzata sulla storia filologica dell'epistolae di Girolamo, includendo nel capitolo IV i primi tentativi di creare alcune collezioni manoscritte, la stagione incunabolare e l'esperienza 'rivoluzionaria' di Erasmus: l\u2019opus Hieronymianum di Basilea, del 1516. Questo percorso condurr\u00e0, finalmente, all'edizione di Vittori, analizzata separatamente nel quinto capitolo.\r\nL\u2019Appendice I apre il secondo volume e presenta la trascrizione della vita  Hieronymi  di Vittori secondo la prima edizione del 1516, collazionata con la seconda edizione romana del 1576 e con le due edizioni transalpine  pubblicate nel 1579 da  Nivelle a Parigi e  Plantin ad Anversa. La trascrizione della biografia di Gerolamo di Vittori \u00e8 seguita da un commento che favorisce, come prospettiva di analisi, un confronto con la vita  Hieronymi di Erasmus per mostrare come  il Vescovo di Rieti sia in grado di produrre un ritratto finale del Sant","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/263533","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"The role of information efficiency in exchange rate forecasts: evidence from survey data","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"La previsione \u00e8 un atteggiamento naturale di uomini e donne: si fanno previsioni perch\u00e9 per prendere determinate decisioni oggi, bisogna sapere come sar\u00e0 il mondo domani, e quindi come il futuro stato del mondo influenzer\u00e0 il risultato delle scelte. In finanza, il termine \"previsione\" si riferisce alle aspettative degli individui sulla tendenza futura delle variabili studiate, sulla base di informazioni o intuizioni, a partire dal presupposto che gli individui abbiano una buona conoscenza del sistema in cui operano e dell'economia politica.\r\n\r\nQuesta tesi, sviluppata in tre capitoli, ha come tema principale l'irrazionalit\u00e0 degli investitori generata dall'inefficienza delle informazioni. L'analisi \u00e8 stata effettuata sulle previsioni in valuta euro-dollaro presentate da varie istituzioni come banche, divisioni di ricerca di banche e centri di ricerca. I dati disponibili provengono dalla piattaforma Bloomberg.\r\n\r\nNel primo capitolo \u00e8 stato sviluppato un modello che stima gli errori di previsione come parametri per la valutazione della capacit\u00e0 predittiva di ciascun predittore, mostrando se la differenza di valore assoluto tra il tasso spot e la previsione o revisione emessa aumenta, diminuisce o rimane invariata nel tempo per valutare la capacit\u00e0 degli istituti finanziari di incorporare nuove informazioni in modo completo e tempestivo nel percorso temporale che porta alla data terminale per la quale \u00e8 stata emessa la previsione. I risultati in accordo con la letteratura esistente hanno mostrato che le revisioni peggiorano le previsioni precedentemente emesse anzich\u00e9 migliorarle, in tutti gli orizzonti considerati. Ci\u00f2 significa che i predittori non riescono a imparare dai propri errori e quindi non riescono a incorporare nuove informazioni in modo efficiente. Inoltre, \u00e8 stato dimostrato che i predittori avrebbero ottenuto un errore di previsione in un valore assoluto inferiore, utilizzando il modello di camminata casuale o emettendo una previsione pari al tasso spot noto al momento della previsione.\r\n\r\nInoltre, al fine di rafforzare i risultati raggiunti nel primo capitolo, le previsioni dei predittori disponibili sono state analizzate attraverso il test di Hurst. L'applicazione di un coefficiente di memoria a lungo termine permette di capire in che misura le previsioni passate influenzano le previsioni future. Maggiore \u00e8 il valore del coefficiente in un intervallo compreso tra 0 e 1, maggiore sar\u00e0 la memoria lunga della serie storica. I risultati hanno mostrato valori quasi sempre maggiori di 0,5, punto in cui si pu\u00f2 affermare l'efficienza delle variabili analizzate.\r\n\r\nInfine, nel terzo capitolo di questo documento, \u00e8 stato applicato il test statistico di Toda e Yamamoto (1995) con l'obiettivo di mostrare che i predittori, sebbene chiaramente inefficienti, come dimostrato dall'analisi del camminare casuale (primo capitolo) e dai test di Hurst (secondo capitolo) sono collegati da un meccanismo di causa ed effetto, che mostra l'esistenza di un'inefficienza di massa. L'idea \u00e8 stata quella di analizzare se l'inefficienza dei predittori a lungo termine sia generata o meno da un meccanismo di causa ed effetto, che spinge le banche pi\u00f9 importanti ad agire come leader del mercato, influenzando le scelte e le previsioni di tutti gli altri istituti finanziari.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/273166","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Famiglie, generazioni e percorsi (e)migratori.\r\nUna ricerca sulle seconde e terze generazioni di italiani emigrati in Belgio","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Il tema delle migrazioni \u00e8 oggi di grande attualit\u00e0 e presente tanto nelle agende politiche quanto nel dibattito pubblico globale, in cui spesso sono protagonisti i paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo come luoghi di partenza, di transito e di destinazione dei flussi (Castles and Miller 2014; De Haas, 2010; Massey, et al. 1998; Scholten, et al. 2015; Zufferey, Steiner, Ruedin 2020; Baas, SA Yeoh 2019; Pisarevskaya et al. 2019). Per quanto riguarda la realt\u00e0 italiana, le vicende sociali, culturali, identitarie legate alle passate emigrazioni costituiscono una lente indispensabile per comprendere le emigrazioni ed immigrazioni pi\u00f9 attuali. Riferimenti storici rilevanti attraverso cui \u00e8 possibile costruire una lettura diacronica del fenomeno (Colucci 2008a; 2008b; 2012; Colucci, Gallo 2015; Colucci, Sanfilippo 2009; 2010; Corti, Sanfilippo 2012; Gjergji 2015; Sanfilippo 2011). Studiare i fenomeni migratori in un\u2019ottica di lungo respiro, aiuta a sottolinearne la natura profondamente processuale e sottoposta a continue evoluzioni (Ambrosini 2011). Ci\u00f2 nonostante spesso il rapporto con la tradizione migratoria del nostro Paese e quindi con le comunit\u00e0 dei cittadini italiani oggi residenti all\u2019estero, risulta essere ancora molto complesso (Corti 2003). In questa ricerca \u00e8 sembrato quindi interessante proporre uno studio che si occupasse dell\u2019emigrazione italiana del passato, analizzandone per\u00f2 i risvolti pi\u00f9 recenti, per diversi ordini di ragioni. In primo luogo per sottolineare come le migrazioni sono fenomeni i cui effetti permangono nel tempo e attraversano i confini, collegando persone e generazioni in una logica ormai transnazionale, che travalica il nazionalismo metodologico che oggi rischia di essere un limite della \u201cricerca\u201d stessa (Schiller, 2010; Sayad, 1999). Inoltre \u00e8 sembrato rilevante far emergere un punto di vista diverso sul fenomeno in considerazione, quello degli italiani come stranieri, spesso accantonato nonostante le evidenze emerse non solo dalle statistiche riguardanti la pi\u00f9 recente emigrazione italiana all\u2019estero (Fondazione Caritas Migrantes 2019a) ma anche dalla lunga tradizione migratoria che \u00e8 parte del patrimonio della Storia d\u2019Italia. Infine, come emerso dalla letteratura presa in considerazione, negli anni l\u2019interesse scientifico sull\u2019emigrazione italiana si \u00e8 principalmente concentrato sull\u2019evoluzione storica del fenomeno o piuttosto sui recenti flussi che in contesti diversi sono tornati a emigrare verso l\u2019estero e dunque, il vissuto delle seconde generazioni risulta ad oggi poco indagato per quanto \u00e8 proprio attraverso la loro presenza che si assiste ad un sostanziale cambiamento nei rapporti classici tra immigrati e societ\u00e0 ospite.\r\nLa ricerca attraverso una metodologia qualitativa (Gobo 1998; Bichi 2002) analizza come i processi di socializzazione possono evolvere nel tempo all\u2019interno della dimensione familiare, soprattutto tra chi non ha scelto di emigrare (Zanfrini 2012; Regalia, Scabini e Rossi 2008; Regalia 2012). Assumere una prospettiva familiare sul fenomeno migratorio significa in modo peculiare ampliare lo sguardo e considerare la rilevanza e la forza dei legami tra i diversi componenti lungo un asse temporale e relazionale plurigenerazionale (Baldassar, Merla, 2014; Bauer, Thompson 2006). Facendo particolare riferimento agli studi di Lewitt (2009), se le famiglie transnazionali inseriscono bambini e giovani in un campo sociale caratterizzato da legami che attraversano i confini tra societ\u00e0 di origine e quella di arrivo, risulta interessante osservare quali pratiche vengono condivise nella dimensione familiare. Il paese scelto per lo studio del caso \u00e8 stato anche per questo motivo il Belgio, dove la presenza italiana \u00e8 tra le pi\u00f9 numerose del paese ed \u00e8 inoltre molto stratificata e radicata sul territorio (Martiniello, Mazzola, Rea 2017). Il focus della ricerca \u00e8 incentrato sulle seconde e terze generazioni (Demarie, Molina","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/269238","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"AMMIANO MARCELLINO E L\u2019UMANESIMO.\r\nTRADIZIONE E RICEZIONE DELLE RES GESTAE A PARTIRE DAI TESTIMONI MANOSCRITTI DEL XV SEC. FINO ALLE PRIME EDIZIONI A STAMPA","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"La tesi si propone di indagare due aspetti fondamentali della questione ammianea, ovvero la tradizione e la ricezione delle Res gestae nell\u2019Umanesimo, prima dell\u2019editio princeps di Angelo Sabino nel 1474. Tale indagine \u00e8 in primo luogo resa possibile dalla natura stessa della tradizione manoscritta superstite \u2013 14 codici del XV\/inizio XVI sec. \u2013 che ha origine (direttamente o indirettamente) da un unico testimone del IX sec. (Vat.Lat. 1873 nella Biblioteca Apostolica Vaticana), mentre di un secondo testimone del medesimo periodo restano soltanto sei fogli (Kassel, Landesbibliothek, 2\u00b0 Ms. philolos. 27, chiamati Fragmenta Marburgensia) e nessun apografo conosciuto. In secondo luogo, la decisione di restringere il campo di indagine al XV secolo e precisamente, al periodo che precede la circolazione dell\u2019opera a stampa, si \u00e8 resa necessaria al fine di ottenere risultati pi\u00f9 precisi e dettagliati circa il successo dell\u2019opera ammianea.\r\nSi introduce il tema facendo il punto sugli studi su Ammiano a partire dalle edizioni a stampa fino ai giorni nostri. In generale si fa notare come, data la natura sfuggente sia della personalit\u00e0 che dell\u2019opera di Ammiano, tutto riporti necessariamente alla centralit\u00e0 del testo delle Res gestae, da considerarsi come fondamentale punto di partenza e di arrivo delle indagini su ogni aspetto della questione (storiografico-letterario, stilistico, critico-filologico, storico-culturale, etc.). Si constata pertanto come qualsiasi tipologia di avanzamento sul fronte della ricerca sia strettamente connessa a tutti i domini indagati nella misura in cui va ad appoggiarsi, e allo stesso tempo abbia una ricaduta su di essi. Allo stesso tempo, nell\u2019esposizione dello Stato dell\u2019Arte si ha cura di mettere in particolare evidenza l\u2019apporto dell\u2019indagine sulla tradizione manoscritta e il contributo dell\u2019analisi codicologica cos\u00ec come essa si \u00e8 sviluppata negli ultimi 40 anni. Si insiste inoltre sulla necessit\u00e0 e il potenziale di una ricerca \u201ccombinata\u201d, che includa cio\u00e8 due approcci differenti, da una parte l\u2019analisi delle note in margine ai testimoni manoscritti, dall\u2019altra l\u2019indagine sulle tracce di Ammiano nelle opere letterarie degli Umanisti.\r\nPunto di partenza vero e proprio \u00e8 la testimonianza dei manoscritti delle Res gestae cui \u00e8 dedicata la prima parte. Oltre alla descrizione dettagliata di ciascun codice si presenta un\u2019analisi delle principali note a margine, indicatori principali della consultazione dell\u2019opera. Di tali marginalia si analizzano pertanto le caratteristiche nonch\u00e9 l\u2019apporto critico-filologico e storico-culturale all\u2019analisi dell\u2019opera. D\u2019altra parte le stesse annotazioni in margine sono spesso anche la base per risalire alle competenze e al bagaglio intellettuale di ciascun annotatore e, da qui, alla sua\r\nfigura e al suo contesto storico-culturale. Il periodo interessato \u00e8 il XV secolo prima delle edizioni a stampa di Ammiano e \u2013 ove siano meritevoli di menzione \u2013 anche i secc. XVI e XVII.\r\nLa seconda parte dell\u2019elaborato si occupa della \u201cricezione\u201d delle Res gestae nell\u2019Umanesimo, da intendersi nel senso pi\u00f9 ampio di \u201caccoglienza\u201d e allo stesso tempo di \u201cinfluenza\u201d su altri autori ed opere. Punto di riferimento sono ancora una volta i testimoni manoscritti di Ammiano e la relazione che con essi intrattennero direttamente o indirettamente alcuni intellettuali, cos\u00ec come emerge dalle loro note sui codici ammianei, dalle loro opere o dalle testimonianze di contemporanei. Il periodo di riferimento \u00e8 ancora quello anteriore al 1474, con alcune propaggini fino al XVI secolo.\r\nUn capitolo introduttivo presenta in forma organica alcuni dati emersi nel corso delle ricerche sulla ricezione di Ammiano, cui non \u00e8 stato possibile dedicare uno spazio esclusivo in ragione della scarsa disponibilit\u00e0 o della difficile reperibilit\u00e0 di informazioni. Le figure di umanisti presentate hanno infatti caratteristiche ","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/267167","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Percorsi di linguistica cognitiva e fonologia: schemi e metafore concettuali nell\u2019organizzazione e motivazione del suono linguistico","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Il lavoro costituisce un tentativo di applicazione di alcuni strumenti fondamentali della Cognitive Linguistics di seconda generazione alla fonologia, un livello negli anni solo parzialmente indagato da tale indirizzo teorico. A partire dalle criticit\u00e0 intrinseche al paradigma segmentale, emerse nitidamente grazie ai lavori di Albano Leoni, ci siamo chiesti se la prospettiva cognitivista, soprattutto attraverso gli schemi (Langacker ed altri) e le metafore concettuali (Lakoff-Johnson ed altri), potesse in qualche modo contribuire a colmare il divario tra la sfera del significato e del senso e quella della seconda articolazione riguardante la fonologia. Due casi di studio pivotali tentano di mostrare l\u2019applicabilit\u00e0 di modelli teorici cognitivisti a concrete realt\u00e0 fonetico-fonologiche. Nel primo caso di studio, un modello a schemi, da noi denominato \u201cBybee-Nesset\u201d (BN), \u00e8 stato utilizzato per analizzare la distribuzione dell\u2019accettabilit\u00e0 apparentemente non casuale delle varianti italiane (all\u2019interno dello standard) tran[s]\/tran[z] nelle parole TRANSIZIONE-TRANSAZIONE-TRANSITO-TRANSETTO-TRANSEUNTE. I dati ricavati dai 210 candidati sono stati confrontati con la frequenza delle forme contenenti trans- nel lessico mentale dei parlanti (dati CoLFIS), e successivamente indagati attraverso il modello BN. I risultati sembrano suggerire che il dettaglio fonetico predicibile (non fonematico) sia registrato nel lessico, con differenze sensibili tra le diverse unit\u00e0 lessicali a parit\u00e0 di contesto fonetico; inoltre, effetti prototipo e gerarchia schematica sembrano influenzare in maniera determinante un\u2019organizzazione cognitiva coerente, strutturata in reti schematiche, della sostanza fonica, ancorata anche al significato delle unit\u00e0 che contengono il dettaglio fonetico. Nel secondo caso di studio, abbiamo raccolto dati sull\u2019altezza tonale della particella interrogativa enclitica \u201cma\u201d (tipicamente atona) nelle interrogative polari del cinese mandarino. Abbiamo verificato in quale misura, in condizioni normali e di iperarticolazione delle domande, il mandarino possa avvalersi dell\u2019intonazione ascendente per marcare le interrogative polari. I risultati evidenziano una disponibilit\u00e0 dell\u2019intonazione ascendente per questo tipo di interrogative (coerentemente con la metafora L\u2019IGNOTO \u00c8 SU\/IN ALTO) anche in una lingua che prevede toni lessicali preassegnati. Questi risultati sono stati analizzati nella cornice teorica della Metaphor Theory, applicata ai tre fattori prosodici (durata, altezza, intensit\u00e0), relativamente a italiano, inglese e cinese. Quanto emerso ci spinge a suggerire che nella fonologia soprasegmentale al livello di frase la variazione dei tre fattori prosodici possa essere cognitivamente motivata (e non arbitraria) attraverso dispositivi metaforici. Questi ultimi, strutturati \u201ca catena\u201d o \u201ca matrice\u201d, con esiti di motivazione differenti, intervengono presumibilmente anche al livello segmentale, nel caso degli shibboleth, ovvero quando un segmento (o pi\u00f9 di uno) diviene diagnostico dell\u2019appartenenza ad un gruppo etnico, o pi\u00f9 in generale ad un gruppo sociale definito, evocando inferenze e domini concettuali che difficilmente farebbero ritenere un segmento isolabile un elemento asemantico. Il contributo del lavoro al dibattito sul rapporto tra semantica e fonologia \u00e8 del tutto parziale, come parziali sono gli aspetti fonologici di cui si occupa, rispetto ad un desiderabile quadro teorico complessivo di fonologia cognitiva. L\u2019auspicio \u00e8 che gli \u201cindizi\u201d raccolti in questo studio possano costituire sentieri di ricerca verso una fonologia cognitiva percorribile, anche in direzioni opposte a quelle da noi intraprese.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/263189","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Primavera d\u201fincertezza. Mito e malattia della giovinezza in Federigo Tozzi, Alberto Moravia e Vitaliano Brancati","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Primavera d\u2019incertezza. Mito e malattia della giovinezza in Federigo Tozzi, Alberto Moravia e Vitaliano Brancati\r\n\r\nLuca Chiurchi\u00f9\r\n\r\nAbstract\r\n\r\nLa tesi si ripropone di enucleare e di evidenziare in quali modi, ossia attraverso quali meccanismi narrativi e stilistici, Federigo Tozzi, Alberto Moravia e Vitaliano Brancati hanno rimesso in discussione il mito pubblico della giovinezza. Un mito stratificato e di lunga durata, che affonda le sue radici nell\u2019Europa del XVIII secolo e che transita, senza sostanziali mutazioni e anzi attraverso continue riemersioni e riconferme, per il romanticismo risorgimentale, per l\u2019interventismo nazionalista e per le avanguardie storiche, raggiungendo il suo apice con la \u201cprimavera di bellezza\u201d del fascismo italiano, autoproclamatosi latore di una rivoluzione a tutto campo, e in primo luogo generazionale.\r\nSecondo le credenze e le costruzioni discorsive che informano un cos\u00ec longevo mito, la giovinezza non viene pi\u00f9 intesa nei termini di una semplice questione anagrafica, ma si configura piuttosto come una categoria antropologica ed esistenziale, quasi assoluta. Essa viene esaltata quale \u201cnaturale\u201d sinonimo di rinnovamento e di slancio verso il futuro, divenendo cos\u00ec una posta simbolica continuamente contesa da coloro che aspirano a un posto di rilievo nella Storia.\r\nAttraverso la circolazione e lo sfruttamento del mito, viene a cristallizzarsi conseguentemente un\u2019immagine ben precisa del giovane. Vitalit\u00e0, prestanza, rifiuto delle regole imposte, aggressivit\u00e0 spregiudicata, spirito di sacrificio, senso dell\u2019onore e coraggio incondizionato sono le qualit\u00e0, fisiche e morali, che vanno a costituire la fisionomia simbolica del \u201cvero\u201d giovane. Fisionomia che, non a caso, corrisponde in larga parte a quella dell\u2019Immagine dell\u2019uomo, ossia dell\u2019immagine stereotipica dell\u2019uomo virile, studiata per primo da George Mosse.\r\nNella prima parte del lavoro si ricostruisce l\u2019invenzione di questa immagine della giovent\u00f9 virile attraverso i suoi tratti costanti, cercando di comprendere quale sia la morfologia del suo mito. Nella seconda parte, divisa in tre capitoli dedicati ai singoli autori e all\u2019analisi puntuale dei loro testi di carattere narrativo, questi stessi tratti vengono considerati, via negationis, come gli appuntamenti mancati, le prove fallite e inevase delle creature letterarie messe in scena da Tozzi, Moravia e Brancati. \r\nNelle opere di questi tre scrittori, pur molto diversi tra loro, \u00e8 possibile riscontrare una simile concezione della giovinezza, opposta rispetto a quella del mito pubblico. Una concezione da cui si irradiano dei ricorrenti sistemi tematici e che pu\u00f2 essere ben sintetizzata dalla metafora della malattia, intesa come uno stadio di perenne difetto e di irredimibile incapacit\u00e0 di adeguarsi a un modello di comportamento. \r\nI personaggi di Tozzi, Moravia e Brancati possono essere considerati a tutti gli effetti degli ammalati di giovinezza, delle incarnazioni del rovescio del mito: gli spettri del suo rimosso storico.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/263167","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Resistenza antisovietica e guerra al comunismo in Italia.\r\nIl ruolo degli Stati Uniti\r\n1949-1974","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Nel presente elaborato propongo una riflessione attorno alla questione della lotta al comunismo in Italia nel periodo compreso tra il 1949 e il 1974, cercando di identificare il ruolo specifico che, nelle diverse fasi storiche, i settori delle istituzioni americane hanno ricoperto in termini di influenza diretta o indiretta negli affari politici interni in riferimento al contenimento della minaccia comunista. La ricerca esamina, in particolare, l\u2019evoluzione cui le strategie americane in Italia andarono incontro nel corso dell\u2019arco temporale preso in esame, che rappresenta uno dei periodi pi\u00f9 convulsi e oscuri della storia repubblicana, e le modalit\u00e0 con cui il \u201cmodello americano\u201d di lotta al comunismo fu recepito e applicato dalle istituzioni italiane. Lo schema concettuale generale prende le mosse dal contesto e dall\u2019origine delle iniziative statunitensi per la lotta al comunismo nel mondo, nella convinzione che le politiche anticomuniste in Italia seguano sempre le \u201cricette\u201d provenienti dagli Stati Uniti. Vengono poi analizzati gli strumenti messi in campo dagli Stati Uniti contro il comunismo in Italia, sia nell\u2019ambito strettamente politico e diplomatico che dal punto di vista della guerra non ortodossa e delle covert operations. La ricerca si conclude con alcune constatazioni generali che ci fanno ritenere che, sebbene la mente delle politiche contro il comunismo in Italia non vada ricercata negli Usa, nel secondo dopoguerra essi ebbero comunque un ruolo importante nella definizione degli obiettivi e delle linee guida da adottare. Per quanto riguarda invece il ruolo di alcuni apparati di intelligence statunitensi nella strategia della tensione, le responsabilit\u00e0 si spinsero anche oltre arrivando a prevedere un\u2019attivit\u00e0 di favoreggiamento e di sostegno ai fenomeni eversivi dell\u2019Italia degli anni Settanta.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/266056","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"I rapporti tra le varie anime della sinistra italiana e portoghese. \r\nPCI, PCP e sinistre rivoluzionarie (1969-1976)\r\n\r\nThe relations between Italian and Portuguese left.\r\nPCI, PCP and revolutionary lefts (1969-1976)","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"I rapporti tra le varie anime della sinistra italiana e portoghese. \r\nPCI, PCP e sinistre rivoluzionarie (1969-1976)\r\n\r\nIl tema portante del progetto di ricerca \u00e8 composto dallo studio dei rapporti intercorsi tra le composite rappresentazioni della sinistra italiana e portoghese tra il 1969 e il 1976 e in particolare a cavallo della Rivoluzione dei Garofani. Per cercare di colmare lo spazio vuoto lasciato dalla storiografia italiana \u00e8 stato necessario strutturare il lavoro su pi\u00f9 piani, costruendo un quadro metodologico complesso in grado di indagare la sinistra italiana da angolazioni diverse ma convergenti. Si \u00e8 pertanto cercato di dare una risposta alle seguenti domande: c\u2019\u00e8 stato un interesse della societ\u00e0 italiana verso gli sconvolgimenti politici, nazionali e coloniali del Portogallo della met\u00e0 degli anni Settanta? Per quale motivo e in che modo la societ\u00e0 italiana si \u00e8 approssimata al 25 aprile 1974? Era inquadrata nei partiti, nelle associazioni, nei movimenti studenteschi? In che modo \u00e8 stata osservata e compresa la maggiore trasformazione sociopolitica lusitana del Novecento? Cosa ha significato, insegnato, lasciato? Per rispondere a queste domande il lavoro \u00e8 stato strutturato in quattro capitoli.  \r\nIl primo capitolo ricostruisce le relazioni storiche stabilite tra i regimi fascisti italiano e portoghese, atto a destrutturare la categoria di fascismo per meglio comprenderne le fasi della sua caduta e l\u2019aggregante antifascismo delle realt\u00e0 marxiste-leniniste italiane degli anni Settanta. Fin dal primo capitolo \u00e8 stato essenziale tracciare una linea che approccia trasversalmente il progetto, rendendo corposa la ricerca con la disamina di documenti conservati negli archivi di Roma, Lisbona, Genova, Piombino, e beneficiando della memoria orale, come fonte necessaria a ricostruire in modo inedito passaggi altrimenti perduti del significato empirico della Revolu\u00e7\u00e3o dos cravos. Ricercare l\u2019essenza di una componente democratica all\u2019interno delle Forze Armate portoghesi \u2013 che definisco \u00abculturale\u00bb \u2013 ha costituito il passaggio al secondo capitolo, che analizza la costruzione del Portogallo nuovo e il cammino della complessa democratizzazione rivoluzionaria del popolo e del Movimento delle Forze Armate, parte integrante dell\u2019assetto costituzionale libero.  \r\nIl terzo e quarto capitolo rappresentano la novit\u00e0 del lavoro. La costituzione della genesi dei rapporti tra il Partito Comunista Italiano e Portoghese, sono stati analizzati dall\u2019alto dei dialoghi istituzionali. Il panorama di comitati pacifisti, antimilitaristi, anticoloniali creatisi dal secondo dopoguerra hanno fornito il terreno di dialogo, spesso indipendente dalle istituzioni, fra rappresentanze istituzionali e movimenti dal basso, tipici della fine degli anni Sessanta. \r\nConvergenze, divergenze culturali e strutturali, connessioni, scambi e reti relazionali personali tra Italia e Portogallo, sono state cos\u00ec approcciate con una metodologia comparativa e utilizzando la corrente della History from below. Fonti archivistiche nuove, bibliografiche, memorialistiche e interviste inedite ai militanti della sinistra rivoluzionaria e portoghese si completano per dare un quadro complesso, vario, umano dai risvolti politici, sociali, sociologici intensi e per raccontare le trame scaturite da un viaggio turistico-rivoluzionario che si inserisce tra l\u2019ultimo bagliore ideologico di rivoluzione d\u2019Occidente e la deriva violenta della fine degli anni Settanta italiani. \r\nLa ricostruzione della \u201ccellula\u201d dei portoghesi a Genova, snodo essenziale tra il PCI e la segreteria clandestina del PCP, dei portoghesi a Roma collegati con i Movimenti della Pace, le motivazioni e la costituzione dell\u2019Associa\u00e7\u00e3o de Amizade Revolucion\u00e1ria Portugal-It\u00e1lia di Lotta Continua a Lisbona e del turismo rivoluzionario italiano in Portogallo rappresentano, infine, le novit\u00e0 e il fulcro di un ventaglio relaz","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/263233","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"SHERLOCK HOLMES NON ESISTE.\r\nUNA TEORIA ANTI-ESOTISTA DEI PERSONAGGI DI FINZIONE","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Questo lavoro ha per tema l\u2019ontologia e la semantica dei discorsi di finzione. Dopo aver presentato, nell\u2019introduzione, i problemi filosofici sollevati dall\u2019uso di nomi propri finzionali nel linguaggio ordinario, prendo in esame le diverse soluzioni che hanno animato il dibattito contemporaneo. Nella prima parte, mi occupo del blocco inflazionista: i nomi propri di finzione denotano oggetti, ma questi oggetti sono esotici \u2013 non concreti o non attuali o non esistenti. In particolare, il primo capitolo \u00e8 dedicato a un esame critico dei diversi resoconti metafisici di queste entit\u00e0 (artefattualismo, meinonghianismo, possibilismo), il secondo agli argomenti ontologici a favore (o contro) la loro inclusione nell\u2019inventario del mondo. Nella seconda parte, passo in rassegna le principali teorie deflazioniste: i nomi propri di finzione non denotano alcunch\u00e9. Per cominciare, nel terzo capitolo, introduco i due grandi schieramenti teorici nel dibattito sul riferimento singolare (descrittivismo e referenzialismo) e discuto il problema dei nomi privi di denotazione; quindi, nel quarto capitolo, presento tre soluzioni a questo problema (finzionalismo, realismo riduzionista, anti-realismo non finzionalista). Ora, dalla ricognizione condotta fin qui emerge che il limite generale delle alternative teoriche attualmente disponibili \u00e8, per cos\u00ec dire, disgiuntivo: o moltiplicano le categorie di entit\u00e0, assegnando una denotazione (oppure un\u2019intensione) ai nomi finzionali, o non spiegano davvero in cosa consiste il significato di questi nomi. Nella terza parte, propongo dunque una teoria originale che soddisfi il requisito semantico senza complicare l\u2019inventario ontologico. In primo luogo, nel quinto capitolo, suggerisco di estendere ai discorsi ordinari sui personaggi di finzione la strategia meta-linguistica di Sellars per i discorsi ordinari sugli universali. Cos\u00ec facendo, gli enunciati che riguardano (almeno a prima vista) Sherlock Holmes possono essere analizzati come enunciati riguardanti piuttosto delle Sherlock|Holmes-rappresentazioni. Per rendere pi\u00f9 precisa quest\u2019idea sul piano semantico, introduco la nozione di estensione secondaria (sviluppata a partire da alcuni spunti di Goodman): i nomi di finzione, pur essendo privi di denotazione (o estensione primaria), hanno comunque un significato, che consiste in una certa pluralit\u00e0 di rappresentazioni finzionali \u2013 intesa come espressione sensibile di una certa tradizione raffigurativa. Il sesto capitolo \u00e8 dedicato quindi agli aspetti formali della teoria: la sua struttura (logica libera negativa) e il suo linguaggio (operatori finzionali, uno per ogni tradizione raffigurativa, e quantificatori plurali). Infine, nel terzo capitolo, tento di applicare questo armamentario teorico alle tre grandi famiglie di dati problematici: gli enunciati paratestuali, interpretati come ellittici e analizzati mediante gli operatori finzionali; gli enunciati metatestuali, interpretati come metaforici e analizzati mediante la quantificazione plurale; gli esistenziali negativi, per i quali vengono proposte tre analisi alternative, diverse da un punto di vista tecnico ma convergenti sulla stessa conclusione sostanziale \u2013 \u00e8 possibile parlare di (o pensare a) Sherlock Holmes anche se non c\u2019\u00e8 in realt\u00e0 nessuno Sherlock Holmes, perch\u00e9 quel che si fa davvero \u00e8 parlare di (o pensare a) una certa pluralit\u00e0 di Sherlock|Holmes-rappresentazioni.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/266054","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La didattica della cultura cinese nel quadro della costruzione disciplinare dell\u2019insegnamento di lingua e cultura cinese","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"La nostra tesi si iscrive nel dominio della didattica delle lingue straniere e ha per oggetto la costruzione della disciplina scolastica di lingua e cultura cinese e lo sviluppo della didattica della cultura nella scuola secondaria di secondo grado italiana, alla luce dell\u2019analogo percorso di disciplinarizzazione dell\u2019insegnamento della lingua e della cultura cinese compiuto in Francia. Basandosi sulle nozioni di costruzione disciplinare e di trasposizione didattica, essa declina i due assi principali proponendo un\u2019interpretazione della storia della disciplina scolastica in chiave epistemologica e la definizione di strumenti per lo sviluppo della didattica della cultura cinese, in considerazione dello stato di avanzamento nel processo di trasposizione dei saperi e della rappresentazione di distanza che viene facilmente associata alla cultura cinese in Italia. Attraverso l\u2019osservazione dei meccanismi di disciplinarizzazione in ambito francese, la nostra indagine mira innanzitutto a illustrare le condizioni esterne che hanno reso possibile l\u2019istituzionalizzazione dell\u2019insegnamento nel contesto d\u2019istruzione secondaria, e le condizioni interne che determinano la standardizzazione e la stabilizzazione dei saperi da insegnare-insegnabili, come frutto della negoziazione tra fattori derivati dal sistema educativo in cui l\u2019insegnamento si innesta e fattori determinati dalle caratteristiche della lingua e della cultura cinese. In secondo luogo, poggiando sull\u2019analisi comparata di manuali di lingua e di cultura pubblicati in anni recenti in Italia e in Francia, la ricerca si propone di rilevare aspetti della trasposizione didattica per ci\u00f2 che riguarda l\u2019insegnamento della cultura, in termini di selezione e gerarchizzazione degli oggetti del sapere e integrazione tra didattica della lingua e didattica della cultura, individuazione di forme di peculiarizzazione e omologazione culturale come poli opposti nella gestione della distanza culturale, proposizione di rappresentazioni della cultura cinese secondo la forma della descrizione tradizionale o di una descrizione problematizzata.\r\nObiettivo dell\u2019indagine \u00e8 esporre come la disciplina scolastica di lingua e cultura cinese si sia costituita secondo una forma peculiare rispetto alle altre lingue e al contesto francese, e mostrare come esista un divario tra il processo di trasposizione didattica degli oggetti da insegnare-insegnabili relativi alla lingua, che sono ampiamente sviluppati, e il processo corrispondente che riguarda la cultura, rispetto a cui si \u00e8 giunti ad individuare gli oggetti da insegnare, ma si \u00e8 ancora in una fase iniziale di riflessione su come rendere tali oggetti insegnabili. Influisce su questo funzionamento di costruzione la rappresentazione di distanza culturale associata alla cultura cinese, che rende pi\u00f9 complesso il meccanismo di messa in relazione delle componenti della didattica. Nello specifico, questo processo di integrazione delle componenti riguarda i temi culturali, proposti in modo compartimentalizzato, e la didattica della lingua e della cultura, non ancora sufficientemente poste in comunicazione. Esso trova, infine, una corrispondenza sul piano della costruzione della disciplina nel suo complesso, nella misura in cui l\u2019integrazione dei campi di riferimento e di riflessione \u00e8 ancora in corso di definizione.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265870","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Performance Poetry\r\nA Tactile-Kinesthetic Poiesis","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"\u201cPerformance Poetry: A Tactile-Kinesthetic Poiesis\u201d rappresenta un tentativo di analisi intermediale e interdisciplinare della performance poetry. Osservando il rapporto tra performance e poesia, si considera la performance nella sua duplice veste di strumento divulgativo e caratteristica fondante del processo di scrittura, e della creazione poetica. L\u2019elemento performativo permette di superare l\u2019approccio testuale della tradizione occidentale allo studio del testo, intendendolo ora, non pi\u00f9 come opera finita, ma come processo. Questa visione apre ad una concezione della performance poetry come testo etnografico postmoderno, in cui oralit\u00e0, scrittura e performance sono elementi costitutivi del discorso poetico. L\u2019idea di testo come processo che si manifesta in moltiplici modi e forme permette di riconsiderare l\u2019apporto del \u201ccorpo\u201d all\u2019interno del processo poetico. Tale recupero della dimensione corporea nella produzione della poesia come testo etnografico e postmoderno ridefinisce la performance poetry come un sistema aperto, dinamico e polimorfo.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265794","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Analysis of the offer of thematic tourism products: the case of Marche Region as a potential educational destination.","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Il turismo educativo \u00e8 un settore in crescita che include varie sottocategorie. Il turismo culturale, l\u2019ecoturismo, il turismo volontario, il turismo rurale (Ritchie, 2003; Richards, 2011); i programmi di studio all\u2019estero per gli studenti universitari, i programmi di scambio; il turismo linguistico, i programmi di studio per adulti ed anziani (corsi finalizzati all\u2019attribuzione di crediti; per lo sviluppo professionale; seminari pratici ed esperienziali per lo sviluppo di competenze; crociere educative) (Ritchie; 2003; Sie et al., 2016; Nugroho &amp; Soeprihanto, 2016) sono tra queste.\r\nLa Regione Marche \u00e8 particolarmente vocata al turismo rurale ed al turismo culturale, che sono considerati tra le categorie di turismo educativo per le loro componenti esperienziali e di apprendimento, potenzialmente interessanti per i turisti, i quali possono considerarle come loro prima o secondaria motivazione per il viaggio (rispettivamente turisti educativi education first e tourism first) (Ritchie, 2003).  \r\nApprendere attraverso l\u2019esperienza diretta, attraverso una \u201cscoperta significativa\u201d \u00e8 alla base dell\u2019apprendimento esperienziale (Dewey, 1938; Boydell, 1976; Kolb, 1984), che \u00e8 un aspetto particolarmente ricercato dagli studenti internazionali quando studiano all\u2019estero abroad (Chieffo 2007; Lamet &amp; Lamet, 1982; van Hoof, 2006; Chew &amp; Croy, 2011; Lee, 2014; Abubakar et al., 2014; Liang et al., 2015). Turisti culturali, turisti rurali e studenti internazionali che studiano a livello locale possono essere gruppi target potenziali da attrarre nella Regione Marche.\r\nQuesto studio si pone il duplice obiettivo di: \r\n\u2010\tcapire se le aree rurali della Regione Marche hanno il potenziale per diventare una destinazione per il turismo educativo e\r\n\u2010\tdi investigare il ruolo potenziale che l\u2019Universit\u00e0 pu\u00f2 avere nella promozione del turismo educativo in queste aree,\r\nattraverso l\u2019applicazione di metodi qualitativi, quali interviste con domande aperte condotte personalmente dall\u2019autrice.\r\nPer fare ci\u00f2, al fine di comprendere in maniera pi\u00f9 completa il turismo educativo legato alle Universit\u00e0, una revisione della letteratura scientifica sulla relazione tra programmi di studio all\u2019estero universitari e sviluppo sostenibile nelle aree rurali viene presentata nel primo capitolo (Capitolo 1 \u2013 Turismo educativo e sviluppo sostenibile nelle are rurali: il ruolo delle universit\u00e0).\r\nI capitoli successivi presentano alcuni casi di esperienze di turismo educativo nelle Marche, rispettivamente declinati in sottocategorie: l\u2019offerta di turismo linguistico nell\u2019area del maceratese, un progetto di ricerca sul campo organizzato dall\u2019Universit\u00e0 di Macerata in collaborazione con un\u2019associazione di attori locali e un\u2019esperienza di turismo rurale, rappresentata da una sagra locale, considerata dal punto di vista dell\u2019apprendimento e del benessere suscitato.\r\nIl secondo capitolo (Capitolo 2 \u2013 La percezione da parte di rappresentanti di aziende rispetto alla competizione e al livello di profittabilit\u00e0 del settore del turismo educativo nella Regione Marche (Italia): l\u2019analisi di due scuole di lingua e cultura italiana locali basata sulle Cinque Forze di Porter) presenta uno studio sul settore del turismo linguistico nella regione marche basato sulle Cinque Forze di Porter (Porter, 1979; 1980; 2008). \r\nIl terzo capitolo (Capitolo 3 \u2013 La valutazione dei risultati d\u2019apprendimento di eventi di turismo educativo legati al cibo negli studenti universitari: il caso dell\u2019International Student Competition di Femo, Italia) presenta il caso di un progetto di ricerca sul campo, un programma di studio all\u2019estero di breve periodo (Ritchie, 2003), della durata di una settimana, organizzato dall\u2019Universit\u00e0 di Macerata e dal Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea, the \u201cInternational Student Competition on Place Branding and Mediterranean Diet (ISC)\u201d (Cavicchi et al., 2018). L\u2019a","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265541","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Gestione della reputazione e comunicazione della Responsabilit\u00e0 Sociale d\u2019Impresa nel settore del recupero e smaltimento dei rifiuti.\r\nIl caso Orim S.p.A.","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"La reputazione aziendale pu\u00f2 essere definita come la fusione di tutte le aspettative, percezioni ed opinioni su un\u2019organizzazione sviluppate da consumatori, dipendenti, fornitori, investitori e da tutti gli altri interlocutori in relazione alle qualit\u00e0, caratteristiche e comportamenti dell\u2019impresa, basate su esperienze personali, passaparola e osservazione delle azioni passate dell\u2019organizzazione. Essa esprime la sintesi di un vasto insieme di segnali che l\u2019impresa trasmette agli stakeholder (portatori di interessi nei confronti dell\u2019azienda) nel corso del tempo con il suo agire strategico, in modo sia esplicito che implicito. Gli interlocutori dell\u2019impresa recepiscono e interpretano questi segnali, che per loro costituiscono rilevanti fonti di informazione e di valutazione, nonch\u00e9 predittori del comportamento futuro dell\u2019impresa; maturano conseguentemente le proprie aspettative e giungono infine a formulare le proprie decisioni.\r\nLa diversit\u00e0 degli interessi che ruotano attorno a un\u2019impresa, tuttavia, porta di fatto alla formazione di una pluralit\u00e0 di attese e giudizi non sempre convergenti. Sebbene, sia nella pratica sia nella letteratura, il termine venga spesso utilizzato al singolare, alcuni studiosi convengono che la reputazione aziendale sia in realt\u00e0 un costrutto multidimensionale che riflette una pluralit\u00e0 di metri di giudizio dei diversi interlocutori dell\u2019impresa. Applicando criteri in parte divergenti nel valutare le performance aziendali e rifacendosi a fonti informative eterogenee, infatti, diversi tipi di portatori di interessi e contributi possono emettere giudizi diversi sull\u2019azienda, la quale pu\u00f2 arrivare cos\u00ec a godere di una reputazione in parte differente presso pubblici diversi.\r\nNegli ultimi anni, inoltre, con la massiccia diffusione della Rete e dell\u2019utilizzo delle nuove tecnologie, la gestione della reputazione si \u00e8 complicata, visto che deve fare i conti non soltanto con ci\u00f2 che l\u2019impresa determina, ossia azioni e comunicazioni (ci\u00f2 che fa e dice) ma, in modo sempre pi\u00f9 massiccio, con ci\u00f2 che gli \u201caltri\u201d dicono dell\u2019impresa.\r\nPertanto, un costante monitoraggio e un\u2019attenta gestione della propria reputazione, sia online che offline, costituiscono attivit\u00e0 imprescindibili per costruire, mantenere o migliorare i rapporti con i diversi interlocutori sociali e in un tale contesto il ruolo della comunicazione assume una valenza strategica ed operativa fondamentale.\r\nAl centro dei progetti di costruzione della reputazione aziendale, negli ultimi anni, si riscontra un ricorso sempre pi\u00f9 frequente al tema della Corporate Social Responsibility (CSR) ossia quanto un\u2019impresa sia responsabile nei confronti dell\u2019intera societ\u00e0. Assumere comportamenti socialmente responsabili per l\u2019impresa significa monitorare e rispondere alle legittime aspettative economiche, ambientali e sociali di tutti gli stakeholder, ossia di tutti coloro che quotidianamente entrano in relazione con l\u2019impresa ed hanno interesse nel suo successo e sviluppo, guadagnandone in stima, fiducia e reputazione e permettendo cos\u00ec, anche di conseguire un vantaggio competitivo necessario per rimanere sul mercato in un\u2019ottica di lungo periodo.\r\nL\u2019obiettivo del presente lavoro \u00e8 di spiegare quale relazione esista tra reputazione aziendale e Corporate Social Responsibility in un settore \u201ccritico\u201d come quello della gestione dei rifiuti, caratterizzato da un forte legame con il territorio e con le comunit\u00e0 che lo abitano. Attraverso lo studio empirico del caso Orim S.p.A., impresa leader nel settore dello smaltimento e recupero rifiuti industriali, si mette in luce come, spesso, tali aziende affrontino un paradossale problema reputazionale: mentre gli attori specializzati attribuiscono un alto valore a tali attivit\u00e0 aziendali in quanto contribuiscono a portare avanti la transizione verso un modello di economia circolare e a rallentare il processo di degrado ambi","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265537","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Crescere in-formati: la conoscenza del territorio tra senso di appartenenza e cittadinanza mondiale","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Il progetto di ricerca \u201cCrescere in-formati: la conoscenza del territorio tra senso di appartenenza e cittadinanza mondiale\u201d nasce da tre anni di lavoro nell\u2019ambito di un dottorato Eureka, attivato dall\u2019Universit\u00e0 di Macerata, Regione Marche e Cronache Maceratesi Junior. Il dottorato Eureka \u00e8 una forma di ricerca sviluppata con l\u2019obiettivo di rispondere al crescente bisogno delle aziende di sviluppare prodotti (materiali e immateriali) supportati dal metodo scientifico e che vadano quindi a rispondere in modo ottimale ad esigenze \u201cindustriali\u201d con un background accademico di qualit\u00e0. \r\nCronache Maceratesi Junior \u00e8 un quotidiano locale online nato a marzo 2016 con l\u2019obiettivo ambizioso di fornire un\u2019informazione quotidiana rivolta ai bambini e alle bambine della provincia di Macerata. La testata \u00e8 nata con il supporto teorico dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata e in particolare con la consulenza della professoressa Paola Nicolini, che ha curato da subito diversi aspetti dei contenuti e della linea editoriale. Una collaborazione che, nel giro di pochi mesi, \u00e8 sfociata nel progetto di ricerca in questione che ha visto coinvolti quindi la redazione della testata (guidata dalla giornalista Alessandra Pierini, tutor del progetto), la collaboratrice e dottoranda di ricerca Federica Nardi e la docente Paola Nicolini. Il progetto di ricerca \u00e8 stato avviato formalmente il 1 novembre 2016.\r\nIl percorso di ricerca, animato dalla domanda di fondo \u201cQual \u00e8 il modo migliore di realizzare un\u2019informazione quotidiana per l\u2019infanzia?\u201d, ha saputo raccogliere \u2013 come osserveremo \u2013 anche le istanze storiche e di contesto che si sono presentate nel territorio negli ultimi anni. A livello locale in particolare la ricerca ha risposto alla necessit\u00e0 urgente e contingente di approfondire i temi della comunicazione nei processi di resilienza post sisma, data la crisi sismica che ha colpito il territorio a partire dall\u2019agosto del 2016. Uno sguardo globale invece per quanto riguarda l\u2019impegno sul fronte della rappresentazione di genere, che ha visto ugualmente impegnate le ricercatrici nel tentativo di affrontare un tema assai stringente nell\u2019attualit\u00e0 del Paese e del giornalismo: quello del sessismo intrinseco nella lingua italiana. \r\nL\u2019aspetto pi\u00f9 interessante da un punto di vista scientifico \u00e8 l\u2019accostamento nel progetto del mondo dell\u2019informazione all\u2019approccio e ai temi della Psicologia dello sviluppo. Una chiave di lettura innovativa e multidisciplinare che, come vedremo, \u00e8 in grado di fare luce su alcuni aspetti dell\u2019informazione e dell\u2019attivit\u00e0 giornalistica rivolta ai bambini. \r\nLa trattazione prende avvio dalle basi teoriche. Nel primo capitolo metteremo alcuni documenti che informano la deontologia dell\u2019informazione italiana in relazione con il concetto di media education tratto invece dall\u2019Unesco. A questo si allaccia un tema importante per il progetto, quello della resilienza che verr\u00e0 presentata nelle sue articolazioni di resilienza personale e di comunit\u00e0. Verranno poi illustrati i riferimenti all\u2019informazione giornalistica presenti nella letteratura della Psicologia dello sviluppo, prendendo in esame in particolare la Teoria delle intelligenze multiple di Gardner che verr\u00e0 fatta dialogare con altri studi pi\u00f9 recenti che mostrano come l\u2019attivit\u00e0 giornalistica abbia a che fare non solo con l\u2019intelligenza linguistica ma soprattutto con le intelligenze personali. Premessa fondamentale per spiegare lo svolgimento di una parte della ricerca \u00e8 poi l\u2019approccio utilizzato per la rilevazione delle teorie ingenue e sui relativi interventi messi in campo per accompagnare i bambini verso conoscenze scientifiche dell\u2019argomento e delle attivit\u00e0 trattate. Infine sar\u00e0 esposto un documento relativo al sessismo nella lingua italiana, con particolare riferimento all\u2019informazione, che costituisce il punto di partenza per i ragionamenti affrontati sul tema durante il proget","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265529","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"L\u2019educazione alimentare a cinque sensi nei percorsi di sviluppo e apprendimento.\r\nIl progetto Edueat","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Il presente lavoro espone i contenuti di un percorso di ricerca durato tre anni nell\u2019ambito di un dottorato Eureka in Human Science, Curriculum Psychology, Communication and Social Science dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Macerata. Il percorso di ricerca \u00e8 stato svolto attraverso la collaborazione tra il Laboratorio delle Idee di Fabriano (di cui si parler\u00e0 pi\u00f9 avanti), un\u2019azienda specializzata in formazione e progettazione, e la cattedra di Psicologia dell\u2019Educazione della Prof.sa Paola Nicolini del Dipartimento di Scienze della Formazione, dei Beni Culturali e del Turismo della stessa universit\u00e0. \r\nLa ricerca prende le mosse da un progetto gi\u00e0 iniziato nei precedenti tre anni di dottorato Eureka, il progetto Edueat, che ha visto la collaborazione tra le due realt\u00e0 prendere forma in un percorso di educaizone alimentare basato sulla didattica dell\u2019uso dei sensi, le principali teorie della Psicologia dello Sviluppo e gli approcci laboratoriali ed esperienziali alla formazione e alla crescita.\r\nDall\u2019intersezione fra i contenuti teorici e lo stato attuale della ricerca sul campo dell\u2019educazione alimentare \u00e8 nato un percorso educativo a pi\u00f9 livelli, che in questa sede verr\u00e0 definito come un percorso che segue un approccio a tripla e quadrupla elica, connettendo nello stesso obiettivo educativo e formativo i diversi \u201cmondi\u201d che abbracciano l\u2019educazione alimentare: le bambine e i bambini, la famiglia, la scuola e non da meno anche il mondo dell\u2019accoglienza delle famiglie e dei bambini nei pubblici esercizi.\r\nL\u2019obiettivo del presente lavoro \u00e8 stato quello di raccogliere le esperienze qualitative realizzate nel corso dei tre anni di dottorato,  per poter inquadrare le caratteristiche di quella che pu\u00f2 essere definita un\u2019educazione alimentare di qualit\u00e0 e che possa essere rivolta trasversalmente e in maniera flessibile al mondo scolastico ed extrascolastico. \r\nLa trattazione segue un filo espositivo che attraversa una prima parte dedicata alle normative che possono essere riferite all\u2019educazione alimentare a livello scolastico e nazionale\/internazional e la trattazione teorica sugli orientamenti della Psicologia dello Sviluppo connessi con l\u2019argomento dell\u2019educazione alimentare; nella seconda parte viene approfondito il progetto Edueat con le sue caratteristiche e la descrizione dettagliata di alcune applicazioni realizzate in diversi contesti extra scolastici, mentre la terza parte descrive la ricerca applicata nei contesti scolastici suddividendola in una indagine realizzata in 23 mense scolastiche della regione Marche e in una sperimentazione di un anno realizzata in due asili nido e due nidi di infanzia, sempre della regione. \r\nInfine, chiude la trattazione la descrizione di uno specifico corso di formazione realizzato con l\u2019azienda tutor del dottorato in Lombardia, nei centri della ristorazione commerciale, il quale propone delle direzioni applicative della formazione psicologia degli operatori dei pubblici esercizi come punto di partenza per una strutturazione allargata di un progetto di educazione alimentare a pi\u00f9 livelli, dentro e fuori la scuola. \r\nI risultati a cui giunge la tesi non sono certamente di carattere definitivo, ma guardano piuttosto alla possibilit\u00e0 di definire un approccio sistemico all\u2019educazione alimentare, il quale possa includere non solo la sfera scolastica ma anche quella extrascolastica. Il filo conduttore di questo approccio sta nella considerazione dell\u2019alimentazione come un aspetto vitale e trasversale alla crescita e all\u2019apprendimento, delle potenzialit\u00e0 di apprendimento in positivo insite nella sfera ludica e nel gioco applicato al cibo, e nella necessit\u00e0 di definire, prioritariamente, la collaborazione e la coesistenza di responsabilit\u00e0 educativa da parte delle famiglie e della scuola in una visione educativa legata all\u2019alimentazione concepita necessariamente come trasversale e multidimensionale.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265527","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"L\u2019Arte di Comunicare il Museo d\u2019Impresa.\r\nNuove strategie partecipative ed inclusive per il Poltrona Frau Museum","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Abstract - L\u2019Arte di Comunicare il Museo d\u2019Impresa. Nuove strategie\r\npartecipative ed inclusive per il Poltrona Frau Museum._Ilaria\r\nGobbi_Ciclo XXXII_Human Sciences_Psychology, Communication and\r\nSocial Sciences.\r\nIl lavoro di ricerca ha riguardato il fenomeno dei Musei d\u2019impresa, definiti come attori\r\nimprescindibili per comunicare e promuovere i value aziendali, la memoria storica e il capitale\r\ncultura delle aziende Made in Italy (Iannone, 2016; Martino, 2015).\r\nIl museo originato da un brand matrice \u00e8, al contempo, un istituto culturale volto alla divulgazione\r\ndel sapere, della cultura e della creativit\u00e0. Un soggetto di studio che attiene ad ambiti estremamente\r\neterogenei quali la comunicazione, la museologia, la museografia, l\u2019educazione museale, la\r\npedagogia e il marketing, discipline accomunate e connesse da una connotazione affine alla\r\nsociologia della cultura.\r\nLa massima criticit\u00e0 dei musei corporate consiste proprio nel bilanciare la vocazione culturale e\r\nsociale con quella economica, componente quest\u2019ultima insita nella topologia stessa, poich\u00e9 viene\r\ngenerata da un contesto strettamente produttivo ed aziendale. Muovendo da un\u2019accurata rassegna\r\ndella letteratura, sono stati analizzati i riferimenti teorici principali sull\u2019evoluzione del museo di\r\nimpresa, al fine di avviare uno studio specifico su un fenomeno sviluppatosi in assenza linee guida\r\nprogrammatiche.\r\nSecondo le teorie della moderna museum sociology e delle scienze sociali che indagano soggetti di\r\nstudio attinenti al mondo dell\u2019arte e della cultura (Kirchberg, 2015; Knowles &amp; Cole, 2007; Bauer\r\n&amp; Gaskell, 2000), il museo corporate \u00e8 descritto come un soggetto fautore dell\u2019apertura alla\r\npartecipazione dei pubblici; \u00e8 inoltre definito secondo una dimensione propriamente legata alle\r\nstrategie e alle dinamiche aziendali, in quanto strumento privilegiato dello storytelling inquadrato\r\nall\u2019interno del mix-comunicazionale del brand (Iannone, 2016; Martino 2013; Pastore &amp; Vernuccio,\r\n2008; Kotler &amp; Kotler, 1999); \u00e8 ancora delineato come lo strumento di valorizzazione del genius\r\nloci, delle abilit\u00e0 non replicabili altrove, delle tradizioni, delle radici e delle peculiarit\u00e0 culturali\r\n(Luchetti &amp; Tota, 2018; Angeloni, 2013; Montemaggi &amp; Severino, 2007; Amari, 2001); ed, infine, il\r\nmuseo d\u2019impresa \u00e8 visto come promotore del sodalizio tra patrimonio industriale e patrimonio\r\nartistico, unione sancita all\u2019interno del medesimo grazie alle collezioni conservate e alle poetiche\r\nespositive e narrative messe in atto (Dell\u2019Orso, 2009; Marano, Zanigni &amp; Paletta, 2004; Negri,\r\n2003).\r\n\r\nTali descrizioni sono significative per circoscrivere l\u2019interdisciplinarit\u00e0 della materia, essendo\r\nquesta un\u2019entit\u00e0 trasversale che ingloba aspetti molteplici, in continua evoluzione e attenti ai\r\ncambiamenti del contesto sociale, storico e culturale.\r\nAl fine di approfondire maggiormente il tema e non indagare il fenomeno meramente su un piano\r\nteoretico, la fase empirica della ricerca ha riguardato lo studio del museo aziendale di Poltrona\r\nFrau, azienda leader nel settore del design e dell\u2019arredamento di alta gamma. Il Poltrona Frau\r\nMuseum di Tolentino \u00e8 stato il case study privilegiato dell\u2019intero lavoro, individuato per una\r\ncombinazione di fattori, essendo esso giovane custode della storia centenaria del brand che,\r\nnonostante la risonanza internazionale, \u00e8 rimasto fortemente connesso al territorio tolentinate.\r\nL\u2019obiettivo della ricerca \u00e8 dunque quello di individuare nuove dinamiche partecipative ed inclusive\r\nche agevolino il ripensamento di percorsi comunicativi, espositivi, dialogici e relazionali per i\r\nmusei generati da brand aziendali. In particolare, a partire dal caso studio del Poltrona Frau\r\nMuseum, sono state rintracciate delle norme guida volte a facilitare l\u2019aggiornamento delle politiche\r\ne delle poetiche delle istituzioni museali n","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265517","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Stakeholder engagement to set up tourism offer: university-business collaboration in Marche Region","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Questa tesi \u00e8 stata elaborata sulla base delle esigenze territoriali emerse in questi anni di dottorato di ricerca. L\u2019obiettivo principale \u00e8 quello di capire come la Regione Marche pu\u00f2 affrontare lo scenario post-terremoto, utilizzando il turismo enogastronomico come risorsa per la ripresa locale e quale ruolo potrebbe avere l\u2019Universit\u00e0 di Macerata in questo processo di sviluppo. \u00c8 strutturato come una raccolta di tre documenti con tre diversi obiettivi connessi tra loro.\r\nIl primo mira a delineare le caratteristiche della Dieta Mediterranea, a partire dalla sua etimologia, descrivendo il lungo cammino verso il riconoscimento internazionale dell\u2019UNESCO nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell\u2019Umanit\u00e0. Descrive non solo l\u2019aspetto dietetico come stile di vita, ma anche l\u2019aspetto culturale, cercando di capire come la Dieta Mediterranea possa essere una forza trainante per il turismo. Si discutono due esempi italiani di tentativi di promozione di destinazioni basate sul patrimonio culturale immateriale.\r\nIl secondo lavoro analizza il ruolo dell\u2019 enogastronomia nell\u2019espansione del settore turistico nel territorio della Regione Marche (Italia), colpito dai grandi terremoti del 2016 e del 2017. Una delle prime azioni intraprese da privati, comuni, istituzioni e associazioni senza scopo di lucro \u00e8 stata la realizzazione di iniziative di e-commerce per la vendita di prodotti enogastronomici locali a sostegno delle aziende agricole e delle imprese colpite dal sisma. Sono state intervistate cinque aziende di e-commerce per comprendere il livello di coinvolgimento degli attori locali e l\u2019importanza del cibo nella fase di ripresa. Hanno indicato la necessit\u00e0 di ulteriori iniziative simili per promuovere lo sviluppo sostenibile e hanno proposto di coinvolgere il settore turistico in una collaborazione con produttori e venditori di prodotti enogastronomici, per offrire ai consumatori e ai turisti un\u2019esperienza pi\u00f9 completa e tipica delle Marche. Infine, a loro avviso, gli sforzi delle comunit\u00e0 locali devono essere sostenuti dalla cooperazione della Regione e del governo nazionale.\r\nL\u2019ultimo approfondisce il ruolo che l\u2019universit\u00e0 pu\u00f2 svolgere nel processo di collaborazione con gli attori locali. In primo luogo, una breve rassegna della letteratura evidenzia l\u2019importanza della cooperazione universit\u00e0-imprese per lo sviluppo della conoscenza e la generazione di innovazione e il ruolo delle universit\u00e0 nelle aree rurali. In secondo luogo, descrive la posizione dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata, analizzando il caso di studio del progetto europeo FOODBIZ. In terzo luogo, \u00e8 stato sviluppato un focus group di Entrepreneurial Discovery Process per immaginare il tipo di forma fisica che la collaborazione tra il mondo accademico e il mondo delle imprese potrebbe assumere.\r\nCon questi tre lavori la tesi ha cercato di dimostrare come il coinvolgimento degli stakeholders, a livello locale, sia importante per lo sviluppo territoriale, in particolare nel caso di situazioni post-disastro. Le interviste hanno dimostrato che durante la fase di ricostruzione \u00e8 importante avere una strategia a lungo termine e il coordinamento della sfera pubblica per raggiungere il successo, perch\u00e9 le capacit\u00e0 manageriali e la professionalit\u00e0 sono fondamentali e la comunit\u00e0 non pu\u00f2 fare tutto da\r\nsola. La mancanza di una strategia di lungo periodo, nel caso della Regione Marche, ha portato alla chiusura di alcune aziende di e-commerce che, focalizzate solo sulla vendita di prodotti enogastronomici, non hanno pensato di rinnovare l\u2019offerta di vendita per continuare a mantenere viva l\u2019attenzione. I prodotti enogastronomici sono stati considerati un\u2019attrazione per molti luoghi e destinazioni ma, come dimostra il primo studio presentato, intorno alla vendita di prodotti enogastronomici, \u00e8 necessario \u201cvendere un territorio\u201d, descrivendone le peculiarit\u00e0, proponendo un\u2019offerta u","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265482","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"IL CONTRARIO DI UN PROCESSO VISUO-SPAZIALE RAPPRESENTATO.\r\nI REQUISITI DELLA CONTARIET\u00c0: DALLA PERCEZIONE AL RAGIONAMENTO RELAZIONALE.","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Esistono numerosi studi nell\u2019ambito delle scienze cognitive che mostrano che i contrari costituiscono una relazione fondamentale nella percezione dello spazio e nella percezione motoria (ad es., Bianchi et al., 2017, 2014), nel linguaggio (ad es., Jones et al., 2012; Paradis, 2013) ed in diversi processi di ragionamento (ad es., Augustinova, 2008; Bianchi et al., 2019; Gale &amp; Ball, 2012; Rothenberg, 2001, Dumas, 2016). Un test grafico del ragionamento relazionale (TORR) \u00e8 stato sviluppato (Alexander et al., 2012) al fine di misurare la capacit\u00e0 di ragionare per contrari. Gli studi sulla percezione hanno mostrato che sia la produzione spontanea che il riconoscimento di una figura contraria richiedono il mantenimento della sua identit\u00e0 globale mentre inverte la sua direzione (ad esempio, Bianchi &amp; Savardi, 2008). Abbiamo testato se questi criteri sono stati osservati nella produzione spontanea dei nostri partecipanti di un processo grafico opposto ad uno dato. Quaranta studenti universitari sono stati assegnati in modo casuale a due condizioni sperimentali. Nella prima, \u00e8 stato chiesto loro di disegnare uno o pi\u00f9 processi contrari (max. 3) per ciascuno dei cinque processi grafici dati e successivamente di descrivere sia quelli dati che quelli prodotti. Nell'altra condizione, i partecipanti sono stati invitati a descrivere prima il processo target e, solo poi, a disegnare i suoi contrari ed, infine, a descrivere i processi disegnati. In entrambe le condizioni, i materiali erano una selezione di cinque stimoli della sezione antitesi del TORR. I nostri risultati evidenziano relazioni tra le caratteristiche spaziali di un processo grafico contrario ad uno dato, prodotto spontaneamente da un soggetto adulto non esperto ed i criteri per la percezione della contrariet\u00e0 in figure bidimensionali semplici, da un lato, ed i criteri delle risposte corrette della sezione antitesi del TORR, dall'altro.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265480","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"STATO, INDUSTRIA E CREDITO NELLA RIFLESSIONE GIURIDICA NEGLI ANNI DELLA \u00abGRANDE DEPRESSIONE\u00bb.\r\nUN\u2019IPOTESI DI CONFRONTO TRA ITALIA E STATI UNITI D\u2019AMERICA (1929-1939)","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Attraverso la ricostruzione delle risposte giuridiche alla \u00abgrande depressione\u00bb nei diversi contesti italiano e statunitense, questo lavoro aspira a individuare l\u2019emersione di problemi giuridici tendenzialmente globali e l\u2019affermazione di un discorso giuridico volto in entrambi i Paesi a ripensare le dinamiche tradizionali economico-giuridiche e in particolare di relazione tra il potere statuale e la libert\u00e0 economica individuale. A partire dagli anni Trenta, infatti, il regime fascista inaugur\u00f2 una serie di interventi volti a ordinare l\u2019economia italiana e permettere, oltre al superamento della depressione economica, il compiersi degli obiettivi politici del regime stesso. La creazione di peculiari enti pubblici economici incaricati di risolvere la confusione del credito e del controllo dei settori produttivi pi\u00f9 rilevanti (IMI, IRI), l\u2019emanazione di una legislazione sulla produzione industriale potenzialmente molto invasiva da parte dei pubblici poteri e, infine, una riforma complessiva del sistema bancario e creditizio, rappresentarono per la scienza giuridica italiana occasioni di forte ripensamento di istituti e categorie tradizionali, la cui crisi era cominciata ad emergere gi\u00e0 in precedenza a seguito del primo conflitto mondiale. Allo stesso modo il crollo di Wall Street e la conseguente emergenza economica avevano fatto sorgere negli Stati Uniti un\u2019identica esigenza di ripensamento dei rapporti tra pubblici poteri e iniziativa economica privata: attraverso il riferimento all\u2019eccezionalit\u00e0 della stagione deflattiva in corso, si ambiva infatti ad affermare un definitivo abbandono delle teorie economiche ma anche costituzionali del laissez-faire, in favore di nuove e diverse concezioni delle relazioni e non pi\u00f9 separazioni tra pubblico e privato. In particolare, durante gli anni del New Deal, la creazione di administrative agencies deputate a dare ordine e indirizzo sia al settore industriale e produttivo (\u00e8 il caso della NRA), che a quello finanziario e creditizio (come la RFC, e la SEC), posero fortemente in discussione i tradizionali limiti e bilanciamenti della Costituzione americana, e offrirono lo stimolo per l\u2019elaborazione di un ampio ventaglio di soluzioni teoriche tutte potenzialmente concorrenti alla trasformazione economico-costituzionale del Paese. In tal senso, a unificare non solo astrattamente le due esperienze indagate del fascismo italiano e del New Deal americano contribu\u00ec la centralit\u00e0 assunta nel dibattito teorico-giuridico dal corporativismo, che fin\u00ec per rappresentare un peculiare vettore di unificazione delle riflessioni giuridiche ed economiche di larga parte del mondo occidentale nel corso degli anni Trenta. Il corporativismo, infatti, si dimostr\u00f2 un passe-partout ideologico capace di prestarsi a molteplici declinazioni, realizzate e realizzabili, con conseguenze molto diverse tra loro ma tutte egualmente accomunate da un\u2019identica esigenza di trovare una soluzione che, all\u2019interno dello Stato, mettesse ordine tra gli interessi plurali emergenti dalla societ\u00e0: un\u2019emersione, quella del sociale, non pi\u00f9 semplicisticamente risolvibile attraverso i noti schemi teorici liberali e attraverso (o almeno non solo) le tradizionali dinamiche parlamentari. Il corporativismo appare cos\u00ec, un \u201claboratorio\u201d teorico di ripensamento di categorie e strumenti giuridici che contribu\u00ec al definitivo compimento di quel passaggio al Novecento post-moderno nel tentativo di mettere in disparte l\u2019importante e \u201cingombrante\u201d passato-presente rappresentato dalla modernit\u00e0 liberale. In conclusione, possiamo riconoscere negli anni Trenta e negli interventi normativi e teorici sulla regolazione dell\u2019economia ivi emergenti, un momento di svolta per la formazione \u2013 o la modificazione \u2013 delle carte costituzionali del secondo Novecento, chiamate adesso ad includere al proprio interno una disciplina dell\u2019economico di natura diversa e a te","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265456","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"INNOVATION AND PLANT VARIETY PROTECTION IN THE EUROPEAN UNION: THE CASE OF CEREAL VARIETIES.\r\nAN EMPIRICAL LEGAL STUDY","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Lo scopo della presente ricerca \u00e8 quello di comprendere se e, nel caso, come la la privativa comunitaria per ritrovati vegetali sta promuovendo l\u2019innovazione tra le variet\u00e0 cerealicole nell\u2019industria dell\u2019Unione Europea. La ricerca mira ad analizzare il quadro normativo del contesto scelto, in combinazione con l\u2019utilizzo di dati empirici. Il presente studio ha avuto origine da una ricerca sia accademica che applicata, quest\u2019ultima condotta all\u2019interno di una piccola-media impresa italiana che si occupa di ricerca e commercializzazione di sementi per l\u2019agricoltura, in particolar modo cereali. La sinergia dello studio accademico e applicato ha significativamente influenzato la scelta della metodologia empirico-legale per la presente ricerca.\r\nL\u2019innovazione rappresenta lo Zeitgeist della societ\u00e0 contemporanea e ha il ruolo di rispondere alle sfide del terzo millennio. In questo contesto, la sicurezza alimentare sar\u00e0 certamente una delle pi\u00f9 grandi sfide globali da affrontare nei prossimi anni, a causa del previsto aumento della popolazione mondiale e del conseguente aumento della domanda di cibo. L\u2019agricoltura deve dunque essere in grado di incrementare e migliorare la sua produttivit\u00e0, come pure di affrontare il cambiamento climatico e l\u2019efficiente gestione delle risorse. \r\nAlla luce di ci\u00f2, il miglioramento genetico pu\u00f2 certamente giocare un ruolo cruciale. Lo sviluppo di nuove variet\u00e0 vegetali permette di migliorare la produttivit\u00e0, di ottenere una migliore resistenza a patogeni e malattie, di diminuire la pressione delle attivit\u00e0 agricole sull\u2019ambiente circostante, di migliorare l\u2019apporto nutritivo degli alimenti, e di facilitare l\u2019adattamento della pianta agli stress ambientali. Il miglioramento genetico non \u00e8 rilevante solo per la sicurezza alimentare ma altres\u00ec per la sostenibilit\u00e0 delle attivit\u00e0 agricole poich\u00e9 permette un minore impiego di prodotti chimici e un uso efficiente delle risorse naturali. Inoltre, la creazione di nuove variet\u00e0 vegetali permette di ridurre la vulnerabilit\u00e0 genetica delle piante poich\u00e9 ne aumenta la diversit\u00e0 genetica. \r\nIn questo contesto, promuovere le attivit\u00e0 di miglioramento genetico nel settore cerealicolo ha un ruolo fondamentale nell\u2019Unione Europea. Prima di tutto perch\u00e9 la produzione agricola mondiale \u00e8 costituita per larga parte da cereali, i quali rappresentano la base dell\u2019alimentazione umana. Inoltre, l\u2019Unione Europea \u00e8 leader mondiale nella produzione cerealicola, in particolar modo di grano tenero. Oltretutto, la FAO afferma che i cereali sono oggetto di un\u2019allarmante erosione genetica: almeno trenta paesi hanno riportato episodi di erosione genetica avente ad oggetto variet\u00e0 di cereali. \r\nTuttavia, il miglioramento genetico richiede molto tempo e un grande dispendio di risorse economiche, naturali e umane per essere condotto in maniera efficiente. Questa \u00e8 la ragione per cui sono stati promossi sistemi di protezione delle nuove variet\u00e0 vegetali attraverso il conferimento di uno specifico diritto di propriet\u00e0 intellettuale al costitutore della nuova variet\u00e0 vegetale, al fine di ricompensare l\u2019inventore per l\u2019investimento fatto e, di conseguenza, stimolare ulteriore innovazione tra le variet\u00e0 vegetali.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265446","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"LA PROTEZIONE FUNZIONALE NEL DIRITTO DELLE NAZIONI UNITE","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Con il celebre parere sulle riparazioni del 1949, la Corte internazionale di giustizia tratteggi\u00f2 l\u2019istituto della protezione funzionale per dare una risposta al preoccupante fenomeno dei danni ai funzionari di organizzazioni internazionali, facendo delle Nazioni Unite l\u2019attore principale di un meccanismo del tutto nuovo. Il parere, tuttavia, lasciava aperte alcune questioni giuridiche che la dottrina seguente avrebbe trattato solo in modo marginale e che questo studio cerca di approfondire nel primo capitolo: la qualificazione del beneficiario della protezione, il rapporto tra la protezione funzionale e la protezione diplomatica, la natura giuridica dell\u2019istituto e le sue peculiarit\u00e0 operative. Il secondo capitolo esamina, da un lato, le condizioni necessarie affinch\u00e9 un\u2019organizzazione internazionale possa intervenire in protezione di un proprio funzionario e, dall\u2019altro, gli obblighi gravanti sui tre soggetti chiamati a rispettare, a diverso titolo, gli standard di trattamento nei confronti dei funzionari: lo Stato ospitante sul cui territorio si svolge la missione, l\u2019organizzazione di appartenenza del funzionario e il suo Stato di cittadinanza. Il terzo capitolo ha posto l\u2019attenzione sulla controversa figura del Segretario generale delle Nazioni Unite quale soggetto formalmente investito di rendere operativa la protezione funzionale salvo, all\u2019atto pratico, limitarsi ad interventi poco incisivi. La ricerca analizza, quindi, le potenzialit\u00e0 del Segretario alla luce degli strumenti progressivamente elaborati dalle Nazioni Unite e, al contempo, mette in luce gli ostacoli che ancora oggi sviliscono il funzionamento dell\u2019istituto. Sotto questo aspetto, l\u2019esame del caso Akay offre interessanti spunti di riflessione.\r\nNel silenzio della dottrina e nella irreperibilit\u00e0 della prassi, la relazione tra il duty of care e la protezione funzionale consente a quest\u2019ultima di trovare una collocazione giuridica plausibile nel panorama della tutela dei funzionari ad opera delle organizzazioni internazionali.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265422","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"THE THIRD MISSION OF UNIVERSITY AND THE DEVELOPMENT OF THE TERRITORY:\r\nCOLLABORATIVE APPROACHES TO FOSTER INNOVATION AND THE IMPACT OF EUROPEAN PROJECTS","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Lo sviluppo dell\u2019economia della conoscenza, insieme alla globalizzazione e alla crisi finanziaria e ambientale, hanno contribuito notevolmente a ridisegnare e ampliare il ruolo dell\u2019universit\u00e0. Le dinamiche della produzione della conoscenza stanno mutando, cos\u00ec come i modi in cui la societ\u00e0 manifesta le proprie aspettative, esigenze e valori. In tale contesto, il mondo accademico si trova ad un crocevia rispetto alla valorizzazione dell\u2019insegnamento, della ricerca e della terza missione (TM). Infatti, oltre alle tradizionali missioni accademiche di didattica e ricerca, una crescente pressione ha recentemente spinto l\u2019universit\u00e0 ad intraprendere anche la TM che, in modo piuttosto ambiguo, \u00e8 stata etichettata come \u201ccontributo alla societ\u00e0\u201d. Le universit\u00e0 impegnate in attivit\u00e0 di TM possono contribuire allo sviluppo economico, sociale e culturale delle regioni in cui operano, trasferendo conoscenze, saperi e tecnologie ai settori industriali e alla societ\u00e0. Allo stesso tempo, il mondo accademico \u00e8 chiamato a dimostrare l\u2019impiego efficiente delle risorse di natura pubblica e privata che riceve. \r\nLa TM \u00e8 un fenomeno vasto, multidisciplinare, complesso e in costante evoluzione. Essa presenta numerosi aspetti critici e pi\u00f9 necessita di innovazione nell\u2019organizzazione delle universit\u00e0. Molteplici studi si sono principalmente concentrati sulle tradizionali missioni dell\u2019insegnamento e della ricerca, oppure hanno offerto una prospettiva riduttiva della TM che non sembra supportarne efficacemente l\u2019implementazione. \r\nAlla luce di ci\u00f2, il lavoro di tesi si pone due obiettivi. In primo luogo, la tesi contribuisce ad approfondire il ruolo della TM dell\u2019universit\u00e0 nello sviluppo del territorio, identificando le potenzialit\u00e0, i limiti e le sfide che caratterizzano i temi ricorrenti della TM. Inoltre, la ricerca intende individuare le lacune nella letteratura sulla TM, suggerendo una selezione di misure che potrebbero supportarne l\u2019attuazione concreta. A tal fine, il Capitolo I della tesi presenta una revisione sistematica della letteratura sulla TM dell\u2019universit\u00e0.\r\nIn secondo luogo, la tesi fornisce un contributo basato su evidenze empiriche, analizzando la TM e gli approcci collaborativi esistenti e possibili tra universit\u00e0, industria, governo e societ\u00e0. In particolare vengono considerati alcuni approcci collaborativi che potrebbero favorire l\u2019innovazione e l\u2019impatto dei risultati della ricerca provenienti dai progetti europei. A tale scopo, i Capitoli II, III, IV e V analizzano i modelli della Tripla e della Quadrupla Elica per l\u2019innovazione in specifici settori industriali e contesti, a livello europeo, internazionale e locale.\r\nQuesta tesi \u00e8 stata sviluppata nell\u2019ambito del dottorato di ricerca industriale Eureka, finanziato dalla Regione Marche e da Eurocentro S.r.l., una piccola azienda che si occupa di progettazione europea, e con il supporto dell\u2019Ufficio per la Valorizzazione della Ricerca - ILO (Industrial Liaison Office) e Placement dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265406","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"WINE AND SUSTAINABILITY: THE MULTIFACETED ROLE OF CERTIFICATIONS","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Lo scopo di questa ricerca applicata \u00e8 quello di indagare l\u2019opinione degli imprenditori vitivinicoli in merito alla collaborazione con l'universit\u00e0, orientata all\u2019innovazione sostenibile, oltre a comprendere se e in quale misura le certificazioni sostenibili influenzino la percezione edonica di un vino da parte di consumatori esperti.\r\nCome viene esposto nel primo capitolo, l\u2019esigenza di attuare pratiche sostenibili, sia dal punto di vista ambientale, che da quello economico e sociale, \u00e8 stata incentivata dalla pubblicazione, nel 1972, di Blueprint to Survive da parte di The Ecologist. Nello stesso anno, la commissione Brundtland introduceva il concetto di sviluppo sostenibile, che mira a soddisfare i bisogni del presente, senza compromettere la possibilit\u00e0 alle generazioni future di soddisfare i propri. Nel contesto europeo sono state adottate diverse misure per la sua diffusione, come l\u2019adesione dell\u2019Unione Europea all\u2019Agenda 2030 e ai suoi diciassette Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, per eliminare la povert\u00e0 garantendo l'uguaglianza tra tutti gli Stati membri: essa ribadisce l\u2019importanza delle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile - economica, sociale e ambientale - e diffonde valori quali il perseguimento della pace e della giustizia. Nel settore agroalimentare, l\u2019Unione Europea ha sviluppato politiche specifiche per incoraggiare lo sviluppo sostenibile, come la Politica Agricola Comunitaria (PAC) e Horizon 2020, le quali, insieme ad altri programmi, forniscono fondi per attivit\u00e0 di ricerca innovative, promuovendo la crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro. \r\nNel secondo capitolo, si approfondiscono le potenzialit\u00e0 del rapporto universit\u00e0\/piccole-medie imprese vitivinicole, per promuovere l\u2019innovazione orientata alla sostenibilit\u00e0. Secondo Silvestre e \u0162\u00eerc\u0103 (2019), l'innovazione \u00e8 considerata un fattore chiave che contribuisce alla sostenibilit\u00e0. Per facilitare tale processo, la collaborazione tra gli stakeholders del territorio \u00e8 ritenuta fondamentale; per favorire lo sviluppo di tecnologie eco-efficienti, pu\u00f2 essere rilevante coinvolgere attori che non fanno parte dell\u2019attivit\u00e0 produttiva, ad esempio le universit\u00e0 (Chen, 2008; Noci and Verganti, 1999). Nel settore vitivinicolo, troviamo diversi esempi dei benefici derivanti da questa relazione, come il caso di studio di Giuliani e Bell (2005), in cui vengono sottolineati gli aspetti positivi del cluster tra stakeholders. Nell\u2019ambito del progetto The Wine Lab, sono state condotte interviste semi-strutturate con le aziende vinicole, per comprendere le loro difficolt\u00e0 e verificare se, da parte loro, vi sia o meno una propensione a creare le basi per questo rapporto, al fine di promuovere innovazione e sostenibilit\u00e0 nelle loro attivit\u00e0. Per l'analisi dei dati \u00e8 stato utilizzato il metodo della Grounded Theory. Una volta raccolti e trascritti i dati delle interviste, sono state realizzate delle categorie attraverso il line-by-line \r\ncoding (Glaser e Strauss, 1967; Charmaz, 2006). In termini di difficolt\u00e0, \u00e8 emerso che uno dei problemi principali \u00e8 la burocrazia, seguita dalla gestione sostenibile (che si traduce in mancanza di personale e fondi, posizione della cantina e clima avverso), dal marketing e dalla promozione sul mercato nazionale e internazionale, dalla mancanza di interazione tra imprese e stakeholders sul territorio e dalla necessit\u00e0 di innovazione. Secondo la maggior parte degli intervistati, \u00e8 necessario incoraggiare la collaborazione tra cantine e stakeholders, in quanto pu\u00f2 facilitare lo scambio di conoscenze e implementare pratiche innovative e sostenibili. Gli studenti sono stati percepiti come gli elementi chiave per la costruzione di questa rete.\r\nL\u2019ultimo capitolo di questo elaborato, infine, approfondisce il punto di vista del consumatore esperto, andando ad indagare quanto le certificazioni sostenibili presenti in etichetta influenzi","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265398","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"The labour market analysis through a Computable General Equilibrium model","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"A partire dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201990, i sistemi economici sono stati investiti da cambiamenti profondi dovuti alla crescente globalizzazione, all\u2019introduzione pervasiva dell\u2019innovazione digitale e alla progressiva automazione. Questi fattori hanno impattato sulla composizione della domanda per skill. A fronte di una diminuzione della domanda di lavoro per i lavoratori low-skilled (LS) con conseguenti minori salari, la domanda di lavoro per i lavoratori high-skilled (HS) \u00e8 aumentata, compensando il contemporaneo incremento dell\u2019offerta di lavoro con il conseguente aumento dei salari.\r\nLe evidenze empiriche sembrano confermare la relazione di complementariet\u00e0 tra la domanda di lavoro HS e quella del capitale, a fronte della sostituibilit\u00e0 tra la domanda di lavoro LS e ed il capitale. Tuttavia queste stime sono il risultato di analisi in serie storiche, che consentono, in particolare, di ottenere il valore delle elasticit\u00e0 di sostituzione. Peraltro, le metodologie econometriche sono state anche usate da alcuni autori per analizzare l\u2019efficacia di alcune politiche capaci di ridurre l\u2019impatto negativo sull\u2019occupazione, come i sussidi all\u2019occupazione per i lavoratori LS. A quest\u2019ultimo riguardo, sono state usate sia metodologie Difference-in-Difference, sia sperimentali.\r\nLe analisi di cui sopra sono caratterizzate dal fatto di non catturare gli effetti di Equilibrio Economico Generale, in quanto le equazioni sono stimate solo in forma ridotta. Una stima completa e comprensiva dell\u2019interazione tra prezzi e quantit\u00e0 richiede la conoscenza delle profonde relazioni intercorrenti tra le attivit\u00e0, i beni ed i settori istituzionali. Questo giustifica l\u2019adozione dei modelli di Computable General Equilibrium (CGE) per studiare le determinanti della disoccupazione LS e gli effetti delle possibili soluzioni a livello settoriale. Nella tesi si utilizzano il modello statico MAC18 e quello dinamico MAC18_DYN, entrambi sviluppati dal Dipartimento di Economia e Diritto dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata nel 2011. Questi modelli sono stati convenientemente modificati, in modo da ottenere il dettaglio necessario per la scomposizione del fattore lavoro e delle famiglie.\r\nInoltre, nella tesi \u00e8 stato anche usato il modello CGE statico integrato con un modello di microsimulazione che riproduce il funzionamento del sistema italiano di Tax and Benefit per le famiglie vigente nel periodo 2013-2014. In questo modo, nel modello gli individui e le coppie decidono l\u2019offerta di lavoro in termini di ore per anno e la domanda di consumo come risultato della massimizzazione della funzione di utilit\u00e0 sotto i vincoli del reddito disponibile e dei meccanismi di razionamento dovuti alle imperfezioni del mercato del lavoro. Questo consente, in parte, di superare il problema della stretta esogeneit\u00e0 della dotazione di lavoro, caratteristica della versione base del modello CGE statico. Il modello settoriale interagisce con quello di microsimulazione attraverso un approccio Top-Down\/Bottom-Up con uno shock macro che si ripercuote a livello micro e viceversa.\r\nIl database settoriale di riferimento \u00e8 rappresentato dalla Social Accounting Matrix (SAM) dell\u2019economia italiana per gli anni 2013 e 2014. La nostra SAM include una descrizione molto dettagliata del flusso circolare del reddito: i) si distinguono 24 categorie di lavoro distinte per genere (2 modalit\u00e0: maschio\/femmina), professione (3 livelli: HS\/MS\/LS), istruzione formale (3 livelli: HS\/MS\/LS) e competenze informali (2 livelli: \u2018usare il computer\u2019\/\u2019non usare il computer\u2019); ii) le famiglie sono classificate in 6 gruppi secondo gli scaglioni dell\u2019imposta personale sui redditi IRPEF. Per ogni categoria di lavoro si identifica una specifica domanda ed una specifica offerta e l\u2019equilibrio si definisce per uno specifico livello di disoccupazione involontaria e di salari.\r\nLa SAM \u00e8 stata costruita usando la Matrice di Contab","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265388","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Development of third molar and Third molar index: I3M\r\nGlobal observations","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Uno dei contributi principali dell\u2019odontologia forense \u00e8 riguardo alla stima della maggior et\u00e0. In molti stati l\u2019et\u00e0 piena di responsabilit\u00e0 criminale \u00e8 definita al 18simo anno di et\u00e0. Il terzo molare sembra un indicatore di questa fascia di et\u00e0 particolarmente accurato anche perch\u00e9 poco influenzato da fattori come la nutrizione la dieta e fattori socio economici. Partendo da questi presupposti l\u2019AgEstimation project ha sviluppato un metodo quantitativo per definire se un soggetto sia maggiorenne o meno misurando I3M index, ottenuto dal rapporto fra la misura degli apici del terzo molare e la sua lunghezza. Il metodo \u00e8 stato testato, con successo, su campioni provenienti da diversi paesi. Lo scopo di questa tesi \u00e8 di dare una risposta ad una domanda importante. Sebbene siano stati fatti test su molte popolazioni, quanto si applicabile su popolazioni nuove ed inoltre se ci sia una valenza .","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/265386","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Orientare verso nuovi profili professionali","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Lo studio prodotto nel corso della ricerca ha trattato il tema dell\u2019alternanza e dell\u2019orientamento nelle scuole secondarie di secondo livello, legge 107\/2015 e successive modifiche, e come la centralit\u00e0 del ruolo della scuola sia fondamentale nella formazione degli studenti come futuri cittadini, consapevoli, di un mondo che \u00e8 in una fase di grandi trasformazioni. Orientare i giovani verso le nuove frontiere professionali rendendoli il pi\u00f9 possibile consapevoli del come prepararsi al meglio per affrontare le future sfide globali \u00e8 il filo conduttore su cui la ricerca ha lavorato.\r\n\tLa sfida \u00e8 globale ma anche locale: globale, in quanto si gioca, ormai da tempo, fuori dai propri confini nazionali, ci troviamo agli inizi di una rivoluzione industriale senza precedenti che pu\u00f2 offrire opportunit\u00e0 incredibili per il futuro professionale dei nostri giovani nei pi\u00f9 diversi ambiti professionali; locale, perch\u00e9 \u00e8 necessario ripensare un nuovo modello di organizzazione sociale, sostenibile e solidale, in grado di costruire nel proprio territorio un network di persone, enti, istituzioni e stakeholder capaci di produrre e condividere una visione di futuro. \r\n\tLa gestione di questo cambiamento richieder\u00e0 un nuovo modello di educazione, completo di programmi mirati per insegnare ai lavoratori nuove competenze. Rispetto alle precedenti grandi trasformazioni le nuove tecnologie stanno cambiando la dimensione culturale dell\u2019uomo ma anche del lavoro; pertanto, i giovani potranno assicurarsi le precondizioni per l\u2019ingresso nel mondo lavorativo solo se, a scuola, nel corso della loro frequenza ai vari cicli di studio, avranno la possibilit\u00e0 di acquisire conoscenze e competenze spendibili nel futuro mercato del lavoro. In questo senso la Ricerca ha cercato di interpretare al meglio le finalit\u00e0 con cui nasce \u201cLa Buona Scuola\u201d, in particolare rispetto ai Percorsi per le Competenze Trasversali e per l\u2019orientamento, proponendo un percorso strutturato di alternanza scuola-lavoro, guidato dalla scuola, che possa produrre risultati interessanti sul fronte dell\u2019apprendimento e della costruzione di conoscenze e competenze. Il processo ha lavorato sul potenziamento delle soft skills, in particolare sulla comunicazione e sulla capacit\u00e0 relazionale, sulla cittadinanza attiva attraverso la promozione e la valorizzazione del territorio, sulla costruzione di una visione futura rispetto ad un mercato del lavoro in continuo mutamento e sull\u2019orientamento finalizzato ad un progetto di prospettiva personalizzato. \r\n\tAttraverso questo tipo di progettualit\u00e0, riteniamo di aver raggiunto l\u2019obiettivo della nostra sperimentazione: favorire l\u2019apprendimento situazionale e promuovere l\u2019autoriflessione, intesa come ricerca della dimensione del S\u00e9.  In questa prospettiva, gli studenti hanno partecipato ad un ciclo di esperienze significative, integrate in un percorso co-progettato da scuola-studente-stakeholder e supportato da un network sociale, che ha consentito a tutti loro di essere al centro della propria esperienza educativa. Su questo presupposto si \u00e8 lavorato per integrare i ragazzi coinvolti nella sperimentazione non solo nel territorio in cui ha sede la loro scuola ma li si \u00e8 coinvolti, in attivit\u00e0 organizzate presso contesti situati sia nella zona centrale di Torino che nella periferia sud della citt\u00e0, dove ha sede l\u2019istituto professionale presso il quale le studentesse del liceo di scienze umane hanno svolto una parte delle loro attivit\u00e0. Mettere al \u201cCentro\u201d due realt\u00e0 scolastiche delle due periferie storiche pi\u00f9 importanti della citt\u00e0, Barriera di Milano e Mirafiori sud, ha consentito allo studio di approfondire aspetti che riguardano le nuove generazioni di studenti e alcune delle problematiche che incontrano frequentando la scuola di oggi; dai focus group e dai momenti di rielaborazione dei contenuti prodotti dalle attivit\u00e0 \u00e8 emersa la necessit\u00e0  di approcciarsi a","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/264869","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"IL LINGUAGGIO COME AZIONE\r\nBasi di un confronto tra Bodily Cognition e Didattica","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"La ricerca intende porre le basi di un dialogo tra Nuove Scienze Cognitive (la cosiddetta Embodied Cognition o EC) e Didattica, dialogo che, anche alla luce dell\u2019attuale tumultuoso sviluppo delle neuroscienze, prevedibilmente assumer\u00e0 sempre pi\u00f9 un ruolo di primo piano nella ridefinizione dei confini delle Scienze dell\u2019Educazione. Per la centralit\u00e0 che il linguaggio verbale riveste nelle pratiche didattiche della nostra scuola, da un punto di vista teorico ci si \u00e8 concentrati su quelle ricerche condotte in ambito embodied che mettono in evidenza il radicamento del linguaggio nel corpo agente ed in particolare sulla tesi del linguaggio come azione, ovvero la tesi di fondo di una specifica teoria embodied del linguaggio, la teoria socio-corporea. Il nostro obiettivo \u00e8 stato quello di focalizzare l\u2019attenzione di ricercatori ed insegnanti sul ruolo che il corpo agente riveste anche in quei processi di insegnamento-apprendimento che, essendo mediati principalmente dal linguaggio, sembrano non implicarlo. Su questa consapevolezza \u00e8 stata sviluppata la ricerca sperimentale presentata nell\u2019ultimo capitolo. La ricerca si pone in continuit\u00e0 con una sperimentazione gi\u00e0 avviata all\u2019interno del gruppo di ricerca coordinato dal mio Tutor sul tema del coinvolgimento del corpo agente nei processi di insegnamento-apprendimento e nasce dall\u2019idea di monitorare il consumo energetico di un docente impegnato in attivit\u00e0 didattiche caratterizzate dall\u2019uso prevalente della parola. Lo strumento utilizzato \u00e8 l\u2019Armband SenseWear, un multisensore che, indossato a fascia sul tricipite del braccio dominante, permette un campionamento continuo di alcune variabili fisiologiche tra cui il dispendio energetico. La raccolta e classificazione dei dati si articola in due fasi, distinte sul piano cronologico e metodologico ma parallele sul piano logico. Durante la lezione il docente indossa l\u2019Armband SenseWear e viene videoregistrato. I dati sul suo consumo energetico vengono successivamente confrontati con le azioni del docente in quelle fasi della lezione caratterizzate dall\u2019uso prevalente della parola. L\u2019obiettivo della sperimentazione \u00e8 quello di indagare se esiste una relazione tra queste ultime e le variazioni dei dati sul consumo energetico del suo corpo.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/264860","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"TRA MEMORIA DELLA SCUOLA E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO STORICO-EDUCATIVO\r\nIl caso del Museo della Scuola \u201cPaolo e Ornella Ricca\u201d dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Macerata","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"I concetti di patrimonio culturale e di comunit\u00e0 di eredit\u00e0 introdotti dalla Convezione di Faro hanno avviato un dibattito internazionale sulla dimensione collettiva del patrimonio e prodotto una pluralit\u00e0 di politiche culturali. Una categoria recente di patrimonio culturale \u00e8 costituita dai beni culturali scolastici  che sono custoditi nei musei del patrimonio storico-educativo e su cui la comunit\u00e0 internazionale degli storici dell\u2019educazione appunta la propria attenzione, considerandoli preziosi giacimenti di fonti materiali, necessari all\u2019indagine storico-educativa.  L\u2019obiettivo di questa ricerca \u00e8 quello di indagare le dinamiche sottese al processo di patrimonializzazione e valorizzazione del patrimonio storico-educativo conservato presso il Museo della Scuola \u201cPaolo e Ornella Ricca\u201d dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Macerata, inquadrandolo in una visione europea della cultura.\r\nA questo proposito, lo studio affronta due questioni iniziali. La prima riguarda la discussa definizione di patrimonio storico-educativo, che risolve inquadrandola nella pi\u00f9 vasta visione europea di patrimonio culturale, elaborata dalla Convezione di Faro. La seconda questione indaga alcuni aspetti della comunit\u00e0 di cittadini e studiosi attivi attorno al Museo della Scuola e individua i tratti per cui essa pu\u00f2 essere considerata una \u201ccomunit\u00e0 patrimoniale\u201d. In seguito, la ricerca definisce i principi fondativi che orientano le strategie di lungo termine del Museo della Scuola nell\u2019ambito delle politiche culturali europee dell\u2019accessibilit\u00e0, dello sviluppo sociale e dell\u2019inclusione. Per ognuna di esse la tesi di ricerca presenta i casi paradigmatici di due musei di arte contemporanea e le relative sperimentazioni condotte dal Museo della Scuola \r\nLe sperimentazioni del Museo della Scuola nella direzione delle politiche dell\u2019accessibilit\u00e0 si rivolgono alle persone non vedenti, ipovedenti e  alle persone con disturbi dello spettro autistico. Al fine di rendere accessibile il patrimonio museale, esse utilizzano un approccio che traduce  le immagini tridimensionali degli spazi museali in parole,  secondo i criteri del linguaggio dell\u2019inclusione.Nel secondo ambito delle politiche sociali, il Museo della Scuola mette in atto due azioni che affrontano le problematiche dell\u2019immigrazione e del bullismo nella scuola. Al fine di rendere la visita al museo un\u2019\u00abesperienza educativa significativa\u00bb e il museo stesso come un possibile agente di cambiamento, in queste seprimentazioni sono adottati,  come materiali di insegnamento gli oggetti del patrimonio storico-educativo e le emozioni dei visitatori, e come strategie didattiche il learning by doing e il learning by thinking, secondo i principi della filosofia dell\u2019educazione di Dewey. Infine, il Museo intraprende due percorsi di politica inclusiva nell\u2019ambito dei programmi di alternanza scuola-lavoro e di tirocinio universitario. Essi si incentrano sulla memoria e il valore emozionale degli oggetti della cultura materiale storico-educativa e come strumento per la mediazione del patrimonio e risorsa per la cittadinanza utilizzano la tecnica della narrazione biografica.\r\nDal patrimonio storico-educativo materiale, la ricerca approda infine alla valorizzazione delle risorse culturali immateriali, il cui studio occupa il secondo e terzo capitolo della tesi. Attraversando  il concetto di coscienza storica  e le metodologie dell\u2019 \u00abHistorical Thinking\u00bb,\u00abHistorical Imagination\u00bb e \u00abHistorical Empathy\u00bb in base alle quali i  musei oggi progettano e costruiscono i propri processi di mediazione culturale, la ricerca individua la categoria di mediatori degli spiriti-testimoni e svolge  un\u2019ampia attivit\u00e0 di ricognizione di casi di musei italiani ed europei che si collocano all\u2019avanguardia nella valorizzazione del proprio patrimonio culturale di tipo immateriale.\r\nSu queste basi, il terzo ed ultimo capitolo della tesi presenta due ca","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/264855","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Graduate employability in rural economies","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"L'occupabilit\u00e0 pu\u00f2 essere analizzata a tre livelli, che comprendono le componenti principali della vita di un individuo: (1) livello macro, che \u00e8 il livello di sistema strutturale legato alle politiche e a come i sistemi educativi sono coordinati all'interno del quadro nazionale e internazionale; (2) livello meso, che riferisce a come l'occupabilit\u00e0 e l\u2019occupazione siano mediate da processi delle istituzioni, in questo caso universit\u00e0 e imprese; e (3) il livello micro, costruito a livello personale, che comprende la relazione tra dinamiche soggettive, biografiche e psico-sociali, aspetti culturali e contesti individuali. \r\nQuesto lavoro si \u00e8 focalizzato sul meso e micro livello, analizzando le esigenze di occupabilit\u00e0 dei laureati provenienti da universit\u00e0 situate in contesti rurali, al fine di individuare elementi distintivi che possano orientare le universit\u00e0 nell'elaborazione delle loro strategie di occupabilit\u00e0 in relazione ai mercati del lavoro locali, che sono il pi\u00f9 delle volte i mercati di destinazione dei laureati. \r\nIl lavoro sul campo ha compreso un caso di studio multiplo in tre universit\u00e0 europee, questionari agli studenti e interviste a laureati in Beni Culturali e Turismo dell'Universit\u00e0 di Macerata (Italia).\r\nI risultati evidenziano come le transizioni tra universit\u00e0 e mondo del lavoro nelle economie rurali siano caratterizzate da elementi distintivi e individuano i principali aspetti che le universit\u00e0 dovrebbero considerare per favorire l\u2019occupabilit\u00e0 dei laureati.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/264853","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"TESTIMONIANZE SULLA SCUOLA NEL TERRITORIO MARCHIGIANO IN ET\u00c0 CONTEMPORANEA.\r\nL\u2019archivio delle fonti orali come patrimonio storico e come strumento per la didattica della storia nella scuola primaria","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"La presente ricerca intende dimostrare le ampie potenzialit\u00e0 euristiche delle fonti orali nell\u2019ambito storico-educativo attraverso la raccolta e l\u2019analisi di un significativo campione di testimonianze di ex-maestri e maestre e di ex-alunni ed alunne sulla storia della scuola nel territorio marchigiano in et\u00e0 contemporanea. Seppur l\u2019utilizzo delle fonti orali sia oggi ampiamente accettata dalla storiografia educativa, i pochi studi intrapresi nello specifico ambito della storia dell\u2019educazione sull\u2019uso di tali risorse dimostrano che si tratta di un territorio ancora largamente inesplorato.\r\nSono state intervistate 52 persone che hanno frequentato le scuole elementari, quindi ex-alunni e alunne ed ex- maestri e maestre, sottoponendo ad esse un questionario per indagare sulle reali pratiche didattiche ed educative svolte all\u2019interno dell\u2019aula scolastica, ma anche sulla cultura materiale della scuola e sui costumi educativi in atto, principalmente tra gli anni Trenta e Settanta del Novecento.\r\nNel primo capitolo di questo lavoro, dopo aver presentato una rassegna delle pi\u00f9 recenti tendenze storiografiche in ambito storico-educativo e degli studi pi\u00f9 recenti e accreditati dedicati alla metodologia di raccolta e di analisi delle fonti orali in Italia, tenendo conto delle numerose problematiche metodologiche insite nella raccolta delle fonti orali, sono state illustrate le prime ricerche italiane avviate in questi anni, le quali hanno rappresentato un imprescindibile punto di riferimento in questa indagine.\r\nIl secondo capitolo \u00e8 dedicato ai risultati della raccolta delle testimonianze, con particolare attenzione alla metodologia di lavoro e alle principali tematiche emerse dalle interviste, le quali hanno evidenziato l\u2019importanza delle fonti orali nella ricerca storico-educativa per conoscere costumi educativi e pratiche didattiche e disciplinari in uso nelle aule scolastiche. Sono state estrapolate dalle interviste le dichiarazioni pi\u00f9 significative e sono state analizzate, riservando maggiore considerazione a quegli aspetti della vita scolastica che emergono principalmente attraverso una testimonianza orale, restituendo un quadro assai meno monolitico della scuola elementare marchigiana studiata da un punto di vista eminentemente storico-istituzionale.\r\nInfine, nel terzo capitolo, oltre alla presentazione di alcune iniziative di public history in occasione delle quali sono stati illustrati i primi risultati della ricerca e che hanno permesso di avviare un costruttivo confronto con la societ\u00e0, \u00e8 stata spiegata la fase di ideazione, progettazione e realizzazione\r\ndi un laboratorio rivolto alle scuole primarie sul tema delle fonti orali, in collaborazione con la commissione didattica del Museo della scuola \u00abPaolo e Ornella Ricca\u00bb dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata. Si tratta di un laboratorio che non solo ha dimostrato in che modo il patrimonio immateriale della scuola possa diventare uno strumento per la didattica della storia nella scuola, ma ha permesso agli studenti e alle studentesse di acquisire una serie di competenze trasversali in ambito multimediale e giornalistico. La presente ricerca ha quindi inteso dimostrare che le fonti orali rappresentano un\u2019importante risorsa per affrontare le nuove sfide euristiche della storiografia educativa. Attraverso le vive voci dei protagonisti della scuola del passato \u00e8 infatti possibile tentare di indagare quale fosse la \u00abscuola reale\u00bb dietro quella \u00ablegale\u00bb studiata attraverso la manualistica, la stampa pedagogica e la legislazione e ricostruire una nuova storia della didattica e delle reali pratiche educative svolte in classe.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/264822","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il Moniage Guillaume lungo. Edizione Critica. Modelli narrativi, modelli di cultura\r\nLe Moniage Guillaume long. \u00c9dition critique. Mod\u00e8les narratifs, mod\u00e8les de culture","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"La tesi vuole fornire uno sguardo multiprospettico al Moniage Guillaume lungo, canzone di gesta composta presumibilmente entro il XII secolo e trasmessa da sette codici (A1 = Paris, BnF, fran\u00e7ais 774; A3 = Paris, BnF, fran\u00e7ais 368; A4 = Milano, Bibl. Trivulziana 1025; B1 = London, British Library, Royal 20 D XI; B2 = Paris, BnF, fran\u00e7ais 24370; C = Boulogne-sur-Mer, Bibl. Municipale 192; E = Bern, Burgerbibliothek, 296).\r\nIl mio lavoro \u00e8 composto da tre sezioni: studio filologico; edizione critica, appendice e glossario; studio dei modelli narrativi e dei \u2018modelli cultura\u2019 rifratti nelle due branches principali del poema (Moniage \u2018proprement dit\u2019 e branche d\u2019Ysor\u00e9).\r\nLa prima sezione \u00e8 articolata in tre capitoli:\r\nNel primo sono discussi i problemi connessi al rapporto fra Moniage lungo e Moniage breve; la discussione muove dalla critica dell\u2019uso della denominazione \u2018redazione\u2019 per le due opere, approfondendo poi la portata teorica di una questione che sembrerebbe solo nominalistica. Segue perci\u00f2 una descrizione dei manoscritti relatori del MGl e la presentazione della recensio, a cui consegue la proposta di uno stemma codicum diverso rispetto a quello proposto da Wilhelm Cloetta negi studi che accompagnano la prima edizione moderna dell\u2019opera. Uno studio della versificazione del poema chiude il capitolo.\r\nIl secondo capitolo introduce l\u2019edizione critica. Si prende avvio dalla discussione delle due precedenti edizioni (Cloetta 1906-1911 e Andrieux-Reix 2004), entrambe a mio avviso metodologicamente superate, per concentrarsi sui principi dell\u2019edizione che propongo: dopo qualche annotazione di carattere epistemologico e metodologico, conseguentemente alle quali si propone la ricostruzione del \u2018subarchetipo-adattamento\u2019 A, sono esposti i principi di trascrizione, e la presentazione dell\u2019apparato critico. L\u2019apparato vorrebbe essere un elemento fortemente innovativo: estremamente complesso ma di agevole lettura, \u00e8 organizzato su tre fasce. Nella prima di esse sono sottolineati gli interventi correttori operati su A4 (manuscrit de r\u00e9f\u00e9rence), evidenziati a testo con il corsivo; la seconda \u00e8 ripartita in un campo sinistro e uno destro: il primo riporta la varia lectio di tutto il testimoniale, il secondo riporta le macrovarianti (versi presenti negli altri subarchetipi e che A non possiede, omissioni degli altri subarchetipi, inversioni, ecc.); i due campi sono in dialogo al punto da volersi corrispondere anche visivamente: a una minore compattezza della tradizione, che porter\u00e0\r\nall\u2019infittirsi del campo destro, conseguir\u00e0 una maggiore fluidit\u00e0 del campo sinsitro; dove invece la macrovarianza sar\u00e0 limitata, il campo sinistro si costituir\u00e0 in maniera pi\u00f9 coesa. Al campo destro \u00e8 inoltre collegato un sistema di richiami a testo, cos\u00ec da orientare il lettore gi\u00e0 dal primo colpo d\u2019occhio e favorire una sorta di \u2018triangolazione\u2019 fra testo, campo destro e campo sinistro. Chiude il capitolo l\u2019esposizione della ratio degli interventi ricostruttivi.\r\nIl terzo capitolo consiste in uno studio del ms. Trivulziano 1025(A4) ed \u00e8 composto da un paragrafo codicologico\/paleografico (descrizione, analisi della scrittura, storia antica del codice), uno storico-artistico (sulle illustrazioni del manoscritto) e uno linguistico, in cui si analizzano alcune caratteristiche linguistiche del relatore A4, in un ovvio confronto con il resto della tradizione e in ottica diasistemica.\r\nLa seconda sezione della tesi consta dell\u2019edizione critica (6887 versi), accompagnata da un\u2019appendice e da un breve glossario.\r\nLa terza sezione consiste nello studio dei modelli narrativi della prima e dell\u2019ultima branche del poema (le due sole sicuramente \u2018originarie\u2019), svolto partendo da premesse morfologiche: si \u00e8 certificata l\u2019aderenza dei r\u00e9cits al meta-intreccio enucleato da Propp nella Morfologia della fiaba, usandone lo schema per orientare l\u2019analisi. Ogni qual volta si \u00e8 p","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/264807","web":"","lingue":"Francese (Altre), Italiano"},{"titolo":"IL PEGNO NON POSSESSORIO","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"Mediante la previsione di cui all\u2019art. 2740 c.c., secondo la quale il debitore risponde delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri, il legislatore ha perseguito l'intenzione di rafforzare la sicurezza dei traffici economici imponendo agli operatori di assumere responsabilmente ogni vincolo giuridico, sollecitando l\u2019adempimento mediante la previsione di una responsabilit\u00e0 patrimoniale generale. Ci\u00f2 stante i privati, avvertendo l'esigenza di tutelarsi pi\u00f9 efficacemente distinguendo la propria posizione da quella degli altri creditori chirografari, frequentemente optano per il ricorso a forme di garanzia che rendono l\u2019inadempimento antieconomico per il debitore s\u00ec da indurlo ad onorare l\u2019obbligazione assunta, dotando al contempo il creditore di uno strumento che gli consente di soddisfarsi agevolmente in caso di mancata restituzione del credito. Tali strumenti sono contemplati dalla legge che tipicizza numerose forme di garanzia nell'alveo delle quali \u00e8 possibile tracciare una summa divisio tra personali e reali a seconda della natura della garanzia offerta. A differenza delle garanzie personali, per le quali i privati sono liberi di predisporre schemi negoziali atipici, le seconde, incidendo sui diritti reali, costituiscono un numerus clausus tradizionalmente ritenuto insuscettibile di estensione. Ci\u00f2 nonostante, la prassi ha progressivamente portato alla nascita di nuove forme di garanzie mobiliari frutto dell\u2019incontro fra il \u201ctipo\u201d codicistico e le esigenze del mercato e dei privati, nate per ovviare alla rigidit\u00e0 del codice e riconosciute grazie all'opera di dottrina e giurisprudenza che, chiamate a pi\u00f9 riprese ad esprimersi sulla loro meritevolezza, ne hanno appurato la validit\u00e0 giuridica. Cos\u00ec il contratto reale di pegno, derivato dal pignus datum romanistico introdotto nell\u2019et\u00e0 preclassica e ancor prima dalla pi\u00f9 gravosa fiducia cum creditore, \u00e8 stato declinato in numerose variazioni rispetto al modello di cui all'art. 2784 c.c. quali il pegno rotativo, il pegno omnibus, il  pegno irregolare, il pegno di cosa futura, il pegno di cosa indivisa ed il pegno di titoli di credito (estensione della forma tipica del pegno di crediti). Il pegno rotativo, nato nella prassi bancaria, si compone del tipico contratto di pegno al quale accede il c.d. patto di \u201crotativit\u00e0\u201d con cui si concorda di attribuire all'Istituto la possibilit\u00e0 di mutare la res vincolata, sostituendola di volta in volta con i titoli di credito, le obbligazioni o gli strumenti finanziari di cui il cliente debitore diviene titolare durante il rapporto di credito, mentre la prestazione garantita resta sempre la medesima. La fattispecie, da taluni considerata a formazione progressiva, \u00e8 stata foriera di molte discussioni in ordine alla sua legittimit\u00e0. Il pegno rotativo, infatti, \u00e8 dotato di una peculiare forza espansiva laddove consente di costituire una garanzia su una res diversa da quella oggetto dell\u2019accordo iniziale senza che il debitore presti volta per volta il consenso al vincolo dei beni che entrano successivamente nella disponibilit\u00e0 della banca. Si tratta dunque di una garanzia che ha natura reale soltanto nel momento genetico del contratto in cui si attua la traditio del titolo di credito e che diviene di natura obbligatorio nella successiva fase in cui i beni di nuova disponibilit\u00e0 vengono surrogati a quello inizialmente consegnato. Ad ogni modo, ad oggi la giurisprudenza ne riconosce la legittimit\u00e0 tenuto conto che l\u2019interesse del creditore non \u00e8 al bene nella sua specificit\u00e0 bens\u00ec al suo valore economico. Il bene sostituito deve essere oggettivamente di pari valore a quello vincolato in origine, non soltanto per poter presumere il consenso del debitore alla rotazione, ma soprattutto per evitare che il pegno rotativo rappresenti uno strumento idoneo a depauperare, fraudolentemente o non, la garanzia dei creditori. Nel pegno omnibus, invece, la res non muta, ma ci\u00f2 che muta \u00e8 il rappor","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/264435","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Iuliani Toletani Episcopi\r\nars grammatica\r\nedidit et emendavit","anno":"2020","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"La tesi affronta la nuova edizione critica dell\u2019ars Iuliani Toletani episcopi, una grammatica scolastica organizzata e strutturata sul modello donatiano dell\u2019ars maior e minor, arricchita dall\u2019irrinunciabile contributo speculativo isidoriano, soprattutto nella sezione dedicata ai vizi ed alle virt\u00f9 della parola. L\u2019ars in questione \u00e8 stata gi\u00e0 pubblicata nel 1973 dall\u2019editrice spagnola Maestre Yenes, la quale, per\u00f2, si \u00e8 basata per la sua constitutio textus su sei codici, a fronte dei dodici emersi durante le ricerche del dottorando. Solo due manoscritti (Pal. Lat. 1746 e Bernensis 207) consegnano l\u2019ars per intero, mentre i restanti ne contengono solo excerpta, anche abbastanza corposi. La novit\u00e0 dell\u2019agile grammatica spagnola riposa sul fatto che in essa si fondono in maniera osmotica e senza soluzione di continuit\u00e0 la cultura pagana, vivificata dalla citazione frequente di Virgilio, Ovidio, Lucano e Giovenale, e la nuova cultura cristiana che si manifesta proprio con gli autori con cui il grammatico aveva pi\u00f9 dimestichezza come Eugenio di Toledo, Corippo, Draconzio e Prudenzio. Un secondo elemento di novit\u00e0 consta nella fusione tra il tradizionale ruolo dell\u2019insegnamento assolto dalla grammatica e l\u2019esigenza di garantire ai neofiti una corretta interpretazione del messaggio divino, attraverso l\u2019esegesi delle Sacre Scritture.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/263539","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il Diversity Management a Scuola","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"Lo scopo di questa ricerca \u00e8 verificare se le scuole per accogliere la crescente domanda di diversit\u00e0 possono utilizzare approcci al Diversity Management.\r\n\r\nQuesta ricerca intitolata \u201c Il Diversity Management a scuola\u201d prende in esame tre scuole di tre paesi della Comunit\u00e0 Europea con l\u2019intento di rispondere alla domanda di ricerca: \u00abCi sono elementi riconoscibili di DM nelle scuole studiate?\u00bb\r\n\r\nFigure esperte dell\u2019inclusione della diversit\u00e0 nelle scuole hanno aiutato ad identificare scuole d\u2019eccellenza per la loro gestione della diversit\u00e0 in Irlanda in Italia e a Malta.\r\n\r\nPer svolgere questo lavoro \u00e8 stato scelto un approccio qualitativo. La raccolta dei dati ha privilegiato l\u2019intervista semi-strutturata (video-registrata) e osservazioni condotte da tre ricercatori-osservatori originari dei tre paesi, che hanno partecipato attivamente durante l\u2019intero processo di raccolta e analisi dei dati.\r\n\r\nI dati raccolti sono stati fedelmente trascritti e un\u2019analisi tematica \u00e8 stata condotta durante vari focus group. L\u2019analisi dei dati che segue la Grounded Theory ha seguito un approccio induttivo bottom-up. Dagli estratti delle interviste sono state codificate delle parole chiave che hanno permesso di identificare dei sotto-temi racchiusi in quattro temi principali: percezione, pro-azione e strategie, applicazione e competenze.\r\n\r\nLa percezione risulta essere un tema importante nella gestione delle diversit\u00e0 di queste scuole, perch\u00e9 si tratta di un processo di costruzione e attribuzione di significato. La diversit\u00e0 \u00e8 stata riconosciuta come un costrutto sociale da cui possono sorgere stereotipi o individualit\u00e0. Perci\u00f2 l\u2019ethos della scuola sembra essere fondamentale nella gestione della diversit\u00e0. Essa \u00e8 percepita come una sfida, ma viene vista anche come un arricchimento per l\u2019individuo e per l\u2019intero sistema scolastico. La Diversit\u00e0 spesso genera paura dell\u2019ignoto, ciononostante gli intervistati riconoscono che non pu\u00f2 essere percepita come un\u2019eccezione poich\u00e9 \u00e8 la norma.\r\n\r\nQuesta nuova percezione o prospettiva porta gli stakeholders a reagire in modo pro-attivo rispetto alla gestione della diversit\u00e0. Nelle scuole studiate le strategie pro-attive sono impiegate per generare pi\u00f9 consapevolezza e conoscenza, favoriscono cos\u00ec il contatto diretto e la partecipazione attiva. Inoltre, tali attivit\u00e0 danno pi\u00f9 risultati se sono piacevoli, se si crea un gioco di squadra e se vanno ad evidenziare la diversit\u00e0 anzich\u00e9 nasconderla nello sfondo (aggiungere anzich\u00e9 ridurre).\r\n\r\nUn altro tema emergente \u00e8 l\u2019applicazione della gestione della diversit\u00e0. Le strategie sono applicate a vari livelli (individuo, gruppo, comunit\u00e0), utilizzano modalit\u00e0 curricolari, extracurricolari e speciali e per la loro realizzazione richiedono una tempistica progettuale pianificata a medio e lungo termine.\r\nDalla raccolta dei dati sembra chiaro che la gestione delle diversit\u00e0 necessiti di competenze che emergono da capacit\u00e0 acquisite tramite esperienze o dalla formazione, che sembra essere fondamentale per un\u2019efficace gestione.\r\nIn conclusione questa ricerca rivela che le scuole studiate utilizzano aspetti del Diversity Management. I risultati emersi da questo studio qualitativo sono orientati a far emergere nuove idee e raccomandazioni possibili per aiutare a formulare best practices nella gestione della diversit\u00e0, da applicare nei contesti scolastici sempre pi\u00f9 colorati dalla diversit\u00e0.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282528","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Unit\u00e0 e frammentazione della nullit\u00e0: legittimazione, interesse e rilevabilit\u00e0 d'ufficio","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"La ricerca si incentra sull'attuale inquadramento sistematico della categoria della nullit\u00e0 e della relativa azione, anche con riferimento alla legittimazione e l'interesse ad agire, nonch\u00e9 alla rilevabilit\u00e0 d'ufficio della nullit\u00e0. Il dibattito sulla nullit\u00e0 del contratto ha sub\u00ecto negli ultimi anni un deciso sviluppo in ragione dell'evoluzione, di matrice legislativa e giurisprudenziale, che ha interessato l'istituto, tanto che si \u00e8 arrivati a ipotizzare il superamento della tradizionale categoria della nullit\u00e0, affermandosi l'avvenuta frammentazione e destrutturazione della stessa in tante diverse fattispecie di nullit\u00e0, ognuna con un proprio regime giuridico. Tale rilievo muove dall'assunto secondo cui la disciplina delle \u201cnuove\u201d nullit\u00e0 \u2013 emergenti sia dalle norme, soprattutto di derivazione europea, sia dalla ricostruzione giurisprudenziale \u2013 comporterebbe il dissolvimento di quello che da sempre viene considerato lo statuto generale della nullit\u00e0. Si pensi, ad esempio, alla nullit\u00e0 c.d. derivata, che confligge con l'idea che l'atto debba essere invalido in s\u00e9; alla nullit\u00e0 sopravvenuta, che, parimenti, sembra porsi in contrasto con l'idea che il contratto nasca ab origine nullo. Si pensi, ancora, alle nullit\u00e0 di protezione, che, ponendosi a presidio di un interesse individuale, sembrano incompatibili con l'idea che la nullit\u00e0 tutela interessi generali. Si pensi, infine, a quei \u201ctipi\u201d di nullit\u00e0 di recente emersione giurisprudenziale, quali le nullit\u00e0 selettive e le nullit\u00e0 atipiche sanabili, entrambe disallineate dal canone tradizionale, stando al quale la nullit\u00e0 \u00e8 la pi\u00f9 grave forma d'invalidit\u00e0, posta a tutela di interessi generali indisponibili, e come tale insanabile e imprescrittibile. Data questa situazione a livello di teoria generale, il lavoro di ricerca esamina i riflessi sull'azione di nullit\u00e0, ponendosi, dunque, nella prospettiva rimediale, dando cio\u00e8 rilievo alle correlazioni tra diritto e processo; angolo visuale necessario per l'effettiva comprensione dell'atteggiarsi della nullit\u00e0 nel nostro ordinamento. Nel lavoro di tesi ci si chiede, dunque, se possa ancora parlarsi della nullit\u00e0 come di una categoria unitaria o se sia pi\u00f9 corretto ritenere che le \u201cgemmazioni\u201d della nullit\u00e0 abbiano frantumato l'istituto, tanto da scinderlo in autonome figure, ciascuna con diversificato regime, nonch\u00e9 quali siano i riflessi sul piano della tutela giurisdizionale con particolare riguardo alla legittimazione all'azione e alla rilevabilit\u00e0 d'ufficio di tale patologia negoziale. L'indagine muove dall'analisi dell'evoluzione dell'istituto all'interno della pi\u00f9 generale categoria dell'invalidit\u00e0, procedendo dal diritto romano ai codici del 1865 e del 1942, nonch\u00e9 all'attuale impianto normativo. Una volta tracciati i confini della categoria della nullit\u00e0, distinguendola, da un lato, dall\u2019inesistenza e, dall\u2019altro, dall\u2019annullabilit\u00e0 si esaminano le diverse ricostruzioni dogmatiche della nullit\u00e0 e se ne individuano le caratteristiche per procedere alla successiva verifica della loro sussistenza in tutte le \u201cforme\u201d di nullit\u00e0, anche esaminando la giurisprudenza pi\u00f9 recente in materia. Esaminate le \u201cforme\u201d di nullit\u00e0, il lavoro di tesi, seguendo l'approccio rimediale, si \u00e8 soffermato sull'azione di nullit\u00e0, sulla legittimazione e l'interesse ad agire, nonch\u00e9 sulla rilevabilit\u00e0 d'ufficio della nullit\u00e0 stessa. In particolare, l'indagine sulla possibilit\u00e0 per il giudice di rilevare d'ufficio la nullit\u00e0 \u2013 compresa quella di protezione \u2013, questione che involge anche quelle dell'oggetto del giudizio dell'azione di nullit\u00e0 e dei limiti del giudicato, \u00e8, infatti, di primaria importanza per stabilire se la nullit\u00e0 mantiene tutt'ora la sua funzione di tutela di interessi generali e una configurazione unitaria. Il lavoro di ricerca si sofferma, dunque, sull'azione di nullit\u00e0, esaminando anche le problematiche legate all\u2019individuazione dell\u2019","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/257562","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"L'antica Via Lauretana: itinerario \u00abs\u00ec corporale, come spirituale\u00bb da Roma a Loreto.\r\nParte prima: il percorso laziale\r\nParte seconda: il percorso umbro\r\nParte terza: il percorso marchigiano","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"Valicati dunque gli Appennini Umbro-marchigiani presso Colfiorito, la Via Lauretana scendeva lungo la Val di Chienti, attraversando Serravalle, Pontelatrave \u2013 ulteriore punto di raccordo con gli itinerari della transumanza \u2013 e Valcimarra. Fino a Tolentino la conformazione orografica del suolo non permetteva alla strada significative divagazioni rispetto al corso del fiume . A Belforte del Chienti la Via Lauretana \u00e8 gi\u00e0 menzionata nel sesto libro degli Statuti Comunali, definitivamente approvati nel 1536, annoverata fra le strade regali . Il tracciato giungeva infatti dal territorio di Borgiano e tramite la Corta di Borgo San Giovanni saliva alla Porta di Triturano, a sud. Da qui un breve raccordo, disteso sotto le mura prospicienti il fiume dalla parte orientale, lo riconnetteva alla chiesa di San Sebastiano , eretta dalla Comunit\u00e0 nel 1479, cui era annesso l'ospedale dei poveri . Tramite una piaggia la strada scendeva al Borgo Santa Maria, dove sorge la parrocchiale di San Pietro, gi\u00e0 monastero silvestrino istituito al termine del XIII secolo, ed hospitium; dopo di che la via, riaccostandosi al fiume, volgeva a Tolentino . Fin da allora quanti non intendevano salire al castello potevano percorre la via che dal Borgo di San Giovanni, correndo parallela alla riva sinistra del Chienti, portava al Borgo di Santa Maria, lungo il tracciato di Via dell'Arme . Il toponimo deriva dal fatto che qui, per contenere la rupe franata con il terremoto del 1741, il Papa Lambertini ordin\u00f2 che si costruisse un robusto muraglione, eretto tre anni dopo, con una lunghezza di circa 66 m, e sul manufatto fece collocare una lapide commemorativa riportante il suo stemma. La direzione dei lavori fu affidata al cardinale Domenico Riviera, prefetto della Congregazione del Buon Governo, e la strada venne cs\u00ec preservata dalla rovina . In quest\u2019area, alle pendici del colle su cui \u00e8 arroccato il castello, devono essersi verosimilmente verificati quei ripetuti episodi di dissesto idro-geologico di cui si ha memoria e che, causati dal fiume, producevano frane e smottamenti. Fu per salvaguardare la sede stradale che, sul finire del Seicento, la Comunit\u00e0 di Belforte devi\u00f2 il Chienti nel terreno di un tale di nome Nicola Pallucchino; ed ancora, nell\u2019ambito dei lavori di manutenzione della strada voluti da Clemente XI ed eseguiti nel 1706 e nel 1708 sulla base dello studio prodotto da Sebastiano Cipriani, architetto della Reverenda Camera Apostolica, esso venne dirottato in una strada preesistente ben pi\u00f9 lontana . A Macerata, che fu sede del Legato Pontificio, nell'ambito della ristrutturazione della Flaminia Lauretana promossa da Gregorio XIII venne riedificata la Porta di San Salvatore, ora \u00abportam Romanam\u00bb, accesso principale alla cinta muraria al termine dello stradone aperto nel 1579, lungo cui sarebbe sorto il \u00abBurgo Boncompagno\u00bb . Se ne conserva il disegno, prodotto da Pompeo Floriani . Sull'opposto settore della citt\u00e0 invece, lungo la strada vecchia per Loreto, per il ristoro dei pellegrini venne realizzzata la Fonte della Quercia, \u00abSeden. G. XIII P.M. A.D. 1577\u00bb, come recita la lapide ivi affissa, appena passato il Borgo di San Giuliano, che non a caso Pompeo Compagnoni chiama \u00abBurgum Laureti\u00bb . Dal colle di Macerata l'itinerario passava nella Valle del Pontenza, che abbandonava poco dopo per dirigersi alla volta di Recanati, diretto alla Posta di Sambucheto; le due varianti pi\u00f9 antiche prevedevano il passaggio all'odierna Madonna del Monte, ovvero all'abazia benedettina di San Firmano, nel Comune di Montelupone. Pi\u00f9 recente ancora \u2013 e comunque esistente prima del 1645 \u2013 ma destinata progressivamente a prevalere dopo l\u2019opera di bonifica delle Piane del Potenza intrapresa da Schiavoni e Albanesi tra il XV ed il XVI secolo, \u00e8 la strada di Villa Potenza . Nella citt\u00e0 di Recanati la stazione postale \u00e8 attestata nel XVII e nel XIX secolo, ma non risulta attiva per tutto il Settecento . Il seguente percorso che","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258085","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Le metafore e il pensiero dei docenti","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"Abstract \r\n\u201cLe metafore e il pensiero dei docenti\u201d\r\n\r\nIl tema della ricerca \u00e8 la visione professionale degli insegnanti. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di comprendere come il Teachers\u2019 thinking e la Professional vision si modifichino e si sviluppino dopo un corso di didattica generale. Questo \u00e8 stato studiato a partire dalle metafore che futuri docenti, iscritti al primo anno di scienze della formazione primaria e partecipanti al corso di didattica, hanno prodotto sul concetto di insegnamento-apprendimento. Che cos\u2019\u00e8 la metafora? Da Aristotele ad oggi non si \u00e8 mai smesso di studiare questa figura retorica. Un excursus storico e letterario su di essa, a partire da Quintiliano fino agli autori pi\u00f9 recenti del \u2018900 (Black, 1954; Khun, 1979 e Varela, 1992), mostra che la metafora ha subito una grande evoluzione, nel tempo, passando da mero strumento linguistico a mezzo tramite il quale comprendiamo la realt\u00e0. Lakoff e Johnson (1980; 1998), soprattutto, si occupano di questo tema. Secondo la loro teoria la metafora \u00e8 una questione di pensiero e di azione, non solo un artefatto linguistico, pertanto non serve solo ad \u201cabbellire\u201d il discorso, ma permette di categorizzare e concettualizzare le nostre esperienze e, in generale, la realt\u00e0 che ci circonda. Pertanto, partire da quelle che sono le metafore che produciamo e che usiamo quotidianamente pu\u00f2 aiutare a capire qual \u00e8 il nostro modo di vedere le cose. \r\nL\u2019altro aspetto su cui si basa la ricerca \u00e8 la Professional Vision. A partire dagli studi di Van es e Sherin, Seidel e Sturmer e Rossella Santagata, si approfondisce il tema della visione professionale e come favorirne la sua maturazione nei docenti in formazione. Il modello di riferimento \u00e8 il \u201cNoticing and Reasoning\u201d ideato da Seidel e Sturmer, i quali valutano la visione professionale dei docenti in base a tre indicatori: descrizione, spiegazione e previsione. Questi indicatori sono stati impiegati nell\u2019analisi dei video utilizzati per la formazione professionale dei docenti e si distinguono in base al grado di profondit\u00e0 della narrazione degli insegnanti sulle situazioni didattiche mostrate.\r\nL\u2019unione del primo (la metafora) con il secondo aspetto (la professionalit\u00e0 docente) \u00e8 inserita nel terzo e ultimo capitolo di teoria. In questa parte viene rappresentato come il pensiero dei docenti (Shulman, 1987) emerge tramite le metafore che essi producono sull\u2019insegnamento. Vengono pertanto presentate alcune ricerche su questo tema (Martinez e colleghi, 2000; Patchen e Crawford, 2011), le quali mostrano che i docenti hanno vari modi di vedere il loro mestiere. Alcuni, avendo posizione che Martinez definisce comportamentista, vedono l\u2019insegnante come colui che trasmette conoscenza e gli studenti come meri recettori della stessa, altri, invece, trovano che insegnante e alunni si co-costruiscano, avendo una posizione costruttivista, mentre l\u2019ultimo gruppo definito con una posizione situata, vedono come terzo elemento del processo anche l\u2019ambiente.\r\nIn base a queste premesse teoriche sono state elaborate tre domande di ricerca, due per la professional vision e una per il teachers\u2019 thinking:\r\n1.Professional vision\r\n-Dopo tre mesi di corso di Didattica Generale, gli studenti hanno sviluppato la capacit\u00e0 di descrivere e di spiegare il processo di insegnamento-apprendimento, o meglio, hanno iniziato a modificare la loro postura da quella di studente a quella di insegnante acquisendo una, seppur iniziale, visione professionale? \r\n\r\n-Partendo dalle quattro logiche d\u2019insegnamento, su quali di queste gli studenti hanno posto maggiore attenzione all\u2019inizio e alla fine del loro primo anno?\r\n\r\n2. Teachers\u2019s thinking \r\n-Dall\u2019analisi delle immagini che sono emerse \u00e8 possibile dedurre come \u00e8 cambiato il modo di vedere e di percepire il ruolo del docente?\r\n\r\nIl quinto capitolo \u00e8 relativo al metodo e la metodologia di ricerca. La ricerca \u00e8 stata svolta su un gruppo","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258091","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Una branche dimenticata: studio e traduzione di Renart Empereur","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"Abstract della Tesi di Dottorato\r\nUna branche dimenticata: studio e traduzione di Renart Empereur\r\nLa Tesi propone uno studio complessivo e la traduzione integrale della pi\u00f9 estesa branche del Roman de Renart, meglio nota come Renart Empereur. In passato, la branche XI, secondo la  numerazione di Martin, ha conosciuto una notevole fortuna, testimoniata dalla cospicua tradizione manoscritta, costituita da dodici codici e due frammenti, e dalla ripresa di alcuni temi fondamentali della guerra tra Re Noble e Renart e dell\u2019incoronazione della volpe nelle opere epigonali Renart le Nouvel e Le Couronnement Renart; tuttavia la critica moderna ha relegato questa branche a un ruolo subalterno, giudicandola povera del carattere eroicomico tipico delle branches pi\u00f9 antiche, e priva di un\u2019architettura narrativa armoniosa e bene organizzata.\r\nIl presente lavoro opera in direzione di una rivalutazione generale della branche, ritenendo che i giudizi negativi su di essa derivino da due fraintendimenti: la valutazione di un prodotto letterario medievale attraverso dei criteri estetici moderni, e l\u2019idea che la frammentariet\u00e0 strutturale della branche derivi dalla scarsa abilit\u00e0 del troviero responsabile dell\u2019intero testo.\r\nLa branche XI \u00e8 articolata in due unit\u00e0 narrative, del tutto indipendenti non solo dal punto di vista diegetico, ma anche sotto il profilo genetico: la discontinuit\u00e0 tra le due sezioni emerge lucidamente sui piani delle strutture, dei contenuti e dell\u2019apparato retorico formale, determinando una storia compositiva articolata in fasi distinte.\r\nIl primo capitolo si concentra sull\u2019analisi dei contenuti narrativi degli episodi confluiti nella prima sezione, pi\u00f9 varia e dinamica, che si delinea come una catena di avventure e di incontri che Renart compie lungo il cammino: Renart e Isengrin, Renart e le more, Renart e Roonel, Renart e i nibbi,  Renart, il cavaliere e il servitore, Renart e Droin. Alcuni di essi sono fortemente debitori alla tradizione renardiana, dalla quale attingono i motivi e il formulismo tipici. \r\nIl secondo capitolo prende in esame la seconda sezione, che si configura come un racconto unitario volto alla parodia sistematica e globale del mondo epico-cavalleresco: la narrazione si svolge tra la corte e il campo di battaglia e ruota attorno alle vicende belliche che il popolo di Re Noble deve sostenere prima contro i pagani e poi contro Renart e i baroni in rivolta. La solidariet\u00e0 delle strutture narrative, dei contenuti e dei temi, dell\u2019apparato retorico-formale e, infine, delle modalit\u00e0 di conduzione del racconto, dimostra che per la seconda sezione \u00e8 possibile supporre una genesi unitaria. \r\nDopo aver analizzato gli aspetti di singolarit\u00e0 dell\u2019una e dell\u2019altra sezione, il terzo capitolo si propone l\u2019indagine della branche nel suo complesso, analizzando le strategie formali e tematiche intervenute per conferire uniformit\u00e0 a un discorso narrativo cos\u00ec eterogeneo, che sin dalla sua prima circolazione manoscritta hanno garantito una ricezione unitaria della branche. Si considera, inoltre, la storia compositiva della branche, che sin dalla sua prima circolazione manoscritta \u00e8 stata recepita come un complesso narrativo unitario e coeso. Infine, si studia la funzione della branche all\u2019interno della macrostruttura del Roman de Renart, del quale sembra proporsi come conclusione ideale.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282530","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Giuseppe Antonio Borgese, Rub\u00e8 e il modernismo\r\nIl romanzo modernista, la poetica del romanzo in Borgese critico e le emersioni moderniste di Rub\u00e8","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"Abstract della tesi di dottorato\r\nQuesto studio combina due temi protagonisti, cio\u00e8 la categoria critica del romanzo modernista e il romanzo Rub\u00e8 di Giuseppe Antonio Borgese, opera programmaticamente influenzata dalla poetica letteraria dello stesso critico siciliano e che lo rende accostabile in parte all\u2019alveo degli scrittori modernisti o, per meglio dire, alla tendenza modernista. Il trattamento delle due tematiche e della poetica di Borgese scaturiscono da un obiettivo multiplo ma interconnesso: porre in rilievo l\u2019importanza, a lungo e troppo spesso negata o ignorata, di un romanzo come Rub\u00e8, volutamente concepito da Borgese per porsi al centro del campo letterario, nella storia della narrativa italiana dei primi decenni del Novecento, cercando di inserirlo con pi\u00f9 spazio nel canone alla luce, sia per\r\naffinit\u00e0 sia per contrasto, della nuova (almeno in Italia) categoria critica del romanzo modernista. Per arrivare a questo, come condicio sine qua non si \u00e8 ritenuto di perseguire un primo scopo, cio\u00e8 quello di provare a fare il punto sulla categoria di romanzo modernista (pi\u00f9 spesso si parla di modernismo letterario in generale, ma si \u00e8 scelto di delimitare il campo al genere romanzesco), ancora piuttosto mobile e indeterminata, dal momento che \u00e8 entrata (e solo parzialmente) nel dibattito critico italiano da circa un decennio, ma ermeneuticamente feconda per diversi aspetti \u2013 che si riporteranno in seguito \u2013, o almeno questo sostiene chi scrive, sulla scorta dei critici che la hanno importata e che cominciano ad adottarla in Italia.\r\nSulla base di queste considerazioni introduttive si \u00e8 edificata la struttura sostanzialmente bipartita della tesi: la prima dedicata allo status quaestionis (Cap. I) e ai caratteri precipui del romanzo modernista (Cap. II-III), la seconda all\u2019analisi di Rub\u00e8 (Cap. VI), preceduta da una ricognizione della sua sfortuna critica (Cap. V), ambedue collegate da un capitolo di raccordo sul Borgese critico e sulla sua concezione a favore della centralit\u00e0 del genere romanzesco nello spazio letterario (Cap. IV). Il corpo centrale della tesi \u00e8 incorniciato da una Premessa che chiarisce gli intenti del lavoro e l\u2019impostazione metodologica e delle Conclusioni provvisorie che ambiscono a tirare le fila e a abbozzare alcune riflessioni generali. Il Capitolo su Rub\u00e8 \u00e8 largamente il pi\u00f9 ampio della tesi. Infatti, per compiere un discorso coerente concernente Borgese e il romanzo modernista, ha senso mettere al centro questo romanzo, l\u2019opera narrativa con cui lo scrittore siciliano vuole porsi al centro dello spazio letterario e intende imprimerne una netta sterzata in direzione della sua concezione della letteratura, come dichiara anche in Tempo di edificare, volume critico coevo a Rub\u00e8.\r\nIl metodo adottato per identificare le caratteristiche proprie del romanzo modernista e di Rub\u00e8 si \u00e8 distinto per uno sguardo critico bifocale, definibile a cannocchiale e col microscopio: la prima visuale \u00e8 servita a delineare alcune linee di longue dur\u00e9e tratteggiate dal romanzo di met\u00e0 Ottocento fino al modernismo (ovviamente potendo tener conto solo degli autori italiani ed europei stabilmente al centro del canone, alcuni di quali sono modelli dichiarati di Borgese) e a determinare dove Borgese aderisce a tali tracciati e dove ne differisce; il secondo tipo di vista \u00e8 stato utile per analizzare da vicino il testo borgesiano. Si \u00e8 scelto di mantenere un orizzonte non solo nazionale, bens\u00ec continentale, perch\u00e9 considerato\r\nconsono a un autore \u201ceuropeo\u201d come Borgese e a un oggetto ermeneutico come il romanzo modernista. Sul piano della letteratura critica, per tentare di imbastire un arduo e ambizioso discorso teorico-critico che abbracciasse un secolo di storia del romanzo, si \u00e8 fatto affidamento, in primis, a grandi e ormai classici teorici del romanzo (su tutti Auerbach, Luk\u00e1cs, Bachtin e Ortega y Gasset), appoggiandosi poi ad alcuni ottimi studi critici contemporanei, affi","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258102","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Sistemi informativi per la gestione delle carte archeologiche: la carta di potenzialit\u00e0 archeologica del territorio","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"La presente ricerca, realizzata all\u2019interno del percorso EUREKA del dottorato in studi linguistici filosofici e letterari (XXXI Ciclo) in collaborazione con l\u2019azienda PlayMarche s.r.l., Spinn-off dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata, sviluppa e prosegue il progetto CAM (Carta Archeologica delle Marche), progetto promosso dalla Regione Marche. La banca dati della Carta Archeologica della Provincia di Macerata raccoglie tutte le notizie relative ad evidenze archeologiche note da repertorio bibliografico e archivistico.\r\nLa creazione della carta del noto, in cui vengono ubicati e visualizzati i diversi rinvenimenti ha costituito la premessa su cui impostare lo studio. La ricerca \u00e8 finalizzata alla realizzazione della Carta di Potenzialit\u00e0 Archeologica del territorio della provincia di Macerata attraverso lo sviluppo di modelli di simulazione e relative proiezioni che restituiscono in forma grafica gli ambiti territoriali generalmente pi\u00f9 vocati all\u2019insediamento stabile sotto forma di \u201careali di rischio\u201d. A tal fine \u00e8 stato realizzato un Sistema Informativo Territoriale\r\nPer lo sviluppo dell\u2019S.I.T sono stati integrati i dati della CAM (provincia di Macerata) raccolti nelle campagne di censimento degli anni 2000 e 2003 promossi direttamente dalla Regione Marche, e degli anni 2007, 2010 e 2011 sostenuti dalla Provincia di Macerata nello specifico dal centro di catalogo afferente l\u2019associazione Sistema Museale della provincia di Macerata con quelli provenienti da ricerche recenti. I dati sono stati implementati con i risultati prodotti dagli studi condotti dal Dipartimento di Studi Umanistici, ex Dipartimento S.A.S.A., (Scienze Archeologiche e Storiche dell\u2019Antichit\u00e0) dell'Universit\u00e0 di Macerata. Inoltre sono stati inseriti i dati editi del PVS Project dell\u2019Universit\u00e0 di Ghent e quelli del progetto R.I.M.E.M diretto dal professor Umberto Moscatelli dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata. La collaborazione con la Soprintendenza Archeologia ha infine permesso di inserire le informazioni relative a tutti gli interventi di carattere archeologici (scavo e\/o assistenza) fino all\u2019anno 2016.\r\nLa presente ricerca si basa sull\u2019assunto che la vocazione all\u2019insediamento e la possibilit\u00e0 di ritrovamento di depositi archeologici dipendono in buona parte anche dalla geomorfologia del territorio. I dati di natura geomorfologica sono stati incrociati, pertanto, con lo studio dell'evoluzione storica del territorio.\r\nA questa analisi si \u00e8 affiancato un approccio di tipo predittivo attraverso l\u2019applicazione di analisi spaziale. I siti archeologici sono stati selezionati in base al loro grado di affidabilit\u00e0; per lo studio sono stati presi in considerazione le evidenze di et\u00e0 romana con localizzazione esatta o buona.\r\nLa strutturazione del SIT ha riguardato pertanto l\u2019importazione dei dati , l\u2019elaborazione del database spaziale e la successiva analisi statistica spaziale. La piattaforma \u00e8 stata elaborata attraverso il software QGis, prodotto open source.\r\nI file input sono stati gestiti all\u2019interno di un geodatabase come feature-class cos\u00ec da poter essere esportati in formato shapefile (.shp). \r\nIl geodatabase contiene\r\n\u2022\tla descrizione dell\u2019ambiente (dataset cartografia di base, dataset ortofotocarta, dataset uso del suolo)\r\n\u2022\tla descrizione geologica (dataset  geomorfologia, dataset geopedologia, dataset PAI)\r\n\u2022\tla descrizione archeologica (dataset carta archeologica, dataset viabilit\u00e0 storica, dataset aree soggette a vincolo archeologico).\r\nTutte le informazioni del sistema sono state elaborate e codificate per singoli tematismi (modalit\u00e0 orizzontale) e per tematismi congiunti sulla medesima area geografica (modalit\u00e0 verticale).\r\nLa sovrapposizione boleana delle carte tematiche, il computo delle correlazioni statistiche tra le informazioni di tipo ambientale e i siti e le analisi predittive unite in un unico strumento di lavoro hanno suggerito di definire il prodotto di qu","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258120","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"The emergence of nonlinear dynamics in three different economic models","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"A partire dai contributi seminali di Goodwin (1947), Hicks (1950) e Day (1982), nei modelli economici si \u00e8 iniziato ad investigare il possibile insorgere di dinamiche non lineari.  Uno dei progressi in quest'area di ricerca \u00e8 stato quello di capire se tali dinamiche non lineari possono verificarsi quando si considerano comportamenti espliciti degli agenti, ovvero quando il processo decisionale di questi ultimi \u00e8 definito attraverso ottimizzazione o un\u2019euristica decisionale. \r\nLo scopo di questa tesi \u00e8 quello di mostrare come l'emergere di dinamiche non lineari possa avvenire in diversi contesti economici.\r\nNel secondo capitolo, (i) esaminiamo la letteratura sulla coevoluzione tra variabili economiche e ambiente analizzando sia modelli dinamici cruciali della teoria economica, come il modello Solow, il modello Ramsey-Cass-Koopmans, il lavoro di Day (1982) sia alcuni importanti modelli dinamici a tempo discreto; (ii) analizziamo un modello a generazioni sovrapposte in cui l'attivit\u00e0 economica dipende dallo sfruttamento di una risorsa naturale ad accesso libero e nel quale inoltre si assume la presenza di una spesa pubblica per la manutenzione ambientale. Caratterizzando alcune propriet\u00e0 della mappa ed eseguendo simulazioni numeriche, vengono analizzate le conseguenze dell'interazione tra spesa pubblica ambientale e settore privato e, pi\u00f9 in dettaglio, discussi i diversi scenari nei quali sia equilibri multipli che dinamiche complesse (regimi caotici) possono apparire.\r\nNel terzo capitolo, ricordando il lavoro pionieristico di Cournot (1838), si analizza un modello dinamico di duopolio in cui le imprese producono beni differenziati, i costi marginali sono assunti costanti e le funzioni di domanda microfondate. Inoltre, si suppone che le imprese adottino meccanismi decisionali diversi, basati su un grado ridotto di razionalit\u00e0. In particolare, si considera che un'impresa adotti l'approccio Local Monopolistic Approximation (LMA) (Bischi et al., 2007), mentre il rivale adegua il proprio livello di produzione secondo la regola del gradiente (Bischi et al., 1999). Nell\u2019analisi vengono studiate le condizioni per la stabilit\u00e0 dell'equilibrio di Nash ed alcuni scenari di biforcazione al variare dei parametri cruciali del modello. Inoltre, viene mostrato come sia un livello alto che basso di differenziazione di prodotto pu\u00f2 avere un ruolo destabilizzante nel sistema.\r\nInfine, nell'ultimo capitolo, si utilizza un approccio evolutivo, come in Bischi et al. (2009), al fine di studiare l\u2019evoluzione nel lungo periodo delle decisioni delle donne riguardo l\u2019allocazione del loro tempo tra lavoro e famiglia. In particolare, si assume una popolazione composta da due sottogruppi: donne orientate alla famiglia (o family-oriented) e donne orientate alla carriera (o career-oriented). Le preferenze di entrambe le tipologie di donne sono influenzate da benefici estrinseci (ad esempio, un contratto di lavoro basato sulle performance), da costi intrinseci (cio\u00e8 la loro innata propensione a trascorrere il tempo sul lavoro o con la famiglia) e dalle norme sociali. Secondo la word of mouth dynamics (Dawid, 1999), si assume inoltre che le donne interagiscano socialmente e confrontino le loro diverse posizioni, imparando su possibili differenziali di payoff. L'interazione sociale scatena quindi l'evoluzione della distribuzione dei tipi di donne (e dei comportamenti corrispondenti) nella popolazione. L'analisi permette di dimostrare come (i) siano ottenibili sia scenari in cui i due tipi di donne coesistono, sia scenari in cui uno dei due sottogruppi tende a scomparire dalla popolazione; e (ii) a causa del ruolo destabilizzante del parametro dell'intensit\u00e0 di scelta (assunto come parametro esogeno), possano emergere sia cicli periodici che regimi caotici.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258122","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Animalit\u00e0 del soggetto, soggettivit\u00e0 animale. Il contributo della fenomenologia di E. Husserl ad un\u2019etica per l\u2019ambiente","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"La ricerca prende le mosse da alcune persistenti difficolt\u00e0 ravvisabili all\u2019interno del dibattito dell\u2019etica ambientale e, in particolare, dall\u2019ipotesi che esse poggino su una radice comune: vale a dire, su una mancanza di interrogazione critica della nozione di soggetto. In questo modo, l\u2019etica ambientale ha solo potuto invertire, ma non superare, l\u2019impostazione concettuale di quella moderna filosofia del soggetto, che non ha saputo impedire il diffondersi nella prassi umana di un atteggiamento di sfruttamento nei confronti dell\u2019ambiente naturale. Il lavoro si propone di intercettare questa esigenza di ripensamento dell\u2019idea moderna di soggetto e, conseguentemente, di indicare una prospettiva che possa essere generativa di nuove riflessioni e di nuovi percorsi all\u2019interno del dibattito dell\u2019etica ambientale. Pi\u00f9 precisamente, l\u2019obiettivo verso cui muove il presente lavoro coincide con la delineazione di una cornice concettuale che, facendo seguito alla descrizione delle strutture fondamentali dell\u2019esperienza, giunga a offrire una nozione di soggetto che sia capace di rendere conto della complessit\u00e0 del suo abitare e, per questo, di orientare quest\u2019ultimo verso un ideale etico che gli sia autenticamente conforme. \r\nNei confronti di questo obiettivo generale, il lavoro individua nella proposta fenomenologica di Edmund Husserl un apparato di categorie e di concetti in grado di fornire un contributo fecondo e originale. La ricerca, in particolare, si focalizza sulla cornice teorica e concettuale che emerge dalla riflessione che Husserl svolge attorno alla questione dell\u2019animale, nella misura in cui quest\u2019ultima, pur avvalendosi del tradizionale registro umanistico- discorsivo, offre squarci del tutto inediti per la comprensione dei viventi non umani, soprattutto nell\u2019ottica delle questioni di etica ecologica sopra ricordate. Una ricostruzione quanto pi\u00f9 possibile accurata di questa cornice concettuale rappresenta, pertanto, il nucleo teorico e l\u2019asse portante della presente ricerca. In tal senso, la tesi segue, nella sua articolazione generale, l\u2019andamento delle analisi che Husserl dedica all\u2019animale. \r\nI primi due capitoli, in particolare, sono dedicati all\u2019esposizione critica delle riflessioni che Husserl svolge, rispettivamente, in prospettiva statica attorno al modo in cui l\u2019animale si annuncia nell\u2019esperienza del soggetto (umano) \u2013 attorno all\u2019animale come Tier \u2013 e, in prospettiva genetica, circa le dinamiche essenziali dello strato di vita interiore condiviso da esseri umani e animali: l\u2019animalit\u00e0 [Animal]. Nel primo capitolo si procede, quindi, con una ricostruzione dell\u2019esperienza empatica, per mezzo della quale l\u2019animale entra nell\u2019esperienza del soggetto. Tale ricostruzione permette di vedere come l\u2019animale, nella prospettiva fenomenologia, presenti un\u2019esistenza soggettiva analoga a quella che il soggetto umano riconosce per se stesso e, al contempo, una struttura di esperienza essenzialmente distinta da quella dell\u2019essere umano: presenti, cio\u00e8, una parentela e una continuit\u00e0 con gli esseri umani che non annulla ogni reciproca differenza. \r\nNel secondo capitolo questa continuit\u00e0 viene approfondita attraverso un approccio di carattere genetico. Qui viene presa in esame l\u2019intenzionalit\u00e0 pulsionale che si connette in maniera essenziale allo strato di esperienza animale [animalische], che \u00e8 proprio di tutti i soggetti psichici concreti (umani e animali). In modo particolare, l\u2019attenzione viene posta su quegli aspetti dell\u2019analisi fenomenologica delle pulsioni che permettono di chiarire quale sia il significato e il valore che questo stesso strato di animalit\u00e0 riveste all\u2019interno del panorama complessivo della vita di coscienza del soggetto (umano e animale). Attraverso lo scavo genetico della pulsionalit\u00e0 viene, cos\u00ec, messo in luce come il soggetto, lungi dal costituirsi in un auto-referenziale riferimento a se stesso, presen","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258124","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Intelligenza emotiva e ospitalit\u00e0 turistica sostenibile. Alcuni studi esplorativi e il possibile ruolo della nativit\u00e0 digitale.","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"Il mondo sociale cambia e la direzione del suo cambiamento \u00e8 l\u2019espressione di scelte collettive che influenzano e informano lo sviluppo individuale e sociale successivo. \r\nL\u2019esperienza collettiva degli ultimi due decenni ha evidenziato come la tecnica stia cambiando il modo di stare nella societ\u00e0  stessa da parte degli individui  con una grande veocit\u00e0.\r\nQuesta societ\u00e0 incessante appare caratterizzata dall\u2019abbraccio fusionale tra il mondo liquido, cos\u00ec come annunciato di Zygmunt Bauman (2011), e la rivoluzione digitale cos\u00ec com\u2019\u00e8 stata prefigurata e proposta dai guru della Silicon Valley, in testa Steve Jobs, in una esaltazione per lo meno apparente di narcisismo, velocit\u00e0, ambiguit\u00e0, ricerca di emozioni e il bisogno di molteplici relazioni light. Nel terzo millennio l\u2019individuo sembra proiettato verso ci\u00f2 che potr\u00e0 accadere in termini di possibilit\u00e0 in quanto tali e quindi, verso una continua ricerca di emozioni non gi\u00e0 presenti, senza le quale avrebbe la sensazione di non esistere e di non vivere. Dall\u2019altro lato si ha l\u2019impressione che nel suo complesso dietro questo emotivismo che guida l\u2019esplorazione delle possibilit\u00e0 si stia assistendo a una crescita dell\u2019analfabetismo emotivo della dimensione umana. \r\nLa relazione complessa tra una esternazione relazionale semplificata, evoluzione di pochi decennni di sviluppo tecnologico da una parte, e una realt\u00e0 emotiva gi\u00e0 strutturata dall\u2019evoluzione psicofisiologica dall\u2019altra, non pu\u00f2 non avere un effetto concreto sulle scelte quotidiane e sulla qualit\u00e0 della vita. Nel solco di questo contrasto \u00e8 possibile riconoscere un polo altro quasi dialettico rispetto all\u2019eseprienza digitale che \u00e8 l\u2019intelligenza emotiva. Questa \u00e8 definita generalmente come la capacita di riconoscere le emozioni proprie e altrui e di farne uso in favore di un comportamento adattivo. In questo confronto di tecnicmente acquisito e naturalmente evoluto \u00e8 immersa la societ\u00e0 dell\u2019informazione e l\u2019evoluzione digitale della societ\u00e0.\r\nDi contro a questa spinta verso il un futuro rapido, emotivamente orientato, basato sulla connessione di di individui e informazione, sul piano globale si fa sempre pi\u00f9 pressante la sfida della sostenibilit\u00e0 ambientale. Questa sfida rappresenta la presa di coscienza degli effetti di una tipologia di sviluppo che ha dimostrato di essere pericolosa per l\u2019uomo stesso nel lungo periodo e che, ad oggi, chiede alle realt\u00e0 produttive, imprenditoriali e ai singoli idividui di farsi carico di un nuovo modello di sviluppo, pi\u00f9 rispettoso dell\u2019ambiente e con esso, infine, dell\u2019uomo che lo abita.\r\nQuesto \u00e8 lo scenario sociale e le problematiche emergenti che si cerca di approfondire con il presente lavoro.  Ci si \u00e8 interessati ai diversi temi riportando il dibattito scientifico in corso e cercando di contribuire con alcuni piccoli contributi di ricerca. L\u2019intero lavoro \u00e8 volto a restituire un\u2019immagine basata sull\u2019evidenza dei fenomeni qui accennati ovvero della relazione tra la Nativit\u00e0 Digitale, l\u2019Intelligenza Emotiva e l\u2019Ospitalit\u00e0 sostenibile nel settore turistico.\r\nI tre studi che compongono la parte di rilevazione empirica di questo lavoro sono stati progettati e condotti seguendo un rationale definito. Da un punto di vista generale si \u00e8 voluto cercare di comprendere se l\u2019appartenere alla generazione digitale possa avere un ruolo di qualche tipo nella preferenza verso l\u2019ospitalit\u00e0 sostenibile nel settore turistico.\r\nIl primo studio esplora il campo da un punto di vista generale cercando dei nessi tra intelligenza emotiva e ospitalit\u00e0 sostenibile. La letteratura disponibile sugli aspetti applicativi dell\u2019intelligenza emotiva da un lato e dell\u2019ospitalit\u00e0 sostenibile dall\u2019altro non presenta studi o ricerche che tentino di connettere i due argomenti, soprattutto da un punto di vista quantitativo.\r\nQuesta prima ricerca si conclude con dei risultati indicativi che trovano un approfondimento nel second","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258128","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Congruences with the past.On Vladimir Nabokov\u2019s self-translated verses","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"L\u2019elaborato di tesi proposto si incentra sullo studio del processo traduttivo adottato dall\u2019autore russo Vladimir Nabokov (1899-1977) per la propria produzione letteraria in versi. Pi\u00f9 noto per la sua prosa, Nabokov fu anche poeta e traduttore di testi altrui e propri, attivit\u00e0 queste che il presente studio intende riportare all\u2019attenzione del lettore. L\u2019elaborato \u00e8 stato composto in lingua inglese per rendere l\u2019analisi testuale pi\u00f9 efficace, evitando di appesantire ulteriormente la comparazione con il tramite, probabilmente ingombrante, di una terza lingua.\r\nAutore \u201cextraterritoriale,\u201d Nabokov condensa nella propria audace pratica autotraduttiva l\u2019interesse per la mediazione interlinguistica e il cammino spericolatamente funambolico tra cultura russa e occidentale. Muovendo da Poems and Problems, testo rimasto all\u2019ombra di altri ben pi\u00f9 noti suoi capolavori, il presente lavoro di analisi affronta lo studio della traduzione che Nabokov ha realizzato, nel corso della sua lunga carriera letteraria, dei propri componimenti poetici dal russo all\u2019inglese, ampliando la trattazione ad altri suoi testi, inseriti opportunamente nel pi\u00f9 ampio contesto della letteratura russa, di cui costantemente lo scrittore si nutre. \r\nIndividuati il criterio retorico e il metodo della close reading, entrambi radicati nell\u2019analisi letteraria di stampo formalista e illustrati nell\u2019Introduzione nonch\u00e9 nella prima analisi testuale dedicata ai versi di Do\u017ed\u2019 proletel \/ The Rain Has Flown, si procede attraverso i quattro capitoli incentrati sullo studio di specifiche figure retoriche quali strumenti di composizione poetica originale e coordinate del processo autotraduttivo. \r\nNel primo capitolo, Ina\u010de govorja \/ In Other Words, viene discusso l\u2019espediente letterario dell\u2019intertestualit\u00e0 in forma citazionale ed ecfrastica come motivo di radicamento nella tradizione di appartenenza e germinazione di nuovi orizzonti interpretativi. \u00c8 questo il caso di E\u0161\u010de bezmolvstvuju \/ I Still Keep Mute, di tjut\u010deviana memoria. In L\u2019Inconnue de la Seine \u00e8 invece la descrizione di un comune oggetto decorativo a fornire il pretesto per la rilettura di Aleksandr Blok, mentre Snimok \/ Snapshot riflette sul concetto di speculazione in quanto approccio gnoseologico.\r\n      Il secondo capitolo, Prozra\u010dnye ve\u0161\u010di \/ Transparent Things, analizza l\u2019uso dei metasememi e, pi\u00f9 in particolare, di sinestesia e sineddoche quali meccanismi di apertura verso bispazialit\u00e0 e anticonvenzionalismo. Tikhij \u0161um \/ Soft Sound sfrutta lo spostamento sinestetico per rievocare la sensazione di disorientamento causata dall\u2019emigrazione. L\u2019occhio sineddochicamente isolato di Oko \/ Oculus offre spunti di riflessione sul punto di vista, anche in ambito narrativo. Con la sua combinazione di parzialit\u00e0 e sintesi, Nepravil\u2019nye jamby \/ Irregular Iambics propone invece un pi\u00f9 maturo studio, in nuce, della materia prosodica.\r\nNell\u2019Interludio l\u2019eccentricit\u00e0 del Bezumec \/ The Madman funge da tramite tra la prima parte, dedicata alla visione tetica e all\u2019approccio costruttivo del pensiero di Vladimir Nabokov, e la seconda, incentrata piuttosto sulla concezione antitetica del reale e votata dunque allo sconfinamento oltre i limiti della logica e del logos stesso. Nel presente capitolo si propone inoltre il concetto di inter-trope, consistente in una figura retorica interstiziale generata a partire dal confronto contestuale di source e target text.\r\nIn S drugoj storony \/ Then Again si procede all\u2019analisi dei metalogismi tramite i quali Nabokov delinea lo spazio straniante del potustoronnost\u2019, distillato della propria esperienza esilica e del proprio ibridismo linguistico-culturale. Antitesi e ambiguit\u00e0 polisemica caratterizzano rispettivamente Nomer v gostinice \/ Hotel Room e Formula \/ The Formula, entrambi incentrati sull\u2019esperienza della trasfigurazione, ulteriormente esplorata in K Kn. S. M. Ka\u010durinu \/ To Prince S. M. ","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258132","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Are-nati: ampliamento dei pubblici all'Arena dello Sferisterio. Come avvicinare i bambini e le bambine al mondo dell'opera lirica attraverso la narrazione","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"Quando pensiamo al pubblico dell'opera lirica, immediatamente lo associamo a un pubblico di adulti poich\u00e9 gli argomenti trattati nelle storie dell'opera sono molto complessi e le tematiche affrontate spesso delicate. L'opera lirica \u00e8 famosa in tutto il mondo ed \u00e8 una delle arti performative pi\u00f9 articolate: contiene simultaneamente codici linguistici diversi come musica, teatro e testo. Affronta nelle sue trame problematiche connaturate all'esistenza dell'uomo come l'amore, l'odio, la gelosia, il tradimento, ma anche il coraggio, la libert\u00e0 o il senso di giustizia. Nel nostro progetto di ricerca discuteremo la possibilit\u00e0 di introdurre bambini dai 5 agli 11 anni all'opera lirica attraverso lo storytelling e un approccio ludico. Il nostro obiettivo \u00e8 coinvolgere un numero sempre crescente di bambini che guardino all'opera lirica con naturalezza e familiarit\u00e0. I bambini possono giocare con i personaggi delle storie, discutere della musica e della trama, disegnare immagini e drammatizzare la storia attraverso attivit\u00e0 specifiche del laboratorio. La ricerca si basa sull'interesse per la teoria del \"pensiero narrativo \" di Bruner in quanto  la narrazione \u00e8 definita dallo stesso autore  come una delle pi\u00f9 antiche attivit\u00e0 umane, in grado di facilitare la costruzione di significati, un comportamento universale che \u00e8 la base delle interazioni umane, ancor prima di avere un'espressione linguistica. Unitamente a questa, la nostra ricerca si concentra sulla teoria delle intelligenze multiple di H. Gardner proprio perch\u00e9 i centri di apprendimento creati di volta in volta sono pensati al fine di sostenere tutte le intelligenze del bambino facilitando lo scambio di relazioni e competenze con gli altri coetanei. Le storie dell'opera che abbiamo deciso di raccontare in questi anni sono state: Otello, Norma e Il trovatore nel 2016, Madama Butterfly, Aida e Turandot, nel 2017 e Il Flauto magico, La Traviata e l'Elisir d'Amore nel 2018. Le trame delle opere raccontate, cos\u00ec come tutte le storie per bambini pi\u00f9 famose, hanno dimostrato di avere la classica struttura che presenta: un inizio, uno svolgimento e una fine, come indicato dallo studioso delle fiabe V. Propp e che iniziano sempre con la formula: \"C'era una volta\" proiettandoci immediatamente in un mondo parallelo, non reale ma verosimile. Questa ricerca nasce da un dottorato Eureka sviluppato in collaborazione con l'azienda Esserci Comunicazione di Macerata che dal 2012 segue la promozione della stagione lirica dello Sferisterio. Intitolato  \"Are-Nati: Ampliamento dei Pubblici all'Arena dello Sferisterio\" questo progetto di ricerca ha l'obiettivo di produrre libri accessibili per bambini ma anche  workshop e attivit\u00e0 esplorative per coinvolgere e motivare un pubblico nuovo, di giovani e futuri spettatori di questa tradizione italiana. Le storie sono fondamentali per lo sviluppo di bambine e bambini e le trame dell'opera lirica possono trasformarsi anch' essere in storie per far sognare e crescere i pi\u00f9 piccoli.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258136","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La valutazione nella professionalit\u00e0 docente in ambito nazionale ed internazionale","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"La presente ricerca, che ha come titolo \u201cLa valutazione nella professionalit\u00e0 docente in ambito nazionale ed internazionale\u201d, ha preso in esame come gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un vero e proprio forcing sulla valutazione (reintroduzione del voto, sistema degli esami, rilevazioni Invalsi, certificazione delle competenze, prime esperienze di valutazione esterna). Non sempre queste novit\u00e0 sono state ben comprese dal mondo della scuola, anche per la mancanza di un serio processo di formazione in servizio che facesse crescere una cultura della valutazione, capace di dare \u201cvalore\u201d formativo alle nuove proposte valutative. Cos\u00ec hanno finito con il prevalere atteggiamenti difensivi o scontate pratiche routinarie, mentre stenta a farsi strada l'idea della valutazione come \u201cregolazione\u201d dei processi e base indispensabile per il miglioramento, sia che parliamo di allievi, di insegnanti o di una organizzazione come la scuola. \r\nL'emanazione del Regolamento sul sistema nazionale di valutazione del 2013 pu\u00f2 rappresentare un'occasione importante per dare un \u201csenso compiuto\u201d alle tante sollecitazioni in materia di valutazione, da ricomprendere nella prospettiva integrata dell'autovalutazione, della valutazione esterna, del miglioramento, della rendicontazione sociale. E a patto che l'attuazione del Regolamento avvenga attraverso un dialogo aperto con la scuola per sciogliere i molti nodi che la nuova agenda della valutazione lascia ancora irrisolti.\r\nLe novit\u00e0 in materia di valutazione sono state diverse spesso veicolate da provvedimenti normativi. Ricordiamone alcuni: \r\n- la generalizzazione delle prove Invalsi (censuarie) e l\u2019inserimento di una prova nazionale strutturata all\u2019interno dell\u2019esame di licenza media (Legge 176\/2007); \r\n- la reintroduzione del voto in decimi nella scuola di base, il ripristino del \u201cvoto in condotta\u201d, la certificazione delle competenze (legge 169\/2008); \r\n- l\u2019introduzione della valutazione delle pubbliche amministrazioni e delle performances individuali e organizzative (d.Lgs 150\/2009, c.d. decreto Brunetta); \r\n- la riconfigurazione del sistema nazionale di valutazione (SNV), con la previsione di una valutazione \u201cesterna\u201d di scuole e dirigenti (Legge 10\/2011 e Regolamento SNV 2013);\r\n- la valutazione del docente (comma 129, Art. 1, Legge 107\/2015).\r\nEd \u00e8 proprio su quest\u2019ultimo punto che si focalizza la ricerca.\r\n\r\nIl Disegno di Ricerca e le sue Fasi\r\nNel corso del III anno di Dottorato di Ricerca l\u2019attenzione \u00e8 stata rivolta a realizzare l\u2019intenzionalit\u00e0 progettuale attraverso l\u2019iter scientifico.\r\nIl disegno di ricerca presenta due Fasi:\r\nI FASE: funzionale a cogliere le prospettive possibili di valutazione professionale a partire dalle posizioni espresse dagli insegnanti. A tal fine sono stati utilizzati i seguenti strumenti metodologici di seguito illustrati.\r\n-\tL\u2019Intervista Semi-strutturata somministrata nel periodo ottobre 2016 \u2013 aprile 2017 ai dirigenti scolastici e ai docenti appartenenti a Scuole marchigiane del I ciclo (Infanzia e Primaria) e del II ciclo (Secondaria I grado e II grado) ad un campione di 10 Scuole. \r\n-\tIl Focus-group realizzato con i docenti delle scuole campionate, i cui risultati sono stati presentati ed approvati dal Comitato di Valutazione presente in ciascuna istituzione scolastica.\r\n-\tLe \u201cpratictice\u201d attivate all\u2019interno delle scuole a seguito dell\u2019applicazione del comma 118, Art. 1 della Legge 107\/2015 che cos\u00ec recita: Con Decreto del Ministro dell\u2019Istruzione, dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca sono individuati gli obiettivi, le modalit\u00e0 di valutazione del grado di raggiungimento degli stessi, le attivit\u00e0 e i criteri per la valutazione del personale docente ed educativo in periodo di formazione e di prova\u201d. Si tratta di quei percorsi organizzati dagli Uffici Scolastici Regionali indirizzati ai docenti neoassunti che devono frequentare l\u2019anno di formazione e di prova. Il","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258139","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Growth, polarization and poverty reduction in Africa in the past two decades","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"La presente tesi osserva la situazione della crescita, della disuguaglianza, dal punto di vista della polarizzazione, e della povert\u00e0 nel continente africano negli ultimi due decenni.\r\nLa prima parte, partendo dall'evidenza di una bassa elasticit\u00e0 del rapporto crescita-povert\u00e0 che caratterizza l'Africa, intende identificare i cambiamenti distributivi che hanno limitato l'impatto a favore dei poveri della crescita degli ultimi due decenni. I cambiamenti distributivi che non sono stati rilevati da misure standard di disuguaglianza non hanno mostrato un chiaro schema di disuguaglianza nel continente. Viene applicata una nuova tecnica di decomposizione basata su un metodo non parametrico - la \"distribuzione relativa\" - e si trova un chiaro schema distributivo che interessa quasi tutti i paesi analizzati. Diciannove su 24 paesi hanno registrato un significativo aumento della polarizzazione, in particolare nella parte inferiore della distribuzione, e questo cambiamento distributivo ha ridotto sostanzialmente l'impatto pro-poveri della crescita. Senza questa ridistribuzione sfavorevole, la povert\u00e0 potrebbe essere diminuita in questi paesi di altri cinque punti percentuali.\r\nLa seconda parte utilizza una serie di indagini nazionali sulle famiglie per fornire le prime stime del livello di polarizzazione e disuguaglianza per l'Africa subsahariana nel suo insieme nel periodo dal 1997 al 2012. Salva per un leggero calo tra il 1997 e il 2002, polarizzazione regionale costantemente aumentato negli anni 2000 con una maggiore polarizzazione nella coda inferiore della distribuzione rispetto alla coda superiore. Questo aumento della polarizzazione regionale \u00e8 stato principalmente determinato dall'aumento della polarizzazione tra i paesi, il che significa che l'Africa subsahariana tende a polarizzarsi spazialmente con i paesi cono meridionali che si collocano al di sopra della media e i paesi dell'Africa centrale sono in ritardo.\r\nL'ultima parte osserva la situazione della polarizzazione in tre paesi del Nord Africa, Tunisia, Marocco ed Egitto, nel periodo tra ci\u00f2 che viene definito come la \u201cPrimavera Araba\u201d usando le metodologie viste sopra. I tre paesi hanno registrato un significativo aumento della polarizzazione, in particolare nella parte inferiore della distribuzione.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258145","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Tutela e valorizzazione del marchio i cammini lauretani","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"Il presente lavoro tratta la disciplina nazionale, europea ed internazionale in materia di marchi, con particolare riferimento ai diritti riconosciuti al titolare di un marchio e agli strumenti giuridici per la tutela, la promozione e la valorizzazione di tali segni, avendo come esempio di riferimento il marchio \u201cCammini Lauretani\u201d, identificativo di un\u2019antica via di pellegrinaggio mariano alla volta di Loreto.\r\nFino all\u2019inizio del secolo scorso il marchio era utile solo a distinguere la propriet\u00e0 dei capi di bestiame al fine di proteggere gli allevatori da possibili furti: non \u00e8, quindi, un caso se l\u2019etimologia \u00e8 quella di \u201cmarchiatura\u201d.\r\n A partire dagli anni \u201920 ci si \u00e8 resi conto che, in molti settori merceologici, non vi era modo di distinguere in modo oggettivo l\u2019offerta di un produttore da quella di un concorrente e quindi occorreva un elemento in grado di creare una preferenza da parte del consumatore.\r\n Di qui l\u2019importanza del marchio al quale sono state affidate due funzioni - tra l\u2019altro fortemente connesse tra loro - ossia la funzione distintiva e la funzione di identit\u00e0 dell\u2019origine.\r\nIl marchio, infatti, consente di distinguere un bene da quelli dello stesso tipo in ragione di un determinato nucleo produttivo.\r\nCon il passare del tempo, al marchio \u00e8 stata altres\u00ec riconosciuta una funzione pubblicitaria, promozionale o attrattiva che sostanzialmente attiene alla capacit\u00e0 del brand di divenire un polo attrattivo di valori e, conseguentemente, di orientare le scelte del consumatore, persuadendolo all\u2019acquisto di un determinato prodotto o servizio. \r\nNegli anni, pertanto, il marchio ha assunto un ruolo decisivo nei processi di consumo, tanto da avere radicalmente modificato il rapporto tra consumatori e prodotti.\r\nAi giorni d\u2019oggi, quindi, il marchio \u00e8 diventato fra le risorse immateriali di maggior valore per le aziende tanto che, anche dopo un certo sforzo di memoria, trovare dei prodotti \u201cunbranded\u201d \u00e8 quanto mai complicato. \r\nAnzi \u00e8 sempre pi\u00f9 frequente notare che anche soggetti appartenenti a settori per cos\u00ec dire \u201catipici\u201d rispetto all\u2019utilizzo del marchio oggi investono su di essa: dal no profit, ai servizi finanziari, alle societ\u00e0 sportive; al punto che una tendenza ormai consolidata \u00e8 quella di trasformare in un brand anche una destinazione turistica. Si parla in tale contesto di place branding.\r\nIl marchio territoriale rappresenta, infatti, uno strumento fondamentale di identificazione e di differenziazione della destinazione con la sua offerta turistica, la sua identit\u00e0 e i suoi valori  risolvendosi in un elemento di unicit\u00e0 e di competitivit\u00e0 della stessa. \r\nInoltre, se correttamente concepito e promosso il marchio pu\u00f2 diventare un catalizzatore di sinergie positive tra politica, economia e sociale, pu\u00f2 elevare l\u2019attrattivit\u00e0 di un territorio, pu\u00f2 contribuire al richiamo di capitale umano qualificato e di investimenti, pu\u00f2 migliorare la reputazione della zona e, infine, creare un rinnovato orgoglio e senso di appartenenza per i suoi cittadini.  \r\nInoltre lo sviluppo di un place branding pu\u00f2 facilitare lo sviluppo di processi di interazione tra turismo e commercio. Infatti, individuato il place branding di una determinata destinazione turistica, gli operatori del settore possono utilizzare tale marchio per offrire sul mercato beni e servizi intimamente legati ad un determinato territorio. \r\nSi parla a tale proposito di prodotto turistico. \r\nEcco allora che il marchio riprende la sua funzione tipica di identificazione dell\u2019origine imprenditoriale del prodotto o del servizio consentendo di identificare l\u2019imprenditore in quanto appartenente ad un pi\u00f9 ampia strategia di valorizzazione turistica di un determinato territorio.  \r\nGli strumenti della propriet\u00e0 intellettuale ed in particolare i marchi hanno, quindi, una valenza significativa nel mondo del turismo e si risolvono in un efficace mezzo di differenziazione","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258149","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Una preziosa testimonianza tra vita e letteratura.Il carteggio inedito Bo-Betocchi (1934-1985)","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"Il presente lavoro di tesi \u00e8 stato svolto a partire dalla trascrizione dei materiali inediti del carteggio fra Carlo Bo e Carlo Betocchi, databile fra il 1934 e il 1985. Le lettere di Betocchi, insieme ad alcune dei familiari, sono attualmente conservate presso l\u2019Archivio della Fondazione Carlo e Marise Bo per la Letteratura Europea Moderna e Contemporanea di Urbino; a queste sono state aggiunte, nello studio, alcune missive, minute e copialettere del poeta, custodite presso l\u2019Archivio Contemporaneo \u00abAlessandro Bonsanti\u00bb del Gabinetto Scientifico-Letterario \u00abG. P. Vieusseux\u00bb di Firenze, dove sono raccolte anche le lettere di Bo. \r\n\tLa tesi \u00e8 strutturata in maniera bipartita, con una prima parte critica e una seconda costituita dalla trascrizione del carteggio, un corpus cronologicamente esteso e quantitativamente rilevante che ha permesso di affrontare diversi punti nodali della letteratura italiana ed europea del Novecento. Mentre il capitolo primo si propone di sondare che cosa sia la lettera nella sua struttura di senso e quali siano forme e modi della scrittura epistolare, il secondo \u00e8 stato pensato come un resoconto sullo svolgimento del carteggio e sull\u2019evoluzione, negli anni, del rapporto fra i due corrispondenti. In un\u2019epoca in cui la lettera era ancora l\u2019unico, o comunque uno dei pochi, strumenti di comunicazione in absentia, il carteggio fra Bo e Betocchi affronta l\u2019evolversi della situazione letteraria e culturale italiana (ed europea) dagli anni Trenta agli anni Ottanta. \r\n\tIl capitolo terzo e il quarto intendono ricostruire le figure di Bo e Betocchi attraverso questa \u00abcorrispondenza utilissima\u00bb . L\u2019analisi dell\u2019opera poetica dell\u2019uno, e il ruolo dell\u2019altro nel panorama culturale dell\u2019epoca, vogliono mostrare come essi si siano dedicati completamente al lavoro, senza mai rinunciare alla ricerca di una \u00abverit\u00e0 intangibile\u00bb  e \u2018nondimeno necessaria\u2019 . Il quinto capitolo, infine, \u00e8 dedicato alla stagione delle riviste letterarie e affronta le principali collaborazioni redazionali dei due corrispondenti: in primis, il \u00abFrontespizio\u00bb, all\u2019interno del quale \u00e8 nata l\u2019amicizia fra Bo e Betocchi e che ha rappresentato una stagione \u00aball\u2019alba di ogni cosa possibile\u00bb ; nel secondo dopoguerra, il progetto biennale della \u00abChimera\u00bb, pubblicata negli anni 1954-1955; dal 1958 al 1978, il ventennio caratterizzato dalla lunga esperienza multimediale dell\u2019\u00abApprodo\u00bb radiofonico, cartaceo e televisivo.  \r\n\tLe conclusioni, dunque, mettono in luce come la teoria dell\u2019epistolarit\u00e0 venga di volta in volta adattata alle corrispondenze prese in esame. Il carteggio Bo-Betocchi, infatti, rende testimonianza di una concezione di letteratura, e quindi di scrittura, che assume come primo dovere la ricerca della verit\u00e0. L\u2019analisi dei documenti dimostra come l\u2019epistolarit\u00e0 faccia parte integrante dell\u2019opera dei due corrispondenti e sia per loro uno strumento irrinunciabile di indagine sull\u2019esistenza.\r\n\tLa seconda parte della tesi \u00e8 costituita dalla trascrizione dei documenti, ordinati cronologicamente per anno e suddivisi in capitoli: essa \u00e8 corredata da un\u2019iniziale nota al testo, dai necessari elenchi, compreso quello degli originali manoscritti e dattiloscritti, e da un\u2019Appendice finale in cui sono riunite le lettere non datate, le lettere dei familiari di Betocchi e i materiali extratestuali allegati al carteggio.\t\r\n\tTrattandosi di circa 480 unit\u00e0 documentarie, il lavoro di decodifica e trascrizione ha richiesto un\u2019attenta e lunga analisi basata sui principi della filologia d\u2019autore : pur privilegiando l\u2019aspetto contenutistico delle lettere, ho cercato di fornirne una trascrizione critica pi\u00f9 possibile aderente all\u2019originale, inserendo a fondo pagina  un doppio apparato filologico ed esplicativo-esegetico. \r\n\tLa forma intima e insieme socialmente, retoricamente, codificata della scrittura epistolare ha permesso l\u2019utilizzo di una serie di conoscenz","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258151","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"the input-output and computable general equilibrium modelling for environmental and energy issues","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"1 Nexus di produzione di petrolio e sostenibilit\u00e0 ambientale per l'economia cinese: approccio basato su moltiplicatori macro basati su IO\r\nL'economia cinese \u00e8 l'economia mondiale in pi\u00f9 rapida crescita con un tasso di crescita medio di circa il 10% all'anno fino al 2015. A causa dell'eccellente tasso di crescita economica, la Cina ha iniziato l'importazione di petrolio greggio nel 1993 per soddisfare il requisito dell'economia. A met\u00e0 2013, i giacimenti petroliferi domestici della Cina hanno danneggiato negativamente a causa delle inondazioni e di conseguenza le importazioni di petrolio della Cina sono aumentate drasticamente e la Cina \u00e8 diventata il pi\u00f9 grande importatore di petrolio superando gli Stati Uniti. Il presente studio contribuisce alla letteratura nel raggiungimento dell'obiettivo analizzando l'impatto dell'attuale shock petrolifero sui diversi settori industriali della Cina. L'analisi empirica verr\u00e0 effettuata utilizzando l'approccio multisettoriale Macro Multiplier sull'ultima tabella input-output disponibile costruita per l'anno 2014, successivamente pubblicato nel 2016 da WIOD. Gli economisti mainstream hanno criticato la raccomandazione sulla politica ambientale per la riduzione delle emissioni di CO2, che si basa sul principio del trade-off tra la riduzione delle emissioni di CO2 e la riduzione della produzione per i diversi settori dell'economia. Lo studio attuale identifica la struttura conveniente per la Cina per affrontare la limitazione e raccomanda una delle politiche appropriate per ottenere entrambi gli obiettivi contemporaneamente.\r\nJEL Classification: O13, P28, P48, Q43\r\nKey Words: Oil Prices; China; Input-Output; Macro Multiplier Analysis \r\n\u2003\r\n2 Struttura conveniente per i settori petrolifero e del gas per l'economia russa: approccio moltiplicatore per macro basato su SAM\r\nL'economia della Russia dipende in modo significativo dai prodotti legati all'energia come petrolio e gas. La quota di esportazione di petrolio e gas nell'economia russa \u00e8 di circa il 58%. Oggigiorno, i paesi produttori di petrolio stanno affrontando il problema del mantenimento della bilancia dei pagamenti perch\u00e9 il basso prezzo del petrolio \u00e8 influenzato negativamente dai loro proventi da esportazione. Il deficit fiscale nell'economia russa \u00e8 stato aumentato in modo significativo, il confronto dei primi nove mesi del 2016 e del 2015 mostra i dati rispettivamente del 2,6% e dell'1,1%. Nel complesso, l'economia russa si \u00e8 contratta del 3,4% a causa della caduta dei prezzi del petrolio. L'obiettivo del presente studio \u00e8 identificare la struttura conveniente dell'economia per analizzare il trade-off tra il settore petrolifero e quello del gas con la politica ambientale. Il significativo dello studio ha utilizzato l'approccio moltiplicatore Macro basato su SAM per l'anno 2015 per raggiungere gli obiettivi richiesti. L'analisi empirica si basa sull'approccio Macro moltiplicatore proposto da Ciaschini e Socci (2007a &amp; b). L'approccio MM basato su SAM consiste nel trovare l'insieme appropriato di profili di policy \"endogeni\". Inoltre, l'approccio MM \u00e8 quello di collegare tra loro le diverse interazioni economiche con variabili macroeconomiche, che sono anche attive o non attive (Ciaschini et al., 2010).\r\nJEL Classification: O13, P28, P48, Q43\r\nKey Words: Oil, Gas, Russia, Social Accounting Matrix, Macro Multiplier Analysis\r\n\u2003\r\n3 Valutazione degli shock dei prezzi petroliferi e delle risposte di politica monetaria nell'economia russa: un'analisi di equilibrio generale computabile finanziaria\r\nL'economia della Russia dipende in modo significativo dai settori legati all'energia come petrolio e gas. La quota totale delle esportazioni di petrolio e gas nell'economia russa \u00e8 di circa il 58%. Inoltre, il 70% del PIL russo e il 50% delle entrate federali dipendono dalle esportazioni di prodotti energetici. Oggigiorno, i paesi produttori di petrolio stanno affrontando il problema del manteni","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258315","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Entrepreneurial mindset, social competences and internationalization of green economy firms. How to boost the circular economy model","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"La presente tesi di dottorato intende approfondire il concetto di economia circolare nel recente contesto economico e sociale europeo e i relativi strumenti indispensabili per la sua implementazione a beneficio di cittadini e imprese.\r\nL\u2019economia circolare \u00e8 considerata una valida alternativa al modello lineare di crescita economica e, soprattutto, come un modo per colmare la dicotomia tra interessi industriali e ambientali. Grazie ad essa, infatti, \u00e8 possibile mantenere il valore dei prodotti e dei materiali in modo duraturo nel ciclo economico, riducendo al minimo sprechi e inquinamento e utilizzando le risorse in modo pi\u00f9 intelligente e sostenibile, come ha affermato la stessa Commissione Europea in occasione della presentazione del Pacchetto sull'economia circolare del 2015. \r\nQuesta tesi \u00e8 strutturata in quattro capitoli che seppur presentati in modo autonomo, sono posti in reciproca connessione. Utilizzando approcci diversi, realizzano un intento comune: ossia mirano a definire la relazione tra economia circolare e sviluppo del business in termini di fattori sociali - legge, economia, istruzione, politica, ecc. \u2013 in grado di influenzare il comportamento delle imprese.\r\nLo studio \u00e8 stato sviluppato a partire dall\u2019analisi dei fattori trainanti dell'economia circolare - come il trend demografico, la perdita della biodiversit\u00e0, l\u2019inquinamento e il degrado ambientale, nonch\u00e9 le preferenze dei consumatori e gli altri aspetti culturali \u2013 e tiene conto sia degli aspetti quantitativi sia qualitativi tale da misurarne l\u2019impatto sulla crescita economica.\r\nAccanto a ci\u00f2 sono state oggetto di studio una serie di misure europee e italiane volte all\u2019introduzione di disposizioni sull\u2019economia circolare nell\u2019ordinamento giuridico, cos\u00ec come il ruolo degli appalti pubblici e degli altri meccanismi di mercato. L\u2019analisi viene estesa anche a livello regionale con particolare riferimento alle opportunit\u00e0 generate dalle specialit\u00e0 locali. \r\nIn questo modo \u00e8 stato possibile esplorare il concetto in esame secondo un approccio multi-prospettico, prendendo in considerazione linee guida, attori coinvolti e strumenti necessari, nonch\u00e9 seguire la trasformazione del ruolo ricoperto dalle istituzioni locali al fine di migliorare la consapevolezza e la partecipazione del pubblico.\r\nNel secondo capitolo viene condotta una revisione sistematica della letteratura inerente l'economia circolare come strategia di sviluppo sostenibile. Si \u00e8 osservato in che misura l\u2019economia circolare copre le tre aree della sostenibilit\u00e0 - economica, ambientale e sociale - con particolare riferimento alla gestione delle risorse idriche. Nel fare ci\u00f2, il capitolo analizza la relazione tra sviluppo circolare e Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, di cui nello specifico l\u2019obiettivo 6: Garantire a tutti la disponibilit\u00e0 e la gestione sostenibile dell\u2019acqua e delle strutture igienico-sanitarie.\r\nIn questo scenario emergono chiaramente le sfide legate alle acque reflue che pongono questioni specifiche a carattere quantitativo e qualitativo, sia nel contesto urbano sia in quello rurale. \r\nPoich\u00e9 l'acqua \u00e8 la pi\u00f9 grande risorsa non sfruttata, il terzo capitolo si concentra sulla recente proposta di regolamento UE con oggetto i requisiti minimi per il riutilizzo dell'acqua nell'irrigazione COM (2018) 337. Lo studio, condotto nell'ambito del progetto UE Marie S. Curie - AcceLerate Innovation in urban wastewater management for Climate changE (ALICE) , ha posto l\u2019attenzione sulla situazione italiana che, al pari di altri stati dell'Europa meridionale, deve affrontare importanti sfide strettamente legate alla scarsit\u00e0 e alla qualit\u00e0 della risorse idriche a disposizione. \r\nSono state evidenziate quindi le pratiche locali pi\u00f9 virtuose, anche grazie a parametri regionali pi\u00f9 favorevoli (a esempio l\u2019impianto di Mancasale in Emilia Romagna e il distretto di Capitanata in Puglia).\r\nConsidera","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258319","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Politica e narrazione nel XVII secolo: il romanzo politico italiano di et\u00e0 barocca","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"A differenza di quanto accade per altre tipologie romanzesche, il romanzo politico italiano del Seicento non gode a tutt\u2019oggi di una consistente bibliografia . Ci\u00f2 \u00e8 da ricondurre ad un duplice ordine di fattori: da una parte, tale tradizione \u00e8 senz\u2019altro meno nutrita di quanto non accada in altri Paesi europei (Francia, Germania e Inghilterra in primis); dall\u2019altra, la necessit\u00e0 di difendersi da una censura che poteva prendere, e di fatto spesso prese, il volto della persecuzione da parte delle autorit\u00e0 religiose e politiche costrinse gli autori ad indossare una maschera di dissimulazione. Non \u00e8 un caso che questa tradizione prosperi in Paesi come quelli su ricordati, nei quali era notoriamente vigoroso un dissenso religioso verso l\u2019autorit\u00e0 della Chiesa romana. \r\nCi\u00f2 equivale a dire che la parte pi\u00f9 cospicua del romanzo politico italiano di epoca barocca \u00e8 da leggere in chiave polemica e sotto il velame del travestimento satirico o giocoso. Tuttavia, tale operazione di mascheramento, sicuramente maggioritaria, non \u00e8 esclusiva, come testimoniano i violenti pamphlets anti-barberiniani di Ferrante Pallavicino, che gli costarono la vita. Inoltre, la pratica del mascheramento assume, nei diversi casi, forme molto differenti; anzi, alcuni degli autori considerati nel presente studio fanno riferimento alla gestione spavalda di generi letterari differenti allo stesso scopo. Ne consegue che il romanzo politico assume spesso, nel Seicento italiano, forme camaleontiche, presentandosi con fattezze tali da indurre a confonderlo con generi o sottogeneri affini. \r\nPiuttosto simili appaiono, per provenienza geografica e sociale e, soprattutto, per formazione ideologico-culturale, i profili dei principali romanzieri politici secenteschi. La maggior parte di essi, infatti, era in qualche modo legata alla Repubblica di Venezia e alla veneziana Accademia degli Incogniti, fondata da Giovan Francesco Loredan nel 1630; affianc\u00f2 alla carriera letteraria una carriera pi\u00f9 propriamente politica; si form\u00f2 in ambienti legati all\u2019ateneo patavino, dalla tradizione smaccatamente aristotelico-eterodossa, o libertini.\r\nIl presente studio ha preso le mosse da un\u2019analisi delle diverse forme di contatto tra politica e narrazione riscontrabili nella letteratura di epoca barocca. Tale \u201ccontaminazione\u201d poteva manifestarsi in forma diretta e concretizzarsi in specifici generi letterari, quali la trattatistica politica, la storiografia, la libellistica, il romanzo storico e pseudostorico, o dare vita a romanzi eroico-cavallereschi, che presentavano temi e personaggi tratti dalla storia coeva o dai contemporanei dibattiti politici. In altri casi, invece, la \u201ccontaminazione\u201d avveniva in forma indiretta ed allusiva, attraverso meccanismi letterari di varia natura, che permettevano ai romanzieri di inserire pi\u00f9 o meno specifici riferimenti alla sfera storico-politica nelle loro opere narrative. I pi\u00f9 frequenti di tali stratagemmi erano il tradizionale topos delle carte ritrovate, il pi\u00f9 recente motivo dello svaligio del corriere e l\u2019espediente della chiave letteraria. Quest\u2019ultimo permetteva di inserire, all\u2019interno delle opere romanzesche, riferimenti cifrati alla storia e alla politica recenti o contemporanee, camuffandoli all\u2019interno della narrazione, dando cos\u00ec vita a romanzi fantastici con specifici passaggi a chiave , ovvero a romanzi politici veri e propri. \r\nPer romanzo politico si intende qui una sottocategoria del genere romanzesco che presenta una identit\u00e0 propria, distinguendosi da generi e sottogeneri affini (come, ad esempio, il romanzo storico). Peculiarit\u00e0 distintive del romanzo politico sono la presenza di una qualche forma di mascheramento \u2013 che di norma si concretizza in una o pi\u00f9 delle suddette strategie di camuffamento; la pervasivit\u00e0 del sistema allegorico ; la presenza di un \u201cpatto\u201d autore-lettore; e la finalit\u00e0 \u201ceversiva\u201d della scrittura. Il romanz","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258321","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Essays on the economics of education:from theory to agent-based modelling","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"Questa tesi `e una raccolta di tre opere sull\u2019economia dell\u2019istruzione. Partendo da un\u2019analisi del processo di formalizzazione della teoria del capitale umano, la tesi pro- pone un approccio innovativo per lo studio delle scelte di istruzione a livello terziario, attraverso un Agent-Based Model (ABM) pensato per il contesto italiano e rigorosa- mente calibrato tramite un esperimento sui parametri di input. \r\nNel dettaglio, il primo capitolo fornisce una rassegna dal taglio storico sul ruolo dell\u2019istruzione, vista da alcuni grandi economisti, da Adam Smith ad Amartya Sen, passando per Mill, Marshall e i cosiddetti padri fondatori: Schultz, Mincer e Becker. L\u2019obiettivo `e quello di evidenziare che il tema dell\u2019istruzione veniva affrontato con un approccio multidimensionale gi\u00e0 nei primi contributi riguardanti questa tematica; tuttavia, nel processo di formalizzazione di una teoria unitaria come la teoria del capitale umano, molti concetti preziosi hanno perso considerazione e, di conseguenza, non trovano applicazioni corrispondenti nella letteratura empirica. \r\nUn nuovo approccio metodologico `e fornito nel secondo capitolo. Il lavoro esplora le determinanti delle decisioni di istruzione terziaria, attraverso un modello Agent-Based (ABM), che studia la scelta dei giovani italiani di iscriversi o non iscriversi all\u2019universit\u00e0, entrando immediatamente nel mercato del lavoro. Il modello implica che la preferenza individuale per l\u2019iscrizione all\u2019universit\u00e0 dipende (i) da motivazioni economiche, rappresentate dalle aspettative sui redditi futuri, che si formano sulla base dell\u2019interazione con familiari, amici e conoscenti; (ii) dall\u2019influenza dei pari; (iii) dallo sforzo percepito per ottenere un titolo di studio universitario. Il modello viene simulato per 100 periodi di tempo e per 100 esperimenti Monte Carlo, dimostrando di essere in grado di fornire una rappresentazione realistica del fenomeno analizzato, in termini di tasso di passaggio dall\u2019istruzione secondaria a quella terziaria. \r\nInfine, nel terzo capitolo viene effettuato un esperimento di calibrazione dell\u2019ABM sviluppato nel secondo capitolo. Nel modello di riferimento, abbiamo assunto che il reddito individuale sia distribuito secondo un modello lognormale a due parametri. Per fornire una rappresentazione pi\u00f9 accurata della distribuzione del reddito personale italiano, utilizziamo gli stessi dati del capitolo 2, forniti dalla Banca d\u2019Italia, ed eseguiamo un fit di tre modelli distributivi appartenenti alla famiglia delle distribuzioni Beta: la distribuzione beta generalizzata del secondo tipo (GB2), la distribuzione Singh-Maddala e la distribuzione Dagum. La GB2 risulta essere la candidata migliore per rappresentare la distribuzione dei redditi italiani, in termini di bont\u00e0 del fit; pertanto, utilizziamo la media delle stime dei parametri della GB2 per gli anni considerati (2002-2014) per simulare nuovamente il modello. I risultati presentano delle differenze contenute rispetto al modello di riferimento e confermano il trend decrescente del tasso di trasferimento dall\u2019istruzione secondaria a quella terziaria in Italia.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282532","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Limitazione e legittimazione del potere nel dibattito teorico sulla giustizia costituzionale","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"La ricerca oggetto della Tesi riguarda un\u2019indagine sui fondamenti teorici e giusfilosofici della \u201cgiustizia costituzionale\u201d, con particolare riferimento alle problematiche connesse all\u2019individuazione del \u201cposto\u201d che i suoi organi sono chiamati a ricoprire negli ordinamenti giuridici contemporanei e, quindi, sulle fonti di legittimazione delle funzioni che concretamente essi svolgono.\r\nL\u2019avvento dell\u2019idea di una \u201cgiustizia costituzionale\u201d stimola un\u2019analisi critica sulle esigenze di riconcettualizzazione richieste dal passaggio dallo statualismo e dall\u2019impronta positivistica dello Stato liberale, alle nuove costruzioni teorico-giuridiche che hanno accompagnato l\u2019evoluzione delle democrazie costituzionali novecentesche. Qui emergono, infatti, nuovi modelli teorici legati a dinamiche di manifestazione del diritto autonome dalla mediazione esclusiva e diretta del potere politico e che si affermano in una sfera di esperienza che trascende quella giuridico-positiva.\r\nL\u2019ambito di approfondimento del tema di ricerca si concentra sulla letteratura italiana, soprattutto del Secondo dopoguerra, ricollegata al c.d. Neocostituzionalismo. Gli Autori riconducibili a questo movimento d\u2019idee mettono in evidenza l\u2019impossibilit\u00e0 o, comunque, l\u2019inadeguatezza di un approccio avalutativo al diritto. Con la conseguenza che quanto alla sua applicazione essi concordano sulla maggiore affidabilit\u00e0 del metodo della ponderazione \u2013 il \u201cbilanciamento\u201d, nel linguaggio della Corte costituzionale italiana \u2013 rispetto a quello della sussunzione. Allo stesso tempo \u00e8 per\u00f2 problematizzata la necessit\u00e0 di individuare limiti alla discrezionalit\u00e0 dell\u2019interprete, ricorrendo ad esempio all\u2019efficacia giuridica vincolante riconosciuta ai valori positivizzati nei principi costituzionali.\r\nCostituisce, del resto, un dato acquisito come le teorizzazioni sul \u201ccustode della Costituzione\u201d \u2013 a partire dalla querelle tra Kelsen e Schmitt \u2013 abbiano contribuito a determinare uno \u201cscardinamento\u201d dei fondamenti concettuali (es. supremazia, generalit\u00e0 e astrattezza della legge; divisione tra diritto e morale; giudice bocca della legge e non del caso concreto) e delle categorie dogmatiche (sovranit\u00e0, unit\u00e0 giuridica dello Stato) sui quali poggiava la costruzione teorica dello Stato liberale. Forma di Stato fondata sulla stretta equiparazione tra legge\/diritto\/giustizia, innestata in un contesto storico-politico nel quale il prodotto della volont\u00e0 parlamentare si riteneva del tutto svincolato da esigenze di verifica della sua giustizia sostanziale e\/o da un vaglio di legittimit\u00e0 \u201ccostituzionale\u201d.\r\nTale impostazione concettuale \u00e8 inimmaginabile nella dimensione costituzionale post-bellica, \u201cnovecentesca\u201d. L\u2019incorporazione nel diritto di principi latu sensu morali e l\u2019apertura alla creativit\u00e0 e ricchezza dell\u2019attivit\u00e0 interpretativa caratterizzano il nuovo ordine giuridico, connotato da testi costituzionali infusi di una spiccata vocazione programmatica, legata a filo doppio con l\u2019avvento storico dalle democrazie di massa e del pluralismo assiologico ad esse connesso.\r\nSi fa strada la convinzione dell\u2019impossibilit\u00e0 di un approccio meramente scientifico allo studio e alla pratica del diritto, a cui si affianca l\u2019idea della superiorit\u00e0 assiologia della Costituzione per il fondamentale rilievo rivestito dai valori negli attuali sistemi costituzionali. Diviene altres\u00ec crescente, nella dinamica istituzionale contemporanea, l\u2019importanza di poteri \u201cneutri\u201d come lo sono, appunto, gli organi di giustizia costituzionale.\r\nLa visione kelseniana di una corte \u201cneutrale\u201d, custode esterna del parlamentarismo, innestata in una Costituzione indifferente ai valori, agli interessi materiali, ai contenuti reali, rappresenta ormai un disegno storicamente superato e appunto bisognoso di essere riconcettualizzato","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258963","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Insegnare arte e lingua italiana a stranieri: percorsi CLIL di apprendimento esperienziale nelle Marche","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"La tesi si occupa della didattica integrata di contenuti artistici e lingua italiana, inserendosi nel filone di ricerca sul CLIL (Content and Language Integrated Learning). L\u2019obiettivo finale della tesi \u00e8 la realizzazione di percorsi didattici su opere d\u2019arte presenti nella regione Marche da proporre a studenti di italiano che frequentano Edulingua, una scuola che offre corsi intensivi di lingua e cultura italiana a stranieri provenienti da tutto il mondo. Tali percorsi o per lo meno l\u2019approccio all\u2019integrazione di arte e italiano potrebbero essere trasferibili in contesti simili.\r\nPer farlo sono state approfondite le seguenti basi teoriche: gli studi sulle diverse possibilit\u00e0 di integrazione tra lingua e contenuti, le teorie di acquisizione linguistica e diverse metodologie di didattica dell\u2019arte. Per quanto concerne le metodologie di integrazione di lingua e contenuto sono stati approfonditi, oltre agli studi sul CLIL, quelli sull\u2019EMI (English as a Medium of Instruction) e sull\u2019Italiano come lingua veicolare. Riguardo la glottodidattica si \u00e8 preso a modello l\u2019approccio umanistico-affettivo, mentre per il lato artistico si \u00e8 privilegiata una metodologia interpretativa basata principalmente sugli studi di iconografia. \r\nFrutto di questa ricognizione \u00e8 un modello di integrazione fra arte e italiano, basato principalmente sul TBLT (Task Based Language Teaching) e sulla didattica esperienziale. La scelta di una didattica orientata ai compiti deriva dalla volont\u00e0 di sfruttare una delle caratteristiche tipiche del CLIL, quella cio\u00e8 di proporre un apprendimento centrato sul protagonismo degli studenti e sul \u201clearning by doing\u201d. La didattica esperienziale, invece, unisce la volont\u00e0 di far visitare agli studenti i beni artistici studiati a quella di impiegare tali visite a scopo didattico.  \r\nQuesto modello di integrazione \u00e8 stato, quindi, utilizzato per la realizzazione di percorsi esperienziali per la valorizzazione del patrimonio artistico marchigiano presso gli stranieri: alcune chiese romaniche della valle del Chienti (San Claudio, Santissima Annunziata e Abazia di Fiastra), il Cappellone di San Nicola a Tolentino, il Rivestimento marmoreo e le Cappelle delle nazioni nella Basilica della Santa Casa a Loreto, tre opere seicentesche (La crocefissione di Gentileschi, il Battesimo di Cristo e l\u2019Ultima cena di Bastiani) nella cattedrale di San Venanzio a Fabriano. La selezione ha seguito diversi criteri. Innanzitutto la fattiva possibilit\u00e0 di visitare i luoghi dove sono conservate le opere: esse non dovevano essere troppo distanti dalla citt\u00e0 di San Severino dove Edulingua ha sede. Poi la natura stessa delle opere: volevamo far studiare agli studenti diverse tipologie di arte (pittura, affresco, architettura e scultura), scegliendo tra i periodi pi\u00f9 rappresentativi dell\u2019arte italiana (Medioevo, Rinascimento e Barocco). Infine abbiamo somministrato un questionario alla tipologia di studente interessato a frequentare corsi intensivi in Italia per verificarne le preferenze. \r\nOgnuno dei percorsi permette di interpretare alcuni messaggi delle opere e contemporaneamente sviluppare la lingua. Tale sviluppo riguarda sia le abilit\u00e0 (primarie e integrate) sia l\u2019acquisizione di specifici obiettivi grammaticali. I percorsi sono pensati per studenti di livello B1, ma nella loro presentazione suggeriamo anche delle possibilit\u00e0 di adattamento a livelli di competenza diversi.\r\nTali percorsi didattici sono adatti sia per essere usati in classi di lingua italiana particolarmente interessate all\u2019argomento artistico, sia, e soprattutto, per essere inseriti in un intero corso intensivo su arte e italiano. All\u2019interno dell\u2019offerta didattica di Edulingua, infatti, ci sono anche dei corsi basati sull\u2019integrazione della lingua e di alcune tematiche culturali, tra cui, appunto, l\u2019arte. \r\nNella parte finale della nostra tesi riportiamo i risultati di una Ricerca Azione sulla realizzazione dei percorsi didattici","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258983","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Le implicazioni giuridiche del \u201cprogresso tecnico\u201d. Categorie, questioni, strumenti nel dibattito tra Otto e Novecento","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"Tra il finire dell\u2019Ottocento e gli inizi del Novecento, il fenomeno del progresso  tecnico, nel pi\u00f9 ampio contesto della Rivoluzione industriale, influ\u00ec anche sul diritto, comprensivo di legislazione, dottrina e giurisprudenza. La presente trattazione si propone di studiare da diverse prospettive, le implicazioni giuridiche di questo accelerato sviluppo della tecnica. A queste verr\u00e0 anteposta un\u2019analisi delle concettualizzazioni dell\u2019innovazione tecnica e dei particolari strumenti di comunicazione giuridica che caratterizzarono il dialogo tra il diritto e la tecnica. I giuristi, nonostante il tentativo di utilizzare dei termini comprensivi del fenomeno, quali \u201cprogresso tecnico\u201d  o \u201ctecnica moderna\u201d ,  non ne avevano ancora una chiara categoria concettuale. Eppure, gli approfondimenti giuridici trovarono spazio in riviste non giuridiche dedicate ai tecnici  e in monografie volte a raccogliere tutte le ripercussioni giuridiche di una singola innovazione tecnica. \r\nDa una prima prospettiva, si guarder\u00e0 al rapporto tra il diritto ed il progresso tecnico attraverso una selezione dei dibattiti dottrinali e delle pronunce giurisprudenziali sui temi pi\u00f9 rilevanti: dalla natura giuridica dell\u2019energia elettrica, alla fictio iuris dell\u2019\u201dimmobilizzazione\u201c delle macchine industriali; dalla eventuale estensione del diritto d\u2019autore alle rappresentazioni fotografiche, passando per le limitazioni al diritto di propriet\u00e0  per \u201cassicurare i progressi dell\u2019industria\u201d , fino alla cos\u00ec definita \u201cfobia automobilistica\u201d . \r\nUna seconda prospettiva si proporr\u00e0 di analizzare come il progresso tecnico abbia influito sul progresso del diritto: le nuove strumentazioni tecniche, infatti, rivelarono tutta la lacunosit\u00e0 dell\u2019ordinamento giuridico ed indussero a colmare tali mancanze, in un primo momento, attraverso lo strumento dell\u2019analogia legis. A tale proposito sono emblematiche  le riflessioni dottrinali sugli aeromobili, sul telefono e sulle condutture elettriche alle quali si estesero rispettivamente le discipline del diritto marittimo, la legislazione sul telegrafo e quella sull\u2019acquedotto. L\u2019insufficienza dell\u2019estensione analogica port\u00f2 i giuristi ad individuare i principi generali della materia, ma solo come una \u201c via spianata\u201d  per i necessari interventi legislativi. Il percorso culminer\u00e0 con alcune timide ipotesi circa il sorgere di branche giuridiche del tutto nuove: il \u201cdiritto aereo\u201d , il \u201cdiritto aeronautico\u201d , il \u201cdiritto delle comunicazioni\u201d , comprensivo del \u201cdiritto telegrafico\u201d e del \u201cdiritto telefonico\u201d    ed infine, il \u201cdiritto dei trasporti\u201d  .\r\nAccanto alle nuove branche giuridiche, il progresso tecnico nella dimensione urbana permise la riscoperta di un altro settore giuridico: il diritto municipale, comprensivo di tutto il \u201cdiritto promanante dal Comune\u201d . Grazie all\u2019introduzione delle nuove invenzioni, il diritto municipale si arricch\u00ec della disciplina  dei monopoli comunali, molti dei quali erano tali proprio per le peculiari caratteristiche degli impianti di illuminazione e delle tramvie; di regolamenti comunali, quali strumenti principali per disciplinare la fruizione dei veicoli a trazione meccanica e delle servit\u00f9 elettriche; di nuovi tributi locali inerenti alle innovazioni tecniche pi\u00f9 diffuse o pi\u00f9 foriere di benefici per la collettivit\u00e0.\r\nInfine, dalla dimensione urbana e locale , si passer\u00e0 ad una visione globale rispetto alla quale, ci si concentrer\u00e0 sul caso spagnolo.  Difatti,  dopo un rapido sguardo agli altri Paesi europei come la Francia e la Germania, si comprender\u00e0 come, relativamente al tema del progresso tecnico, la Spagna assunse una posizione differenziata in quanto, rispetto alle altre realt\u00e0 europee,  pot\u00e9  confrontarsi con un dibattito giuridico italiano gi\u00e0 maturo.\r\nLa trattazione si concluder\u00e0 con delle el","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258985","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il diritto all\u2019amore di una famiglia. La funzione sociale e riparativa dell\u2019adozione","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"I contributi delle ricerche psicologiche sulla famiglia e sull\u2019adozione rappresentano i capisaldi che hanno permesso alla psicologia di interagire con le norme di diritto, rendendo possibile una rivoluzione culturale e giuridica del mondo dell\u2019infanzia e dando un profondo e adeguato senso allo status di figlio e alla funzione della famiglia, che \u00e8 quella di promuovere lo sviluppo della personalit\u00e0 del minore. La famiglia non \u00e8 tutelata in s\u00e9, ma quale mezzo di promozione dello sviluppo della personalit\u00e0 del minore. Famiglia biologica e famiglia adottiva rappresentano, dunque, i due estremi del diritto del soggetto minore di et\u00e0 ad avere una famiglia, in una prospettiva funzionale al suo benessere. Il contesto ottimale di crescita \u00e8 quello di origine, in caso di abbandono il bambino ha il diritto di vivere in un contesto familiare sostitutivo, adeguato ad accoglierlo. La decisione di recidere questo importantissimo legame con le origini pu\u00f2 essere giustificato solo nel caso in cui non sia in altro modo possibile tutelare la preminente esigenza del bambino di vivere in un ambiente familiare tutelante, funzionale alla sua crescita. Gli effetti dell\u2019abbandono possono essere molto traumatizzanti e compromettere il percorso evolutivo del bambino. Le ricerche psicologiche, focalizzate sulla sfera comportamentale del minore proveniente da un\u2019esperienza di abbandono, hanno evidenziato che i problemi si possono manifestare sotto forma di iperattivit\u00e0, deficit di attenzione, stereotipie, autolesionismi, mancanza di contatto visivo con altre persone, difficolt\u00e0 nell\u2019esternare e nell\u2019interiorizzare comportamenti, difficolt\u00e0 di autoregolazione e di relazione (Fermani, Muzi, 2019). \r\n\tPartendo dallo studio dei paradigmi teorici della psicologia sociale sull\u2019argomento, si \u00e8 passati ad un\u2019analisi dei testi delle principali normative sul diritto del minore ad avere una famiglia, con un approccio affine al diritto psicologico. Lo studio ha evidenziato che la tutela del diritto del minore a vivere in un contesto familiare adeguato, anche se sostitutivo, si interrompe nel momento in cui viene \u201ccostruita\u201d, tramite sentenza, la famiglia adottiva. Il periodo di assistenza dei servizi sociali si prolunga, al pi\u00f9 tardi, dopo un anno dell\u2019ingresso del bambino, in caso di adozione internazionale. Questo dato \u00e8 grave, gli studi e le ricerche psicologiche dimostrano che la formazione della famiglia sostitutiva, la creazione del patto adottivo, \u00e8 un percorso che richiede molto tempo. E\u2019 un evento stressante e la famiglia deve essere aiutata affinch\u00e9 la funzione riparativa del benessere possa essere realizzata. La famiglia adottiva viene \u201ccreata\u201d per un\u2019esigenza di tutela del bambino, quindi, rientra tra quei diritti della persona che, per essere pienamente realizzati, devono riuscire a soddisfare realmente le esigenze della persona (Camerini, 2013). La tutela del bambino potr\u00e0 considerarsi definitivamente chiusa solo quando nella famiglia sostitutiva si sar\u00e0 concluso il percorso per diventare famiglia e il soggetto minore di et\u00e0 non avr\u00e0 superato tutte le difficolt\u00e0 che gli derivano dal suo passato. \r\n\tLa ricerca sociale, che ha completato questo lavoro di studio, \u00e8 stata realizzata proprio con questo intento. Considerato che l\u2019interesse della ricerca era diretto alla comprensione del percorso familiare che conduce al patto adottivo, sotto il profilo epistemologico e metodologico si \u00e8 optato per metodi qualitativi e, tra questi, di indagine tramite interviste semi-strutturate. E\u2019 stata condivisa un\u2019epistemologia socio-costruzionista, assumendo che i dati raccolti e la loro interpretazione sono una rappresentazione della realt\u00e0 e il prodotto di un processo interattivo di costruzione dei significati tra ricercatore, partecipanti e contesto. I partecipanti alla ricerca sono stati i genitori di 14 nuclei famigliari; 27 caregiver sostitutivi di 19 bambini adottati","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258987","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"L\u2019internazionalizzazione delle pmi agroalimentari marchigiane: il ruolo della social network analysis","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"Il moderno ambiente competitivo \u00e8 stato fortemente condizionato dai processi di globalizzazione e dalle nuove e crescenti forze provenienti dalle economie emergenti, portando continui cambiamenti e innovazioni sui mercati. \r\nIl confronto globale spinge le piccole e medie imprese (PMI) a cercare differenti approcci al mercato e in tale contesto l\u2019internazionalizzazione, anche per questa categoria di imprese, diventa una possibilit\u00e0 per garantire loro continuit\u00e0 e redditivit\u00e0 nel tempo. Infatti, proprio l\u2019allargamento dei mercati e il confronto con realt\u00e0 differenti ha posto le piccole e medie imprese di fronte a nuove sfide. Inoltre, oltre a dover competere con imprese di maggiori dimensioni nella stessa arena, si trovano a dover conquistare le preferenze di clienti non necessariamente appartenenti ai medesimi sistemi economici, manageriali, sociali, di comportamento e quindi valoriali. Infine, la globalizzazione, fenomeno caratterizzato dalla crescita progressiva delle relazioni di scambio a livello mondiale in differenti ambiti, generatrice di convergenza economica e culturale tra i diversi Paesi del mondo, ha provocato come effetto immediato la caduta delle barriere che precedentemente separavano i ben delineati spazi competitivi tra le imprese. \r\nIl portato di un simile cambiamento risulta quindi legato alla forte integrazione e alla crescente dipendenza dei Paesi gli uni dagli altri e la conseguenza immediatamente derivante \u00e8 da un lato una competizione allargata e dall\u2019altro nuovi modelli di business da adottare. Ne discende che per le imprese in generale, ma soprattutto per le piccole e medie imprese, risulta alquanto difficoltoso operare chiudendosi e rifugiandosi nei propri tradizionali mercati locali, dovendosi infatti scontrare o trovandosi a dover creare sinergie con imprese di maggiori dimensioni, a prescindere dai limiti strutturali, di risorse disponibili, organizzativi, culturali, etc\u2026, che le caratterizzano (Etemad, 1999; Levitt, 1983).\r\nTale fenomeno trasversale alle logiche nazionali, di settore o d\u2019impresa, porta al concetto di internazionalizzazione, fenomeno che riguarda tutte le imprese, dando origine a una nuova arena competitiva, nella quale le piccole e medie imprese devono affrontare cambiamenti strutturali. Esse devono infatti sviluppare sia le condizioni necessarie per raggiungere il requisito della competitivit\u00e0 (Fahy, 2002; Grant, 1991; Mathew, 2003) partendo da una situazione di svantaggio (Bonaccorsi, 1992; Etemad, 1999; McNaughton, Bell, 2000; Miesenbock, 1988) sia far fronte alla mancanza di adeguate teorie e linee guida per una efficace ed efficiente crescita internazionale. Da un punto di vista pratico,  alcune ricerche si sono concentrate sull\u2019individuazione sia dei vantaggi per le PMI, realizzati o prospettici (Battaglia, Tzannis, 2007; Battaglia, Corsaro, Tzannis, 2006), derivanti dalla presenza sui mercati internazionali, sia sull\u2019analisi delle motivazioni verso il processo di internazionalizzazione stesso (Cedrola, 2005).\r\nIl lavoro di tesi \u00e8 diviso in cinque macro\/capitoli.\r\nIl primo capitolo si focalizza sulla letteratura esistente riguardante le principali strategie di internazionalizzazione e le principali modalit\u00e0 di internazionalizzazione con riferimento particolare alle aziende del settore agroalimentare. Ci si concentra pi\u00f9 nel dettaglio sul processo di internazionalizzazione delle PMI, a partire dalle principali teorie, analizzando le differenti fasi caratterizzanti il processo, le diverse modalit\u00e0 possibili di ingresso sui mercati esteri e le relative motivazioni che spingono le PMI ad affrontare il processo stesso. Si passa poi ad alcune considerazioni di carattere strategico, cercando di fornire un quadro di sintesi dei fattori che influenzano il processo di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese oltre confine.\r\nInfatti l\u2019obiettivo \u00e8 quello di rispondere alle seguenti domande:\r\n1.\tQuali sono le motivazioni che s","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/258989","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Elena di Troia, \u00abde totes dames mireor\u00bb: ricerche sull\u2019identit\u00e0 del personaggio nei romans d\u2019antiquit\u00e9 francesi e in alcuni passi dell\u2019Ovide moralis\u00e9.","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"La tesi si presenta come un\u2019analisi del personaggio di Elena di Troia in alcuni testi della tradizione medievale romanza, in particolare nei romans d\u2019antiquit\u00e9 del XII secolo e nell\u2019Ovide Moralis\u00e9 del primo trentennio del XIV secolo. Questa figura, emblematica di un rapporto tra mito e letteratura estremamente particolare e variegato, occupa un ruolo di primo piano nell\u2019immaginario e nella cultura europei: qualunque sia il testo preso come riferimento, alcuni elementi della struttura generale del racconto e del mito continuano infatti ad essere riconoscibili, adattandosi per\u00f2 a svolgere funzioni assai diverse da quelle precedenti. La figura medievale di Elena di Troia acquisisce in particolare dei tratti di profonda originalit\u00e0 e novit\u00e0 rispetto agli antecedenti classici, diventando espressione del personaggio medievale \u2013 secondo la definizione di d\u2019Arco Silvio Avalle \u2013 come \u00absegno culturale di applicazione letteraria consistente in un\u2019associazione temporanea di elementi variabili e sostituibili\u00bb. \r\nIl lavoro, in cui ci si propone di dimostrare come l\u2019identit\u00e0 di questo personaggio si realizzi non solo attraverso dei rapporti sintagmatici con le altre figure all\u2019interno del singolo testo ma anche attraverso delle relazioni paradigmatiche con il patrimonio culturale nel senso pi\u00f9 ampio del termine, \u00e8 strutturato in cinque capitoli. \r\nIl primo, di carattere introduttivo, si concentra sull\u2019impianto teorico utilizzato per lo studio, che si avvale degli strumenti e delle metodologie messi a punto dal Centro di Antropologia del Testo dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata ed in generale delle recenti riflessioni teorico-letterarie sulla categoria del personaggio. Vengono inoltre presentati il corpus di testi, in cui si \u00e8 scelto di privilegiare quelli in antico francese, e la struttura del lavoro. \r\nI due capitoli successivi sono dedicati al Roman de Troie di Beno\u00eet de Sainte-Maure, punto di partenza dell\u2019indagine. In particolare nel secondo si traccia un quadro della rappresentazione di Elena di Troia all\u2019interno dell\u2019opera e si rintracciano i tratti salienti del personaggio e i motivi che pi\u00f9 frequentemente ad esso si legano: l\u2019identificazione di Elena come causa belli, il suo essere un modello indiscusso di bellezza, il passaggio da donna rapita a regina, anche mediante un comportamento definito esemplare, ed infine l\u2019elemento dell\u2019ambiguit\u00e0. \r\nIl terzo capitolo riguarda invece le replicazioni del \u201cpersonaggio Elena\u201d, con un\u2019attenzione particolare alle figure di Briseide, la cui identit\u00e0 si sviluppa anche attraverso ulteriori tratti rispetto a quello della mutevolezza del cuore che decreter\u00e0 la sua fortuna successiva, e di Polissena, che sviluppa invece la componente pi\u00f9 tragica del personaggio. \r\nNel quarto capitolo ci si occupa poi del secondo testo del corpus, ossia l\u2019anonimo Roman d\u2019Eneas. L\u2019analisi riguarda in particolare la figura di Lavinia, la quale viene assimilata ad Elena \u2013 mediante il motivo del raptus coniugale \u2013 attraverso le stesse parole di Turno. Il suo matrimonio con Enea porta per\u00f2 ad un esito diverso ed addirittura alla nascita di una nuova stirpe: il rapimento ad opera di un uomo proveniente da terra straniera si configura cos\u00ec, in maniera quasi paradossale, come un facilitatore nella gestione del conflitto. Interpretando il raptus coniugale come parte di un processo rituale e sfruttando le teorie antropologiche sulla liminalit\u00e0 e sulla performance formulate da Victor Turner, viene proposta una lettura di Elena \u2013 e delle figure che ne rappresentano una replicazione all\u2019interno dei due romanzi in francese antico del XII secolo \u2013 come personaggio liminale. \r\nL\u2019ultimo capitolo \u00e8 infine dedicato all\u2019Ovide Moralis\u00e9, dove emerge un\u2019intenzione assimilativa tra il racconto mitologico di Elena e l\u2019auctoritas biblica: la moglie di Menelao viene infatti collegata ad Eva ed il pomo d\u2019oro \u00e8 interpretato in chiave allegorico-cristiana c","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/279947","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"\u00abPAR ART MOVER.\u00bb INCROCI TRA MERAVIGLIOSO E SAPERE IN TESTI ROMANZI DEL TARDO MEDIOEVO","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"La presente tesi di dottorato comprende una raccolta di ricerche su una categoria interpretativa del meraviglioso \u2013 inteso come tutto ci\u00f2 che causa stupore in un determinato interlocutore, sia per un fenomeno naturale che per un evento percepito come soprannaturale \u2013 detto \u2018scientifico\u2019, in quanto comprendente le diverse forme di sapere, le arti meccaniche e l\u2019interpretazione della natura. Tale categoria si inserisce nel quadro delle classificazioni e delle teorie del meraviglioso, delle quali cerca di essere ulteriore tassello interpretativo.\r\nLa tesi si compone di un\u2019introduzione, tre capitoli, conclusioni e appendice; nell\u2019introduzione si chiarisce il ruolo dell\u2019artificio e della creazione artificiale nel quadro del meraviglioso, con particolare riferimento al mutamento della concezione della natura tra XII e XIII secolo, ipotizzando che questo cambiamento possa avere influito anche sulla percezione del lavoro meccanico.\r\nIl primo capitolo mostra una panoramica generale del tema. Nel primo paragrafo si presenta il problema del passaggio tra una natura non pi\u00f9 metafora morale e allegoria della Creazione Divina, ma realt\u00e0 fenomenica, da indagare, sovrapponendo questa nuova concezione alla considerazione del lavoro umano; nel secondo paragrafo si offre uno stato dell\u2019arte delle ricerche sul meraviglioso, anche fornendo le coordinate semantiche delle sue diverse articolazioni e una proposta di periodizzazione; il terzo paragrafo analizza alcune \u2018strutture antropologiche\u2019 dell\u2019immaginario medievale, relativo al meraviglioso, unitamente ad alcune costanti stilistiche nella presentazione di questi oggetti (descrizione \u2013 statica e cinetica \u2013 e la digressione).\r\nIl secondo capitolo si concentra sugli automi, oggetti meccanici capaci di muoversi autonomamente, senza che ne sia chiara la causa. Il primo paragrafo espone il tema nelle sue linee generali, individu i tratti ricorrenti di questo particolare tipo di mirabilia e presenta i testi del corpus scelto, che comprendono i romans d'antiquit\u00e9, il Voyage de Charlemagne, il Girart de Rossillon, la letteratura di viaggio e i testi compilativo-enciclopedici. Il secondo paragrafo \u00e8 incentrato su un primo tipo di automi: quelli presenti dentro i palazzi, e istituisce una correlazione tra gli automi, le loro componenti e funzionamento e la rappresentazione stessa del potere. Il terzo paragrafo riguarda una tipologia di automi particolari: quelli che raffigurano la figura umana. Si propone una diversa interpretazione di questi ultimi \u2013 rispetto agli automi in genere \u2013 che si distacca dalla consueta immagine del \u2018guardiano\u2019, per avanzare ipotesi maggiormente legate alla considerazione della statuaria.\r\nIl terzo capitolo amplia l\u2019indagine, ponendo una correlazione tra trattamento dell\u2019immagine artificiale negli automi e le tecniche stilistiche legate alla descrizione di opere, come l\u2019ecfrasi. Il primo paragrafo esplicita questa correlazione, considerando il rapporto tra immagine e tecnica stilistica; nel secondo si forniscono alcuni esempi di queste immagini, come catalizzatrici del meraviglioso verso altre forme di sapere, prendendo in esame le ecfrasi presenti in alcuni testi. Il terzo paragrafo \u00e8 dedicato alle figure degli artefici, motivando, alla luce delle precedenti considerazioni, la differenza di trattamento tra la figura di Virgilio mago e quella di Gerbert d\u2019Aurillac, secondo una diversa contestualizzazione.\r\nLe conclusioni vertono sul passaggio dal concetto di nigromance a quello di science dell\u2019homme in volgare per spiegare l\u2019artificio meccanico all\u2019interno dei luoghi di potere. Si parte da una generale confusione tra XII e XIII secolo, con un atteggiamento ambivalente nei confronti degli artefici \u2013 tra\r\ntimore e ammirazione \u2013 per arrivare a una progressiva razionalizzazione della considerazione delle arti meccaniche. Si ipotizza che questo passaggio coincida con il cambiamento di ","abstract_eng":"The present PhD thesis collects investigations on an interpretative category of wonder \u2013 intended as all that causes amazement in a given addressee, both for a natural phenomenon and for an event which is perceived as supernatural \u2013 named \u2018scientific\u2019, as it includes the different sciences, mechanical arts and the interpretation of nature. This category is included within the general picture of the classifications and theories of wonder, of which it aims to be a further interpretative element.\r\nThe thesis is made up of an introduction, three chapters, conclusion and appendix; within the introduction, the role of gimmick and of the artificial creation within the picture of wonder, with particular attention to the change in the idea of nature between XII and XIII century, by hypothesizing that this change might have affected the perception of mechanical work.\r\nThe first chapter shows a panoramic view of the topic.Within the first paragraph, the problem of the transition of nature, which is no more a moral metaphor and an allegory of Divine Creation, but phenomenal reality, is presented, by overlapping this new understanding to the consideration of human work; in the second paragraph, a state of the art of the investigation on wonder is provided, also by giving the semantic coordinates of its different branches, and a proposal of periodization; the third paragraph analyzes several \u2018anthropological structures\u2019 of medieval collective image, related to wonder, together with several stylistic constants within the presentation of these items (description, static and kinetics, and digression).\r\nThe second chapter focuses on automatons, mechanical items which are capable of moving autonomously, without a clear cause. The first paragraph outlines the generalities of the topic, detects the recurrent characteristics of this peculiar type of mirabilia and presents the texts of the selected corpus, which includes the romans d'antiquit\u00e9, the Voyage de Charlemagne, the Girart de Rossillon, the travel literature and the summarizing-encyclopedic texts. The second paragraph is focused on the first group of automatons: those located within palaces, and establishes a correlation\r\nbetween the automatons, their components and functioning and the very representation of power. The third paragraph deals with a peculiar type of automatons: those which represent the human appearance. A different interpretation of these automatons, with respect to the other, is proposed. This interpretation is detached from the usual figure of the \u2018guardian\u2019, and the hypothesis which are advanced are more tightly related to the consideration of statuary.\r\nThe third chapter extends the investigation, by establishing a correlation between the treatment of the artificial image in the automatons and the stylistic techniques which are related to the description of the product, as the ekphrasis. The first paragraph clarifies this correlation, taking into account the relationship between the image and the stylistic technique. In the second, several examples of these images, as catalysts of wonder towards other sciences, by examining the ekphrasis which are present in some texts. The third paragraph is dedicated to the figure of the maker, by motivating, based on the previous considerations, the difference in the treatment between the figures of Vergil mage, and that of Gerbert d'Aurillac, according to a different contextualization.\r\nThe conclusions deal with the passage between the concept of nigromance and that of science dell'homme in vernacular, to explain the mechanical craft, within the places of power. The discussion starts from a general confusion between XII and XIII century, with a bivalent attitude towards the makers \u2013 between dread and admiration \u2013 to achieve a progressive rationalization of the consideration of mechanical arts. It is hypothesized that this passage coincides with the change in mentality between XII and ","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/281346","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il diritto di superficie nei sistemi delle regole di appartenenza: una comparazione italo - francese","anno":"2019","abstract":"","abstract_ita":"Oggetto dello studio sono i fenomeni di dissociazione giuridica dell'immobile, che perlopi\u00f9 si manifestano nell'istituto del diritto di superficie, con riferimento ad alcuni ordinamenti giuridici: Francia e Italia, con alcuni spunti anche dal modello belga e dal mondo di common law. Tali fenomeni sono presi in considerazione dedicando la massima attenzione al diritto vivente e alla pratica degli operatori del diritto, analizzando e valutando le diverse interpretazioni teoriche sempre alla luce della prassi e dei bisogni sociali in cui la prassi trova fondamento. Si adotta un approccio comparativo-funzionalistico, volto anche alla ricerca costruttiva degli elementi che pi\u00f9 fruttuosamente si prestano a esperienze d'ibridazione giuridica. \r\nE' possibile individuare alcuni filoni principali che caratterizzano il percorso argomentativo della tesi, non in una successione per blocchi, bens\u00ec intrecciandosi e richiamandosi reciprocamente nel corso dell'esposizione, in quanto intimamente legati:\r\n- La dimensione storica del diritto di superficie, in quanto chiave di comprensione delle somiglianze e delle differenze esistenti tra gli ordinamenti giuridici studiati;\r\n- La dimensione economico-sociale del diritto di superficie, come analisi delle istanze concrete dei soggetti coinvolti, a cui sul piano giuridico \u00e8 necessario dare risposte;\r\n- La dimensione dogmatico-concettuale del diritto di superficie, evidenziandone la natura di elemento dinamico e problematico del sistema dominicale romanistico, con particolare riferimento al rapporto con la figura dell'enfiteusi e con la bipartizione (dalle frontiere mobili) dei diritti in reali e personali nei diversi ordinamenti presi in considerazione;\r\n- La dimensione del diritto di superficie come ponte e canale di comunicazione fra le tradizioni di civil law e di common law, in quanto elemento di messa in discussione della dogmatica chiusa propria dei modelli continentali di propriet\u00e0 presi in considerazione, facendo emergere le loro strutture latenti precedenti l'epoca delle codificazioni;\r\n- La dimensione politico-sociale del diritto di superficie, in quanto strumento che pu\u00f2 veicolare istanze solidaristiche in materia di propriet\u00e0, che oggi in Italia hanno assunto un rilievo anche costituzionale: la superficie pu\u00f2 quindi assumere un ruolo pure in settori aventi rilievo pubblicistico, nonch\u00e9 farsi portatrice di un processo di costituzionalizzazione del diritto privato. \r\nFilo conduttore tra queste diverse dimensioni e sfaccettature prese in considerazione \u00e8 l'attitudine del diritto di superficie a presentarsi come figura aperta e malleabile, dalla controversa collocazione in sistemi concepiti come chiusi e autosufficienti: una figura idonea a riempirsi, secondo le concrete esigenze e gli spazi lasciati alla sua espansione da ciascun ordinamento, di contenuti complessi e diversificati. Si \u00e8 cercato di mettere adeguatamente in evidenza il fatto che in Italia la superficie \u00e8 una figura tendenzialmente unitaria o, quantomeno, riconducibile a pochi, ben identificati, poli concettuali, laddove in Francia, non codificata, il suo esistere a ridosso della prassi la frammenta in una serie di assetti ciascuno concepito per rispondere a specifici bisogni. Del diritto di superficie si sono pertanto di volta in volta selezionati gli elementi che meglio si prestano alla comparazione tra i sistemi considerati, facendone emergere i connotati di maggior interesse per uno o pi\u00f9 dei filoni che si sono indicati. \r\nNelle conclusioni, si riprende specificamente il possibile ruolo della superficie nell'ottica di una reinterpretazione, o persino di un'eventuale riforma legislativa, della disciplina italiana della propriet\u00e0 e dei diritti reali alla luce delle istanze costituzionali di solidariet\u00e0 sociale e di una funzione sociale della propriet\u00e0.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282526","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"A partire da Levinas: ripensare il terzo, per un\u2019etica della reciprocit\u00e0","anno":"2019","abstract":"Il presente lavoro di ricerca A partire da Levinas: ripensare il terzo, per un\u2019etica della re-ciprocit\u00e0, si propone come una riflessione intorno allo statuto etico della reciprocit\u00e0. La questione del terzo che costituisce lo sfondo teorico del presente studio, prende corpo e si sviluppa mediante un approccio storiografico che trova in Emmanuel Levinas un\u2019interlocutore privilegiato. Lo studio si propone di ricostruire alcuni dei momenti fon-damentali dell\u2019opera levinassiana attraverso i quali \u00e8 possibile mettere in luce i presuppo-sti teoretici che stanno alla base della sua concezione del terzo, evidenziando quelle dif-ficolt\u00e0 che rendono difficilmente attuabile un concreto esercizio della responsabilit\u00e0 che possa essere esteso a chiunque e ciascuno, nessuno escluso. L\u2019intento principale della nostra ricerca \u00e8 quello di proporre un itinerario che, assumendo la nozione di terzo come ipotesi teorica e sviluppandola attraverso un approccio tematico, consenta di assegnare alla reciprocit\u00e0 un\u2019etica del riconoscimento inclusivo.\r\nLe difficolt\u00e0, alle quali va incontro la nozione levinassiana di terzo, vengono rilette e interpretate attraverso il doppio dialogo con Paul Ricoeur e Jean-Luc Nancy. Tale dop-pio dialogo consentir\u00e0 di approfondire e valorizzare da un lato, la reciprocit\u00e0 come cate-goria indispensabile della relazione e, dall\u2019altro, la condivisione come partecipazione a un\u2019origine che accomuna senza che ci\u00f2 comporti necessariamente l\u2019annullamento della differenza specifica di ogni individuo. \r\nI risultati emersi dal confronto con gli autori verranno infine ulteriormente sviluppati in base all\u2019ipotesi di fondo che regge e fa da sfondo a tutto il lavoro. Se la il concetto di terzo viene assunto nell\u2019ottica di un paradigma triadico, che non esclude un rimando alla trascendenza, esso consente di tenere insieme prossimit\u00e0 e distanza poich\u00e9 condurrebbe ad una diversa declinazione dell\u2019intersoggettivit\u00e0, in cui viene meno tanto l\u2019imperialismo del soggetto quanto quello dell\u2019altro. In una tal prospettiva n\u00e9 l\u2019io n\u00e9 l\u2019altro possono ri-vendicare l\u2019origine della relazione ma entrambi si riconoscono nella partecipazione ad un terzo termine di cui non detengono la condizione di possibilit\u00e0. Se ci\u00f2 che \u00e8 originario non \u00e8 n\u00e9 l\u2019io n\u00e9 l\u2019altro, ma la relazione stessa, ci\u00f2 significa che entrambi si costituiscono nella rete di un\u2019intersoggettivit\u00e0 originaria in cui l\u2019identit\u00e0 \u00e8 strutturalmente una identit\u00e0 di relazione. Tale chiave interpretativa, assunta e analizzata provando ad immetterci nell\u2019orizzonte di una prospettiva di ricerca pi\u00f9 ampia, \u00e8 mossa dalla convinzione che se il terzo, non soltanto viene inquadrato nell\u2019ottica di un paradigma triadico ma viene radi-calizzato attraverso il rimando alla trascendenza, pu\u00f2 onorare un\u2019apertura inclusiva illimi-tata poich\u00e9 da un lato, si pone come condizione e apertura stessa della relazione e, dall\u2019altro, come la persona empirica di cui e a cui rispondo. Lo sviluppo di queste pre-messe condurr\u00e0 ad identificare nella nozione di terzo un vincolo partecipativo univer-salmente condiviso che trover\u00e0 il suo principio istitutivo nel concetto di Bene comune, in grado di inaugurare un orizzonte in cui con-divisione e partecipazione disegnano uno scenario in cui l\u2019inclusione \u00e8 sempre possibile.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282534","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Analysis of Human Behavior, in Everyday-Life Contexts, for the Development of New Technologies, in Support of the Improvement of Life Quality and Wellbeing","anno":"2019","abstract":"Analisi del comportamento umano, in contesti di vita quotidiana, per lo sviluppo di nuove tecnologie, a supporto della qualit\u00e0 della vita e dello sviluppo di benessere\r\n\r\nINTRODUZIONE: Il presente progetto di ricerca nasce all\u2019interno di un Dottorato Eureka, sviluppato grazie al contributo della Regione Marche, dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata e dell\u2019azienda MAC srl di Recanati. MAC progetta, sviluppa e produce sistemi e dispositivi elettronici all\u2019avanguardia, cercando costantemente di comprendere e soddisfare i bisogni e i desideri dell\u2019utente finale, allo scopo di migliorarne la qualit\u00e0 di vita, in un\u2019ottica di affidabilit\u00e0 e sicurezza. La suddetta ricerca scaturisce da un approccio concettuale e metodologico che Luigi Mandolini (MAC CEO) ha sviluppato e validato nel corso degli anni, e che \u00e8 ormai alla base di ciascun progetto ideato e realizzato in azienda. Capovolgendo completamente la storica prospettiva secondo la quale spetterebbe all\u2019essere umano adattarsi ai cambiamenti tecnologici, alle innovazioni e all\u2019ambiente che lo circonda, rispondendo unicamente agli input forniti dalle macchine, tale approccio mette al centro l\u2019essere umano e pone le competenze tecnologiche al servizio dell'utente, per creare il prodotto \/ servizio giusto per il bene suo e del suo ambiente. L\u2019Universit\u00e0 di Macerata e MAC, seppur da angolazioni completamente differenti, concordano nel considerare lo studio dell\u2019essere umano e del suo comportamento il punto di partenza per la ricerca e l\u2019ispirazione per l\u2019innovazione. Entrambe si impegnano regolarmente per colmare il divario tra cultura scientifico-tecnologica e cultura umanistica: componente tecnica e componente umana non possono mai essere separate. Le tecnologie per la domotica sono, infatti, profondamente collegate alla mente dell'utente finale e al suo modo di percepire, fare attenzione, capire, apprendere, ricordare e comunicare: cos\u00ec, lo studio di questi processi mentali nella prospettiva del ciclo di vita pu\u00f2 contribuire allo sviluppo di smart devices. La riflessione iniziale \u00e8 scaturita dal fatto che, troppo spesso, le persone che agiscono sui dispositivi indoor (relativi a temperatura, luce, suono, ecc.), in casa cos\u00ec come in ufficio, non sono completamente consapevoli del funzionamento di questi sistemi e non riescono a raggiungere il benessere desiderato. L\u2019interazione attiva con un dispositivo, al fine di adattare la tecnologia alle proprie esigenze del momento, pu\u00f2 comportare, soprattutto per i soggetti pi\u00f9 deboli, un impegno fisico e cognitivo non indifferente: proprio per questo motivo, gli stessi sistemi dovrebbero essere in grado di \u201cinterpretare\u201d i comportamenti degli utenti sulla base delle loro percezioni di comfort e\/o discomfort, da un punto di vista termico, luminoso, acustico, ecc., in ambienti interni di vita quotidiana.\r\nOBIETTIVI: Sulla base delle teorie di riferimento analizzate e dei principi aziendali \u00e8 stata, quindi, elaborata la seguente domanda di ricerca: \u201c\u00c8 possibile creare il comfort ideale (termico, luminoso, acustico, ecc.) in un ambiente interno, minimizzando l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019utente finale nel momento in cui egli \/ ella \u00e8 alla ricerca dello stesso?\u201d. Questo progetto \u00e8, infatti, incentrato sul tema della tecnologia pensata a favore del benessere e del comfort degli utenti, soprattutto di quelli in situazioni di maggiore fragilit\u00e0, quali, ad esempio, gli anziani non autosufficienti. Partendo dal concetto di utente finale come sensore che guida la ricerca e la progettazione di dispositivi intelligenti, obiettivo ultimo \u00e8 la comprensione dell\u2019essere umano e del suo sviluppo attraverso il ciclo della vita, per la realizzazione di sistemi capaci di rendere, quanto pi\u00f9 possibile, semplice e funzionale l\u2019interazione essere umano-macchina e di fornire, a persone con bisogni differenti, il giusto comfort (in termini di temperatura, luce, suono, ecc.) all\u2019interno del loro","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282536","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Internazionalizzazione e comunicazione delle PMI nei mercati esteri: la reputazione digitale e l\u2019influsso dei social media","anno":"2019","abstract":"Questo lavoro di tesi ha investigato l\u2019impatto della tecnologia digitale nel management aziendale e nel processo d\u2019internazionalizzazione d\u2019impresa. In particolare, lo studio ha esaminato il ruolo assunto dalla reputazione aziendale e personale nel contesto digitale, quale risorsa immateriale che pu\u00f2 supportare l\u2019affermazione di individui e imprese nel contesto globale.\r\nLo studio ha analizzato come le tecnologie digitali forniscano strumenti in grado di agevolare l\u2019espansione commerciale estera di una PMI, grazie alla facilit\u00e0 di reperire informazioni, alla disponibilit\u00e0 di nuovi canali di vendita, e alle maggiori possibilit\u00e0 di networking. In particolare, viene approfondita la mutazione del rapporto tra impresa e stakeholder a seguito dell\u2019avvento di internet e dei social media, e di come ci\u00f2 possa influire direttamente alla creazione cos\u00ec come alla lesione della reputazione digitale.\r\nMediante il caso studio di una PMI del settore Moda, implementato per mezzo della sentiment analysis, sono state esaminate le interazioni impresa-stakeholder. Questo strumento di analisi ha permesso di misurare i dati qualitativi espressi volontariamente dagli utenti, trasformandoli in dati quantitativi per monitorare la reputazione digitale del brand, ed orientare i manager nella gestione e nella comunicazione aziendale.\r\nI risultati emersi dimostrano la rilevanza del rapporto instaurato tra impresa e stakeholder mediante le tecnologie digitali, e riconoscono il ruolo assunto dalle piattaforme social per elevare la notoriet\u00e0 del brand ed espandere il proprio business nel mondo.\r\nIl tema della reputazione viene poi affrontato da una prospettiva giuridica, che ne descrive l\u2019essenza e le declinazioni pluralistiche, delineandone il suo valore come diritto della personalit\u00e0. Si indaga inoltre sul concetto di reputazione digitale come \u201cproiezione nel web\u201d dell\u2019individuo (persona fisica o giuridica), il quale adotta nuove modalit\u00e0 per esprimere se stesso sia nella sua dimensione personale che economica. La reputazione digitale gode di una specifica forma di tutela, creatasi adattando gli strumenti tradizionalmente previsti dall\u2019ordinamento giuridico alla realt\u00e0 digitale. Nello specifico, sono analizzati i differenti mezzi di tutela della reputazione previsti dall\u2019ordinamento giuridico, al fine di salvaguardarla dalle minacce sociali e da quelle digitali.\r\nIn ultimo, si affronta il fenomeno della disinformazione nel web, quale rischio per la reputazione digitale, individuando le cause e gli effetti della sua diffusione, e descrivendo gli interventi di natura pubblica e privata per contrastarla.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282538","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Prophetia ex Dictis Sibyllae Magae","anno":"2019","abstract":"La figura mitologica della Sibilla ha ispirato numerosi componimenti letterari a partire dall\u2019epoca classica (V sec. a.C.) fino a quella contemporanea. Tra questi compare, in epoca tardoantica, un poemetto latino di incipit Mundus Origo mea est, intercettato da B. Bischoff e da lui edito nel 1951 . \r\n Si tratta di un testo esametrico di 136 versi rappresentanti un vaticinio di natura apocalittico-escatologica. La Sibylla Maga, cui \u00e8 attribuito l\u2019oracolo, dopo essersi presentata al suo pubblico di lettori, ripercorre i momenti salienti della Creazione, annunciando la venuta di Cristo e dispensando consigli etici in attesa del Giudizio Universale. \r\n Il presente elaborato, tenuto conto dell\u2019ampliamento delle testimonianze manoscritte attestanti il componimento, ha come scopo quello di indagare la vicenda ecdotica del testo sibillino, producendone una edizione critica con traduzione e commento e descrivendo le dinamiche storiche della sua diffusione.\r\n La poesia rientra a pieno titolo nel tipo specifico di letteratura ispirata alla image letteraria di Sibilla, la quale a partire da Eraclito, viene ripresa con continuit\u00e0 nella letteratura greca, romana, giudaico-ellenistica e cristiana.  Muovendo dalla analisi comparata della raccolta degli Oracula Sibyllina, prodotti nel VI sec. d.C. da un anonimo compositore bizantino, viene proposta una lettura antropologico-letteraria e multifocale della produzione sibillina tout court. Essa \u00e8 caratterizzata da un fenomeno di riscrittura per il quale un testo viene assemblato a partire da un avan-testo, cristallizzatosi come intertesto duro sibillino (imagologicamente inteso), il quale conserva, oltre alla tipica attribuzione alla profetessa Sibilla, anche l\u2019impronta tematica politica, apocalittica, escatologica e salvifica e un assetto retorico conforme alle produzioni di enigmi e oracoli. Se ne ricava una specificit\u00e0 letteraria distintiva che permette una lettura a sistema di molti componimenti per lo pi\u00f9 isolati o adespoti. Tra gli esempi degni di menzione vanno ricordati: 1)i Versus Sibylle Theodole Magne (X sec.- inedito), vero e proprio panphlet in cui la grande Sibilla, incalzata dall\u2019arcangelo Michele, vaticina sulla venuta di Cristo, concedendosi un indugio descrittivo dell\u2019Eden e degli episodi salienti della infanzia di Maria; 2) gli oracoli sibillini annessi alle varie edizioni (1481-1517) degli Opuscola di Filippo Barbieri, realizzati nel pieno XV sec., i quali rappresentano la pars poetica delle didascalie iconiche utili a designare i prototipi iconografici sibillini umanistici in voga fino al XIX sec.; 3) il Mundus Origo.  \r\n Ribattezzato Prophetia ex Dictis Sibyllae Magae per confronto delle occorrenze manoscritte, il poemetto entra a far parte di un pi\u00f9 ampio compendio caratterizzante e culturalmente poliedrico, recependo la complessa strutturazione tematica e retorico-stilistica del tempo di cui \u00e8 figlio. Infatti, la Prophetia per la quale l\u2019indagine filologica sul campo ha permesso di identificare 11 codici di trasmissione, databili tra IX e XV sec., \u00e8 una vera e propria summa delle letture classiche in voga nel pieno V sec. d.C., evocate anche negli aspetti fonici e stilistici come rileva l\u2019andamento parafonico delle partes terminali di verso e spesso re-interpretate in una funzionalit\u00e0 teologica impegnata, tutta votata alla diffusione dei messaggi salienti della novella religio cristiana. \r\n D\u2019altra parte, ispirandosi alla metodologia comparata di matrice francese, viene proposto un raffronto del testo sibillino con quello pi\u00f9 noto di Volusp\u00e0, appartenente alla raccolta norrena degli Edda. L\u2019attinenza strutturale e le modalit\u00e0 con cui viene proposta la figura della Sibilla nel vaticinio hanno permesso di identificare l\u2019analogia con il ruolo della volva di Odino: entrambe le ministre divine sono concepite come strumenti di dispensazione sapienziale e i messaggi offerti condividono la medesima struttura drammatico-dialogica ne","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282540","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Stima dell\u2019et\u00e0 ossea sul vivente a scopo forense mediante analisi dei nuclei di ossificazione del carpo su Imaging a Risonanza Magnetica","anno":"2019","abstract":"Negli ultimi anni le indagini scientifiche volte alla stima dell\u2019et\u00e0 hanno ampliato notevolmente i loro orizzonti, dal cadavere al vivente. Riguardo ai viventi, detto accertamento viene richiesto per diversi ambiti: nelle procedure di adozione, nel contesto di competizioni sportive agonistiche, in tema di immigrazione e nella tutela di minori non accompagnati, per scopi forensi come per l\u2019imputabilit\u00e0 minorile o nell\u2019accertamento del reato di pedopornografia. Nel fornire il dato scientifico, il medico-legale deve tener conto di fattori di variabilit\u00e0 legati all\u2019etnia o alla razza, alle condizioni ambientali, alle diversit\u00e0 di maturazione scheletrica insita in ogni individuo, alle eventuali patologie preesistenti. Da qui il difficile compito di fornire al Giudice il risultato nella maniera pi\u00f9 facilmente intellegibile, possibilmente in maniera numerica e con indicazioni statistiche, con evidenza di margine di errore e cut-off. \r\nNei soggetti in crescita gli indicatori maggiormente utilizzati per la determinazione dell\u2019et\u00e0 sono quelli che permettono la valutazione della maturit\u00e0 sessuale, della maturit\u00e0 scheletrica e della maturit\u00e0 dentaria. Pur non essendoci procedure univocamente riconosciute, attualmente i metodi maggiormente utilizzati prevedono un esame fisico e un\u2019analisi antropometrica, un\u2019analisi dentale ortopantomografica (OPT) e uno studio rx di mano e polso sinistri. \r\nPer i minori l\u2019accertamento dell\u2019et\u00e0 evoca delle problematiche di carattere etico, laddove sia prevista da molti protocolli operativi l\u2019utilizzazione di radiazioni ionizzanti. Dalle organizzazioni internazionali per la tutela dei minori \u00e8 stato in pi\u00f9 circostanze rimarcato che non pu\u00f2 considerarsi eticamente corretto sottoporre un soggetto in crescita ad analisi tramite raggi x in assenza di motivazioni cliniche alla base dell\u2019accertamento. In questo scenario, diversi studi di epoca recente hanno approfondito il possibile utilizzo di esami che non prevedono erogazione di radiazioni ionizzanti in materia di determinazione dell\u2019et\u00e0, come la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN). L\u2019impiego della RMN su regioni anatomiche indagate da tempo mediante esami radiografici \u00e8 legato alla necessit\u00e0 di dover confrontare i risultati con i dati gi\u00e0 esistenti per la stima dell\u2019et\u00e0. Questo \u00e8 il motivo per cui il polso e la mano sinistra, cos\u00ec come l\u2019estremit\u00e0 sternale della clavicola, sono stati oggetto di studi scientifici con tecniche di RMN; sono stati altres\u00ec oggetto di indagine regioni anatomiche scarsamente visualizzabili mediante esami rx, come l\u2019epifisi tibiale distale e calcaneare, nonch\u00e9 l\u2019epifisi tibiale prossimale e femorale distale. \r\nL\u2019analisi mediante RM sulla regione carpale per la stima dell\u2019et\u00e0 \u00e8 stata presentata in pochi lavori, alcuni dei quali hanno preso in considerazione lo sviluppo delle ossa del carpo congiuntamente alla maturazione delle ossa tubulari del polso, vale a dire ulna e radio. Le otto ossa del carpo vanno incontro ad un processo di ossificazione endocondrale, ciascuna da un solo centro; primo \u00e8 il capitato e ultimo il pisiforme, il quale inizia a ossificare nel 9\u00b0-10\u00b0 anno nelle femmine e nel 12\u00b0 nei maschi. L\u2019ordine di ossificazione delle altre ossa \u00e8 soggetto a variazioni legate al sesso, all\u2019alimentazione, alla razza; l\u2019ossificazione si rende completa solamente tra i 20 e i 24 anni. Il progressivo accrescimento dei nuclei di ossificazione carpali in minori adolescenti \u00e8 accompagnato, oltre che da una riduzione progressiva dello strato di cartilagine periossea, anche da una riduzione dello spazio lacunare (interfaccia) formatosi tra il nucleo osseo e la cartilagine periossea.\r\nLo scopo del nostro progetto \u00e8 stato quello di  realizzare un modello per la stima dell\u2019et\u00e0 basandoci sul rapporto tra l\u2019area occupata dal nucleo di ossificazione (\u201cNucleus of ossification\u201d - NO) e l\u2019area totale derivante dal nucleo di ossificazione + lo spazio la","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282542","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"ARCHEOLOGIA E TERRITORIO: DALL\u2019ANALISI DEI DATI ARCHEOLOGICI ALLA PIANIFICAZIONE, GESTIONE E VALORIZZAZIONE DELLE AREE E DEI PARCHI DI INTERESSE ARCHEOLOGICO.","anno":"2019","abstract":"Obiettivi \u00e8 quello di individuare modelli di lavoro per inserire le tematiche legate la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale ed in particolare a quello archeologico ed i professionisti ad esse legate in fase progettuale \r\nL\u2019archeologo, lo storico dell\u2019arte, gli archivisti vengono infatti generalmente chiamati in causa solo quando le necessit\u00e0 lo impongono in maniera imprescindibile.\r\nIl mio ruolo \u00e8 stato sostanzialmente quello di affiancare una \u00e9quipe di ingegneri, architetti, geologi e biologi, che tradizionalmente hanno fatto parte di gruppi di lavoro per la realizzazione di Piani urbanistici e territoriali senza mai tener in considerazione la figura dell\u2019archeologo, o di altre competenze legate specificatamente al patrimonio culturale.\r\nIl mio lavoro all\u2019interno di questo progetto \u00e8 stato quello di effettuare una preliminare ricerca bibliografica sulle aree in questione, per riuscire a ricostruire le conoscenze fino ad oggi acquisite grazie gli scavi o alle indagini in superficie, in relazione agli aspetti planimetrici ed urbanistici. Ho analizzato quindi tutte le pubblicazioni che sono state fatte sulle tre aree da studiare. \r\nSono passato successivamente alla parte inedita analizzando gli archivi della Soprintendenza, incominciando da quello amministrativo nella sezione storica, sono passato a quello grafico e fotografico dove ho analizzato tutte le relazioni di scavo riguardanti le tre aree prese in considerazione. Ho analizzato tutte le planimetrie inedite delle aree, le ho scansionate e digitalizzate sul CAD per poter ricostruire tutte le superfici analizzate tramite scavi archeologici. Queste planimetrie verranno incrementate con i risultati di indagini geologiche dove e se sono state effettuate e dall\u2019analisi delle fotografie aree. Nelle aree scavate e non ancora coperte ho eseguito personalmente i rilievi ricostruendo le planimetrie, le sezioni e i prospetti\r\nCon il programma QGIS ho montato l\u2019intera cartografia della valle del Potenza nella quale inserir\u00f2 le planimetrie aggiornate delle tre aree. Questo programma consente di affiancare a queste planimetrie schede analitiche con le quali posso descrivere il monumento.\r\nTale lavoro sar\u00e0 alla base dell\u2019indagine storico-archeologica finalizzata alla definizione della zonizzazione che fornisce riferimenti, indirizzi, linee guida, direttive e specifiche determinazioni per l\u2019attuazione del piano con il ruolo essenziale della divisione in zone nell\u2019individuare i diversi gradi di protezione. Alle tradizionali norme per aree si affiancano norme per progetti e norme per risorse; entrambe le categorie normative colgono aspetti progettuali relazionali capaci di travalicare ogni rigida suddivisione. Alle normali previsioni urbanistiche vigenti in una singola area sono state aggiunte norme di gestione integrative previste per ogni zona.\r\nDa questa base partiranno gli architetti nel posizionamento dei pluriservizi necessari alla realizzazione dei parchi, ovviamente tenendo sempre presente le zonizzazioni che si pensare sulla base dell\u2019indagine storico-archeologica e dei vicoli da rispettare.\r\nL\u2019altro aspetto che sto curando \u00e8 quello dalla fruizione e per la precisione mi sto occupando della ricostruzione 3D dei monumenti pi\u00f9 importanti che sono stati scavati nelle aree prese in considerazione; le fornaci romane a San Severino Marche, il teatro a Villa Potenza e per Porto Recanati la porta ovest. Questi elaborati sono fatti con programmi CAD e poi passati su appositi programmi che consentiranno di introdurre texture per rendere il 3D interattivo. A queste ricostruzioni virtuali verranno affiancati pannelli esplicativi del monumento e rilievi di queste aree. In merito a questi rilievi si \u00e8 pensato di farli anch\u2019essi 3D con un programma innovativo chiamato Agisoft Photoscan che realizza planimetrie con precisioni pari al centimetro utilizzando le sole foto verticali. \r\nProgettazione di un GIS per l\u2019analisi dei dati arch","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282544","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Per actum et modum voluntatis. Giovanni Duns Scoto a confronto con Enrico di Gand sulla produzione dello Spirito Santo","anno":"2019","abstract":"Il lavoro si colloca nell\u2019ambito della ricostruzione delle dottrine trinitarie tra XIII e XIV secolo, con particolare riguardo all\u2019elaborazione fornita da Giovanni Duns Scoto, a confronto con Enrico di Gand, suo principale (seppur indiretto) interlocutore. Il tema si concentra in particolare intorno alle teorie della spirazione per actum et modum voluntatis, alla luce del ruolo della volont\u00e0 divina come principio produttivo dello Spirito Santo. La connessione tra questi due aspetti apre la strada ad un\u2019ipotesi non pienamente esplorata dalla critica, in base alla quale la teologia trinitaria pu\u00f2 fornire elementi indispensabili per la comprensione globale di una teoria della volont\u00e0. La prima sezione dell\u2019indagine \u00e8 dedicata al concetto di productio, in base all\u2019assunzione da parte di Scoto ed Enrico di un \u00abapproccio emanazionale\u00bb alla Trinit\u00e0. La \u00abproduzione\u00bb \u00e8 capace per entrambi gli autori di illuminare la dinamica fondativa delle relazioni trinitarie, ma in modi sostanzialmente diversi: il Gandavense sembra conservare in divinis la struttura della produzione terrestre aristotelicamente intesa, considerando l\u2019essenza divina come \u00abquasi materia\u00bb per la costituzione della persona, mentre Scoto tenta di rimuovere ogni traccia di mutamento dalla produzione, attraverso la quale si pu\u00f2 porre qualcosa nell\u2019essere pur in mancanza di un supporto (quasi) materiale. Nella seconda parte, invece, si affronta il problema della volont\u00e0 divina come principium productivum. Se in base al \u00abmodello psicologico\u00bb di derivazione agostiniana la volont\u00e0 deve produrre lo Spirito Santo, in che senso essa pu\u00f2 svolgere il ruolo di principium communicandi naturam? Le posizioni dei due autori sembrano distanziarsi di nuovo, non tanto in base alle loro opzioni dottrinali, ma piuttosto per via della loro impostazione metafisica: secondo Enrico la volont\u00e0 per poter produrre deve connettersi, nel passaggio dall\u2019atto essenziale (operativo) all\u2019atto nozionale (produttivo), ad una qualche forma di \u00abnaturalit\u00e0\u00bb, mentre secondo Scoto essa, in virt\u00f9 di una nuova impostazione trascendentale, per il solo fatto di essere collocata nel \u00abmodo\u00bb dell\u2019infinit\u00e0 gode di un potere autonomo di produzione. Per i due filosofi medievali l\u2019atto produttivo della volont\u00e0 \u00e8 ad un tempo libero e necessario; tuttavia, per il Gandavense lo \u00e8 in virt\u00f9 di una sorta di \u00abnecessit\u00e0 di natura\u00bb che si innesta sul principio libero, mentre per il Sottile resta la necessit\u00e0, garantita dalla doppia infinit\u00e0 di soggetto volente e oggetto voluto nell\u2019azione ad intra, ma la natura \u00e8 completamente esclusa. Cos\u00ec, mentre nel pensiero di Enrico sembra non essersi ancora compiuto appieno il processo di \u00abdenaturalizzazione della volont\u00e0\u00bb, con Scoto la facolt\u00e0 volitiva si affranca definitivamente dal peso della natura (sia come inclinatio, sia come vis productiva \u2018naturalisticamente\u2019 intesa), tanto da configurarsi un principio pienamente autosufficiente, capace in divinis di comunicare una natura, ovvero di produrre liberamente e necessariamente, senza alcun supporto estrinseco, la terza persona della Trinit\u00e0.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282546","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"COMPLEX SYSTEMS FOR THE ECONOMIC EVALUATION OF HEALTHCARE IN ONCOLOGY","anno":"2019","abstract":"Nell\u2019ambito dell' economia della salute si sta assistendo a una dura lotta negli ultimi anni rappresentata da un lato, dal taglio delle risorse da parte dei governi e, dall'altra parte, dall'aumento della domanda di salute. Inoltre, un altro fattore complesso \u00e8 rappresentato dal rapido aumento del costo dei farmaci di nuova generazione, in particolare nel campo dell'oncologia, legato allo sviluppo di nuovi bersagli molecolari per l'immunoterapia. Lo scopo di questo manoscritto \u00e8 valutare la relazione tra gli alti costi dei farmaci emergenti in oncologia e la loro relativa tossicit\u00e0 e realizzare un modello quantitativo per la previsione del numero di nuovi casi dei quattro tumori con le pi\u00f9 alte incidenze (prostata, seno , polmone e colon-rettale) per stimare il futuro dispendio di droga negli Stati Uniti. Un elemento caratteristico di questo lavoro \u00e8 lo studio di modelli complessi che stanno diventando sempre pi\u00f9 importanti in campo economico e sanitario. La relazione tra tossicit\u00e0 e costo dei farmaci \u00e8 stata valutata attraverso l'uso dell'analisi del cluster e della tassellatura di Voronoi. Abbiamo anche adottato un algoritmo per la creazione di una rete neurale artificiale (ANN) che consentirebbe, attraverso l'apprendimento basato sul tempo di fattori di rischio correlati al cancro, di stimare l'incidenza dei suddetti tumori maligni fino al 2050. Il costo per un il singolo paziente \u00e8 stato stimato considerando un paziente ideale con un'altezza di 1,60 m e un peso di 60 kg idoneo a ricevere tutte le terapie attualmente disponibili. Il nostro pacchetto software \u00e8 stato Matlab R2014b. L'analisi costo\/tossicit\u00e0 ha mostrato l'assenza di una relazione tra l'aumento del costo dei farmaci antitumorali e la diminuzione del tasso di eventi avversi gravi (SAE) e le interruzioni (D) come evidenziato dalla presenza di farmaci costosi nel cluster 5 caratterizzato da massima tossicit\u00e0. L'analisi di ANN ha evidenziato una diminuzione dell'incidenza delle quattro malattie, la pi\u00f9 grande delle quali nei tumori del polmone (da 69 casi \/ 100.000 abitanti nel 1992 a 32 \/ 100.000 nel 2050). Per quanto riguarda il tumore al seno, la spesa stimata per il trattamento dei due principali tipi istologici (HER2 positivi e HER2 negativi) sar\u00e0 di $ 1,435,532,808 $ e $ 4,421,355,552, rispettivamente. Per quanto riguarda l'immunoterapia, la spesa relativa all'utilizzo dei tre agenti principali varier\u00e0 nel 2050 da $ 1,616,529,467 (Pembrolizumab) a $ 2,782,155,725 (Nivolumab). In conclusione, i nostri risultati si concentrano sulla necessit\u00e0 di ottimizzare la valutazione del rapporto costi\/benefici e costo\/tossicit\u00e0 e sottolineano come l'ammontare della spesa per l'uso di farmaci di nuova generazione meriti un'attenta valutazione al fine di garantirne la sostenibilit\u00e0 futura.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282548","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"LA TUTELA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE DEL MARCHIO PATRONIMICO NEL SETTORE MANIFATTURIERO","anno":"2019","abstract":"L'obiettivo che mi sono proposta nel mio progetto di ricerca \u00e8 stato quello di approfondire il tema della tutela nazionale ed internazionale del marchio con particolare focus sul marchio patronimico per valutare ed analizzare quali fossero le principali problematiche di contraffazione e concorrenza sleale nel settore manifatturiero e della moda. La mia analisi \u00e8 iniziata analizzando le fonti normative nazionali ed internazionali, per poi spiegare quali fossero le modalit\u00e0 di registrazione del marchio in Italia e all'estero, avuto riguardo all\u2019importante istituto della priorit\u00e0. Ho quindi analizzato il coordinamento tra Accordo e Protocollo di Madrid anche al fine di comprendere quali sono le principali operazioni da compiere per la registrazione del marchio nazionale, comunitario e internazionale in funzione anche della valutazione economica dell'investimento da effettuare per un\u2019azienda titolare di un marchio. Ho effettuato un\u2019excursus circa le funzioni giuridicamente tutelate del marchio ed il contenuto del diritto di marchio anche alla luce della giurisprudenza della corte di giustizia europea. Nel secondo capitolo ho affrontato la questione della tutela del marchio celebre prima e dopo l\u2019introduzione del d.lgs. 480 del 1992, anche alla luce della giurisprudenza della corte di giustizia europea. Sono quindi passata all\u2019analisi dei rischi di confusione e di associazione del marchio identico o simile per prodotti o servizi identici o affini e ai principali elementi del marchio che gode di rinomanza. Infine mi sono interessata al fenomeno contraffattivo circa forme, lettere, colori del marchio con un breve excursus degli orientamenti giurisprudenziali ed al tema irrisolto della tutela marchio \u201cmade in italy\u201d. Nel terzo ed ultimo capito ho invece focalizzato l\u2019attenzione sulla tutela nazionale ed internazionale del marchio patronimico nel settore manifatturiero, per poi fornire una panoramica della protezione del marchio patronimico negli Stati Uniti ed in Cina.\r\nLa questione pi\u00f9 problematica che ho affrontato \u00e8 stata quella relativa al quesito circa la trasferibilit\u00e0 dei marchi patronimici evocativi di una specifica tradizione familiare. Esistono marchi nel settore manifatturiero ove l\u2019intera storia dell\u2019azienda e del marchio ruotano sempre attorno alla famiglia proprietaria degli stessi marchi e alle varie generazioni dei suoi esponenti pertanto tali segni distintivi patronimici risultano estremamente evocativi del valore e del messaggio di tradizione familiare. Quando, per di pi\u00f9, questo messaggio risulta ampiamente comunicato al pubblico sia dall\u2019azienda sia dagli organi di informazione, tanto che il messaggio veicolato dal marchio patronimico \u00e8 chiaramente legato alla natura familiare e al contributo diretto e personale della famiglia in tutte le fasi essenziali dell\u2019attivit\u00e0 manifatturiera , e cio\u00e8 le fasi di creazione, produzione, marketing e distribuzione dei prodotti con quel marchio si pone il problema se quei marchi registrati e usati, possano essere liberamente ceduti anche a soggetti estranei alla famiglia, e in tal caso se ci\u00f2 non comporti di per s\u00e9 inganno in quei caratteri dei prodotti o servizi essenziali per il loro apprezzamento da parte del pubblico e che sono appunto legati alle persone il cui nome \u00e8\r\noggetto del marchio, e se esistano limiti o oneri a carico dei cessionari. Va premesso che la cedibilit\u00e0 dei marchi \u00e8 regolata in termini generali dall\u2019art. 23.1 del Codice di Propriet\u00e0 Industriale (c.p.i.), in base al quale: \u201cIl marchio pu\u00f2 essere trasferito per la totalit\u00e0 o per una parte dei prodotti o servizi per i quali \u00e8 stato registrato\u201d. La norma \u00e8 dettata in generale per tutti i marchi e non esistono previsioni particolari per i marchi patronimici. L\u2019unico limite alla libera cessione, peraltro di fondamentale importanza nel nuovo assetto della disciplina, \u00e8 stabilito all\u2019art. 23.4 c.p.i. che impone che ","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/282550","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il nemico della democrazia\r\nIl fascismo raccontato dalla stampa antifascista","anno":"2019","abstract":"Nella crisi pi\u00f9 acuta dello Stato italiano (1943-1945), la lotta contro il fascismo influenza il modo di raffigurare il rapporto tra il regime e le masse. Al fine di costruire un\u2019identit\u00e0 collettiva democratica, un legame basato su norme, modelli e conoscenza condivisi, che possano formare lo spazio del \u201cnoi\u201d, gli italiani sono posti di fronte alle risposte che i partiti offrono su alcune domande fondamentali: cosa \u00e8 stato e cosa rappresenta il regime fascista per la nazione italiana e cosa bisogna fare contro di esso. Perci\u00f2, il confronto con il fascismo italiano \u00e8 caratterizzato da un conflitto radicale. Tale fenomeno interessa tutto il paese \u2013 ancorch\u00e9 la lotta armata sia distribuita in maniera differente da Nord a Sud \u2013 ed \u00e8 accompagnato dalla costruzione e dalla narrazione di una storia comune. Infatti, Filippo Focardi afferma che \u00abal pari di tutti i grandi conflitti armati (\u2026), anche la seconda guerra mondiale [incide] profondamente sulle memorie individuali e collettive, rivoluzionando paradigmi mentali, raffigurazioni e autoraffigurazioni nazionali\u00bb. \r\n\tCon la presente indagine si vuole esaminare come viene trasmesso il fascismo dal 25 luglio 1943 al 1945. Ai fini della ricerca, la stampa risulta una fonte privilegiata \u00abin quanto luogo di produzione ideologica e come strumento fondamentale di diffusione delle dinamiche di delegittimazione\u00bb e di suggestione sull\u2019opinione pubblica. Dunque, partendo dal presupposto che la stampa \u00e8 uno tra gli strumenti principali per diffondere le idee politiche durante la guerra civile, vengono approfonditi i temi attraverso cui viene mediato il fascismo negli organi della Democrazia cristiana, del Partito comunista italiano, del Partito socialista e del Partito d\u2019Azione. Non si tratta di un\u2019indagine sulle interpretazioni del fascismo prodotte da vari soggetti politici, ma di una disamina dei giornali come fulcro e fonti della ricerca per approfondire il modo in cui si parla del fascismo nella situazione bellica e politicamente conflittuale dell\u2019Italia. Quindi, non rientra tra le priorit\u00e0 dell\u2019indagine il livello teorico e pubblicistico dei giornali, lo sviluppo della strategia politica e militare e nemmeno la cerchia dei lettori. Oggetto dell\u2019analisi sono i discorsi utilizzati per interpretare l\u2019evento del 25 luglio e per contrastare l\u2019istituto monarchico, che contribuiscono a creare l\u2019immagine del fascismo come nemico della democrazia allo scopo di influenzare l\u2019opinione pubblica nella situazione politica e sociale. Pertanto, al lavoro di ricerca si \u00e8 dato una struttura che poggia su una ricostruzione storico-politica, ove questioni di carattere ideologico, culturale e mediatico interagiscono sullo sfondo degli sviluppi storici come fattori di cambiamento nella societ\u00e0 italiana. La scelta di analizzare gli organi di stampa e la comprensione del loro storytelling politico rappresentano il tentativo di aggiungere un nuovo tassello nello stato degli studi per illuminare i costrutti narrativi della dialettica conflittuale tra fascismo e democrazia.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/283007","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il lessico religioso nella prosa di A.P. \u010cechov. Analisi dei racconti pasquali.\r\n\u0420\u0435\u043b\u0438\u0433\u0438\u043e\u0437\u043d\u0430\u044f \u043b\u0435\u043a\u0441\u0438\u043a\u0430 \u0432 \u043f\u0440\u043e\u0437\u0435 \u0410.\u041f. \u0427\u0435\u0445\u043e\u0432\u0430. \u0410\u043d\u0430\u043b\u0438\u0437 \u043f\u0430\u0441\u0445\u0430\u043b\u044c\u043d\u044b\u0445 \u0440\u0430\u0441\u0441\u043a\u0430\u0437\u043e\u0432.","anno":"2018","abstract":"Lo scopo del lavoro \u00e8 l'analisi lessicale e semantica dei racconti pasquali di A.P. \u010cechov nell'originale e nelle traduzioni in italiano.\r\n\r\nL'oggetto della ricerca prevede un approfondimento sulla tradizione dogmatica, rituale e lessicale della Pasqua ortodossa. Il tema dello studio concerne l\u2019analisi di sei racconti di Anton \u010cechov (Verba, Kazak, Svjatoj no\u010dju, Na strastnoj nedele, Student, Arhierej), in cui viene descritta questa tradizione e la loro traduzione in italiano.\r\n\r\nLa ricerca intrapresa \u00e8 il primo lavoro a scopo didattico sulla lingua russa come lingua straniera, in cui viene posta particolare attenzione alla tradizione ortodossa pasquale e alla sua rappresentazione nel testo letterario.\r\nCome risultato del lavoro svolto \u00e8 stato creato un glossario utile a rappresentare in modo pi\u00f9 analitico il risvolto culturale e sociale della ritualit\u00e0 religiosa attraverso la letteratura, utile  ad un pubblico italiano interessato ad approfondire la tradizione religiosa russa-ortodossa dal punto di vista linguistico e culturologico.\r\nL\u2019analisi dei racconti di Pasqua di \u010cechov nell'originale con la comparazione delle traduzioni in italiano in una prospettiva diacronica (Leonardo Kocemski 1936 Mondadori, Alfredo Polledro  1951 Bur Rizzoli, Agostino Villa 1962 Enaudi, Giacinta De Domenicis Jorio 1963 Mursia, Olga Malavasi Arpshofen 1963 Mursia, Monica Gattini Bernab\u00f2 1984 Editori Riuniti, Bruno Osimo 1996 Mondadori,Vittoria De Garvado 2012 San Paolo) offre un approccio metodologico attraverso il testo letterario agli studenti  italiani di lingua russa di livello avanzato, da B1 a C2, intendendo rispondere alla necessit\u00e0 di un ampliamento degli strumenti lessicali, utili ad una corretta analisi interpretativa testuale e contestuale, proponendo scelte traduttive pi\u00f9 corrette e prossime all\u2019intenzione dell\u2019originale.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251616","web":"","lingue":"Russo"},{"titolo":"Metamorfosi e magia nel Roman de Renart.\r\nTraduzione e commento delle branches XXII e XXIII.","anno":"2018","abstract":"Il presente lavoro \u00e8 incentrato su due branches del Roman de Renart, delle quali propone la prima traduzione completa del testo in italiano e un\u2019analisi al contempo interpretativa, letteraria e filologico-testuale. Il lavoro risulta  diviso in due grandi nuclei contraddistinti. La prima parte, comprensiva di due capitoli, affronta l'analisi della tradizione manoscritta e la traduzione del testo delle due branches in italiano (considerando anche le interpolazioni del ms. M). La seconda parte, nuovamente suddivisa in due capitoli, costituisce il necessario accompagnamento critico-letterario al lavoro di traduzione.\r\nTradizione e traduzione.\r\n\tPrima ancora di affrontare la traduzione del testo e la sua interpretazione, \u00e8 stato necessario porsi il problema di quale testo tradurre. Il primo capitolo, pertanto, affronta la tradizione \u2013 e dunque l\u2019edizione \u2013 del Roman de Renart, tenendo in considerazione che per quest\u2019opera medievale \u00e8 praticamente impossibile stabilire uno stemma codicum che sia utile ad una ricostruzione del testo in senso lachmanniano, e dunque scegliere tra una delle edizioni disponibili significa nei fatti scegliere uno dei codici relatori. Viene altres\u00ec discussa la questione riguardante l'ordine in cui restituire le due branches. E' risultato impossibile stabilire quale fosse l\u2019ordine migliore e pi\u00f9 fedele alla tradizione. Per questo ci si \u00e8 arresi all\u2019evidenza che anche la disposizione stessa del testo non possa essere assolutamente neutrale, ma includa elementi interpretativi. Il lavoro di traduzione \u2013 che occupa il secondo capitolo \u2013 costituisce una parte fondamentale della tesi, sia per la voluminosit\u00e0 del testo originale sia per i numerosi problemi 'tecnici' che necessariamente si susseguono sul cammino di chi affronti l'opera di traduzione-interpretazione di un testo medievale. La traduzione \u00e8 accompagnata da un apparato di note che rendono conto delle scelte operate nei passaggi pi\u00f9 complessi e che forniscono indicazioni utili alla comprensione del testo, soprattutto nel caso di riferimenti sottesi a un\u2019enciclopedia presumibilmente condivisa dall\u2019autore e il suo pubblico ma difficilmente discernibili dal lettore moderno. \r\n\tIl terzo capitolo \u00e8 interamente dedicato alla branche XXII nella versione \u2018indipendente\u2019 (BCL); vengono messe in luce le peculiarit\u00e0 e le caratteristiche che la avvicinano al genere dei fabliaux e vengono avanzate delle ipotesi interpretative che evidenziano quelli che si ritengono essere aspetti unici e significativi dell\u2019episodio all\u2019interno dell'intero ciclo. Viene messo in rilievo come il ricorso a temi relativi alla sfera sessuale e corporea e l\u2019uso di un lessico esplicito e a tratti osceno, sebbene ovviamente non esclusivi di questa branche del Roman de Renart, venga qui presentato in un contesto narrativo unico. \r\n\tL'ultimo capitolo della tesi si concentra invece sui testi tramandati da M delle branches XXII e XXIII. Si \u00e8 cercato innanzitutto di ricostruire i numerosi legami intertestuali che la branche XXIII intesse innanzitutto con le altre branches del RdR (in particolare I, Va, VI, X) e di analizzare le specifiche tecniche narrative dialogiche e polifoniche impiegate all'interno del testo. Per la prima parte del commento, che riguarda poco pi\u00f9 di met\u00e0 della branche ed \u00e8 dedicata alla lunga narrazione di uno dei processi giudiziari di cui \u00e8 protagonista Renart, si \u00e8 scelto di seguire l\u2019ordine diegetico dell\u2019episodio; la  complessit\u00e0 dell'ambiente legale impone infatti di seguire con la massima attenzione il serrato alternarsi di accuse, contro-accuse e testimonianze. Data la concentrazione di diversi nuclei narrativi che caratterizza questa seconda parte, l'analisi del testo si discosta a questo punto dall'impostazione cronologica e procede invece per tematiche. Vengono dunque analizzati la figura e l'inedito ruolo di consigliera di Hermeline. Il commento procede poi con un'an","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251268","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"State Martyr\r\nRepresentation and Performativity of\r\nPolitical Violence","anno":"2018","abstract":"L\u2019indagine prende in esame l\u2019uso e la funzione politica della figura del martire nello spazio pubblico contemporaneo. La ricerca, pur nel riferimento consapevole alla consolidata letteratura ormai classica sull'argomento, ha tra i propri riferimenti filosofici specificatamente la teoria del discorso di Michel Foucault, con la sua metodologia dell\u2019analisi discorsiva, e segue un approccio transdiscipli\u00acnare fra scienze culturali e filosofia. Essa ha come punto di partenza, come caso di studio, la rappresentazione mediale del politico e statista democristiano Aldo Moro quale martire di stato durante e dopo il suo assassinio per opera delle Brigate Rosse nel 1978. \r\nLa ricerca si sviluppa sulla scorta dell\u2019ipotesi di una connessione fra procedure di legittimazione dell\u2019autorit\u00e0 politica e delle strutture di potere e l\u2019emergere della figura del martire di Stato. Le rappresentazioni martirologiche sono considerate pratiche discorsive performanti, attraverso le quali la morte di Moro viene ad assumere il significato di un martirio per lo Stato, la Repubblica Italiana e i valori democratici. L\u2019ipotesi di lavoro \u00e8 che, attraverso l\u2019allocazione dello statuto di martire, la morte di Moro acquisisca il significato di un atto (volontario) di testimonianza della verit\u00e0 assoluta e trascendentale dei diritti umani, garantiti dalla costituzione (in particolare articolo 2 della Costituzione Italiana), cos\u00ec come della necessit\u00e0 dello Stato come garante di tali diritti. Attraverso questa significazione, la figura di Moro assurge inoltre a corpo simbolico dello Stato-nazione, legittimando lo stesso e fungendo da simbolo d\u2019identificazione collettiva con la nazione. Si tratta qui di mettere in luce il rapporto intrinseco fra la figura del martire e una narrazione mitologica dello Stato, dove mito sta a indicare un \u00abassolutismo del reale\u00bb (Absolutismus der Wirklichkeit). La ricerca vuole altres\u00ec mettere in luce la dimensione strumentale delle rappresentazioni martirologiche di Aldo Moro, le quali hanno mantenuto e tuttora mantengono un\u2019efficacia performativa nonostante il chiaro ed evidente rifiuto, espresso da Moro stesso, di essere sacrificato \u00abin nome di un astratto principio di legalit\u00e0.\u00bb \r\nLa ricerca si propone di dimostrare la valenza di tale ipotesi di lavoro attraverso l\u2019analisi dell\u2019apparizione e diffusione delle rappresentazioni martirologiche di Aldo Moro in forme mediali differenti nell\u2019intervallo temporale di quattro decenni. Il corpus delle fonti preso in esame include: articoli di giornali e riviste, i documenti prodotti da Moro e della Brigate Rosse durante i 55 giorni di sequestro, trasmissioni televisive (documentari e reportage), opere letterarie e cinematografiche. La teoria discorsiva e l\u2019analisi archeologico-genealogica sviluppate da Michel Foucault fungono da base teorico-metodologica del lavoro. \r\nIl taglio transdisciplinare dell\u2019indagine rende necessaria la distinzione di due diversi piani di ricerca. In primo luogo, ci si pone come obiettivo di individuare e analizzare le diverse rappresentazioni come elementi di una formazione discorsiva il cui tema comune \u00e8 la morte di Aldo Moro. Si tratta di operare una ricognizione, attraverso il lavoro empirico, dei modi di rappresentare l\u2019uccisione di Aldo Moro e di individuare le regole che determinano ci\u00f2 che pu\u00f2 essere detto e mostrato a tale riguardo. In secondo luogo, a partire da qui, ci si propone di fare un\u2019analisi critica dell\u2019uso e della funzione del linguaggio e della simbologia di matrice religiosa all\u2019interno della forma\u00aczione discorsiva presa in esame. L'obiettivo \u00e8 di mettere cos\u00ec in luce non solo il dispositivo di legittimazione politica che presiede alla costruzione della figura del martire, ma anche la sua polivalenza.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251176","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Il progetto pedagogico della Rai: la televisione di Stato nei primi vent\u2019anni.\r\nIl caso de \u2039\u2039L\u2019Approdo\u203a\u203a","anno":"2018","abstract":"Non c\u2019\u00e8 dubbio sul fatto che la RAI, dal 1954 a oggi, abbia contribuito in misura considerevole a determinare la fisionomia dell\u2019immaginario collettivo e dell\u2019identit\u00e0 culturale dell\u2019Italia. Si tratta di un assunto che, a distanza di pi\u00f9 di sessant\u2019anni, resta sempre di grande attualit\u00e0, per chi si occupa della questione televisiva (e non solo). Ma a differenza di quanto avveniva nel passato, quando la tv appariva pi\u00f9 preoccupata dei reali interessi dei cittadini, oggi essa sembra rispondere prevalentemente a dinamiche di mercato, in grado di alterarne la funzione etica e sociale. E nonostante il livello di istruzione e di benessere economico si siano evidentemente alzati, in questi ultimi anni si \u00e8 assistito a programmi di sempre pi\u00f9 bassa qualit\u00e0 e in controtendenza a un incremento del potere modellante e suggestivo sull\u2019immaginario dei telespettatori. C\u2019\u00e8 di pi\u00f9: l\u2019interesse verso la tv ha coinvolto anche gli storici dell\u2019epoca contemporanea, i quali hanno iniziato a prendere coscienza che le produzioni audiovisive sono strumenti imprescindibili per la ricerca. Se si pensa ad esempio al \u2039\u2039boom economico\u203a\u203a del Paese, negli anni Cinquanta e Sessanta, non si pu\u00f2 non considerare che la tv, insieme agli altri media, abbia contributo a raccontare e allo stesso tempo ad accelerare i progressi economici e sociali di quell\u2019epoca. \r\n\tPartendo, dunque, dal presupposto che la televisione da sempre esercita un potere decisivo sulla collettivit\u00e0, si \u00e8 scelto di concentrarsi sulla fase meno indagata della sua storia, quella della televisione delle origini: \u2039\u2039migliore\u203a\u203a perch\u00e9 senza competitor, \u2039\u2039autentica\u203a\u203a perch\u00e9 incontestabile e soprattutto \u2039\u2039pedagogica\u203a\u203a perch\u00e9 \u00e8 di istruzione e di formazione che, quell\u2019Italia appena uscita dalla guerra, aveva pi\u00f9 urgenza. La storia della televisione italiana inizia il 3 gennaio 1954, con la nascita del servizio pubblico televisivo e insieme di un mezzo che, di l\u00ec a poco, avrebbe completamente rivoluzionato la societ\u00e0 italiana, trasformandola in una civilt\u00e0 di massa. Si accorciano le distanze territoriali e insieme culturali e la societ\u00e0 inizia a omologarsi nei gusti, poi nei consumi e infine nel pensiero. Il punto d\u2019arrivo si colloca negli anni Settanta, quando ha termine il monopolio della RAI, che fino a quel momento era stato visto come il garante del pluralismo culturale. La RAI passa dal controllo governativo a quello parlamentare, mentre si assiste al boom delle televisioni private e alla necessit\u00e0 della tv di Stato di stare al passo con la concorrenza, attraverso una produzione diversa da quella degli esordi. Dunque cambia la tv, come pure cambia la sua funzione e la forma mentis di chi ne detiene le redini. Ne risulta un\u2019indagine trasversale, che passa nel mezzo di molteplici discipline che afferiscono alla materia televisiva e che non evita di porsi quelle domande scomode, necessarie tuttavia a comprendere la verit\u00e0 sugli artefici della prima RAI e sui loro obiettivi. E allora: qual era il valore attribuito alla televisione degli esordi? Era davvero uno strumento pedagogico? Sulla base di quali presupposti? Chi scriveva i palinsesti di quegli anni? Chi e perch\u00e9 sceglieva temi e format televisivi? Chi decideva, in ultima analisi, la forma da dare all\u2019identit\u00e0 culturale nazionale attraverso questo nuovo apparecchio?\r\n\tIl metodo di ricerca si \u00e8 articolato su tre distinte fasi di lavoro. In primis si \u00e8 puntato a individuare e raccogliere bibliografia, sitografia, studi e materiale bibliografico reperibile a livello nazionale e internazionale sulla storia della televisione italiana e sulla sua programmazione nel primo ventennio. In particolare sono stati presi in esame i programmi scolastici ed educativi (Telescuola, Non \u00e8 mai troppo tardi), la Tv dei Ragazzi e i programmi divulgativi culturali. Successivamente si \u00e8 resa necessaria una definizione degli elementi per l\u2019analisi dei programmi presi in ","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251123","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"THE ROLE OF HUMAN DIGNITY AS A VALUE TO PROMOTE ACTIVE AGEING IN THE ENTERPRISES","anno":"2018","abstract":"Ogni azienda che si riconosca socialmente responsabile deve occuparsi dello sviluppo delle carriere dei propri dipendenti da due punti di vista: quello individuale e personale e quello professionale. La carriera all\u2019interno di un\u2019azienda coinvolge, infatti, la persona in quanto individuo con un proprio carattere e una precisa identit\u00e0 e la persona in quanto lavoratore con un bagaglio specifico di conoscenze e competenze.\r\nL\u2019azienda ha, quindi, il compito di promuovere carriere professionalmente stimolanti che si sviluppino in linea con i suoi stessi valori, la sua visione e la sua missione.\r\nNel panorama moderno, aziende che sviluppano la propria idea di business nel rispetto dei lavoratori proponendo loro un percorso di crescita, si mostrano senza dubbio lungimiranti. \r\nUn tale approccio, per\u00f2, non basta a far s\u00ec che vengano definite socialmente responsabili. I fattori della Responsabilit\u00e0 Sociale d\u2019Impresa sono infatti numerosi e, ad oggi, uno dei problemi principali da affrontare \u00e8 quello del progressivo invecchiamento della popolazione. Dal momento che la forza lavoro mondiale sta invecchiando e che si sta rispondendo al problema spostando la linea del pensionamento, tutte le aziende sono obbligate a mantenere le persone il pi\u00f9 a lungo possibile attive e motivate a lavoro.\r\nL\u2019et\u00e0 \u00e8 spesso visto come un fattore di diversit\u00e0 e di discriminazione, ma nello sviluppare la mia argomentazione, cercher\u00f2 di dimostrare che una politica del lavoro che supporti l\u2019idea dell\u2019invecchiamento attivo pu\u00f2 trasformare questo fattore da limite in opportunit\u00e0. \r\nIl rispetto degli esseri umani, a prescindere dalle differenze legate all\u2019et\u00e0, dovrebbe essere uno dei valori fondanti di ogni impresa.\r\n\tNel primo capitolo della tesi, svilupper\u00f2 il tema della dignit\u00e0 umana cos\u00ec come \u00e8 stato concepito a partire dalla filosofia greca fino alla modernit\u00e0. La dignit\u00e0 intesa come valore ontologico, legato all\u2019essenza dell\u2019uomo, diventer\u00e0 con Kant il fattore di uguaglianza tra tutti gli esseri viventi, la giustificazione del rispetto reciproco. \r\nIl concetto di dignit\u00e0 verr\u00e0, poi, definito nel secondo capitolo come il principale valore che deve ispirare l\u2019azione sociale delle imprese, come l\u2019elemento che garantisce il rispetto di ogni dipendente che prima ancora di essere un lavoratore \u00e8 un essere umano. La dignit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che rende l\u2019essere umano degno di essere considerato un fine in se stesso piuttosto che un mezzo per il raggiungimento di un fine esterno.\r\nNell\u2019era della globalizzazione, dove il denaro \u00e8 il valore principale, gli esseri umani rischiano di diventare un mezzo al servizio dell\u2019economia. A questo punto, il rispetto della dignit\u00e0 deve divenire il fondamento di un ambiente di lavoro che promuove la crescita e la fioritura dell\u2019essere umano. \r\nNel secondo capitolo cercher\u00f2 quindi di dimostrare come l\u2019idea di dignit\u00e0 possa promuovere un management \u201cumanistico\u201d centrato sul rispetto dell\u2019essere umano.\r\n\tUn\u2019impresa socialmente responsabile pu\u00f2 promuovere il rispetto di ogni lavoratore se fa propri i valori di dignit\u00e0 e uguaglianza. Attraverso la teoria dello Humanistic Management che veicola tali valori, il lavoro diventa un luogo in cui l\u2019uomo pu\u00f2 esprimere se stesso, la sua identit\u00e0, le sue conoscenze e competenze. Inoltre, dal momento che la popolazione sta invecchiando, le aziende devono farsi carico della forza lavoro pi\u00f9 anziana, come \u00e8 emerso sopra.\r\n\tA questo punto, nel terzo capitolo, il concetto della Responsabilit\u00e0 Sociale d\u2019Impresa sar\u00e0 analizzato nel suo legame con i temi dell\u2019invecchiamento attivo e della diversit\u00e0 sul posto di lavoro. Conosciamo diverse ragioni di differenza a lavoro: genere, cultura, etnia, competenze, ma qui ci concentreremo sul fattore et\u00e0. \r\n\t\u00c8 naturale che i lavoratori anziani abbiano un\u2019idea di lavoro diversa da quella dei giovani e che le loro abilit\u00e0 siano differenti. Ma questa diversit\u00e0 non deve essere valutat","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251122","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Online Communities and Urban Spaces.\r\nAgency and Civic Cooperation through Social Media Engagement","anno":"2018","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251121","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"L\u00c8D: Il Lavoro \u00c8 un Diritto. Nuove soluzioni all\u2019auto-orientamento al lavoro e per il recruiting online delle persone con disabilit\u00e0","anno":"2018","abstract":"INTRODUZIONE: Il presente progetto di ricerca nasce all\u2019interno di un Dottorato Eureka, sviluppato grazie al contributo della Regione Marche, dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata e dell\u2019azienda Jobmetoo by Jobdisabili srl, agenzia per il lavoro esclusivamente focalizzata sui lavoratori con disabilit\u00e0 o appartenenti alle categorie protette. Se trovare lavoro \u00e8 gi\u00e0 difficile per molti, per chi ha una disabilit\u00e0 diventa un percorso pieno di ostacoli. Nonostante, infatti, la legge 68\/99 abbia una visione tra le pi\u00f9 avanzate in Europa, l\u2019Italia \u00e8 stata ripresa dalla Corte Europea per non rispettare i propri doveri relativamente al collocamento mirato delle persone con disabilit\u00e0. Tra chi ha una disabilit\u00e0, la disoccupazione \u00e8 fra il 50% e il 70% in Europa, con punte dell\u201980% in Italia. L\u2019attuale strategia europea sulla disabilit\u00e0 2010-2020 pone come obiettivi fondamentali la lotta alla discriminazione, le pari opportunit\u00e0 e l\u2019inclusione attiva. Per la realizzazione di tali obiettivi assume un\u2019importanza centrale l\u2019orientamento permanente: esso si esercita in forme e modalit\u00e0 diverse a seconda dei bisogni, dei contesti e delle situazioni. La centralit\u00e0 di tutti gli interventi orientativi \u00e8 il riconoscimento della capacit\u00e0 di autodeterminazione dell\u2019essere umano, che va supportato nel trovare la massima possibilit\u00e0 di manifestarsi e realizzarsi. Ci\u00f2 vale ancora di pi\u00f9 per le persone con disabilit\u00e0, in quanto risultano fondamentali tutte quelle azioni che consentono loro di raggiungere una consapevolezza delle proprie capacit\u00e0\/abilit\u00e0 accanto al riconoscimento delle caratteristiche della propria disabilit\u00e0. L\u2019orientamento assume cos\u00ec un valore permanente nella vita di ogni persona, garantendone lo sviluppo e il sostegno nei processi di scelta e di decisione con l\u2019obiettivo di promuovere l\u2019occupazione attiva, la crescita economica e l\u2019inclusione sociale. Oggi giorno il frame work di riferimento concettuale nel campo della disabilit\u00e0 \u00e8 l\u2019International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF),  il quale ha portato a un vero e proprio rovesciamento del termine disabilit\u00e0 dal negativo al positivo: non si parla pi\u00f9 di impedimenti, disabilit\u00e0, handicap, ma di funzioni, strutture e attivit\u00e0. In quest\u2019ottica, la disabilit\u00e0 non appare pi\u00f9 come mera conseguenza delle condizioni fisiche dell\u2019individuo, ma scaturisce dalla relazione fra l\u2019individuo e le condizioni del mondo esterno. In termini di progetto di vita la sfida della persona con disabilit\u00e0 \u00e8 quella di poter essere messa nelle condizioni di sperimentarsi come attore della propria esistenza, con il diritto di poter decidere e, quindi, di agire di conseguenza in funzione del proprio benessere e della qualit\u00e0 della propria vita, un una logica di autodeterminazione.\r\nOBIETTIVO: Sulla base del background e delle teorie di riferimento analizzate e delle necessit\u00e0 aziendali \u00e8 stata elaborata la seguente domanda di ricerca: \u00e8 possibile aumentare la consapevolezza negli\/nelle studenti\/esse e laureati\/e con disabilit\u00e0 che si approcciano al mondo del lavoro, rispetto alle proprie abilit\u00e0, competenze, risorse, oltre che alle limitazioni imposte dalla propria disabilit\u00e0? L\u2019obiettivo \u00e8 quello di sostenere i processi di auto-riflessione sulla propria identit\u00e0 e di valorizzare il ruolo attivo della persona stessa nella sua autodeterminazione, con la finalit\u00e0 ultima di aumentare e migliorare il match tra le persone con disabilit\u00e0 e le imprese. L\u2019auto-riflessione permetter\u00e0 di facilitare il successivo contatto dialogico con esperti di orientamento e costituir\u00e0 una competenza che il soggetto porter\u00e0 comunque come valore aggiunto nel mondo del lavoro. \r\nMETODI E ATTIVIT\u00c0: Il paradigma teorico-metodologico adottato \u00e8 un approccio costruttivista: peculiarit\u00e0 di questo metodo \u00e8 che ciascuna componente della ricerca pu\u00f2 essere riconsiderata o modificata nel corso della sua conduzione o come conseguenza d","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251119","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"SUSTAINABLE TOURISM AND VALUE CO-CRATION: CHALLENGES AND OPPORTUNITIES FOR RURAL AREAS","anno":"2018","abstract":"La co-creazione di valore in ottica di sviluppo turistico di una destinazione \u00e8 oggi un hot topic della ricerca scientifica sul destination management. L\u2019obiettivo del presente lavoro \u00e8, da un lato, quello di fornire a studiosi ed operatori di settore alcuni spunti critici di riflessione sulle relazioni, le interazioni tra stakeholder e la gestione delle risorse del territorio in un\u2019ottica di sviluppo turistico; dall\u2019altro lato \u00e8 quello di mostrare il ruolo, in tale contesto, che la nascita di modelli innovativi di agribusiness basati su un approccio culturale e sul supporto delle nuove tecnologie possono giocare, in particolare nelle aree rurali delle Marche.\r\nAl fine di comprendere le dinamiche, le idee e le spinte motivazionali dei soggetti coinvolti nel processo di ricerca, si \u00e8 scelto di optare per un approccio qualitativo, nel quale i metodi privilegiati sono stati il case study e l\u2019etnografia. Sono stati quindi analizzati dialoghi, interazioni, materiale informativo di vario genere, documenti ufficiali, field notes ed interviste semi-strutturate con soggetti chiave. La ricerca mette in evidenza come un cambio di paradigma culturale sia necessario per apportare reale innovazione e sviluppo sul territorio, sia in termini di relazioni ed interazioni tra stakeholder, sia in termini di gestione delle risorse.\r\nQuesto cambiamento pu\u00f2 favorire inoltre l\u2019affermazione di modelli di agribusiness innovativi, che in parte stanno gi\u00e0 iniziando a diffondersi, che rispondono a nuovi principi economici ed istanze sociali e culturali diverse rispetto al passato. Una successiva ricerca quantitativa potrebbe essere utile per una generalizzazione delle evidenze emerse dal presente lavoro e misurare l\u2019effettiva ampiezza e diffusione dei vari argomenti qui descritti e discussi. La presente indagine contribuisce in particolare a sottolineare il valore di un approccio culturale e creativo anche in ambiti apparentemente distanti e guidati da logiche diverse.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251118","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il diritto come reciprocit\u00e0:un'analisi a partire dall'opera di Malinowski","anno":"2018","abstract":"Questo lavoro nasce con l\u2019intento di riscoprire un autore che \u00e8 un grande classico dell\u2019antropologia ma che \u00e8 pressoch\u00e8 sconosciuto in ambito filosofico-giuridico. Bronis\u0142aw Malinowski, infatti, \u00e8 stato considerato prima un pioniere nel suo campo e poi un gigante scomodo da confutare, soprattutto dopo la pubblicazione postuma del diario personale, scritto nel corso di quella che probabilmente \u00e8 stata l\u2019esperienza etnografica pi\u00f9 famosa nella storia dell\u2019antropologia. Al contributo della sua riflessione su alcune delle tematiche proprie della scienza giuridica non \u00e8 stata per\u00f2 dedicata pari attenzione; molti dei suoi saggi sul tema del diritto primitivo non sono ancora stati tradotti in italiano e alcune delle sue considerazioni non sono mai state pubblicate.\r\nIl presente lavoro si prefigge dunque l\u2019obiettivo di offrire un contributo filosofico su un tema antropologico-giuridico come quello della reciprocit\u00e0, prendendo in considerazione i principali studi dell\u2019autore e alcune opere inedite.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251117","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Danno ambientale e responsabilit\u00e0 nella gestione dei rifiuti","anno":"2018","abstract":"La disciplina del danno ambientale \u00e8 stata oggetto di diverse e numerose modifiche nel corso degli anni, sia a livello nazionale che europeo. Regolata in Italia, per la prima volta, dalla L. 349\/1986 che, all\u2019art. 18, prevedeva la risarcibilit\u00e0 del danno ambientale indipendentemente dalla violazione di altri diritti individuali come la propriet\u00e0 privata o la salute.\r\nIn ambito Europeo il primo intervento si \u00e8 avuto con l\u2019adozione della Direttiva 2004\/35\/CE sulla responsabilit\u00e0 ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale.\r\nLa Direttiva \u00e8 stata poi recepita in Italia con il D.Lgs. n. 152\/2006, che nella Parte Sesta si occupa puntualmente di responsabilit\u00e0 per inquinamento ambientale.\r\nTuttavia, le principali novit\u00e0 della normativa comunitaria con riferimento al regime di responsabilit\u00e0 per attivit\u00e0 inquinanti nei confronti dei beni ambientali, non sono state immediatamente riprese in modo adeguato dalla normativa italiana, motivo per cui sono state emanate due procedure di infrazione nei confronti del Governo italiano che, per correre ai ripari, in un primo momento, ha approvato il D.l. 135\/2009 introduttivo di nuovi criteri per il ripristino del danno ambientale e successivamente il legislatore \u00e8 intervenuto con la Legge n. 97\/2013 in materia di misure di risarcimento del danno e in materia di criteri di imputazione delle responsabilit\u00e0.\r\nTuttavia, l\u2019assetto dei criteri di imputazione delle responsabilit\u00e0 \u00e8 stato pi\u00f9 volte oggetto degli interventi interpretativi della giurisprudenza che hanno delineato un quadro molto pi\u00f9 rispondente alle istanze di origine comunitaria e ai principi del diritto europeo.\r\nAll\u2019interno di questo quadro pi\u00f9 ampio si inserisce la questione della Gestione dei rifiuti, anch\u2019essa oggetto di svariate modifiche normative volte sempre di pi\u00f9 ad una tutela ambientale maggiore e prioritaria, attraverso metodi e tecniche in grado di ridurre la produzione dei rifiuti, l\u2019introduzione del concetto di riduzione, prevenzione e recupero, riciclo e solo in ultimo lo smaltimento. \r\nRuolo centrale assume in questo ambito l\u2019attribuzione delle relative responsabilit\u00e0 in capo ai vari soggetti che si occupano della gestione dei rifiuti, pertanto nell\u2019ultimo capitolo, si analizzeranno le diverse forme di responsabilit\u00e0 degli stessi e si dar\u00e0 conto dei principali interventi giurisprudenziali e della diverse interpretazioni dottrinali che hanno interessato la materia negli ultimi anni.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251115","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La gestione dei resi dei clienti come strumento per lo sviluppo del commercio elettronico delle aziende: il caso Santoni S.p.A","anno":"2018","abstract":"Il settore del commercio elettronico \u00e8 un settore in sempre pi\u00f9 ampio e rapido sviluppo. Le motivazioni possono essere molteplici ma sono sicuramente legate al cambiamento dello stile di vita delle persone e alla possibilit\u00e0 di accedere all\u2019acquisto di beni che altrimenti sarebbe stato pressoch\u00e9 impossibile acquistare.\r\n\tLa disciplina riguardante questo settore \u00e8 anch\u2019essa stata elaborata mano a mano che questo settore si \u00e8 evoluto, per rispondere di volta in volta alle diverse necessit\u00e0 che si sono presentate.\r\n\tLa disciplina \u00e8 tutt\u2019oggi ancora in evoluzione, soprattutto a causa del fatto che in questo settore ci sono molteplici forme contrattuali che vengono utilizzate per creare accordi commerciali dei pi\u00f9 vari tipi, e ognuno dei quali prospetta problematiche diverse.\r\n\tIn questo lavoro si parte dalla nascita e dallo sviluppo del commercio elettronico per analizzare l\u2019evoluzione della disciplina associata. Dopodich\u00e9 si analizza il tipo di contratto posto in essere tra la Santoni S.p.A. (noto marchio di calzature di alta gamma) e la Filoblu s.rl. (societ\u00e0 veneta che si occupa della creazione e gestione di piattaforme e-commerce) per valutarne i punti cruciali.\r\n\tDopo aver analizzato in dettaglio gli aspetti sopra citati, viene illustrata la disciplina delle denunce per difetto di conformit\u00e0 del bene e come queste vengono gestite dalla Santoni S.p.A., per passare poi all\u2019analisi delle denunce per difetto di conformit\u00e0 degli ultimi 3 anni.\r\n\tQuesto perch\u00e9, come si noter\u00e0, questo \u00e8 un campo in cui le problematiche sono controverse e gran parte della gestione viene lasciata alle ditte produttrici che si trovano di volta in volta di fronte alla scelta su come gestire il caso per rendere il cliente soddisfatto del servizio.\r\n\tLa disciplina segue i suoi sviluppi e cerca di prevenire (per quanto possibile) situazioni sgradevoli sia per il fornitore del bene che per l\u2019acquirente.\r\n\tL\u2019entusiasmo mostrato dagli acquirenti per la comodit\u00e0 e la facilit\u00e0 dell\u2019acquisto on-line, viene molto spesso smorzato dall\u2019impossibilit\u00e0 di vedere e toccare con mano il bene oggetto della transazione, creando un senso di inquietudine legata alla qualit\u00e0 del bene che si sta acquistando.\r\n\tPer questo motivo, nel momento in cui un acquirente denuncia un difetto di conformit\u00e0 sul bene acquistato on-line o semplicemente la sua insoddisfazione su determinati aspetti del bene (colore, calzata, forma, ecc.), si attiva un meccanismo volto a valutare la presenza o meno di un eventuale difetto sul bene e di risolverlo nel modo pi\u00f9 soddisfacente per l\u2019acquirente.\r\n\tDopotutto per un\u2019azienda, gestire un negozio on-line equivale ad avere una vetrina di s\u00e9 stessa attiva 24 ore su 24 e visibile a chiunque abbia un accesso al mondo di internet, e per questo motivo gestire i clienti che utilizzano questo tipo di servizio significa migliorare o peggiorare, in maniera esponenziale rispetto a quanto pu\u00f2 avvenire in un negozio fisico, l\u2019immagine percepita da ogni singolo acquirente.\r\n\tC\u2019\u00e8 per\u00f2 da dire che, in molti casi registrati, nonostante una perizia tecnica effettuata da operai specializzati sul prodotto venduto, la poca conoscenza dei processi di produzione dei singoli clienti, mette i venditori in situazioni difficili da gestire, in quanto il cliente non riesce a capire che quello che lui percepisce come un difetto in realt\u00e0 non lo \u00e8, e che quindi non \u00e8 imputabile all\u2019azienda quello che lui crede che lo sia.\r\n\tGeneralmente in questi casi, sempre per cercare di limitare degli inevitabili danni d\u2019immagine, si offrono al cliente soluzioni alternative come resi gratuiti, omaggi di piccoli prodotti complementari o buoni sconto su acquisti successivi, ma sarebbe sicuramente necessaria una normativa completa e definitiva, che indichi in maniera risoluta come gestire casistiche particolari che si presentano frequentemente nella fase post-vendita.\r\n\tViste le innumerevoli problemat","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251107","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il sistema di tutela brevettuale nell'Unione Europea: il Brevetto Europeo con effetto unitario e il Tribunale Unificato dei Brevetti","anno":"2018","abstract":"Dopo pi\u00f9 di quarant\u2019anni di tentativi tesi alla realizzazione di un titolo di protezione brevettuale \u201ccomunitario\u201d, nel 2012 sono stati emanati due regolamenti, il n. 1257\/2012 e il n. 1260\/2012, attuativi di una cooperazione rafforzata tra ventisei Stati membri dell\u2019Unione europea: essi creano un brevetto europeo con effetto unitario e ne disciplinano il regime di traduzione applicabile. L\u2019anno successivo, venticinque Stati membri hanno firmato un accordo istitutivo del Tribunale unificato dei brevetti. I summenzionati strumenti normativi costituiscono il c.d. \u201cpacchetto brevetti\u201d, che entrer\u00e0 in vigore una volta che almeno tredici Stati membri, tra cui Germania, Francia e Regno Unito, avranno ratificato l\u2019Accordo. Rispetto al panorama attuale, caratterizzato da una frammentazione normativa e giurisdizionale, tale nuova architettura porter\u00e0 indubbiamente notevoli vantaggi. Da un lato, infatti, i regolamenti europei introducono un \u201cnuovo brevetto\u201d che estende la sua efficacia oltre i confini nazionali; la portata della protezione e gli effetti saranno infatti uniformi in tutto il territorio degli Stati membri partecipanti. Dall\u2019altro, il Tribunale unificato, competente a giudicare quasi tutte le controversie in materia brevettuale, si sostituir\u00e0 ai giudici nazionali, garantendo l\u2019uniformit\u00e0 della giurisdizione e delle decisioni. Tuttavia, il risultato ottenuto con il \u201cpacchetto brevetti\u201d non sembra essere adeguato agli obiettivi di unitariet\u00e0 che le istituzioni europee e gli Stati membri si erano prefissati. Si tratta infatti di un quadro normativo complesso, che combina il diritto dell\u2019Unione europea, il diritto internazionale (in particolare l\u2019Accordo sul Tribunale unificato e la Convenzione sul brevetto europeo), e il diritto nazionale degli Stati membri, a cui gli atti citati rinviano in diverse occasioni, e che istituisce due strumenti, il brevetto europeo con effetto unitario e il Tribunale unificato dei brevetti, dalla natura assai controversa. Per tale ragione, la nuova normativa solleva molteplici questioni di natura costituzionale, in ordine alla compatibilit\u00e0 del nuovo sistema con l\u2019ordinamento giuridico dell\u2019Unione europea. Uno dei profili problematici di particolare interesse riguarda la cooperazione rafforzata in tema di tutela brevettuale unitaria, che sembra essere stata instaurata per eludere il dissenso di Italia e Spagna in relazione al regime linguistico applicabile. Inoltre, nei due regolamenti europei manca una vera e propria disciplina sostanziale, sollevando pertanto dei dubbi sull\u2019effettiva \u201cunitariet\u00e0\u201d del nuovo brevetto. Infine, alcune caratteristiche del Tribunale unificato, quali la sua particolare struttura, il riparto interno delle competenze, il regime linguistico e la previsione di un periodo transitorio in cui \u00e8 possibile ancora adire il giudice nazionale, si pongono in contrasto con il fine di unificazione giurisdizionale. A tali considerazioni si aggiunge che la decisione del Regno Unito di uscire dall\u2019Unione europea potrebbe compromettere l\u2019entrata in vigore del \u201cpacchetto brevetti\u201d. Obiettivo del presente lavoro \u00e8 quello di analizzare in modo organico l\u2019intera disciplina, nell\u2019ottica di verificarne l\u2019effettiva compatibilit\u00e0 con l\u2019ordinamento dell\u2019Unione europea. Solamente attraverso un approccio sistematico fondato sui principi e sugli strumenti dell\u2019UE, si possono superare le attuali criticit\u00e0 che emergono dal \u201cpacchetto brevetti\u201d, nell\u2019ottica di un effettivo miglioramento di tale nuova disciplina e del conseguente raggiungimento di una reale unitariet\u00e0 nella tutela brevettuale.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251086","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"IL MARKETING INTERNAZIONALE DI UN ACCESSORIO-MODA IN MATERIALE PLASTICO ECO-COMPATIBILE: ASPETTI ECONOMICI E PROFILI GIURIDICI. UN PROGETTO PER LUCIANI LAB","anno":"2018","abstract":"Con l\u2019espressione \u201cmarketing internazionale\u201d ci si riferisce a quell\u2019insieme di attivit\u00e0 adottate dall\u2019impresa al fine di sviluppare o perfezionare la propria presenza sul mercato estero. Oggetto della presente ricerca \u00e8 l\u2019analisi degli aspetti problematici che tali attivit\u00e0 sollevano sul piano giuridico: attraverso un approccio basato sull\u2019integrazione della cultura economica del marketing d\u2019impresa con quella pi\u00f9 propriamente giuridica, l\u2019indagine mira ad individuare le fattispecie di marketing rilevanti sotto il profilo giuridico e giuspubblicistico, ad analizzarne i profili che risultano pi\u00f9 critici per l\u2019impresa e proporre soluzioni concrete. \r\nLa ricerca \u00e8 stata condotta in collaborazione all\u2019azienda Gruppo Meccaniche Luciani, che oltre ad essere un affermato fornitore di stampi per calzature, progetta design innovativi attraverso una sua articolazione organizzativa creativa, denominata Luciani LAB. L\u2019impresa investe molto nell\u2019innovazione, ed in questo senso, particolarmente significativo \u00e8 stato l\u2019acquisto di una potente stampante 3D, tecnologicamente all\u2019avanguardia, che ha consentito all\u2019azienda di progettare diversi prodotti, tra cui una borsa, realizzarli in prototipazione rapida, e successivamente renderli oggetto di specifiche campagne promozionali, illustrate nel presente lavoro. Viene evidenziato come queste rispecchino la peculiarit\u00e0 dell\u2019approccio al marketing da parte della piccola\/media impresa, descritto dalla dottrina maggioritaria come intuitivo ed empirico, distante da quello teorico e strategico del marketing management. \r\nLa collaborazione con l\u2019impresa partner del progetto ha costituito il riferimento principale per l\u2019elaborazione del metodo con cui condurre la ricerca: l\u2019azienda ha promosso i propri prodotti mediante diverse strumenti di marketing, come inserti pubblicitari su riviste, campagne di e-mail marketing e fiere di settore. Queste attivit\u00e0 si distinguono tra esse non solo rispetto alle funzioni, alle differenti modalit\u00e0 con cui vengono impiegate e al pubblico cui si rivolgono, ma anche e soprattutto rispetto alla disciplina giuridica di riferimento: ognuna di esse infatti \u00e8 regolata da un determinato complesso di regole e solleva questioni che si inseriscono in una specifica cornice giuridica.  \r\nAl fine di giungere ad una sistematica trattazione dei profili giuridici connessi, si \u00e8 scelto di classificare le diverse azioni di marketing in tre gruppi: quelle riferite alla comunicazione, quelle inerenti l\u2019aspetto del prodotto e quelle che si riferiscono al cliente Per ognuna di queste aree si individua una precisa questione critica per l\u2019impresa, e se ne trattano i profili problematici dal punto di vista giuridico. \r\nIn relazione al primo gruppo, ovvero la comunicazione pubblicitaria d\u2019impresa, si evidenziano le criticit\u00e0 connesse alla possibilit\u00e0 di tutelare giuridicamente l\u2019idea creativa alla base del messaggio pubblicitario: si mette in discussione l\u2019efficacia degli strumenti giuridici invocabili a sua tutela, in particolare della disciplina del diritto d\u2019autore, della concorrenza sleale e dell\u2019autodisciplina. Si prende come riferimento principale il contesto italiano, considerando la pluralit\u00e0 degli interessi pubblici, collettivi ed individuali coinvolti.\r\nIl secondo profilo d\u2019indagine riguarda la disciplina giuridica riconducibile all\u2019e-mail marketing, uno degli strumenti pi\u00f9 diffusi di comunicazione digitale. L\u2019invasivit\u00e0 di questo sistema nella sfera personale dei destinatari impone l\u2019adozione di adeguati rimedi da parte delle imprese per evitare di incorrere nella violazione delle disposizioni a tutela della privacy. Si trattano le diverse implicazioni derivanti dall\u2019uso di tale strumento, in particolare quelle riferite al trattamento dei dati personali alla luce della normativa vigente in Italia e nell\u2019Unione Europea, e connesse alle modalit\u00e0 di raccolta degli indirizzi e-mail dei des","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251084","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"CHINA\u2019S NEW NORMAL: DEVELOPMENTAL MODEL REFORM AND IMPLICATIONS FOR FOREIGN BUSINESSES","anno":"2018","abstract":"L\u2019elaborato affronta la tematica del New Normal in Cina, inteso come il programma di riforme che la Repubblica Popolare Cinese ha predisposto per accompagnare la nuova fase di transizione, che vede il sistema-Paese abbandonare il vecchio paradigma della \u201cFabbrica del Mondo\u201d, alla ricerca di un nuovo modello di sviluppo. Tale modello passa attraverso la ricollocazione verso l\u2019alto dell\u2019economa nazionale nella catena del valore globale ed una maggiore attenzione nei confronti degli aspetti maggiormente qualitativi della crescita economica, nonch\u00e9 di una accresciuta integrazione nell\u2019economia mondiale, grazie ad una promozione dello stato di diritto e di un ambiente economico maggiormente trasparente ed aperto nei confronti degli operatori internazionali. Nell\u2019analisi delle politiche e delle riforme che accompagnano questo cambiamento, svolta attraverso l\u2019analisi di settori considerati strategici e particolarmente significativi (ambiente, sanit\u00e0 e food safety), la premessa alla base del lavoro \u00e8 che tale transizione non \u00e8 semplicemente descrivibile come mera convergenza verso un modello ricalcante i sistemi politici ed economici delle economie avanzate occidentali. La riforma \u00e8 bens\u00ec intesa come un processo incrementale, che all\u2019adozione delle cosiddette best practices internazionali affianca un approccio pragmatico, che non recede la linea di continuit\u00e0 con il background storico, politico, istituzionale e culturale -spesso contraddittorio- di quella che \u00e8 considerata essere la pi\u00f9 antica civilt\u00e0 ortogenetica del mondo. Il contributo chiave del presente lavoro \u00e8 la problematizzazione, nei suoi vari aspetti, di questa congiuntura storica e del suo portato nei confronti delle strategie di medio e lungo termine degli operatori economici stranieri che decidono di operare in Cina, i quali da un lato possono godere di grandi opportunit\u00e0 di mercato liberate dalle riforme, dall\u2019altro devono essere consapevoli delle sfide inevitabilmente poste dal cangiante contesto giuridico, economico ed istituzionale e delle sue traiettorie di sviluppo.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251083","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Beni culturali e valore d\u2019uso: conoscenza tacita, creativit\u00e0 e innovazione","anno":"2018","abstract":"Il lavoro di tesi indaga la definizione di bene culturale secondo una interpretazione estensiva del termine \"cultura\", data dalla sovrapposizione del concetto di cultura a quello di civilt\u00e0. In chiave di lettura antropologica, cultura e civilt\u00e0 si presentano come sinonimi. Sicch\u00e9, la nozione di beni culturali giunge a costituire un insieme aperto e suscettibile di continuo ampliamento, talch\u00e9,  ossequio al relativismo culturale, il concetto di cultura, meglio ingloba anche quelle pratiche ed usanze tradizionali che altre accezioni del termine lo sogliono contrapporre a \"barbarie\". \r\nSi \u00e8 voluto cos\u00ec porre enfasi sulla pari meritevolezza di tutte quelle culture a lungo classificate come \"altre\".  In altra istanza s\u2019\u00e8 colto il nesso trapelante tra il concetto di cultura e quello di conoscenza affinch\u00e9 l\u2019analisi potesse essere convogliata verso l\u2019altrettanta sua fondamentale variante tacita. \r\nL\u2019intersezione col nuovo paradigma dell\u2019economia della conoscenza ne ha fatto punto di riflessione e spunto di ricerca. In vero, la relazione esistente tra fruizione del beni culturali e lo sviluppo della conoscenza tacita ne ha ulteriormente suffragato l\u2019impatto in termini di creativit\u00e0 e innovazione. Elementi, entrambi, necessari per l\u2019acquisizione di un vantaggio competitivo nell\u2019economia della globalizzazione.  \r\nSuccessivamente, il \"valore d\u2019uso\" associato alla fruizione del patrimonio culturale \u00e8 stato analizzato. Dopo una sua prima scomposizione nelle due componenti, educativa ed edonistica, si \u00e8 proceduto all\u2019analisi della loro stretta interdipendenza funzionale. Il fine ultimo \u00e8 stato quello di comprendere il loro contributo in termini di creativit\u00e0 e innovazione intese quale forma tangibile dell\u2019espressione culturale. Si \u00e8 cercato di dimostrare come la fruizione dei beni culturali, resa possibile mediante tecniche aggiornate di marketing sensoriale (o esperienziale), capaci di intercettare il mutamento dei benefici attesi dai consumatori, consente il raggiungiumento di uno stadio relativamente superiore di acculturazione tale da configurare un ricco bagaglio di conoscenza tacita. Addotta, poi, a fattore produttivo immateriale indispensabile per la creazione di prodotti place-specific forti degli attributi distintivi tradotti in termini di non replicabilit\u00e0, inimitabilit\u00e0 e della difficile riproducibilit\u00e0 in altri contesti. \r\nInfine, il concetto di \"Industrie Culturali e Creative\" si \u00e8 rivelato quello meglio atto ad inglobarne gli attributi, di modo che ci si \u00e8 assunti l\u2019onere di indagare le politiche finanziarie dell\u2019UE all\u2019uopo adottate in sua tutela.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251082","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Gli attuali scenari del commercio internazionale dei prodotti agroalimentari, tra vecchie e nuove questioni di sicurezza alimentare: una riflessone comparatistica ta UE, USA e CINA","anno":"2018","abstract":"Il commercio dei prodotti agroalimentari ha assunto oggi una dimensione globale, che pone una serie di questioni su cui \u00e8 necessario riflettere.\r\nUna di queste riguarda la sicurezza alimentare intesa nell'accezione di food safety, ossia come il diritto di ogni individuo a consumare cibo sano e sicuro. \r\nLa sicurezza alimentare implica l'assenza di elementi estranei che sono riconducibili ai residui dei trattamenti antiparassitari, veterinari, contaminanti ambientali o ancora l'assenza di adulterazioni nel processo di produzione, che possono comportare un rischio per la salute dei consumatori.\r\nLa tesi analizza le principali dinamiche internazionali relative all'attuale commercio dei prodotti agroalimentari, focalizzando l'attenzione sulla questione della sicurezza alimentare, che da un lato deve garantire senza compromessi la tutela di tutti i consumatori, e dall'altro per\u00f2, le misure adottate non devono costituire inutili ostacoli commerciali per le imprese alimentari esportatrici. \r\nL'analisi inizia dagli accordi nati nell'ambito della WTO, con la firma del Trattato di Marrakech nel 1994, con lo scopo di favorire gli scambi commerciali internazionali attraverso una maggiore armonizzazione delle differenti normative di riferimento.\r\nPer quanto riguarda specificamente la sicurezza alimentare si fa riferimento all'Accordo SPS sulle misure sanitarie e fitosanitarie e al Codex Alimentarius, che hanno lo scopo di creare un sistema di norme internazionali valido all'interno dei paesi membri della WTO per tutelare la salute dei consumatori e garantire pratiche eque nel commercio degli alimenti.\r\nDal contesto multilaterale della WTO si procede ad analizzare il ruolo degli accordi bilaterali o regionali, nati in seguito alla crisi del multilateralismo, iniziata con il round di Doha nel 2001e dovuta principalmente all'eterogeneit\u00e0 delle posizioni dei Paesi membri.\r\nIn particolare nell'ambito degli accordi bilaterali si fa riferimento al partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP) recentemente negoziato tra UE e USA, e fermo per ora a tale fase.\r\nSi tratta di un accordo di libero scambio volto ad abbattere molte barriere commerciali esistenti tra le due sponde dell'Atlantico, con particolare riferimento a quelle non tariffarie consistenti in divergenze normative che ostacolano le esportazioni, tra cui vanno sicuramente ricomprese le misure sanitarie e fitosanitarie, che si sono rivelate le questioni maggiormente dibattute nel corso delle trattative del TTIP, offrendo lo spunto per analizzare in chiave comparatistica le due diverse tradizioni giuridiche di food safety, delineate attraverso la tematica degli OGM, dove emerge la distanza dell'approccio giuridico tra le due potenze transatlantiche.\r\nL'uso delle moderne tecniche di ingegneria genetica in campo alimentare \u00e8 stato uno dei temi particolarmente discussi nell'ambito delle negoziazioni; gli OGM erano gi\u00e0 stati oggetto di una controversia tra Europa e USA nell'ambito della WTO.\r\nIn ogni caso il TTIP, nonostante il suo fallimento, segna comunque la volont\u00e0 delle due potenze di trovare una base normativa comune.\r\nL'ultima parte della tesi riguarda invece l'evoluzione della sicurezza alimentare in Cina, che grazie alla rapida crescita economica degli ultimi anni, si attesta ad essere una delle potenze protagoniste degli scambi commerciali mondiali, completando in tal modo il quadro internazionale di riferimento. \r\nL'introduzione nel 2009 della prima legge sulla sicurezza alimentare, poi modifica nel 2015, rappresenta un primo avvicinamento ai sistemi normativi occidentali. \r\nL'analisi delle diverse normative di food safety nel contesto europeo, statunitense e cinese mostra come la globalizzazione economica abbia determinato anche una globalizzazione giuridica o meglio un progressivo allineamento dei diversi sistemi normativi.\r\nLa necessit\u00e0 di facilitare gli scambi commerciali per competere a livello mondiale ha ","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251081","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il reato a concorso necessario improprio","anno":"2018","abstract":"Oggetto del presente lavoro \u00e8 stata la tematica dei reati a concorso necessario (detti anche plurisoggettivi): una categoria penalistica scarsamente presa in considerazione da parte della dottrina e giurisprudenza pi\u00f9 recenti, eppure dai risvolti sistematici di un certo rilievo, in quanto coinvolge profili sia di parte generale che speciale del diritto penale. \r\nL\u2019indagine \u00e8 partita dal piano definitorio e classificatorio: sono state riportate dettagliatamente le diverse tesi dottrinali sviluppatesi sul tema (suddivisibili in due macrocategorie, quella dei sostenitori di una concezione ampia di reato a concorso necessario e quella dei sostenitori di una concezione ristretta dello stesso), nonch\u00e9 le pronunce della Cassazione ritenute maggiormente significative. Un\u2019attenzione particolare \u00e8 stata dedicata alla delimitazione \u2013 in negativo \u2013 del campo d\u2019indagine, tracciando le differenze intercorrenti fra i reati a concorso necessario (o plurisoggettivi, a seconda della terminologia impiegata) ed istituti ritenuti erroneamente contigui, primo fra tutti quello del concorso eventuale di persone nel reato. \r\nDopodich\u00e9, all\u2019interno del secondo capitolo si \u00e8 scelto di riflettere sulle questioni maggiormente rilevanti e problematiche attinenti ai reati a concorso necessario impropri: in primis, la ratio che giustifica l\u2019esenzione dalla pena in capo ad un soggetto; secondariamente, la possibilit\u00e0 di punire o meno la condotta tipica, nonch\u00e9 le eventuali condotte atipiche, poste in essere dal soggetto non punibile per mezzo dell\u2019applicazione degli artt. 110 ss. c.p. in funzione incriminatrice. \r\nLa panoramica di orientamenti dottrinali e giurisprudenziali quanto mai oscillanti e fra loro divergenti su questioni di particolare importanza, non \u00e8 stata solo funzionale ad offrire al lettore una dettagliata ricognizione in generale, piuttosto, da questa \u00e8 scaturita una vera e propria esigenza di (ri)considerare l\u2019intera materia in modo organico e chiarificatore. \r\nPer tale ragione, nel terzo capitolo \u00e8 stata introdotta una nuova definizione, in sostituzione a quella maggiormente impiegata da dottrina e giurisprudenza: \u201cfattispecie incriminatrici normativamente plurisoggettive\u201d. Una definizione idonea a ricomprendere tutti quegli illeciti penali che, a livello astratto, presentano caratteristiche simili: il riscontro di una pluralit\u00e0 di soggetti e di condotte quali elementi costitutivi del fatto tipico. Pertanto, si \u00e8 cercato di individuare i confini della categoria assumendo quale criterio di partenza il piano normativo astratto, in considerazione del fatto che ci\u00f2 che il legislatore ha scelto di codificare come tipo criminoso \u00e8 dato dall\u2019insieme degli elementi oggettivi e soggettivi, i quali compaiono nella descrizione della norma incriminatrice. La visione d\u2019insieme ha permesso di non limitare l\u2019attenzione al solo soggetto punibile, bens\u00ec di spostarla anche sul soggetto non punibile, il quale, con la sua condotta rientrante fra gli elementi oggettivi del fatto tipico, contribuisce alla configurabilit\u00e0 del reato. \r\nInfine, all\u2019interno del quarto capitolo si \u00e8 proceduto all\u2019analisi dei principali reati classificati da parte della dottrina come a concorso necessario impropri, per verificare, tenuto conto della nuova definizione proposta, se possano o meno essere qualificati come fattispecie incriminatrici normativamente plurisoggettive improprie. Il confronto con la parte speciale ha permesso di evidenziare l\u2019estrema delicatezza dell\u2019operazione d\u2019individuazione di fattispecie incriminatrici normativamente plurisoggettive (in senso lato): anzitutto, perch\u00e9 non sempre la pluralit\u00e0 di soggetti e di condotte costitutive del fatto tipico \u00e8 oggetto di descrizione espressa, risultando alle volte ricavabile solo a seguito di un attento esame della tipologia e del significato delle parole impiegate dal legislatore; secondariamente, perch\u00e9 alle volte \u00e8 facil","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251080","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Le metodologie di stima dell\u2019et\u00e0 in ambito forense: il contributo dell\u2019AgEstimation Project","anno":"2018","abstract":"La stima dell\u2019et\u00e0 \u00e8 un elemento importante in ambito medico-legale, connesso sia a questioni legali che sociali.\r\nL\u2019et\u00e0 \u00e8 un fattore determinante per l\u2019identificazione di un corpo: costituisce un elemento per la ricostruzione del profilo biologico, che verr\u00e0 poi confrontato con i dati disponibili per le persone scomparse. \r\nNella nostra societ\u00e0 alcuni diritti e alcune tutele sono direttamente correlate con l\u2019et\u00e0 anagrafica della persona; serve una specifica et\u00e0 per votare, per sposarsi, per lavorare, per ottenere la patente di guida, e soprattutto per essere considerati legalmente degli adulti. \r\nNei soggetti in vita, l\u2019et\u00e0 \u00e8 determinante anche nei casi di imputabilit\u00e0 o responsabilit\u00e0 criminale, di pedopornografia e di adozione, ma \u00e8 anche relazionata al fenomeno dell\u2019immigrazione.\r\nNegli ultimi anni infatti, c\u2019\u00e8 stato un incremento proprio delle richieste di accertamento dell\u2019et\u00e0 sulle persone in vita, dovuto all\u2019aumento degli immigrati giunti nei nostri paesi privi di documenti.\r\nL\u2019accertamento dell\u2019et\u00e0 pu\u00f2 essere richiesto dalle autorit\u00e0 proprio in riferimento alle domande di asilo.\r\nLa legislazione europea assicura protezione ai \u201cminori non accompagnati\u201d, cio\u00e8 a quei minori che arrivano sul suolo europeo soli, senza la figura di riferimento di un adulto.\r\nLa corretta determinazione dell\u2019et\u00e0 \u00e8 quindi un elemento centrale per la protezione: solo se identificati, i minori possono essere protetti.\r\nIn questo specifico ambito d\u2019applicazione, l\u2019accertamento dell\u2019et\u00e0 pu\u00f2 avere ripercussioni notevoli sulla vita di un migrante: se riconosciuto come minore il soggetto ha il diritto di restare, diversamente, la procedura prevede il respingimento alla frontiera ed il rimpatrio.\r\nIn Italia, cos\u00ec come in Europa, la soglia d\u2019et\u00e0 che separa i minorenni dagli adulti \u00e8 quella dei diciotto anni; ma oltre a questa possono esistere altre soglie d\u2019et\u00e0, come ad esempio la Minimal Age of Criminal Responsability (MACR). Questa particolare soglia d\u2019et\u00e0 riconosce ai soggetti minorenni, anche se ritenuti responsabili di un crimine, il diritto di essere giudicati da una corte per i minori.\r\nUna delle sfide della pratica forense dell\u2019accertamento riguarda la necessit\u00e0 di assicurare nuovi e validi standard di riferimento, basati sullo studio di popolazioni attuali. Infatti gli studi che vengono utilizzati come riferimento sono basati sull\u2019analisi di popolazioni europee o nord americane e i dati raccolti sono riferiti a studi di pi\u00f9 di cinquant\u2019anni fa. Per questo motivo attualmente le metodologie sviluppate in passato vengono applicate allo studio di popolazioni attuali, proprio al fine di ottenere dati aggiornati utili al confronto: una metodologia si applica ad una determinata popolazione per valutare quanto precisi ed accurati possano essere i risultati. \r\nNell\u2019ambito dell\u2019AgEstimation Project, supportato dall\u2019Istituto di Medicina Legale dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata, a partire dal 204, l\u2019equipe coordinata dal Dott. Roberto Cameriere ha presentato nuove metodologie per la stima dell\u2019et\u00e0, sviluppando formule specifiche e testando queste formule in diverse popolazioni.\r\nLe metodologie sviluppate prevedono l\u2019analisi e la misurazione delle ossa carpali e dell\u2019area del carpo nelle radiografie della mano di soggetti infantili e la misurazione dello sviluppo del terzo molare per la valutazione dell\u2019et\u00e0 dei soggetti giovanili. Questa seconda tecnica prevede il calcolo dell\u2019indice del terzo molare: se tale indice risulta minore del valore 0.08, preso come valore di riferimento, il soggetto viene considerato un adulto.\r\nL\u2019ultima tecnica analizzata in questa ricerca permette di stimare l\u2019et\u00e0 nei soggetti adulti, sfruttando il fenomeno dell\u2019apposizione della dentina secondaria. Si tratta di un fenomeno continuo, che determina la riduzione della cavit\u00e0 pulpare dei den","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251079","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il contratto di swap: profili sistemativi e rilevanza del vizio","anno":"2018","abstract":"La tematica dei contratti di swap, oggetto di profonde riflessioni dottrinali ed al centro di un acceso dibattito\r\nin giurisprudenza, si caratterizza per le problematicit\u00e0 connesse alla struttura, alla natura giuridica nonch\u00e9 alla\r\ncorretta individuazione della sanzione applicabile a seconda della violazione concretamente posta in essere.\r\nIl lavoro rappresenta il frutto di un\u2019analisi della giurisprudenza ad oggi dominante la quale sembra, talvolta,\r\nabusare tanto del concetto di causa in concreto quanto di quello di meritevolezza degli interessi perseguiti. Ad\r\nemergere sembra, dunque, una certa forzatura sistematica, posto che non tutto ci\u00f2 che risulta sconveniente o in\r\nqualche misura viziato pu\u00f2 automaticamente risultare invalido o immeritevole di tutela. Sembrerebbe quasi\r\nche la giurisprudenza, non potendo procedere alla dichiarazione di nullit\u00e0 direttamente dalla violazione di\r\nnorme comportamentali, definisca in termini di causa in concreto o di immeritevolezza anomalie che nulla\r\navrebbero a che vedere con esse.\r\nCos\u00ec procedendo, tuttavia, si legittima la proliferazione di una nullit\u00e0 di matrice giurisprudenziale il pi\u00f9 delle\r\nvolte frutto di valutazioni di tipo valoriale.\r\nSussiste infatti, una profonda differenza fra vizio strutturale e quello incidente sul rapporto, posto che nel\r\nprimo caso il contratto sar\u00e0 invalido, mentre nel secondo la condotta illegale determina conseguenze di ben\r\naltro tipo.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251058","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"THE DESIGN PROTECTION IN SHIPBUILDING SECTOR:\r\nEUROPEAN UNION REGULATION N. 6\/2002 AND CONTRACTUAL PROTECTION","anno":"2018","abstract":"La tesi affronta la problematica questione della protezione della propriet\u00e0 intellettuale nell\u2019ambito dei contratti di shipbuilding. Il lavoro, il cui punto di partenza \u00e8 quello pratico dei soggetti coinvolti nel mercato dello shipbuilding, si apre con un\u2019analisi del mercato di riferimento e dei template o sample utilizzati dai costrutti navali e dagli armatori. Una volta analizzati questi strumenti, si sostiene erroneamente confusi con la lex mercatoria, si procede a confrontare la natura del contratto di costruzione nell\u2019ordinamento inglese, contratto di compravendita, e nell\u2019ordinamento italiano, contratto d\u2019appalto. Tuttavia, la tesi, tenendo conto delle novit\u00e0 giurisprudenziali inglesi ed italiane, riferisce delle novit\u00e0 della giurisprudenza inglese che ha iniziato ad applicare al contratto di costruzione navale alcuni principi di construction law di quella italiana che riconosce nella qualificazione del contratto una primaria importanza all\u2019autonomia dei privati. \r\nLa seconda parte si apre con la ricostruzione generale degli strumenti pubblici a protezione delle propriet\u00e0 intellettuale. Tra questi il design viene preso come oggetto principale per diversi motivi: l\u2019esistenza di un titolo europeo, l\u2019importanza del design nell\u2019ambito del mercato dei mega yacht e l\u2019attenzione rivolta dalla giurisprudenza, sopratutto inglese, al design in riferimento alla qualificazione del contratto di costruzione navale. Si prosegue con un analisi dei metodi di protezione del design. Partendo dal Regolamento n. 6\/2002 si arriva alla protezione contrattuale, proposta dai contratti attualmente utilizzati, passando per la protezione dei modelli e disegni nazionali, la protezione attraverso il diritto d\u2019autore ed attraverso le norme sulla concorrenza sleale. In ultimo, le evidenza emerse sulla protezione, pubblica e privata, del design si applicano al settore specifico dei contratti di costruzione navale.Si conclude notando che la protezione contrattuale del design pu\u00f2 essere incrementata utilizzando due istituti. Il primo di matrice internazionale privatistica, il depe\u00e7age attraverso cui si potrebbe applicare alle clausole contrattuali inerenti la propriet\u00e0 intellettuale un diritto diverso da quello scelto dalle parti per regolare il contratto che solitamente \u00e8 quello inglese. Il secondo, pi\u00f9 utilizzato nei contratti internazionali, \u00e8 una post contractual obbligation ossia una clausole, qui inerente la propriet\u00e0 intellettuale, che sopravvive all\u2019adempimento dell\u2019obbligazione principale. Al fine di superare un eventuale giudizio di legalit\u00e0 la clausola non deve creare dei diritti diversi o maggiori rispetto a quelli creati dall\u2019ordinamento, si veda la discussione riguardo le clausole di not to compete superiore ai cinque anni regolate dalla legge italiana, in tal senso, si propone, di utilizzare come parametro della legalit\u00e0 della clausola il Regolamento n. 6\/2002 e quindi prevedere una protezione del design estendibile, per quello che le parti hanno contrattualmente identificato come design, ai 25 anni previsti dal Regolamento Europeo.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/250135","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"NONLINEAR DYNAMICS AND ECONOMIC GROWTH.\r\nTHE INFLUENCE OF ELASTICITY OF SUBSTITUTION BETWEEN INPUT FACTORS AND\r\nDIFFERENTIAL SAVINGS PROPENSITIES.","anno":"2018","abstract":"Questa tesi analizza le dinamiche qualitative e quantitative del modello di crescita economica Solow-Swan con differenti tassi di risparmio per lavoratori e capitalisti considerando differenti funzioni di produzione, al fine di studiare come le dinamiche di lungo periodo di un\u2019economia sono influenzate dall\u2019elasticit\u00e0 di sostituzione tra i fattori della produzione e da differenti propensioni al risparmio.\r\nNel primo capitolo \u00e8 discusso il problema di stabilire una relazione tra elasticit\u00e0 di sostituzione ed i livelli di capitale ed output pro capite quando si considera una funzione di produzione con elasticit\u00e0 di sostituzione variabile. Nel capitolo vengono proposte definizioni di elasticit\u00e0 di sostituzione associata a differenti attrattori ed \u00e8 introdotto un metodo di misura. L\u2019obiettivo \u00e8 di comparare modelli dinamici di crescita con funzioni di produzione di tipo VES, sigmoidale o CES. A tal fine, il metodo proposto \u00e8 applicato al modello di Kaldor considerando una tecnologia VES. Ne emerge che quando le dinamiche sono semplici (convergenza ad un punto fisso), un Paese in cui l\u2019elasticit\u00e0 di sostituzione tra capitale e lavoro \u00e8 pi\u00f9 elevata \u00e8 caratterizzato da un pi\u00f9 alto livello di equilibrio del capitale e dell\u2019output pro capite. Nel caso in cui l\u2019equilibrio di lungo periodo \u00e8 invece un ciclo o una dinamica pi\u00f9 complessa, tale relazione \u00e8 ambigua.\r\nNel secondo capitolo \u00e8 analizzato il modello di Kaldor assumendo che la tecnologia sia descritta dalla funzione di produzione Shifted Cobb-Douglas, una funzione di produzione che, differentemente dalla CES e VES precedentemente considerate in letteratura, permette di analizzare le dinamiche sia delle economie non sviluppate che di quelle in via di sviluppo e delle economie sviluppate. Il modello che ne risulta \u00e8 descritto da una mappa discontinua con presenza di trappola della povert\u00e0. Inoltre fenomeni di multistabilit\u00e0 possono emergere: oltre al \u201cvizioso circolo della povert\u00e0\u201d, le dinamiche di lungo periodo possono includere fluttuazioni economiche o convergenza ad un livello positivo di capitale pro capite. Possono inoltre emergere bacini complessi; in tal caso una politica economica finalizzata ad aumentare il capitale pro capite pu\u00f2 fallire e l\u2019economia pu\u00f2 essere catturata dalla trappola della povert\u00e0.\r\nNell\u2019ultimo capitolo il modello di crescita neoclassico a tempo discreto e con differenti propensioni al risparmio \u00e8 studiato assumendo la funzione di produzione Kadiala, rilevante dal punto di vista economico per la sua peculiarit\u00e0 di presentare una elasticit\u00e0 di sostituzione simmetrica rispetto al capitale ed al lavoro. Viene mostrato che, se i lavoratori risparmiano pi\u00f9 dei capitalisti, il percorso di crescita \u00e8 limitato ed il limite \u00e8 indipendente dal tasso di risparmio dei capitalisti. Inoltre, la crescita delle economie non sviluppate \u00e8 influenzata dal tasso di risparmio dei capitalisti mentre il livello di capitale pro capite delle economie sviluppate \u00e8 influenzato dalla propensit\u00e0 al risparmio dei lavoratori. Fenomeni di multistabilit\u00e0 possono emergere, pertanto il modello \u00e8 in grado di spiegare la coesistenza di economie non sviluppate, in via di sviluppo e sviluppate. Fluttuazioni e dinamiche complesse si verificano quando l\u2019elasticit\u00e0 di sostituzione tra i fattori della produzione \u00e8 minore di uno ed i capitalisti risparmiano pi\u00f9 dei lavoratori.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251177","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Il riconoscimento dell\u2019altrui diritto reale","anno":"2018","abstract":"Il lavoro di ricerca ha inteso esaminare la controversa figura del riconoscimento del diritto reale alla luce dei riferimenti legislativi, delle concezioni dottrinali e delle evoluzioni giurisprudenziali.\r\nL\u2019 oggetto dello studio ha interessato, quindi, quella dichiarazione, comunemente definita come ricognitiva, attraverso cui un soggetto attesta l\u2019esistenza di un diritto reale in capo ad altri.\r\nI tratti distintivi della figura, individuabili nella natura ricognitiva dell\u2019attivit\u00e0 posta in essere dal dichiarante, nell\u2019incidenza della stessa su di un diritto reale, nell\u2019altruit\u00e0 della situazione giuridica riconosciuta, hanno consentito di evidenziare come ad una dichiarazione siffatta possa essere attribuita una specifica rilevanza giuridica.\r\nL\u2019 assenza di una norma generale riferita all\u2019attivit\u00e0 ricognitiva e la mancanza di un chiaro referente normativo circa gli effetti spiegati in tema di diritti reali (a differenza di quanto previsto per i diritti di credito) non possono, infatti, cancellare la natura di contra se pronuntiatio della dichiarazione. \r\nChi riconosce l\u2019esistenza del diritto reale altrui d\u00e0 atto della conformit\u00e0 della situazione riconosciuta alla realt\u00e0, con la conseguenza che tale dichiarazione non \u00e8 irrilevante n\u00e9 secondo il comune sentire n\u00e9 nel mondo giuridico. \r\nInizialmente, sono state enucleate tutte le previsioni particolari contenute nella legge e le ulteriori ipotesi, di conio dottrinale e giurisprudenziale, ascrivibili alla ricognizione di diritti reali, per valutarne effetti e natura.\r\nSuccessivamente, si \u00e8 proceduto ad una disamina del riconoscimento del diritto reale altrui collocandolo nel solco della tradizione sulla ricognizione, utilizzando, quale strumento di supporto all\u2019analisi, il confronto con figure affini quali il negozio di accertamento, la confessione stragiudiziale, la ricognizione di debito.\r\nIn seguito, \u00e8 stato operato un rovesciamento di prospettiva, vagliando la rinnovata vitalit\u00e0 della figura quale forma di emersione dell'effettivo atteggiarsi delle situazioni giuridiche nell\u2019ambito della dinamica contrattuale e processuale, soprattutto con riferimento all\u2019effettiva appartenenza dei beni, alle limitazioni sugli stessi esistenti e a peculiari vicende circolatorie.\r\nAlla luce di tale indagine \u00e8 stato possibile ricondurre l\u2019attivit\u00e0 ricognitiva ai principi generali dell\u2019ordinamento giuridico e dimostrare come la natura relazionale e il carattere contra se del riconoscimento possono essere valorizzati anche in tema di diritti reali, anzitutto sotto il profilo probatorio e sicuramente in danno del dichiarante.\r\nUna simile efficacia non pare porsi in contrasto n\u00e9 con le peculiarit\u00e0 dei diritti reali n\u00e9 tanto meno con l\u2019attivit\u00e0 di valutazione del diritto rimessa (e tendenzialmente riservata) al giudice.\r\nUna conferma dell\u2019impostazione pare rinvenirsi, del resto, nella recente introduzione dell\u2019accordo di mediazione in tema di usucapione, il quale contiene l\u2019asseverazione, da parte di un soggetto, dell\u2019esistenza dei presupposti dell\u2019usucapione a favore di un altro soggetto, assumendo valore nell\u2019ordinamento ex art. 2643 n. 12 bis c.c. ed addirittura legittimando la trascrizione dell\u2019acquisto con effetti di limitata opponibilit\u00e0 ai terzi.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/246883","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"A Multisectoral Analysis for economic policy: an application for healthcare systems and for labour market composition by skills","anno":"2018","abstract":"L\u2019Agenda Digitale Europea stabilisce il ruolo chiave delle tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione (TIC) grazie a un mercato digitale unico basato su internet veloce e superveloce e su applicazioni interoperabili, al fine di ottenere vantaggi socioeconomici sostenibili COM(2010)245. Le TIC producono un'innovazione di prodotto e cambiamenti strutturali all'interno di tutto il sistema economico e possiamo affermare che dal punto di vista multisettoriale hanno un ruolo moltiplicativo sulla crescita economica, poich\u00e9 l\u2019aumento della domanda di TIC stimola a sua volta tutte le altre produzioni. Inoltre come riscontrato in letteratura economica, nelle istituzioni internazionali, nonch\u00e9 confermate dai dati periodici rilasciati dagli uffici statistici nazionali, una maggiore incidenza della popolazione attiva formalmente istruita in associazione con l'adozione delle TIC \u00e8 altamente correlata ad una crescita robusta, sostenibile ed equa. In questo quadro \u00e8 importante valutare il ruolo delle TIC nel sistema economico, in particolare verr\u00e0 analizzato il ruolo delle TIC sia rispetto ad un particolare settore quello della sanit\u00e0, che dal lato dei soggetti che dovrebbero essere parte attiva nella gestione delle TIC ovvero la situazione delle abilit\u00e0 digitali dei lavoratori dipendenti.\r\nIl primo articolo si focalizza sul ruolo delle TIC nella determinazione dell\u2019output del settore sanitario, utilizzando il database WIOD (World Input Output Database), di 24 paesi nell\u2019arco temporale 2000-2014, tenendo conto anche dei differenti sistemi sanitari nazionali. La produzione del settore \u201cSanit\u00e0 e Servizi Sociali\u201d assume, almeno in alcuni paesi specifici, il ruolo di stimolo all\u2019innovazione che compensa ampiamente quello di peso sul bilancio pubblico.\r\nNel secondo articolo analizziamo come l\u2019uso delle TIC stia progressivamente aumentando nel sistema sanitario italiano e in particolare come l'introduzione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), strumento di condivisione dei dati sanitari del singolo cittadino, potrebbe determinare cambiamenti nella produzione sui servizi sanitari. Verranno analizzati gli eventuali cambiamenti strutturali dei processi produttivi e della produzione totale applicando l'Analisi Strutturale di Decomposizione (SDA). La base dati di riferimento sar\u00e0 la tavola di Input-Output riferita a due diversi periodi al fine di individuare i risultati sia degli effetti tecnologici sia della domanda finale a livello settoriale.\r\nInfine l\u2019ultimo articolo ha l\u2019obiettivo di valutare le conseguenze dei cambiamenti nella composizione dell'occupazione per competenza digitale all\u2019interno del flusso di produzione e distribuzione del reddito. Verr\u00e0 costruita una Matrice di Contabilit\u00e0 Sociale (SAM) che consente di rappresentare le relazioni tra i cambiamenti di produzione delle attivit\u00e0 e i cambiamenti di compensazione dei dipendenti per competenze, grado di digitalizzazione e genere. LA SAM sviluppata nel documento \u00e8 relativa all'Italia nel 2013; il lavoro \u00e8 disaggregato in competenze formali \/ non formali \/ informali e, inoltre, competenze digitali \/ non digitali. Le abilit\u00e0 digitali del lavoro seguono la definizione di \u201ccompetenza formale\u201d  della Commissione Europea (2000): i) competenza formale a seconda del livello di istruzione e formazione; ii) competenza non formale acquisita sul posto di lavoro e attraverso le attivit\u00e0 delle organizzazioni e dei gruppi della societ\u00e0 civile; iii) competenza informale non acquisita intenzionalmente durante la vita. In questo quadro \u00e8 stata introdotta un'ulteriore classificazione di input di lavoro basata sull'uso \/ non utilizzo di computer collegati a Internet. Sulla base della SAM, \u00e8 stato implementato un modello multisettoriale esteso. Infine, verr\u00e0 individuata una struttura adeguata di domanda finale che consente di ottenere i migliori risultati in termini di valore aggiunto distribuiti a lavoratori pi\u00f9 qualificati con una elevata competen","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251178","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"CHINA\u2019S INCOME DISTRIBUTION AND TRADE","anno":"2018","abstract":"ARTICOLO 1, DISUGUAGLIANZA DI REDDITO DELLA CINA\r\n\r\nIl PIL pro capite della Cina era di 228,7 dollari nel 1978. Dopo la riforma economica cinese del 1978, l' economia cinese ha continuato a crescere in modo esponenziale. Entro il 2015, il PIL pro capite della Cina \u00e8 salito a 8068,0 dollari. Nel frattempo, la disuguaglianza di reddito della Cina \u00e8 cresciuta rapidamente. Il Coefficiente Gini della Cina era di circa 0,30 nel 1978, e dal 2000 \u00e8 stato superiore a 0,40 la linea internazionale di allerta, e ha raggiunto il picco di 0,49 nel 2009. Negli ultimi anni, \u00e8 in calo e nel 2015 \u00e8 sceso allo 0,46. Dimostra che la disuguaglianza della Cina era ai margini di una scogliera. Questa ricerca ha esaminato la disuguaglianza di reddito della Cina dal 1978. Poi ha analizzato la disuguaglianza di reddito della Cina a diversi livelli (Nazionale, urbano-rurale e regionale) dalla metodologia di revisione letteratura. Sulla base degli studi precedenti, questo articolo conclude che la disuguaglianza della Cina \u00e8 fatta da una serie di politiche che derivano dalla strategia di sviluppo e processo inevitabile durante il periodo di transizione dall' economia di comando all' economia di mercato socialista. Alla fine, questo articolo ha discusso la disuguaglianza di reddito diminuirebbe in futuro considerando le teorie economiche e la strategia della Cina.\r\n\r\nPAROLE CHIAVE: CINA, DISUGUAGLIANZA DI REDDITO\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n\r\nARTICOLO 2, DISUGUAGLIANZA DI REDDITO E IMPORTAZIONE-ESPORTAZIONE DELLA CINA\r\n\r\nDopo la riforma economica 1978, l' economia della Cina ha continuato a crescere in modo esponenziale. Nel frattempo, la disuguaglianza di reddito della Cina \u00e8 cresciuta rapidamente. Il Coefficiente Gini della Cina era di circa 0,30 nel 1978, e dal 2000 \u00e8 stato superiore a 0,40 la linea internazionale di allerta, e ha raggiunto il picco di 0,49 nel 2009. Negli ultimi anni, \u00e8 in calo e nel 2015 \u00e8 sceso allo 0,46. Mostra una curva di forma a U invertita. Inoltre, l' importazione e l' esportazione della Cina sono aumentate notevolmente e vanno forma J. Considerando l' ipotesi di Kuznets, sembra che ci sia un rapporto tra il Coefficiente Gini della Cina e i valori di importazione ed esportazione. Questo articolo ha analizzato l' impatto della disuguaglianza di reddito sull' importazione ed esportazione attraverso il modello di regressione dei dati del pannello. Questo articolo ha preso i dati provinciali dal 2000 al 2012. I risultati indicano che, a livello provinciale, la disuguaglianza di reddito in Cina frena la crescita delle importazioni e delle esportazioni.\r\n\r\nPAROLE CHIAVE: CINA, LIVELLO PROVINCIALE, DISUGUAGLIANZA DI REDDITO, IMPORTAZIONE ED ESPORTAZIONE\r\n\r\n\r\nARTICOLO 3, POVERT\u00c0 MULTIDIMENSIONALE E IMPORT-ESPORTAZIONE DELLA CINA\r\n\r\nSecondo lo standard di povert\u00e0 della Cina 2010, la soglia di povert\u00e0 366 yuan (217,40 dollari) del 1978 stabilito dal Dipartimento di indagine rurale di NBS (National Bureau Of Statistics) della Cina, c' erano 770,39 milioni di persone in zona rurale sotto la soglia di povert\u00e0. Se si tiene conto della popolazione urbana, la popolazione di povert\u00e0 della Cina dovrebbe essere pi\u00f9 numerosa nel 1978. Con lo stesso rapporto, si dice che c' erano 55,75 milioni di persone in zona rurale sotto la soglia di povert\u00e0 2855 yuan (458,38 dollari) nel 2015. La Cina ha ottenuto grandi risultati in materia di riduzione della povert\u00e0. Nel frattempo, l' importazione e l' esportazione della Cina sono aumentando al secondo paese pi\u00f9 grande commercio da un livello molto basso. Questa ricerca parte dal presupposto che la povert\u00e0 pluridimensionale limiti l' accesso all' importazione ed esportazione. Questa ricerca modella la povert\u00e0 multidimensionale delle province in Cina sulla base del Multidimensional Poverty Index, in tal caso, calcola la povert\u00e0 multidimensionale da fuzzy set, e analizza l' impatto della povert\u00e0 multidimensionale sull' importazione ed esportazione alla fine. L'articolo conclude ch","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251179","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"L'impronta ecologica della Regione Marche","anno":"2018","abstract":"Il lavoro di ricerca si basa sul metodo di calcolo dell'impronta ecologica, un indicatore complesso  che permette di stimare l'impatto di una determinata popolazione sull'ambiente attraverso il consumo di risorse e la richiesta di assimilazione di rifiuti da parte di una determinata popolazione e di esprimere queste grandezze in termini di superficie di territorio produttivo corrispondente. \r\nLa tesi \u00e8 divisa in tre singoli lavori accademici: nel primo viene introdotta la metodologia di calcolo e vengono passate in rassegna le principali applicazioni dell'impronta ecologica su scala globale, nazionale e regionale. Vengono inoltre presentati gli altri indicatori affini e complementari all'impronta ecologica capaci di dare una misura al concetto di sostenibilit\u00e0 e di affiancare il PIL nel misurare la situazione economica e sociale di un paese. Infine vengono presentati i principali studi critici sull'impronta ecologica e le risposte da parte dei fautori e sostenitori di questo indicatore. \r\nNel secondo capitolo viene calcolata l'impronta ecologica per la Regione Marche: oltre ad un approfondimento della metodologia di calcolo, con particolare attenzione alle realt\u00e0 sub-nazionali, vengono presentati e discussi i risultati relativi al calcolo dell'impronta ecologica del 2011 e del 2001 per la Regione Marche, sia a livello aggregato che disaggregato, compresa  la simulazione di possibili scenari per valutare eventuali benefici di strumenti atti alla riduzione dell'impronta ecologica.\r\nNel terzo ed ultimo capitolo vengono calcolate le impronte ecologiche di tutte e quattro le regioni del Centro Italia per gli anni 2011 e 2001:  vengono passati in rassegna i principali studi sulle impronte ecologiche regionali italiane e presentati e discussi i risultati aggregati e disaggregati delle regioni Marche, Lazio, Toscana ed Umbria attraverso la comparazione dei valori dell'impronta ecologica.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251180","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"A rank-size approach to the analysis of\r\nsocio-economics data","anno":"2018","abstract":"Questa tesi \u00e8 volta ad investigare due importanti fenomeni, uno naturale ed uno umano. Il primo riguarda i terremoti, mentre il secondo \u00e8 legato al contenuto dei discorsi ufficiali dei presidenti americani. Per il primo caso, il nostro obiettivo \u00e8 quello di definire un indicatore dei danni economici causati dai terremoti, proponendo un indice calibrato su una lunga serie di magnitudo rilevate in lunghi periodi di tempo. Mentre per il caso dei discorsi presidenziali, vogliamo quantificare il loro impatto sul mercato finanziario, in particolare studiamo l\u2019effetto che essi hanno sull\u2019indice \u201cStandard and Poor\u2019s 500\u201d. \r\nIl nostro obiettivo principale \u00e8 quello di contribuire nell\u2019ambito delle scelte di politica economica prendendo in considerazione tali fenomeni ed analizzandoli con un approccio diverso ed innovativo.\r\nL\u2019analisi esposta in questa tesi \u00e8 sviluppata per mezzo di strumenti econofisici strettamente collegati all\u2019ambito dell\u2019analisi \u201crank-size\u201d. Tale analisi consiste nell\u2019uso di una serie di funzioni particolarmente utili per l\u2019esplorazione delle propriet\u00e0 di grandi dataset, anche quando essi sono distribuiti nel tempo e hanno bande di errore non perfettamente definite per via di particolari condizioni di campionamento.\r\nNei capitoli che riguardano i terremoti cos\u00ec come in quelli dedicati all\u2019analisi dei discorsi dei presidenti americani sono mostrati e commentati i risultati di regressioni non lineari impiegate per stimare i coefficienti di varie leggi \u201crank-size\u201d. Tali stime sono state manipolate in modo tale da poter giungere a conclusioni dal rilievo economico. I risultati pi\u00f9 robusti sono stati raggiunti grazie alla straordinaria capacit\u00e0 di interpretare i dati da parte delle leggi \u201crank-size\u201d.\r\nNell\u2019ambito della valutazione dell\u2019impatto economico dei discorsi presidenziali, un\u2019analisi aggiuntiva \u00e8 stata svolta valutando diverse distanze tra serie storiche. In particolare considerando la serie storica delle parole semanticamente legate all\u2019economica e pronunciate dai presidenti americani nel corso della storia e le serie storiche del volume, dei prezzi e dei rendimenti dell\u2019indice \u201cStandard & Poor's 500\u201d. Per questa analisi abbiamo impiegato un approccio probabilistico ed anche uno meramente topologico. Infatti abbiamo misurato l\u2019entropia delle serie storiche e comparato le conclusioni valutando le differenze fra diverse misure di distanza vettoriale.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251181","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"LO SPLENDIDO VIOLINO VERDE DI A. M. RIPELLINO\r\nSaggio di commento","anno":"2018","abstract":"Il lavoro di tesi consiste nel primo commento scientifico a 44 liriche scelte dello Splendido violino verde,\r\nla quinta raccolta poetica di Angelo Maria Ripellino (1923-1978), pubblicata nel 1976. L\u2019apparato esegetico\r\ndi ciascuna poesia \u00e8 suddiviso in un cappello introduttivo, in cui, accanto all\u2019analisi tematica, sono sciolti i\r\nriferimenti eruditi, storici e biografici ed \u00e8 fornito il prospetto metrico, e nelle note esplicative in calce al\r\ntesto, riservate all\u2019analisi puntale degli aspetti retorici e linguistici e alla creazione di un tessuto di rimandi\r\nintertestuali ed extratestuali. Di particolare interesse ai fini del lavoro \u00e8 stata l\u2019analisi, mai effettuata prima,\r\ndella agende manoscritte dell\u2019autore, conservate nel fondo ripelliniano dell\u2019Archivio del Novecento\r\ndell\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma. Queste hanno permesso di indirizzare lo studio sul versante della critica\r\ngenetica, poich\u00e9 contengono appunti di liriche e stralci di versi che costituiscono gli unici avantesti superstiti\r\ndella raccolta. La loro consultazione ha, inoltre, svelato in molti casi l\u2019origine e la natura di alcuni\r\nriferimenti culti celati nelle poesie, confermando il profondo legame tra la scrittura poetica e quella saggistica\r\ne critica dell\u2019autore.\r\nAmpio spazio \u00e8 stato quindi dedicato all\u2019intertestualit\u00e0 e alla ricerca delle numerose e variegate fonti,\r\nche spaziano dalla letteratura italiana medievale, moderna e contemporanea alle letterature straniere. Spicca\r\ninoltre la presenza di fonti relative ad altre arti (teatro, cinema, pittura e musica) che rendono particolarmente\r\ndensa la scrittura lirica ripelliniana. Nel saggio introduttivo si \u00e8 tentato di raccogliere i risultati\r\ndell\u2019analisi puntuale dei testi, facendo emergere le costanti tematiche e stilistiche, con particolare riguardo\r\nper la facies linguistica della raccolta, caratterizzata da molteplici prestiti lessicali dalla tradizione letteraria,\r\nfusi insieme a lessico tecnico, termini quotidiani e numerosi vocaboli stranieri col raggiungimento di uno\r\nstridente espressionismo.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251617","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"\u201cIDENTITY ON THE MOVE\u201d\r\nFOOD, SYMBOLISM AND AUTHENTICITY IN THE ITALIAN-AMERICAN MIGRATION PROCESS","anno":"2018","abstract":"Il mio lavoro di ricerca rappresenta un contributo allo studio dell'esperienza umana dello \u201cspazio alimentare\u201d come costruzione sociale che comprende sia i modelli del comportamento umano, e la loro relazione sensoriale con uno specifico luogo, sia l'imprenditoria etnica.\r\nIl nucleo di questo progetto di ricerca \u00e8 rappresentato da un\u2019indagine multi-generazionale del multiforme processo della migrazione italiana in America, laddove la cultura alimentare viene utilizzata come veicolo per esaminare come gli immigrati abbiano prima perso e poi negoziato una nuova identit\u00e0 in terra straniera. Lo scopo generale della tesi \u00e8 quello di esaminare come il cibo rappresenti un collegamento nostalgico con la patria per la prima generazione, un compromesso culturale per la seconda e un modo per rinegoziare un'etnia ibrida per le generazioni successive. La lente del cibo \u00e8 anche utilizzata per esplorare lo sviluppo dei ristoranti italiani durante il Proibizionismo e il loro ruolo nel processo di omogeneizzazione culinaria e di invenzione della tradizione nel mondo contemporaneo.\r\n  \tPer spiegare come la cucina regionale in America sia diventata un simbolo collettivo di etnia e abbia potuto creare un'identit\u00e0 Italo-Americana nazionale distinta da quella italiana, ho adottato il modello creato da Werner Sollors e Kathleen Neils Cozen e sintetizzato con l'espressione di \u201cinvenzione dell'etnia\u201d.\r\nIl capitolo di apertura esplora  la migrazione su larga scala che ha colpito l'Italia e la storia economica italiana per oltre un secolo e prosegue con un\u2019analisi storica sullo sviluppo dei prodotti alimentari nel tempo. La prima sezione evidenzia il significato culturale dell'alimento e il suo ruolo nella costruzione di un'identit\u00e0 nazionale oltre i confini italiani e prosegue con un\u2019analisi sulla successiva variazione delle abitudini alimentari durante l'immigrazione di massa. Il capitolo conclude illustrando il quadro teorico utilizzato per teorizzare le diverse dimensioni dell'etnia.\r\nPartendo dall'ipotesi che l'identit\u00e0 sia un elemento socialmente costruito e in continua evoluzione, il secondo capitolo \u00e8 dedicato all'analisi della natura mutevole del cibo, esplorata\r\nattraverso tre distinti ma spesso sovrapposti tipi di spazio: spazio della \"memoria individuale\"; spazio della \"memoria collettiva\"; spazio della \"tradizione inventata\".\r\nLo spazio della \u201cmemoria individuale\u201d esplora come i primi immigrati italiani tendevano a conservare le loro tradizioni regionali. Al contrario lo spazio della memoria collettiva osserva il conflitto ideologico emerso tra la prima e la seconda generazione di immigrati italiani, in risposta alle pressioni sociali del paese ospitante. L'analisi termina con la rappresentazione di generazioni successive impegnate a ricreare una cultura separata di cibo come simbolo dell'identit\u00e0 creolata.\r\nIl capitolo tre, il primo capitolo empirico della dissertazione, attraverso l'analisi della letteratura migrante mostra l'importanza del cibo italiano nella formazione dell'identit\u00e0 italo-\r\namericana. Questa letteratura ibrida esamina il ruolo degli alimenti nelle opere letterarie italo-americane di seconda, terza e della generazione contemporanea di scrittori.\r\nIl quarto capitolo completa la discussione seguendo la saga del cibo italiano dai primi\r\nristoranti etnici a buon mercato, frutto della tradizione casalinga italiana, fino allo sviluppo di un riconoscibile stile di cucina italo-americano. A questo proposito, i ristoranti rappresentano una \"narrazione\" etnica significativa che riunisce aspetti economici, sociali e culturali della diaspora italiana in America e fa luce sull'invenzione del concetto di tradizione culinaria italiana dietro le cucine americane. La sezione termina con un'esplorazione del problema moderno relativo al fenomeno dell\u2019Italian \"Sounding\" negli Stati Uniti, basato sulla creazione di immagini, colori e nomi di prodotti molto simili agli equivalenti italiani, ma","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251264","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Faculty Development\r\nCentri di Professionalit\u00e0 Accademica (CPA)","anno":"2018","abstract":"mondo universitario ha subito un\u2019ondata di cambiamenti che si possono ricondurre alla ricerca dell\u2019eccellenza, declinata secondo le due dimensioni della valutazione e della rendicontazione. Tre sono quelli pi\u00f9 evidenti: il primo, il passaggio da una ricerca curiosity driven a una ricerca funzionale al raggiungimento di risultati valutabili in tempi brevi; dalla ricerca pura a quella applicata, da un approccio problem-making a uno problem-solving, da una conoscenza come processo a una conoscenza come prodotto, da un modello disinteressato a uno utilitaristico (Barnett, 1994); il secondo, riguardante l\u2019offerta formativa: dal momento che si \u00e8 modificato il modo di concepire l\u2019apprendimento; i curricula tendono a essere definiti in termini di risultati di apprendimento predefiniti (Blackmore, 2016); il terzo, peculiare della struttura amministrativa: dal momento in cui sono divenute essenziali una serie di nuove sovrastrutture (programmazione, valutazione, controlli, comunicazione) rispetto al mandato originario della struttura universitaria si registra un aumento consistente del personale delle strutture amministrative. Questi cambiamenti devono fare i conti con la perdita di prestigio della vita accademica, il cambiamento del ruolo dello studente, che \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 importante e l\u2019aumento delle procedure burocratiche che rischiano di ingessare un sistema un tempo caratterizzato da un\u2019elevata autonomia.\r\nPer consentire alle strutture universitarie di affrontare le sfide culturali a partire dagli anni Settanta nelle universit\u00e0 nord-americane si sono strutturate iniziative finalizzate allo sviluppo e alla promozione di una migliore offerta formativa. Tali iniziative vengono definite con l\u2019espressione Faculty Development (FD), una policy accademica finalizzata a creare le condizioni per un miglioramento delle competenze di tutti coloro che sono coinvolti nelle attivit\u00e0 svolte in un ateneo. Nella realt\u00e0 italiana emerge la mancanza di una vera politica di formazione al teaching per i ricercatori e i docenti universitari, per non parlare dell\u2019esigenza di superare il pregiudizio, di gentiliana memoria, secondo il quale non \u00e8 necessario apprendere a insegnare, ma sia sufficiente avere successo nella ricerca, cui si aggiunge nell\u2019ultimo decennio una continua e affannata richiesta al personale accademico di azioni organizzative, valutative e documentali, che assorbono tempo e energie senza il supporto di adeguati apparati gestionali e senza predisporre indagini valutative capaci di misurare l\u2019effettivo esito di tutte queste azioni. L\u2019effetto finale \u00e8 un evidente declino (Capano et al., 2017) dell\u2019istituzione universitaria. Si pu\u00f2 ipotizzare che la cultura del organizzazione propria del Faculty Development possa contribuire nel contesto italiano a fornire azioni a supporto del cambiamento: \u00e8 quanto mai essenziale dotare gli atenei di risorse funzionali a riqualificare la vita accademica, fornendo al personale accademico gli strumenti necessari per performare una buona scholarship, realizzare un\u2019efficace offerta formativa e attuare adeguate forme di terza missione, capaci di incrementare la vita culturale della comunit\u00e0. Il presente studio si propone come un\u2019analisi sistematica della letteratura sul tema del Faculty Development, che persegue l\u2019obiettivo di sviluppare una disamina estesa dell\u2019oggetto, in modo che l\u2019esplicitazione della datit\u00e0 raccolta fornisca un\u2019analisi del fenomeno che possa essere di supporto a un\u2019avveduta educational policy nel campo della formazione universitaria.\r\nNel contesto italiano ad oggi non esiste una cultura di attenzione ai contesti di apprendimento universitario. L\u2019offerta formativa \u00e8 concepita come offerta di pacchetti curriculari e la predisposizione delle condizioni di apprendimento per il conseguimento del titolo universitario si risolve nella organizzazione di una serie di lezioni, frontali o labora","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251175","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"GREGORIO NAZIANZENO\r\nEij\" ejpiskovpou\" [carm. II,1,13. II,1,10]\r\nIntroduzione, testo critico, commento e appendici","anno":"2018","abstract":"Invitato a Costantinopoli da una delegazione nicena, che ne chiedeva l\u2019intervento a sostegno della comunit\u00e0 ortodossa locale, Gregorio di Nazianzo accanton\u00f2 il desiderio di dedicarsi alla vita contemplativa e si rec\u00f2 nella Neja \u00d4Rwvmh: non poteva certo immaginare che negli anni trascorsi nella capitale (dagli inizi del 379 al luglio del 381) avrebbe conosciuto, a distanza di breve tempo, l\u2019apice e il fallimento della sua attivit\u00e0 politico-ecclestiastica. Alla guida di un piccolo gruppo di fedeli, radunati in una sala udienze privata ribattezzata Anastasia, Gregorio esercit\u00f2 con impegno i suoi doveri pastorali, spendendosi soprattutto nella lotta dottrinale contro l\u2019eresia ariana. L\u2019elezione come vescovo della citt\u00e0, avvenuta per volere dell\u2019imperatore Teodosio, rappresent\u00f2 il riconoscimento dei meriti del Cappadoce nella restaurazione e nel consolidamento dell\u2019ortodossia nicena, ma, allo stesso tempo, apr\u00ec la strada a una stagione tutt\u2019altro che scevra di asprezze, destinata a lasciare amari ricordi nel cuore dell\u2019autore. Chiamato a presiedere il concilio episcopale del 381, indetto con l\u2019obiettivo di risolvere lo scisma antiocheno e condannare le eresie del tempo, il Nazianzeno speriment\u00f2 sulla propria i conflitti interni ed i giochi di potere cui si era ridotto l\u2019episcopato. Alla malattia, che debilit\u00f2 il fisico dell\u2019autore e ne ostacol\u00f2 la partecipazione a svariate attivit\u00e0 pubbliche, si aggiunse l\u2019ostilit\u00e0 dei colleghi, in particolare di alcuni vescovi egiziani, che contestarono la legittimit\u00e0 della sua elezione sul seggio di Costantinopoli, in quanto gi\u00e0 vescovo nella sede di Sasima. Stanco e malato, amareggiato dai continui scontri e dall\u2019ennesimo attacco subito dagli avversari, Gregorio decise di farsi da parte e, rassegnate le dimissioni dalla cattedra episcopale, lasci\u00f2 Costantinopoli, senza neppure aspettare la conclusione del sinodo. Nella natia Cappadocia, lontano fisicamente dal clima tumultuoso e dai dispiaceri della capitale, ma turbato dalle calunnie e dalle ingiustizie subite da coloro che riteneva amici, il Nazianzeno sfog\u00f2 le proprie delusioni nella scrittura poetica. All\u2019esperienza costantinopolitana e in particolare al contesto delle dimissioni dalla cattedra vescovile fanno riferimento i carmi oggetto di questa tesi di dottorato: II,1,10 (Ai sacerdoti di Costantinopoli e alla citt\u00e0 stessa) e II,1,13 (Ai vescovi), rispettivamente di 18 distici elegiaci e 217 esametri. In essi si intrecciano pi\u00f9 suggestioni: la meditazione e il riecheggiamento interiore degli eventi che hanno coinvolto l\u2019autore, la difesa del suo operato, ma soprattutto la violenta invettiva contro i vescovi, scaturita non solo dal risentimento per le vicende personali, ma dallo sdegno dell\u2019autore per la corruzione morale e l\u2019impreparazione della gerarchia ecclesiastica. La tesi di dottorato si apre con una bibliografia ricca e aggiornata degli studi concernenti il Cappadoce; in essa sono indicati i diversi contributi, cui si fa riferimento nel mio lavoro. Segue un\u2019ampia introduzione che presenta i carmi sotto molteplici aspetti. Dal momento che l\u2019invettiva contro i vescovi costituisce l\u2019argomento principale di entrambi i\r\ncomponimenti, ho approfondito innanzitutto questo aspetto, ripercorrendone le testimonianze nell\u2019esperienza biografica e nell\u2019opera letteraria dell\u2019autore: da quanto emerso, la polemica contro la gerarchia ecclesiastica raggiunge certamente il suo apice negli eventi costantinopolitani, ma non va ad essi circoscritta, dal momento che se ne ha traccia anche negli scritti gregoriani riconducibili ai primi anni del sacerdozio e al periodo successivo al ritorno a Nazianzo. Si \u00e8 cercato poi di stabilire la data di composizione dei carmi in analisi, che, dati i contenuti, furono sicuramente scritti dall\u2019autore nel periodo di ritorno in patria, fase in cui gli studiosi collocano buona parte della produzione poetica del Cappadoce. P","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251619","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La Regola per ben confessarsi di Giacomo della Marca: edizione e commento linguistico.","anno":"2018","abstract":"Tutta le ricerche riguardanti la confessione prendono avvio \u2013 e non potrebbe che essere cos\u00ec \u2013 dal Concilio Lateranense IV del 1215 e in particolare dalla disposizione 21, meglio nota con il suo incipit Omnis utriusque sexus. \r\n\u00c8 per far fronte all\u2019adempimento di tale disposizione (che prescrive l\u2019obbligatoriet\u00e0 annuale alla confessione per tutti i fedeli di entrambi i sessi, come il testo ci dice) che si sviluppa una letteratura finalizzata a istruire sia i sacerdoti (al tempo impreparati a svolgere il ruolo di confessori), sia i penitenti. \r\nQuesti manuali si moltiplicano con l\u2019avvento della stampa a caratteri mobili; in particolare si sviluppa il genere delle confessioni generali: opuscoli di poche pagine in cui si fornisce al penitente una guida all\u2019esame di coscienza attraverso un particolareggiato elenco di peccati. \r\nA questo filone appartiene la Regola per ben confessarsi di Giacomo della Marca, sicuramente uno dei predicatori pi\u00f9 noti dell\u2019Osservanza francescana. \r\nIl confessionale, scritto sia in latino (con il titolo di De confessione) che in volgare, \u00e8 un\u2019opera molto nota e diffusa. Viene presentato un elenco di tutti i peccati possibili, organizzati secondo un\u2019ampia variet\u00e0 di griglie concettuali: i dodici articoli della fede; i sette vizi capitali; i dieci comandamenti; i cinque sensi corporali; i sette sacramenti; le sette opere della misericordia corporale e spirituale; le tre virt\u00f9 teologali e i doni dello Spirito Santo, ecc. \r\nL\u2019importanza e la diffusione del testo sono testimoniate dalle otto edizioni a stampa segnalate tra il 1465 e il 1550 (cfr. Jacobson Schutte 1983: 208-209). Sono censiti anche tre manoscritti: il codice 33, posseduto dalla Biblioteca francescana e picena di Falconara Marittima; il Ricc. 341, presente presso la Biblioteca Riccardiana di Firenze e il manoscritto 2806, conservato presso la Biblioteca Augusta di Perugia. Nonostante ci\u00f2 il testo non \u00e8 stato oggetto di uno studio critico approfondito.  \r\nPer tale motivo, il mio lavoro si \u00e8 posto l\u2019obiettivo di approntare l\u2019edizione del testo di uno dei maggiori rappresentanti del francescanesimo marchigiano, fornendo un ulteriore tassello per lo studio di quel settore della letteratura penitenziale costituito dai confessionali. \r\n\r\nLa collazione dei manoscritti e delle stampe ha rivelato la complessa situazione testuale: gli esemplari non derivano tutti dallo stesso originale ma sono copie di testi diversi. Nell\u2019impossibilit\u00e0, quindi, di ricostruire validamente la volont\u00e0 d\u2019autore, ho scelto di riportare in edizione il testo della Biblioteca di Falconara, ritenendo che questo codice rappresenti il bon manuscrit perch\u00e9 lo considero portatore del testo \u2018reale\u2019, circolato al suo tempo; questo esemplare, infatti, ha un nucleo comune a tutti, presente in una forma n\u00e9 troppo stringata n\u00e9 troppo estesa.\r\nNella seconda parte del mio lavoro, il testo \u00e8 stato oggetto di un commento linguistico basato sulla veste fonetica, morfologica e sintattica, in primo luogo; successivamente mi sono concentrata su un\u2019analisi di tipo pragmatico-testuale, fondata sulla teoria delle tradizioni discorsive, cos\u00ec come \u00e8 stata elaborata in ambito tedesco. Lo scopo della mia ricerca \u00e8 stato quindi quello di rendere nota una delle opere che maggiormente si inscrive nel clima religioso Quattrocentesco e di evidenziare se i suoi caratteri linguistici, confrontati con opere appartenenti allo stesso genere, possano codificare  una vera e propria tradizione discorsiva.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251618","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LE STRAGI E LO STATO. NARRAZIONI SU CARTA DELLO STRAGISMO ITALIANO:CRONACA, MEMORIA E STORIA.","anno":"2018","abstract":"Oggetto del presente studio \u00e8 la narrazione pubblica delle stragi degli anni Settanta, realizzata attraverso il filtro della carta stampata di ieri e di oggi. In particolare, le stragi delle quali \u00e8 stato ricostruito il pubblico racconto sono quelle di Milano (12 dicembre 1969), di Brescia (28 maggio 1974) e di Bologna (2 agosto 1980). \r\nL\u2019interesse di ricerca \u00e8 nato dalla percezione di un vuoto storiografico rispetto all\u2019\u201cimpressione di realt\u00e0\u201d - quindi all\u2019immaginario - che nel corso dei decenni quotidiani e periodici nazionali hanno edificato riguardo allo stragismo neofascista. \r\nIn generale, l\u2019eversione di destra \u2013 seppur oggetto di preziosi studi - \u00e8 stata meno analizzata rispetto a quella di sinistra e quello che \u00e8 divenuto il cosiddetto \u201ccaso Moro\u201d, perch\u00e9 sovente stigmatizzata come subalterna allo Stato e quindi priva di una sua dimensione particolare.\r\n\u00c8 esattamente in questo spazio che la ricerca s\u2019inserisce, guardando alla storia d\u2019Italia attraverso l\u2019interpretazione dello stragismo offerta dall\u2019informazione a stampa.\r\nLa scelta della fonte giornalistica come fonte storica per analizzare le categorie interpretative e i quadri di riferimento messi a disposizione dell\u2019opinione pubblica, ha richiesto di tenere in considerazione gli elementi distintivi del giornalismo italiano e i suoi rapporti con il contesto politico nazionale coevo alle stragi, con attenzione anche per i cambiamenti occorsi nel tempo nel mondo dell\u2019informazione e nel panorama internazionale, definendo un arco temporale che dal 1969 giunge sino al 2017. Inoltre, gli scenari politici sovranazionali della Guerra Fredda sono costantemente richiamati in virt\u00f9 dell\u2019intima connessione fra eversione di destra, forze dell\u2019ordine e servizi di sicurezza italiani da un lato, ed equilibri geopolitici internazionali dall\u2019altro.\r\nSi \u00e8 scelto di attingere a numerose testate nazionali per dare conto delle diverse linee editoriali, delle molteplici caratterizzazioni politiche delle stesse, dei differenti stili comunicativi e della pluralit\u00e0 di lettori cui ogni quotidiano o periodico \u00e8 destinato. \r\nFra gli archivi storici pi\u00f9 attenzionati emergono quelli del \u201cCorriere della Sera\u201d, \u201cLa Stampa\u201d,\u201cla Repubblica\u201d, \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d, \u201cIl Giorno\u201d, \u201cLa Notte\u201d, \u201cLa Nazione\u201d, \u201cL\u2019Avanti!\u201d, \u201cil Manifesto\u201d, \u201cLotta Continua\u201d, \u201cUmanit\u00e0 Nova\u201d, \u201cIl Popolo\u201d, \u201cil Secolo d\u2019Italia\u201d, \u201cCandido\u201d e \u201cil Borghese\u201d.\r\nA ogni strage \u00e8 stato dedicato uno specifico capitolo in cui sono introdotti i fatti e gli esiti giudiziari, analizzate le prime reazioni della stampa, ricostruiti gli anni dei processi e la ricezione delle sentenze, sino a riproporre l\u2019eco pubblica delle opere che nel corso dei decenni sono intervenute sul tema. \r\nGli articoli di cronaca e gli editoriali di approfondimento analizzati permettono di vagliare la riproposizione su carta delle versioni ufficiali delle forze dell\u2019ordine, della magistratura e della politica; le memorie dei protagonisti degli eventi e l\u2019analisi offerta dagli opinion makers che di volta in volta hanno raccontato le stragi dell\u2019Italia repubblicana (giornalisti, storici, magistrati, scienziati sociali).\r\nL\u2019ultimo capitolo \u00e8 stato invece dedicato al problema della Memoria e dei suoi rapporti con la Storia, analizzando la produzione memorialistica degli ex terroristi, delle vittime di prima, seconda e terza generazione, sino al tema della riconciliazione e della pacificazione.\r\nSi \u00e8 dunque ricostruito il dibattito sviluppatosi \u201ca caldo\u201d ed \u201cex post\u201d, nella consapevolezza che l\u2019informazione e la comunicazione pubblica della Storia sono fondamentali per la storicizzazione del passato traumatico della Nazione.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251127","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"IL TEATRO ROMANO DI POLLENTIA-URBS SALVIA","anno":"2018","abstract":"Il presente lavoro nasce con l\u2019obiettivo primario dello studio organico del teatro romano della citt\u00e0 di Pollentia-Urbs Salvia. Sebbene infatti sulla citt\u00e0 e sui suoi principali monumenti esista un\u2019ampia letteratura e rilevanti contributi recenti, ancora sostanzialmente inedito sin dalle prime indagini scientifiche condottevi a partire dalla met\u00e0 del secolo scorso, rimaneva proprio l\u2019edificio teatrale. Questo, quale monumento chiave nell\u2019ambito dell\u2019urbanistica della citt\u00e0 tardo-repubblicana e augustea ed \u00e8 oggetto infatti, nel corso degli anni, di brevi cenni e di contributi parziali ma mai esclusivi.\r\nUn nuovo rilievo del monumento ha consentito di chiarirne la genesi e l\u2019esistenza di diverse fasi architettoniche giungendo alla precisazione cronologica di quattro diverse fasi edilizie. Una prima fase relativa all\u2019impianto dell\u2019edificio originario inquadrabile tra la fine dell\u2019et\u00e0 tardo-repubblicana, contestualmente alla fondazione della colonia e il 23 d.C., anno entro il quale, come documentata dall\u2019epigrafe di C. Fufius Geminus, il primo teatro dovette essere completato. Una seconda fase inquadrabile orientativamente tra l\u2019et\u00e0 tiberiana e l\u2019et\u00e0 claudia che, in concomitanza con la costruzione dell\u2019imponente complesso del tempio-criptoportico - conclusione monumentale della risistemazione urbanistica della citt\u00e0 avviatasi in et\u00e0 augustea -, vede il massiccio intervento di ampliamento strutturale e planimetrico dell\u2019edificio; una terza ed ultima fase in et\u00e0 domizianea che, come documentato anche dall\u2019epigrafe di C. Salvius Liberalis e C. Salvius Vitellianus, \u00e8 contrassegnata da una serie di interventi di ornamento e restauro e, soprattutto, dalla costruzione del piazzale porticato restrospiciente l\u2019edificio stesso. Sulla base dell\u2019inquadramento cronologico di una parte delle sculture provenienti dal teatro a tale fase pare verosimile ipotizzare sia seguita, in et\u00e0 adrianea-antonina, un\u2019ulteriore fase forse dedita all\u2019abbellimento della ornamentazione dell\u2019edificio. \r\nCon l\u2019obiettivo di una comprensione organica del monumento si \u00e8 infine proceduto all\u2019esame dei materiali architettonici, scultorei ed epigrafici da esso provenienti. Il lavoro di raccolta e censimento svolto sui materiali provenienti dai vecchi scavi effettuati ha messo in evidenza la dispersione, per alterne vicende, di gran parte del materiale e l\u2019inevitabile decontestualizzazione del restante e reso necessaria un\u2019analisi di tipo essenzialmente archivistico e bibliografico, focalizzata soprattutto sul consistente apparato scultoreo ritenuto appartenente all\u2019edificio, finalizzata ad istituire nuovamente la connessione tra contesto di provenienza e documentazione d\u2019archivio. Sebbene solo in casi isolati, ed esclusivamente per le sculture, sia stato possibile giungere ad ipotizzare la collocazione precisa di taluni elementi nell\u2019ambito dell\u2019edificio stesso, l\u2019indagine effettuata sugli elementi ornamentali ed epigrafici \u00e8 risultata di fondamentale importanza per meglio definire e sostanziare le diverse fasi edilizie e di ristrutturazione individuate ed all\u2019interno delle quali gli stessi materiali sembrano trovare oggi una pi\u00f9 adeguata collocazione cronologica e stilistica","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/251615","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"GREEN ECONOMY AND MICROALGAE WITH THE CONTRIBUTION OF FUNCTIONAL FOODS TO SUSTAINABLE DEVELOPMENT","anno":"2017","abstract":"L\u2019elaborato descrive il contributo degli alimenti salutistici allo sviluppo sostenibile. Tale contributo \u00e8 reso possibile dal modello economico della green economy, vale a dire da un tipo di economia \u201ccircolare\u201d, che prevede l\u2019impiego intelligente e poi la riutilizzabilit\u00e0 delle risorse.\r\nIl mondo scientifico, industriale ed istituzionale da anni si impegnano a trovare soluzioni innovative in grado di risolvere i problemi innescati dagli attuali modelli economici come la scarsit\u00e0 di terreni arabili, l\u2019inefficiente utilizzo di risorse, l\u2019aumento di sostanze inquinanti, l\u2019emissioni di anidride carbonica, la finitezza delle risorse e l\u2019aumento dei prezzi. \r\nLe microalghe hanno dimostrato nel tempo una gran capacit\u00e0 di adattamento a condizioni ambientali severe, velocit\u00e0 nella riproduzione, elevati principi nutritivi, propriet\u00e0 energetiche, capacit\u00e0 di assorbimento dei metalli pesanti e anidride carbonica. In altre parole, possiedono la capacit\u00e0 di rispondere a problemi quali la scarsit\u00e0 di risorse, inquinamento ambientale, efficienza delle risorse, salute ed inclusivit\u00e0 sociale.\r\nGreenTech SrL, vincitrice dello SME Instrument \u2013 Fase 1 dell\u2019Horizon 2020, propone un\u2019innovazione di processo, che prevede l\u2019utilizzo di scarti reflui provenienti di aziende agroalimentari, come i frantoi e le aziende casearie, allo scopo di coltivare la microalga, in particolar modo Arthrospira Platensis (Spirulina), destinata ad uso alimentare. Il contenuto nutrizionale rende questo cianobatterio particolarmente adatto per essere utilizzato come ingrediente di alimenti salutistici. \r\nL\u2019elaborato consente di conoscere il concetto di microalga, i sistemi produttivi, le applicazioni finora conosciute, il nascente mercato relativo alla produzione e commercializzazione su larga scala, l\u2019azienda GreenTech SrL e il progetto ReSpirA. L\u2019elaborato si chiude con l\u2019approfondimento degli aspetti normativi europei in materia alimentare.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239020","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Il divieto dei patti successori","anno":"2017","abstract":"L'indagine ha ad oggetto il rapporto fra l'autonomia privata - analizzata sotto la lente del principio di autodeterminazione - e il divieto dei patti successori, sancito nell'articolo 458 c.c - ovvero il divieto di vincolarsi contrattualmente. \r\nLa trattazione, attraverso lo studio delle tradizioni e senza sottovalutare le nuove esigenze sociali, valorizza l'assetto costituzionale - senza tralasciare la nuova dimensione europea del diritto successorio, alla luce della recente applicazione del regolamento (UE) n. 650\/2012 in materia di successioni - che oggi mal si concilia con il divieto in esame: appurando, di conseguenza, che il divieto di vincolarsi in ambito successorio non \u00e8 pi\u00f9 accettabile.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239961","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"L\u2019ABUSO DEL DIRITTO E BUONA FEDE NEI RAPPORTI SOCIETARI","anno":"2017","abstract":"Nel rapporto societario, la tutela riservata ai soci in caso di esercizio abusivo delle prerogative attribuite agli stessi (i.e. l\u2019esercizio di voto) risulta lacunosa e insoddisfacente. Invero, l\u2019impugnazione delle delibere adottate con i voti esercitati abusivamente trova quale rimedio l\u2019invalidit\u00e0 delle stesse (e l\u2019eventuale risarcimento dei danni) per abuso della regola di maggioranza; mentre, dinanzi l\u2019abuso di minoranza, l\u2019unica tecnica rimediale ammessa in giurisprudenza \u00e8 il risarcimento del danno. L\u2019indagine si concentra, quindi, sulla ricostruzione della struttura delle due figure giurisprudenziali e delle fattispecie in cui, generalmente, vengono configurate. A conclusione della stessa indagine emerge, per\u00f2, che, ai fini della configurazione dell\u2019abuso della regola di maggioranza o dell\u2019abuso di minoranza, costituisce requisito essenziale e imprescindibile la dimostrazione dell\u2019intento di ledere l\u2019interesse degli altri soci, nonostante il sindacato dell\u2019esercizio del diritto del socio avvenga alla stregua della buona fede oggettiva. E\u2019 noto, infatti, che i soci devono esercitare il diritto di voto (quale atto di esecuzione del contratto di societ\u00e0) nel rispetto della regola di buona fede oggettiva, in quanto regola precettiva generale. Sicch\u00e9, si ritiene necessario prendere in esame il rapporto sussistente tra l\u2019abuso del diritto e l\u2019operativit\u00e0 della regola di buona fede oggettiva. Va evidenziato, allora, che il dibattito dottrinale sul divieto di abuso del diritto, soprattutto in ambito civile, \u00e8 tutto fuorch\u00e9 sopito. L\u2019indagine prosegue, pertanto, nel senso di delineare la figura del divieto di abuso del diritto e di verificarne l\u2019effettiva utilit\u00e0 in tema di obbligazioni e contratti. A termine di tale ricostruzione si sostiene l\u2019inutilit\u00e0 dell\u2019impiego di questa figura, giacch\u00e9 la funzione ad essa attribuita viene pienamente soddisfatta dalla buona fede e correttezza. Quest\u2019ultima, infatti, oltre ad indirizzare il titolare del diritto nell\u2019esercizio dello stesso, viene assunta dal giudice quale strumento di valutazione e qualifica del comportamento tenuto, ovvero quale strumento di contemperamento degli interessi delle parti, ovvero ancora come strumento di imposizione di obblighi accessori, anche positivi, diretti a salvaguardare gli interessi delle altre parti. In tal modo, la buona fede oggettiva opera anche in funzione integrativa \u2013 correttiva sul fondamento logico-giuridico del riconoscimento della predetta regola quale limite \u00abinterno\u00bb degli atti di autonomia privata. Da ci\u00f2 consegue che il giudice, anche in ambito societario, pu\u00f2 sindacare l\u2019esercizio delle prerogative attribuite ai soci alla luce della sola buona fede oggettiva, senza dover necessariamente impiegare, quale tecnica argomentativa, il divieto di abuso del diritto. E, sempre in applicazione della buona fede oggettiva, si potrebbe ritenere legittima l\u2019imposizione di obblighi positivi in capo sia ai soci che alla societ\u00e0. Tale clausola generale, quindi, se applicata in tal senso, potrebbe offrire una tutela ai soci di gran lunga maggiore e pi\u00f9 ampia rispetto a quella scaturente dalla configurazione dell\u2019abuso del diritto e delle figure giurisprudenziali ad oggi impiegate (l\u2019abuso della regola di maggioranza e l\u2019abuso di minoranza), in quanto tutte richiedenti inevitabilmente la dimostrazione dell\u2019intento soggettivo: prova questa difficilmente dimostrabile.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239960","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Contratto di rete e network contract","anno":"2017","abstract":"Lo studio affronta un\u2019analisi sistematica e comparatistica dell\u2019istituto del contratto di rete con il network contract inglese. Il contratto di rete \u00e8 stato introdotto nell\u2019ordinamento giuridico italiano con la legge n.33\/2009 al fine di incentivare la cooperazione tra imprese e la competivit\u00e0 nel mercato.\r\nLa ricerca si sviluppa in tre direzioni principali corrispondenti ai primi tre capitoli. Il quarto capitolo \u00e8 dedicato all\u2019osservazione delle modalit\u00e0 di cooperazione tra imprese nello specifico settore del trasporto marittimo e, in particolare, dei servizi portuali. Le conclusioni sono dedicate alle prospettive di internazionalizzazione dell\u2019istituto auspicate anche dal legislatore italiano.\r\nNell\u2019attuale panorama economico caratterizzato da trasformazioni del sistema produttivo, il contratto di rete permette di regolare la cooperazione tra imprese offrendo una disciplina flessibile capace di adattarsi alle esigenze specifiche delle imprese in rete e alle oscillazioni del mercato.\r\nLa prima parte del lavoro affronta un\u2019esegesi sistematica della disciplina del contratto di rete con il diritto della concorrenza nazionale ed europeo.\r\nAnche se sul piano logico la cooperazione si contrappone alla competizione, gli accordi di cooperazione, tra i quali rientra il contratto di rete, sono in genere considerati compatibili con il diritto della concorrenza.\r\nSolo qualora l\u2019intesa incide negativamente sulla concorrenza deve considerarsi applicabile il divieto espresso dall\u2019art. 101 TFUE e considerare il contratto affetto da nullit\u00e0. Tale compatibilit\u00e0 non pu\u00f2 ricavarsi dalla circostanza che le parti abbiano adottato lo schema negoziale del contratto di rete astrattamente previsto dal legislatore ma richiede una verifica concreta del programma comune di rete.\r\nIl programma comune diviene, pertanto, un elemento centrale oltre che essenziale del contratto e la sua indeterminatezza rende nullo il contratto ai sensi dell\u2019art.1346 c.c..\r\nSecondo la definizione fornita dal legislatore il programma di rete prevede un\u2019ampia gamma di varianti ammettendo la possibilit\u00e0 di collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all\u2019esercizio delle imprese, scambiarsi informazioni o prestazioni oppure esercitare in comune una o pi\u00f9 attivit\u00e0 rientranti nell\u2019oggetto della propria impresa.\r\nMolte categorie di accordi di cooperazione rientranti nell\u2019oggetto del contratto di rete hanno contenuti che per diffusione e rilevanza sono oramai tipizzate e disciplinate dal legislatore comunitario che le ha contemplate in regolamenti di esenzione per categoria. \r\nIn tale quadro normativo \u00e8 stato necessario verificare altres\u00ec la compatibilit\u00e0 del sistema di agevolazione fiscale a favore delle reti di impresa con le norme europee in materia di aiuti di Stato.\r\nIl secondo capitolo \u00e8 dedicato ad un\u2019analisi teoretica degli elementi essenziali, delle caratteristiche della struttura contrattuale e delle principali questioni che caratterizzano la disciplina del contratto di rete, oltre all\u2019indicazione degli aspetti che distinguono la rete da istituti limitrofi come il consorzio e l\u2019a.t.i..\r\nIl nuovo tipo contrattuale di aggregazione tra imprese si configura come contratto plurilaterale con comunione di scopo capace di generarsi con una struttura pi\u00f9 organizzata o di limitarsi a regolare i rapporti tra le singole imprese.\r\nLa flessibilit\u00e0 che caratterizza l\u2019istituto e che si concretizza nella possibilit\u00e0 opzionale di articolare i rapporti tra imprese in modo strutturato, prevedendo un\u2019organizzazione stabile e un patrimonio separati da quelli delle rispettive imprese, ha suscitato in dottrina molte perplessit\u00e0 circa l\u2019individuazione della disciplina applicabile e la definizione della natura del fenomeno.\r\nLe ambiguit\u00e0 maggiori che la normativa presenta sono nella forma pi\u00f9 evoluta e strutturata di rete, senza l\u2019opzione della soggettivit\u00e0 giuridica.\r\nL\u2019attribuzione dell","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239958","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"PARTECIPAZIONE E PROCESSI DECISIONALI PUBBLICI: LA SFIDA ATTUALE DEL COSTITUZIONALISMO","anno":"2017","abstract":"Sempre pi\u00f9 di frequente, i legislatori e i policy-makers fanno riferimento alla necessit\u00e0 di\r\n\u201caprire\u201d i processi decisionali ai cittadini. In tale maniera, nel discorso dei rappresentanti politici,\r\nverrebbe riconosciuta ai destinatari delle norme giuridiche e delle policies la possibilit\u00e0 di divenire\r\n\u2018co-autori\u2019 di queste. Questa tendenza, direttamente legata agli scopi delle teorie deliberative della\r\ndemocrazia e agli strumenti della democrazia partecipativa, si manifesta nel ricorso alla\r\nconsultazione pubblica quale strumento privilegiato nella costruzione dell\u2019interazione tra istituzioni\r\ne societ\u00e0.\r\nLe norme che regolano l\u2019utilizzo di strumenti deliberativo\/partecipativi e le esperienze\r\nattuative hanno un carattere multiforme, essendo riconducibili a fonti giuridiche e documenti di\r\nvario genere (leggi ordinarie o regionali, decreti ministeriali, raccomandazioni, circolari, etc.),\r\nprodotti a diversi livelli di governo (da quello sovranazionale a quello locale, nel quadro dell\u2019assetto\r\ncostituzionale della forma di Stato territoriale e nel contesto istituzionale comunitario della c.d.\r\n\u2018multilevel governance\u2019).\r\nLo sviluppo del presente lavoro di Tesi nasce dalla volont\u00e0 di osservare e concettualizzare,\r\nmediante un\u2019analisi delle principali tipologie di norme e interventi realizzati in tal senso (v. Cap. III,\r\nIV e V), le caratteristiche salienti dei tentativi di implementazione degli strumenti partecipativi nei\r\nprocessi decisionali dei vari livelli di governo. Nel condurre tale lavoro, lo sforzo dominante \u00e8 stato\r\nprincipalmente orientato a comprendere se gli strumenti giuridici predisposti nelle norme\r\nconsentono effettivamente (e non di meno efficacemente ed efficientemente) di creare condizioni\r\nottimali per l\u2019attivazione, la promozione e lo svolgimento delle consultazioni, e quindi del\r\ncoinvolgimento dei cittadini nelle decisioni (e nelle operazioni di gestione) della cosa pubblica.\r\nSembra importante segnalare come gli strumenti di tipo partecipativo in seno ai\r\nprocedimenti di produzione di norme e policies abbiano incontrato (e incontrino), nel contesto\r\nitaliano, pervicaci resistenze nell\u2019attuazione. In particolare, le criticit\u00e0 si addensano intorno\r\nall\u2019attuazione a livello statale e a livello regionale, ove la consultazione \u00e8 rimasta \u201cimpantanata\u201d\r\nnelle maglie di ben determinati aspetti degenerativi della democrazia rappresentativa, ricollegabili\r\nalla deriva partitocratica e a precise pratiche dei rappresentanti eletti (particolarmente abituati alla\r\ngestione diretta del consenso). Ne sono prova le vicende relative alla mancata attuazione delle\r\nanalisi di impatto della regolamentazione (in tal senso viene offerta ricostruzione delle vicende\r\ngovernative e regionali, accompagnata da un case study su una sperimentazione condotta in\r\nUmbria).\r\nSi tratta di epifenomeni che non possono per\u00f2 costituire, da soli, una valida base di partenza\r\nper una critica alla partecipazione e verso gli strumenti di democrazia partecipativa: ci\u00f2 perch\u00e9 il\r\ntentativo di implementare tali strumenti si \u00e8 spesso realizzato sotto condizioni non ottimali, in\r\ncontesti e attraverso procedure altamente esposte a effetti distorsivi (spesso determinati dalle\r\nrefrattariet\u00e0 proprie della cultura politica sottesa all\u2019azione dei rappresentanti e degli amministratori,\r\nma anche di natura fortemente operativa, per esempio nella selezione delle tecniche e degli\r\nstrumenti utilizzati, etc.).\r\nLe crescenti critiche alla rappresentanza politica e alla pubblica amministrazione, seppur\r\nlegittime come stimolo, non possono per\u00f2 scivolare in forme di banalizzazione. La crisi di fiducia\r\nrilevabile nei cittadini verso le istituzioni \u00e8 un fenomeno complesso, che coinvolge elementi\r\ncontestuali locali, nazionali e sovranazionali, ma difficilmente \u2013 nella maggioranza dei casi\r\nrilevabili nel contesto europeo \u2013 pu\u00f2 dirsi scollegato dalla crisi economic","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239796","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LA SEMANTICA DEI DIRITTI FONDAMENTALI NELLA \u00abSOCIET\u00c0 DELLA SOCIET\u00c0\u00bb","anno":"2017","abstract":"La presente ricerca rappresenta un lavoro di stampo teorico riguardante l\u2019analisi della semantica (intendendo con questo termine il patrimonio concettuale a disposizione nella societ\u00e0) relativa ai cosiddetti \u2018diritti fondamentali\u2019 nell\u2019odierna societ\u00e0-mondo \u2013 una realt\u00e0 caratterizzata da una crescente interconnessione a livello planetario tanto dei processi economico-finanziari che di quelli socio-culturali (con ricadute importanti sia per le entit\u00e0 statali, amministrative e giuridiche che per gli individui), con il risultato dell\u2019affermazione di una rete comunicativa di dimensioni globali.\r\nSi intende condurre una riflessione critica su quei diritti che nella modernit\u00e0, e apparentemente sempre pi\u00f9 oggi, vengono rivendicati, anzitutto a livello individuale (ma non esclusivamente), come essenziali ed irrinunciabili.\r\nTale riflessione, di stampo sociologico \u2013 che si radica nell\u2019interesse per uno dei temi fondativi della disciplina, il rapporto individuo\/societ\u00e0 e, pi\u00f9 nello specifico, nell\u2019analisi delle forme in cui le due dimensioni vengono concepite nella storia e delle risultanze di tali realizzazioni \u2013 parte dal presupposto dell\u2019\u2018artificialit\u00e0\u2019 di tali diritti (ovvero della loro dimensione storica), e tenta di analizzare da un lato la progressiva affermazione di alcuni \u2018valori\u2019 (in particolare quello della \u2018dignit\u00e0 umana\u2019) riconosciuti come universali, e lo scarto rispetto all\u2019effettivo riconoscimento di tali valori a livello giuridico (norme); dall\u2019altro, in termini squisitamente sociologici e sulla scorta della riflessione di stampo socio-sistemico di Niklas Luhmann, di interrogarsi sull\u2019effettiva funzione che tali diritti rivestono nella societ\u00e0.\r\nAl lavoro del sociologo tedesco viene dedicata un\u2019attenzione particolare, a partire dal testo Die Gesellschaft der Gesellschaft, compimento di un trentennale progetto di ricerca, in cui il tema dei diritti fondamentali ha avuto un ruolo importante: al centro di uno dei suoi primi lavori (I diritti fondamentali come istituzioni), \u00e8 stato successivamente ripreso in altre forme (articoli, conferenze e pubblicazioni varie).\r\nUno degli snodi principali del presente lavoro risiede in concetti quali \u2018persona\u2019, \u2018soggetto\u2019, \u2018individuo\u2019: essi descrivono l\u2019affermazione in Occidente di una specifica concettualizzazione dell\u2019essere umano inteso come ente autoreferenziale, la cui legittimit\u00e0 e i cui diritti trovano fondazione in lui stesso, e non pi\u00f9, come in passato, in un \u2018ordine naturale\u2019. Tale concettualizzazione si riflette dunque in maniera decisiva sulla visione dei diritti fondamentali, che sono appunto, anzitutto e per la maggior parte, diritti del singolo.\r\nUna parte del lavoro \u00e8 dedicata ad un caso di studio, e riguarda l\u2019analisi di uno specifico diritto fondamentale, quello alla salute. Il contesto selezionato \u00e8 quello brasiliano: si cercher\u00e0 di capire se il concetto di marca tipicamente occidentale di \u2018diritti fondamentali\u2019 regga in quel contesto, quale sia in esso la concezione relativa alla \u2018salute\u2019 (quali riferimenti sono presenti nel diritto, sia nelle norme di livello costituzionale che quelle di rango inferiore? C\u2019\u00e8 adesione e riconoscimento rispetto ad altri documenti e norme internazionali? Ha senso parlare \u2013 e se s\u00ec, in che termini \u2013 di \u2018diritto alla salute\u2019?) e di rintracciare specifiche criticit\u00e0, in particolare riguardo eventuali contrasti fra il diritto alla salute ed altri diritti fondamentali.\r\nDi seguito i principali aspetti della ricerca:\r\n\u2022\tda una prospettiva giuridica:\r\n\uf02d\tbreve ricostruzione storica basata sui principali documenti giuridici riguardanti i d.f. (Costituzioni nazionali, trattati internazionali, Carte, etc.);\r\n\uf02d\trassegna dei diritti fondamentali (analisi delle norme pi\u00f9 frequentemente riconosciute a livello mondiale e dei principali valori che si vanno","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239795","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"COMUNICAZIONE TRA SISTEMI AUTOPOIETICI:\r\nLA CONNETTIVITA\u2019 FUNZIONALE E LA RESILIENZA SISTEMICA","anno":"2017","abstract":"La teoria generale elaborata da Niklas Luhmann si basa sulla differenziazione funzionale e sulla chiusura operativa, che rendono possibile l\u2019autopoiesi del sistema sociale. Tuttavia nel contesto attuale, i mutamenti sociali, la globalizzazione, la digitalizzazione, costituiscono fattori di cambiamento che implicano la necessit\u00e0 di rivedere criticamente la teoria, individuando gli elementi di scollamento tra i presupposti teorici e la realt\u00e0 fattuale. \r\nIn particolare sembra emergere, nel sistema sociale, la tensione tra il mantenimento dell\u2019identit\u00e0 e la necessit\u00e0 di adeguarsi ai mutamenti esterni. Dunque si propone lo spostamento dell\u2019attenzione dal centro del sistema verso i confini, grazie a una prospettiva dinamica che metta al centro della riflessione non pi\u00f9 il sistema stesso ma il suo ambiente. \r\nPer quanto riguarda l\u2019approccio metodologico, la teoria generale dei sistemi si caratterizza per il carattere universalistico. Pertanto anche la lettura critica, che utilizza l\u2019ampio kit concettuale elaborato da Luhmann, mantiene un alto livello di astrazione e, seguendo l\u2019esempio dello stesso Luhmann che attinge da scienze quali la Biologia e la Cibernetica, si impiegano concetti che nascono nell\u2019ambito di altre discipline. Nello specifico sono stati adottati concetti dell\u2019economia (analisi di mercato, trade-off, equilibrio, punto di ottimo), delle scienze ambientali (resilienza), dell\u2019analisi matematica (proporzionalit\u00e0 inversa, punto di tangenza); infine sono stati coniati nuovi concetti quali \u201cSocial Heritage\u201d, \u201caccoppiamenti staminali\u201d, \u201cconnettivit\u00e0 funzionale\u201d, \u201cresilienza sistemica\u201d.\r\nCon riferimento all\u2019articolazione tematica dell\u2019elaborato, nella prima parte viene  presentato in modo sintetico l\u2019impianto concettuale della teoria generale dei sistemi. Data la vastit\u00e0 e la ricchezza della produzione teorica di Luhmann, l\u2019esposizione si limita all\u2019approccio generale e ad alcuni aspetti che ne costituiscono il fondamento teorico. Di seguito si passa all\u2019analisi di tre sistemi parziali: il \u201csistema giuridico\u201d, il \u201csistema dei mass media\u201d e il \u201csistema dell\u2019arte\u201d. Si parte dalle definizioni di Luhmann e di altri autorevoli studiosi, per poi tentare interpretazioni originali, in linea con le caratteristiche della societ\u00e0 contemporanea. \r\nSenza nessuna pretesa di esaustivit\u00e0, nell\u2019ambito circoscritto dei sub-sistemi vengono analizzati specifici meccanismi che intervengono nella riproduzione del sistema e sono utili a indagarne i confini e i collegamenti con l\u2019ambiente. A questo scopo vengono descritte alcune tendenze attuali  del sistema giuridico, quali il \u201cneo-pluralismo\u201d e il \u201ctrans-costituzionalismo\u201d, per poi applicare l\u2019 \u201canalisi di mercato\u201d al sistema e sperimentare un modello interpretativo nuovo. La funzione della memoria sociale viene inquadrata in un arco di lungo periodo con riferimento all\u2019evoluzione dei mezzi di comunicazione, per proporre meccanismi riproduttivi del sistema dei mass media che tengano conto del ruolo costruttivista dei social network.  Infine viene preso in considerazione il sistema dell\u2019arte. Si parte dall\u2019analisi dei fenomeni di distruzione delle opere d\u2019arte durante i periodi di mutamento dell\u2019ordine sociale, per interpretare, come in una sorta di ri-orientamento gestaltico, il Cultural Heritage quale mezzo di formazione e trasmissione dell\u2019identit\u00e0 sociale. Dallo zoom del caso empirico, l\u2019ottica si apre al grandangolo del processo di produzione e autoriproduzione del sistema.\r\nI tre sistemi parziali presentano caratteristiche funzionali differenti. Tuttavia \u00e8 possibile individuare meccanismi evolutivi simili, estensibili all\u2019intero sistema sociale. In particolare emerge il ruolo preminente dell\u2019 \u201caccoppiamento strutturale\u201d con il \u201csistema psichico\u201d (definito accoppiamento staminale) nella genesi ","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239794","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"TOWARD A NEW SUSTAINABLE DEVELOPMENT FOR CHINA:\r\nAN ENVIRONMENTAL MULTISECTORAL MODEL USING A SOCIAL ACCOUNTING MATRIX","anno":"2017","abstract":"Nella definizione pi\u00f9 conosciuta, data dal rapporto di Brundtland, il termine \u201csviluppo sostenibile\u201d significa integrare gli obiettivi economici, sociali e ambientali della societ\u00e0, al fine di massimizzare il benessere umano nel presente senza compromettere la capacit\u00e0 delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni (ONU 1987). Negli ultimi anni, quest\u2019ultimo ha rappresentato un importante obiettivo di politica economica per tutti i paesi del Mondo come conseguenza della forte presa di coscienza riguardo ai cambiamenti climatici che hanno portato a numerose problematiche ambientali. Generalmente, le politiche rivolte alla protezione dell\u2019ambiente consistono in una serie di misure orientate a migliorare l'efficienza sul consumo di energia e a ridurre i comportamenti inefficienti. L'utilizzo di tali strumenti, mirati a ridurre la quantit\u00e0 di emissioni e a promuovere la conservazione dell'ambiente in base ad accordi internazionali, in alcuni casi viene tutt\u2019ora scoraggiato da alcuni politici e governi che interpretano queste misure come un peso per lo sviluppo di alcune economie. (Ciaschini and all, 2009)\r\nDopo anni di dialogo difficile e forte il dibattito con i paesi occidentali sulle questioni relative alla tutela dell'ambiente e alla riduzione delle emissioni di CO2, l'emergenza ambientale \u00e8 ufficialmente entrata nel programma di governo della Cina. Questo \u00e8 certamente un passo importante verso la realizzazione di un'azione unica contro il cambiamento climatico, tuttavia, la questione ambientale in Cina deve essere affrontata e dibattuta come una \"rivoluzione culturale\" che coinvolge tutti gli attori del sistema economico, dalle attivit\u00e0 produttive ai settori istituzionali. L\u2019incredibile crescita economica della Cina, nel corso degli ultimi tre decenni, \u00e8 attribuita soprattutto al suo impressionante sviluppo industriale; infatti la Cina ad oggi nonostante i numerosi progressi in tema ambientale, \u00e8 ancora come uno dei maggiori produttori di emissioni biossido di carbonio (CO2) dovuto soprattutto al massiccio utilizzo del carbone come fonte di energia. (IEA, 2014).\r\nTuttavia, la Cina, sta facendo progressi significativi nella lotta contro i cambiamenti climatici, tra cui l'impegno espresso durante la Conferenza sul Clima di Parigi (COP21) a ridurre al massimo le emissioni di carbonio entro il 2030. Il Governo Cinese, attraverso l\u2019obiettivo di riduzione dell\u2019uso del carbone ad elevate intensit\u00e0 energetica a favore di produzione di energie rinnovabili pi\u00f9 pulite, ha chiaramente indicato che il Paese ha gi\u00e0 iniziato a spostarsi verso un modello di sviluppo ecologicamente ed economicamente pi\u00f9 sostenibile. \r\nIl tredicesimo piano quinquennale (2016-2021), in linea con i precedenti, contiene molte proposte di programmi che si rifanno direttamente o indirettamente ai principi dello sviluppo sostenibile: come la riduzione della povert\u00e0 ed una migliore tutela dell\u2019ambiente. In particolar modo, essi comprendono la riforma dei territori rurali, uno sviluppo industriale meno inquinante e pi\u00f9 pulito, la promozione di veicoli ad energie rinnovabili, la protezione delle foreste, una gestione efficiente delle acque, ed un miglioramento del sistema di protezione sociale volto a ridurre il livello di povert\u00e0 della popolazione. Tuttavia, anche se l'obiettivo politico cinese di costruire una \u201csociet\u00e0 socialista armoniosa\u201d non \u00e8 nuovo, questo ancora non \u00e8 stato raggiunto. Quindi, alla luce di quanto detto, ci si \u00e8 chiesti: come pu\u00f2 la Cina riequilibrare la sua economia per affrontare al meglio le relative sfide di sradicamento della povert\u00e0, riduzione delle ineguaglianze e protezione dell'ambiente?\r\nConsiderando la seguente domanda di ricerca, l'obiettivo di questo lavoro \u00e8 studiare l'impatto economico di politiche ambientali volte alla riduzione delle emissioni di CO2 tenendo in considerazione l\u2019analisi di distribuzione del reddito cinese. Il quadro di riferimento scelto, \u00e8 la matrice di co","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239793","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"LA DISOCCUPAZIONE COME PROBLEMA STRUTTURALE.\r\nIL RUOLO E I LIMITI DELL\u2019OCCUPATORE DI ULTIMA ISTANZA","anno":"2017","abstract":"Negli ultimi anni si \u00e8 aperto un ampio dibattito sulla disoccupazione. Si pensa spesso che tale fenomeno sia solamente un prodotto recente scaturito dalla crisi del 2008 che, partita dagli Stati Uniti, ha investito duramente gran parte delle economie occidentali. Per analizzare nel modo pi\u00f9 consapevole tale fenomeno occorre effettuare un\u2019analisi rivolta a un periodo di tempo maggiore. Se si inizia a partire dal 1995, si possono notare per l\u2019Italia, la presenza di tre sotto-periodi. Il primo \u00e8 quello che copre il periodo fino al 2001 in cui \u00e8 possibile osservare una sorta di recupero dell\u2019occupazione che aveva subito un grave colpo dalla crisi valutaria del 1992. Il secondo periodo analizzato si pu\u00f2 considerare concluso nel 2007. Questo, antecedente alla crisi, mostra come i risultati relativi all\u2019occupazione iniziano a peggiorare in modo costante e continuo. Nel 2008 esistevano gi\u00e0 le basi di un problema occupazionale, acuito dalla crisi a livello mondiale che incider\u00e0 pesantemente nel terzo periodo, quello che arriva fino ai giorni nostri.\r\nNel valutare la disoccupazione \u00e8 quindi necessario soppesare quanto questa sia un fenomeno strutturale, legato a un progressivo cambiamento nelle condizioni lavorative nel nostro Paese, inserito, per\u00f2, in un contesto europeo, che proprio nell\u2019anno in cui l\u2019Italia sperimentava una delle sue maggiori crisi (1992), iniziava ad assumere l\u2019attuale nome e un\u2019importanza sempre maggiore nelle dinamiche politiche ed economiche. Se la disoccupazione \u00e8 analizzata come problema strutturale del sistema, che si stava manifestando gi\u00e0 agli inizi del 2008 e che \u00e8 stava aggravata, ma non generata dalla crisi scoppiata in questo anno, \u00e8 necessario analizzare quali sono gli strumenti all\u2019interno del sistema economico che permettono di spiegare il fenomeno della disoccupazione.\r\nLa presenza di livelli pi\u00f9 o meno elevati, il loro persistere e la possibilit\u00e0 di attuare strategie per ridurla in modo permanente dipendono da quali assiomi economici si utilizzano per interpretare la realt\u00e0 circostante. Se infatti si utilizza il pensiero mainstream dominante, quello basato soprattutto sulla Nuova Macroeconomia Keynesiana, si afferma che l\u2019equilibrio occupazionale \u00e8 ottenuto nel lungo periodo, quando si raggiunge la neutralit\u00e0 della moneta. Nel breve periodo i prezzi, invece, sono vischiosi, cio\u00e8 \u00e8 necessario un certo periodo di tempo affinch\u00e9 essi reagiscono ai cambiamenti intervenuti nel sistema economico, e questo impedisce il raggiungimento dell\u2019equilibrio nel mercato del lavoro anche se si effettuano interventi di politica economica, dato che questi sortiranno i loro effetti solo nel breve periodo, mentre nel lungo si torner\u00e0 a un livello di disoccupazione pari al precedente e con un livello dei prezzi aumentato. Dato che l\u2019obiettivo di tale politica economica \u00e8 quello di mantenere inalterato un certo livello dei prezzo si mostrer\u00e0 come questo sia compatibile con un unico livello di disoccupazione possibile, definito naturale (NAIRU).\r\nTale visione economica non \u00e8 l\u2019unica che pu\u00f2 essere utilizzata per analizzare il sistema economico: si pu\u00f2 avere una prospettiva post-keynesiana. In base a questa esiste un certo livello di disoccupazione nel sistema economico di tipo involontario che non viene riassorbita nemmeno nel lungo periodo. Per cercare di fronteggiare questo problema \u00e8 necessario porre il pieno impiego come uno degli obiettivi della politica economica, dato che il sistema economico non \u00e8 in grado di fornire in modo autonomo lavoro a chiunque ne faccia richiesta. Alcuni autori hanno cercato di rispondere al problema strutturale della disoccupazione proponendo l\u2019implementazione del datore di lavoro di ultima istanza. Tra questi si hanno Wray, Thcerneva, Sawyer, Minsky, Lerner, Harvey, Gordon e Killingsworth. Nei loro lavori essi affrontano il tema dell\u2019occupatore di ultima istanza definendo cosa esso sia, e c","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239792","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"THE ECONOMIC ANALYSIS OF THE  INTERNATIONAL ESPRESSO COFFEE MARKET","anno":"2017","abstract":"La presente ricerca \u00e8 frutto di un progetto di Dottorato \u201cEureka\u201d, un particolare percorso dottorale promosso da Regione Marche al fine di coniugare progetti di ricerca applicata in grado di creare sinergie tra le Universit\u00e0 e le imprese del territorio.\r\nQuesta ricerca in particolare nasce con l\u2019intenzione di coniugare le metodologie di ricerca nell\u2019ambito della politica economica che vengono utilizzate nell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Macerata con le necessit\u00e0 di studio dei mercati dell\u2019area marketing della Nuova Simonelli S.p.A..\r\nIn particolare l\u2019azienda che ha preso parte a questo progetto di ricerca si occupa della produzione e commercializzazione di macchine professionali per il caff\u00e8 espresso. Di qui la necessit\u00e0 di comprendere il ruolo del caff\u00e8 espresso nei mercati internazionali.\r\nCon il presente lavoro si vuole indagare il funzionamento della filiera del caff\u00e8 ed in essa il ruolo svolto dalle macchine professionali per caff\u00e8 espresso.\r\nSi proceder\u00e0 dunque ad uno studio che si compone di tre diverse parti: dapprima con un\u2019analisi del settore di sbocco del bene, si proseguir\u00e0 un\u2019analisi della filiera del caff\u00e8 con uno studio sulla trasmissione dei prezzi della commodity all\u2019interno della stessa supply chain, infine si andr\u00e0 ad analizzare i mercati esteri caratterizzanti il Made in Italy approfondendo in particolar modo l\u2019export delle macchine professionali per caff\u00e8 espresso.\r\nLe tre parti della tesi sono in s\u00e9 autonome ma allo stesso tempo, se prese insieme, contribuiscono a dare una migliore visione del settore economico oggetto di studio.\r\nInizialmente viene sviluppata un\u2019analisi del settore di sbocco del caff\u00e8 espresso, ossia quello denominato HoReCa (hotel-restaurant-caf\u00e8).\r\nIn mancanza di una letteratura che dia una visione generale del mercato mondiale di questo settore tenendo in considerazione il ruolo della diffusione delle macchine italiane per il caff\u00e8 espresso, \r\nSi va quindi ad individuare lo sviluppo del settore HoReCa in relazione alla diffusione del caff\u00e8 espresso. Questa \u00e8 un\u2019analisi esplorativa del mercato globale nella quale si individuano le relazioni tra i vari attori che operano in questa filiera.\r\nAl fine di individuare le relazioni strategiche tra i vari attori viene preso come riferimento il framework teorico delle cinque forze di Porter. Vengono utilizzati quindi dati secondari da testi scientifici, analisi di mercato ed articolo di riviste specializzate per individuare i ruoli dei diversi agenti economici che operano in questo mercato.\r\nNe viene fuori un quadro di riferimento che evidenzia le relazioni tra i vari player sottolineando le opportunit\u00e0 del produttore di macchine da caff\u00e8 in un mercato di sbocco in espansione. Dall\u2019altro lato viene sottolineato come il mercato HoReCa faccia riferimento ad un\u2019ampia serie di fornitori dei quali la produzione di macchine da caff\u00e8 ne \u00e8 solo un elemento importante per il prodotto ma secondario a livello di costo.\r\nSe la crisi economica di inizio millennio ha influito nel settore HoReCa lo ha fatto soprattutto attraverso la trasformazione del settore. In generale la ristorazione, resistendo bene allo shock del 2008, ha ripreso un percorso di crescita nonostante parte dei consumatori abbiano preferito deviare i consumi verso forme pi\u00f9 economiche di caff\u00e8. In questa crescita le differenti tipologie di punti vendita hanno assunto caratteristiche sempre pi\u00f9 ibride, cos\u00ec che anche nei bar \u00e8 ridimensionato il ruolo del caff\u00e8, che invece ha acquisito spazio in altre tipologie di servizio. In questo contesto le grandi catene internazionali hanno assunto un ruolo importante nella diffusione di stili di consumo occidentali. Con questi cambiamenti del mercato, il ruolo delle macchine tradizionali, eccellenza italiana potrebbero soffrire della concorrenza estera delle superautomatiche.\r\nViene poi analizzata l\u2019intera filiera del caff\u00e8. Vengono sottolineate le differen","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239788","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Analysis of gender-sensitive policies through CGE models: the Italian case.","anno":"2017","abstract":"L'integrazione di genere in tutte le aree delle scelte politiche e in tutte le fasi del processo decisionale \u00e8 fortemente raccomandata dall'Unione Europea e rappresenta un risultato che gli Stati Membri dovrebbero realizzare nel momento in cui viene messa in atto qualsiasi misura politica. La parit\u00e0 tra donne e uomini \u00e8 un valore fondamentale e un driver per la crescita economica. L'aumento dell'occupazione femminile \u00e8 visto come un obiettivo chiave da raggiungere per promuovere i valori di uguaglianza e inclusione sociale che sono alla base dei principi dell'Unione Europea. \r\nUn maggiore inserimento delle donne nella vita economica e sociale potrebbe avere un impatto diretto sul reddito disponibile delle famiglie, sui consumi e, in un circolo virtuoso del reddito, sulla produzione totale soprattutto in paesi come l'Italia, dove ancora oggi persistono forti disparit\u00e0 sociali, culturali ed economiche tra uomini e donne. Il numero di donne occupate sul totale della forza lavoro, in Italia, \u00e8 ancora molto al di sotto della media UE ed \u00e8 concentrato in pochi settori professionali. Inoltre, la partecipazione femminile \u00e8 strutturalmente correlata con le difficolt\u00e0 nel conciliare le diverse esigenze e bisogni familiari. \r\nConcentrandosi su questi aspetti, la disponibilit\u00e0 di supporto effettivo e potenziale diventa critica. Vi \u00e8 un ampio consenso, tra i politici e accademici, che le misure di intervento dovrebbero essere concentrate nella realizzazione di politiche volte ad aumentare i tassi di occupazione. La partecipazione femminile e maschile nel mercato del lavoro dovrebbe essere esaminata attentamente e le decisioni dei policy-maker dovrebbero garantire un percorso di integrazione l\u00e0 dove emergono squilibri che scoraggiano la partecipazione femminile. Ci\u00f2 diventa possibile scegliendo misure corrette di politica economica in grado di incoraggiare e stimolare la domanda di lavoro femminile senza trascurare il tasso di occupazione e la crescita del reddito. La questione di genere dovrebbe pertanto essere integrata con altre variabili economiche che si osservano generalmente partendo dalla fase della produzione alla formazione della domanda finale passando attraverso la formazione e distribuzione del reddito. \r\nLo scopo di questo lavoro di tesi \u00e8 quello di contribuire all'analisi della questione di genere in Italia, attraverso la progettazione di una serie di politiche volte a stimolare l'occupazione e testare l'impatto di queste politiche sull\u2019intero sistema economico.  A tal fine, l'analisi multisettoriale offre la possibilit\u00e0 di identificare la domanda di lavoro in base al genere e rilevare come il reddito, disaggregato anch\u2019esso per genere, viene ripartito e distribuito permettendo in tal modo di valutare correttamente l'impatto generale di qualsiasi politica di genere sul sistema economico.\r\nQuesto tipo di analisi richiede la costruzione di uno strumento utile ed efficiente che comprenda al suo interno il flusso circolare del reddito e che tenga conto della domanda di lavoro, dando un quadro completo della forza lavoro. A tal fine, \u00e8 stata costruita una matrice di contabilit\u00e0 sociale (SAM) per l'Italia per il 2012, che contiene attributi di genere. La SAM \u00e8 una struttura flessibile che descrive tutti i flussi che si svolgono all\u2019interno dell\u2019intero sistema economico, con particolare attenzione al ruolo della distribuzione secondaria del reddito. La lettura del SAM permette di tracciare il flusso circolare del reddito dalla sua generazione alla distribuzione, fino all'uso finale. Oltre a fornire un quadro coerente della struttura di un'economia, le tavole SAM vengono utilizzate come database per la calibrazione di modelli Computazionali di Equilibrio Economico Generale (CGE), che valutano gli effetti di shock economici.\r\nLa gender-sensitive SAM costruita nel presente lavoro, fornisce i dati necessari per lo sviluppo di modelli CGE collegati al genere, in grado di valutare in modo ","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239785","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Il ruolo dell\u2019autonomia della volont\u00e0 nel diritto internazionale privato delle successioni","anno":"2017","abstract":"L\u2019entrata in vigore del regolamento (UE) n 650\/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012 relativo alla \u201ccompetenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all\u2019esecuzione delle decisioni e all\u2019accettazione e all\u2019esecuzione degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo\u201d  (di seguito anche regolamento successioni) ha segnato un punto fondamentale nella costruzione di un sistema uniforme di diritto internazionale privato europeo. Le nuove regole, entrate in vigore il 16 agosto 2012, sono divenute applicabili negli Stati membri dell\u2019Unione europea a tutte le successioni che si sono aperte a partire dal 17 agosto 2015. Il regolamento, per\u00f2, non si applica alla Danimarca, che non partecipa all\u2019adozione di atti adottati dall\u2019Unione europea in materia di libert\u00e0, sicurezza e giustizia, in virt\u00f9 del protocollo n 22 allegato ai trattati istitutivi dell\u2019Unione europea. Esso non si applica nemmeno a Regno Unito e Irlanda, dal momento che entrambi i Paesi hanno deciso di non avvalersi del loro diritto di effettuare l\u2019opt-in  previsto dal Protocollo n\u00b0 21 allegato ai trattati. Quindi, in questa prospettiva appare necessario sottolineare che quando il regolamento successioni fa riferimento agli Stati membri, si riferisce unicamente agli Stati membri vincolati dal regolamento. \r\nIl nuovo testo \u00e8 uno strumento legislativo coerente e completo. Uno dei suoi aspetti pi\u00f9 rilevanti, che pu\u00f2 aumentare in maniera considerevole la possibilit\u00e0 di effettuare una pianificazione successoria, riguarda, in particolare, la possibilit\u00e0 di poter scegliere la legge applicabile alla successione. Nondimeno, alcune problemi pratici di coordinamento potrebbero derivare dal non aver armonizzato, almeno non fino ad oggi, settori contigui del diritto. A ben vedere tuttavia , questa \u00e8 una mancanza inevitabile vista l\u2019incompletezza della codificazione di diritto internazionale privato intrapresa dall\u2019Unione europea, a cui il regolamento, tuttavia, d\u00e0 certamente un importante contributo.\r\nLe nuove norme sembrano particolarmente importanti per diverse ragioni. Senza alcun dubbio, uno di questi \u00e8 il ruolo che il nuovo testo europeo riserva all\u2019autonomia delle parti in un campo, quello successorio, tradizionalmente estraneo a riconoscere ampio spazio all\u2019autonomia delle parti, soprattutto in alcuni Paesi di civil law.\r\nIl ruolo specifico che il nuovo regolamento riserva all\u2019autonomia delle parti offre l\u2019opportunit\u00e0 di soffermarsi sul potenziamento del ruolo dei soggetti privati nel diritto internazionale privato europeo che consente loro di scegliere non solo la legge applicabile, ma in alcuni casi specifici, anche il foro competente. In questo senso, il presente lavoro si propone di chiarire come il ruolo della scelta di legge nell\u2019ambito delle successioni transfrontaliere si sia notevolmente accresciuto. \r\nIl primo capitolo si concentra su una panoramica generale di come l\u2019autonomia delle parti si sia sviluppata come criterio di collegamento nel diritto internazionale privato e quale sia stato il dibattito dottrinale sviluppatosi intorno a tale concetto. Il punto di riferimento \u00e8 la teoria Mancini sulla base della quale si \u00e8 avuto cura di esaminare le posizioni dottrinali e la giurisprudenza di riferimento precedente e successiva (ci si riferisce, in particolare, alla teoria dell\u2019incorporazione, alla teoria legale, al  coordinamento tra i sistemi giuridici e alla teoria del foro competente). \r\nIl secondo capitolo si concentra su una prospettiva comparatistica concentrandosi sul ruolo che l\u2019autonomia della volont\u00e0 riveste nelle esperienze nazionali pi\u00f9 rilevanti (ad esempio in Italia, Germania, Francia, Spagna) e sui pi\u00f9 significativi risultati ottenuti a livello internazionale, per lo pi\u00f9 dalla Convenzione dell\u2019Aja di diritto internazionale privato. Il lavoro pone particolare attenzione al ruolo","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239781","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"TRANSNATIONAL NETWORKS AND THE ITALIAN REINVENTION OF WALT WHITMAN, 1870-1930","anno":"2017","abstract":"Questo studio ha come obiettivo quello di fornire la pi\u00f9 completa e variegata analisi della ricezione italiana dal 1870 al 1930 finora effettuata, e di inaugurare un nuovo approccio allo studio della ricezione di Whitman nel mondo in termini di reti transnazionali. Costruisco paragoni e paralleli con la ricezione di Whitman in altre scene e Paesi, e discuto la circolazione delle idee e l\u2019esistenza di connessioni tra persone, eventi, testi e contesti che hanno animato la rete transnazionale di cui l\u2019Italia ha fatto parte.\r\nLo studio della reinvenzione attiva della poesia di Whitman \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 per esplorare una serie di contatti e incontri cross-culturali ed un modo di indagare su come e cosa i lettori e scrittori italiani hanno percepito e hanno voluto percepire nell\u2019espressione dell\u2019 \u201cAmerica\u201d di Whitman. Per i letterati italiani, leggere Whitman, fargli eco, \u201cimitare\u201d la sua poesia, o anche criticarla e opporvisi, fu sempre un modo di andare \u201coltre\u201d la propria presente, situata italianit\u00e0, e di confrontarsi e dialogare con l\u2019idea di alterit\u00e0, di \u201cAmerica\u201d, di modernit\u00e0. Leggere, tradurre, e rispondere a Whitman fu un potente modo di interrogare, ridefinire, innovare e spesso attaccare la letteratura e cultura italiana.\r\nIl mio approccio metodologico \u00e8 basato sulla combinazione di tecniche usate negli studi storico-letterari, studi della ricezione, letteratura comparata, studi della traduzione, e sulle mie abilit\u00e0 multilinguistiche. Studio la storia della pubblicazione e circolazione in Italia di scritti critici e creativi relativi alla poesia di Whitman e descrivo i contesti culturali e cross-culturali, storici, sociali e politici in cui hanno avuto origine. Ricerco l\u2019esistenza di connessioni intertestuali leggendo i testi letterari in lingua originale, e fornendo traduzioni e valutazioni comparative. Analizzo le traduzioni della poesia di Whitman in lingua italiana e discuto le loro peculiarit\u00e0 e il ruolo da loro giocato nel disseminare l\u2019interesse nel poeta americano. Assegno particolare rilevanza a materiali documentari come manoscritti, corrispondenze, bozze di traduzioni e copie di libri di Whitman, materiali spesso non presi in considerazione in simili studi precedenti, e che ho potuto trovare e consultare in biblioteche, archivi e collezioni private italiane.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239368","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"MUSICA E CULTURA DELLE MINORANZE MONGOLE NELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE.\r\nL\u2019ETNIA BARGA","anno":"2017","abstract":"Oggetto di questa tesi \u00e8 lo studio della musica tradizionale dell\u2019etnia mongola nella Repubblica Popolare Cinese (nella localizzazione geografica della Mongolia Interna, zona di origine dell\u2019autrice), con specifico caso di studio del gruppo tribale dei Barga, relativamente al quale \u00e8 stata condotta la ricerca sul campo. \r\nLa struttura della tesi segue un percorso indicizzato sui due piani: da un lato, sulla riflessione musicologica e metodologia di studio, dall\u2019altro sulla fenomenologia antropologica e culturale. Questo macro-disegno \u00e8 suddiviso, nella trattazione, in tre parti.\r\nLa prima parte, di ordine epistemologico, traccia in chiave diacronica e sincronica un confronto tra lo studio delle musiche tradizionali in occidente (dalle prime attestazioni storiche alla vergleichende Musikwissenschaft, fino alla etnomusicologia) e in Cina. Si evidenziano cos\u00ec fattori critici di approccio scientifico in quest\u2019ultima, dovuti al ritardo storico con cui paradigmi e modelli, in particolare relativi al rapporto tra musica e cultura, sono stati recepiti. Si propongono anche delle linee di riflessione ed integrazione epistemologica, anche in chiave post-coloniale.\r\nLa seconda parte introduce la complessa problematica socio-antropologica dalla situazione delle minoranze culturali cinesi. Ne identifica le coordinate socio-politiche con espresso riferimento alla cultura musicale, affrontando il problema dell\u2019eredit\u00e0 culturale, dell\u2019identit\u00e0 e delle strategie di conservazione istituzionalizzate. Sempre procedendo dal generale a particolare, s\u2019introducono lineamenti della cultura mongola all\u2019interno della Cina, in un excursus antropologico che illustra vari e diversificati aspetti, e in particolare le forme e strutture fondamentali delle pratiche ed espressioni musicali, senza mai perdere di vista la loro connessione al sostrato culturale.\r\nNella terza parte, come esito di una ricerca sul campo, si verificano tutte le problematiche emerse dalla riflessione epistemologica con oggettivo riferimento al gruppo tribale dei Barga, un laboratorio di grande interesse in quanto ancora sospeso tra tradizione e modernit\u00e0. Di questo gruppo si ripercorre la storia, si illustra l\u2019antropologia, identificandone i tratti culturali che a loro volta sono implementati nelle concezioni, forme e comportamenti musicali. Per questo fine, i materiali raccolti nella ricerca sono stati analizzati attraverso trascrizioni in notazione musicale, instaurando un costante dialogo con gli informatori, in un lavoro analitico che ha identificato le problematiche contemporanee che ruotano attorno alle polarit\u00e0 di patrimonializzazione e trasformazione. Per lo studio di queste ultime dinamiche si \u00e8 fatto ricorso al modello teorico della Teoria della Musiche Audiotattili, con il quale sono stati analizzati i fenomeni di trasformazione delle musiche tradizionali, oltre a rilevare delle linee di oggettivo indirizzo che l\u2019etnomusicologo contemporaneo, in dialogo con i musicisti della tradizione, pu\u00f2 contribuire a formulare ed orientare.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239350","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Parole nuove dal giornalismo. Analisi delle novit\u00e0 lessicali nei mass media dell\u2019informazione, per una ridefinizione del concetto di Neologia","anno":"2017","abstract":"Il presente lavoro costituisce il risultato di tre anni di ricerca sulla neologia. I suoi scopi fondamentali sono di quattro ordini:\r\n\uf0b7 il primo, nato come ipotesi teorica da testare applicativamente, \u00e8 quello di dimostrare la possibilit\u00e0 di considerare la neologia attraverso un\u2019ottica alternativa rispetto a quella tradizionale. Ci\u00f2 implica, innanzitutto, affiancare alla visione della neologia come fenomeno creativo, e per questo indagato dal punto di vista essenzialmente morfologico e morfo-sintattico, quella di fenomeno ricettivo e dialogico-comunicativo;\r\n\uf0b7 il secondo, naturale portato del precedente, \u00e8 quello di verificare l\u2019efficienza e l\u2019efficacia del nuovo assetto teorico attraverso la sua messa in opera nello studio della neologia in uno specifico linguaggio settoriale;\r\n\uf0b7 il terzo riguarda il campo massmediatico e consiste nel dimostrare che la preminenza del fenomeno neologico nel linguaggio giornalistico \u00e8 dovuta alle funzioni comunicativo-testuali proprie dei lessemi neologenici;\r\n\uf0b7 il quarto riguarda, infine, la ricezione dei fenomeni neologici e consiste nel verificare, ipotizzandone l\u2019esistenza, fino ad oggi smentita in letteratura, di una competenza neologica comune, parte della competenza linguistica degli individui, rispetto alle RFP e ai meccanismi neologenici della propria lingua madre (per noi, l\u2019italiano).\r\nLa presente trattazione \u00e8 articolata in quattro capitoli, ai quali \u00e8 affidato il compito di illustrare i percorsi tracciati dalla ricerca in ciascuno dei quattro obiettivi scientifici.\r\nIl Cap. I descrive la necessit\u00e0 di ripensare al fenomeno neologico attraverso la costruzione di una teoria unitaria che si fa carico del superamento delle difficolt\u00e0 e delle disarticolazioni di quelle tradizionali e dell\u2019istituzione di un pi\u00f9 proficuo legame tra neologia e Lessicografia e che, dall\u2019altra, \u00e8 in grado di dare conto degli aspetti di rilievo sociologico della performance neologica, soprattutto sul versante della ricezione: la qualit\u00e0 e lo statuto neologici e l\u2019accettabilit\u00e0 delle nuove parole.\r\nL\u2019architettura della teoria unitaria della neologia si fonda anche su un rinnovato apparato nomenclatorio, per cui vengono introdotte e definite nuove etichette metalinguistiche che indicano con maggior cura i risvolti sociolinguistici e testuali che il fenomeno porta con s\u00e9: in particolare,\r\nviene assegnata una nuova gerarchizzazione alle categorie di neologismo (sostanzialmente abbandonata), neoformazione e neosemia, con l\u2019introduzione delle nuove classi di Espressione A Valenza Neologenica (quale arci-fenomeno) e di Neologenia (acquisita al posto di quella di neologismo, poich\u00e9 descrive meglio le caratteristiche salienti dei fenomeni testuali coinvolti e risulta pi\u00f9 comprensiva delle loro varie manifestazioni linguistiche).\r\nLa definizione di Neologenia come fenomeno lessicale neoforico introduce e spiega il cuore della teoria unitaria presentata, ovvero la considerazione dell\u2019evento linguistico nuovo, non pi\u00f9 e non solo come prodotto di RFP, ancorch\u00e9 legato alla capacit\u00e0 creatrice e creativa dei parlanti, bens\u00ec come luogo marcato retoricamente. La neologenia \u00e8 cio\u00e8 una figura retorica, che coinvolge attivamente tanto l\u2019Emittente quanto il Destinatario e si configura come atto linguistico dalle funzioni conative e poetiche. Sono quindi escussi i vantaggi della teoria neologica retorica, illustrati attraverso la descrizione della metodologia con cui intraprendere l\u2019analisi linguistica delle EVAN.\r\nIl Cap. II perviene, dopo aver inserito la neologia nello \u201cSpazio di Discorso\u201d massmediatico, all\u2019applicazione della teoria retorica al linguaggio settoriale dell\u2019informazione giornalistica. Vengono quindi dapprima descritti la lingua e le strategie comunicative dell\u2019informazione televisiva, del giornalismo cartaceo ed elettronico, e viene poi tracciato un quadro preliminare delle caratteristiche della neologia massmediatic","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239347","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"\u039f\u039d\u039f\u039c\u0391\u03a4\u0391 \u0394\u0395\u039d\u0394\u03a1\u03a9\u039d. Per uno studio sul lessico botanico greco a partire dal glossario di Esichio: prospettive linguistiche, onomastiche ed etnolinguistiche","anno":"2017","abstract":"Il lessico botanico del greco \u00e8 un terreno di studio che rimane, ad oggi, ancora piuttosto inesplorato. Sono pochi, infatti, i lavori specificamente dedicati a tale categoria, quella appunto dei \"fitonimi\", la quale possiede un duplice statuto linguistico: condivide, infatti, l\u2019appartenenza  tanto all\u2019onomastica,  quanto al lessico. I due settori della lingua non sono separati, ma interrelati, con travasi reciproci nell\u2019uno e nell\u2019altro senso. La fitonimia antica, inoltre, pone problemi maggiori rispetto a quella delle lingue vive, legati al canale di attestazione, spesso costituito da glosse, e all\u2019accertamento preciso dei referenti, cio\u00e8 del tipo \"botanico\" designato.\r\nIl presente lavoro di ricerca, dal titolo \"\u039f\u039d\u039f\u039c\u0391\u03a4\u0391 \u0394\u0395\u039d\u0394\u03a1\u03a9\u039d. Per uno studio sul lessico botanico greco a partire dal glossario di Esichio: prospettive linguistiche, onomastiche ed etnolinguistiche\" si propone appunto di indagare i meccanismi di formazione del lessico greco della flora, attraverso l'analisi linguistica di un gruppo di glosse contenenti nomi di alberi. \r\nUna prima parte si sofferma sulla classificazione botanica come pratica sia spontanea e del tutto connaturata alla cultura materiale di un gruppo umano, sia scientifica, attraverso la costruzione di un sistema tassonomico. Una ricostruzione storica, laddove possibile, evidenzia, in particolare, quale tipo di conoscenza botanica possa essere attribuita ai Greci e quale riscontro se ne possa individuare nel Lessico di Esichio, il quale ne rappresenta un filtro. Fulcro della ricerca \u00e8, in terzo luogo, l'analisi del gruppo di fitonimi, restituiti da una serie di glosse, selezionate all'interno del Lessico di Esichio di Alessandria. Tale analisi \u00e8 stata condotta dapprima singolarmente, tramite redazione di schede, per poi ricavarne, nell'ultima parte del lavoro, osservazioni di carattere globale, ed investe tutti i possibili livelli della lingua, tenendo conto della doppia natura del materiale considerato: lessicale, da un lato, e pi\u00f9 specificamente onomastica, dall'altro. \r\nL'applicazione sistematica di una simile prospettiva allo studio del lessico di una lingua classica non \u00e8 comune, pertanto, seppur con qualche limitazione, dovuta a delle oggettive difficolt\u00e0 (la frammentariet\u00e0 delle testimonianze, lo stato di conservazione delle glosse, la particolare natura dei referenti concreti) si ritiene che il presente lavoro di ricerca, da considerarsi in tutto e per tutto un lavoro aperto, possa fornire spunti interessanti a quegli studi che considerino il lessico delle lingue antiche non solo da un punto di vista diacronico e derivazionale, ma anche sincronico, con tutti possibili percorsi che ci\u00f2 comporta: diatopico, sociolinguistico ed etnolinguistico. Tra le principali acquisizioni, lo studio delle glosse ha consentito di verificare quali tra i genera arborei possedessero pi\u00f9 denominazioni, conducendo anche alla formulazione di ipotesi in merito; ad esempio, il genere Quercus \u00e8 al primo posto per numero di occorrenze, certamente per la diffusione delle relative specie, ma anche perch\u00e9 la voce \u03b4\u03c1\u1fe6\u03c2, oltre a designare propriamente la quercia (iperonimo), \u00e8 anche frequentemente utilizzato in luogo di \u03b4\u1f73\u03bd\u03b4\u03c1\u03bf\u03bd, dunque come iperonimo di categoria. \r\nUna parte importante delle conclusioni \u00e8 rappresentata dalle rivelazioni emerse dal confronto tra classificazione antica e tassonomia scientifica moderna. Il primo ad aver tentato nel mondo greco una sistematizzazione delle specie vegetali sembra essere stato Teofrasto; tuttavia, la sua classificazione nulla ha a che vedere con la botanica moderna, in quanto i criteri in base ai quali le piante vengono associate o distinte sono completamente diversi, spesso ascientifici, ed attengono a specifici aspetti, quali quello cromatico, quello della somiglianza con altre entit\u00e0 (animali, piante, parti del corpo, oggetti), quello delle propriet\u00e0 terapeutiche. \r\nD'altra part","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239336","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Al di l\u00e0 e al di qua dell\u2019Adriatico: la rappresentazione dell\u2019Albania e dell\u2019Italia tra XX e XXI secolo.\r\nScrittori e scrittrici albanesi in lingua italiana a confronto","anno":"2017","abstract":"Il presente lavoro affronta la tematica della letteratura della migrazione da un punto di vista teorico, metodologico e critico. Si prefigge l\u2019obiettivo di analizzare la rappresentazione dell\u2019Albania e dell\u2019Italia, tramite l\u2019indagine delle immagini letterarie create dagli scrittori albanesi in lingua italiana. Tale analisi prende in considerazione le opere, scritte in italiano, di autori come Ornela Vorpsi, pluripremiata, una dei 35 migliori scrittori europei inseriti nell\u2019antologia Best European Fiction (2010); Artur Spanjolli, che vanta una vasta produzione letteraria; Ron Kubati, pluripremiato e membro della giuria letteraria del Premio Balcanica; Anilda Ibrahimi, narratrice della condizione della donna albanese. \r\nNella prima parte della tesi vengono indagati aspetti come lo stesso concetto di letteratura della migrazione, la sua origine e importanza, la situazione attuale di questa produzione letteraria in confronto con altri paesi (es. Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti), la questione della sua accettazione e posizione nel contesto letterario italiano. Si ha una riflessione sulle varie teorie sviluppate e la questione della definizione, che hanno dato vita alla dinamica centro\/periferia e cultura dominante\/voce subalterna. Una questione che si ricollega al concetto di canone letterario, alle dinamiche di accettazione\/esclusione e all\u2019importanza di un rinnovamento del canone stesso. Nell\u2019analisi critica sono illustrate le caratteristiche salienti della produzione migrante in lingua italiana: prima di tutto il carattere innovativo, la cospicua presenza della scrittura al femminile, il capovolgimento di prospettiva per quanto riguarda la rappresentazione della societ\u00e0 italiana e di determinati eventi storici, il percorso di affermazione tramite diverse fasi, come quella iniziale caratterizzata dalla coautorialit\u00e0. Si esamina inoltre il mondo dell\u2019editoria, che ha manifestato all\u2019inizio un timido interesse, cui \u00e8 seguita una fase di abbandono soprattutto da parte di alcune grandi case editrici, orientate verso opere di sicuro successo. In quanto alla ricezione critica, invece, si nota un graduale interesse degli studiosi in Italia, anche se meno rispetto ai colleghi all\u2019estero. Infine, dall\u2019attuale situazione della letteratura della migrazione si passa alla riflessione sul suo ruolo futuro, anche nel contesto socioculturale, sottolineandone la potenzialit\u00e0 nell'educare e formare i nuovi cittadini. \r\nLa seconda parte della tesi \u00e8 dedicata ai rapporti secolari che hanno caratterizzato i due paesi, Albania e Italia. Si parte da un\u2019indagine sulle radici dell\u2019albanesit\u00e0, il nazionalmarxismo, che ha caratterizzato l\u2019Albania nel XX secolo, fino alle odierne relazioni tra le due sponde dell'Adriatico. In questa analisi, risulta che tali rapporti non siano mai stati interrotti completamente, neanche durante l\u2019isolamento e la dittatura in Albania. In questa parte, si indaga anche la migrazione albanese degli anni \u201990 in Italia, la percezione della migrazione sia da parte degli italiani, sia da parte degli albanesi. Dal confronto emerge un atteggiamento ambiguo, fatto di sentimenti buoni e rappresentato dall\u2019iniziale accoglienza, ma presto accompagnato dalla paura del diverso, condizionata dall\u2019immagine stereotipata offerta dai media. Dal punto di vista degli immigrati, invece, si nota una certa delusione dovuta alle grandi aspettative che avevano nei confronti dell\u2019Italia. L\u2019indagine sulla migrazione albanese si sviluppa anche dal punto di vista dell\u2019interrelazione: la societ\u00e0 italiana da alcuni anni vede l\u2019albanese come lo straniero pi\u00f9 integrato. Si \u00e8 verificato un cambio di tendenze, ovvero una migrazione di ritorno o verso altri paesi, come del resto stanno facendo diversi italiani negli ultimi tempi. Questa parte si conclude con un capitolo dedicato agli autori albanesi in lingua italiana e alla loro completa bibliograf","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239254","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"DIRE LES BONS COUS. RICERCHE SULLA STROFA DI ELINANDO.","anno":"2017","abstract":"La tesi si presenta come una raccolta di ricerche sul tema della \u00abstrofa di Elinando\u00bb, ossia la strofa di dodici octosyllabes su due rime, con schema aabaabbbabba, utilizzata per la prima volta dal monaco cistercense H\u00e9linant de Froidmont nei Vers de la Mort, composti fra il 1194 e il 1197. I Vers de la Mort \u2013 unico componimento in volgare a noi pervenuto di tutta la produzione elinandiana \u2013 godettero di una notevole fortuna e diffusione tra il XIII ed il XV secolo, e la forma metrica cosiddetta \u00abdi Elinando\u00bb fu imitata da numerosi autori e riutilizzata in oltre un centinaio di componimenti. \r\nLa tesi \u00e8 composta di sei capitoli e di un'appendice finale. Ciascun capitolo si concentra su un aspetto, un tema o uno specifico testo del corpus preso in esame. I primi quattro capitoli hanno un taglio tematico e 'trasversale'; il primo capitolo, introduttivo, offre una panoramica generale sull'origine, le caratteristiche, l'area di diffusione della forma metrica, e si sofferma inoltre sullo stato delle ricerche, con un'excursus sui principali studi esistenti in materia. \r\n Il secondo capitolo verte sull'analisi di citazioni ed imitazioni pi\u00f9 o meno esplicite dei Vers de la Mort di H\u00e9linant presenti in un certo numero di testi del corpus, databili alla prima met\u00e0 del XIII secolo; si osserva come, laddove in un componimento siano rintracciabili temi di matrice elinandiana, vengono spesso ripresi anche elementi linguistici e stilistici usati da H\u00e9linant: immagini, espressioni, rime, giochi di parole. Si viene a creare cos\u00ec una sorta di sottile filo conduttore che attraversa diversi testi di questa serie. Fra i temi privilegiati dagli autori che si servono della strofa di Elinando spicca naturalmente il tema della morte, ma rivestono un ruolo importante anche quello della polemica nei confronti di Roma e del mondo clericale, e pi\u00f9 in generale, un'impostazione satirica del componimento.\r\nNel terzo capitolo si propone l'analisi di alcune metafore ed espressioni idiomatiche relative al gioco (d'azzardo e non solo) presenti nei testi, ed in particolare si riscontra una tendenza  \u2013 anch'essa di probabile matrice elinandiana \u2013 a legare l'idea del gioco a quella della morte, fino a costruire l'immagine della Morte come giocatrice. Infatti, nonostante i divieti e le condanne, il gioco conosce una notevole popolarit\u00e0 durante il Medioevo; le tracce di questa diffusione si ritrovano anche in letteratura: accanto alla manualistica vera e propria, la narrativa e la lirica in lingua volgare sono dense di allusioni, metafore ed espressioni proverbiali riguardanti il gioco. In particolare, il gioco dei dadi nelle sue numerosissime varianti ed il gioco degli scacchi  forniscono all'immaginazione medievale un ricco materiale simbolico. La componente aleatoria di questi giochi, fonte al contempo del fascino e del pericolo che essi esercitano e rappresentano, sembra portarli a legarsi in maniera naturale con il tema della morte, avversario temibile per eccellenza, e si traduce nella sottintesa narrazione della vita come una partita in cui ogni uomo deve giocare per la salvezza della propria anima.\r\nIl quarto capitolo \u00e8 di taglio pi\u00f9 strettamente filologico, e riguarda le strategie di compilazione delle miscellanee di XIII-XV secolo che trasmettono testi in strofa di Elinando; ipotizzando un certo grado di consapevolezza nell'impiego della forma metrica, ci si interroga sul riflesso che questa pu\u00f2 avere nella sistemazione e nella trasmissione dei testi, cercando di stabilire se il criterio di identit\u00e0 strofica giochi o meno un ruolo nella compilazione e nell'organizzazione di alcune miscellanee, in che misura, e in che rapporto con altri eventuali criteri osservabili nella composizione delle raccolte. Si analizzano nello specifico sei manoscritti che contengono raggruppamenti di testi in strofa di Elinando. \r\nI due capitoli successivi sono di taglio monografico: nel quinto si propone un'edizione critica di un ","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239253","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Tra le carte della Marchesa.\r\nInventario delle lettere di Isabella d'Este, con un'analisi testuale e sintattica","anno":"2017","abstract":"La mia ricerca si concentra su una delle figure femminili pi\u00f9 significative del Rinascimento italiano, Isabella d'Este. Negli anni trascorsi alla corte di Mantova (1490-1539) come consorte del Marchese Francesco Gonzaga prima, poi come reggente dello Stato per il figlio Federico, e infine come Marchesa madre, la nobildonna ha intrattenuto amicizie con letterati e artisti e rapporti diplomatici e di potere con sovrani europei, imperatori, principi e signori delle Corti italiane. L'intricata rete di relazioni \u00e8 possibile oggi, per gli studiosi di varie discipline, rileggerla alla luce del suo fittissimo epistolario, uno dei pi\u00f9 importanti sia per quantit\u00e0 sia per qualit\u00e0 del Rinascimento (e non solo). \r\nA conservare e a salvaguardare questa miniera di tesori \u00e8 l'Archivio di Stato di Mantova. La serie F.II.9 dell'imponente Archivio Gonzaga (che raccoglie testimonianze e documenti sulla famiglia dal Trecento fino al Settecento) comprende tutti i 'copialettere' della casata gonzaghesca, cio\u00e8 libri redatti da un funzionario di segreteria che curava la registrazione delle missive inviate (in particolare dal XV secolo in avanti). Ben 53 sono i copialettere particolari riservati alla Marchesa, divisi in 10 buste (da 2991 a 3000).\r\n\tIl lavoro svolto negli anni del dottorato si \u00e8 concentrato su due filoni, uno linguistico, l'altro archivistico. I due campi di interesse possono essere letti in modo autonomo, ma anche intrecciarsi tra loro per offrire una prospettiva pi\u00f9 ampia (anche dal punto di vista metodologico) sui possibili cantieri di ricerca che l'epistolario stesso offre agli studiosi.\r\n\r\nSintassi\r\n\r\n\tLa scrittura epistolare in area padana tra Quattro e Cinquecento \u00e8 stata oggetto di indagine linguistica a partire dagli anni Sessanta. Fondamentali restano le analisi di Angelo Stella su Ariosto, di Domizia Trolli su Niccol\u00f2 da Correggio e di Massimo Prada su Pietro Bembo. Si regista, per\u00f2 in questi studi una lacuna sulla sintassi, colmata solo in anni pi\u00f9 recenti a partire dai contributi di Paolo d'Achille sul parlato e di Massimo Palermo sul Carteggio Vaianese. Quest'ultimi sono stati i modelli principali per l'analisi di alcuni fenomeni nell'epistolario isabelliano.\r\n\tAmpio spazio \u00e8 stato dedicato alle strategie pragmatico-sintattiche pi\u00f9 ricorrenti nella scrittura epistolare: dislocazioni, tematizzazioni, usi della particella che come pronome e congiunzione. \r\n\tLa dislocazione (sia a sinistra, sia a destra) si presenta nel corpus preso come campione (512 lettere) con un buon numero di occorrenze ed \u00e8 soluzione testuale pi\u00f9 che stilistica. I contesti sono stati analizzati, seguendo i criteri precedentemente adottati da D'Achille e da Palermo. Si sono cos\u00ec considerati la funzione sintattica dell'elemento dislocato (oggetto diretto, oggetto indiretto), il tipo di ripresa pronominale e la natura morfologica dell'elemento dislocato (sintagma nominale, pronome, frase). Diffusi i casi di messa in rilievo ottenuta semplicemente con lo spostamento dei costituenti. Sequenza tipica della scrittura cancelleresca e diplomatica (e frequentissima nell'epistolario) \u00e8 l'anteposizione del complemento d'argomento estratto tramite le locuzioni preposizionali circa, quanto, di. \r\n\t\u00c8 notevole nell'epistolario l'utilizzo del gerundio in posizione iniziale rispetto alla frase matrice. Funge cos\u00ec da premessa, evidenziando le circostanze e le situazioni, con valore semantico causale e temporale. Anche le costruzioni assolute al participio passato sono particolarmente ricorrenti. Spesso riassumono l'antefatto della predicazione principale o garantiscono la coesione testuale, collegando la linea referenziale dell'enunciato alla porzione di testo precedente. \r\n\tUno dei tratti linguistici pi\u00f9 caratterizzanti l'italiano parlato e popolare rispetto allo scritto \u00e8 il cosiddetto \"che polivalente\", utilizzato sia con valore di pronome relativo indeclinato sia come congiunzione subordinatrice generica. Tenuto conto","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239252","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Lo smeraldo di Mario Soldati tra surrealismo e distopia","anno":"2017","abstract":"Lo smeraldo di Mario Soldati pu\u00f2 essere appieno inserito in quell'atmosfera di grande sera del mondo, cui fa riferimento Bruno Pischedda in relazione alla letteratura italiana degli anni Settanta, la quale reagisce con una cultura apocalittica e un anticapitalismo romantico alla repulsione del moderno.\r\nLa sfera distopica del romanzo \u00e8 interpretabile tramite la categoria della lontananza attuata per mezzo dell'espediente del sogno. Il senso della fine \u00e8 relegato nella dimensione onirica come passaggio necessario per la ricomposizione dell'io.\r\nIl lavoro di ricerca \u00e8 incentrato sullo studio delle fonti principali del romanzo in seno all'individuazione della matrice epico-avventurosa quale componente sostanziale dell'opera: gli autori coinvolti sono Ariosto e Stevenson, che lo scrittore cita direttamente e indirettamente nel corso dell'opera quali modelli ben presenti e prolifici nel proprio immaginario di sempre.\r\nIn merito alla componente del mistero i modelli indagati sono quelli di Faust e Don Giovanni, quali miti moderni del desiderio nella sua duplice ascendenza verso il sapere e verso il piacere.\r\nViene presa altres\u00ec in considerazione la memoria interna dell'autore, vale a dire l'influenza esercitata ne Lo smeraldo dalle opere precedenti dello stesso Soldati, individuando il romanzo in questione come una summa delle esperienze biografiche e letterarie dello scrittore. \r\nImportante \u00e8 stata la consultazione del materiale archivistico conservato presso l'archivio Soldati del centro Apice di Milano.\r\nIn particolare \u00e8 stata presa in esame, e in parte inserita in appendice alla presente tesi, la sceneggiatura inedita de Il diavolo in bottiglia, tratta dall'omonimo racconto di Stevenson, in quanto alcuni elementi, messi in relazione con Lo smeraldo, si sono rivelati utili spunti di riflessione sull'opera soldatiana.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239251","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il Necessario di Samuel Esperel trascritto da Yosef Catelan:\r\nEdizione e commento linguistico del codice\r\nVat. ebr. 372","anno":"2017","abstract":"L\u2019obiettivo di questa tesi \u00e8 analizzare un gruppo di testi in lingua portoghese e grafia ebraica, riflettendo sul contesto pi\u00f9 ampio del corpus medievale portoghese in caratteri ebraici. I testi analizzati sono inclusi nel codice Vat. ebr. 372, un manoscritto quattrocentesco di origine portoghese contenuto presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. Il codice \u00e8 composto da tre parti: due testi in grafia ebraica e uno in caratteri latini, tutti e tre di argomento medico. Nella prima parte del codice \u00e8 trascritto il Necessario, un trattato medico-chirurgico attribuito al cordovese Samuel Esperel e indirizzato a David chirurgo di Jaen. Il testo venne trascritto in portoghese dal medico Yosef Catelan per uso personale. Il Necessario non si presenta come un trattato di grande innovazione scientifica poich\u00e9 riporta teorie e pratiche piuttosto diffuse all\u2019epoca, che si rifanno agli insegnamenti dei grandi maestri della medicina. Tra le fonti citate ci sono Galeno, Avicenna, Abulcasis, Ugo e Teodorico de\u2019 Borgognoni. Poche sono le notizie biografiche riguardo all\u2019autore, ma si pu\u00f2 pensare che fosse un medico piuttosto conosciuto e apprezzato nell\u2019ambiente scientifico dell\u2019epoca, soprattutto nel contesto ebraico, poich\u00e9 alcune ricette dello stesso Samuel Esperel si ritrovano anche nella parte finale di un altro codice: il ms. 14 FA della Biblioteca Municipale di Porto. In questa tesi saranno riportate queste ricette, sia in caratteri ebraici, che latini con il fine di fornire un maggior numero di testi che registrano l\u2019attivit\u00e0 di Samuel Esperel come medico e studioso. La seconda parte del codice contiene un ricettario anche questo trascritto da Yosef Catelan per uso personale. In questa sezione sono nuovamente citati Avicenna e Teodorico de\u2019 Borgononi, ma si fa riferimento anche ad altre illustri personalit\u00e0: Lanfranco da Milano e Demostene Filalete. Esistono inoltre indicazioni precise che confermano la paternit\u00e0 di alcune ricette: si tratta di Guy de Chauliac e Isacco Israelita, conosciuto anche come Isacco Giudeo. Per ampliare la prospettiva sul corpus si \u00e8 deciso di affiancare allo studio del Necessario quello di altri due testi: il Livro de como se fazen as cores e il Libro de Magica, entrambi quattrocenteschi in portoghese arcaico e caratteri ebraici. Viene effettuata un\u2019analisi linguistica che ha l\u2019obiettivo di studiare le varianti diatopiche e diacroniche presenti in questi testi, facendone emergere i punti di contatto e divergenza. L\u2019analisi dei testi in grafia ebraica e lingua portoghese inclusi nel Vat. ebr. 372 permette di riflettere sia sulla natura versatile di un testo che mescola due sistemi linguistici sia sulla complessa situazione del portoghese quattrocentesco: una lingua fortemente instabile che sta attraversando numerosi cambiamenti sia fonologici che grafici.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239197","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"ENVIRONMENTAL PROTECTION AND THE GREEN SECTOR IN CHINA: LEGAL FRAMEWORK AND BILATERAL BUSINESS OPPORTUNITIES","anno":"2017","abstract":"Il lavoro mira a fornire una visione d'insieme del quadro normativo relativo alla protezione\r\nambientale nella Repubblica Popolare Cinese, al fine di valutarne le traiettorie, le aree di criticit\u00e0 e le\r\nimplicazioni che ne derivano in chiave di sviluppo delle relazioni bilaterali Europa-Cina, sia in ambito\r\nistituzionale che d'affari. La ricerca affianca all\u2019analisi del quadro normativo nazionale le sue declinazioni a\r\nlivello locale, prendendo in esame il caso specifico del Hunan, Provincia particolarmente rilevante sia per gli\r\nallarmanti livelli di inquinamento attuali, sia per le misure messe in atto dal suo governo per il rimedio e la\r\nprevenzione, le quali passano anche attraverso la costruzione di una rete di relazioni con svariati player\r\nistituzionali e privati a livello internazionale, tra cui spicca la Regione Marche. I settori maggiormente\r\napprofonditi sono la tutela del suolo e dell'aria, i quali rappresentano gli ambiti di maggiore criticit\u00e0 attuale\r\ne futura per le politiche e le pratiche di protezione ambientale. Complementare all'analisi del quadro\r\nnormativo \u00e8 la prospettiva storica con cui la stessa \u00e8 condotta, nonch\u00e9 la presa in esame del contesto\r\npolitico corrente, che ne traccia le direttrici per lo sviluppo futuro e costituisce il piano sul quale le relazioni\r\nbilaterali Europa-Cina dovranno fondarsi. Pertanto, la ricerca accademica sul piano giuridico attinge\r\nlargamente ad una larga rassegna di lavori di estrazione consulenziale e professionale, in particolare\r\nattraverso la documentazione dei casi di studio aziendale relativi a Loccioni e Zoomlion e delle rispettive\r\nstrategie di ingresso nel settore green in Cina ed in Italia. Le implicazioni pratiche di questo lavoro sono da\r\nidentificarsi nel contributo che lo stesso intende fornire a livello di gestione strategica, con focus particolare\r\nsui processi di internazionalizzazione di piccole e medie imprese europee del settore green verso la Cina. Lo\r\nstesso lavoro intende fornire un contributo anche a livello di policy making, laddove le relazioni istituzionali\r\ninternazionali, anche e soprattutto a livello decentrato, possono costituire una cornice decisiva per lo\r\nsviluppo di relazioni d'affari basate su presupposti di reciprocit\u00e0 e sostenibilit\u00e0.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239021","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Le certificazioni ambientali di prodotto nell\u2019Unione europea e nei Paesi nordici","anno":"2017","abstract":"La protezione della natura costituisce da anni un problema affrontato a tutti i livelli istituzionali ed \u00e8 sempre pi\u00f9 determinante nello sviluppo della politica internazionale. Le scelte relative all\u2019ambiente sono divenute importanti questioni di pubblica amministrazione ed hanno portato ad una crescita dell\u2019attenzione verso l\u2019ecosistema, con conseguente inversione di tendenza nelle politiche degli Stati, ormai volte a preservare la natura da un\u2019economia e una popolazione in costante espansione. Il bisogno di garantire il sostentamento ad un numero sempre crescente di individui senza per\u00f2 causare danni all\u2019ecosistema, negli ultimi decenni ha fatto emergere la necessit\u00e0 di conciliare la crescita economica con pratiche che non compromettano irreversibilmente l\u2019ambiente naturale. Da tale esigenza \u00e8 stato elaborato il concetto di \u201csviluppo sostenibile\u201d, il quale tenta di combinare gli interessi economici, il benessere sociale e la protezione dell\u2019ambiente, garantendo alle generazioni future di soddisfare i propri bisogni anche attingendo alle risorse naturali. Ad oggi il diritto dell\u2019ambiente, nonostante i molti risultati raggiunti, appare ancora arretrato, soprattutto nella parte che regolamenta l\u2019introduzione sul mercato dei prodotti verdi. Gi\u00e0 a partire dall\u2019aspetto definitorio, la necessit\u00e0 di una maggiore offerta di prodotti ecosostenibili si scontra con il rilevante dato che a livello europeo ed internazionale non esiste una nozione di \u201cprodotto verde\u201d e \u201corganizzazione verde\u201d universalmente riconosciuta, limitando in tal maniera il commercio di prodotti tra gli Stati e non favorendo la chiarezza circa le informazioni comunicate ai consumatori. In Europa, questa problematica \u00e8 stata evidenziata nella Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio del 9.4.2013 dal titolo \u201cCostruire il mercato unico dei prodotti verdi\u201d [COM(2013) 196 final]. In questo documento la Commissione mette in luce come la mancanza di certezza dal lato definitorio lasci un grande spazio discrezionale nella scelta del metodo scientifico da utilizzare per certificare un prodotto, determinando problemi di comparabilit\u00e0 delle diverse merci. Inoltre, dal punto di vista delle aziende questa indeterminatezza comporta costi aggiuntivi, dato che le stesse devono utilizzare metodologie di certificazioni diverse in base ai paesi in cui decidono di esportare.\r\nLo studio comparatistico \u00e8 volto ad individuare, in prospettiva de iure condendo, quali azioni dovranno essere poste in essere al fine di realizzare un \u201cmercato comune verde\u201d che consenta alle imprese di essere competitive sul mercato europeo e globale. Ci\u00f2 allo scopo di portare un contributo alla internazionalizzazione delle imprese, agevolando l\u2019esportazione dei prodotti nello spazio europeo e nei mercati extraeuropei limitandone i costi di produzione. Il metodo utilizzato \u00e8 quello della comparazione giuridica, in quanto la ricerca \u00e8 stata sviluppata ponendo attenzione non solo al dato normativo, ma anche a tutti quegli elementi del c.d. paragiuridico che si rilevano di particolare utilit\u00e0 per la comprensione delle regole giuridiche oggetto del presente lavoro.\r\nDallo studio \u00e8 emerso come i marchi di qualit\u00e0 ecologica di tipo I si dimostrano utili strumenti di mercato per promuovere la prevenzione dell\u2019inquinamento e la sostenibilit\u00e0 dell\u2019economia. Dal momento che ogni programma nazionale o interregionale riflette le diverse sensibilit\u00e0 ambientali, per evitare potenziali barriere commerciali e per facilitare la produzione pi\u00f9 sostenibile a livello mondiale, \u00e8 apparsa la necessit\u00e0 di sviluppare programmi di riconoscimento reciproco e di stabilire criteri base comuni. Nella teoria gli ecolabel garantiscono un grande potenziale circa l\u2019efficacia economica ed ambientale. Affinch\u00e9 ci\u00f2 possa avvenire \u00e8 di fondamentale importanza che gli schemi di certificazione ambientale abbiano un elevato g","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238950","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"CONSUMER PROTECTION AND EU FOOD QUALITY LABELS: CHALLENGES AND OPPORTUNITIES FOR ITALIAN SMEs","anno":"2017","abstract":"Questa tesi mira a rispondere molteplici domande di ricerca.\r\nStabilire qual \u00e8 il valore attribuito dai consumatori a una specifica certificazione IGP , ovvero i Maccheroncini di Campofilone IGP. Ricercare inoltre quali sono gli attributi che i consumatori considerano pi\u00f9 importanti nell\u2019acquisto di cibi. Infine quali sono gli elementi che influenzano l'efficienza delle sanzioni emanate dall\u2019Antitrust e dall\u2019Istituto dell\u2019Autodisciplina Pubblicitaria al fine di tutelare il consumatore e ridurre i casi di pubblicit\u00e0 ingannevoli e le pratiche commerciali scorrette.\r\nPer rispondere alla domanda di ricerca relativa al valore associato a una certificazione di qualit\u00e0 e alle scelte dei consumatori in riferimento ai prodotti agroalimentari, \u00e8 stata condotta una ricerca esplorativa. L'etnocentrismo dei consumatori, l\u2019effetto Country of Origin, il Food Choice Questionnaire e la disponibilit\u00e0 dei consumatori a pagare per prodotti certificati, sono le dimensioni che sono state indagate attraverso un questionario.\r\nAl fine di rispondere alla domanda di ricerca relativa alla efficacia delle sanzioni emanate dall\u2019Autorit\u00e0 Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e dall\u2019Istituto dell\u2019Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), \u00e8 stata utilizzata la Grounded Theory. I dati pertanto sono stati raccolti attraverso molteplici fonti. Interviste con informatori chiave dell\u2019AGCM, una survey eseguita tra le aziende italiane del settore agroalimentare che hanno ricevuto una sanzione dall\u2019AGCM o dallo IAP, informazioni raccolte dai siti web delle associazione dei consumatori e delle aziende sanzionate, notizie della stampa nazionale, dati secondari provenienti dai casi analizzati nel database dell\u2019AGCM e dello IAP.\r\nI risultati suggeriscono che se i consumatori sono consapevoli del significato delle DOP e delle IGP sono disposti a pagare un prezzo premium per il loro acquisto, da questo si evince che la tutela dei consumatori \u00e8 fondamentale non solo per i consumatori ma anche per le imprese. Infatti, attraverso la tutela dei consumatori, l\u2019AGCM difende anche il sistema competitivo delle imprese che producono alimenti di alta qualit\u00e0.\r\nL\u2019analisi dei dati evidenzia che l\u2019Etnocentrismo, l\u2019effetto COO ed i fattori che influenzano le scelte d\u2019acquisto di cibo dei consumatori, sono variabili cruciali che influenzano la loro percezione e la disponibilit\u00e0 a pagare per prodotti alimentari certificati di alta qualit\u00e0. La ricerca esplorativa della pasta all\u2019uovo italiana certificata IGP svolta in Svezia e in Italia suggerisce che i consumatori attribuiscono valore alla pasta IGP di Campofilone. Inoltre, il fattore pi\u00f9 importante nell\u2019acquisto di prodotti alimentari, sia per i consumatori svedesi che per gli italiani \u00e8 il sensory appeal.\r\nDall\u2019analisi dei dati riguardante la tutela del consumatore, emerge un chiaro e accurato sistema di pratiche commerciali scorrette adottato dalle imprese, queste ultime in grado di adattare le loro comunicazioni in modo da ridurre l'efficacia del sistema dissuasivo in vigore. L\u2019autore infine propone delle misure di intervento necessarie al fine di migliorare l'efficacia del sistema a tutela del consumatore.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238949","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"GESTIONE DEI RIFIUTI E RESPONSABILIT\u00c0 PER DANNO AMBIENTALE","anno":"2017","abstract":"La gestione dei rifiuti \u00e8 senza dubbio uno degli aspetti riconducibili all\u2019ampia tematica della tutela ambientale su cui, negli ultimi tempi, si \u00e8 maggiormente concentrata l\u2019attenzione del legislatore, anche a causa dell\u2019emersione di drammatiche realt\u00e0, come quella della c.d. \u201cterra dei fuochi\u201d, che hanno imposto la necessit\u00e0 di misure tempestive, adeguate ed efficaci.\r\nIl Codice dell\u2019ambiente (d.lgs. 152\/2006) disciplina la gestione dei rifiuti nella Parte IV di recente modificato in parte qua dal d.lgs. 16 gennaio 2008, n. 4 e d.lgs. 3 dicembre 2010, n. 205. \r\nLa parte IV del Codice dell\u2019ambiente disciplina la gestione dei rifiuti prevedendo misure volte a proteggere l\u2019ambiente e la salute umana, prevenendo e riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti, riducendo gli impatti complessivi dell\u2019uso delle risorse e migliorandone l\u2019efficacia (art. 177, comma 1).\r\nIl Codice dell\u2019ambiente individua in maniera precisa i soggetti coinvolti nella gestione dei rifiuti, fornendo per ciascuno una definizione puntuale ed analitica (art. 183, comma 1)  ed attribuendo a ciascuna figura un preciso regime di responsabilit\u00e0.\r\nLa giurisprudenza pi\u00f9 recente applica in maniera estensiva il regime di responsabilit\u00e0 nella gestione dei rifiuti, ritenendo responsabili soggetti quali i trasportatori e gli intermediari senza detenzione che, alla luce delle norme previste in materia, debbono essere considerati esenti da ogni responsabilit\u00e0. A tale conclusione si perviene affermando che la responsabilit\u00e0 per la corretta gestione dei rifiuti grava su tutti i soggetti coinvolti nella loro produzione, detenzione, trasporto e smaltimento, poich\u00e9 si tratta di soggetti investiti di una posizione di garanzia in ordine al corretto smaltimento dei rifiuti stessi. L\u2019estensione della suddetta posizione di garanzia si fonda sull\u2019esigenza di assicurare un elevato livello di tutela all\u2019ambiente, principio cardine della politica ambientale comunitaria (cfr. art. 174, par. 2, del Trattato).","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238947","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"The European research agenda: the role of social sciences and humanities disciplines for innovation","anno":"2017","abstract":"Qualcosa \u00e8 cambiato nelle nostre societ\u00e0 e le nostre menti. La crisi economica ha rivelato le\r\ndebolezze dei nostri sistemi politici, economici e sociali. I nostri punti di forza (soprattutto a livello\r\neconomico) sono diventati i nostri punti pi\u00f9 critici.\r\nL'elevato tasso di disoccupazione e l'aumento del tasso di povert\u00e0, \u00e8 sulla lista degli oneri a cui\r\ndobbiamo far fronte. Il primo rappresenta la base della crescita di quest'ultimo. Pertanto, questa\r\nsituazione critica ha sottolineato il ruolo cruciale svolto dall'Unione europea e dagli Stati membri\r\nnella pianificazione di strategie di sviluppo futuro per consentire alle nostre societ\u00e0 di entrare in una\r\nnuova era di prosperit\u00e0.\r\nQuesto contesto sociale ha aperto la strada per una crescente rilevanza dell\u2019innovazione, insieme\r\ncon gli strumenti e le strutture in grado di generarla.\r\nLa tesi si concentra su questi aspetti, analizzando prima il concetto di innovazione con le sue varie\r\nsfaccettature e poi le diverse definizioni che vengono proposte in base al contesto di riferimento.\r\nL'obiettivo \u00e8 quello di chiarire i confini di tale concetto e capire se vi sia la possibilit\u00e0 di fornire una\r\ndefinizione comune e accettabile di innovazione che prenda le distanze da quella legata a particolari\r\nsettori scientifici.\r\nMolti degli autori che hanno portato avanti ricerche sul tema dell\u2019innovazione saranno confrontati,\r\ncos\u00ec da ottenere una panoramica dello stato dell'arte. Successivamente verr\u00e0 evidenziato il ruolo\r\ndelle politiche europee legate all\u2019innovazione e sui principali strumenti in grado di esercitare un\r\nforte impatto sulla diffusione dell'innovazione in Europa: i programmi quadro europei.\r\nQuest'ultimi saranno esaminati nel secondo capitolo in relazione alla loro struttura, le priorit\u00e0, e il\r\ncontesto storico di derivazione.\r\nL'obiettivo \u00e8 di offrire un quadro chiaro delle misure adottate dall'Unione Europea nella\r\nrealizzazione e promozione dei programmi quadro della ricerca dal 1984 (FP1) fino all\u2019attuale\r\nHorizon 2020. Inoltre, nel corso delle indagini sui programmi quadro europei, sar\u00e0 preso in\r\nconsiderazione l'emergente ruolo che la dimensione sociale ha acquisito nel corso dei decenni\r\nall\u2019interno delle priorit\u00e0 dei Framework Programmes.\r\nPertanto, verr\u00e0 analizzato il graduale ingresso della dimensione sociale sin dal FP4 fino Horizon 2020\r\n(terzo pilastro - sfide sociali).\r\nCome l'ultima parte della tesi, il ruolo delle scienze sociali e umane - SSH - sar\u00e0 affrontato come uno\r\ndei temi principali del dibattito politico europeo.\r\nIn particolare, sar\u00e0 fornita una spiegazione di che cosa si intende per scienze sociali ed umane a\r\nlivello europeo, insieme ad un elenco di progetti finanziati che potranno servire come esempio\r\ndell\u2019applicazione scienze sociali e umane.\r\nLa ragione di questo focus specifico sulle scienze sociali ed umane risiede nell'obiettivo finale del\r\nmio dottorato di ricerca industriale: intercettare opportunit\u00e0 di finanziamento a livello europeo\r\nattraverso la realizzazione di attivit\u00e0, progetti ed iniziative legate alle scienze sociali e umane.\r\nIl progetto \u00e8 stato realizzato in accordo con impresa situata nella regione Marche: il Gruppo Loccioni.\r\nIl fattore chiave che mette le SSH e il loro ruolo in Horizon2020 al centro della mia ricerca si pu\u00f2\r\ntrovare nella natura stessa della mia Universit\u00e0. Infatti, l'Universit\u00e0 di Macerata \u00e8 composta\r\nesclusivamente di facolt\u00e0 umanistiche (diritto, economia, psicologia, storia, scienze sociali e\r\nfilosofia), e in tale contesto le scienze sociali e umane hanno guadagnato grande rilevanza, in\r\nparticolare dal momento della loro grande promozione all\u2019interno del 7 \u00b0 Programma Quadro e\r\nHorizon 2020.\r\nIl contesto descritto ha dato al mio dottorato di ricerca un\u2019impronta multidisciplinare, in quanto\r\nsono stato coinvolto quotidianamente in diverse attivit\u00e0 legate ai programmi europei di\r\nfinanziamento, sia all'universit\u00e0 che in impresa, attivit\u00e0 che non son","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238946","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"LE VERNICI INDUSTRIALI PER LEGNO: UN APPROFONDIMENTO NORMATIVO ED UNO STUDIO SULLE POTENZIALIT\u00c0 IN ALCUNE ECONOMIE EMERGENTI","anno":"2017","abstract":"Il lavoro di tesi si collega al tema delle strategie di crescita ed espansione internazionale delle medie imprese italiane. L\u2019industria di riferimento \u00e8 quella dei prodotti vernicianti per legno; i mercati internazionali analizzati sono la Polonia, il Brasile e la Turchia.\r\nLa tesi si articola in quattro capitoli, per la cui stesura, oltre alle fonti bibliografiche e normative, sono utilizzati dati ed informazioni sia di mercato sia di industria sia aziendali correlati al Dottorato Industriale svolto presso il Gruppo ICA. Il lavoro \u00e8 infatti il frutto di un percorso triennale reso possibile dalla collaborazione tra Regione, Universit\u00e0 e aziende del territorio, che hanno stipulato protocolli di intesa volti a finanziare percorsi formativi e di esperienza lavorativa per giovani laureati. \r\nIl tema affrontato nel lavoro di tesi si caratterizza per una sua immediata attualizzazione in quanto rappresenta la necessit\u00e0 di bilanciare interessi economici ed ambientali spesso in contrasto tra loro: la comunit\u00e0 internazionale infatti ha legiferato su un settore complesso e caratterizzato da dinamiche spesso contrapposte, che vedono da una parte operatori economici interessati allo sviluppo del settore, dall\u2019altra la necessit\u00e0 di porre l\u2019accento su tematiche ambientali, dalle cui conseguenze gli operatori economici non possono pi\u00f9 prescindere. \r\nNel primo capitolo del lavoro, attraverso l\u2019analisi del quadro normativo ambientale di riferimento in materia di emissioni indoor delle vernici e del loro principale ambito di utilizzo nei settori industriali, si mette in luce la potenziale dannosit\u00e0 di questi prodotti nell\u2019interazione con l\u2019ambiente, con i lavoratori e con l\u2019utilizzatore finale.\r\nNel secondo capitolo si descrive la PRODCOM, la principale nomenclatura statistica comunitaria sui prodotti industriali, e quella delle principali classificazioni internazionali ad essa connesse, in particolare, l\u2019International Standard Industrial Classification (ISIC) e le classificazioni ONU \u201cproduct-based\u201d dei prodotti industriali. Scopo del capitolo \u00e8 di eseguire un\u2019analisi dettagliata sulle nomenclature in uso nei principali Paesi e territori, al fine di fornire uno strumento utile per l\u2019analisi macroeconomica degli Stati oggetto di studio.\r\nDopo aver descritto il mercato mondiale delle vernici industriali per legno, analizzando le principali tipologie di prodotti ed i principali produttori di vernici su scala mondiale, nel terzo capitolo si analizza il settore dell\u2019industria del mobile e del mobile in legno. Si esamina il valore della produzione nelle principali nazioni protagoniste nel legno-arredo, in particolare Usa, Cina, Unione Europea. In questa parte dello studio \u00e8 risultato fondamentale il supporto dei dati e delle informazioni raccolte durante l\u2019esperienza di Dottorato Industriale nel Gruppo ICA. \r\nNell\u2019ultimo capitolo, si espone l\u2019analisi strategica dei mercati relativi a Polonia, Brasile e Turchia, messi a confronto con l\u2019Italia, nell\u2019ottica di una potenziale scelta d\u2019investimento in loco da parte di un\u2019azienda italiana. Attraverso una panoramica sull\u2019attuale presenza del Gruppo ICA nei Paesi di riferimento ed un\u2019analisi macroeconomica, si quantifica la produzione nei settori a valle e si analizza la competizione nel settore core, definendo per ciascuna nazione il potenziale nell\u2019ambito del parquet, dei mobili, delle porte, delle finestre e delle case in legno. Nei settori a valle l\u2019interesse \u00e8 legato al valore della produzione di quei beni, mentre per il settore core si analizza la domanda (consumo).","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238944","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"GLI ECO-LABELS DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO: REGOLAMENTAZIONI E OPPORTUNITA\u2019 DI INTERNAZIONALIZZAZIONE PER L\u2019AZIENDA LUBE","anno":"2017","abstract":"Il presente lavoro di ricerca \u00e8 volto essenzialmente all\u2019analisi delle varie certificazioni ecologiche utilizzate nel settore della produzione di mobili in legno unitamente alle loro implicazioni sul consumatore legate all\u2019utilizzo improprio delle stesse da parte dei professionisti, con un focus specifico sull\u2019azienda Lube, co-finanziatrice del progetto.\r\nPartendo dall\u2019introduzione del concetto di sviluppo sostenibile, inteso come \u201csviluppo che soddisfa i bisogni presenti senza compromettere l\u2019abilit\u00e0 delle future generazioni di soddisfare i propri\u201d, si prosegue con l\u2019analisi del nuovo modello economico della green economy, sempre pi\u00f9 adottato dalle aziende che intendono perseguire una politica connotata da una forte Corporate Social Responsability, in risposta alla crescente diffusione di una forte coscienza etica tra i consumatori.\r\nIl secondo capitolo \u00e8 completamente incentrato sulla realt\u00e0 dell\u2019azienda Lube, ed in particolare sugli interventi dalla stessa gi\u00e0 effettuati per adottare il proprio modello economico a quello della green economy.\r\nVa sottolineato infatti che all\u2019interno del settore in cui opera l\u2019azienda, ossia quello della produzione di mobili in legno, numerose sono le tematiche legate al rispetto dell\u2019ambiente alle quali i consumatori prestano grande attenzione nel momento in cui si apprestano ad effettuare un acquisto, una fra tutte la delicata questione dell\u2019abbattimento di alberi e quindi dell\u2019importanza di utilizzare legno riciclato derivante da processi di recupero.\r\nDa qui l\u2019esigenza delle aziende del settore, e quindi della Lube, di sviluppare una forte Responsabilit\u00e0 Sociale d\u2019Impresa per poter essere maggiormente competitive e rispondere alle richieste dei consumatori.\r\nSaranno quindi approfonditi gli interventi finora effettuati dall\u2019azienda nel campo della green economy, i quali comprendono opere quali l\u2019installazione di un impianto fotovoltaico in grado di alimentare completamente la produzione,la scelta di utilizzare per le componenti interne delle proprie cucine materiali che assicurano livelli di emissione di formaldeide addirittura inferiori a quelli previsti dal Decreto Ministeriale 10\/10\/2008, l\u2019utilizzo esclusivo di pannelli ecologici realizzati con materiale di recupero, nonch\u00e9 il progetto E-Kitchen che prevede la creazione di modelli di cucina intelligenti che faranno risparmiare sui consumi di energia.\r\nIl capitolo successivo \u00e8 invece dedicato alle certificazioni ecologiche e, nello specifico, a quelle maggiormente rilevanti per le aziende che operano nel settore della produzione di mobili in legno.\r\nPartendo dalla macro-distinzione tra certificazioni ecologiche di processo e di prodotto, si passa successivamenteall\u2019approfondimento di ciascuna categoria.\r\nAl riguardo, si ritiene opportuno anticipare che le certificazioni ecologiche di processo garantiscono la capacit\u00e0 di un\u2019azienda di strutturarsi e gestire le proprie risorse e i propri processi produttivi secondo parametri prestabiliti, mentre le certificazioni ecologiche di prodotto prevedono un approccio diretto, che mira all\u2019accertamento della conformit\u00e0 di un determinato prodotto a specifici requisiti ecologici.\r\nSi vedr\u00e0 inoltre come questa seconda categoria di certificazioni ecologiche, che vengono apposte direttamente sui prodotti, si suddivida a sua volta in tre sottocategorie: le etichette ecologiche di Tipo I, II e III. \r\nDopo aver illustrato in cosa consistono le certificazioni ecologiche e quali sono le tipologie delle stesse che i professionisti possono conseguire, l\u2019analisi si incentrer\u00e0 sulle certificazioni ecologiche di cui la Lube gi\u00e0 dispone, nonch\u00e9 su quelle che potrebbe essere vantaggioso ottenere.\r\nL\u2019ultimo capitolo \u00e8 infine dedicato al problema della tutela del consumatore dalle condotte scorrette che possono essere messe in atto dai professionisti che utilizzano le certificazioni ecologiche di prodotto o di processo","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238942","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LA CORRETTA APPLICAZIONE DELLE NORMATIVE EUROPEE ED EXTRAEUROPEE PER UNA RAPIDA COMMERCIALIZZAZIONE INTERNAZIONALE DI PRODOTTI CHIMICI. RICERCA DI OTTIMIZZAZIONE DEL PERCORSO","anno":"2017","abstract":"La tesi di dottorato \u00e8 stata svolta nell\u2019ambito della ricerca applicata correlata all\u2019azienda chimica dove \u00e8 stato svolto parte del lavoro.\r\nLa ricerca concerne primariamente in un\u2019analisi delle principali normative riguardanti le problematiche relative alle sostanze chimiche commercializzate o prodotte, sia in ambito europeo sia extraeuropeo.\r\n\r\nNella prima parte vengono descritti e analizzati i regolamenti di riferimento in ambito europeo.\r\nIl regolamento (CE) 1907\/2006 (REACH), come viene indicato all\u2019interno dello stesso testo, attua delle disposizioni che si basano sul principio di precauzione. I fabbricanti, gli importatori e gli utilizzatori a valle sono tenuti ad utilizzare o immettere sul mercato sostanze che non arrechino danno all\u2019ambiente o alla salute umana: l\u2019onere della prova sulla sicurezza delle sostanze chimiche viene demandato alle varie componenti che fanno parte dell\u2019industria, non a quelle di Pubblica Autorit\u00e0. Lo scopo \u00e8 di assicurare un elevato livello di sicurezza per la salute umana e dell\u2019ambiente. In generale le imprese devono registrare le sostanze che producono o importano oltre una soglia quantitativa di 1 tonnellata per anno: se il livello supera le 10 tonnellate, devono produrre una relazione sulla sicurezza chimica. Devono inoltre verificare se sono soggette ad autorizzazione, restrizione o presenti nelle liste delle sostanze candidate all\u2019autorizzazione, ed eventualmente portare a termine gli obblighi che ne derivano.\r\nIl regolamento (CE) 1272\/2008 (CLP) concerne la classificazione, l\u2019etichettatura e l\u2019imballaggio delle sostanze e delle miscele. Prende ispirazione dal Globally Harmonized System of Classification and Labelling of Chemicals (GHS) e porta dei cambiamenti rispetto alle normative precedenti. La classificazione pu\u00f2 essere armonizzata o determinata dai dichiaranti, che non possono per\u00f2 modificare le classi stabilite dalla prima. Uno dei pi\u00f9 evidenti, anche per gli stessi consumatori, sono le nuove etichette di pericolo che contengono i pittogrammi di forma romboidale mutuati dal GHS e numerose indicazioni riguardo i pericoli e le precauzioni da adottare.\r\nIl regolamento (UE) 649\/2012 (PIC) ha un particolare interesse per le aziende che hanno principalmente scambi commerciali con acquirenti extraeuropei. Fa seguito all\u2019applicazione della convenzione di Rotterdam e comporta uno sforzo oneroso per le aziende poich\u00e9 determina che tutte le sostanze chimiche esportate per quanto concerne la classificazione, l\u2019etichettatura e l\u2019imballaggio devono seguire i dettami dei regolamenti europei. Nella definizione di sostanze chimiche rientrano anche le miscele che, in pratica, quando esportate devono essere etichettate e disporre di una Scheda Dati di Sicurezza (SDS) nella stessa modalit\u00e0 di quelle che sono destinate al mercato comunitario. Mentre \u00e8 necessario effettuare la notifica per l\u2019esportazione o la richiesta del consenso esplicito solamente per le sostanze elencate negli allegati del regolamento.\r\n\r\nIn una sezione successiva della tesi sono analizzati alcuni dei ruoli che possono essere assunti in ambito del regolamento REACH. In particolare vengono esaminati quelli che sono ricoperti dall\u2019azienda in cui \u00e8 stato effettuata parte del lavoro di dottorato: utilizzatore a valle, distributore e produttore di articoli. Particolare interesse \u00e8 stato rivolto agli obblighi che ne derivano.\r\n\r\nUna parte specifica della ricerca \u00e8 stata dedicata ad alcuni regolamenti extraeuropei presenti in nazioni di elevato interesse commerciale e che presentano delle direttive con molti punti di contatto con quelle europee: i corrispondenti regolamenti cinesi, quali CHINA REACH e CHINA GHS; e le direttive similari adottate dalla Corea del Sud, quali K-REACH e KOREA GHS.\r\n\r\nI centri antiveleni sono estremamente importanti per la gestione dei rischi per la salute pubblica. Intervengono nella gestione delle emergenze e per questo motivo devono possedere database comp","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238886","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LA RILEVANZA PENALE DELL\u2019ABUSO DEL DIRITTO","anno":"2017","abstract":"La Tesi si pone l\u2019obiettivo di indagare la rilevanza dell'abuso del diritto nel diritto penale.\r\nL'abuso del diritto \u00e8 la categoria del diritto civile che esprime la violazione dei limiti interni previsti all'esercizio dei diritti soggettivi. Secondo la dottrina dell\u2019abuso del diritto, i titolari dei diritti non possono esercitare i poteri e le facolt\u00e0, che ne formano il contenuto, per scopi diversi dalla tutela degli interessi per cui i diritti sono stati riconosciuti.  Negli ultimi anni, la categoria  dell\u2019abuso del diritto ha avuto un forte sviluppo ed \u00e8 stata oggetto di numerose applicazioni giurisprudenziali in diversi campi del diritto extra-penale (ad esempio, nel tradizionale ambito degli atti emulativi, nelle relazioni contrattuali o nei rapporti famigliari). \r\nAnche se la logica dell'abuso di diritto presenta un'atipicit\u00e0 apparentemente lontana dal rispetto dei principi del diritto penale italiano, l\u2019elemento dell\u2019abuso di poteri giuridici privati caratterizza esplicitamente o implicitamente diversi istituti della parte generale e pi\u00f9 fattispecie di reato. Tanto suscita l\u2019esigenza di un confronto tra il funzionamento atipico dell\u2019abuso del diritto e i principi generali del diritto penale, con riferimento in primis a quello di tipicit\u00e0 e a quello di nullum crimen, nulla poena sine lege previa, scripta, stricta. Posto che l'abuso \u00e8 un concetto \"atipico\", caratterizzato dalla violazione di norme di principio, piuttosto che di regole, occorre domandarsi cosa succeda quando questa contrariet\u00e0 al diritto qualifichi un elemento della norma penale (per esempio, un abuso di potere, un abuso di informazioni, una condotta tenuta \"abusivamente\"). Cos\u00ec, la ricerca opera una ricognizione, nei diversi campi del diritto penale, dei problemi che possono essere messi in relazione con l\u2019abuso del diritto, tra i quali, possiamo ricordare inter alios, il superamento dei limiti di operativit\u00e0 delle cause di giustificazione (art. 51, 55 c.p.), alcune fattispecie di parte speciale, come l'arbitrario esercizio delle proprie ragioni (artt. 392 e 393 c.p.), considerato da certa dottrina una forma di \"abuso\" diritto, o  l'estorsione in caso di minaccia di far uso di un diritto (art. 629 c.p.); la relazione tra abuso di diritto e violazione di un obbligo di fedelt\u00e0; la resistenza della funzione critica del bene giuridico, la cui offesa \u00e8 una condizione necessaria \u2013 ma non sufficiente \u2013per giustificare la criminalizzazione di un fatto in accordo con  il principio di \"ultima ratio\" nel diritto penale; la funzione tipizzante dello scopo dell\u2019agente. Con riferimento ai settori analizzati, la Tesi prende in considerazione la problematica dell\u2019abuso del diritto nel diritto penale tributario, con attenzione al dibattito che, prima degli interventi legislativi del 2015, ha interessato la materia a seguito della giurisprudenza della Corte di Cassazione, ritenendo punibile un comportamento elusivo di delocalizzazione (Cassazione penale n. 7739\/2012), e riconducendolo al reato di dichiarazione infedele previsto dall\u2019art. 4 del decreto legislativo n. 74\/2000, nella veste precedente alla riforma dei reati tributari. Ulteriore campo di indagine, nel diritto penale complementare, \u00e8 quello degli abusi di mercato e del c.d. negazionismo.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238884","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Fiori di campo.\r\nStorie di internamento femminile nell\u2019Italia fascista (1940-1943)","anno":"2017","abstract":"Questo lavoro di ricerca nasce dall\u2019interesse per il tema dell\u2019internamento dei civili messo in opera dal fascismo durante il secondo conflitto mondiale e intende studiare, nello specifico, l\u2019internamento delle donne, analizzando il caso di studio dei sette campi femminili gestiti dal ministero dell\u2019Interno e attivi in Italia fra il 1940 e il 1943: i campi di Treia, Petriolo e Pollenza, in provincia di Macerata, nelle Marche, il campo di Lanciano, in provincia di Chieti, in Abruzzo, i campi di Vinchiaturo e Casacalenda, in provincia di Campobasso, nel Molise, e il campo di Solofra, in provincia di Avellino, in Campania.\r\nLa tesi si pone il duplice obiettivo di ricostruire la storia di queste sette strutture e di realizzare una schedatura di tutte le internate che vi sono transitate, per cercare di gettare nuova luce sul fenomeno dell\u2019internamento civile fascista, adottando un punto di vista alternativo e inedito, esaminando vicende e personaggi che, in larga parte, non hanno ancora beneficiato di analisi e ricostruzione storica.\r\nLa tesi \u00e8 divisa in quattro parti e si apre con un primo capitolo dedicato al contesto storiografico in cui si tratteggiano i motivi del ritardo nello sviluppo di una storiografia sull\u2019internamento, con spunti comparativi in relazione alle altre storiografie nazionali. Il capitolo, dopo un primo paragrafo legato alla memoria del passato fascista e alle rimozioni che l\u2019hanno caratterizzata, procede analizzando gli altri motivi di ritardo, raggruppati intorno ai problemi della centralit\u00e0 del momento resistenziale e della sovrapposizione fra internamento e confino, della frammentazione documentaria e del rapporto con la storiografia sulla Shoah. \r\nQuesto capitolo ripercorre poi le le fasi dello sviluppo degli studi sull\u2019internamento, dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201940 ai giorni nostri, analizzando tutti i principali contributi che la storiografia italiana e internazionale hanno dedicato all\u2019argomento, seguendo tendenzialmente un criterio cronologico ma, in alcuni casi, cedendo il passo a raggruppamenti di tipo tematico o per autore, soprattutto a partire dagli anni \u201990, quando i contributi dedicati all\u2019argomento hanno cominciato a moltiplicarsi.\r\nIl secondo capitolo ricostruisce la storia dell\u2019internamento civile fascista seguendo, anche in questo caso, un criterio cronologico e mettendolo in relazione con gli sviluppi del conflitto e la situazione internazionale, ripercorrendo l\u2019evoluzione della normativa a partire dalla fine degli anni venti del Novecento, fino agli sviluppi successivi all\u2019armistizio e al termine della guerra. Questo capitolo, attraverso il dipanarsi delle disposizioni diramate in materia di internamento, si pone l\u2019obiettivo di ricostruirne la storia nel suo insieme, evitando divisioni in rapporto alle diverse categorie di internati, per tentare di costruire una narrazione in grado di restituire la complessit\u00e0 di un fenomeno che vede intrecciarsi questioni di politica estera, interna, pubblica sicurezza, stato d\u2019emergenza, normativa bellica e politica razziale.\r\nIl terzo capitolo, il pi\u00f9 lungo, costituisce il cuore della tesi e si pone l\u2019obiettivo di ricostruire le storie dei sette campi femminili descrivendo le strutture, il loro funzionamento, le modalit\u00e0 di gestione, la vita materiale delle internate al loro interno, le funzioni e il ruolo dei questori, degli ispettori di zona, dei direttori, delle direttrici, del personale di guardia e di tutti quanti, a vario titolo, hanno avuto a che fare con i campi e le donne che vi erano internate, dal personale di servizio ai fornitori, dai commercianti alla cittadinanza che ha interagito e convissuto per tre anni con queste sette strutture e le loro numerose abitanti. La ricostruzione si sofferma dunque in particolare sull\u2019analisi delle dinamiche interne, dell\u2019impatto all\u2019interno dei microcosmi economici e sociali delle comunit\u00e0 locali, dei rap","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238560","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"PATRIMONIO CULTURALE E NUOVI MEDIA: PICCOLI MUSEI E LABORATORI DIDATTICI","anno":"2017","abstract":"Oggi si assiste a un rapido e radicale mutamento della societ\u00e0 che sta investendo strutture, rapporti, valori sociali e questa evoluzione determina un aumento della complessit\u00e0 del contesto sociale. Il Museo, da sempre \u201cspecchio\u201d della societ\u00e0, risente nel profondo della svolta epocale in atto: \u00e8 da questa trasformazione che emerge la necessit\u00e0 di sviluppare strategie innovative e attivit\u00e0 per rispondere ai nuovi bisogni educativi e per consentire un approccio pi\u00f9 coinvolgente al nostro Patrimonio artistico-culturale, fondamentale per sviluppare il senso civico e etico su cui dovrebbe basarsi la societ\u00e0. Il Patrimonio culturale diviene cos\u00ec un vero e proprio portatore di nuove forme di valore, a livello sociale e economico ma, in particolar modo, a livello educativo. Inizia, infatti, a emergere l\u2019importanza di azioni volte ad agire positivamente sul processo di democratizzazione, con la formulazione di una nuova concezione di cultura, di Bene e di Museo. In base a questo panorama e ai cambiamenti avvenuti negli ultimi anni sono riscontrabili, a livello sia Nazionale che internazionale, considerazioni generali verso cui orientare la ricerca: riflettere sul ruolo educativo del museo, anche in un\u2019ottica di lifelong learnig, per una progettazione e ridefinizione degli strumenti e delle strategie volte ad avvicinare le diverse tipologie di pubblico al Patrimonio culturale.\r\nLo scopo principale di questo lavoro \u00e8 quello di sottolineare l\u2019importanza del Museo come risorsa educativa rivolta a un pubblico sempre pi\u00f9 vasto, che propone esperienze di apprendimento attivo, strutturate con la compartecipazione di strumenti comunicativi tradizionali come i laboratori didattici e innovative come le nuove tecnologie. La creazione di ambienti vivaci e stimolanti e approcci integrati, intersettoriali e interdisciplinari acquistano significativit\u00e0 per il coinvolgimento del visitatore e contribuiscono a rendere significativa l\u2019esperienza museale.\r\nAi fini dell\u2019indagine si \u00e8 reso necessario un accurato percorso epistemologico per definire i diversi approcci al museo educativo, dalle nuove museologie alla pedagogia critica elaborata da Hopper Greenhil. Il tema, sviluppato attraverso un approfondimento storico, normativo e lessicale, ha permesso la raccolta di principi teorici sulla didattica museale, alimentati grazie al contributo deweyano, alle teorie sull\u2019apprendimento al Museo di Hein, agli studi anglofoni sull\u2019Heritage Interpretation. Questa analisi ha permesso la realizzazione di sistemi e azioni di miglioramento applicabili nel contesto museale, nello specifico in quello di Meridiana, un\u2019azienda del territorio che si occupa di erogare servizi per il turismo.\r\nQuesti elementi hanno di fatto alimentato la ricerca favorendo la focalizzazione di percorsi nuovi e avvincenti intorno al problema educativo centrale: trovare soluzioni che consentano di migliorare l\u2019approccio e di favorire la conoscenza Patrimonio Culturale del pubblico, in particolar modo in un Piccolo Museo, e rilevare se e come laboratori didattici e nuove tecnologie, anche in un\u2019ottica cooperativa, possano favorire il rapporto tra Museo e il suo pubblico.\r\nL\u2019indagine, condotta nel triennio 2013-2016, si contestualizza nella realt\u00e0 aziendale specifica di Meridiana e \u00e8 stata avviata attraverso due tipologie di questionario semi-strutturato allo scopo di evidenziare il rapporto tra Museo e il suo pubblico. I dati, sia qualitativi e quantitativi, raccolti sono stati utilizzati per delineare la dimensione informativa, organizzativa e educativo-didattica dei servizi turistici offerti dall\u2019azienda. Nello specifico i questionari hanno rilevato il gradimento e la soddisfazione dei pubblici su percorsi e attivit\u00e0 didattiche e, attraverso i valori rilevati, \u00e8 stato possibile delineare i punti di forza e i punti di debolezza dei contesti di riferimento. Item come le modalit\u00e0 di preparazione alla visita, gli strumenti suggeriti per migliorare l","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238559","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Esplicitazione e capitalizzazione del patrimonio di conoscenze dei lavoratori in un processo di sviluppo organizzativo dell\u2019azienda","anno":"2017","abstract":"La ricerca si propone, all\u2019interno di un proficuo rapporto Universit\u00e0-Impresa, di affrontare un problema reale, contingente, di cambiamento organizzativo di una Piccola e Media Impresa (PMI) del Distretto industriale (DI) della calzatura della Riviera del Brenta, rappresentativo di una pi\u00f9 generale problematica del cambiamento vissuta ai giorni nostri dalle PMI, che costituiscono il 95% del tessuto produttivo italiano.\r\nIl tema dell\u2019utilit\u00e0 della ricerca pedagogica in Italia \u00e8 noto: gi\u00e0 Damiano e Scurati (1982) notavano che \u201ci risultati della ricerca scientifica non raggiungono il campo scolastico con l\u2019auspicabile frequenza e sistematicit\u00e0; ancor pi\u00f9 raramente i risultati ottenuti nella pratica scolastica alimentano la ricerca scientifica\u201d. In linea con loro, oltre i confini nazionali, G. de Landsheere (1973) osservava che \u201ci progressi pedagogici compiuti mancano di quella necessaria comunicazione che deve esistere tra chi fa ricerca e chi lavora nella pratica\u201d. In questa direzione si muove Baldassare (2010), per il quale ricerca educativa significa \u201cprodurre conoscenze che in un tempo e in uno spazio variabili permettano di trovare soluzioni ai problemi che si incontrano\u201d. Il contributo della ricerca non solo \u00e8 capire meglio ed interpretare la realt\u00e0, ma anche intervenire sulle situazioni reali, evitando per\u00f2 di ridurre \u201cil tutto ad una parte\u201d.\r\nLa ricerca assume la problematica del dialogo teoria-prassi fin dalle prime pratiche di intervento e di formazione condotte dal 2008 all\u2019interno del DI, con il trasferimento di un modello di Formazione Professionale Continua (FPC) francese, creato sulla base delle indicazioni teoriche e metodologiche di Pastr\u00e9 (Progetto transnazionale Osmose, 2006), la Didattica Professionale (DP), ad un nuovo contesto di azione, le PMI.\r\nOgni cantiere di formazione sviluppato da allora diventa, dunque, occasione per una riflessione sull\u2019efficacia degli strumenti, sulla concettualizzazione di problematiche e di soluzioni con l\u2019obiettivo di \u201c comprendere dopo esservi riusciti\u201d (Piaget, 1974). \u00c8 con il Dottorato di Ricerca che la comprensione, insieme ad un\u2019immersione teorica, diventa sistematizzazione, valorizzazione degli apprendimenti informali del formatore e nuova formulazione del problema, dell\u2019approccio formativo, delle pratiche, degli strumenti, dei risultati.\r\nNel primo capitolo della tesi viene presentata la problematica: la PMI considerata si radica in un DI che sta vivendo, a partire dal 2008, gli effetti di una lunga crisi economica che ha determinato profondi cambiamenti nel mercato, nel settore della calzatura. Tutti gli attori distrettuali si mobilitano in risposta alle nuove condizioni esterne: le aziende devono ripensare la loro organizzazione interna e ricercare una nuova formula identitaria per diventare pi\u00f9 competitive; la FPC deve ripensare un\u2019offerta formativa efficace: la soluzione messa a punto \u00e8 l\u2019analisi del lavoro per lo sviluppo di competenze che, valorizzando i saperi dell\u2019esperienza, progetta una formazione \u201cnel \u201d e \u201ctramite\u201d il lavoro.\r\nPrende allora forma la domanda di ricerca: \u201cQuale ruolo per la formazione in un\u2019organizzazione, in un DI che cambia?\u201d.\r\nIl secondo capitolo si propone innanzitutto un chiarimento epistemologico rispetto all\u2019oggetto di\r\nindagine, illustrando i paradigmi epistemologici che guardano la complessit\u00e0 del rapporto soggetto-ambiente. Questo passaggio apre un approfondimento teorico sia sul soggetto, individuale e organizzativo, che apprende e conosce nell\u2019azione, sia sulla formazione, che smette i panni propri di un ruolo esclusivamente trasmissivo e istruttivo per porsi a fianco del soggetto e accompagnarlo a costruire i propri saperi in maniera autonoma. La conduzione di pratiche riflessive nelle organizzazioni richiede di affrontare il rapporto tra ricerca pedagogica e formazione, individuando nella Ricerca-Intervento una possibile soluzione per","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238558","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LA TRASPOSIZIONE DIDATTICA NEI FORMATI PEDAGOGICI\r\nL\u2019ANALISI DELLA PRATICA PER LA PROFESSIONALIZZAZIONE DEGLI INSEGNANTI","anno":"2017","abstract":"Il punto di avvio della presente ricerca deriva da un bisogno reale che viene fortemente avvertito nei contesti scolastici attuali, da parte di tutti gli attori che operano nel sistema o per il sistema: il bisogno di formazione degli insegnanti.\r\nLa questione non \u00e8 certo nuova: l\u2019aggiornamento come diritto \u2013 dovere per il docente \u00e8 stato sempre contrattualizato, sia pure in termini piuttosto generici, ma in tempi recenti tale argomento ha assunto una dimensione maggiormente rilevante ed \u00e8 entrato nel dibattito pubblico e politico aperto attorno alla scuola, alla sua qualit\u00e0 ed all\u2019innovazione ad essa necessaria. Infatti con la recente legge 107\/2015 la formazione ha assunto un carattere \u201cobbligatorio, permanente e strutturale\u201d, confermato dal Piano nazionale per la formazione dei docenti, emanato il 3 ottobre 2016. Si tratta di un atteso progetto, organico e di lungo periodo, che intende fornire linee \u2013 guida sia di tipo logistico \u2013 organizzativo che di indirizzo rispetto alle modalit\u00e0, ai contenuti, alle competenze da sviluppare al fine di offrire agli insegnanti un\u2019opportunit\u00e0 di sviluppo professionale adeguato ai contesti scolastici ma anche sociali previsti per il futuro.\r\nMa quali modelli e quali logiche formative \u00e8 necessario mettere in atto in una prospettiva che sempre pi\u00f9 si configura come lifelong, lifewide, lifedeep learning, connettendo formazione pre-service, formazione iniziale e formazione in servizio e coinvolgendo tanto l\u2019identit\u00e0 professionale quanto quella personale degli attori implicati nel processo? Quali soggetti possono farsi carico di un simile dispositivo di formazione, a partire da quali linee teoriche e metodologiche in linea con gli obiettivi posti dai decisori?\r\nIl presente lavoro di ricerca cerca di dare una risposta articolata a tali domande.\r\nInnanzi tutto la formazione degli insegnanti oggi non pu\u00f2 essere declinata se non in termini di professionalizzazione (Le Boterf, 2010), prendendo avvio da un\u2019idea molto ampia e peculiare della professionalit\u00e0 docente, fortemente situata nelle particolarit\u00e0 e nei vincoli posti dai contesti educativi.\r\nIl docente professionista infatti \u00e8 difficilmente descrivibile attraverso profili declinati di competenze attese in quanto opera in una situazione in contintuo divenire, determinata dalla logica di relazione con gli studenti, le cui risposte sono scarsamente prevedibili e categorizzabili. Egli \u00e8 chiamato continuamente ad affrontare l\u2019imprevisto ed il nuovo ed il suo lavoro quotidiano tende verso obiettivi che non sono mai uguali a se stessi. La professione docente, infatti, non ha nell\u2019apprendimento un prodotto causato dall\u2019insegnamento, ma si connota come una costante attivit\u00e0 di mediazione e regolazione che ha nell\u2019azione didattica il sul fulcro principale. L\u2019insegnante quindi deve essere formato proprio a partire dall\u2019analisi e dalla riflessione sull\u2019azione stessa, fino a che l\u2019assunzione di una postura riflessiva sull\u2019azione, in azione e per l\u2019azione (Altet, 2000) non venga assunta all\u2019interno dell\u2019habitus personale e professionale (Magnoler, 2011) del docente stesso.\r\nInoltre, dato che una formazione di tipo istruttivo \u2013 prescrittivo oggi non \u00e8 pi\u00f9 pensabile, \u00e8 opportuno sottolineare che un piano organico di professionalizzazione degli insegnanti non pu\u00f2 prescindere da un coinvolgimento diretto degli insegnanti stessi. \u00c8 necessario quindi realizzare la Nuova Alleanza prospettata da Damiano (2006), mettendo in atto percorsi di accompagnamento e di collaborazione reciproca tra mondo della scuola e mondo della ricerca.\r\nIn tale prospettiva si \u00e8 strutturato il progetto di ricerca, basato su una doppia ipotesi, derivante appunto dal doppio mandato ricevuto in avvio del percorso:\r\n-\tMettere in atto un processo di ricerca\/formazione finalizzato alla sperimentazione di uno degli aspetti pi\u00f9 rilevanti del profilo professionale del docente, ovvero la trasposizione d","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238557","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Leggere la Qualit\u00e0 della Vita dell\u2019adulto con disabilit\u00e0 fisica: dall\u2019osservazione dell\u2019ambiente di vita alla rilevazione delle percezioni.\r\nNella Struttura residenziale della Comunit\u00e0 di Capodarco di Fermo.","anno":"2017","abstract":"La ricerca si colloca all\u2019interno della riflessione della comunit\u00e0 scientifica sulla disabilit\u00e0 in et\u00e0 adulta e sulla progettazione e implementazione di percorsi personalizzati, volti all\u2019inclusione e al benessere complessivo. Il presente lavoro di tesi ricostruisce il costrutto della Qualit\u00e0 della Vita (QdV) e passa in rassegna le metodologie di valutazione atte ad rilevare la QdV di persone con disabilit\u00e0; espone le criticit\u00e0 pedagogiche che oggi connotano la disabilit\u00e0 adulta; presenta le soluzioni di vita indipendente pensate dall\u2019innovazione tecnologica per le persone con disabilit\u00e0 fisica (Ambient Assisted Living, domotica e tecnologie assistive).\r\nIl progetto di ricerca, realizzato nella Struttura residenziale della Comunit\u00e0 di Capodarco di Fermo, indaga da un lato, la percezione della QdV dei giovani adulti con disabilit\u00e0 fisica, mediante lo strumento Scala San Martin (INICO, 2014) e una domanda a risposta aperta (accogliendo il principio della triangolazione) e dall\u2019altro, l\u2019ambiente di vita (in riferimento agli elementi strutturali e tecnologici) dei giovani adulti accolti nella Struttura, mediante lo strumento Guida all\u2019osservazione. La metodologia di ricerca \u00e8 di natura qualitativa e attiene allo studio di caso, in quanto cerca di analizzare in profondit\u00e0 la QdV delle persone coinvolte nello studio. \r\nDai Profili della QdV emersi dalla ricerca si ricavano indicazioni su come ripensare le pratiche educative nella Struttura residenziale, nell\u2019ottica della personalizzazione dei Progetti di Vita dei giovani adulti. Inoltre, si tracciano le linee per la ri-progettazione strutturale degli ambienti di vita e per l\u2019introduzione di tecnologie assistive, in direzione di una crescente autonomia delle persone con disabilit\u00e0 fisica residenti nella Struttura residenziale presa in esame. \r\nAlla luce dei risultati, appare fondamentale lavorare per il benessere emotivo, lo sviluppo personale e l\u2019inclusione sociale; favorire l\u2019inserimento di tecnologie assistive che mirino all\u2019autodeterminazione; pensare alla creazione di ambienti di vita assistiti che incrementino l\u2019indipendenza degli adulti con disabilit\u00e0 fisica.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238552","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Adulterium e Stuprum.\r\nDeclinazioni della giustizia nella criminalistica moderna\r\n(secc. XVI-XVII)","anno":"2017","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238465","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"PUBBLICHE CALAMITA\u2019 E LEGISLAZIONE D\u2019EMERGENZA IN ITALIA TRA OTTO E NOVECENTO","anno":"2017","abstract":"Il lavoro di ricerca del presente lavoro si \u00e8 basato sullo studio dei principali eventi calamitosi verificatisi in Italia a cavallo tra XIX e XX secolo (1861 \u2013 1945). L\u2019intento \u00e8 stato quello di ricostruire la storia legislativa e la storia amministrativa in tema di catastrofi entrambe poco studiate per quanto concerne le calamit\u00e0 naturali. La ricerca \u00e8 stata condotta prendendo in esame i testi legge, le cronache dell\u2019epoca, i dibattiti parlamentari, i documenti d\u2019archivio, gli articoli di riviste e le monografie al fine di avere un\u2019ampia panoramica sul tema. Ci\u00f2 che \u00e8 emerso \u00e8 che lo Stato italiano, per quasi tutta la seconda met\u00e0 del\u2019Ottocento, era assolutamente impreparato ad affrontare una qualsiasi emergenza causata da una calamit\u00e0 naturale cos\u00ec il lavoro ha avuto lo scopo di descrivere, attraverso uno studio di lungo periodo, l\u2019evolversi del ruolo dello Stato e delle sue articolazioni.\r\nIl lavoro, quindi, intende offrire uno strumento di lettura della storia della legislazione e degli apparati italiani in tema di calamit\u00e0 cercando di mettere in luce i passaggi fondamentali che hanno permesso la costruzione dell\u2019odierna Protezione civile. Ci\u00f2 \u00e8 stato possibile suddividendo il periodo considerato in fasi: gli anni \u201960 e \u201970, gli anni \u201980, gli anni \u201990 e i primi anni del XX secolo, gli anni ricompresi tra il 1908 e il 1915 e dal 1915 alla fine della seconda guerra mondiale. Da questa periodizzazione \u00e8 emerso quanto segue: che negli anni \u201960 e \u201970 lo Stato italiano risultava essere totalmente assente poich\u00e9 privo di strumenti e di apparati idonei; che gli anni \u201980 e \u201990 furono, invece, gli anni della creazione dei primi organismi, delle prime articolazioni amministrative e dei primi strumenti pensati per le specifiche esigenze originate da una catastrofe; che i primi anni del XX secolo furono quelli della proliferazione degli apparati amministrativi speciali e che, infine, il terremoto di Messina e quelli degli anni successivi rappresentarono la fase feconda in cui si pensarono gli strumenti pi\u00f9 idonei e specifici per fronteggiare l\u2019emergenza e si costituirono gli apparati e le procedure.\r\nAccanto a questo primo dato ne \u00e8 emerso, poi, un secondo relativo alla natura degli apparati ed a quella degli atti normativi. \r\nRiguardo il primo aspetto \u00e8 emersa con evidenza la natura temporanea ed eccezionale degli organismi istituiti per gestire le fasi post catastrofe. I commissari, i collegi arbitrali, le commissioni erano, infatti, sorti per un tempo limitato al fine di svolgere funzioni e compiti \u201cstraordinari\u201dper fronteggiare la singola calamit\u00e0. Solo a partire dal terremoto in Calabria del 1905, si inizi\u00f2 a pensare di incardinare, all\u2019interno dell\u2019apparato burocratico statale, un organismo stabile specializzato nella gestione delle catastrofi.\r\nRiguardo il secondo aspetto \u00e8 stato interessante rilevare, a partire dagli anni \u201990 del XIX secolo, l\u2019avvio di una nuova tendenza, inquadrabile nella produzione di atti legislativi aventi natura eccezionale. Per far fronte all\u2019emergenza, anche quando si era ormai rientrati dalla fase pi\u00f9 difficile rappresentata dalle attivit\u00e0 di salvataggio delle vittime, il potere politico preferiva, infatti, lasciare sempre pi\u00f9 spazio al Governo. Ci\u00f2 significava garantire una grande autonomia all\u2019esecutivo che poteva cos\u00ec gestire tutte le questioni legate alle calamit\u00e0 e, in particolare, promulgare decreti legge sui pi\u00f9 disparati campi del diritto.  \r\nAttraverso lo studio di questi fattori, quindi, \u00e8 stato possibile fare un\u2019importante ricostruzione del processo di formazione dell\u2019organo della Protezione civile, fondamentale per un paese come l\u2019Italia continuamente colpito da sciagure naturali di ogni tipo. Proprio questo percorso ha permesso, infine, di individuare gli elementi di continuit\u00e0 intercorrenti tra la storia passata, caratterizzata dalla specialit\u00e0 degli organismi considerati e la storia presen","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238464","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"\u00abNELL\u2019INTERESSE DELLA LEGGE\u00bb. LA CORTE SUPREMA DI GIUSTIZIA DI PALERMO (1819 - 1861)","anno":"2017","abstract":"La Corte Suprema di Giustizia di Palermo, dalla sua istituzione, avvenuta con la Legge Organica del 1819, sino alla sua trasformazione in Corte di Cassazione dopo l\u2019Unit\u00e0, fu per la Sicilia un organo del tutto nuovo rispetto alla tradizione giuridica isolana. Competente solo per il giudizio di legittimit\u00e0, e con poteri in tutto identici alla Corte Suprema di Giustizia di Napoli, avente giurisdizione sulla parte continentale del regno delle Due Sicilie, ha operato lungo tutta la parabola borbonica riuscendo a vincere le iniziali ritrosie manifestate da avvocati e magistrati che, abituati per secoli ad operare nella frammentariet\u00e0 del diritto comune, temevano di perdere potere e prestigio all\u2019indomani della promulgazione del Codice per lo Regno delle Due Sicilie e dell\u2019istituzione di una Corte Regolatrice. La Tesi esamina le diverse fasi della Corte Suprema durante tutto l\u2019Ottocento borbonico, attraverso la voce dei suoi protagonisti. \r\nIl Supremo Tribunale, organo di vertice della magistratura isolana, posto a garanzia della corretta interpretazione del Codice, aveva tra i suoi compiti anche quello di monitorare l\u2019attivit\u00e0 dei tribunali inferiori e di censurare la condotta dei singoli magistrati, potere dal forte significato politico nel delicato passaggio dal vecchio al nuovo diritto codificato. \r\nQuesto studio, anche attraverso l\u2019analisi diretta della giurisprudenza del supremo organo di legittimit\u00e0 (con specifico riferimento all\u2019istituto dell\u2019enfiteusi), si inserisce in un \u201cvuoto\u201d storiografico e mette in luce la complessit\u00e0 della transizione, tra continuit\u00e0 e cesure, dando volto e parola a magistrati e avvocati che, nelle alterne e sanguinose vicende che hanno interessato il regno, si sono resi protagonisti di momenti cruciali per la storia della Sicilia. \r\nOrganigramma, funzionamento e attivit\u00e0 della Corte sono i principali campi di ricerca del presente lavoro che si intrecciano con l\u2019esame delle ricadute giuridiche, politiche, sociali ed economiche avute in Sicilia con l\u2019avvento della Codificazione.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238463","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"POWERED BY HEALTH:\r\nHEALTHISM IN FOOD MARKETING AND CONSUMER RESEARCH.\r\nA SYSTEMATIC REVIEW AND A CRITICAL DISCOURSE ANALYSIS.","anno":"2017","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238230","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"VISION ORGANIZZATIVA E QUESTIONE DI GENERE: STUDI DI CASO DI LEADERSHIP FEMMINILE","anno":"2017","abstract":"Negli studi organizzativi il legame tra leadership e vision organizzativa trova fondamento in diversi contributi. L\u2019affermarsi delle teorie sulla leadership carismatica e trasformazionale ha fatto assumere alla vision organizzativa un ruolo fondamentale per la definizione dei tratti caratteristici della stessa leadership. Il passaggio dalla leadership intesa in modo meccanicistico e non partecipativo alla concezione di un leader che viene considerato tale solo se rende partecipi degli obiettivi organizzativi i propri collaboratori rappresenta un punto cruciale sia per la teoria della leadership che per quella definita intorno alla vision organizzativa. Nel passaggio da una concezione all\u2019altra, la  \u201cricompensa\u201d, che deriva dal raggiungimento degli obiettivi organizzativi, non \u00e8 pi\u00f9 solo il risultato di accordi di scambi presi in maniera preventiva tra la parti, ma il frutto della riconoscenza da parte dello stesso leader dell\u2019essenzialit\u00e0 dell\u2019apporto dei propri collaboratori ai fini dell\u2019ottenimento del risultato conseguito (Burns, 1978, 2003).\u201cLa riflessione attuale sul comportamento manageriale mette a fuoco con chiarezza che la logica non ha presa completa sulla complessit\u00e0 dei comportamenti nell\u2019organizzazione e che per comprendere le molte facce della realt\u00e0 organizzata, bisogna porsi sul piano pluridimensionale delle [\u2026] motivazioni\u201d (Bodega, 2002, p. 25).\r\nLa definizione dello stile di leadership trasformazionale sembra dare una risposta all\u2019esigenza di trovare nuovi modi per comprendere le rinnovate realt\u00e0 organizzative e le nuove esigenze di natura culturale in cui insistono e dalle quali vengono influenzate. L\u2019ascesa della presenza femminile, infatti, nel mondo economico-finanziario, ha fatto emergere l\u2019esigenza di indagare la questione di genere, e nello specifico, la \u201cleadership femminile\u201d, perch\u00e9 indice di cambiamenti sociali ed economici rilevanti.\r\nGli studi dedicati alla tematica evidenziano come sia possibile associare i caratteri della leadership di tipo femminile alle caratteristiche proprie del modello di leadership trasformazionale gi\u00e0 in precedenza studiato in letteratura. La leadership femminile prevalente sembra quindi assumere i caratteri distintivi della leadership trasformazionale tra i quali emerge la capacit\u00e0 del leader di elaborare vision efficaci. \r\nTuttavia, in letteratura non vi \u00e8 un riscontro specifico in merito alla capacit\u00e0 delle donne leader di adempiere alla necessit\u00e0 organizzativa di elaborare una vision che sia condivisa ed efficace. Al contrario di quanto fatto in merito alla leadership trasformazionale, non vi sono studi che indaghino la capacit\u00e0 visionaria attraverso la lente della questione di genere, riferendosi in particolare alla capacit\u00e0 da parte della leadership femminile. \r\nCon questo lavoro di tesi si cerca, dunque, di colmare tale gap rispondendo alla seguente domanda di ricerca: come pu\u00f2 la leadership femminile, possedendo qualit\u00e0 e caratteristiche tipiche della leadership trasformazionale, elaborare vision efficaci per l\u2019organizzazione?\r\nLa leadership femminile \u00e8 capace di elaborare vision organizzative efficaci \u00e8 la proposizione teorica da cui discendono le seguenti ipotesi di ricerca: \r\nHP 1) La vision di un\u2019organizzazione caratterizzata da una leadership di tipo femminile \u00e8 condivisa.\r\nHP 2) La vision di un\u2019organizzazione caratterizzata da una leadership di tipo femminile \u00e8 fattibile.\r\nHP 3) La vision di un\u2019organizzazione caratterizzata da una leadership di tipo femminile \u00e8 fonte di ispirazione.\r\nI primi due capitoli della tesi presentano la rassegna teorica della letteratura in merito alle due variabili di cui si discute nella ricerca.\r\nNel primo capitolo, ha trovato, infatti, propria collocazione l\u2019excursus sulle teorie di riferimento sulla leadership sviluppandosi in un primo approfondimento dedicato a quella carismatica, seguito da quello sullo stile trasformazionale ","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238229","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La costruzione dello storytelling.\r\nLa logica della pratica dietro alla logica della rappresentazione nella comunicazione organizzativa.","anno":"2017","abstract":"Il presente studio vuole descrivere come la logica della pratica e la logica della teoria interagiscano per arrivare a definire la logica della rappresentazione. L\u2019opportunit\u00e0 per descrivere questa relazione, viene dalla pratica dello storytelling. \r\nLo storytelling in quanto tale non \u00e8, quindi, il focus di questo lavoro, ma ne rappresenta una cornice, una sorta di contestualizzazione. Questo lavoro mira piuttosto ad illustrare come le rappresentazioni narrative siano costruite nella pratica.\r\nEmpiricamente, questo elaborato \u00e8 il frutto di tre anni di lavoro e di osservazione all\u2019interno di un contesto organizzativo. Perci\u00f2, esso vuole prima fornire una riflessione e un\u2019analisi della particolare condizione all\u2019interno del sito studiato, che \u00e8 definita facendo riferimento al concetto di liminalit\u00e0 (Czarniawska e Mazza, 2013). In effetti, questa condizione ha determinato e influenzato la conduzione e l\u2019oggetto finale di questo lavoro di ricerca e non pu\u00f2, pertanto, non essere presa in considerazione nella descrizione dei fenomeni osservati.\r\nQuesto elaborato prende in considerazione le rappresentazioni narrative dell\u2019organizzazione studiata e ne descrive il processo di costruzione. In questo modo, vuole pervenire alla costruzione di una teoria locale valida per il contesto specifico (Czarniawska, 2001). \r\nIn particolare, questo lavoro vuole dunque essere uno studio praxiografico (Mol, 2002): partendo dai prodotti del lavoro in impresa e, attraverso un\u2019analisi fondata sull\u2019osservazione, l\u2019auto-osservazione e l\u2019osservazione retrospettiva, ricostruisce i processi organizzativi che sono stati necessari alla loro realizzazione prima, e alla loro diffusione poi.\r\nAvendo svolto tali attivit\u00e0 di comunicazione partecipando al lavoro in due contesti estremamente diversi appartenenti alla stessa organizzazione, l\u2019ufficio comunicazione e quello di ricerca per l\u2019innovazione, in questo lavoro sono contemplati e messi a confronto diversi tipi di rappresentazioni e diversi processi di costruzione delle narrazioni. \r\nQuesto elaborato presenta quattro delle narrazioni sviluppate nei due diversi contesti e ne ricostruisce i processi di costruzione e di diffusione. La scelta \u00e8 ricaduta sulle rappresentazioni narrative che potessero essere pi\u00f9 significative, sia da un punto di vista dei temi descritti e rappresentati, sia per l\u2019importanza rivestita dalle stesse all\u2019interno del contesto organizzativo di riferimento. \r\nL\u2019elaborato procede poi tracciando un modello che sintetizzi e includa gli step attraverso cui si perviene alla\r\ncostruzione di una rappresentazione narrativa nel sito di studio. Si tratta quindi di un modello e dunque di una generalizzazione, ma che ha valenza locale, perch\u00e9 appunto relativo al mio \"sito\".\r\nDa questo modello, in seconda istanza, emergono dei temi e delle riflessioni di portata pi\u00f9 ampia, che acquistano valore alla luce del confronto con la letteratura e le pratiche osservate.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238220","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Ontologia delle relazioni, teoria dei ruoli onto-tematici e ontologia dell'organizzazione aziendale della Halley Informatica","anno":"2017","abstract":"Questa tesi concerne l\u2019analisi del problema dell\u2019ordine relazionale e l\u2019applicazione a due ontologie da me sviluppate della teoria dei ruoli onto-tematici, formulata per risolvere tale problema. Per ontologia qui intendo una rappresentazione formale o un artefatto ingegneristico esplicativo di tutti gli elementi che fanno parte di una porzione della realt\u00e0 che viene esaminata con uno scopo applicativo ben definito. I domini di queste ontologie sono di diversa natura, il primo \u00e8 quello dell\u2019organizzazione aziendale della Halley Informatica, mentre il secondo \u00e8 il dominio della casa e delle entit\u00e0 che ne fanno parte. Questo progetto \u00e8 motivato da un crescente interesse in ambito informatico dell\u2019ontologia filosofica, disciplina incentrata sullo studio e sulla categorizzazione della realt\u00e0 e di tutto ci\u00f2 che ne fa parte. \r\nPer quanto riguarda l\u2019ontologia in campo informatico, ne ho fornito innanzitutto una definizione chiara, poi ho sviluppato le due ontologie, che sono facilmente riutilizzabili ed integrabili con ulteriori dati. Durante lo sviluppo delle due ontologie mi sono avvalsa di uno strumento molto utile, cio\u00e8 Prot\u00e9g\u00e9, un editor di ontologie che, tra le altre cose, fornisce una immediata rappresentazione grafica dell\u2019ontologia.\r\nI termini del dominio dell\u2019ontologia della Halley sono stati definiti tramite i documenti editi dall\u2019azienda, mentre per le definizioni dei termini dell\u2019ontologia della casa ho fatto riferimento, quando possibile, a quelle inserite in FrameNet, un database lessicale in lingua inglese comprensibile sia da uomini che da computer. Ho proposto di arricchire FrameNet con ulteriori termini che ritengo necessari e ho mostrato come in alcuni casi l\u2019analisi della teoria dei ruoli onto-tematici mette in risalto le somiglianze terminologiche, risultando cos\u00ec pi\u00f9 efficace della teoria dei frames semantici.\r\nElemento innovativo nello studio ontologico dei due domini, rispettivamente quello della struttura organizzativa aziendale e quello della casa, \u00e8 l\u2019analisi delle relazioni tra gli elementi facenti parte di queste ontologie, analisi che si rif\u00e0 alla teoria dei ruoli onto-tematici. Secondo questa teoria, \u00e8 plausibile ritenere che a livello ontologico esistano i cosiddetti ruoli ontologico-tematici, intesi come i corrispettivi ontologici dei ruoli tematici formulati in linguistica.\r\nLa formulazione di una lista dei ruoli onto-tematici \u00e8 stata preceduta da uno studio delle pi\u00f9 influenti teorie dei ruoli tematici presentate in ambito linguistico e dalla sistemazione gerarchica dei ruoli tematici.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238066","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"THINK GLOBAL, ACT LOCAL: RETHINKING MARKETING STRATEGIES TO ENHANCE ITALIAN AND MARCHES REGION WINE SECTOR.\r\nSOME EVIDENCES FROM A CONSUMER SCIENCE APPROACH","anno":"2017","abstract":"Il contesto vitivinicolo globale sta subendo gi\u00e0 da qualche anno dei cambiamenti di carattere strutturale. I paesi europei che tradizionalmente hanno sempre avuto un forte orientamento alla produzione e al consumo di vino come ad esempio l\u2019Italia, la Francia e la Spagna, sono ormai obbligati a confrontarsi con i mercati del Nuovo Mondo. Se da una parte questo scenario implica una mutazione del contesto competitivo, dall\u2019altra offre delle opportunit\u00e0 per intercettare nuovi potenziali consumatori. L\u2019inversione di tendenza coinvolge anche le abitudini di consumo: gli Stati Uniti per esempio sono diventati il principale paese consumatore di vino con un trend in crescita, al contrario della Francia e dell\u2019Italia che vedono un decremento del consumo di vino nel mercato interno. A livello regionale, in particolare nelle Marche, si fa ancora pi\u00f9 forte l\u2019esigenza di progettare strategie a medio-lungo termine capaci di avvicinare le piccole aziende ai consumatori internazionali senza stravolgere la loro natura locale.    \r\nQuesta tesi, composta da tre casi studio, offre nuovi punti di vista per ripensare il ruolo dei consumatori nelle strategie di marketing del vino a livello italiano e marchigiano rispondendo a delle domande di ricerca dettate dal contesto economico e sociale che influisce in maniera decisiva sul mondo del vino. \r\nLa prima domanda di ricerca a cui questo lavoro cerca di rispondere riguarda gli strumenti pi\u00f9 adeguati per comunicare qualit\u00e0 e identit\u00e0 del vino nel mondo globalizzato. L\u2019analisi sensoriale offre una base scientifica che pu\u00f2 far crescere l\u2019efficacia di strategie consortili. Infatti, il primo caso studio, mostra come l\u2019Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT) per primo, e il Consorzio dei Vini Piceni in seguito, attraverso uno studio scientifico sulle caratteristiche sensoriali dei vini a denominazione d\u2019origine, hanno orientato la propria strategia di comunicazione nell\u2019ottica della trasparenza, grazie all\u2019oggettivit\u00e0 dell\u2019analisi sensoriale, e della condivisione, attraverso il vocabolario dettato dal protocollo scientifico internazionale successivamente trascritto in una chiave pi\u00f9 semplice e comprensibile dai consumatori meno esperti.\r\nLa seconda domanda di ricerca, riguarda il gap informativo tra produttori e consumatori. \u00c8 possibile ridurlo attraverso ricerche mirate per comprendere il significato che viene attribuito a concetti e parole diverse? Spesso chi produce e quindi comunica il vino \u00e8 troppo distante da chi lo consuma. Nel secondo caso di studio, \u00e8 presentato un metodo di ricerca molto utilizzato nella psicologia sociale ma poco applicato nella strategia di posizionamento del vino, per individuare l\u2019asimmetria informativa nella filiera vitivinicola. Attraverso la teoria delle Rappresentazioni Sociali, sono state individuate delle differenze nelle costruzioni mentali legate al vino sostenibile. Questa teoria spiega come le nostre azioni e quindi anche il modo di pensare sono influenzati dal contesto culturale, sociale ed economico nel quale viviamo. Nel caso del vino sostenibile se i produttori non si avvicinano al mondo dei loro consumatori, rischiano di costruire una strategia di marketing inefficace o addirittura fuorviante. I risultati della ricerca hanno evidenziato dei punti in comune tra produttori e consumatori nelle tematiche riguardanti l\u2019ambiente ma allo stesso tempo hanno rilevato la poca attitudine alla sensibilit\u00e0 sociale, al rispetto dei lavoratori e alla preoccupazione per il prezzo da parte dei produttori intervistati, su tematiche che invece coinvolgevano i consumatori intervistati.\r\nL\u2019ultimo caso di studio invece, risponde alla domanda di ricerca legata al ruolo delle emozioni e della loro influenza nelle decisioni d\u2019acquisto. Per determinare le risposte emotive con maggior precisione, minimizzando l\u2019influenza delle componenti irrazionali, sono state utilizzate le nuove tecniche di neuroscienza.  In particolare, sono stati sott","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238065","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Ripensare l\u2019abitare smart. Il contributo del paradigma della giustizia spaziale","anno":"2017","abstract":"L\u2019obiettivo complessivo e originario della ricerca \u00e8 quello di una elaborazione critica ed una proposta di  categorie etico-antropologiche che facciano da guida per pensare un abitare sostenibile, e in particolare la citt\u00e0 del futuro, come capace di favorire la fioritura dell\u2019umano. Il discorso si cala  entro uno specifico dibattito, oggi imperante, che \u00e8 quello sulle smart cities. Per indagarne criticamente il contenuto e proporre prospettive trasformative, il lavoro individua nell\u2019ambito delle teorie della giustizia,il paradigma della giustizia spaziale. Questo si configura, infatti, come una valida chiave interpretativa, capace di apportare un contributo significativo e un tratto di novit\u00e0 rispetto agli scenari finora elaborati. Nel suo complesso, il lavoro si compone di tre parti distinte. La prima, \u00e8 dedicata all\u2019esplicitazione del paradigma della giustizia spaziale, attraverso il riferimento ai contributi di Henri Lefebvre, Edward Soja, David Harvey e Doreen Massey. Tale paradigma si distingue per integrare lo spazio nelle considerazioni di giustizia: qui la dimensione spaziale viene intesa come supporto ontologico e come prodotto sociale, mettendo in discussione la convinzione, a lungo dominante, dello spazio come realt\u00e0 fissa, a-problematica e neutrale. La seconda parte utilizza la prospettiva della giustizia spaziale per comprendere criticamente il modello della smart city. Dopo una prima analisi tesa a ricostruire il concetto di citt\u00e0 intelligente, l\u2019indagine mette a fuoco l\u2019inadeguatezza di pensare questo modello urbano a partire da griglie standardizzate di indicatori che, si mostra, derivano da un approccio competitivo che interpreta la questione urbana secondo i criteri della performance e della possibilit\u00e0 di misurazione. Dopo il confronto con le questioni epistemologiche e di metodo, il lavoro procede mettendo a tema lo specifico contenuto inteso parlando di smart city, in particolare sottoponendo a riflessione critica l'unilaterialit\u00e0 della sottolineatura tecnologica, coniugata come supporto della riorganizzazione socioeconomica e territoriale. Emerge da un lato la necessit\u00e0 di indagare la relazione triadica tra tecnologia, spazialit\u00e0 ed esseri umani, dall\u2019altro lato l\u2019urgenza di portare alla luce i rischi di letture riduzionistiche dei territori, in particolare quelli rurali, che una certa logica riesce ad interpretare solo come mere appendici degli ambiti urbani.\r\nIl rilievo delle criticit\u00e0 e l\u2019indicazione di possibili nuove direzioni per il paradigma della smart city sono stati messi in gioco come rilevanti non solo per le politiche pubbliche, ma anche per l\u2019impresa tecnologica. L\u2019ultima parte del lavoro ospita, infine, la riflessione su due diversi casi studio relativi a prodotti elaborati dall\u2019azienda presso la quale si \u00e8 svolta buona parte della ricerca.\r\nIn tal modo il percorso compiuto intende rilevare come un abitare davvero intelligente e attento all\u2019intero dell\u2019umano non pu\u00f2 trascurare questioni di giustizia o di ingiustizia che possono derivare da una variabile che gli \u00e8 costitutiva, come quella della spazialit\u00e0.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238062","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Sostenere la costruzione delle competenze grafo-pittoriche infantili.\r\nIl gioco come strumento di scaffolding","anno":"2017","abstract":"Finalit\u00e0 della Ricerca\r\nPartendo dall\u2019analisi dei contributi di diversi autori sul disegno infantile, il nostro lavoro si pone la finalit\u00e0 di comprendere se sia possibile sostenere la costruzione delle competenze grafo-pittoriche dei bambini elaborando delle proposte che si collochino nell\u2019area di sviluppo potenziale dei soggetti [Vygotskij, L.S. 1935\/1973] e che facciano leva sul gioco come strumento di scaffolding [Bruner, J. S. 1964\/1968].\r\nProgetto di Ricerca\r\nNella I Parte del lavoro si illustreranno i riferimenti scientifici passando in rassegna le diverse prospettive psicologiche sul tema del disegno e mettendo in relazione i contributi analizzati per giungere a una visione complessa e integrata della conoscenza in quest\u2019area. Successivamente si descriver\u00e0 il metodo e il paradigma teorico cui si \u00e8 scelto di aderire, da cui discenderanno la scelta degli strumenti e la definizione del progetto.\r\nNella II Parte del lavoro si presenter\u00e0 il progetto di ricerca e si illustreranno i dati raccolti mediante la desk research, le osservazioni e le interviste; sulla base di questi dati, si articoler\u00e0 di seguito il processo che ha portato all\u2019ideazione e allo sviluppo di una linea di giochi finalizzata a sostenere la costruzione delle competenze grafo-pittoriche infantili.\r\nInfine, nella III Parte, si esporr\u00e0 il monitoraggio effettuato dapprima con un campione di famiglie e successivamente con i bambini frequentanti alcune scuole distribuite sul territorio, al fine di valutare l\u2019efficacia dei prodotti nel supportare e promuovere i processi di sviluppo perseguiti. Sulla base dei dati ricavati, delineeremo quindi le successive traiettorie di sviluppo della ricerca, tracciando un bilancio dei punti di forza e criticit\u00e0 del progetto.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238061","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il capitale della memoria. Musei e risorse digitali nell'economia della conoscenza: produrre contenuti per generare valore","anno":"2017","abstract":"Il contributo esamina la storia del patrimonio civico di Ancona, oggetto nel 1919 del riallestimento di Luigi Serra e sembrato in diversi nucleo a seguito dell\u2019annessione della Pinacoteca civica al Museo archeologico nazionale, condotta a termine fra il 1928 e il 1929. L\u2019indagine presenta fonti documentarie circa lo stato patrimoniale delle collezioni, prime note sulla dispersione dei cimeli di Francesco Podesti, notizie sulle politiche conservative e sugli atti di deposito siglati nei primi anni Trenta, fra i quali l\u2019inedita collezione di Enrico Milano.\r\nIl secondo capitol analizza puntualmente l\u2019attivit\u00e0 delle Soprintendenze marchigiane, dai piani preventivi di salvaguardia alle operazioni di protezione poste in essere per il patrimonio regionale. Il contributo illustra inoltre l\u2019attivazione nelle Marche dei ricoveri interregionali, presentando documenti inediti sull\u2019operato di Pasquale Rotondi e chiarendo pertanto l\u2019organizzazione, le tempistiche e l\u2019effettiva consistenza del patrimonio posto in sicurezza a Sassocorvaro e Carpegna.\r\nLa ricerca prosegue con uno studio inedito sull\u2019attivit\u00e0 dei monument officers nelle Marche, dove agirono in stretta collaborazione con gli uffici di tutela per le operazioni di primo intervento.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238057","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Esperienze formative nella prospettiva del Lifelong Learning: i progetti Car.Sek, Edueat e Edujob","anno":"2017","abstract":"Il lavoro di ricerca si articola in tre capitoli che trattano tre progetti differenti svolti durante il percorso di dottorato Eureka, il cui filo conduttore \u00e8 il tema del life long learning, inteso come formazione continua e diffusa finalizzata al miglioramento della qualit\u00e0 della vita dell\u2019essere umano. Prendendo in considerazione tre target diversi, anziani, bambini e adulti, il percorso di ricerca affronta tre diversi progetti di formazione tesi al benessere della persona, sia quando questo \u00e8 legato alla conduzione di stili di vita salutari sia alla gratificazione legata al contesto professionale.  \r\nIl primo capitolo della tesi riguarda un progetto pilota in ambito domotico realizzato dall\u2019azienda in collaborazione con l\u2019Inrca (Istituto Nazionale Riposo e Cura per Anziani). La cornice teorica di riferimento \u00e8 quella offerta dalla psicologia del ciclo di vita. Tale prospettiva infatti offre supporto ai temi base della ricerca quali il lifelong learning e l\u2019invecchiamento attivo. Le criticit\u00e0 emerse dal lavoro sul progetto Car.Sek hanno generato riflessioni all\u2019interno del gruppo di ricerca inerenti il ruolo della formazione come strumento di cambiamento inteso come ristrutturazione del sistema di significati della persona, avviando la ricerca verso due prospettive investigative: la formazione a stili di vita salutari e la formazione professionale.\r\nL\u2019acquisizione di corretti stili di vita, specialmente nel campo alimentare, \u00e8 influenzata dai comportamenti e abitudini appresi durante l\u2019et\u00e0 infantile, da qui deriva la necessit\u00e0 di interventi  di educazione alimentare nei primi anni di vita, in una fase in cui la plasticit\u00e0 cerebrale \u00e8 pi\u00f9 attiva.  L\u2019educazione alimentare dei bambini inoltre diviene strumento e motivazione per il cambiamento degli stili di vita dell\u2019intero nucleo familiare. A questo scopo il secondo capitolo della tesi si concentra sullo sviluppo del progetto Edueat, un percorso di educazione alimentare per bambini e adulti, basato sull\u2019esplorazione sensoriale del cibo e l\u2019approccio ludico. Partendo dall\u2019elaborazione di un Manifesto per un\u2019educazione alimentare sana e consapevole nella famiglia e nella scuola, il progetto prevede la strutturazione di diversi strumenti allo scopo di coinvolgere tutti gli attori che mediano l\u2019approccio del bambino al cibo: famiglia, scuola, pubblici esercizi. Nel progetto vengono presentati i dati provenienti da focus group condotti con le famiglie e i risultati di esperienze laboratoriali sviluppate insieme a genitori e bambini. \r\nAlla luce degli ultimi studi sulla formazione degli adulti, nel terzo capitolo si progetta un nuovo modello formativo basato sulla valorizzazione del formando come protagonista attivo, favorendo un percorso di apprendimento caratterizzato dalla ricorsivit\u00e0 tra teoria e pratica e dallo sviluppo di competenze di autoriflessione e autovalutazione. L\u2019idea alla base \u00e8 che percorsi di formazione gestiti in autonomia dall\u2019adulto producano apprendimenti pi\u00f9 duraturi e incisivi rispetto a interventi costruiti e imposti dall\u2019esterno.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238055","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il settore dei tessuti, tra made in Italy e mercato globale, uno studio sociologico per l\u2019internazionalizzazione.","anno":"2017","abstract":"Il progetto di ricerca nasce nell\u2019ambito del progetto Eureka che prevede una formazione combinata fra l\u2019Universit\u00e0 di Macerata e l\u2019azienda La Firma tessuti di Castelfidardo. \r\nL\u2019obiettivo principale \u00e8 lo studio di una strategia comunicativa efficace per permettere ad una piccolissima azienda di tessuti italiana di internazionalizzarsi nei mercati esteri, in particolare quello russo e cinese. \r\nIl lavoro, dal titolo Il settore dei tessuti tra made in Italy e mercato globale, uno studio sociologico per l\u2019internazionalizzazione, si sviluppa in quattro capitoli: due di stampo economico e i restanti a carattere sociologico. La tesi fornisce, da prima, un quadro preciso sullo stato dell\u2019economia italiana focalizzato sulle piccole (da 10 a 50 addetti totali) e, soprattutto, micro imprese italiane (meno di 10 addetti) produttrici del Made in Italy. Ne emerge che, per la sopravvivenza economica di queste ultime, l\u2019attivit\u00e0 internazionalizzazione \u00e8 vitale, in particolar modo se rivolta verso i mercati emergenti. Facendo riferimento al comparto tessile si \u00e8 concentrata l\u2019attenzione, quindi, sui fenomeni dell\u2019Offshoring e del Backshoring. \r\nLo studio prosegue sull\u2019analisi del comparto tessile\/abbigliamento manifatturiero con un focus sulla produzione di tessuti. Scendendo nello specifico, si verifica, attraverso l\u2019utilizzo di ricerche statistiche compiute nel corso degli anni, la percezione che il mercato russo e quello cinese hanno del Made in Italy, sia in generale che nel settore moda. La parte economica si chiude con un passaggio sulle sfide della modernit\u00e0 che stanno rivoluzionando il mercato tessile. Ne merge che la nuova frontiera \u00e8 rappresentata da una maggiore attenzione verso la green economy attraverso l\u2019uso di processi produttivi ecosotenibili (ad esempio la riscoperta dei filati naturali). \r\nConclusa la premessa economica sono presentati due studi sociologici compiuti sui clienti russi e sui clienti cinesi che hanno frequentato l\u2019azienda La Firma tessuti nell\u2019arco di un triennio (2014-2016). Si tratta di una ricerca etnosociologica condotta attraverso l\u2019osservazione diretta di tre imprenditrici russe e di un questionario a risposta aperta sottoposto a un gruppo di clienti cinesi. Con questo approccio \u00e8 stato possibile spiegare l\u2019atteggiamento in fase d\u2019acquisto nei confronti dei prodotti tessili 100% Made in Italy. \r\nI due profili, economico e sociologico, hanno rappresentato la base per la costruzione di una strategia di comunicazione nei paesi target efficace per una micro impresa italiana intenzionata ad aumentare il proprio volume d\u2019affari verso l\u2019estero. Attraverso le due analisi, infatti, si \u00e8 cercato di individuare i principali tratti distintivi riguardo la percezione del Made in Italy in ambito tessile\/abbigliamento. Dei veri e propri punti di forza che potessero essere sfruttati per la penetrazione commerciale in questi Paesi.\r\n In conclusione, s\u2019illustra come l\u2019analisi sia stata sfruttata in concreto per stabilire la migliore strategia di presentazione dei prodotti de La Firma tessuti di Castelfidardo all\u2019interno del mercato del nord Europa e quello dei paesi orientali.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238053","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"ADOZIONE E ADOLESCENZA: LA COSTRUZIONE DELL\u2019IDENTIT\u00c0 IN ADOLESCENTI CHE SONO STATI ADOTTATI. ITALIA E ARGENTINA A CONFRONTO","anno":"2017","abstract":"La costruzione di un S\u00e9 stabile e sicuro, alla base del senso di identit\u00e0 personale, \u00e8 uno dei compiti\r\nprimari dello sviluppo psicologico per tutti gli adolescenti e i giovani. Il compito che si trovano\r\nper\u00f2 ad affrontare i ragazzi che sono stati adottati \u00e8 duplice: quello di\r\npotenziamento\/complessificazione di condizioni \u201cnormali\u201d dell\u2019adolescenza e quello di confrontarsi\r\ncon variabili adozione\/specifiche (Chistolini, 2010). I genitori possono svolgere un ruolo\r\ndeterminante nell\u2019acquisizione dell\u2019identit\u00e0 dei propri figli e il contesto di sviluppo opera\r\nun\u2019influenza fondamentale (Rosnati, 2010; Scabini, Rossi, 2014) sia a livello microsistemico (ad\r\nesempio il gruppo dei pari) sia macrosistemico (la cultura del Paese di adozione) (Brodzinsky,\r\n2014). Il confronto tra Paesi con presupposti istituzionali e stili di vita differenti \u00e8 diventato dunque\r\nimportante ed urgente. Il quadro teorico nel quale ci si inserisce \u00e8 quello ritenuto parte del filone di\r\nricerca non comparativo (adottati vs non adottati) ponendo l\u2019attenzione sugli aspetti individuali e\r\nsui processi interpersonali (in famiglia e nel gruppo dei pari) (Palacios, Brodzinsky, 2010).\r\nOBIETTIVI: il progetto di ricerca si propone, attraverso l\u2019utilizzo sia di metodi quantitativi, sia\r\nqualitativi, di indagare in profondit\u00e0 la formazione dell\u2019identit\u00e0 negli adolescenti che sono stati\r\nadottati, analizzando nello specifico, lo sviluppo adolescenziale, vale a dire quelli collegati allo\r\nsviluppo dell\u2019identit\u00e0 e del concetto di s\u00e9, prendendo in considerazione il modello olandese\r\nproposto da Meeus (2008) e in particolare i tre fattori analizzati da questo autore cio\u00e8: impegno,\r\nesplorazione in profondit\u00e0 e riconsiderazione dell\u2019impegno. Identificare l\u2019impatto esercitato dai\r\ngenitori adottivi e dal gruppo dei pari nell\u2019acquisizione dell\u2019identit\u00e0 e nel conseguente adattamento\r\nin termini di soddisfazione per la vita e capacit\u00e0 di autodeterminazione, nonch\u00e9 le modalit\u00e0 di\r\nricerca delle origini (Brodzinsky, 2011, Fermani, 2014).\r\nMETODO\r\nPartecipanti: nel primo step di ricerca hanno partecipato 141 adolescenti e giovani che sono stati\r\nadottati, 69 argentini e 72 italiani, di cui 47 maschi (33,3 %) e 94 femmine (66,7%). Gli adolescenti\r\nhanno un\u2019et\u00e0 compresa tra gli 11 e i 31 anni (media 20, 5; DS.4,7). Nel secondo step hanno\r\npartecipato 10 adolescenti italiani e 10 argentini che sono stati adottati con et\u00e0 (al momento\r\ndell\u2019intervista) compresa tra i 12 e i 18 anni di et\u00e0. Il sottocampione argentino \u00e8 stato costituito da 6\r\nmaschi e 4 femmine, l\u2019et\u00e0 di adozione va dal primi giorni di nascita fino ai 12 anni. Tutti adottati\r\ntramite adozione nazionale. Il sottocampione italiano \u00e8 stato costituito da 5 maschi e 5 femmine,\r\nl\u2019et\u00e0 di adozione va dai 13 mesi fino ai 9 anni. Tutti adottati tramite adozione internazionale.\r\nProcedura: nel primo step la raccolta dei dati quantitativi \u00e8 stata centrata nella somministrazione di\r\n141 questionari realizzati sia in lingua italiana che spagnola ad adolescenti e giovani italiani e\r\nargentini che sono stati adottati. Nel secondo step la raccolta dei dati qualitativi \u00e8 stata centrata\r\nnell\u2019analisi in profondit\u00e0 di 20 interviste semi-strutturate ad adolescenti italiani e argentini che sono\r\nstati adottati. \u00c8 stata richiesta la collaborazione alle associazioni di famiglie adottive, Enti\r\nautorizzati, scuole, professionisti, operatori che lavorano nel settore dell\u2019adozione.\r\nMisure: nel primo step raccolta dati \u00e8 avvenuta con un questionario composto, oltre che da\r\ndomande socio anagrafiche, dalle seguenti scale: Self Concept Clarity (SCC_Campbell et al., 1996);\r\n\u03b1 .83; Valutazione dell\u2019autodeterminazione (Soresi et al., 2004); \u03b1 .72; Satisfaction with Life Scale\r\n(SWLS_Diener et al., 1985); \u03b1 .87; The Utrecht-Management of Identity Commitments Scale\r\n(Meeus, 2008) (educational commitment: \u03b1 .90, educational exploration: \u03b1 .77, educatio","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238049","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"AN ACTION-RESEARCH BASED TRAINING FOR EDUCATIONAL LEADERS TO IMPROVE PROBLEM-SOLVING & COMMUNICATION COMPETENCIES","anno":"2017","abstract":"Questa ricerca si propone di capire se la formazione con un approccio di ricerca-azione (actionresearch\r\nA-R) possa aiutare i dirigenti scolastici o Educational Leaders (ELs) a migliorare le loro\r\ncompetenze di problem-solving e di comunicazione. Undici ELs sono stati i principali attori\r\ncoinvolti. \u00c8 stato considerato il modo in cui hanno vissuto quest\u2019esperienza di formazione-ricerca e\r\nl\u2019autopercezione dell\u2019eventuale cambiamento\/miglioramento riguardante le loro competenze.\r\nIl quadro concettuale che ha guidato lo studio \u00e8 stato fondato sull\u2019approccio costruttivista. \u00c8 stata\r\ndata voce agli ELs al fine di capire gli effetti professionali e personali della formazione-ricerca. Lo\r\nstudio \u00e8 stato basato su un approccio qualitativo. I dati sono stati raccolti principalmente da\r\nun\u2019intervista semi-struttura realizzata alla fine della ricerca-formazione. Ulteriori dati utili ai fini di\r\ndare spessore alla ricerca, sono pervenuti anche da altre fonti: dalle video-registrazioni delle\r\ninterviste pre-training e di met\u00e0 percorso. dalle sessioni di formazione e learning communities, dal\r\nmateriale prodotto da ogni ELs, dalle percezioni e dalle interpretazioni personali che emergevano\r\nspontaenamente.\r\nLa Literature Review riguardante l\u2019Educational Leadership del 21\u00b0 secolo, le competenze\r\nessenziali, l\u2019approccio A-R alla formazione, il costruttivismo e l'apprendimento, l'approccio\r\ncostruttivista-strategico del problem solving e la pragmatica della comunicazione umana, tutto\r\nquesto \u201cha informato\u201d le domande di ricerca. invece, \u00e8 stato l\u2019approccio A-R a guidare il disegno\r\n(design) e lo sviluppo (process) dell\u2019esperienza di tutta questa formazione-ricerca.\r\nNel corso della formazione-ricerca \u00e8 stata posta particolare attenzione alle considerazioni etiche,\r\ndato il duplice ruolo del ricercatore-trainer. I case studies sono stati usati per esplorare i\r\nmiglioramenti significativi relativi alle competenze di problem solving e di comunicazione. I\r\nrisultati, frutto delle percezione di ciascun EL, come suggerisce la letteratura sono stati discussi con\r\nlo scopo di verificare se gli apprendimenti avevano prodotto effetti trasversali, quali: la coscienza,\r\nl'efficacia, la flessibilit\u00e0, l'interdipendenza e la padronanza (Costa e Gamston, 2016). L\u2019analisi\r\ntematica \u00e8 stata effettuata per identificare i temi comuni che gli ELs hanno riconosciuto come\r\ndeterminanti al loro miglioramento professionale e al buon esito della loro esperienza di ricercaformazione.\r\nSei temi principali sono emersi: sviluppo professionale e personale, prassi, riflessioni\r\ncritiche, interdipendenza, gestione delle relazioni ed esercizio del controllo.\r\nLa ricerca mostra che la formazione bsasata su un approccio di A-R oltre a dare risvolti a livello\r\nprofessionale ha avuto dei riflessi anche sul piano personale, infatti, questi aspetti della vita sono di\r\naiuto l\u2019un l'altro. In pi\u00f9, ha dato luogo a cambiamenti sia alla consapevolezza di s\u00e9, sia nelle azioni\r\ne nelle strategie degli ELs. Ancora, la ricerca rileva che l\u2019efficienza e l\u2019efficacia di un EL \u00e8\r\nstrettametne legata ad una formazione continua, che dovrebbe accompagnarlo lungo tutte le fasi\r\ndella sua carriera professione, promuovendo cos\u00ec uno sviluppo costante e duraturo.\r\nLo studio dimostra che vari sono stati gli aspetti dell\u2019approccio A-R del training apprezzati dagli\r\nELs: la contestualit\u00e0 e la relevanza, l\u2019attivit\u00e0 e l\u2019operativit\u00e0, la rigorosita non rigida, l\u2019adattabilit\u00e0 e\r\nla trasferibilit\u00e0 (gli elementi che dal loro punto di vista hanno reso effettivamente valida questa\r\nformazione-ricerca).\r\nLe riflessione critica individuali (con i compiti prescritti, log-books, diari, ecc.) e collettive\r\n(learning communities, partnership coaching) eseguite con gli altri ELs compagni di percorso, sono\r\nstate considerate fondamentali per il miglioramento di problem solving e communicazione .\r\nTuttavia, i risultati mostra","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238048","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"IN CHE SENSO L\u2019IRONIA DICE IL CONTRARIO? I VINCOLI COGNITIVI DELL\u2019IRONIA VERBALE","anno":"2017","abstract":"L\u2019ironia verbale \u00e8 un fenomeno ampiamente discusso nell\u2019ambito di due aree di studio: pragmatica classica e critica letteraria. Recenti sviluppi provenienti dalle scienze cognitive hanno arricchito il panorama degli studi sull\u2019ironia verbale rispetto ai processi cognitivi ad essa legati. In quest\u2019ultima cornice di riferimento troviamo anche studi che hanno verificato come la comprensione dell\u2019ironia risenta di alcune regole della percezione. Per questo motivo, \u00e8 sembrato promettente applicare i risultati provenienti dalla fenomenologia sperimentale allo studio della comprensione dell\u2019ironia verbale. Manipolare i livelli di contrariet\u00e0 tra ci\u00f2 che viene detto e la situazione referente sulla base della regole percettive della contrariet\u00e0 pu\u00f2 aiutare a comprendere meglio i meccanismi legati al processamento di un messaggio ironico. Nella presente ricerca sono stati condotti tre studi, due utilizzando rating tasks (compito carta e matita) e un compito di lettura e valutazione (yes\/no task), somministrato al computer e che ha reso possibile la misurazione dei tempi di risposta dei soggetti.\r\nGli Studi 1 e 2 hanno dimostrato che il grado di ironia percepito dai soggetti (tutti di madrelingua italiana) \u00e8 legato alla struttura percettiva della dimensione (ad esempio \u201cin cima-in fondo\u201d e \u201csalita-discesa\u201d) su cui il commento e la situazione sono in relazione. Inoltre, \u00e8 emerso che l\u2019ironia viene in qualche misura percepita anche quando la situazione non \u00e8 polarizzata, ovvero \u00e8 intermedia. Lo Studio 3 ha mostrato che i tempi di risposta sono pi\u00f9 elevati quando il commento contrasta con una situazione intermedia rispetto a quando la situazione \u00e8 polarizzata. Si \u00e8 inoltre evidenziata una influenza della natura puntuale o gamma dei poli e negli intermedi nel determinare la velocit\u00e0 di risposta.\r\nIn sintesi, i risultati degli studi condotto indicano che l\u2019ironia non si costruisce solo su contrari polarizzati, ma anche sugli intermedi. In altri termini, sembra che l\u2019ironia, per \u201cdire il contrario\u201d, non abbia bisogno letteralmente e solo di dire il contrario ma possa farlo anche puntando a qualcosa che \u00e8 verso il contrario e cio\u00e8 l\u2019intermedio. I risultati sono discussi all\u2019interno del pi\u00f9 ampio panorama teorico sull\u2019ironia, evidenziando contestualmente limiti e i possibili sviluppi di questa ricerca e suggerendone alcune possibili applicazioni nel contesto della comunicazione pubblicitaria.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238045","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La Teoria delle Intelligenze Multiple di Howard Gardner a supporto del lavoro dell\u2019assistente sociale","anno":"2017","abstract":"Il progetto di ricerca pone al centro della riflessione la Teoria delle Intelligenze Multiple di Howard Gardner (1983) e il lavoro dell\u2019assistente sociale che ha come mandato professionale quello di rilevare i bisogni e le risorse delle persone al fine di attivare strategie di supporto e di valorizzazione.\r\n\tIl lavoro di tesi illustra nella prima parte i principali riferimenti teorici e metodologici che hanno guidato tutta l\u2019azione della ricerca. La cornice teorica di riferimento \u00e8 di tipo storico culturale: ci\u00f2 significa pensare al sociale come all\u2019intreccio di interazioni tra individui, ma anche come all\u2019ordine simbolico \u2013 la cultura \u2013 che tiene insieme gli individui in un certo modo, che fa s\u00ec che essi abbiano obiettivi, risorse, modi di concepire il mondo e gli altri comprensibili e condivisi. (BRUNER, 1987). Nella processo di conoscenza, \u00e8 importante sottolineare il peso che ha la dimensione informale in quanto questa appartiene a tutti, a differenza dell'acquisizione di nozioni scientifiche. Queste prime forme di conoscenza per lo pi\u00f9 inconsapevoli prendono il nome di teorie ingenue e stanno proprio ad indicare le conoscenza pregresse, ovvero quelle di senso comune che in parte, nel corso della storia dell\u2019individuo, vengono modificate e integrate da altre conoscenze, in parte si mantengono tali e in parte vengono proprio sostituite. \r\n\tIl progetto di ricerca ha origine da un dubbio: intende comprendere se il lavoro dell\u2019assistente sociale, qualunque sia l\u2019approccio metodologico che si voglia adottare, pu\u00f2 essere sostenuto dalla Teoria delle Intelligenze Multiple di Howard Gardner.\r\nAl fine di percorrere l\u2019obiettivo prefissato si sono avviate due azioni di ricerca: un\u2019esplorazione delle teorie ingenue sul tema dell\u2019intelligenza in un contesto allargato e una ricerca azione situata presso il Centro Diurno Fenice di Pesaro. \r\nCon la prima azione si sono rilevate le teorie ingenue rispetto all\u2019intelligenza da parte di un gruppo di studenti iscritti al primo anno di Teorie Culture e Tecniche del Servizio Sociale, presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Macerata) e frequentanti il corso di Metodi e Tecniche di Analisi dei Processi Psicologici e da parte di assistenti sociali iscritti all\u2019Ordine della Regione Marche. Da tale rilevazione sembra emergere un\u2019immagine di utente intelligenze con caratteristiche simili alle abilit\u00e0 riconducibili all\u2019intelligenza Personale e Logico-Matematica studiate da H. Gardner. Parimenti, l\u2019utente meno intelligente viene rappresentato con punti di debolezza riconducibili alle medesime intelligenze. Anche le strategie di supporto all\u2019intelligenza sembrano avvalersi sia di abilit\u00e0 Personali che di abilit\u00e0 riconducibili all\u2019Intelligenza Logico-Matematica. \r\nLa ricerca azione \u00e8 stata invece realizzata, attraverso un ciclo di dieci incontri rivolti a genitori, ragazzi ed operatori, con una modalit\u00e0 teorica pratica che ha messo al centro la Teoria delle Intelligenze Multiple. Le attivit\u00e0 proposte a ragazzi, genitori ed educatori sono state strutturate per aiutare i partecipanti ad acquisire maggiore consapevolezza rispetto alle proprie intelligenze esaminandole facendone esperienza. Le teorie ingenue sull\u2019intelligenza sono state raccolte prima e dopo il ciclo di incontri.\r\nDall\u2019analisi dei dati raccolti attraverso la ricerca azione presso il Centro Diurno Fenice \u00e8 emerso che, prima dell\u2019esperienza, l\u2019immagine del ragazzo intelligente \u00e8 puntiforme e statica. Intelligente \u00e8 colui che risolve i problemi, chi riesce ad affrontare al meglio le situazioni che gli si presentano e colui che si adatta all\u2019ambiente, Considero intelligente colui o colei che \u00e8 capace di adattarsi all\u2019ambiente ed agli stimoli salvaguardando la sua persona. L\u2019intelligenza \u00e8 legata alla capacit\u00e0 di evitare situazioni spiacevoli per s\u00e9 e per gli altri: che non arreca danni, che non si fa raggirare da falsi miraggi. Dopo l\u2019esperienza, l\u2019imma","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238046","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"IL DIBATTITO GIUSFILOSOFICO TRA CARL SCHMITT, HANS KELSEN E RUDOLF SMEND SULLO SFONDO DELLA CRISI DELLA REPUBBLICA DI WEIMAR","anno":"2017","abstract":"Il presente lavoro di ricerca affronta il pensiero giusfilosofico di Carl Schmitt, Hans Kelsen e Rudolf Smend durante il periodo weimariano, nella prospettiva prioritaria di rendere visibile l\u2019attualit\u00e0 dell\u2019esperienza costituzionale della Repubblica di Weimar, qualificata come laboratorio delle idee e dei fatti che rendono comprensibile la realt\u00e0 delle costituzioni europee continentali post-belliche e la crisi delle odierne democrazie costituzionali, mostrando i pericoli, allora latenti, che oggi si palesano per lo Stato costituzionale democratico. Il dibattito giusfilosofico weimariano assume un\u2019importanza di portata universale, in quanto seppur si anima in una situazione costituzionale specifica produce riflessioni valide per ogni specie di sistema democratico-costituzionale che volti le spalle a vecchi regimi politici o che richieda, per mancanza di equilibrio fra poteri, aggiustamenti in corso d\u2019opera e solleva antichi problemi ancora irrisolti nell\u2019et\u00e0 moderna. Nel rappresentare l\u2019importanza e l\u2019attualit\u00e0 del laboratorio di Weimar, viene sviluppata la trattazione dei temi dello Stato, dell\u2019equilibrio dei poteri, della democrazia, del costituzionalismo, dei diritti fondamentali, del custode della costituzione, delle forme di governo e di stato e della crisi politico-costituzionale, muovendo dal contesto storico weimariano e sulla base delle teorie dei tre Autori scelti. Dunque, si intende saldare in un unico contributo scientifico i fatti con le idee propri del laboratorio Weimar, tramite un approccio interdisciplinare, s\u00ec da porre in relazione le teorie giuridico-filosofiche di tre giganti weimariani e il dibattito che ne \u00e8 scaturito con il contesto storico, politico, costituzionale, istituzionale, culturale, economico e sociale della Repubblica di Weimar, e la relativa crisi costituzionale, la sua eredit\u00e0 e le sue lezioni, la cui analisi costituisca luogo di comprensione dell\u2019attuale crisi delle democrazie costituzionali e momento di riflessione su adeguate soluzioni teoriche, andando a scorgere i pericoli per lo Stato costituzionale democratico. Un siffatto studio si configura, quindi, come un Forschungsdesiderat nel panorama giusfilosofico. La struttura del presente lavoro di ricerca poggia su un\u2019interazione fra ricostruzione storico-costituzionale, analisi teorico-costituzionale e riflessione giuridico-filosofica, coniugando diversi approcci scientifici (filosofia del diritto, diritto costituzionale, filosofia politica, storia costituzionale e teoria costituzionale). Specifica della presente trattazione \u00e8 la tesi che gran parte dei temi discussi nelle teorie dei tre Autori sono i medesimi dell\u2019attuale dibattito a livello giusfilosofico e giuspubblicistico, al punto da avanzare la convinzione che i rischi per la democrazia costituzionale, gi\u00e0 individuati a Weimar nella forma del totalitarismo, siano ora incombenti sotto altre forme sugli attuali sistemi democratici costituzionali.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238044","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"SIMBOLI, COMUNICAZIONE E MARKETING RELIGIOSO","anno":"2017","abstract":"Il simbolismo religioso oggigiorno costituisce un argomento di grande interesse per gli ecclesiasticisti, ma anche per gli studiosi delle varie branche del diritto e non solo, in quanto abbraccia delle problematiche \u201cumane\u201d, relazionali, politiche, economiche, amministrative e giurisprudenziali riguardanti la societ\u00e0 nel suo pi\u00f9 ampio aspetto.  \r\nIl simbolo religioso pu\u00f2 essere un oggetto, un capo di vestiario, o anche una prassi, un comportamento che in astratto o in concreto viene direttamente collegato ad una determinata confessione fideistica. Attraverso una sorta di \u201ctrasfigurazione simbolica\u201d, un singolo o una collettivit\u00e0 si riconoscono, con pi\u00f9 o meno intensit\u00e0, in \u201cquella\u201d immagine sacra, assumendola come elemento della propria personalit\u00e0 e socialit\u00e0, come terreno delle proprie radici storico \u2013 culturali; la stessa crea un legame tra soggetti che si accomunano per avere una stessa credenza, che va protetta e riservata.\r\nIl simbolo religioso, al tempo stesso, \u00e8 anche generatore di conflitti, perch\u00e9 se da un lato unisce coloro che in quel simbolo si identificano, dall\u2019altro separa ed allontana chi non ci si rispecchia, chi ha altri simboli \u201cda mostrare\u201d, chi non ne ha, creando forti tensioni sociali e dando vita a quella che \u00e8 diventata una vera e propria \u201cguerra\u201d al simbolo e del simbolo.\r\nI dibattiti maggiormente sollevati rispetto ai simboli religiosi riguardano, ovviamente, l\u2019esibizione degli stessi negli spazi pubblici, poich\u00e9 tale esposizione sembrerebbe causare una violazione della libert\u00e0 religiosa di chi non \u201criconosce\u201d come proprio \u201cquel\u201d simbolo, nonch\u00e9 del principio di laicit\u00e0 dello Stato.\r\n\u00c8 innegabile che tale argomento inneschi contraddizioni interpretative ed ideologiche all\u2019interno dei moderni ordinamenti, poich\u00e9 gli atteggiamenti \u201claici\u201d rispetto al diritto di libert\u00e0 religiosa possono essere completamente differenti. \r\nA tal fine vengono rappresentante nel lavoro di ricerca alcune tra le principali sentenze che riguardano l\u2019ostensione di determinati simboli ed il conseguente bilanciamento con i principi giuridici e culturali dell\u2019ordinamento di riferimento. Casi tipici sono le controversie sorte in Italia, Francia, Svizzera, Turchia, in alcuni casi sfociati innanzi alla Corte Europea dei Diritti dell\u2019Uomo, la quale modella il proprio modus operandi a seconda del contesto nazionale, storico e culturale.\r\nIn Italia, ad esempio, \u00e8 emblematica la querelle dell\u2019esposizione del crocifisso, in particolar modo nelle scuole pubbliche, nelle aule giudiziarie e nei seggi elettorali, ma sono state affrontate anche questioni inerenti al velo islamico e ad ulteriori simboli religiosi legati a confessioni che maggiormente ricoprono un ruolo importante all\u2019interno delle societ\u00e0 contemporanee. \r\nLa seconda parte del lavoro di tesi \u00e8 orienta ad uno studio potremmo dire \u201cdinamico\u201d del fattore religioso e del suo essere presenza all\u2019interno della comunit\u00e0.\r\nIl simbolo religioso \u00e8 lo strumento che la confessione utilizza per comunicare ed \u201carrivare\u201d ai propri fedeli. Da questo assunto, la scrivente ha svolto uno studio sulla semiotica del segno in generale, per poi giungere a quello religioso, costatando come il significato dello stesso possa mutare a seconda dell\u2019ambito sociale ed etnico, ma anche a seconda della persona che ne \u00e8 il destinatario.\r\nCi si \u00e8 poi soffermati sulle modalit\u00e0 di comunicazione sociale della Chiesa Cattolica in Italia, in quanto religione di maggioranza, evitando polemiche e problematiche legate al dato che la stessa, indiscutibilmente per storia e cultura, \u201coccupi\u201d molto spazio, anche rispetto ad altre confessioni, nell\u2019ambito dei mass media. \r\nSulla scia argomentativa dei \u201cmessaggi\u201d religiosi, obbligatoria \u00e8 stata una riflessione sulla libert\u00e0 di espressione, in particolare la satira ed i suoi rela","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238043","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LA NUOVA ARCHITETTURA ECONOMICO-FINANZIARIA DELLO STATO CITT\u00c0 DEL VATICANO. PROFILI INTERORDINAMENTALI","anno":"2017","abstract":"Il lavoro di ricerca \u00e8 volto ad analizzare la normativa antiriciclaggio recentemente introdotta nello Stato Citt\u00e0 del Vaticano, sotto il Pontificato di Benedetto XVI e di Papa Francesco.\r\nCon la globalizzazione della finanza e del credito, oggi, il riciclaggio del denaro si delinea come una fattispecie dai riflessi trasversali, che interessano non solo l\u2019ambito giuridico ma anche quello economico.\r\nTale fenomeno, infatti, provoca un inquinamento dei mercati, nonch\u00e9 un condizionamento delle transazioni commerciali attraverso afflussi di liquidit\u00e0, che alterano gli assetti finanziari e danneggiano le economie legali; di conseguenza, si pu\u00f2 affermare che la lotta al riciclaggio del denaro e al finanziamento del terrorismo \u00e8 diventata una delle priorit\u00e0, non solo degli Stati a livello nazionale, ma di tutta la comunit\u00e0 internazionale. Da tempo, infatti, la comunit\u00e0 internazionale, nonch\u00e9 l\u2019Unione europea si sono dotate di strumenti normativi volti a prevenire e a contrastare tali fattispecie illecite, nella consapevolezza che necessitano forme di intervento coordinato tra i vari Paesi. In tale contesto, anche il \u00abportone di bronzo\u00bb del pi\u00f9 piccolo Stato del mondo si apre alle necessit\u00e0 dei tempi, con la consapevolezza che il bene comune \u00e8 sempre pi\u00f9 minacciato dalla criminalit\u00e0 transnazionale e dall\u2019uso improprio del mercato e dell\u2019economia, nonch\u00e9 dal terrorismo (Francesco, Lett. Ap. in forma di Motu Proprio \u00abAi nostri tempi\u00bb, 11 luglio 2013). \r\nLa normativa antiriciclaggio, inoltre, investe vari settori del diritto, in primis quello penale (trattato nel capitolo III), poi quello tributario (analizzato nel capitolo IV), nonch\u00e9 l\u2019ambito economico e finanziario. Nel lavoro di ricerca, ci si sofferma, quindi, ad approfondire  il reato di riciclaggio e autoriciclaggio, in una prospettiva comparativistica con l\u2019ordinamento penale italiano; in ambito tributario, invece, si sviluppa una dettagliata analisi della Convenzione fiscale sullo scambio di informazioni finanziarie, stipulata tra Italia e Santa Sede nel 2015, da cui scaturisce una riflessione sul sistema delle tasse e tributi canonici, alla luce degli orientamenti del Magistero e della Dottrina sociale della Chiesa, in tema di razionalit\u00e0 ed equit\u00e0 nell\u2019imposizione fiscale; segue, inoltre, partendo da una disamina dell\u2019art. 16 del Trattato lateranense, espressamente richiamato dalla citata Convenzione fiscale, un approfondimento sui recenti orientamenti giurisprudenziali in materia di esenzioni tributarie a favore degli enti ecclesiastici. \r\nSullo sfondo il continuo richiamo al Diritto canonico, prima fonte normativa dell\u2019ordinamento vaticano: inevitabile il riferimento ai caratteri costitutivi dello Stato Citt\u00e0 del Vaticano, nonch\u00e8 al complesso sistema delle fonti di diritto, sviluppando una riflessione circa il rinnovato rapporto tra Diritto vaticano e Diritto canonico. Infatti, all\u2019interno di questo inscindibile legame interordinamentale, \ufb01no a tempi molto recenti, si poteva pacificamente affermare che tale vincolo fosse \u00aba senso unico\u00bb: solo il Diritto canonico veniva recepito dal Diritto vaticano ed esercitava un\u2019influenza diretta sul ordinamento statuale (e non viceversa). Tuttavia, uno dei riflessi della recente riforma consiste proprio nella \u00abdilatazione\u00bb del diritto vaticano oltre i suoi naturali confini: la recente opera di riforma comporta, infatti, l\u2019estensione della giurisdizione penale vaticana nei confronti della Curia romana e di tutti gli enti della Santa Sede, che svolgono professionalmente attivit\u00e0 economico-finanziaria. Si configura, in altri termini, una peculiare applicazione del Diritto vaticano a enti facenti parte della Sede Apostolica, soggetti all\u2019ordinamento canonico.\r\nUn\u2019imponente riforma posta in essere nello Stato vaticano, che in tutte le sue peculiarit\u00e0 e complessit\u00e0, si allinea alle necessit\u00e0 dell\u2019attuale epoca della globalizzazione (giuridica ed ","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/238042","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La memoria tra fragilit\u00e0, riconoscimento e riconciliazione nella filosofia di Paul Ricoeur","anno":"2017","abstract":"Lo scopo della nostra tesi \u00e8 analizzare i contenuti e l\u2019originalit\u00e0 della teoria della memoria secondo la filosofia di Paul Ricoeur.\r\nDa un lato, mostreremo il debito che il filosofo francese intrattiene con la tradizione (in modo particolare, ci soffermeremo sui contributi di Platone, Aristotele, Agostino, Bergson e Freud) e dall\u2019altro, sottolineeremo le potenzialit\u00e0 di un concetto fecondo come \u00e8 quello della memoria.\r\nInfatti, essa non costituisce semplicemente un metodo epistemologico per indagare il passato e un modo di rappresentazione della realt\u00e0 che si manifesta attraverso le immagini, ma il suo scopo si colloca su un livello completamente diverso.\r\nLa memoria, secondo Ricoeur, ha una forte valenza etico-antropologica che si gioca su due livelli: il primo, \u00e8 il concetto di identit\u00e0 narrativa, mediata dal tempo e dalla costruzione dell\u2019intrigo. Nel racconto, infatti, il soggetto, grazie anche alla funzione analogica della metafora, si rappresenta attraverso le strutture immaginative del \u201ccome se\u201d che gli permettono di fare e disfare la sua vita e di concepirsi come un\u2019unit\u00e0 compiuta.\r\nIl secondo livello \u00e8 costituito dal contributo che la teoria ricoeuriana dell\u2019homme capable fornisce al tema della memoria stessa. L\u2019homme capable \u00e8 il frutto delle critiche che il filosofo francese svolge nei confronti delle filosofie tradizionali che vedono nel cogito un soggetto autoposto nel quale ogni rappresentazione \u00e8 possibile. Al contrario, l\u2019uomo capace non \u00e8 un soggetto compiuto, ma una ricerca guidata dalle molteplici espressioni delle capacit\u00e0 che trovano fondamento nell\u2019attestazione. Attestarsi sui modi del s\u00e9 significa avere fiducia nelle proprie capacit\u00e0 come essere umano e riconoscersi \u201ccapace di\u201d, ma significa anche essere responsabile e riconoscersi tale nei confronti dell\u2019altro.\r\nQuesta questione si apre in due direzioni: la prima, riguarda il fatto che l\u2019attestazione in quanto fiducia, non si esplicita solo dal lato del s\u00e9, ma anche della storia. \u00c8 il problema del rapporto tra la verit\u00e0 della storia e la fedelt\u00e0 della memoria nei confronti del passato. In questo senso, un capitolo della tesi sar\u00e0 dedicato al ruolo della testimonianza, che non \u00e8 altro che una forma di attestazione, un credere in ci\u00f2 che viene tramandato dal testimone e in maniera pi\u00f9 ampia, alle forme di fragilit\u00e0 che costituiscono la memoria.\r\nIl soggetto della memoria, l\u2019uomo che ricorda, non \u00e8 solo un soggetto capace di fare memoria e di raccontare la sua storia di vita, ma \u00e8 anche un soggetto fragile che sperimenta le difficolt\u00e0 di una memoria che pu\u00f2 essere abusata e tradita.\r\nLa seconda direzione da seguire \u00e8 quella che conduce dall\u2019homme capable,per mezzo di un\u2019ermeneutica del s\u00e9, al concetto di riconoscimento. Ricoeur definisce la memoria come \u201cil piccolo miracolo del riconoscimento\u201d quando improvvisamente ci rappresentiamo qualcosa che credevamo di aver perso. Quando ci\u00f2 avviene, si realizza una memoria felice, una memoria riconciliata che riesce a spezzare il debito nei confronti di un passato che non paralizza pi\u00f9 l\u2019homme capable nella colpa del \u201cmai pi\u00f9\u201d, ma che lo apre, attraverso il perdono, ad una lettura altra della propria vita, ad un racconto che pu\u00f2 sempre essere differente.\r\nIn questa ottica, l\u2019ultimo capitolo approfondisce le implicazioni etico-pratiche di tale teoria, soprattutto per ci\u00f2 che riguarda le questioni di giustizia. La logica della giustizia che si fonda sulla regola dell\u2019equivalenza e si pone come scopo la punizione del colpevole, pu\u00f2 essere mitigata dalla logica sovrabbondante dell\u2019amore in grado di costruire stati di pace che si pongono come obiettivo la riconciliazione.\r\nNella riconciliazione la memoria, cio\u00e8 il ricordo degli eventi passati, pu\u00f2 raccontarsi altrimenti, liberando il soggetto dalla colpa e aprendolo al perdono verso di s\u00e9 e verso gli altri. Questo processo \u00e8 possibile se la memoria, per mezzo del lavoro ","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/237872","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Oltre il sistema dell\u2019indifferenza.\r\nEredit\u00e0 di Schelling e semantica della fuga nel pensiero di Heidegger.","anno":"2017","abstract":"La ricerca si pone l\u2019obiettivo di verificare la persistenza della questione del sistema all\u2019interno del pensiero heideggeriano. L\u2019ipotesi di fondo \u00e8 che in Heidegger permanga la problematicit\u00e0 propria della questione, ma anche che i termini con cui la affronta vengano ampiamente rinnovati. La tesi si sviluppa quindi come una ricostruzione della decostruzione heideggeriana dell\u2019idea di sistema, effettuata cercando di connettere le poche riflessioni tematiche dedicate dall\u2019autore al tema, ad una pi\u00f9 ampia riflessione decostruttiva intrapresa soprattutto nel corso degli anni Trenta e Quaranta, mirante ad una completa rifondazione della filosofia e dell\u2019esperienza.\r\nNella prima parte della ricerca viene svolta una analisi dettagliata delle lezioni, dei seminari e degli appunti heideggeriani dedicati alla comprensione del pensiero di Schelling, nonostante il tema non sia innanzitutto il confronto tra Heidegger e Schelling. Questa scelta si basa due motivazioni fondamentali, la prima riguardante la specificit\u00e0 del pensiero di Schelling, che potrebbe essere interpretato come una lunga riflessione attorno al tema del sistema, la seconda riguardante il testo heideggeriano, poich\u00e9 qui pi\u00f9 che in altre occasioni Heidegger tratta il tema del sistema. L\u2019intento del percorso non \u00e8 di verificare la correttezza dell\u2019interpretazione heideggeriana ma, rimanendo all\u2019interno del pensiero heideggeriano, di intendere il confronto con Schelling come uno spazio in cui Heidegger riflette tematicamente sui temi del sistema, della libert\u00e0, e dell\u2019essere. \r\nNella parte successiva si conduce un approfondimento della \u00abDestruktion\u00bb del concetto di sistema, mediante l\u2019individuazione della decostruzione dei suoi elementi costitutivi e fondativi. La ricostruzione parte innanzitutto dal collegamento della problematica del sistema con la questione ontologica (cos\u00ec come vien posta in Essere e tempo), e a seguire vengono considerati i \u201cmomenti storici\u201d fondamentali per il concetto di sistema, ovvero il momento in cui il sistema trascendentale fa il suo ingresso nel pensiero filosofico, cio\u00e8 il pensiero di Immanuel Kant, e il momento in cui il sistema riceve la sua critica pi\u00f9 feroce e violenta, ossia nel pensiero di Frederich Nietzsche. Tale ricostruzione individua nella questione della comprensione della totalit\u00e0 dell\u2019ente il nucleo problematico del sistema ancora potenzialmente valido nell\u2019ambito della posizione della domanda ontologica fondamentale. La soluzione a tale problematica \u2013 ossia il sistema \u2013 si rivela, secondo Heidegger, fondata sostanzialmente su quella facolt\u00e0 della soggettivit\u00e0 trascendentale che Kant denomin\u00f2 \u00abimmaginazione trascendentale [transzendentale Einbildungskraft]\u00bb, la quale perdur\u00f2 anche nel pensiero di Nietzsche come fondamento della comprensione dell\u2019essere.\r\nLa terza e ultima parte si propone di ricostruire la terminologia e i criteri heideggeriani relativi alla questione sistematica. Viene in primo luogo introdotto a grandi linee il progetto heideggeriano risalente agli anni Trenta di un pensiero \u00abconforme alla storia dell\u2019Essere [seynsgeschichtlich]\u00bb, ossia di una filosofia non fondata dalla struttura esistenziale ek-statica dell\u2019esserci, ma sullo s-velamento dell\u2019Essere come storia. \r\nIn seguito risulta possibile tentare di approfondire il modo in cui Heidegger imposta i termini in base al quale il suo pensiero pu\u00f2 essere detto \u201csistematico\u201d \u2013 nonostante non possa pi\u00f9 essere definito un sistema. La traccia di quella che viene qui chiamata l\u2019\u201darchitettonica heideggeriana\u201d \u00e8 rintracciabile nell\u2019uso del termine Fuge e degli altri termini appartenenti alla stessa famiglia semantica. Viene quindi svolta una sorta di analisi etimologica del temine al fine di ricostruire i significati che all\u2019interno della parola stessa risuonano, e che quindi devono essere stati presenti ad Heidegger nel momento in cui il pensiero richiedeva l\u2019utilizzo de","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/237871","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"In Difesa del Principio di Non Contraddizione","anno":"2017","abstract":"Questo lavoro ha come obiettivo fondamentale l\u2019elaborazione di una difesa del principio di non contraddizione (PNC), a fronte dell\u2019attacco portato dal dialeteismo, la dottrina che rivendica l\u2019esistenza di contraddizioni vere. \r\nIl primo capitolo assesta gli oggetti di discussione principali, occupandosi di stabilire che cos\u2019\u00e8 (PNC) e che cos\u2019\u00e8 una contraddizione. Distinguo cinque versioni fondamentali di (PNC) e della contraddizione, e sottolineo l\u2019importanza, in tutte le versioni, della condizione dell\u2019identit\u00e0 dei rispetti.\r\nNel secondo capitolo presento quello che \u00e8 stato tradizionalmente considerato l\u2019argomento pi\u00f9 forte contro le contraddizioni, il principio ex contradictione quodlibet (ECQ). Poi introduco la logica paraconsistente e il dialeteismo e delineo la loro relazione. Passo quindi al vaglio diversi sistemi di logica paraconsistente, e mostro che diversi tentativi di costruire contraddizioni, per quanto eterogenei, sono strutturalmente accomunati da una violazione dell\u2019identit\u00e0 dei rispetti che segna nello stesso modo il loro fallimento.\r\nNel terzo capitolo esamino la logica paraconsistente approntata da Graham Priest, argomentando che \u00e8 superiore a tutte le logiche paraconsistenti discusse nel capitolo 2. Presento due argomentazioni contro la logica paraconsistente sviluppate da David Lewis e Hartley Slater, e le repliche fornite da Bryson Brown, Francesco Paoli e Greg Restall. Quindi miro a rafforzare la linea di difesa della paraconsistenza tracciata da Restall. Il mio contributo conduce al dilemma generale per il difensore di (ECQ).\r\nIl quarto capitolo \u00e8 preliminare alla difesa vera e propria di (PNC) che concerto nel quinto capitolo. Qui affronto il problema se sia possibile difendere (PNC). Mostro in che modo la natura stessa della critica, quale \u00e8 solitamente concepita, dia adito all\u2019accusa dell\u2019impossibilit\u00e0 di criticare il dialeteismo, e ripercorro la strategia con cui Priest si impegna a disinnescarla. Mi concentro poi su alcune osservazioni sviluppate da Dutilh Novaes, che rinfocolano il dubbio sulla possibilit\u00e0 di criticare il dialeteismo sollevando il dubbio che il dibattito fra il dialeteista e il difensore di (PNC) sia un dibattito verbale, e fugo questo dubbio.\r\nNel quinto capitolo lancio i miei due attacchi contro il dialeteismo. Il primo attacco dimostra che siamo razionalmente giustificati a rigettare una qualsiasi contraddizione in una qualsiasi circostanza, e questo giustifica il rigetto del dialeteismo. Il secondo attacco inizia col concedere che ci siano enunciati della forma \"alfa\",\u00ac\"alfa\" che sono entrambi veri, e dimostra che se due enunciati della forma \"alfa\",\u00ac\"alfa\" sono entrambi veri allora non possono essere contraddittori, per poi concludere che non ci possono essere contraddizioni che siano vere.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/237870","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"ONTOLOGIA TEMPORALE E SENSO COMUNE","anno":"2017","abstract":"L\u2019ontologia temporale \u00e8 l\u2019indagine filosofica sullo statuto ontico degli enti temporali e non presenti, cio\u00e8 passati o futuri. La mia tesi persegue due obiettivi fondamentali. Il primo \u00e8 definire precisamente il tema centrale dell\u2019ontologia temporale, portandone in luce il carattere metafisicamente sostanziale in risposta ai recenti argomenti deflazionisti. Il secondo obiettivo \u00e8 esaminare criticamente il ricorso al senso comune all\u2019interno del dibattito in ontologia temporale. A questo proposito, argomento che il presentismo, pur appartenendo al senso comune, non dovrebbe essere considerato come la posizione di default in ontologia temporale. Passo poi a soppesare le possibilit\u00e0 di successo di presentismo ed eternismo B-teorico rispetto a tre temi che sono in vario modo connessi al senso comune: la giustificazione del sentimento di sollievo per la fine di eventi sgradevoli, l\u2019indesiderabilit\u00e0 dei tragici eventi di sofferenza della storia passata e la libert\u00e0 nell\u2019accezione libertarista. Sostengo quindi che con riferimento a nessuno di questi temi il presentismo risulta preferibile all\u2019eternismo B-teorico.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/237869","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"ADAM BOREEL (1602 \u2013 1665): HIS LIFE AND THOUGHT","anno":"2017","abstract":"Questa dissertazione rappresenta una monografia aggiornata riguardante il profilo storico e intellettuale di Adam Boreel, uno dei leader dei Collegianti di Amsterdam del XVII secolo. Nonostante molti studiosi abbiano pi\u00f9 volte citato Adam Boreel nelle loro opere dedicate al movimento Collegiante, alla comunit\u00e0 mennonita di Amsterdam, e alla giovinezza del ben pi\u00f9 noto Baruch Spinoza, nessuno ha mai affrontato uno studio approfondito riguardante Boreel e il suo pensiero. Per questo motivo si \u00e8 deciso di elaborare una biografia aggiornata e un\u2019analisi del pensiero di questo autore olandese.\r\nLa dissertazione \u00e8 divisa in due parti. Nella prima parte, divisa in cinque capitoli, si offre la biografia e la bibliografia di Adam Boreel. In particolare, si prendono in esame i suoi studi presso l\u2019Universit\u00e0 di Leiden, si mostra il coinvolgimento nel caso di Philip Ziegler, si evidenzia il ruolo giocato da Boreel nell\u2019Hartlib Circle e si mostra che strinse profonde amicizie con intellettuali inglesi e olandesi del XVII\u00b0 secolo. Inoltre, si traccia una storia del Collegio di Amsterdam, che Boreel fond\u00f2 nel 1646. La prima parte della dissertazione si conclude con la bibliografia di Boreel, in cui si descrivono tutte le opere da lui scritte. La seconda parte, divisa in sei capitoli, \u00e8 dedicata al pensiero di Boreel. In particolare, si esaminano le sue argomentazioni critiche contro l\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica, le idee da lui difese a favore della tolleranza religiosa e della libert\u00e0 di espressione, le sue dimostrazioni a favore della razionalit\u00e0 della religione cristiana, gli aspetti teologico-politici del suo pensiero e, infine, le sue idee riguardanti l\u2019unione tra uomo e Dio.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/237868","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Univocit\u00e0, statuto delle essenze e scienza divina nelle Collationes oxonienses.\r\nUn dibattito nell\u2019ordine minorita inglese agli inizi del XIV secolo.","anno":"2017","abstract":"In questo lavoro vengono analizzate da un punto di vista dottrinale le questioni 4, 8, 9, 12 e 17 delle Collationes oxonienses, opera tradizionalmente attribuita a Giovanni Duns Scoto. Vari sono i temi trattati nelle 5 collationes considerate: l\u2019univocit\u00e0 (qq. 4-12), lo statuto delle essenze (q. 17) e la scienza divina (qq. 8-9). Si differenziano la struttura e la natura delle prime tre (qq. 4, 8 e 9) rispetto alle ultime due (qq. 12 e 17): mentre, infatti, nel primo gruppo troviamo discussioni tra due studenti o baccellieri del convento francescano di Oxford che sostengono posizioni opposte a proposito del tema indicato nel titolo, nel secondo gruppo il dibattito trae origine dall\u2019esposizione di una opinione il cui contenuto \u00e8 sottoposto alle differenti valutazioni degli interlocutori. Risultati particolarmente interessanti sono emersi a proposito delle ipotesi di attribuzione: mentre non paiono esservi dubbi circa la diretta partecipazione di Scoto alle qq. 4, 8 e 9, nelle quali la sua posizione risulta prevalere rispetto a quella dell\u2019avversario, non cos\u00ec per quanto riguarda le questioni 12 e 17. Esse sembrano piuttosto condotte da Riccardo di Conington, francescano inglese coetaneo di Scoto, in quanto sono qui difese opinioni molto vicine a quelle di Enrico di Gand, ma con una originale rielaborazione dottrinale che sembra rimandare appunto all\u2019opera di Conington. Le Collationes oxonienses non sono dunque un\u2019opera unitaria, ma composita, poich\u00e9 risultante dall\u2019assemblaggio di esercizi scolari molto diversi tra loro: mutano di volta in volta struttura, autore, tema trattato. Se l\u2019ipotesi della presenza di Conington in almeno alcune delle questioni \u00e8 corretta, \u00e8 possibile avanzare una proposta di datazione diversa da quella comunemente accettata (1305-1307): sembra infatti plausibile ritenere che le collationes siano state discusse nel semestre primaverile del 1301, quando sia Scoto che Conington erano presenti a Oxford durante il loro baccellierato. Stando cos\u00ec le cose, l\u2019opera si rivela come un fondamentale documento per comprendere la genesi della dottrina scotiana, gettando luce sui dibattiti che animavano l\u2019ambiente minorita inglese negli anni a cavallo tra XIII e XIV secolo, periodo decisivo per la formazione del Dottor Sottile.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/237866","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"I PARLAMENTI NAZIONALI NELL\u2019UNIONE EUROPEA.\r\nGLI EFFETTI DELL\u2019INTEGRAZIONE SULLA FUNZIONE DI CONTROLLO PARLAMENTARE","anno":"2017","abstract":"Le implicazioni dell\u2019integrazione europea sulle dinamiche istituzionali e politiche interne agli stati membri e sui rapporti fra gli esecutivi e i parlamenti nazionali sono state oggetto di crescente attenzione di pari passo con l\u2019approfondirsi dello stesso processo di integrazione nel continente. Il tema, che ovviamente include le questioni relative alla partecipazione dei Parlamenti nazionali al processo decisionale europeo, \u00e8 tornato ad essere di grande attualit\u00e0 in seguito all\u2019approvazione del Trattato di Lisbona e ad alcune recenti evoluzioni negli equilibri istituzionali indotte dalla crisi economico e finanziaria del 2008. L\u2019obiettivo di questa tesi \u00e8 esaminare le modalit\u00e0 di partecipazione dei Parlamenti nazionali nelle decisioni volte a definire le politiche e il diritto dell\u2019Unione Europea con particolare attenzione al caso italiano e agli effetti legati a tali importanti innovazioni. Pi\u00f9 precisamente, il lavoro mira a verificare quale sia il ruolo svolto dai parlamenti nazionali nella formazione della pozione nazionale che i rispettivi governi sono chiamati a sostenere nel quadro di quei processi decisionali intesi ad elaborare specifici atti europei. Sebbene l\u2019obiettivo principale della tesi sia quello di indagare i meccanismi interni di coordinamento tra parlamento e governo funzionali all\u2019attivit\u00e0 di indirizzo del primo sul secondo, non mancheranno cenni anche in relazione agli altri canali di intervento parlamentare (quelle modalit\u00e0 di coinvolgimento cd. \u2018dirette\u2019), laddove ci\u00f2 sia funzionale a meglio comprendere il sistema di controllo e indirizzo interno. Per quanto riguarda i casi di studio, come anticipato, il lavoro si concentra prevalentemente sul caso italiano. Tuttavia, \u00e8 stata svolta anche un\u2019analisi comparata. Sulla base della consolidata suddivisione elaborata COSAC, la scelta \u00e8 ricaduta in particolare su due sistemi rappresentativi del modello document-based (Regno Unito e Germania) \u2013 anche il caso italiano \u00e8 stato tradizionalmente incluso in tale modello \u2013 e su di uno riconducibile al modello mandating-based (Danimarca)\r\nIl primo capitolo della tesi ricostruisce le tappe della storia europea verso la soluzione del problema del riconoscimento di un ruolo dei parlamenti nazionali nei processi decisionali e nell\u2019architettura istituzionale delle Comunit\u00e0 prima e dell\u2019Unione poi. Tale processo si \u00e8 sviluppato su due livelli: uno proprio dei singoli ordinamenti nazionali, che hanno progressivamente affinato specifiche pratiche di controllo e creato strutture appositamente dedicate agli affari europei; e un altro proprio del diritto europeo, che ha riconosciuto poteri informativi e poi poteri di interlocuzione non mediata dai governi con le istituzioni europee. Il capitolo discute anche l\u2019evoluzione delle teorie dottrinarie, a partire dalle prime ricostruzioni del legame esistente tra la partecipazione dei parlamenti nazionali e il problema del deficit democratico, e affronta alcuni elementi definitori e classificatori utili per meglio comprendere gli aspetti comuni alle varie esperienze nazionali del controllo parlamentare. \r\nIl secondo capitolo \u00e8 dedicato all\u2019analisi comparata. Per ciascuna delle esperienze nazionali scelte (Danimarca, Germania e Regno Unito) sono analizzate le fonti di disciplina dei poteri interni di controllo parlamentare \u2013 siano esse disposizioni normative, regolamentari, prassi sperimentali \u2013, le strutture parlamentari e governative coinvolte nello scrutiny interno e i meccanismi predisposti per rafforzare il potere parlamentare e migliorare il raccordo con il governo. L\u2019effettivo utilizzo del controllo dipende, infatti, oltre che dalla volont\u00e0 del parlamento, dalla funzionalit\u00e0 delle strutture e degli strumenti operativi di cui dispone e dalla presenza di un efficace raccordo con le competenti strutture dell\u2019esecutivo. Il capitolo approfondisce anche l\u2019aspetto dinamico dell\u2019attuazion","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/237791","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"BETWEEN SCIENCE AND LAW: THE USE OF EXPERTS BEFORE THE INTERNATIONAL COURT OF JUSTICE","anno":"2017","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/237789","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"The Weight of Weight Stigma. Negative Stereotypes and Cognitive Performance in Children and Adults with Obesity","anno":"2017","abstract":"Obesity is a highly stigmatizing condition, and lack of intelligence is a stereotypical trait often ascribed to individuals with excess weight. Even though research suggests that obesity reduces cognitive proficiency throughout the life span, in the present work we tested the hypothesis that negative stereotypes about cognitive ability may contribute to disrupt cognitive functioning in children (Study 1) and adults (Study 2) with obesity (vs. average weight). Stereotype salience was manipulated by alternatively labelling a cognitive task as a sensitive intelligence test (stereotype activation) or as a non-evaluative computer game (stereotype deactivation; Study 1 and Study 2). In Study 2, a neutral control condition was also added, in which the task was presented as a memory test, and no bogus information was provided. Furthermore, we hypothesized that anxiety mediates the relation between children\u2019s body weight and working memory under stereotype activation, and that children and adults\u2019 experiences of weight-based discrimination, negative weight-related attitudes, and body dissatisfaction may further moderate the explored relation. Results confirmed the predicted weight status X stereotype salience interaction in Study 1 and Study 2. In both studies, the average-weight participants outperformed those with obesity in working memory tasks only when the tasks were labelled as diagnostic of cognitive proficiency, but not in the deactivation condition. In Study 2 the negative relation between body weight and working memory proficiency also emerged in the neutral condition. Neither moderated mediation or moderated moderation models were supported. These findings provide evidence that stereotype threat contributes to explain working memory deficits associated with obesity, by depleting executive resources in ostensibly evaluative contexts. Interventions aimed at contrasting weight stigma and negative weight-related stereotypes may not only enhance the emotional and social well-being of individuals with excess weight, but also preserve their cognitive efficiency.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/327873","web":"","lingue":""},{"titolo":"Gli epiteti degli d\u00e8i nelle fonti epigrafiche delle Cicladi","anno":"2017","abstract":"La tesi si occupa dello studio onomastico e linguistico degli d\u00e8i e dei loro epiteti attestati nelle iscrizioni delle isole dell\u2019Egeo meridionale in un dottorato in cotutela tra le Universit\u00e0 di Macerata e di Colonia.\r\nNon trattandosi il Mar Egeo di una \u2018regione\u2019 propriamente detta, come potrebbe essere l\u2019Arcadia, l\u2019Etolia o la Beozia, il primo punto si focalizza sulla delineazione spaziale e geografica delle Cicladi, selezionando cio\u00e8 le isole dell\u2019arcipelago attraverso le fonti geografiche e antiquarie antiche principalmente secondo il criterio religioso dell\u2019unit\u00e0 intorno al santuario di Apollo a Delos. L\u2019arcipelago delle Cicladi comprende, pertanto, 24 isole: Delos, Rheneia, Mykonos, Tenos, Andros, Syros, Gyaros, Keos, Kythnos, Seriphos, Siphnos, Kimolos, Melos, Pholegandros, Lagousa, Thera e Therasia, Anaphe, Astypalaia, Amorgos, Ios, Sikinos, Prepesinthos, Oliaros, Paros e Naxos. Dallo spoglio di tutte le iscrizioni in cerca di epiteti l\u2019indagine si \u00e8 ristretta alle 14 isole che restituiscono iscrizioni di natura e argomento religioso e presentano epiteti divini: Amorgos nella polis di Arkesine, Anaphe, Astypalaia, Delos, Mykonos, Gyaros, Ios, Keos nelle due poleis di Ioulis e di Koresia, Kythnos, Melos, Naxos, Paros, Syros, Tenos e Thera.\r\nI repertori principali per l\u2019epigrafia cicladica sono i volumi XI e XII e rispettivi Addenda e Supplementa delle Inscriptiones Graecae: il volume XI \u00e8 interamente dedicato a Delos, Rhenaia e Mykonos; mentre i fascicoli 3, 5 e 7 del volume XII contengono le iscrizioni delle Cicladi da me inserite nell\u2019arcipelago. Per Delos, Rhenaia e Mykonos seguono i volumi delle Inscriptions de D\u00e9los e il repertorio di Marie-Th\u00e9r\u00e8se Couilloud. Per le iscrizioni rupestri dell\u2019acropoli di Thera c\u2019\u00e8 l\u2019edizione autoptica di Alessandra Inglese. Per le isole di Ios, Naxos, Kythnos e Syros esiste un repertorio autoptico di Maria Barbara Savo. Tutti gli aggiornamenti bibliografici ed epigrafici sono stati cercati nel Supplementum Epigraphicum Graecum e di volta in volta pubblicazioni ed edizioni singole.\r\nMolte delle forme analizzate sono hapax legomena cui per primo cerco di dare un\u2019interpretazione all\u2019interno di un contesto religioso e cultuale al massimo coerente. Dall\u2019uso degli alfabeti epicorici e\/o arcaici si possono trarre alcune considerazioni sulla natura pi\u00f9 o meno aperta agli influssi di una determinata comunit\u00e0; spicca in particolar modo il formulario delle iscrizioni dedicatorie, epigrammatiche, onorifiche. La tesi presenta analisi di 47 forme distribuite su 85 iscrizioni. Gli epiteti in ordine alfabetico sono: \u1f09\u03b3\u03b5\u03bc\u03cc\u03bd\u03b5\u03b9\u03b1, \u1f08\u03b3\u03c1\u03ce\u03c3\u03c4\u03b1\u03c2, \u1f08\u03b3\u03c5\u03b9\u03b5\u03cd\u03c2*, \u1f08\u03b4\u03c1\u03ae, \u1f0d\u03bb\u03b9\u03bf\u03c2 \/ \u1f2c\u03bb\u03b9\u03bf\u03c2 \/ \u1f2d\u03bb\u03b9\u03bf\u03c2, \u1f08\u03bd\u03b1\u03bb\u1ff7\u03bf\u03c2, \u1f08\u03c3\u03c4\u03cc\u03c2, \u1f08\u03c3\u03c6\u03ac\u03bb\u03b5\u03b9\u03bf\u03c2, \u0392\u03bf\u03c1\u03b5\u03b1\u1fd6\u03bf\u03c2, \u0392\u03c1\u03cc\u03bc\u03b9\u03bf\u03c2, \u0394\u03b1\u0306\u03bc\u03af\u03b1, \u0394\u03ad\u03ba\u03c4\u03b5\u03c1\u03bf\u03c2, \u0394\u03b5\u03bb\u03c6\u03af\u03bd\u03b9\u03bf\u03c2, \u0394\u03b7\u03bc\u03af\u03b7, \u0394\u03b9\u03bc\u03b5\u03c1\u03b1\u03bd\u03cc\u03c2, \u0394\u03c1\u03bf\u03bc\u03b1\u03af\u03b1, \u1f18\u03bb\u03ac\u03c3\u03c4\u03b5\u03c1\u03bf\u03c2, \u0395\u1f54\u03c0\u03bb\u03bf\u03b9\u03b1, \u1f39\u03ba\u03ad\u03c3\u03b9\u03bf\u03c2, \u039a\u03b1\u03c4\u03b1\u03b9\u03b2\u03ac\u03c4\u03b1\u03c2 \/ -\u03b7\u03c2, \u039a\u03c4\u03ae\u03c3\u03b9\u03bf\u03c2 \/ \u03a0\u03ac\u03c3\u03b9\u03bf\u03c2, \u039b\u03bf\u03c7\u03b1\u03af\u03b1, \u039b\u03cd\u03ba\u03b5\u03b9\u03bf\u03c2, \u039c\u03b1\u03b9\u03bc\u03ac\u03ba\u03c4\u03b7\u03c2, \u039c\u03b7\u03bb\u03af\u03c7\u03b9\u03bf\u03c2 \/ \u039c\u03b5\u03b9\u03bb\u03af\u03c7\u03b9\u03bf\u03c2, \u039c\u03b7\u03bb\u03ce\u03c3\u03b9\u03bf\u03c2, \u039c\u03b9\u03bd\u03bf\u0390\u03b4\u03b5\u03c2, \u039c\u03bf\u03bb\u03cd\u03c7\u03b1\u0304, \u039c\u03c5\u03c7\u03af\u03b1 \/ -\u03b1\u03b9, \u039e\u03b5\u0304\u0301\u03bd\u03b9\u03bf\u03c2, \u1f48\u03c1\u03b3\u03ac\u03bd\u03b7, \u1f48\u03c1\u03ad\u03b7, \u1f48\u03c1\u03b8\u03c9\u03c3\u03af\u03b1, \u1f48\u03c1\u03b8\u03ce\u03c3\u03b9\u03bf\u03c2, \u039f\u1f50\u03c1\u03ad\u03b7 \/ \u039f\u1f54\u03c1\u03b9\u03bf\u03c2, \u03a0\u03b9\u0304\u03c3\u03c4\u03af\u03c7\u03b7, \u03a0\u03bf\u03bd\u03c4\u03af\u03b7, \u03a0\u03c9\u03bb\u03ce, \u03d8\u03bf\u0304\u0306\u03c1\u03b5\u0304\u0306\u03f2 \/ \u03d8\u03bf\u0304\u0306\u03c1\u03b7\u03f2 \/ \u03d8\u03bf\u0304\u0306\u03c1\u03b1\u0304\u03f2 (riconosciuto come antroponimo e non epiteto), \u03a3\u03c4\u03bf\u03b9\u03c7\u03b1\u1fd6\u03bf\u03c2, \u03a3\u03c4\u03c1\u03ac\u03c4\u03b9\u03bf\u03c2, \u03a3\u03c4\u03c1\u03bf\u03c6\u03b5\u03cd\u03c2, \u03a4\u03b1\u03bb\u03bb\u03b1\u03b9\u03cc\u03c2, \u03a6\u03c5\u03c4\u03ac\u03bb\u03bc\u03b9\u03bf\u03c2, \u03a6\u03c9\u03c1\u03b1\u03b3\u03c7\u03af\u03b1, \u03a7\u03bf\u03c1\u03b5\u03cd\u03c2 \/ \u03a7\u03bf\u03c1\u03b5\u03c5\u03c4\u03ae\u03c2, \u03a7\u03c1\u03c5\u03c3\u03b1\u03b9\u03b3\u03af\u03c2.\r\n\u00c8 imprescindibile il contesto archeologico di ritrovamento (soprattutto dove siano rinvenimenti in situ) ed epigrafico, perch\u00e9 insieme al testo dell\u2019iscrizione \u00e8 l\u2019unico dato certo da cui partire per una delineazione del culto, su cui si incrociano le informazioni letterarie e linguistiche per proporre un\u2019etimologia. Si parte dagli aspe","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/237629","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"IL DE LAUDIBUS DIVINIS \r\nDI GIOVANNI GIOVIANO PONTANO\r\nStudio storico e filologico, edizione critica e commento","anno":"2017","abstract":"Questo lavoro di ricerca consiste in uno studio sulla raccolta poetica De laudibus divinis di Giovanni Gioviano Pontano ed \u00e8 suddiviso in tre capitoli. \r\n     Il primo capitolo presenta una ricostruzione storico letteraria dell\u2019opera attraverso l\u2019indagine sui contesti, la circolazione e la fortuna del testo, soffermandosi, in particolare, sulla ricostruzione della circolazione del testo tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento. \r\n     Il secondo capitolo \u00e8 dedicato allo studio filologico sulla stratificazione redazionale del testo attraverso l\u2019indagine sulla tradizione manoscritta e a stampa e presenta un\u2019edizione critica del testo. \r\n     Il terzo capitolo \u00e8 dedicato al commento e presenta un\u2019analisi delle principali trasformazioni del testo attraverso i livelli redazionali, l\u2019evoluzione dei temi, gli ipotesti e i rapporti con le tradizioni poetiche classiche, con l\u2019obiettivo di ricostruire il significato dell\u2019opera fin dalle primitive intenzioni dell\u2019autore.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/236701","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Design and virtualization of intelligent systems for the management of assistive environments","anno":"2016","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"The global population ageing is posing unprecedented challenges. Ambient Assisted Living (AAL) aims at the extension of the time older adults can live in their preferred environment, by promoting the development of Information &amp; Communications Technology to support active and healthy ageing. This thesis faces the issues raised by the scientific literature related to AAL: the need of interoperability between AAL services, the lack of a systematic design of AAL systems, and an unsatisfactory acceptance of AAL technology. The thesis proposes the use of Agent-Oriented Software Engineering and Agent-Oriented Programming as the ideal paradigms to cover all the development phases of intelligent systems to manage assistive environments, such as smart homes. The properties of agents and Multi-Agent Systems, as defined in Artificial Intelligence literature, allow to build modular and interoperable systems suitable for the management of networks of sensors and actuators in smart homes. In such context, one contribution of this thesis is the Virtual Carer, a Multi-Agent System based on the Belief-Desire-Intention paradigm for the management of a smart home and the health monitoring of an assisted person. Moreover, the thesis advocates the use of serious games to increase end-users' awareness towards the enabling technologies for AAL. The thesis presents Smart Tales, an awareness game based on the virtualization of a smart home. Its goal is to promote the concept of AAL and its technologies to the general audience. In Smart Tales, the player covers the role of a smart home resident who is skeptical about the unobtrusiveness of the home, and tries to cheat sensors. While doing so, the player gets the informative content of the game and learns the basics on AAL and sensor technology. Beside the design of the game, this thesis presents the results of a formative evaluation with ten users, which shows promising results about the learning effectiveness and the usability of Smart Tales.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/302649","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"The Italian Cinema Distributed in the UK During the Post-war Period: A Diachronic Study of Film Subtitling","anno":"2016","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/246580","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Image Understanding by Socializing the Semantic Gap","anno":"2015","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"Several technological developments like the Internet, mobile devices and Social Networks have spurred the sharing of images in unprecedented volumes, making tagging and commenting a common habit. Despite the recent progress in image analysis, the problem of Semantic Gap still hinders machines in fully understand the rich semantic of a shared photo. In this book, we tackle this problem by exploiting social network contributions. A comprehensive treatise of three linked problems on image annotation is presented, with a novel experimental protocol used to test eleven state-of-the-art methods. Three novel approaches to annotate, understand the sentiment and predict the popularity of an image are presented. We conclude with the many challenges and opportunities ahead for the multimedia community.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/313570","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"La rappresentanza esterna dell\u2019Unione europea e il principio di leale cooperazione","anno":"2015","abstract":"Per rappresentanza esterna si intendono generalmente tre aspetti. I primi due aspetti riguardano l\u2019esercizio del Treaty making power da parte dell\u2019Unione e la manifestazione della posizione dell\u2019Unione all\u2019interno delle altre organizzazioni internazionali. Il terzo aspetto concerne il pi\u00f9 generale coinvolgimento dell\u2019Unione sulla scena internazionale attraverso sia dichiarazioni di natura politica sia la predisposizione di strumenti internazionali di natura essenzialmente amministrativa, diversi dagli accordi internazionali, come ad esempio i memoranda of understanding. Il Trattato di Lisbona ha notevolmente innovato l\u2019assetto istituzionale della rappresentanza esterna dell\u2019Unione modificando numerose disposizioni e introducendo l\u2019Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza (AR), il Servizio europeo di azione esterna (SEAE), il Presidente del Consiglio europeo e le delegazioni dell\u2019Unione. Le modifiche a livello istituzionale costituiscono il tentativo dei redattori dei Trattati di superare i problemi di coerenza dell\u2019azione esterna dell\u2019Unione, i quali hanno troppo spesso indebolito la posizione dell\u2019Unione sulla scena internazionale. Tuttavia, la nuova disciplina \u00e8 collocata in un contesto costituzionale che ancora conserva la principale causa della mancanza di coerenza dell\u2019azione esterna: la dicotomia tra la PESC e le altre politiche esterne. In particolare, la figura dell\u2019AR e il SEAE rappresentano un punto di raccordo tra le due persistenti anime dell\u2019Unione: quella intergovernativa e quella sovranazionale. In questo contesto la formulazione delle disposizioni sulla rappresentanza esterna \u00e8 spesso vaga e non permette una chiara delimitazione delle compiti spettanti alle istituzioni e agli organi dell\u2019Unione. \r\nAl fine di ricostruire la disciplina in maniera organica \u00e8 utile partire dall\u2019analisi dell\u2019art. 218 TFUE, quale criterio di coordinamento basato sulla competenza, e del principio di leale cooperazione applicato ai rapporti tra istituzioni previsto dall\u2019art. 13.2 TUE. Il criterio contenuto nell\u2019art. 218 TFUE richiama il test del centro di gravit\u00e0 elaborato dalla Corte di Giustizia per quanto riguarda la scelta della base giuridica. Nonostante la sempre pi\u00f9 copiosa giurisprudenza della Corte a riguardo, la scelta della base giuridica, in particolare quando si tratta della PESC in combinato con altre politiche esterne, continua ad essere molto problematica. Nell\u2019ambito della rappresentanza esterna questo aspetto \u00e8 particolarmente visibile nel rapporto tra la Commissione e il SEAE o la Commissione e l\u2019AR, in particolare all\u2019interno delle delegazioni UE e per quanto concerne il nesso tra sicurezza e sviluppo. In questo senso \u00e8 particolarmente esemplificativa la trattazione dell\u2019attuazione degli strumenti dell\u2019azione esterna. In una situazione di incertezza sulla delimitazione delle competenze assume un ruolo centrale la cooperazione. Obblighi di cooperazione in materia sono previsti in numerosi atti di diritto derivato, anche se non risulta chiaro di che tipo di cooperazione si tratti, quale sia il suo fondamento e quale sia la portata degli obblighi che incombono sulle istituzioni o sugli organi. Il principio di leale cooperazione ex art. 13.2 TUE \u00e8 un\u2019applicazione del pi\u00f9 generale principio contenuto nell\u2019art. 4.3 TUE. Nel contesto delle relazioni esterne l\u2019art. 4.3 TUE \u00e8 stato ampiamente elaborato dalla Corte di Giustizia principalmente per quanto riguarda la rappresentanza esterna dell\u2019Unione nell\u2019ambito degli accordi misti. Questa giurisprudenza ha portato all\u2019individuazione degli obblighi in capo agli Stati e alle istituzioni nei differenti ambiti di competenza. Nel caso dei rapporti tra istituzioni il contenuto dell\u2019art. 13.2 TUE \u00e8 invece ancora incerto. \r\nL\u2019analisi della prassi della rappresentanza esterna post-Lisbona mette in luce numerose tensioni inter-isituzionali, che si sono risolte","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/249000","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Aspetti del teriomorfismo guerriero nella letteratura d'oil (XII - XIII secolo)","anno":"2015","abstract":"La tesi si propone di analizzare i testi narrativi in versi (romanzi, lais e chansons de geste) del XII e XIII secolo in lingua d'o\u00efl, alla ricerca della persistenza di forme di teriomorfismo nella costruzione del personaggio del cavaliere, cio\u00e8 le manifestazioni di aspetti animaleschi del personaggio e gli episodi in cui  un animale interviene nella narrazione per connotare o influenzare l'identit\u00e0 del personaggio. Grazie all'ampio spettro di motivi narrativi e strumenti retorici analizzati, \u00e8 possibile ricostruire gli aspetti di un unico poliedrico modello rappresentativo, quello del guerriero teriomorfico, messo all servizio dell'ideologia cavalleresca.\r\nIl cuore della tesi \u00e8 costituito dalla campionatura e dall'analisi degli aspetti teriomorfici del cavaliere presenti nelle fonti primarie, divisi secondo due tipologie: nella prima ricadono le occorrenze di teriomorfismo nell'identit\u00e0 fisica (ad es. come risultato di una metamorfosi, oggetto di travestimento, ibridazione corporea) e simbolica (ad es. nell'evocazione di qualit\u00e0 ferine, nell'uso di emblemi animali, etc.) del cavaliere; nella seconda, gli interventi di animali nelle fasi cruciali della carriera eroica del personaggio, come la nascita, l'iniziazione cavalleresca, la morte. A questa analisi puramente testuale sono state affiancate due indagini complementari: da una parte, un approfondimento antropologico della figura del guerriero eroico, per evidenziarne la natura di personaggio dei confini, sulla quale si innesta la sua mobilit\u00e0 tra umano e animale. Dall'altra, un'indagine storico-culturale, in cui sono state approfondite le funzioni dell'animale, reale e immaginario, nella vita quotidiana e nella cultura medievale, a vari livelli sociali, e i modi in cui queste variabili influenzano la negoziazione dell'animalit\u00e0 nella definizione dell'identit\u00e0 umana e cavalleresca nella letteratura di riferimento.\r\nRispetto all'ipotesi di partenza, la ricerca dimostra che effettivamente l'animale interviene, e in modo costante, alla costruzione del personaggio letterario del cavaliere, ma anche che questa presenza \u00e8 sempre problematizzata dai testi, che tendono a smussare e trasformare gli aspetti teriomorfici del guerriero, in modo da non intaccare l'essenza umana, aristocratica e cristiana del personaggio. Inoltre, dall'analisi emerge che il teriomorfismo del cavaliere medievale non restituisce un'immagine univoca del personaggio, ma \u00e8 anzi uno dei principali mezzi di espressione della sua identit\u00e0 mobile e stratificata. Infatti, \u00e8 proprio attraverso l'uso polisemico che i testi fanno dell'animalit\u00e0 del cavaliere, che \u00e8 possibile leggere la profonda ambiguit\u00e0 del cavaliere letterario, le contraddizioni che segnano il suo modello di violenza, le ansie che accompagnano la sua ricerca di perfezione.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/203048","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"LA MEDIAZIONE DIDATTICA AGITA","anno":"2015","abstract":"La tesi, che si colloca nell\u2019ambito della professionalizzazione degli insegnanti, affronta questa tematica a partire dallo studio della mediazione agita. Una prima fase di studio \u2013 descritta dal primo capitolo \u2013 affronta sia i concetti di \u201cprofessionalit\u00e0\u201d, \u201ccompetenza\u201d e \u201csaperi connessi alla figura dell\u2019insegnante\u201d, sia come questi concetti abbiano originato modelli di ricerca e formazione. Il secondo capitolo, In conformit\u00e0 a quanto emerso, si focalizza sui concetti di \u201cazione\u201d e di \u201cattivit\u00e0\u201d utilizzando gli apporti di diverse scienze umane per giungere a dimostrare come l\u2019azione e l\u2019attivit\u00e0 producano conoscenza e come questa vada a costituire un riferimento fondamentale, incarnato nel soggetto, funzionale a guidare le sue scelte e le modalit\u00e0 con le quali organizza la propria azione professionale. La necessit\u00e0 di approfondire la natura dell\u2019attivit\u00e0 ha condotto il percorso di studio verso l\u2019analisi della proposta della Didattica Professionale (Pastr\u00e9, 2011), descritta nel terzo capitolo. Quest\u2019ambito di ricerca e di formazione presenta altri due concetti fondanti: lo \u201cschema\u201d e la \u201csituazione\u201d, resi indissolubili nella riedizione di Vergnaud (1996) dello schema piagetiano.  Assumendo quale prospettiva l\u2019apprendimento situato, infatti, la DP si concentra sullo sviluppo dell\u2019attivit\u00e0 e chiarisce la relazione fra l\u2019attore ed il contesto a partire dallo schema interiore,  costruito e modificato dal soggetto nell\u2019incontro con una situazione sempre inedita e spesso problematica. Se in un primo momento l\u2019attenzione dei ricercatori \u00e8 stata posta sugli organizzatori che regolano le pratiche dei docenti rintracciandoli esternamente al soggetto (Clanet, 2007 e 2009; Masselot & Robert, 2007; Cordeiro & Schneuwly, 2007), in tempi pi\u00f9 recenti l\u2019organizzazione dell\u2019azione \u00e8 stata spiegata con il concetto di schema mettendone in luce, in particolar modo la parte epistemica: i \u201cteoremi in atto\u201d. In questo senso gli studi si sono impegnati ad identificarne la presenza a partire dalle tracce dell\u2019azione costituite da video, interviste, scritture personali (Vinatier 2009; Numa Bocage 2014).\tLa seconda fase di studio si concentra sull\u2019insegnamento e la sua articolazione complessa. Nel quarto capitolo, dunque, si prendono in esame alcune concettualizzazioni fondamentali atte a mostrare l\u2019interdipendenza tra \u201csituazione\u201d, \u201cdispositivo\u201d, \u201ccontratto didattico\u201d, \u201ctrasposizione didattica\u201d e \u201cmediazione didattica\u201d, \u201cmediatori didattici\u201d e \u201ccompito\u201d.  Riprendendo, infine, quanto anticipato all\u2019inizio del percorso (cap.1), ed in particolar modo la necessaria presenza di pi\u00f9 figure per analizzare la pratica del singolo insegnante, nel quarto capitolo si presenta la ricerca effettuata. Dopo aver accennato alla variet\u00e0 interpretativa della collaborazione tra teorici e pratici cui ha dato origine il modello della Ricerca Azione, si \u00e8 presentato il peculiare sviluppo della Ricerca Collaborativa, che fa da sfondo al percorso di ricerca illustrato. \r\n\tL\u2019ultimo capitolo, infine, \u00e8 dedicato all\u2019analisi dei materiali raccolti operata in team, a partire dagli strumenti concettuali forniti dalla Didattica Professionale, sulla base delle competenze professionali specifiche delle ricercatrici partecipanti alla ricerca, ed in confronto continuo con le insegnanti in formazione. Oltre ad un focus dettagliato sul percorso di ricerca e formazione di una singola insegnante, in cui emerge il cambiamento avvenuto durante la partecipazione al progetto, nello stesso capitolo \u00e8 presentato un modello  dinamico delle componenti che agiscono nella situazione didattica. Esso \u00e8 proposto quale sapere-strumento elaborato sulla base delle dimensioni da prendere in carico nella descrizione della mediazione didattica agita, a partire dalle quali chiarire le origini della dinamica dell\u2019azione.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/223529","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Le politiche per l'impiego tra servizi pubblici e operatori privati: dalle fonti europee all'attivazione a livello locale. Criticit\u00e0 e prospettive.","anno":"2014","abstract":"La tesi di dottorato si propone di ricostruire lineamenti e tendenze delle politiche per l\u2019impiego, con un approccio che partendo dallo studio delle fonti europee arriva all'analisi dell'attuazione concreta a livello locale, al fine di individuare criticit\u00e0 e prospettive di un sistema caratterizzato dalla dialettica tra i servizi erogati dalla pubblica amministrazione e dagli operatori privati.\r\n\tIn particolare, l'elaborato si concentra nel primo capitolo sul complesso tema delle politiche e dei servizi per l\u2019impiego come concepiti nella normativa e nella giurisprudenza europee, con l'obiettivo di individuare le linee di tendenza, anche alla luce delle novit\u00e0 apportate dal Trattato di Lisbona. I fattori di maggiore criticit\u00e0 appaiono essere quelli relativi alla natura dei servizi per l\u2019impiego, al rapporto tra questi ultimi e la disciplina sulla concorrenza e pi\u00f9 in generale alla relazione tra ruolo degli operatori pubblici e di quelli privati.\r\n\tIl secondo capitolo \u00e8 quindi dedicato al tema del decentramento di funzioni in materia di politiche del lavoro nell'evoluzione della normativa nazionale, con una ricognizione delle vicende e delle criticit\u00e0 che hanno accompagnato il cammino legislativo intrapreso con il d.P.R. n. 616 del 1977, fino alle novit\u00e0 introdotte con il d.lgs. n. 276 del 2003. A tale excursus ricostruttivo si accompagna l'analisi delle peculiari ricadute sul diritto del lavoro determinate dalla modifica al Titolo V della Costituzione, con la legge costituzionale n. 3 del 2001, e dalla giurisprudenza della Corte costituzionale in punto di riparto di competenze tra Stato e Regioni.\r\n\tNel capitolo terzo, quindi, l'analisi si concentra sullo studio delle esperienze normative degli ordinamenti regionali, oscillanti tra attuazione tardiva del d.lgs. n. 469 del 1997 e tentativi di intervento organico, con una particolare attenzione alle politiche per l'impiego realizzate in cinque Regioni italiane (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Marche), al fine di coglierne, per quanto possibile in un quadro alquanto mutevole e magmatico, le particolarit\u00e0 e criticit\u00e0 pi\u00f9 significative. Nello specifico, tale attivit\u00e0 ricostruttiva \u00e8 supportata anche dai risultati del contributo del Prof. Canavesi e del dottorando, dal titolo Le politiche regionali del lavoro, edito nel libro a cura del Prof. Mario Mezzanzanica, Ipotesi di lavoro. Le dinamiche, i servizi e i giudizi che cambiano il Mercato del Lavoro II Rapporto della Fondazione Obiettivo Lavoro, Aracne, Roma, 2013, p. 221 ss. \r\n\tOggetto di analisi \u00e8 infine il ruolo delle Province nelle politiche di attuazione, anche alla luce delle pi\u00f9 recenti novit\u00e0 normative e dell\u2019intervento della Corte costituzionale del 2013.\r\n\tNel tentativo di delineare delle \u2013 inevitabilmente provvisorie \u2013 conclusioni, viene messo in luce il carattere ancora precario della costruzione giuridica delle politiche per l'impiego, nella quale ai proclami generici provenienti dall'Unione europea, basati pi\u00f9 su approcci ideologici neo-liberali e sulla mitizzazione delle \u201cmigliori pratiche\u201d che sulla concreta analisi di problemi e sullo studio di soluzioni adatte alle singole realt\u00e0, si aggiungono le criticit\u00e0 interne legate alla non agevole delimitazione del ruolo dello Stato e delle Regioni, oltre all'incerto destino degli enti provinciali.\r\n\tD'altra parte, l'ordinamento si caratterizza per l'ipertrofia amministrativa e il depotenziamento della legge, con decisioni concrete che dipendono dalla discrezionalit\u00e0 della pubblica amministrazione, a sua volta legata a doppio filo alle esigenze di pareggio di bilancio e di riduzione della spesa pubblica, ma svincolata dalla sovranit\u00e0 popolare, con il rischio sempre pi\u00f9 concreto di rendere ineffettivi i diritti soggettivi, a partire da quello al lavoro, fondativo del sistema costituzionale. \r\n\tDa ci\u00f2 si fa discendere la necessit\u00e0 di attualizzare i principi costituzionali, con l'impegno a garantire pienamente ed ","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192672","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Le \"Irrequietas leis de seguran\u00e7a nacional\". Sistema penale e repressione del dissenso politico nel Brasile dell'Estado Novo (1937 - 1945)","anno":"2014","abstract":"Il presente lavoro ha come scopo quello di analizzare il sistema penale progettato per la repressione del dissenso politico all\u2019Estado Novo brasiliano. Si \u00e8 inteso, pertanto, evidenziare la specificit\u00e0 di questa esperienza, ancora non studiata in modo approfondito sul versante storico-giuridico, cercando di percepire i punti di rottura e di continuit\u00e0 sia rispetto al periodo repubblicano precedente sia con riguardo al regime militare autoritario successivo. Questo lavoro inizia con la determinazione del campo di azione della repressione politica attraverso il diritto penale e a partire dell\u2019amministrazione della giustizia criminale contro il dissenso politico. Sono state utilizzate diversi tipi di fonti e di storiografie. Gli strumenti teoretici di base consistono nelle categorie storiografiche del \u201cdoppio livello di legalit\u00e0\u201d (Mario Sbriccoli) e dei \u201cregimi giuridici dell\u2019eccezione\u201d (Massimo Meccarelli). La prima parte della tesi si occupa di presentare la struttura del sistema penale ed il pensiero giuridico che vi ruotava intorno, partendo dal dibattito precedente all\u2019ascesa al potere di Get\u00falio Vargas e negli anni immediatamente precedenti al colpo di Stato, con l\u2019emanazione delle prime leggi di sicurezza nazionale; da questa prima analisi si passer\u00e0 poi a allo studio delle leggi penali eccezionali applicate per tutelare l\u2019ordine politico  vigente. La seconda parte della ricerca, invece, si occupa di analizzare la struttura e le dinamiche del Tribunal de Seguran\u00e7a Nacional, organo giurisdizionale di eccezione istituito per giudicare i reati contro il regime. Questa corte di giustizia politica \u00e8 stata esaminata sia in quanto apparato, a partire dal suo rapporto con le giurisdizioni ordinarie; sia dai discorsi giuridici prodotti mediante le sue sentenze. Il risultato principale di questa ricerca non \u00e8 stata la scoperta di strumenti giuridici innovativi n\u00e9 l\u2019utilizzo del diritto penale in chiave autoritaria da parte del regime, ma ha riguardato proprio la concorrenza di questi due fattori, immersi nella logica contingenziale, costitutiva dell\u2019Estado Novo, che afferm\u00f2 la vigenza di un sistema penale di repressione al dissenso politico cos\u00ec particolare.\r\nParole-chiavi: Brasile: Estado Novo (1937-1945) \u2013 Reato politico \u2013 Legge di Sicurezza Nazionale \u2013 Doppio livello di legalit\u00e0 \u2013 Regimi giuridici dell\u2019eccezione.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192670","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Reflection on legal issues relevant to conservation and sustainable use of farm animal genetic resources in Albania","anno":"2014","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192669","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"L'estetica musicale di G.W. Leibniz","anno":"2014","abstract":"La prima e pi\u00f9 evidente difficolt\u00e0 che si pone dinnanzi a chiunque intenda condurre una ricerca sul tema \"Leibniz e la musica\" \u00e8 data dal fatto che il filosofo tedesco non ha mai scritto un'opera specificamente dedicata all'argomento. Nonostante ci\u00f2 non si pu\u00f2 negare che, per quanto celato, il tema della musica si presenti nel Corpus con una certa continuit\u00e0, attraversandolo come una sorta di entit\u00e0 invisibile. Dare una forma concreta a questa entit\u00e0, mettendo in luce l'influenza che l'hannoverese ha esercitato sullo sviluppo del pensiero musicale europeo, costituisce lo scopo principale del presente lavoro.\r\n\tEsso \u00e8 suddiviso in due parti, nella prima delle quali vengono presi in esame quei testi in cui Leibniz si sofferma maggiormente nell'analizzare tematiche di tipo musicale. Ho individuato e isolato tre luoghi specifici: la Dissertatio de Arte Combinatoria (1666), il lungo e complesso epistolario con il matematico Conrad Henfling (1705-1711) e, infine, un altro scambio di lettere, meno breve ma non meno importante dal punto di vista dei contenuti: quello con Christian Goldbach (1711-1713). A ciascuno di essi \u00e8 dedicato un capitolo.\r\n\tSe li si considera nel loro dispiegarsi diacronico, questi testi palesano un vero e proprio percorso di maturazione del pensiero leibniziano, che da una visione meramente matematizzante dell'arte del comporre giunge, nel corso degli anni, a posizioni completamente differenti.\r\n\tPer mostrare in maniera chiara questo percorso, nel suo evolversi dagli anni della giovinezza sino a quelli della maturit\u00e0, si \u00e8 deciso di presentare il materiale in ordine rigorosamente cronologico.\r\n\tIl primo capitolo concerne la teoria musicale contenuta all'interno della Dissertatio de Arte Combinatoria, in cui \u00e8 presente una sezione dedicata allo sviluppo di un sistema di calcolo atto a fornire il numero di combinazioni possibili tra le note del pentagramma. In questo contesto i suoni sono considerati alla stregua di puri e semplici numeri che, se combinati in maniera corretta, daranno vita a un'opera formalmente impeccabile, a prescindere dal reale valore estetico. Centrale in queste riflessioni l'importanza del pensiero di Athanasius Kircher, che trova riscontro nel breve scambio di lettere avvenuto tra i due nel corso del 1670.\r\n\tIn seguito al soggiorno parigino '72-'75, tuttavia, Leibniz muta radicalmente il proprio punto di vista sull'argomento: ispirato in particolare dai lavori di Christiaan Huygens e Joseph Sauveur, Leibniz abbandona completamente la combinatoria per dedicarsi allo studio della teoria musicale propriamente detta. Espressione paradigmatica di questo nuovo corso \u00e8 l'epistolario con Conrad Henfling (analizzato nel secondo capitolo del mio lavoro), in cui il filosofo si cimenta in elaborate analisi matematiche di problemi squisitamente tecnici, spingendosi in alcuni casi a proporre soluzioni di personale ideazione, quali ad esempio una peculiare suddivisione dell'ottava in 60 parti, e una nuova, interessante classificazione degli intervalli della scala.\r\n\tI risultati sin qui raggiunti non costituiscono per\u00f2 il punto di arrivo del pensiero musicale leibniziano che, nel giro di pochi anni, subisce un'ulteriore, radicale modifica. Si fa strada in lui l'idea che all'interno del fenomeno musicale intervengano fattori non suscettibili di una spiegazione more geometrico. \r\n\tIl carteggio con Goldbach, analizzato nel terzo e ultimo capitolo della prima parte, \u00e8 il testo in cui si estrinseca questo nuovo cambio di rotta. Qui la teoria musicale scompare del tutto, lasciando il passo a un modello di pensiero che si sviluppa lungo due vie parallele: da una parte Leibniz si concentra sul suono e sulle sue propriet\u00e0, indagando il fenomeno attraverso gli strumenti forniti dalle pi\u00f9 recenti innovazioni in campo fisico-acustico; dall'altra, egli si interroga sul problema della fruizione, sulla risposta che l'apparato recettivo e psichico dell'essere umano produc","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192668","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Sport e turismo balneare: modelli di sviluppo e realt\u00e0 di marketing territoriale","anno":"2014","abstract":"Il contributo che viene di seguito presentato riporta i risultati di una ricerca sociologica sull\u2019evoluzione dei modelli turistico-balneari nel contesto italiano negli ultimi decenni, sia a livello territoriale sia a livello sociale. Parallelamente al primo obiettivo, se ne affianca uno pi\u00f9 specifico rivolto alla comprensione e allo studio di come all\u2019interno del sistema turistico balneare vengano proposti prodotti originali ed inediti prettamente connessi ai caratteri della societ\u00e0 post-moderna. In particolare la ricerca focalizza l\u2019attenzione sul turismo sportivo, che sembra costituire un\u2019offerta originale ma soprattutto quantitativamente rilevante, e che si pone come il \u201cfrutto\u201d di un modello di sviluppo proprio e autoctono del territorio cervese, fondato sull\u2019autenticit\u00e0 e l\u2019identit\u00e0 locale. E\u2019 bene sottolineare che tale approfondimento \u00e8 stato stimolato dai risultati di tre pi\u00f9 generali e vaste indagini sullo sviluppo dei modelli turistico balneari della costa romagnola che, seguendo percorsi metodologici prevalentemente qualitativi, si sono concentrate su alcune localit\u00e0 appartenenti al Comune di Cervia: Cervia stessa, Milano Marittima e Pinarella. Cervia oggi \u00e8 sicuramente in grado di offrire un nuovo prodotto turistico, quello sportivo, grazie ad un insieme di fattori quali territorio, strutture ricettive e impianti sportivi. Certamente le opportunit\u00e0 territoriali unite alla presenza di importanti infrastrutture hanno giocato un ruolo fondamentale per la nascita di questa innovativa forma di turismo che abbina il mare allo sport rendendo l\u2019offerta unica e ambivalente. Queste nuove politiche adottate dagli imprenditori locali si stanno muovendo attraverso un\u2019azione sistemica che vede la collaborazione sia con le istituzioni locali sia con le diverse realt\u00e0 presenti nel territorio, turistiche e non.  Lo sport sembra essere l\u2019elemento attraverso il quale viaggia la nuova offerta turistica, capace di avvalorare la centralit\u00e0 del tema ambientale e territoriale, promuovendo contemporaneamente un sistema fatto di collaborazioni e interdipendenze fra le diverse realt\u00e0 locali. \r\nIl valore aggiunto di questa nuova forma di turismo che vede lo sport come protagonista risiede nella capacit\u00e0 di abbracciare campi diversi come l\u2019ambiente, il benessere fisico, le relazioni sociali, lo svago e il tempo libero.\r\nConsiderare dunque il turismo sportivo una componente importante del territorio in esame implica la necessit\u00e0 di un importante organizzazione territoriale, che si avvalora dal coordinamento e dalla collaborazione di pi\u00f9 attori che si adoperano alla creazione di servizi come la ricettivit\u00e0 alberghiera, la gastronomia, i trasporti, i servizi sportivi e la promozione. Solo un sistema turistico integrato in cui tutti i soggetti contribuiscono a rendere le localit\u00e0 in analisi mete perfette in grado di soddisfare contemporaneamente lo sportivo, l\u2019amatore e eventuali accompagnatori, pu\u00f2 risultare vincente all\u2019interno di un sistema turistico ormai saturo e frammentato. A questo proposito l\u2019area cervese si presenta come una zona turistica che da sempre fa della cooperazione e dell\u2019interdipendenza fra i vari attori locali uno dei suoi punti di forza. \r\nE\u2019 pertanto possibile affermare che oggi nelle tre localit\u00e0 in esame il turismo sportivo rappresenta per gli operatori turistici una valida e nuova opportunit\u00e0 di sviluppo. Da un lato infatti vi \u00e8 la possibilit\u00e0 di richiamare investimenti e occupazione, dall\u2019altro lato invece vi \u00e8 la possibilit\u00e0 di una promozione e \u201cri-qualificazione\u201d in termini sia territoriali che turistici. L\u2019elaborato si conclude con la presentazione di alcuni casi di studio, riconducibili a diverse realt\u00e0 cervesi che hanno fatto della triangolazione fra turismo, sport e territorio, un modello di sviluppo turistico sostenibile, capace di delineare delle linee guida sulle quali poter riflettere in un ottica di sviluppo e r","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192698","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Le istituzioni educative in Albania dal 1878 al 1913. Il ruolo della manualistica scolastica nella formazione dell\u2019identit\u00e0 nazionale albanese.","anno":"2014","abstract":"L\u2019interesse sui temi della storia dell\u2019educazione rimane sempre attivo in qualsiasi contesto storico e culturale, e non pu\u00f2 non prendere in analisi le istituzioni che divulgano il sapere attraverso l\u2019analisi dettagliata dei programmi, dei manuali scolastici e delle piattaforme pedagogiche quali strumenti della formazione del nuovo cittadino di una nazione.\r\nA cavallo tra il XIX e il XX secolo, gli intellettuali del Risorgimento (Rilindje) Albanese, essendo sotto il dominio ottomano per pi\u00f9 di cinque secoli, presentarono nuove idee e nuove prospettive verso una nazione libera. Il lavoro della ricerca pedagogica fino ai giorni d\u2019oggi, l\u2019attivit\u00e0 teorica e le pratiche educative-istruttive dei risorgimentisti non sono state valutate complessivamente, e non sono state rivestite da uno spirito filosofico, sociale, artistico e storico oggettivo. Cominciando soltanto dagli anni \u201960 del secolo scorso si sono pubblicati degli studi sulla storia dell\u2019istruzione e del pensiero pedagogico albanese di questo periodo. Gli sforzi in quest\u2019ambito saranno considerati come i primi passi della costruzione della storia della pedagogia albanese. Tutte le fasi della storia della pedagogia albanese hanno attraversato tre periodi: il primo periodo include il XVI-simo e il XVII-simo secolo; il secondo periodo comprende principalmente il XVIII-simo secolo, mentre il terzo periodo include la pedagogia del Risorgimento e dell\u2019Indipendenza, e i grandi sforzi fatti a cavallo tra il XIX-simo e il XX-simo secolo per la divulgazione dell\u2019istruzione in lingua albanese e la costruzione di un sistema d\u2019istruzione democratico e unico. \r\n  Le ragioni per cui ho scelto quest\u2019argomento possono essere cos\u00ec presentati: la prima ragione riguarda al fatto che manca uno studio complessivo sul ruolo di tutte le istituzioni educative albanesi in un\u2019unica opera, come la famiglia, la scuola, le istituzioni religiosi e le associazioni culturali. Invece, per spiegare la seconda ragione user\u00f2 le parole dell\u2019accademico albanese Stavileci: \u00abQuesta volta non \u00e8 il tema che seleziona il tempo ma il contrario, il tempo che seleziona il tema. La situazione nella quale si trova la questione albanese oggi suggerisce un\u2019analisi particolare: pi\u00f9 di carattere politico che storico; pi\u00f9 di carattere critico che opportunistico, perch\u00e9 la questione albanese rimane irrisolta e perch\u00e9 gli Albanesi non hanno una strategia nazionale di come raggiungere l\u2019aspirazione europea. A noi serve un consolidamento nazionale per non ripetere gli stessi errori. Servono atteggiamenti comuni per le questioni comuni. Ancora, pi\u00f9 improvvisiamo che creiamo mentalmente. Ancora, abbiamo rimuginazione del pensiero e non pensieri nuovi; verbalizzazione pi\u00f9 che meditazione; opportunismo pi\u00f9 che criticismo. Per la nostra causa sonnecchiamo di giorno, mentre gli altri per la stessa causa passano delle notti bianche\u00bb. La terza ragioni \u00e8 concernente la distorsione delle verit\u00e0 storiche pubblicizzate durante il periodo della dittatura, dove gli storici hanno usufruito di un metodo marxista per sfornare i loro dogmi ideologici inverificabili dal punto di vista scientifico. Con qualche eccezione, questo \u00e8 stato il panorama scientifico della dittatura. Pi\u00f9 che ri-scrivere la storia agli studi storiografici albanesi serve la ri-lettura e la re-interpretazione dei fatti, serve un nuovo approccio sull\u2019analisi delle questioni della storia dell\u2019educazione, una scuola libera dai dogmi ideologici, pseudo-patriotici e dall\u2019odio verso le altre nazioni. \r\nFondamentalmente, il lavoro ha due grandi obiettivi: esporre una complessiva descrizione delle istituzioni educative in Albania durante il periodo 1878-1913, quali la famiglia, le scuole religiose, le scuole laiche, e i lavori compiuti dai rinascimentisti nello scaturire una nuova idea di nazionalismo attraverso l\u2019insegnamento. L\u2019ipotesi principale che andremmo a verificare \u00e8 che a cavall","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192239","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Razionalismo e giusnaturalismo in Guglielmo di Ockham. Scienza morale e teoria del diritto naturale. Intrecci e sovrapposizioni.","anno":"2014","abstract":"Volontarista o razionalista? Nel caso di Guglielmo di Ockham la risposta non \u00e8 cos\u00ec scontata. La teoria del diritto naturale a cui il filosofo inglese dedica molte pagine delle sue opere politiche \u2013 scritte mentre si trova in esilio a Monaco di Baviera per aver sostenuto le ragioni dei francescani che avevano ritenuto lecito (in nome del diritto naturale) rinunciare ai diritti di propriet\u00e0 \u2013 ci offre l\u2019occasione per tentare una nuova lettura del suo pensiero in tema di scienza morale. Sembra infatti superabile la ben nota interpretazione che lo ha presentato come il sostenitore di un\u2019etica individualistica, scettica e arbitraria oltre che come il teorico della moderna teoria del \u2018diritto soggettivo\u2019. Occupandosi di temi politici il filosofo inglese tratt\u00f2 per la prima volta di ius naturale, non avendo mai affrontato l\u2019argomento prima dell\u2019esilio sebbene la sua attenzione (in opere come i Commenti alle Sentenze e i Quodlibeta) si fosse spesso concentrata sulla scienza morale, sulla prudentia come virt\u00f9 pratica, sul ruolo della recta ratio che permette alla volizione di essere virtuosa. Le opere politiche nelle quali il tema del diritto naturale mantiene una sua centralit\u00e0 sono l\u2019Opus nonaginta dierum \u2013 la cui composizione fu richiesta dagli stessi francescani che avevano condiviso con lui la scomunica e l\u2019esilio a partire dal 1328 \u2013 e soprattutto il Dialogus inter magistrum et discipulum, grazie al quale Guglielmo ci offre la sua originale teoria sui tre modi del diritto naturale. Nell\u2019esaminare i rapporti tra il potere secolare e l\u2019autorit\u00e0 spirituale, il filosofo segue una tendenza molto diffusa nella trattatistica politica del Trecento. In questo contesto pone una particolare attenzione ai limiti normativi rivendicati per arginare possibili sconfinamenti di tali poteri, assumendo una prospettiva che una consolidata tradizione giuridica aveva gi\u00e0 introdotto; come i suoi contemporanei, egli riconosce nel diritto naturale e nella legge divina la giusta misura di ogni legge umana.\r\nQuesta ricerca indaga sui numerosi intrecci tra scienza morale e teoria del diritto naturale, dandone una visione d\u2019insieme. La teoria della conoscenza ockhamiana enfatizza il ruolo della ragione attraverso la quale si rendono evidenti i principia per se nota che, nel Dialogus, sono a loro volta presentati come quegli iura naturalia universali e immutabili, a proposito dei quali non \u00e8 possibile dubitare. La potentia intellectiva ci offre due distinte tipologie: l\u2019actus apprehensivus e l\u2019actus iudicativus. Il primo permette di apprendere i termini (incomplexa) e tutto ci\u00f2 che riguarda le potenzialit\u00e0 dell\u2019intelletto nella fase dell\u2019apprendimento. Con il secondo, successivo, l\u2019intelletto assente o dissente su ci\u00f2 che ha appreso. L\u2019evidenza assume un ruolo centrale: essa garantisce affinch\u00e9 l\u2019intelletto non si inganni quando la conoscenza \u00e8 \u2018naturale\u2019 e permette di formulare un giudizio di assenso circa la verit\u00e0 di una proposizione. Nel Prologo ai Commenti alle Sentenze, il filosofo spiega chiaramente che la notitia evidens \u00e8 pi\u00f9 ampia ed estesa della scientia in senso stretto; quest\u2019ultima infatti si limiterebbe a proposizioni necessarie (qui l\u2019evidenza riguarderebbe i princ\u00ecpi e le conclusioni che ne seguono), mentre la notitia evidente pu\u00f2 aversi anche di proposizioni contingenti. Nel Prologo egli insiste sulla notitia intuitiva rerum pure intelligibilium (distinguendo sensibilia e intelligibilia) e afferma che le conclusioni pratiche de intelligibilibus sono evidentissime.\r\nC\u2019\u00e8 una verit\u00e0 che la ragione pu\u00f2 mettere in luce e questa non contraddice la verit\u00e0 di fede. Nel campo della filosofia morale l\u2019attivit\u00e0 speculativa di \u00abtheologi et veri philosophi\u00bb converge nella conoscenza del diritto naturale. La distinzione ockhamiana tra fede e conoscenza razionale non ha nulla di manicheo, anzi \u00e8 stata meglio definita come \u00aban irenic separatism\u00bb.\r\nI commenta","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192667","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"L'autunno di Giolitti (1919-1928)","anno":"2014","abstract":"Questo lavoro non aspira a rivestire i connotati n\u00e9 di una biografia politica n\u00e9 di un excursus storico sull\u2019ultimo decennio di Giovanni Giolitti, intendendo invece concentrarsi sull\u2019autunno del grande statista nella misura in cui esso coincise con l'autunno dello Statuto Albertino, o, pi\u00f9 precisamente, con la progressiva liquidazione del suo nucleo di democrazia rappresentativa.\r\nAttraverso le vicende dell\u2019ultimo Giolitti, viene indagato da una prospettiva di primario interesse il processo che port\u00f2 l\u2019ordine liberale a degenerare,  nella forma e ancor pi\u00f9 nella sostanza, in un incoerente simulacro costituzionale, che rest\u00f2 simile al modello originario unicamente per la sopravvivenza delle prerogative ufficialmente riconosciute al sovrano.\r\nIn questo per la verit\u00e0 resistibile tramonto dello Statuto, il ruolo di Giolitti fin\u00ec per essere quello di chi ne propizi\u00f2 il collasso, e in qualche misura perfino lo inaugur\u00f2: non per una sua simpatia nei confronti di Mussolini e tantomeno del fascismo, ma per la sua natura di \u201cfiglio padrone\u201d dello Stato liberale, ossia di profondo conoscitore del funzionamento, ma non della natura e della fragilit\u00e0 dell\u2019ordine che pur egli aveva cos\u00ec a lungo retto.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192696","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Incertezza: marcatori linguistici in un corpus di articoli biomedici di lingua tedesca tratti dalla rivista divulgativa \"Spektrum der Wissenschaft\" (1993-2012)","anno":"2014","abstract":"Oggetto di studio e significance\r\nLa presente tesi di dottorato ha per oggetto la comunicazione dell\u2019incertezza in testi di medicina in lingua tedesca. Distinguere le informazioni certe da quelle incerte \u00e8 di cruciale importanza, poich\u00e9 il modo in cui viene comunicata una stessa informazione pu\u00f2 determinare opposti esiti applicativi. Le politiche sanitarie nazionali sono costruite in base a come vengono comunicati i risultati della ricerca biomedica; la pratica clinica segue la stessa logica nell'adozione di nuove terapie, nella prevenzione e nella diagnosi. Anche la comunicazione scientifica a carattere divulgativo (riviste, tv, dvd,web etc.) svolge un importante ruolo nella diffusione della conoscenza scientifica, nella sensibilizzazione della popolazione e nella conseguente adozione di atteggiamenti e comportamenti.\r\n\r\nIl gap\r\nEsistono studi riguardanti i marcatori di incertezza nella lingua tedesca parlata e in corpora scritti riguardanti l\u2019economia, ma per quanto io ne sappia, non sono ancora stati eseguiti studi riguardanti l\u2019incertezza in corpora di testi medici tratti da riviste scientifiche.\r\n\r\nGli obiettivi, il corpus e le procedure di analisi e background teorico\r\nLa mia ricerca mira a colmare questo gap attraverso l\u2019analisi  di un corpus appositamente costruito per l\u2019indagine composto da 60 articoli biomedici di circa 150.000 parole tratti dalla rivista scientifica divulgativa \u201cSpektrum der Wissenschaft\u201d disponibile on line dal 1993 all\u2019indirizzo (http:\/\/www.spektrum.de). \r\nHo deciso di effettuare la mia analisi su un corpus di articoli di medicina, scelti in maniera random da suddetta rivista mensile, in quanto \u00e8 l\u2019unica che ad oggi continua a pubblicare articoli bio-medici in lingua tedesca; mentre altre riviste sia a carattere scientifico, sia a carattere divulgativo, come Monatsschrift Kinderheilkunde, Langenbecks Archives of Surgery and Virchow\u2019s Archiv hanno smesso di scrivere in lingua tedesca nel 1993 e oggi  stanno pubblicando esclusivamente in lingua inglese.\r\nIl primo obiettivo \u00e8 stato pertanto quello di effettuare una ricerca qualitativa e quantitativa volta ad individuare quali e quanti marcatori di incertezza utilizzati da chi scrive questo genere di contributi.\r\nGli articoli sono stati analizzati da me e dalla Dott.ssa Christine Berthold, di madrelingua tedesca e docente di lingua tedesca presso l\u2019Universit\u00e0 di Lingue e Letterature straniere di Macerata. Le due analiste hanno analizzato i marcatori di incertezza separatamente (l\u2018indice di accordo \u2013 K di Cohen \u2013 \u00e8 risultato pari a 0.80. h . Tale valore \u00e8 indice di un accordo elevato e dunque di una buona attendibilit\u00e0 dei risultati).\r\nSuccessivamente all\u2019analisi manuale \u00e8\u2019stato eseguito un controllo automatico mediante il Software Wordsmith al fine di accertare che tutte le occorrenze fossero state individuate correttamente.  \r\nConclusa l\u2019analisi qualitativa e quantitativa,  \u00e8 stato eseguito il test Chi-square (usando SPSS8.0) per verificare se fossero significative le differenze tra:\r\n\t1) marcatori lessicali e morfosintattici, \r\n\t2) i diversi marcatori all\u2019interno di ogni categoria.\r\n\r\nCome ultima analisi sto effettuando il calcolo del dominio (der Skopus in tedesco, scope in inglese) di ciascun singolo marcatore di incertezza, cio\u00e8 sto calcolando il numero di parole (stringhe) dominato dai marcatori sopra citati. Di ciascun articolo verr\u00e0 calcolato il numero di parole comunicanti incertezza e certezza. Al momento della redazione del presente abstract, il calcolo non \u00e8 ancora completo.\r\nIl background teorico della mia ricerca \u00e8 costituito principalmente dalla Teoria del Testo del linguista ungherese J.S.Pet\u00f6fi (1973, 2004), dal modello teorico del Noto\/Certo, Ignoto e Creduto\/Incerto (Bongelli, Zuczkowski 2008) e dalla bibliografia specifica  sui marcatori di incertezza in lingua tedesca.\r\n\r\nRisultati \r\nNel corpus sono stati identificati i marcatori di","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192695","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Identit\u00e0 e alterit\u00e0 del personaggio medievale: attraverso i testi antico francesi della leggenda di Tristano","anno":"2014","abstract":"Il lavoro qui presentato s\u2019inserisce nel progetto di ricerca \u201cTipologie e identit\u00e0 del personaggio medievale fra modelli antropologici e applicazioni letterarie\u201d, promosso dall\u2019Universit\u00e0 di Macerata e coordinato da Massimo Bonafin. Questo \u00e8 a sua volta inserito nel pi\u00f9 ampio progetto PRIN, attivato nel 2008, \u201cPassato e futuro del medioevo. Figure dell\u2019immaginario\u201d (PRIN 2008WY7TXK_003), coordinato da Mario Mancini e finalizzato, come si leggeva nella nota riservata agli obiettivi, a \u00abuna ricerca dedicata all\u2019emergere della soggettivit\u00e0 medievale\u00bb, la quale \u00abpu\u00f2 forse contribuire alla comprensione delle questioni legate al processo dialettico della costruzione del soggetto tout court\u00bb. Non si \u00e8 trattato, in questa sede, d\u2019interrogarsi su una definizione di soggetto nel medioevo, secondo una prospettiva storica, ma di focalizzare l\u2019analisi sulla rappresentazione dell\u2019identit\u00e0 finzionale veicolata dal corpus dei primi frammenti in antico francese di una leggenda, quella di Tristano e Isotta, destinata a segnare profondamente la tradizione letteraria (e non solo letteraria) europea. \r\nI testi del Roman de Tristan del XII secolo sono parsi, infatti, un ricco laboratorio in cui tentare di problematizzare l\u2019asserto, piuttosto condiviso, per il quale il personaggio medievale, distante dalla moderna idea di personaggio, sarebbe da intendersi come la concretizzazione di una maschera fissa, di un tipo, un modello, estraneo a una visione complessa e articolata dell\u2019individuo. Alcuni recenti studi hanno intuito la possibilit\u00e0 di rintracciare, attraverso l\u2019applicazione ai testi medievali di teorie critiche moderne improntate all\u2019antropologia e alla psicoanalisi, una visione del personaggio come processo, come rete in cui s\u2019intrecciano elementi eterogenei. Questo tipo di analisi si \u00e8 per lo pi\u00f9 rivolto alla produzione in prosa del XIII secolo: la prassi romanzesca, pi\u00f9 consapevole dei propri strumenti rispetto agli esordi, mostra ormai a quest\u2019altezza cronologica una certa abilit\u00e0 nel creare un tessuto di scrittura da cui emerga l\u2019immagine di un soggetto complesso, sempre diviso tra identit\u00e0 e alterit\u00e0. \u00c8 sembrato per\u00f2 opportuno riflettere sulla possibilit\u00e0 di rintracciare una simile complessit\u00e0 anche nei primi passi del romanzo europeo, rileggendo i testi tristaniani allo scopo di analizzarne le dinamiche identitarie che li attraversano, con la convinzione che un\u2019analisi dello statuto dell\u2019identit\u00e0 finzionale possa illuminare le intime logiche diegetiche attive nella testualit\u00e0 e svelare isotopie non immediatamente afferrabili.\r\nIl lavoro si \u00e8 articolato intorno a due assi. In una prima fase, si \u00e8 provveduto alla messa a punto di alcuni strumenti teorici e metodologici utili all\u2019analisi del personaggio, in uno sforzo di approfondimento e adattamento alla produzione letteraria dell\u2019epoca medievale di teorie del personaggio spesso nate da un corpus di testi moderni; si \u00e8 proceduto, in seguito, a un\u2019analisi critica della rappresentazione dell\u2019identit\u00e0 proposta dai testi francesi del XII secolo che ci hanno tramandato la leggenda di Tristano. \r\nNella parte prettamente teorico-letteraria uno spazio particolare \u00e8 stato riservato alle note di Ferdinand De Saussure dedicate al personaggio leggendario e mitologico, finora poco considerate negli studi teorici sull\u2019essere di finzione. Sulla scia di recenti ricerche dedicate a questa parte del \u2018Fonds Saussure\u2019, l\u2019analisi delle note saussuriane, oggetto anche di una consultazione diretta presso la Biblioteca di Ginevra, ha permesso di intravedervi l\u2019idea, non portata a un\u2019elaborazione puntuale, di una visione del personaggio improntata a una logica del vuoto, dell\u2019assenza e del continuo rinvio all\u2019alterit\u00e0, offrendo la possibilit\u00e0 di tracciare dei parallelismi tra le ricerche di Saussure sul personaggio del mito e della leggenda e la visione freudiana, elaborata all\u2019incirca negli stessi anni, di un sogge","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192693","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il genere zooepico tra \"raccolta\" e \"ciclo\": un'indagine sul Roman de Renart.","anno":"2014","abstract":"La tesi si occupa del Roman de Renart, in particolare della sua struttura che lega e separa i testi ori-ginariamente indipendenti e poi confluiti nelle raccolte due e trecentesche. Pi\u00f9 che la descrizione di questa struttura a cui la critica ha gi\u00e0 dedicato molti studi, l\u2019interesse della ricerca verte sulle cause che l\u2019hanno determinata e sui rapporti paradigmatici che legano il RdR ad altre espressioni del ge-nere zooepico.\r\nLa struttura del RdR \u00e8 il risultato della coesistenza di tratti che tendono alla coesione (stessi perso-naggi e nomi propri, stesse ambientazioni, innesto su una comune tradizione folklorica, intento pa-rodico ecc.) con elementi che invece ne impediscono la sistemazione armonizzata in ciclo (diversit\u00e0 degli autori, variabile estensione dei testi, intertestualit\u00e0 non pertinente). Nei 4 capitoli della tesi ho cercato le cause di questa forma particolare che rende il RdR un genere intermedio tra il ciclo strut-turato e la raccolta di testi indipendenti. \r\nLa prima parte \u00e8 dedicata alla fase di produzione del testo e comprende l\u2019indagine di tre procedi-menti comuni a diversi autori del RdR: l\u2019uso di motivi ricorrenti e di formule stereotipate e il ricorso a frequenti allusioni che creano legami intertestuali tra le branches. Un motivo come la \u00abfinta morte\u00bb, per esempio, ricorre 14 volte in 12 branches diverse: la volpe per sfuggire a un attacco si cosparge di terra e simula la morte. Il motivo \u00e8 presente nel patrimonio folklorico internazionale e catalogato nel repertorio ATU al numero K1860: \u00abdeception by feigned death\u00bb. La storia millenaria e di amplissima estensione geografica di questo motivo che dal patrimonio folklorico internazionale, attraverso i Bestiari latini e romanzi confluisce nel RdR, consente di instaurare legami di tipo trasversale: dalla tradizione del racconto zoomorfico ai poeti renardiani e tra vari autori delle bran-ches. Tali legami sono rafforzati dall\u2019uso di formule tipizzate come \u00abOr est Renart en male trape\u00bb che ricorre 35 volte nelle 27 branches dell\u2019ed. Martin e che struttura la narrazione in segmenti fa-cilmente individuabili. Sia i motivi che le formule si concentrano in un nucleo di testi (br. I-XVII), mentre nel restante gruppo (br. XVIII-XXVII) tali procedimenti si fanno sempre pi\u00f9 rari sino al di-leguo. Questa diversa concentrazione si registra anche nell\u2019indagine sull\u2019intertestualit\u00e0: le allusioni tra una branche e l\u2019altra contribuiscono a rendere il RdR un\u2019opera ben pi\u00f9 coesa delle raccolte di testi narrativi. Eppure il fenomeno \u00e8 sempre stato trattato come strumento per l\u2019interpretazione di altri aspetti (cronologia relativa delle branches per esempio). Qui invece le circa 120 citazioni sono prima catalogate e poi analizzate per constatare che spesso si dimostrano poco precise: in molti casi se un autore allude a un episodio raccontato altrove,  difficilmente l\u2019allusione si dimostra pertinente; spesso cambiano i dettagli o i personaggi e persino le sequenze dell\u2019azione. Le incongruenze sono tali da escludere che un autore, citando un episodio, si riferisca al testo in cui qualcun altro lo aveva raccontato: piuttosto essi richiamano scene note dell\u2019epopea renardiana, alcune delle quali non sono neanche mai entrate a far parte delle raccolte. Lungi dal costituire indizi affidabili per la ricostru-zione della cronologia delle branches, le allusioni sembrano essere espedienti inseriti nei testi per un altro motivo.\r\nIl motivo potrebbe essere legato a un fattore di ordine pratico; questa \u00e8 l\u2019ipotesi avanzata nel capito-lo 3 dove, ripercorrendo gli studi sull\u2019oralit\u00e0, si provano ad applicare i risultati emersi dalle discus-sioni sulle origini dell\u2019epica al RdR. L\u2019esecuzione orale doveva essere il mezzo di diffusione anche delle nostre branches. Le allusioni sono interpretate come una forma particolare di annonce o rappel, espedienti tipici dell\u2019oralit\u00e0 che Rychner individu\u00f2 nelle ","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192692","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il diritto per principi nel pensiero di G. Zagrebelski","anno":"2014","abstract":"Il nostro lavoro tratta del \u201cdiritto per principi\u201d in  Gustavo Zagrebelsky ; come conclusione generale e fondamentale sarebbe aver trovato un  \u201c diritto per principi\u201d con una \u201c distinzione  strutturale\u201d in riferimento, a un diritto per regole .\r\n\r\nLa distinzione di \u201cstruttura\u201d della quale facciamo riferimento si fonda in una distinzione per natura, non di grado.  \r\n\r\nLe due separazione diritto-legge e legge-giustizia abbiamo detto che influiscono o determinano la differenza strutturale tra principi e regole ; abbiamo detto anche che queste due separazioni sono le caratteristiche dello stato costituzionale.\r\n\r\nUgualmente   per capire queste due separazioni si deve capire lo stato costituzionale come una acquisizione culturale . Tutti questi elementi hanno contribuito necessariamente a questa distinzione strutturale dei principi rispetto alle regole.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192691","web":"","lingue":""},{"titolo":"La teoria della separazione dei poteri di Montesquieu","anno":"2014","abstract":"L\u2019opera di Charles-Louis de Secondat, barone di La Br\u00e8de e di Montesquieu, ed in particolare il testo cardine del suo pensiero, l\u2019Esprit des Lois, pu\u00f2 senza alcun dubbio essere posta alla base delle principali formulazioni dei problemi giuridici e politici dell\u2019et\u00e0 dei Lumi, nonch\u00e9 punto di avvio privilegiato di un gran numero di riflessioni speculative del secolo XIX. Proprio all\u2019analisi della pi\u00f9 significativa opera giuridica-politica-sociale del filosofo bordolese della prima met\u00e0 del Settecento, \u00e8 rivolta la presente tesi di dottorato di ricerca, con attento riferimento alla teoria della separazione dei poteri, da Montesquieu elaborata e che trova l\u2019addentellato nel cruciale Libro XI del testo in esame. Quando nel 1748 il libro di Montesquieu fu pubblicato a Ginevra, e nell\u2019arco temporale di appena due anni letto in tutta Europa ed oggetto di ben ventidue edizioni, il \u00abpadre\u00bb del moderno costituzionalismo non avrebbe mai potuto immaginare che stesse offrendo un vivace contributo allo sviluppo intellettuale di quegli uomini che, nel 1787, avrebbero scritto la Costituzione degli Stati Uniti e che, tutte le parti che intervennero nel dibattito che la precedette, lo avrebbero citato come un\u2019autorit\u00e0. Montesquieu e la sua teoria della separazione dei poteri, infatti, divennero tra Sette e Ottocento il collegamento imprescindibile tra l\u2019idea tradizionale e quella moderna di governo costituzionale, tanto da portare alcuni studiosi ad attribuire al filosofo di La Br\u00e8de l\u2019appellativo di \u00aboracolo in due Continenti\u00bb. \u00c8 sufficiente del resto qui ricordare che, quando ancora il movimento dei philosophes viveva la sua fase embrionale, Montesquieu gi\u00e0 poneva le basi del loro pensiero e di tutta la moderna impostazione teorica dello stato liberale. Un percorso alla inesauribile ricerca di una libert\u00e0 e alla scoperta di nuovi strumenti di garanzia della stessa. \u00c8 su questo terreno che si realizza l\u2019incessante opera di Montesquieu e del costituzionalismo, il cui processo fatto di lotte e conquiste sembra non giungere mai a reale conclusione. Al fine di agevolare la comprensione dei nodi cruciali del pensiero giuridico del filosofo francese, seguendo un metodo rigorosamente legato all\u2019analisi testuale, si \u00e8 cercato nel presente lavoro di illustrare ed esaminare le principali tematiche dell\u2019opus maius di Montesquieu: dalla teoria della tripartizione dei governi (repubblica, monarchia e dispotismo) a quelle sulla libert\u00e0 politica e le forme istituzionali che meglio la realizzano, fornendo altres\u00ec alcune chiavi di lettura del pensiero montesquiviano offerte dai pi\u00f9 significativi interpreti otto-novecenteschi. Nello specifico, il primo capitolo, dopo aver ricostruito un\u2019ampia e dettagliata rassegna di studi degli ultimi cinquant\u2019anni annidatasi attorno alle speculazioni filosofiche, politiche, giuridiche e sociali di Montesquieu, concentra innanzitutto il proprio focus sui concetti di \u00abdiritto\u00bb e \u00abgiustizia\u00bb, sulla nuova accezione montesquiviana della legge, sganciata dalla morale e dalla teologia (da qui le dure accuse di ateismo e di deismo mosse al filosofo), e sullo scarso interesse mostrato dall\u2019Autore per le teorie sullo stato di natura che riverbera le sue conseguenze nel capovolgimento del concetto del contrattualismo classico. Nella seconda parte del capitolo si passa, quindi, ad analizzare la natura ed i princ\u00ecpi dei governi individuando le caratteristiche precipue delle tre forme governative, per le quali Montesquieu proponeva una classificazione di tipo valutativo che permetteva di distinguere le forme corrette da quelle corrotte. Al riguardo si mettono altres\u00ec in luce le caratteristiche specifiche di una delle tre  forme, quella dispotica, tra le pi\u00f9 interessanti dal punto di vista interpretativo, in quanto intesa non pi\u00f9 come possibile degenerazione del governo monarchico, ma come forma autonoma in cui la religione gioca il complesso","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192690","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il principio di precauzione nella societ\u00e0 del rischio","anno":"2014","abstract":"L\u2019oggetto di questa ricerca \u00e8 la discussione del ruolo e del valore del principio di precauzione, in particolare nel contesto giuridico nazionale e comunitario. \r\nEnunciato dapprima nei principi della Dichiarazione di Rio de Janeiro su ambiente e sviluppo del 1992, il principio di precauzione viene successivamente codificato dal Trattato della Comunit\u00e0 Europea, che lo qualifica come principio autonomo. In seguito, il principio di precauzione \u00e8 stato ripreso in un gran numero di convenzioni ambientali, tanto a carattere generale quanto settoriale, senza tuttavia essere mai stato definito a livello europeo in un testo normativo dettagliato ed esauriente. Si \u00e8 cos\u00ec tentato di operare una breve ricognizione delle fonti di diritto internazionale e comunitario che contemplano il principio in parola, per poi mettere a confronto due approcci precauzionali molto differenti fra loro: quello statunitense e quello comunitario. Attraverso il confronto delle eterogenee declinazioni del principio di precauzione, delle versioni cd. deboli e forti, si pu\u00f2 notare come la percezione del rischio, i parametri per individuarlo e l\u2019atteggiamento verso esso siano tutti fattori che mutano da uno Stato all\u2019altro. \r\nLe coordinate sociologiche di questo lavoro possono ravvisarsi nella societ\u00e0 del rischio teorizzata da Ulrich Beck, se la societ\u00e0 industriale \u201ctradizionale\u201d si basava sull\u2019idea di distribuzione della ricchezza, la societ\u00e0 postmoderna, nel garantire un esponenziale miglioramento della qualit\u00e0 della vita, si organizza prevalentemente allo scopo di allocare, pi\u00f9 che i vantaggi, gli svantaggi dello sviluppo.\r\nIn quest\u2019ottica, l\u2019attuale modernit\u00e0 sarebbe connotata da processi circolari ambigui, intrinsecamente contraddittori, volti, nella prospettiva di un miglioramento complessivo delle condizioni generali di vita, ad alimentare forme sempre pi\u00f9 penetranti di insicurezza collettiva. Di conseguenza, si \u00e8 spostata l\u2019attenzione sui possibili percorsi intrapresi e da intraprendere nel diritto e nella politica di fronte alle rapide trasformazioni della tecnoscienza, dando rilievo anche alla prassi giurisdizionale in tre ambiti particolarmente significativi per il principio in questione: la sicurezza alimentare e la problematica relativa agli organismi geneticamente modificati, l\u2019inquinamento derivante da campi elettromagnetici e le nanotecnologie. Invero, il sistema giuridico risulta essere, senza alcun dubbio, uno dei principali strumenti di reazione alla forme di destabilizzazione sociale, provocate dalle condizioni di insicurezza alimentate dal progresso socio-tecnologico.\r\nLa riflessione filosofica \u00e8 volta ad approfondire il significato del principio di precauzione attraverso il confronto con il concetto di rischio e il concetto di responsabilit\u00e0, ma tale confronto non \u00e8 che uno degli aspetti del pi\u00f9 ampio confronto fra progresso tecnologico e costruzione di una normativit\u00e0 sociale che renda possibile uno sviluppo sostenibile, non limitato alla sola crescita economica e nemmeno alla pur necessaria tutela dell\u2019ambiente. L\u2019etica della responsabilit\u00e0 di Jonas si rivolge non solo al presente, ma soprattutto al futuro, mettendo in luce l\u2019erroneit\u00e0 e la pericolosit\u00e0 dell\u2019ideale utopico del continuo progresso tecnologico. \r\nSi concluder\u00e0 l\u2019analisi discutendo il ruolo del principio di precauzione all\u2019interno del sistema delle fonti del diritto, soffermandosi sul dibattuto concetto di soft law poich\u00e9 le interpretazioni pi\u00f9 convincenti sembrano ricondurre il principio di precauzione nell\u2019alveolo del cd. diritto morbido. Il tratto peculiare della soft law consiste nella capacit\u00e0 di alcuni precetti, contenuti in strumenti privi di forza giuridica vincolante, di influenzare i comportamenti dei destinatari, in assenza di una specifica sanzione giuridica.  \r\nIl concetto di soft law appare per\u00f2 sicuramente connesso a quello di governance, poich\u00e9 la produzione di r","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192689","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La legittimazione attiva dei privati alla pretesa risarcitoria antitrust in Europa, Italia ed America: uno studio comparato.","anno":"2014","abstract":"La presente ricerca prende le mosse dai recenti sviluppi del diritto europeo della concorrenza: in particolare la proposta di Direttiva relativa a determinate norme che regolamentano le azioni per il risarcimento del danno ai sensi della legislazione nazionale a seguito della violazione delle disposizioni del diritto della concorrenza degli Stati membri e dell'Unione europea e l\u2019evoluzione giurisprudenziale nei casi Courage e Manfredi. Il crescente interesse mostrato da parte delle istituzioni europee verso il ruolo dei privati nell\u2019applicazione delle norme a tutela della concorrenza e, al contempo, dello spazio da riservare alle rispettive situazioni giuridiche soggettive in tale settore ha spostato infatti l\u2019attenzione dal versante di mera matrice pubblicistica della disciplina in esame su quello privatistico. L\u2019apertura ai rimedi civilistici antitrust ha interessato naturalmente gli stessi Stati membri nei quali il decollo di simili azioni vacillava e fatica tuttora ad attecchire. \r\nQuesto lavoro si propone invece di analizzare un aspetto di centrale rilevanza al quale tuttavia non \u00e8 stata spesso apprestata la dovuta attenzione, per lo meno nel contesto europeo e nazionale, costituito dalla legittimazione attiva dei privati ad avanzare la pretesa risarcitoria. La condizione processuale in America \u00e8 stata invece al centro di un acceso e vivace dibattito che ha coinvolto tanto il formante giurisprudenziale quanto quello legislativo nonch\u00e9 dottrinale. Lo studio intende, pertanto, offrire una panoramica degli sviluppi evolutivi della legittimazione dei singoli ad agire per il risarcimento dei danni subiti a causa di una condotta antitrust sia nel sistema europeo, in particolare in Italia, che in quello d\u2019oltreoceano ed effettuare una comparazione degli ordinamenti giuridici coinvolti per una ulteriore riflessione sugli esiti talora difformi, talaltra concordi da questi raggiunti.\r\nL\u2019indagine \u00e8 dunque circoscritta ai presupposti che permettono di individuare l\u2019attore privato quale soggetto legittimato a far valere la responsabilit\u00e0 patrimoniale delle imprese che hanno violato la disciplina antitrust. Il tema implica quindi una estesa applicazione del metodo comparato ed un attento esame dell\u2019aquis communautaire sul punto. In sintesi lo studio ha ad oggetto l\u2019analisi del diritto italiano, europeo e comparato ed \u00e8 suddiviso in quattro sezioni.\r\nIl primo capitolo \u00e8 dedicato alla posizione che occupa la legittimazione attiva antitrust dei privati all\u2019interno dell\u2019Unione Europea. A tale riguardo \u00e8 opportuno precisare l\u2019utilizzo in maniera alternativa dell\u2019aggettivo europeo o comunitario a seconda che ci riferisca al periodo rispettivamente precedente o successivo all\u2019entrata in vigore del Trattato di Lisbona, che ha mutato la Comunit\u00e0 europea in Unione Europea (salvo l\u2019utilizzo di \u201ceuropeo\u201d in senso generico). Tale capitolo \u00e8 stato ulteriormente bipartito: ciascuna sezione raggruppa, in ordine cronologico, i principali interventi delle istituzioni europee sul tema del locus standi dei privati nel settore antitrust in base al valore, vincolante o meno, dei documenti prodotti. La prima parte \u00e8 dedicata alla posizione della legittimazione ad agire antitrust nel quadro normativo: sorprender\u00e0, ma forse non troppo, notare che il presupposto processuale \u00e8 assente sia nei Trattati che negli atti di diritto derivato. I suoi primi richiami sono infatti da individuarsi nelle decisioni della Corte di Giustizia che, con argomenti di non sempre facile comprensione, ha apprestato una base giuridica al rimedio risarcitorio antitrust. La seconda sezione, passa invece in rassegna gli studi e i documenti che, seppur a carattere non vincolante, hanno contribuito notevolmente all\u2019affermazione del ruolo dei privati nell\u2019applicazione delle norme a tutela della concorrenza e hanno fornito il substrato giuridico all\u2019attuale proposta di Direttiva avanzata dalla","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192688","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La revisione dell' acquis communautaire ed i livelli di uniformazione.","anno":"2014","abstract":"Il presente progetto di ricerca ha preso le mosse dalla presentazione da parte della Commissione Europea della proposta di direttiva del Parlamento e del Consiglio COM (2008) 614, quale risultato del riesame dell\u2019acquis riguardante i diritti contrattuali dei consumatori, gi\u00e0 iniziato con l\u2019adozione del Libro Verde dell\u20198 febbraio 2007.\r\nL\u2019iniziativa comunitaria ha perseguito l\u2019ambizioso obiettivo  di coordinare in una unica direttiva - quadro quattro importanti direttive che assorbono, in pratica, l\u2019intera tutela negoziale del consumatore: in particolare, la direttiva numero 85\/577\/CEE, relativa alla tutela dei consumatori nei contratti negoziati fuori dai locali commerciali, la direttiva numero 93\/13\/CEE, concernente le clausole abusive nei contratti, la direttiva 97\/7\/CE, riguardante i contratti a distanza e la direttiva 1999\/44\/CE, inerente taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo.\r\nTuttavia, a seguito del travagliato iter di approvazione, con la pubblicazione in data 25 ottobre 2011 della direttiva 2011\/83\/UE, si \u00e8 assistito ad un vero e proprio r\u00e8virement da parte delle Istituzioni europee, che hanno limitato l\u2019oggetto della direttiva de qua alla revisione, essenzialmente, della direttiva sui contratti negoziati fuori dei locali commerciali e di quella sui contratti a distanza.\r\nNonostante detto ridimensionamento, la portata dell\u2019intervento normativo rimane pur sempre considerevole.\r\nInvero, va considerato che il legislatore comunitario ha utilizzato una singolare tecnica normativa, tracciando una linea di distinzione che attiene pi\u00f9 alla contrapposizione tra contratti di vendita e contratti di servizi che non alla giustapposizione tra contratti a distanza e contratti conclusi fuori dei locali commerciali.\r\nIn tal modo, si \u00e8 riusciti a rendere omogenee le due discipline e a risolvere i problemi di coordinamento sollevati dalla parziale sovrapposizione di norme in parte diverse.\r\nAd ogni modo, il processo di revisione ed armonizzazione de quo, essenzialmente, non solo mira a creare un complesso unitario di norme per disciplinare in modo uniforme alcune prescrizioni, ma anche a semplificare ed aggiornare le norme esistenti, nella prospettiva di creare un quadro unitario di regole valide per tutti gli Stati membri.\r\nIn tal senso, risulta spiegata la principale ragione per cui, la Direttiva ha inteso proporsi con un approccio di armonizzazione massima o completa, tale da uniformare il livello di protezione assicurato ai consumatori europei sul versante contrattuale.\r\nSulla base dello scenario come sopra descritto, il punto di partenza del progetto di ricerca \u00e8 stata l\u2019indagine concettuale e normativa della revisione dell\u2019acquis riguardante i diritti contrattuali dei consumatori, sulla scorta delle disposizioni contenute nella direttiva in commento.\r\nParallelamente, si \u00e8 resa necessaria una ulteriore indagine che, essenzialmente, ha preso in esame l\u2019attuale contesto normativo del diritto contrattuale nazionale in materia e l\u2019impatto che l\u2019intervento comunitario ha generato.\r\nUno degli aspetti pi\u00f9 fortemente innovativi della nuova direttiva \u00e8 costituito dalla disciplina degli obblighi informativi gravanti sui professionisti nei confronti dei consumatori nella fase precontrattuale.\r\nLa prima, fondamentale novit\u00e0 \u00e8 rappresentata dalla circostanza che la direttiva pone obblighi informativi anche a carico dei professionisti che propongono ai consumatori la conclusione di contratti non qualificabili n\u00e9 come \u201ccontratti a distanza\u201d n\u00e9 come \u201ccontratti fuori dei locali commerciali\u201d.\r\nLa seconda novit\u00e0 consiste nel profondo mutamento della ratio e dei contenuti della disciplina degli obblighi informativi precontrattuali gravanti sui professionisti che propongono contratti \u201cfuori dei locali commerciali\u201d.\r\nEd invero, mentre l\u2019art. 4 della direttiva 85\/577\/CEE imponeva al professionista solo l\u2019obbligo di informare pre","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192685","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"The Extent of Software Patentability: An International Dilemma.","anno":"2014","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192684","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Potere di segregazione e limiti posti all'autonomia privata dagli artt. 2740  e 2741 cc. e atti di destinazione ex art. 2645 ter cc.","anno":"2014","abstract":"Il lavoro di tesi ha ad oggetto l\u2019analisi del potere di segregazione concesso ai privati e dei relativi limiti posti all\u2019autonomia privata dagli artt. 2740 e 2741 c.c., con contestuale approfondimento dell\u2019istituto degli atti di destinazione ex art. 2645 ter in relazione ai recenti orientamenti di dottrina e giurisprudenza.\r\nL\u2019indagine teorica condotta si \u00e8 incentrata, in primis, sulla nozione e sulla funzione degli atti di destinazione, in virt\u00f9 dei quali un soggetto, definito \u201cconferente\u201d, pu\u00f2 sottrarre uno o pi\u00f9 \u201cbeni immobili o beni mobili iscritti in pubblici registri\u201d appartenenti al suo patrimonio alla garanzia patrimoniale di cui all\u2019art. 2740 c.c., imprimendo su di essi un vincolo di destinazione funzionale al soddisfacimento di interessi meritevoli di tutela riguardanti beneficiari determinati, a favore dei quali sia tali beni che i loro frutti devono essere impiegati.\r\nAlla luce dell\u2019analisi svolta, ben pu\u00f2 affermarsi che attorno a questi cardini si strutturino le grandi direttrici delle questioni pi\u00f9 problematiche della normativa in parola.\r\nAl riguardo, tra le questioni giuridiche di maggiore problematicit\u00e0 si pongono il tema del significato del termine \u201cdestinazione\u201d, il rapporto tra la liceit\u00e0 e la meritevolezza dell\u2019interesse perseguito, le ricadute sul piano della validit\u00e0 e dell\u2019opponibilit\u00e0 ai terzi, gli aspetti redazionali, nonch\u00e9 l\u2019attuazione dell\u2019interesse perseguito.\r\nAl riguardo, si \u00e8 constatato come in assenza di un dato normativo certo, le difficolt\u00e0 incontrate dalla dottrina nell\u2019esprimere posizioni dotate di un certo grado di stabilit\u00e0, hanno influenzato in modo determinante l\u2019orientamento delle corti che, in mancanza di una griglia concettuale entro cui elaborare i rapporti tra atti di destinazione, vincoli all\u2019autonomia patrimoniale e il principio di tassativit\u00e0 dei diritti reali hanno proceduto secondo propri percorsi alla predisposizione di regole e modelli giudiziali da seguire, talvolta procedendo in modo pi\u00f9 restrittivo, talaltra in modo estensivo.\r\nLa circolazione di tali regole e di tali modelli, affidata alla forma e ai limiti dei precedenti giurisprudenziali costituisce un dato estremamente significativo a disposizione dell\u2019interprete, onde la ricognizione effettuatane nel lavoro di tesi ha evidenziato, oltre alle numerose aporie che la materia esibisce nelle sue applicazioni pratiche, anche i problemi pi\u00f9 rilevanti sui quali si \u00e8 soffermata la riflessione teorica.\r\nCi\u00f2 che si \u00e8 dedotto, nel complesso, \u00e8 che l\u2019intenzione del legislatore sottesa all\u2019emanazione dell\u2019art. 2645 ter c.c., con riguardo al tenore letterale della norma stessa, infatti, sembra quello di non aver voluto introdurre nel nostro ordinamento l\u2019istituto del trust, proveniente dai Paesi di common law, bens\u00ec qualcosa di diverso.\r\nDa un confronto, anche sommario, tra le due figure giuridiche emergono, infatti, numerose differenze sostanziali non trascurabili, ma che non esclude, tuttavia, che, in casi particolari, i due istituti possano presentare caratteristiche talmente simili da divenire pressoch\u00e9 equiparabili. \r\nIn ogni caso, il dato letterale nonch\u00e9 l\u2019impostazione semantica complessivamente considerata dalla disposizione in parola, lascia rilevare come la norma rappresenti null\u2019altro che il punto terminale di un particolare percorso evolutivo della nozione (tradizionalmente unitaria) di patrimonio del soggetto, cui \u00e8 possibile fare riferimento.\r\nA partire dagli anni novanta, infatti, il nostro legislatore nazionale, nell\u2019interesse del credito e dell\u2019economia ha moltiplicato, in senso esponenziale, il ricorso a forme di separazione patrimoniale e di specializzazione della responsabilit\u00e0 patrimoniale. Al riguardo \u00e8 sufficiente ricordare la peculiare disciplina dei fondi comuni di investimento, mobiliari e immobiliari, nel cui ambito la nitida separazione tra il fondo, il patrimonio della societ\u00e0 di gestione del risparmio e","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192683","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il valore del silenzio nel contratto con obbligazioni del solo proponente. Rapporti tra la fattispecie di cui all'art.1333 c.c. e le ipotesi di c.d. adempimento traslativo.","anno":"2014","abstract":"Il lavoro muove, nel primo capitolo, dall\u2019accoglimento di una concezione di accordo inteso come \u201ccategoria normativa\u201d (fatto qualificato da norme) caratterizzata da condotte delle parti conformi agli schemi legali di formazione del contratto o, comunque, compatibili con i c.d. \u201crequisiti minimi\u201d, ed i connessi limiti di variabilit\u00e0 degli schemi legali, che si desumono dalle relative disposizioni legislative. La conclusione logica e giuridica che viene tratta da questa impostazione \u00e8 l\u2019inesistenza di una regola di \u201ctassativit\u00e0\u201d o di \u201ctipicit\u00e0\u201d dei procedimenti di conclusione del contratto, nonch\u00e9 l\u2019inconfigurabilit\u00e0 di rapporti del tipo \u201cregola generale ed eccezione\u201d tra i diversi procedimenti legali di formazione del contratto. Il problema dell\u2019individuazione dei suddetti \u201crequisiti minimi dell\u2019accordo\u201d consente all\u2019A. di esaminare l\u2019opinione, espressa in dottrina, secondo cui siffatto requisito minimo sarebbe rappresentato dalla determinazione di  contrarre da parte del (solo) contraente o dei contraenti a carico del quale o dei quali il contratto \u00e8 destinato a produrre effetti gravosi. Su tale tesi si fonda l\u2019orientamento che individua nella norma di cui all\u2019art. 1333 c.c. uno schema di \u201ccontratto a formazione unilaterale\u201d. Si passa, quindi, al secondo capitolo del lavoro, in cui l\u2019A. compie un\u2019indagine in ordine, appunto, alla natura giuridica ed alla struttura dell\u2019istituto di cui all\u2019art. 1333 c.c., analizzando (in particolare nei paragrafi 5-8) le varie teorie dottrinali e giurisprudenziali che sono state proposte nel tempo e mettendo in evidenza, per ciascuna di esse, i rispettivi profili di criticit\u00e0, nonch\u00e9 le conseguenze giuridiche e pratiche che deriverebbero dal loro accoglimento (par. 9). La fattispecie formativa in oggetto viene esaminata ricollegandosi anche ai suoi \u201cantecedenti diretti\u201d nell\u2019ordinamento italiano nonch\u00e9, comparativamente, facendosi riferimento ad istituti simili riscontrabili in ambito internazionale ed a quanto previsto nel c.d. diritto privato europeo, in particolare nei recenti progetti di \u201carmonizzazione\u201d e di \u201ccodificazione\u201d civile europea (v. part. 16). L\u2019A. propone, quindi, una soluzione ermeneutica alternativa, muovendo dal concetto di \u201csilenzio circostanziato\u201d ed ipotizzando un\u2019applicazione di tale concetto al comportamento omissivo dell\u2019oblato, che verrebbe cos\u00ec valutato e \u201cqualificato\u201d sulla base delle circostanze \u201ctipizzate\u201d dal legislatore e di tutte le circostanze, soggettive ed oggettive, ravvisabili nel caso concreto. L\u2019impostazione cos\u00ec suggerita troverebbe significativi riscontri anche in talune fattispecie concrete emergenti nella casistica giurisprudenziale (v. par. 11). La tesi contrattualista avanzata viene approfondita nei successivi par. 12 e 13, in cui vengono individuati e confrontati i rispettivi interessi che sono alla base del rapporto tra il proponente e l\u2019oblato, prospettandosi due differenti ipotesi ricostruttive della norma di cui all\u2019art. 1333 c.c. Nella prima di esse, la valorizzazione delle esigenze del promissario, emergenti dal \u201ccontesto\u201d e dai risvolti oggettivi e soggettivi della complessiva operazione economica, potrebbe indurre l\u2019interprete, qualora rinvenga un interesse concreto dell\u2019oblato a non ricevere l\u2019attribuzione patrimoniale, a considerare non concluso il contratto nonostante l\u2019omesso rifiuto nel termine previsto. Nella seconda ipotesi, invece, ragioni di \u201ccoerenza sistematica\u201d, esigenze di \u201ccertezza del diritto\u201d e la necessit\u00e0 di tutelare l\u2019affidamento del proponente, farebbero propendere per una prevalenza delle \u201ccircostanze legalmente tipizzate\u201d sulle \u201ccircostanze di fatto\u201d, e quindi per una valutazione del \u201csilenzio\u201d del promissario in cui l\u2019unica circostanza rilevante (al fine di escludere che esso integri una \u201cdeterminazione di contrarre\u201d) pot","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192682","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"A preliminary study in the metre of the paippal\u0101dasa\u1e43hit\u0101 of the Atharvaveda","anno":"2014","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192680","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Chatbot e Interfacce Dialoganti: la nuova frontiera","anno":"2014","abstract":"Lo scopo della mia ricerca \u00e8 essenzialmente incentrato sullo studio e la progettazione di una interfaccia dialogante, un programma per computer capace di simulare, in un semplice dialogo, le caratteristiche del linguaggio naturale umano. \r\nNell\u2019affrontare questo lavoro, dal momento che la realizzazione di una simile interfaccia, presuppone implicitamente, una conoscenza approfondita di tutti i molteplici aspetti del linguaggio, dalla fonologia, alla morfologia, alla sintassi, alla semantica, e naturalmente alla pragmatica, ho cercato di approfondire tali tematiche dal punto di vista computazionale.\r\nIl primo capitolo della mia trattazione presenta, a scopo introduttivo, alcuni riferimenti terminologici e soprattutto storici: vengono descritte le prime applicazioni informatiche in ambito linguistico, e i pi\u00f9 moderni esempi di programmi di interfaccia, di traduzione, di recupero informazioni e generazione testuale.\r\nIl secondo capitolo \u00e8 invece una panoramica sull\u2019attivit\u00e0 di Text Preprocessing, quell\u2019attivit\u00e0 necessaria allo scopo di \u201cpreparare\u201d e strutturare, tramite opportune applicazioni, la risorsa testuale per una successiva elaborazione.\r\nIn riferimento all\u2019aspetto pratico della ricerca, i vari programmi presentati sono sviluppati in Visual C++, ma definiti in modo tale da essere facilmente trasportabili in altri linguaggi (ad esempio Java, oppure C# con cui ho realizzato l\u2019applicazione ASP.NET che rende disponibile il chatbot in rete).\r\nDopo la definizione di fondamentali problematiche di preprocessing, il capitolo successivo \u00e8 incentrato sulle attivit\u00e0 di Information Retrieval ed Extraction, attivit\u00e0 che fanno parte di quel settore della linguistica computazionale dedicato al recupero di informazioni significative all\u2019interno dei testi. \r\nLe applicazioni di Information Retrieval e Information Extraction cercano cio\u00e8 di contribuire, alla gestione della sovrabbondanza di dati presenti oggigiorno in forma digitale e di risolvere, in parte, le problematiche prodotte da tale sovrabbondanza.\r\nL\u2019Information Retrieval consiste nell\u2019attivit\u00e0 di individuare, a partire da una specifica richiesta informativa e da un insieme di documenti messi a disposizione, un sottoinsieme di questi ultimi in cui l\u2019informazione richiesta \u00e8 o pu\u00f2 essere presente. L\u2019Information Extraction si propone invece di ricercare all\u2019interno di uno o pi\u00f9 documenti di riferimento, determinati elementi informativi: nomi, luoghi, date, ma anche eventi, concetti, relazioni.\r\nNel quarto capitolo, incentrato sulla teoria del Discorso, il linguaggio \u00e8 inteso come fenomeno che non solo opera a livello di parole o frasi, ma anche a un livello superiore dove i suoi singoli elementi, costituiscono un insieme correlato e una sorta di struttura.\r\nIl quinto capitolo sulla Generazione Testuale (Natural Language Generation o NLG) \u00e8 impostato a partire da queste considerazioni e tratta in modo pi\u00f9 dettagliato la problematica specifica della produzione di testi in modo automatico a opera di un computer.\r\nLa generazione del linguaggio naturale \u00e8 il procedimento mediante il quale i tratti del nostro pensiero sono resi nella forma di un linguaggio scritto o parlato. Il \u201cgeneratore\u201d (l\u2019equivalente di una persona con qualcosa da dire) risulta nel nostro caso un computer o meglio un programma per computer, il cui lavoro inizia con l\u2019intenzione di \u201ccomunicare\u201d qualcosa, e si sviluppa nel determinare il contenuto di ci\u00f2 che verr\u00e0 detto: selezionare la lingua, le parole e l\u2019organizzazione retorica di queste ultime, allo scopo di produrre un testo pi\u00f9 o meno esteso.\r\nA questo punto, nella seconda parte della ricerca il tema principale \u00e8 incentrato sulla progettazione vera e propria di una interfaccia dialogante.\r\nIl linguaggio \u00e8 in grado di conferire prerogative umane a chi ne possiede il dono, e soprattutto la conversazione, il dialogo costituiscono, in ultima analisi la manifestazione pi","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192681","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Recensendo l'India: la \"Calcutta Review\" dal 1844 al 1878","anno":"2014","abstract":"La Calcutta Review fece la sua prima comparsa nel 1844, ebbe una diffusione transcontinentale, conobbe un periodo di notevole successo e, pur attraverso momenti di criticit\u00e0, \u00e8 ancora pubblicata. Ispirata dal modello della Edinburgh Review e della Quarterly Review fino al 1921, la rivista usc\u00ec con cadenza trimestrale proponendo recensioni di libri relativi alla vita economica, amministrativa e culturale del sub-continente indiano con l\u2019obiettivo di offrire alle alte sfere del potere gli strumenti di conoscenza necessari per la gestione e il controllo del paese. Fondata da John William Kaye, giornalista, storico, romanziere e poeta, pot\u00e9 contare sulla collaborazione di intellettuali che emergono nel panorama coloniale per levatura culturale, impegno religioso o militare. Giudicata una voce affidabile e autorevole, venne spesso citata nell\u2019Ottocento nei dibattiti parlamentari e contribu\u00ec alla formazione di una sfera pubblica tesa a promuovere l\u2019ethos imperiale ed a interpretare l\u2019impresa coloniale come la realizzazione di un progetto divino. \r\nNonostante il ruolo centrale che ricopr\u00ec nella colonia e nella metropoli, la Calcutta Review non \u00e8 mai stata oggetto di analisi critiche: Recensendo l\u2019India vuole colmare una lacuna nella storia dei media del periodo e ripercorre i primi 35 anni della vita della rivista. Bench\u00e9 i volumi della Calcutta Review siano oggi disponibili in versione digitale, la consultazione delle copie cartacee \u00e8 imprescindibile: i testi conservati nelle biblioteche di Londra, Cambridge, Monaco di Baviera, Calcutta e Serampore hanno fornito elementi paratestuali di grande valore per la comprensione della realt\u00e0 storico-economica della rivista, assenti nelle edizioni virtuali. \r\nIl lavoro di ricerca sulla Calcutta Review predilige un approccio empirico: questa chiave di lettura non intende supplire alle esigenze di critica letteraria, esegesi filologica, analisi testuale, ma vuole far emergere la realt\u00e0 economico-culturale dell\u2019India coloniale britannica. Particolare attenzione viene dedicata al circuito della comunicazione, all\u2019avvicendarsi dei proprietari, dei direttori e alle strategie di marketing adottate nel corso del tempo. Nella misura delle possibilit\u00e0 ricostruttive, viene cos\u00ec ripercorso il processo di produzione e di disseminazione dei testi dall\u2019autore al consumatore, fino allo studio delle pratiche di lettura pi\u00f9 frequenti. Il lettore storico ottocentesco rappresenta molto spesso, l\u2019anello debole, anzi, l\u2019elemento mancante nella storia della stampa: se, come nel nostro caso, i libri contabili e la lista degli abbonati non sono stati ancora ritrovati o sono andati, forse irrimediabilmente, perduti, delineare la fisionomia del pubblico della Calcutta Review non \u00e8 impresa facile. Utilizzando un approccio piuttosto innovativo, si \u00e8 provato a definire le fasce sociali dell\u2019utenza interpretando il messaggio pubblicitario come lo specchio della fisionomia del consumatore. \r\nPer contestualizzare il ruolo che la Calcutta Review ebbe sul mercato editoriale, questa indagine presenta una breve rassegna delle pubblicazioni che avrebbero potuto contenderle la stessa fascia di lettori inserendo la rivista nel panorama della stampa coloniale e sottolinea i fattori differenziali che ne assicurarono il successo.\r\nDa alcune riflessioni sulle ragioni che spinsero i direttori del periodico al passaggio dall\u2019anonimato all\u2019autorialit\u00e0 si evince che, malgrado la stampa periodica rappresenti fondamentalmente un prodotto culturale multivocale e poliedrico, essere consapevoli dell\u2019identit\u00e0 dei collaboratori permette di recuperare una sorta di dialogo che si stabilisce fra i testi, storicizzandoli. Parte integrante di questo lavoro di ricerca sono, infatti, le indicazioni bibliografiche che rivelano i nomi degli autori.\r\nPer cogliere le reti sociali che supportarono e influenzarono la Calcutta Review viene inoltre illustrata l\u2019avventura esistenziale e letteraria del fondatore e","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192679","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Adrienne Rich's Ghazals and the Persian Poetic Tradition: a Study of Ambiguity and the Quest for a Common Language","anno":"2014","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192678","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Il perverso ritorno del reale. William T. Vollmann e Roberto Saviano","anno":"2014","abstract":"La presente indagine si inserisce all\u2019interno di un ampio dibattito letterario, filosofico e culturale che verte sulla possibilit\u00e0 di definire l\u2019attuale congiuntura storica del tardo-capitalismo globale secondo il paradigma del \u201critorno realt\u00e0\u201d,  o New Realism, ad indicare l\u2019uscita defintiva dalla liquidit\u00e0 postmoderna e l\u2019abbandono di una forma debole di pensiero. Il rinnovato interesse e la fortuna editoriale ottenuti da opere caratterizzate da una commistione consapevole di fiction e non fiction hanno indotto numerosi esponenti della critica letteraria italiana a interpretare queste soluzioni come un rinnovato impegno della letteratura alla prova del Reale\r\nQuesto progetto di ricerca ricorre pertanto alla critica lacaniana allo scopo di problematizzare la questione del Reale, illustrando come l\u2019apparente ritorno al \u201crealismo\u201d costituisca, di fatto, una fuga dall\u2019essenza \u201cimpossibile\u201d del Reale lacaniano.  Attraverso la teoria materialistico-dialettica formulata dal filosofo sloveno Slavoj \u017di\u017eek, quest\u2019inchiesta mira a definire le caratteristiche di una forma di scrittura in grado di recuperare il contatto con questa dimensione paradossale. \r\nI caratteri e le specifiche di questa letteratura \u201cdell\u2019estremo\u201d sono stati  individuati attraverso  un\u2019analisi comparatistica dell\u2019opera di due autori ritenuti, sotto questo profilo, paradigmatici: lo scrittore statunitense William T. Vollmann e l\u2019autore di Gomorra, Roberto Saviano, che in un\u2019intervista rilasciata nel 2006 ha definito l\u2019autore americano come uno dei \u201cnumi tutelari\u201d del suo romanzo. La \u201cvisionariet\u00e0\u201d di questi scrittori forza i limiti della realt\u00e0 documentale e testimoniale che caratterizza le loro opere e affonda in quel crogiolo di proiezioni fantasmatiche e spettrali che sono parte del nostro vissuto, allo scopo di attraversarle, tramite il taglio del Reale lacaniano. La loro scrittura impone pertanto una riflessione e una critica ideologica dell\u2019attuale sistema storico-culturale la cui \u201cpassione per il Reale\u201d della testimonianza traumatica non si discosta dalla \u201cpassione per il sembiante\u201d postmoderna, generando traumi senza traumi. La letteratura documentale rischia pertanto di replicare la stessa cinica negazione del Reale, piuttosto che ripristinarne il contatto. Attraverso la logica della parallasse che caratterizza le opere di Vollmann e Saviano, l\u2019illusione prospettica che regge questa opposizione pu\u00f2 essere interpretata come il risultato di un profondo mutamento dell\u2019economia libidinale che sorregge l\u2019ideologia tardo-capitalistica, sotto il segno della \u201cperversione\u201d psicoanalitica. Nel raggiungere i territori dell\u2019estremo, le \u201czone proibite\u201d del degrado, della desolazione, della criminalit\u00e0 efferata, questi due autori di fatto attraversano la fantasia fondamentale del capitalismo globale, che, di fatto, costituisce il cronotopo delle loro opere e il cui confronto \u00e8 sempre traumatico. Questi autori-protagonisti non si configurano pertanto come testimoni oculari ma rappresentano una soggettivit\u00e0 negativa, una macchia anamorfica che deforma il tessuto stesso del testo, un elemento eccessivo che rompe la continuit\u00e0 del disconoscimento su cui si regge la nostra perversa economia libidinale.\r\nQuesta ricerca individua pertanto una precisa strategia di lettura e di analisi dei prodotti letterari attraverso la concezione lacaniana del Reale e delinea specifiche strategie compositive capaci di illuminare un approccio alla letteratura che si traduca in una forma di \u201cimpegno\u201d etico, volto a infrangere la maschera feticistica che anestetizza la capacit\u00e0 critica dei testi letterari e replica le stesse dinamiche dell\u2019odierno capitalismo globale.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192677","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Corporate governance practices in Europe: revisiting the independence criteria on Board of Directors","anno":"2014","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192676","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"La comparabilit\u00e0 dei bilanci IAS\/IFRS. Teoria ed evidenze empiriche.","anno":"2014","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192675","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La previdenza obbligatoria in Italia tra crisi globale, strategie europee e vincoli di bilancio","anno":"2014","abstract":"Il presente lavoro ha ad oggetto la previdenza obbligatoria in Italia, esaminata in rapporto a quei fattori che pi\u00f9 ne hanno influenzato il percorso normativo nei tempi recenti.\r\nUna parte rilevante (capitoli primo e secondo) \u00e8 dedicata all\u2019influenza esercitata dall\u2019Unione europea attraverso una fitta attivit\u00e0 d\u2019indirizzo e monitoraggio nei confronti degli Stati membri. Sono presi in esame, per esempio, la Strategia Europa 2020, il Libro verde sulle pensioni del luglio 2010, il rapporto OCSE Pensions at a Glance per gli anni 2011 e 2013, il Libro bianco sulle pensioni del febbraio 2012. L\u2019esame dei detti documenti \u00e8 svolto in parallelo alle evoluzioni della normativa interna, ci\u00f2 che rende pi\u00f9 evidenti le possibili influenze delle strategie europee sul diritto nazionale.\r\nLa prospettiva europea muove dall\u2019accertamento di una marcata tendenza all\u2019invecchiamento della popolazione, che drammaticamente porr\u00e0, entro qualche decennio, un problema di sostenibilit\u00e0 di tutte le prestazioni sociali (anche pensionistiche): talch\u00e9, al fine di scongiurare l\u2019insostenibilit\u00e0 finanziaria dei sistemi pensionistici, gli Stati vengono spinti ed incentivati ad adottare misure atte a definire per il futuro \u00absistemi pensionistici adeguati, sostenibili e sicuri\u00bb.\r\nNegli ultimi anni, poi, gli Stati si sono trovati ad affrontare una durissima crisi economica globale che ha fatto allo stesso tempo da freno alla crescita ed all\u2019azione di risanamento finanziario (anche previdenziale). In tale crisi, non ancora risolta, gioca un ruolo importante il notevole livello di indebitamento del settore pubblico (in particolare dell\u2019Italia) che, dopo aver scatenato fenomeni di speculazione finanziaria esasperata (soprattutto nel corso del 2011), ha costretto gli Stati a impegnarsi in una robusta azione di risanamento dei conti, da un lato accogliendo e facendo proprio, nelle rispettive costituzioni, il principio del pareggio di bilancio (in Italia cfr. la novella degli artt. 81, 97, 117, 119 Cost., attuata con l. cost. 20 aprile 2012, n. 1), dall\u2019altro sancendo l\u2019impegno a rientrare nei valori di debito previamente concordati (cfr. trattato sul c.d. Fiscal compact) anche al fine di poter usufruire di aiuti finanziari in caso di crisi (cfr. Trattato istitutivo del MES). I possibili riflessi dei nuovi vincoli di bilancio sui diritti sociali ed in particolare sui diritti pensionistici, sono esaminati in particolare nel capitolo quarto (\u00a7 1 e 2).\r\nNel capitolo terzo viene esaminata la l. 22 dicembre 2011, n. 214, giunta all\u2019esito di un vero e proprio forcing sul sistema pensionistico: il provvedimento, puntando su incremento ed indicizzazione dell\u2019et\u00e0 pensionabile, parit\u00e0 tra uomini e donne nell\u2019accesso alla pensione, calcolo contributivo pro rata per tutti ed eliminazione delle pensioni di anzianit\u00e0, risulta pienamente aderente alle linee guida stilate dalla Commissione europea nel Libro verde sulle pensioni del 2010. Pur tuttavia, la riforma non \u00e8 esente da ombre che, in un caso almeno, sembrano addirittura oscurare l\u2019intera legge: su tutte vi \u00e8 quella dell\u2019\u00abaffare esodati\u00bb, una svista che, causa il numero esorbitante dei soggetti destinatari della salvaguardia e l\u2019entit\u00e0 della copertura finanziaria richiesta, rischia di far saltare proprio quella sostenibilit\u00e0 che si sarebbe voluta assicurare.\r\nAltro punto cardine dei sistemi di previdenza obbligatoria \u00e8 l\u2019adeguatezza. \r\nLe ricadute sociali e finanziarie di sistemi pensionistici inadeguati potrebbero essere peggiori di quelle imputabili ad una carenza di sostenibilit\u00e0. Su tale fronte non si \u00e8 fatto abbastanza. Nel capitolo quarto, in una prospettiva sia europea che interna, si tenta di individuare possibili criticit\u00e0 del sistema pensionistico obbligatorio dal lato dell\u2019adeguatezza, esaminando tematiche inerenti alla previdenza complementare, all\u2019invecchiamento in buona salute, alle tutele esterne ed interne al rapport","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192671","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Lo sviluppo di comunit\u00e0 nelle citt\u00e0 in transizione. Il caso di studio di Monteveglio.","anno":"2014","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192085","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La scheggia dello specchio. Cultura giuridica e prassi nel regno di Napoli (1808-15)","anno":"2014","abstract":"Il presente lavoro si propone di studiare la storia dell\u2019applicazione del codice napoleonico nel regno di Napoli durante il decennio francese, attraverso uno spoglio sistematico dei fondi giudiziari depositati presso gli archivi di Stato di Napoli, Trani, Lecce e Lucera. Siffatto studio \u00e8 stato condotto tramite l\u2019analisi dei processi di divorzio che sono stati celebrati nel regno durante i sei anni di vigenza del code civil. \r\n\tLa legge sul divorzio introdotta da Napoleone \u00e8 una vera e propria scheggia dello specchio, il tramite attraverso cui far emergere l\u2019universo mentale del legislatore, dei magistrati, dei docenti universitari e dei componenti la societ\u00e0 civile (in particolare, gli esponenti del clero e gli intellettuali). \r\n\t\u00c8 nota la volont\u00e0 di Napoleone di francesizzare i territori satellite attraverso l\u2019assimilazione legislativa: tale processo \u00e8, tuttavia, ostacolato da alcuni fattori che favoriscono, invece, una continuit\u00e0 con il passato. Alludiamo, in primis, alla presenza di Gioacchino Murat; questo sovrano, attento all\u2019alterit\u00e0 della societ\u00e0 partenopea, e preoccupato di rendere meno traumatica la francisation dell\u2019ordinamento, si circonda di personalit\u00e0 autoctone, che non manca di collocare ai vertici dello Stato. Il governo murattiano appare, dunque, connotato da tratti di forte napoletanit\u00e0. \r\nLa retorica della continuit\u00e0 compare costante negli scritti dei giuristi del tempo: essa \u00e8 certamente diretta ad ammorbidire l\u2019impatto generato dal nuovo codice civile ma, a ben vedere, \u00e8 dovuta anche a una caratterististica fisiologica legata al background di tali uomini di legge. Essi, educati alla cultura vichiana e permeati di una concezione storicistica degli ordinamenti, sono naturalmente portati a valorizzare le proprie tradizioni locali, nonch\u00e9 a riscoprire le radici antiche delle nuove leggi. Di conseguenza essi, pur rendendosi sinceramente conto che le innovazioni legislative francesi costituiscono uno strumento di incivilmento e di progresso, tendono a riscoprire le radici romanistiche del nuovo diritto, che appare ai loro occhi come il condensato dell\u2019esperienza romanistica e dello ius proprium. Dietro l\u2019elogio del codice si cela, in realt\u00e0, la volont\u00e0 di mettere in luce che esso, lungi dall\u2019essere straniero, \u00e8 deposito di una scientia iuris che ha il carattere dell\u2019universalit\u00e0. \u00c8 vero che la retorica della continuit\u00e0 si manifesta in tutti i territori dominati dai francesi, soprattutto grazie al celebre discorso di Bigot del 1807, ma \u00e8 altrettanto vero che nel regno di Napoli tale retorica appare (grazie gli elementi cui abbiamo fatto cenno) assai meno artificiosa rispetto a quella messa in atto altrove. \r\nOltre che in dottrina, tale atteggiamento emerge nella prassi giudiziaria; premettiamo che nel regno si registra la presenza di magistrati gi\u00e0 operanti sotto la dinastia borbonica: vecchi giudici che devono applicare il nuovo diritto. La circostanza per cui essi siano portati ad applicare il codice richiamandone le radici romanistiche appare quasi scontata. Per i giuristi pratici vale ancora, per\u00f2, un\u2019importante precisazione: i magistrati sono calati nel \u201cdramma del processo, che \u00e8 il dramma dell\u2019attuazione del diritto\u201d. La consapevolezza della natura controversiale della legge, determinata anche dall\u2019art. 4 del Titolo preliminare, che obbliga i giudici a decidere sempre e comunque, li conduce a ricorrere oltre che al codice, anche alle fonti della tradizione romanistica, intesa come ratio scripta sottesa alla normativa codificata.\r\nIl richiamo alla tradizione romanistica presente in questi giuristi non va letto come un fenomeno di resistenza al codice: pi\u00f9 che altro, essi hanno continuato a ragionare secondo gli schemi mentali cui erano stati fino a quel momento educati, ma non disconoscono certo il valore del code civil come unica fonte di diritto vigente nel regno. \r\n\tLa legge sul divorzio \u00e8 stata pure anal","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/191840","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Stato, governo, societ\u00e0 nel pensiero politico di Andrea Caffi","anno":"2014","abstract":"Il presente lavoro si propone di analizzare i principali momenti della riflessione politico-costituzionale di Andrea Caffi, soffermandosi in particolare sulla sua proposta federalista. Per raggiungere tale obiettivo ci si confronter\u00e0 con un corpus pubblicistico ampio e disorganico, disperso tra corrispondenze epistolari, articoli, collaborazioni a riviste e contributi vari. \r\n\tIl rapporto di Caffi con la politica conosce diverse fasi, caratterizzate da un certo andamento altalenante, di cui il lavoro di tesi prover\u00e0 a dar conto. Inizi\u00f2 da giovane con la sua militanza nel movimento rivoluzionario russo, al quale egli attribuiva il valore di un fenomeno d\u2019avanguardia, capace di una trasformazione radicale della realt\u00e0 attraverso l\u2019azione politica, contribuendo cos\u00ec al rinnovamento dell\u2019intera civilt\u00e0 europea. Durante la sua vita Caffi nutr\u00ec un forte interesse verso l\u2019esperienza di \u201cGiustizia e Libert\u00e0\u201d e le azioni intraprese da quest\u2019ultima nell\u2019ambito dell\u2019antifascismo, diffidando tuttavia di alcuni strumenti, soprattutto della cospirazione e dell\u2019ideologizzazione dell\u2019antifascismo, che invece costituirono elementi chiave delle esperienze di \u201cGL\u201d. Motivo questo che lo condusse tra il \u201935 e il \u201936 a prendere le distanze dal movimento, determinando una vera e propria rottura all\u2019interno dello stesso.\r\n\tIn contrasto con altri esponenti di \u201cGL\u201d, Caffi non condivideva assolutamente l\u2019analisi che riconduceva la crisi della civilt\u00e0 europea alla presenza del fascismo. Egli collocava infatti tale fenomeno all\u2019interno di una valutazione pi\u00f9 generale su una crisi di civilt\u00e0 che non nasceva nel \u201922 ma nel 1914, con la Grande Guerra, considerata come il momento di frattura vero, di cui la Rivoluzione russa nel \u201917, la nascita del fascismo nel \u201922 e del nazismo nel \u201933 erano state delle conseguenze, delle ripercussioni di lungo periodo, ma non la matrice originaria. Di conseguenza, egli metteva in guardia dal considerare risolta la crisi nel momento in cui il fascismo fosse stato sconfitto. \r\n\tCaffi attribuiva un ruolo fondamentale alla cultura e agli intellettuali nei processi di trasformazione della societ\u00e0. Riteneva che le forme di partecipazione e di auto-organizzazione della societ\u00e0, di coinvolgimento delle masse popolari, dovessero essere sempre guidate dalle \u00e9lites di tipo intellettuale. Nell\u2019ambito culturale e politico l\u2019impegno di Caffi si caratterizza per il rifiuto del totalitarismo, la critica radicale all\u2019idea dello Stato-nazione ed una concezione per molti versi originale del socialismo libertario. Animato da un sentimento fortemente critico verso gli elementi autodistruttivi del capitalismo e della cosiddetta economia di mercato, egli \u00e8 attento agli effetti devastanti della meccanizzazione del mondo contemporaneo, ai processi di desacralizzazione della societ\u00e0 provocati dalla modernizzazione, dalla cultura di massa e dalla mercificazione del prodotto culturale. La pubblicit\u00e0 e i mezzi di comunicazione di massa \u2013 secondo il suo pensiero \u2013 contribuiscono a modificare la percezione sociale, a corrompere qualit\u00e0 e critica, a falsificare la realt\u00e0. \r\n\tCaffi delinea una concezione della politica che non si esprime soltanto attraverso il comando o l\u2019esercizio del potere, ma che \u00e8 al contrario resistenza al comando ed educazione all\u2019autogoverno. Egli sottolinea al tempo stesso l\u2019irriducibilit\u00e0 dello spirito umano alle forze brute del potere e agli automatismi dell\u2019organizzazione del lavoro, nonch\u00e9 l\u2019importanza del mito nelle aspettative e nei comportamenti degli uomini. Nell\u2019et\u00e0 dei totalitarismi e del nichilismo, il socialismo avrebbe dovuto trovare il suo terreno d\u2019intesa pi\u00f9 congeniale nel rifiuto del darwinismo sociale e nella riduzione della violenza. Il modello che egli propone \u00e8 quello federativo, antistatalista, fondato dunque sul completo superamento dell\u2019idea di sovranit\u00e0 dello Stato-nazione. Secondo Caffi lo Stato nazione dev","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/191743","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il problema della crisi nel pensiero di Reinhart Koselleck","anno":"2014","abstract":"Questo lavoro ha come oggetto la tematizzazione del concetto di \u2018crisi\u2019 nella riflessione storico-teorica di Reinhart Koselleck. Pi\u00f9 specificatamente, si \u00e8 trattato di indagare da un punto di vista della storia delle idee il modo in cui uno specifico concetto \u00e8 stato usato, pensato, disposto dall\u2019autore sullo sfondo della sua pi\u00f9 generale teoria dello sviluppo storico, che si costituisce come il frutto di un costante intreccio tra storia sociale, storia delle strutture e storia dei concetti. \r\nL\u2019ipotesi di questa ricerca nasce dall\u2019idea che il tema della \u2018crisi\u2019 sia non solo l\u2019originaria questione da cui la riflessione di Koselleck muove, ma l\u2019elemento fondamentale che pervade anche i suoi svolgimenti successivi. Non si tratta soltanto del fatto che il problema della \u2018crisi\u2019 persiste come uno dei nodi centrali della riflessione di Koselleck, ma soprattutto del fatto che questo concetto, in sensi molteplici e ogni volta secondo una specifica tensione semantica, che si tratter\u00e0 di determinare, pervade (esplicitamente e non) tutti i gangli vitali dell\u2019opera di Koselleck: la storia dei concetti, la teoria dei tempi storici, la critica della modernit\u00e0, la teoria della storia. Tramite una decostruzione degli usi e delle implicazioni di questo concetto pu\u00f2 pertanto essere fornita una specifica ipotesi ermeneutica sia sullo sviluppo della riflessione di Koselleck che sulla unitariet\u00e0 che lega, ai suoi vari livelli, i diversi momenti di questa riflessione. \r\nSi \u00e8 consapevoli che l\u2019ipotesi da cui questo lavoro muove \u00e8 problematica. Koselleck \u00e8 autore per sua natura asistematico; rispetto ai problemi che affronta propone teorie che il pi\u00f9 delle volte sono ipotesi quasi solo abbozzate, spesso volutamente indefinite ai loro margini, per cos\u00ec dire imperfette; Koselleck \u00e8 ostile al sistema e, in generale, a quella che definisce l\u2019utopia della \u2018storia totale\u2019, della quale si guarda bene dal riprodurre i topoi. Tutto ci\u00f2 non impedisce per\u00f2  di provare a rintracciare elementi di persistenza, problemi fondamentali, trasformazioni interne ragionevolmente decodificabili. \r\nSul piano del metodo questa ricerca si muove nel solco di una impostazione classicamente interna alla storiografia filosofica, pur tenendo conto della polivalenza della prestazione intellettuale di Koselleck e della sua irriducibilit\u00e0 a pensatore filosofico, oltre che del carattere a-sistematico della sua riflessione; l\u2019obiettivo \u00e8 stato quello di fornire un profilo dell\u2019autore a partire da uno specifico problema giudicato centrale nella sua produzione, bench\u00e9 mai tematizzato come tale, cio\u00e8 come centrale, n\u00e9 da Koselleck n\u00e9 dalla critica; per soddisfare questo scopo l\u2019analisi testuale (che rappresenta la fonte principale della ricerca) \u00e8 stata connessa con i contributi sull\u2019autore di pi\u00f9 recente pubblicazione e, infine, con le sue stesse fonti e, pi\u00f9 in generale, con il contesto storico di riferimento. L\u2019analisi si arricchisce di alcuni materiali inediti, i pi\u00f9 importanti dei quali sono questi: il carteggio con Carl Schmitt, conservato presso l\u2019Archivio di Stato di Duesseldorf; i carteggi con Hans Blumenberg e Hans-Georg Gadamer, conservati presso il Deutsches Literatur Archiv di Marbach am Neckar; vari materiali inediti relativi alla preparazione per la sua tesi di abilitazione (che Koselleck scrive sulla Prussia) e per gli articoli del Lessico; infine, una relazione inedita, che Koselleck tiene a Mainz nel semestre invernale 1975-76, proprio sul tema della \u2018crisi\u2019, e che \u00e8 conservata sempre a Marbach. \r\nLa materia \u00e8 organizzata in tre parti. Questo tipo di organizzazione \u00e8 dettato da due criteri: il primo \u00e8 cronologico; si intende mostrare come la tematizzazione della crisi non resti tema statico, ma si trasformi (quanto a contenuti e metodi) nel corso degli anni: a questa evoluzione del modo di intendere la crisi se ne accompagna un\u2019altra, per cos\u00ec dire parallela, che riguarda","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192854","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Didattica generale e didattiche disciplinari: due prospettive o un diverso equilibrio?","anno":"2014","abstract":"Il lavoro di ricerca \u00e8 iniziato interrogandoci sulla relazione esistente tra la Didattica Generale e le Didattiche Disciplinari. Tra le diverse posizioni attualmente presenti in letteratura, quella che prevale richiama l\u2019esistenza di una Didattica a canne d\u2019organo: la Didattica Generale e le Didattiche Disciplinari possiedono propri statuti epistemici (Frabboni, 1999), hanno specifici oggetti, metodi di studio e linguaggio. Gli autori che sostengono questa posizione (D\u2019Amore e Frabboni, 1996; Martini 2000; D\u2019Amore e Fandi\u00f1o Pinilla, 2007) affermano che entrambe studiano l\u2019azione didattica, ma la Didattica Generale si occupa maggiormente dell\u2019interazione tra il docente e l\u2019allievo, mentre le Didattiche Disciplinari guardano con maggiore attenzione gli aspetti connessi al sapere disciplinare. \r\nLa difficolt\u00e0 di conciliazione tra le due prospettive deriva anche dalla reciproca diffidenza con cui i docenti si relazionano tra loro a causa della differente formazione iniziale  e del diverso contesto nel quale operano.\r\nPer comprendere le diversit\u00e0 profonde tra Didattica Generale e Didattiche Disciplinari si \u00e8 pensato di indagare come i docenti dei due settori analizzano la medesima azione didattica.\r\nIl percorso ha come finalit\u00e0 quello di favorire percorsi di ricerca condivisi tra la DG e la DD, che andranno a supporto della formazione, iniziale e in itinere, degli insegnanti di scuola. \r\nI docenti universitari delle due categorie analizzano le pratiche didattiche che sono oggetti di ricerca complessi: l\u2019azione dell\u2019insegnante competente si articola mediante schemi d\u2019azione, repertori di comportamenti e di routines (Altet et al., 2006). Gli interventi che l\u2019insegnante attua in aula sono caratterizzati da saperi legati ad aspetti relazionali e di comunicazione, ma anche connessi alle singole discipline.\r\nPer l\u2019analisi dell\u2019azione didattica si \u00e8 utilizzato il modello di Joseph R\u00e8zeau (2004) che supera la visione di Hussaye ripresa poi da molti disciplinaristi. Se per Hussaye nella relazione tra docente, studente e sapere si hanno tre diverse posture, i lati del triangolo, per R\u00e8zeau la mediazione viene all\u2019interno del triangolo e le azioni sono in continua equilibratura tra leva pedagogica e leva didattica, usando la terminalogia francofona. La posizione di R\u00e8zeau \u00e8 stata ripresa e ampliata da Damiano (2013) che da essa parte per definire la didattica come mediazione.\r\nPer comprendere come i docenti di DD e di DG si pongano nei confronti dell\u2019azione e come si differenzino le due prospettive, abbiamo video-registrato cinque episodi connessi a diverse discipline \u2013 Storia, Scienze, Matematica, Geografia e Italiano \u2013 e per ogni video abbiamo individuato 4 docenti, due di DD e due di DG, e abbiamo chiesto loro di analizzare l\u2019azione didattica. I docenti dovevano inizialmente osservare il video, inteso come documento, che mostrava una sessione didattica di 20-40 minuti ambientata in una scuola primaria e, successivamente, sono stati sottoporsi a un\u2019intervista biografica (Bichi, 2000) semi-strutturata.\r\nLe interviste sono state poi analizzate avendo come riferimento le quattro logiche di analisi (Rossi e Pezzimenti, 2012): dell\u2019apprendimento, dell\u2019epistemologia disciplinare, valoriale, dell\u2019ingegneria didattica.\r\nAbbiamo quindi adottato un atteggiamento di tipo \u201cillustrativo\u201d (Demazi\u00e8re, Dubar, 2000) operando un\u2019analisi tematica delle interviste, ossia scomponendo ciascuna intervista in unit\u00e0 di analisi che fanno riferimento alle categorie concettuali inerenti gli indicatori delle quattro logiche. \r\nL\u2019analisi ha permesso di rilevare alcune diversit\u00e0 e alcuni punti di tangenza. Innanzitutto \u00e8 emerso che nella maggioranza dei casi i docenti ritengono come rilevanti per l\u2019apprendimento le medesime situazioni didattiche. Inoltre sia i docenti di DD, sia quelli di DG affrontano tematiche connesse alle epsitemologie disciplinari, alle relazioni in c","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192829","web":"","lingue":""},{"titolo":"L'enattivismo. Possibili implicazioni per l'analisi dell'agire didattico.","anno":"2014","abstract":"Il percorso di ricerca presenta l\u2019Enattivismo quale nuovo paradigma nelle scienze cognitive, indagando i possibili parallelismi in ambito didattico per descrivere il processo di insegnamento-apprendimento.\r\nPer molto tempo l\u2019immagine del fossato galileiano ha informato le teorie della conoscenza (Damiano, 2009); anche il Costruttivismo, per quanto abbia recuperato il ruolo del soggetto nel processo conoscitivo, \u00e8 pur sempre rimasto ancorato ai dualismi mente-corpo, soggetto-oggetto (Holton, 2010; Proulx, 2008).\r\nPer l\u2019Enattivismo non esiste separazione. Il corpo vivente (Thompson, 2007) interagisce con ci\u00f2 che lo circonda, en-agisce la realt\u00e0 cogliendo i triggers che essa offre (Fuchs e De Jaegher, 2009; Proulx 2004). Soggetto conoscente e realt\u00e0 creano una struttura unitaria, che emerge, vive e si trasforma attraverso tali interazioni. \u00e8 il concetto focale di accoppiamento strutturale (Maturana e Varela, 1992) per cui soggetto e ambiente interagiscono nell\u2019azione co-specificandosi.\r\nConsiderare il soggetto immerso nella realt\u00e0 conduce ad una differente concezione della conoscenza, non pi\u00f9 rappresentazione n\u00e9 costruzione, bens\u00ec una enazione di significati a partire da esperienze e azioni nel mondo e sul mondo, in interazione con l\u2019altro da me. \r\nPertanto, la conoscenza sembrerebbe emergere dal flusso circolare ed incessante di interazioni senso-motorie tra cervello-corpo-ambiente.\r\nCentrale nell\u2019Enattivismo diviene il concetto di emergenza, ovvero la formazione di nuovi processi o propriet\u00e0 a partire dall\u2019interazione di diversi processi o elementi gi\u00e0 esistenti. Una emergenza possiede una propria identit\u00e0, (Stewart, Gapenne, Di Paolo 2010) che ridefinisce le propriet\u00e0 delle sotto-unit\u00e0 obbligandole ad una riorganizzazione collettiva e coordinata. In una situazione di accoppiamento, un evento esterno destabilizzante perturba l\u2019equilibrio del sistema e innesca una reazione interna di riorganizzazione per trovare un nuovo equilibrio: i sotto-elementi si trovano a dover mutare propriet\u00e0 e relazioni reciproche per ri-adattarsi alla perturbazione. Ma la trasformazione cui va incontro dipende dalla specifica struttura del sistema, da come questo coglie i triggers e vi reagisce. \r\nL\u2019accoppiamento \u00e8 contestuale, l\u2019identit\u00e0 cognitiva che co-emerge \u00e8 transitoria in quanto frutto della relazione tra una specifica destabilizzazione del sistema e una tra le possibili scelte e configurazioni che possono generarsi in risposta ad essa.\r\nLa ricerca \u00e8 stata guidata dall\u2019ipotesi di poter applicare il modello biologico dell\u2019Enattivismo alla descrizione del processo di insegnamento-apprendimento.\r\nAlla luce della complessit\u00e0 attuale, pensare di spiegare e comprendere l\u2019atto didattico focalizzandosi sui due poli del processo presi isolatamente (il docente trasmette conoscenza \/ lo studente costruisce conoscenza) non renderebbe ragione della conoscenza che si genera invece dal loro incontro.\r\nLeggere la prassi didattica con la lente dell\u2019Enattivismo impone, invece, di guardare alla classe come ad un sistema i cui elementi (docente e studenti) vivono una storia di interazioni e trasformazioni reciproche mediante le quali l\u2019intero sistema evolve.\r\nComporta ricercare l\u2019esistenza di uno spazio-tempo in cui individuare una sorta di incontro, di accoppiamento strutturale non solo tra soggetto e oggetto, ma anche tra le diverse soggettivit\u00e0 impegnate nel processo educativo.\r\n\u00c8 nell\u2019azione didattica che sembrerebbe aver luogo questo incontro: essa diviene il luogo in cui docente e studenti entrano in relazione, in cui le traiettorie, altrimenti autonome, di insegnamento e apprendimento si intrecciano e formano un\u2019unit\u00e0 (Rossi, 2011). \r\nFinch\u00e9 le traiettorie viaggiano parallelamente non vi \u00e8 alcuna influenza reciproca. Diversamente, quando esse si intrecciano nell\u2019azione emergono elementi di criticit\u00e0, come misconcezioni, erronee interpretazioni, differenti con","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192828","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"L\u2019educabilit\u00e0 dell\u2019individuo. Videogame e potenziali elettrici cognitivi per il trattamento della dislessia e disprassia","anno":"2014","abstract":"Il progetto di ricerca interpreta e costruisce il videogame LIGHTS dedicato al training dei Disturbi specifici di Apprendimento e disprassia.\r\nLIGHTS, composto da venticinque attivit\u00e0 e da cinque joystick, rappresenta un videogioco educativo clinico in favore dell\u2019evoluzione della fluidit\u00e0, delle funzioni esecutive, sollecitando la prontezza all\u2019azione pertinente, accurata, rapida per la comprensione immediata e intuitiva dell\u2019azione. La situazione giocosa di tipo elettronico di LIGHTS consiste nell\u2019attivare e disattivare in modo autoregolato il fare. Il soggetto deve prontamente compiere una serie di start e stop, interessando i coordinamenti percettivi, motori e cognitivi.\r\nLIGHTS \u00e8 un \u201cprincipio attivo\u201d, volano di dinamismi di autoregolazione neuropsicofisiologica, che si sviluppa a partire da organizzazioni iconiche e sequenziali, narrative nonch\u00e9 metafore funzionali. Le venticinque attivit\u00e0, possono essere attivate e regolate dal player mediante comandi su joystick per dinamizzare funzioni metacognitive fonadamentali e sollecitare l\u2019intera architettura funzionale nell\u2019esecuzione di allertamento, attenzione, intenzionalit\u00e0, incipit esecutivo, reattivit\u00e0, frenaggio, metria, organizzazione spazio-temporale, intenzionalit\u00e0.\r\nNel primo versante, l\u2019attenzione si concentra su studi specialistici relativi all\u2019attivazione motoria, ai tempi di preparazione e alla velocit\u00e0 esecutiva, secondo le indagini dei potenziali evocati evento-correlati. La prima parte, sulla scorta di consapevolezze epistemologiche, volge l\u2019attenzione ad uno studio concettuale transdisciplinare sui fattori che interessano le pratiche, le dinamiche e i luoghi educativi, nonch\u00e9 la congiunzione delle concezioni scientifiche di P. Crispiani, P. G. Rossi e G. A. Chiarenza. Questa ricerca \u00e8 costruita su un'ontologia costruttivista e probabilista e su una gnoseologia relativista e ha come cornice il paradigma ecologico. Il processo di ricerca procede secondo la modalit\u00e0 naturalistica, evitando percorsi di ricerca gi\u00e0 strutturati o determinati, per focalizzare l\u2019attenzione su quei fattori che nel corso dell'indagine risultano rilevanti per la comprensione del fenomeno.\r\nGli studi condotti analizzano il fenomeno neuropsicofisiologico della velocit\u00e0 esecutiva del soggetto dislessico e disprassico in relazione ad azioni autodeterminate o self-paced. La costruzione del videogame LIGHTS prende corpo proprio dall\u2019autodeterminazione delle azioni che \u00e8 regolata a sua volta da stimoli ambientali, costituiti da target e feedback.\r\nIl lavoro presentato si configura come il risultato di un\u2019organica e documentata indagine attinente ai processi della mente e alla tecnologia educativa. Essenziale a questa interpretazione scientifica \u00e8 il contributo di G. A. Chiarenza che si distingue per la concezione neuropsicofisiologica che interessa il flusso elettrico del soggetto con Disturbo Specifico di Apprendimento. G. A. Chiarenza studia tutti quei processi cerebrali coinvolti nella letto-scrittura e quindi l\u2019attivit\u00e0 elettrica in relazione ai potenziali cognitivi cerebrali evento-correlati, cogliendo le disfunzioni dei circuiti cerebrali soprattutto allorquando i dinamismi coinvolgono il cervelletto.\r\nTale concezione neuropsicofisiologica trova notevoli punti di contatto con P. Crispiani che intende la dislessia come disprassia sequenziale, interpretandola come Disturbo specifico dell\u2019esercizio della lettura, dunque una sindrome qualitativa. La disprassia, che sottende la Sindrome Dislessica, implica quello stato di disorganizzazione che si configura nella dis-organizzata esecuzione di movimenti, generati da schemi motori volontari che interessano globalmente il comportamento motorio. Ci\u00f2 sta a significare che questo disturbo pervade la motricit\u00e0 ma soprattutto inficia ecologiacamente le prestazioni oculo-motorie, linguistiche, di pensiero, lettorie, scrittorie, grafo-motorie, mnestiche, ","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192827","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Come la regolazione verbale e non verbale del docente curricolare di lingua straniera e del docente madrelingua si coordinano con il comportamento attentivo degli studenti in lezioni frontali partecipate","anno":"2014","abstract":"Il disegno di ricerca nasce alla convergenza degli studi sull\u2019attenzione e degli studi sul comportamento non verbale  con il pensiero enattivista, che radica le sue basi biologiche nel concetto di accoppiamento strutturale, e si realizza con uno studio di caso relativo a due docenti di lingua tedesca, una curriculare (T1) l\u2019altra madrelingua (T2),  in due lezioni in compresenza in una classe quarta di 26 studenti di un istituto tecnico superiore. \r\nLa scelta, come fonti, di docenti esperte di lingua straniera (L2) \u00e8 stata determinata innanzitutto dal ruolo fondamentale della comunicazione  non verbale (CNV) nella didattica di questa disciplina e dal fatto che, una maggiore esperienza di insegnamento in L2, favorisce un uso particolarmente frequente di CNV. Si \u00e8 ipotizzato che la gestione della cattura attenzionale degli studenti sia strettamente correlata con la comunicazione sia verbale (CV), ma soprattutto non verbale utilizzata dal docente, che, indicizzando il focus attenzionale visivo nel proprio corpo favorisce anche l\u2019attenzione auditiva alla sua CV: prossemica, gestualit\u00e0 e postura sono tutti elementi condizionati e condizionanti la qualit\u00e0 e la quantit\u00e0 della tipologia  comunicativa adottabile.\r\nLa domanda di ricerca \u00e8 \u201cCome la regolazione verbale e non verbale del docente curriculare di lingua straniera e del docente madrelingua,  si coordinano con il comportamento attentivo degli studenti in lezioni frontali partecipate\u201d.\r\nLo scopo della ricerca \u00e8 comprendere le modalit\u00e0 di accoppiamento strutturale tra la regolazione di docenti di lingua straniera esperte ed il comportamento attentivo degli studenti, partendo dal presupposto che  studiare la complessit\u00e0 del fenomeno dell\u2019azione didattica  da una prospettiva ontologica ecologica esige una postura di indagine cosciente del fatto che la realt\u00e0 osservata \u00e8 sempre dipendente  dall\u2019osservatore.\r\nIl ricercatore deve tener presente innanzitutto che,  per il docente,  l\u2019esperienza fenomenologica dell\u2019esercizio della propria cognizione incorporata all\u2019interno  dell\u2019azione didattica non \u00e8 n\u00e9 isomorfa n\u00e9 collassabile nella (rap)presentazione nel dominio descrittivo delle interviste fornita dall\u2019insegnante;  inoltre, egli deve essere  consapevole che la  ricerca \u00e8 un processo di apprendimento condizionato dalla struttura autopoietica del ricercatore- la quale determina le dinamiche di accoppiamento strutturale offerte dal  medium - e che i dati che produrr\u00e0 saranno interpretazioni di teorie emergenti dal  medium. \r\nPer tentare di poter vedere l\u2019attivit\u00e0 di docenti e studenti come strutturalmente accoppiata, \u00e8 stata adottata  non  solo una modalit\u00e0 di raccolta informazioni compatibile con la  necessit\u00e0 di tenere conto della circolarit\u00e0  e dell\u2019influenza reciproca simultanea del sistema docente con i sistemi alunni, ma anche una modalit\u00e0 di organizzazione dei dati estratti dal video che potesse perseguire la medesima finalit\u00e0. \r\nLe tecniche utilizzate sono state interviste iniziali ai docenti e osservazioni indirette grazie a videomontaggi di riprese di due telecamere, una dalla prospettiva degli studenti e l\u2019altra dalla prospettiva dei docenti; i videomontaggi hanno rappresentato la fonte dei dati sia per una trascrizione descrittiva dell\u2019azione didattica che per la rilevazione del comportamento attentivo degli studenti.  Il CV di docenti e studenti e il CV dei docenti, codificati sulla trascrizione, e il comportamento attentivo degli studenti e il livello di rumore in classe, estratti direttamente dal video, sono stati riportati, grazie ad una codifica spaziale cromatica temporizzata, su di un foglio Excel utilizzandolo come se fosse un piano cartesiano: l\u2019asse delle ordinate \u00e8 stato utilizzato per elencare verticalmente, partendo dall\u2019alto verso il basso, tutte le codifiche estratte dalla trascrizione  e la lista completa degli studenti della classe, identificati con un  codice,","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192826","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Heterogeneity, Commonality, and Interdependence in the Euro Area: Size and Dynamics of Fiscal Spillover Effects in Macroeconomic-Financial Linkages","anno":"2014","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"The paper develops empirical measures to estimate the strength and dymanic of fiscal spillover effects in the Euro Area. It moves for estimating a Bayesian VAR model of real and financial variables in order to examine in depth economic policy coordination and policy making, with a strong attention on the current financial crisis. Spillovers are estimated recursively with weakly-exogenous common factors. The aim of the project accounts for interdependencies across countries within the Euro Area and derives impulse response functions and conditional forecasts with the output of a Monte Carlo Marco Chain routine. However, the paper attempts to estimate the systemic contribution and cross-country transmission of unexpected shocks on the productivity in the Eurozone between June 1995 and March 2014. Overall, the positive impact on outputs in the financial dimension indicates the importance of coordinated fiscal actions among euro area members. Shocks overflow in a heterogeneous way across countries. Moreover, financial variables show higher amplification of spillover effects which can be seen as a result of increased interdependence between variables. Finally, the analysis is consistent and robust with the more recent literature on business cycles, which recognizes the importance of both group-specific and global factors in evaluating cross-country spillovers and responses to an unexpected shocks.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/287365","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Il racconto di favole quale strumento letterario nel percorso pedagogico: Leonardo Sciascia","anno":"2014","abstract":"Il presente lavoro \u2013 dal titolo Il racconto di favole quale strumento letterario nel percorso pedagogico: Leonardo Sciascia \u2013 si pone l\u2019obiettivo di fornire una lettura delle Favole della dittatura (1950) di Leonardo Sciascia secondo le coordinate del pedagogico e del letterario. Tale bifrontismo, lungi dall\u2019essere esclusiva prerogativa del testo destinato a un pubblico infantile e giovanile, si presta a essere chiave di interpretazione di tutta l\u2019opera sciasciana.\r\nSulla letteratura per l\u2019infanzia incombe la \u00abpregiudiziale\u00bb crociana per cui non di vera arte si dovrebbe parlare, bens\u00ec di una letteratura che per essere per i bambini e non per se stessa \u00e8 inficiata dalla propria natura. \r\nLe posizioni critiche successive, in pi\u00f9 o meno manifesta opposizione con il dettato di Croce, ampliano il dibattito su cosa debba intendersi per testo per l\u2019infanzia, valorizzando ora l\u2019aspetto artistico ora quello pedagogico.\r\nNel secondo capitolo viene tracciato un rapido excursus del racconto favolistico che prende le mosse dal modello Esopo, con il suo continuatore Fedro cui Sciascia si ispira e fino a Jean de La Fontaine, approfondendo poi il vasto patrimonio contemporaneo con l\u2019analisi di alcune opere che si fanno paradigma del doppio registro costitutivo della natura identitaria della letteratura per l\u2019infanzia.\r\nTra gli altri, meritano interesse quegli autori che oltre alla letteratura \u201calta\u201d si sono dedicati anche alla produzione infantile. Emblematico \u00e8 il caso Tamaro per il rapporto tra letteratura per l\u2019infanzia e letteratura per adulti, diventando quest\u2019ultima in qualche modo tributaria della prima. Si distingue anche la produzione favolistica del cileno Sepulveda che con le sue storie coinvolge adulti e bambini; protagonisti sono gli animali che dalla loro diversit\u00e0 traggono reciproca ricchezza.\r\nAnche nelle Favole di Sciascia a parlare sono gli animali. La narrazione si muove tra le due coordinate della brevitas e della moralit\u00e0, peculiari di tutta la letteratura sciasciana. \u00c8 proprio dalle Favole infatti che si deve partire per comprendere tutto il mondo dell\u2019intellettuale siciliano.\r\nIn esse, pur essendo un\u2019opera di apprendistato, si condensano le tematiche approfondite nelle opere pi\u00f9 mature: la lotta ingaggiata dall\u2019autore contro ogni ingiustizia, la meditazione sul Potere e sulle sue intime logiche, il bisogno di ricerca della verit\u00e0, la sfiducia nelle capacit\u00e0 conoscitive della ragione.\r\nLe Favole della dittatura non sono semplici, criptiche e colte nella stringatezza di una letterariet\u00e0 estremamente curata che si presta a esprimere l\u2019incomprensibilit\u00e0 della realt\u00e0.\r\nSciascia non vuole essere un nuovo Fedro e muove verso una reinterpretazione originale del racconto favolistico, contribuendo al processo di straniamento e di decostruzione del patrimonio tradizionale.\r\nAnche l\u2019assenza della morale segna apertamente la dissonanza rispetto al modello fedriano che ha invece una morale sempre esplicita inserita nella premessa o nella parte finale della storia; nel mentre negli apologhi sciasciani si assiste alla totale omissione di promitio ed epimitio.\r\nLa formula del pedagogico e del letterario sperimentata nelle Favole si ripropone con maggiori possibilit\u00e0 espressive nella produzione successiva. Il problema della giustizia muove le opere di contenuto storico e poliziesco come anche gli scritti di saggistica e quelli di taglio giornalistico. \r\nContro il mondo oscuro dell\u2019ingiustizia si erge il capitano dei carabinieri Candida, alter ego dell\u2019autore e ispiratore del Bellodi de Il giorno della civetta (1961) come anche del buono e del giusto che si ritrova in alcuni personaggi sciasciani.\r\nMa \u00e8 soprattutto nelle Parrocchie di Regalpetra (1956) che si realizza la sintesi perfetta di pedagogico e letterario, un pedagogico che \u00e8 tanto pi\u00f9 incisivo in quanto rigettato proprio dall\u2019istituzione che dovrebbe garantirne la realizzazione. S","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192825","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Societas publica delinquere potest? Persone giuridiche di diritto pubblico e D.Lgs. 231\/2001","anno":"2014","abstract":"A pi\u00f9 di dieci anni dall'entrata in vigore del d. lgs. n. 231\/2001, che, come noto, ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico un sistema di responsabilit\u00e0 sanzionatoria degli enti collettivi, sul palcoscenico si staglia con veemenza un interrogativo: societas publica delinquere potest ?\r\nSi tratta di una questione particolarmente attuale e dibattuta, che non interessa l\u2019ente pubblico economico, il quale, esercitando un\u2019attivit\u00e0 di impresa finalizzata al profitto, rientra a pieno titolo nel novero dei destinatari del d. lgs. 231\/2001, al pari di una societ\u00e0 privata. Le certezze, invece, sfumano quando ci si muove nel magmatico universo delle societ\u00e0 pubbliche partecipate dallo Stato o da un altro ente pubblico, che, pur ricoprendo la veste di societ\u00e0 per azioni, non svolgono un'attivit\u00e0 economica al fine del conseguimento di utili, ma un'attivit\u00e0 amministrativa per il perseguimento di interessi di natura generale.\r\nQuesto \u00e8 il nodo oggetto di riflessione, la cui indagine \u00e8 approfondita volgendo lo sguardo sia alla scelta effettuata dal legislatore italiano di escludere dal sistema del decreto 231 tutti gli enti caratterizzati da soggettivit\u00e0 pubblica (Stato, enti pubblici decentrati e altri enti pubblici non economici) e alle ragioni ad essa sottese, sia alle esperienze normative di alcuni ordinamenti stranieri, che mostrano la tendenza, salvo alcune eccezioni, ad esentare da responsabilit\u00e0 penale gli enti pubblici, per motivi essenzialmente riconducibili alla natura pubblica delle funzioni esercitate.\r\n\tLa validit\u00e0 del divieto di corresponsabilizzare la societas publica, almeno con riferimento alla criminalit\u00e0 economica dolosa, trova fondamento in ragioni di carattere empirico-criminologiche e dogmatiche. Le prime hanno a che vedere con l\u2019orientamento al profitto delle attivit\u00e0 economiche: un movente, questo, non rintracciabile negli enti pubblici non economici, che non svolgono attivit\u00e0 imprenditoriale. Le seconde poggiano, anzitutto, sulla impossibilit\u00e0 di ravvisare un anello di congiunzione tra l'illecito penale, realizzato dall'autore-persona fisica, e l'ente, in quanto chi rappresenta il soggetto pubblico agisce per scopi di guadagno personale e non nell'interesse o a vantaggio del soggetto pubblico all'interno del quale \u00e8 inserito, cos\u00ec che viene meno quella separatezza dei centri di imputazione che la responsabilit\u00e0 dell'ente postula. \r\n\tInoltre, sotto il profilo sanzionatorio, appaiono evidenti l'ineffettivit\u00e0 della \u201cpena\u201d pecuniaria, incapace di colpire il reale centro di interessi, \u201cmotore\u201d dell'illecito e i potenziali pericoli derivanti dall'irrogazione di sanzioni interdittive.\r\n\tPer contro, la responsabilit\u00e0 della societas publica potrebbe riconoscersi con riferimento ai reati colposi che si situano, criminologicamente, nel cono d'ombra del rischio di impresa, come i reati in materia antinfortunistica ed i reati ambientali.\r\n\tIn questo contesto, \u00e8 infatti possibile rintracciare la riferibilit\u00e0 oggettiva dell\u2019illecito all\u2019ente, identificando, nell'ottica intrapresa dalla giurisprudenza,  l'interesse\/vantaggio dell'ente collettivo nel risparmio dei costi organizzativi, necessari a dare attuazione alle cautele omesse.\r\n\tL'analisi condotta induce a ritenere che, ad eccezione dei fenomeni criminosi di natura colposa, non vi \u00e8 spazio per affermare la responsabilit\u00e0 ex delicto della societas publica. Tuttavia, la necessit\u00e0 che anche i soggetti pubblici non economici si indirizzino verso una compliance governance, per prevenire e ridurre il rischio del verificarsi di alcuni reati, primo tra tutti, la corruzione, rende indispensabile ritagliare un sistema di corresponsabilizzazione dell'ente pubblico di natura non \u201cpunitiva\u201d, bens\u00ec \u201cdisciplinare\u201d.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192824","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"I titutli historiarum a tema biblico della tarda antichit\u00e0 latina: Ambrosii Disticha, Prudenzii Dittochaeon, Miracula Christi, Rustici Helpidii Tristicha","anno":"2014","abstract":"Oggetto del lavoro di tesi dottorale sono quattro cicli di tituli historiarum a tema biblico della tarda antichit\u00e0 latina:\r\n-\ti Disticha attribuiti ad Ambrogio,\r\n-\til cosiddetto Dittochaeon di Prudenzio,\r\n-\til componimento pseudoclaudianeo intitolato Miracula Christi (PS. CLAUD. carm. min. app. 21 = ANTH. Lat. 879 R.2),\r\n-\ti Tristicha historiarum Testamenti ueteris et noui di Elpidio Rustico.\r\n\tNella Premessa si pongono le basi per l\u2019indagine: dopo un\u2019analisi delle testimonianze relative all\u2019integrazione ermeneutica dei media testo\/immagine nell\u2019antichit\u00e0, vengono ricostruiti in particolare i contorni - ed i limiti - dell\u2019effettiva prassi tardoantica di accompagnare a raffigurazioni di tema biblico brevi didascalie epigrammatiche. Si deve tuttavia constatare che, per i cicli di tituli historiarum oggetto di questo studio, difettano non solo risultanze extratestuali, ma - con la parziale eccezione dei Disticha ambrosiani - anche testimonianze relative ad un effettivo impiego epigrafico. Pur ritenendo ancora necessario studiare i rapporti fra i tituli e l\u2019iconografia paleocristiana, nel presente lavoro i componimenti vengono quindi considerati primariamente nella loro qualit\u00e0 di testi, caratterizzati da uno statuto letterario irriducibilmente complesso. Eredi almeno ideali della prassi romana della scrittura esposta e nello specifico della tradizione epigrafico-monumentale cristiana  inaugurata da papa Damaso, i tituli historiarum rappresentano infatti un caso di carmina \u2018epigraphico more\u2019 che rivela un aspetto dell\u2019integrazione tardoantica fra epigrafia e letteratura \u201cdi formato epigrafico\u201d; essi fanno uso degli stilemi della forma breuis, costituendo un caso particolare all\u2019interno della produzione epigrammatica della tarda antichit\u00e0 latina, e allo stesso tempo risultano tematicamente affini alla parafrasi biblica, di cui rappresentano una sorta di uersio ultrabreuis, ma con specifiche peculiarit\u00e0, dato che loro obiettivo \u00e8 descrivere oggetti d\u2019arte: sotto questo aspetto, essi sono perci\u00f2 assimilabili alla tradizione antica dei \u201cBildepigramme\u201d. Dopo aver messo a fuoco le diverse influenze che nei tituli convergono ed avere inoltre stilato per la prima volta un repertorio delle ricorsivit\u00e0 formali e stilistiche che li caratterizzano, si avanza la possibilit\u00e0 di considerare quello dei tituli historiarum di tema biblico come un sotto-genere specifico e meritevole pertanto - al netto delle differenze esistenti fra i vari cicli, ognuno caratterizzato da peculiarit\u00e0 individuali - di un\u2019analisi unitaria.\r\n\tPer ognuno dei quattro componimenti (Ambrosii Disticha, Prudentii Dittochaeon, Miracula Christi, Rustici Helpidii Tristicha) si offrono quindi introduzione, testo criticamente riveduto, traduzione italiana e commento.\r\n\tNell\u2019Introduzione a ciacuna opera si ripercorrono nel dettaglio la storia editoriale del testo e le ipotesi di attribuzione (la questione prospografica e di particolare rilevanza nel caso di Elpidio Rustico); attenzione specifica \u00e8 poi dedicata alle diverse posizioni sul rapporto con l\u2019iconografia, nonch\u00e9 alle caratteristiche formali, tematico-contenutistiche e strutturali dei diversi cicli. Nel caso dei Miracula Christi, in particolare, un riepilogo delle influenze letterarie emerse nel corso dello studio pu\u00f2 fornire un probabile terminus a quo per la datazione, che sembra doversi collocare intorno alla met\u00e0 del V secolo; per quanto riguarda Elpidio Rustico, si propende invece per una datazione ad inizio VI secolo. \r\n\tDei quattro componimenti vengono poi forniti i testi, accompagnati da una nuova traduzione italiana (la prima in una lingua moderna per i Miracula Christi): si tratta di un\u2019edizione criticamente riveduta dei Disticha ambrosiani, dei Miracula Christi e dei Tristicha di Elpidio, opere testimoniate esclusivamente dalla rispettiva editio princeps cinquecentesca che ha valore codicis instar in seguito alla p","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192715","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Insegnare le colonie. La costruzione dell\u2019identit\u00e0 e dell\u2019alterit\u00e0 coloniale nella scuola italiana (1860 \u2013 1950)","anno":"2014","abstract":"Il presente lavoro si colloca all'interno del settore di studi sull'imperialismo che mira a ricostruire le forme storiche della propaganda e dell'adesione al progetto coloniale che si \u00e8 dispiegato tra met\u00e0 Ottocento e gli anni Sessanta del secolo scorso. In particolare l'attenzione \u00e8 focalizzata sul ruolo della scuola e dell'educazione formale e informale nella costruzione dell'immagine delle colonie e nella trasmissione di un sapere coloniale, settore spesso trascurato nell'ambito di questi studi e che invece chi scrive ritiene di importanza centrale. \r\nIl primo capitolo \u00e8 finalizzato a produrre una visione panoramica degli studi esistenti  sull'immaginario coloniale per avere a disposizione un censimento e un'analisi dei lavori italiani sull'argomento e dei principali studi internazionali. Pur mantenendo la scuola al centro di questa analisi, per evidenti ragioni collegate all'oggetto di studio questa rassegna non poteva che collocare l'istituzione educativa al centro di un campo allargato di pratiche di insegnamento e di apprendimenti anche informali che hanno interagito strettamente con l'insegnamento formale. Questo capitolo iniziale serve quindi anche a definire concretamente i confini di questo campo allargato dell'istruzione. La sezione di ricerca \u00e8 poi suddivisa in quattro parti: la prima dedicata agli aspetti istituzionali, la seconda alle tematiche relative alla didattica, la terza agli elementi di sapere coloniale veicolati attraverso materiali non ufficialmente scolastici, infine la quarta dedicata ad una verifica su alcuni corpus di testi prodotti dagli studenti. \r\nSi \u00e8 scelto di indirizzare la ricerca in modo da tentare di colmare alcune lacune su argomenti cruciali ma fino ad oggi poco studiati. Il tema oggetto della ricerca, all'interno di questo campo allargato, \u00e8 l'immagine scolastica dell'Altro coloniale nelle sue diverse manifestazioni. Infatti l'immagine dell'africano non \u00e8 univoca, ma si compone ad esempio della sua immagine \u201crazziale\u201d e di quella del suo continente come natura e oggetto di dominio, ma anche dell'immagine del suddito, e ancora dell'Africa inclusa nel processo di globalizzazione come oggetto di sfruttamento e subordinazione. Inoltre lo studio dell'immagine dell'altro non pu\u00f2 prescindere da quello, in gran parte simultaneo, dell'immagine del colonizzatore, bianco, italiano, cio\u00e8 delle articolazioni del S\u00e9 prodotte nel momento in cui viene definito l'Altro da s\u00e9. La domanda che guida la ricerca quindi \u00e8: Quali immagini dell'africano, del colonizzato, del suddito, del \u201cnegro\u201d hanno circolato a scuola e con che forza e continuit\u00e0; e in parallelo, quali immagini dell'italiano (eroe, martire, missionario, fascista, bianco, europeo) hanno ricevuto forza nel colonialismo studiato e vissuto a scuola mentre il colonialismo reale creava conquista, distruzione, dominio nel territorio africano reale?\r\nLa prima sezione \u00e8 dedicata ad alcuni aspetti istituzionali del mondo della scuola che si ritengono importanti per avere chiaro lo sfondo su cui si innestano le didattiche e i comportamenti degli attori scolastici. Il primo di questi approfondimenti riguarda i programmi scolastici nazionali dei diversi livelli e tipologie di scuola, analizzati nelle parti relative alle colonie e in quelle relative alle \u201crazze\u201d e alla diversit\u00e0 umana. Il secondo riguarda lo sviluppo del tema coloniale negli anni del fascismo mettendo in relazione le scelte istituzionali, l'esito di un sondaggio negli archivi di alcuni Provveditorati agli Studi e gli interventi operati dall'Istituto Coloniale cui - in collaborazione con i Gruppi universitari fascisti  - fu affidata ufficialmente dal regime la cura della propaganda coloniale nelle scuole.  \r\nLa seconda sezione prende in considerazione alcuni approfondimenti pi\u00f9 propriamente didattici legati al tema. La prima parte \u00e8 dedicata ad una ricerca sviluppata su una periodizzazione ampia (da prima dell'esordio coloniale agli anni suc","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192704","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Tratti della pedagogia spiritualista in Italia durante l\u2019\u00abEt\u00e0 del Positivismo\u00bb","anno":"2014","abstract":"Nel corso dell\u2019Ottocento, l\u2019elaborazione pedagogica di matrice cristiana si espresse prevalentemente nella corrente \u00abspiritualista\u00bb. Il termine deriva da uno dei suoi assunti fondanti, vale a dire la convinzione che la persona sia animata da un\u2019essenza irriducibile al determinismo biologico e fisiologico. Stando a questo orientamento, nell\u2019uomo albergherebbe una natura libera ed eccedente l\u2019ordine materiale. La vita della coscienza, la razionalit\u00e0 e l\u2019esperienza della volont\u00e0 ne indicherebbero l\u2019esistenza. \r\nSe gli studi relativi alla pedagogia spiritualista italiana hanno dato ampio risalto ai suoi pi\u00f9 noti esponenti risorgimentali, tra tutti Rosmini, Lambruschini, Tommaseo, la lunga fase successiva alla loro scomparsa, compresa approssimativamente tra gli anni \u201970 dell\u2019Ottocento e la rinascita della neoscolastica negli anni \u201920, \u00e8 invece stata per lo pi\u00f9 trascurata. Le poche ricerche esistenti appaiono insufficienti. Alcune, risalenti alla prima met\u00e0 del secolo scorso, rimangono condizionate da ragioni ideologiche, mentre altre scontano un approccio molecolare. Manca soprattutto uno studio d\u2019insieme che mostri il percorso comune, le ragioni caratterizzanti, i legami, la forza propulsiva, i ritardi. La carenza di approfondimenti in merito ha favorito nelle pi\u00f9 generali storie della pedagogia la diffusione di una lettura \u00abnegativa\u00bb di questa stagione, che ne ha evidenziato soprattutto i limiti teorici. Secondo questa interpretazione, gli eredi della pedagogia risorgimentale non sarebbero stati in grado di misurarsi con il pi\u00f9 incisivo positivismo, condannando la riflessione di matrice cristiana alla marginalit\u00e0. La metafora dell\u2019\u00abeclissi\u00bb usata da Franco Cambi enuclea chiaramente il senso di questa ricostruzione. Si tratta di sintesi che meritano di essere riviste sulla base di un pi\u00f9 accurato confronto con le fonti primarie.\r\n\r\nLa presente ricerca intende iniziare questo complesso lavoro, nel tentativo di migliorare le conoscenze su questo significativo scorcio della storia pedagogica. Data la vastit\u00e0 del tema, le indagini proposte rappresentano solo un primo \u00abassaggio\u00bb di un terreno che necessita ulteriori esplorazioni. La ricerca si svolge su tre direzioni principali, che rappresentano anche le parti in cui \u00e8 suddivisa la tesi. Sebbene si presentino abbastanza distinti, i percorsi sono strettamente connessi tra loro.\r\n\r\nNella prima parte del lavoro, sono approfondite alcune delle pi\u00f9 importanti personalit\u00e0 spiritualiste dell\u2019epoca: Giuseppe Allievo, Francesco Paoli, Carlo Uttini, Augusto Conti e Augusto Alfani. Mentre la riflessione dei primi tre si innesta nel ceppo della scuola rosminiana, Conti e Alfani si rifanno alla tradizione \u00abmoderata\u00bb toscana. Si tratta di autori che incrociano la storia dell\u2019educazione e della pedagogia in diversi ambiti, come le battaglie per la libert\u00e0 d\u2019insegnamento, la diffusione del self-helpismo in Italia, la manualistica per l\u2019insegnamento della pedagogia, la storia dell\u2019infanzia, i plutarchi femminili, etc... All\u2019analisi di questi cinque autori \u00e8 aggiunto un breve capitolo dedicato ad una nota rivista toscana dell\u2019epoca: la \u00abRassegna Nazionale\u00bb. Il periodico, che fu il maggiore organo dei cattolici liberali italiani, \u00e8 stato variamente studiato sotto il profilo politico e religioso. Il versante \u00abpedagogico\u00bb \u00e8 stato, invece, perlopi\u00f9 tralasciato, sebbene la rivista abbia rappresentato una \u00abpiazza\u00bb rilevante per la riflessione educativa spiritualista. Vi collaborarono, infatti, alcuni dei suoi pi\u00f9 importanti esponenti. Fu uno spazio di incontri, influenze, fermenti, che appare di primaria importanza nell\u2019itinerario della pedagogia cristiana. \r\n\r\nNella seconda parte del lavoro si sono affrontati tre pedagogisti spiritualisti francesi che ebbero largo corso in Italia: F\u00e9lix Dupanloup, Jean Guibert e Martin Stanislas Gillet. Si tratta di autori abbastanza distanti cronologicamente, ma strettament","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192703","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Dalle scuole di disegno ai musei di arte industriale. Percorsi di educazione ed istruzione artistico e professionale in Italia durante l\u2019Ottocento. L\u2019esperienza del Molise.","anno":"2014","abstract":"La ricerca pone l\u2019attenzione su un terreno ancora poco esplorato dalla storiografia scolastico-educativa, quello relativo alla storia dell\u2019istruzione artistica, tecnica e professionale in Italia dalla stagione preunitaria fino agli ultimi anni dell\u2019Ottocento. Finora questa branca dell\u2019educazione \u00e8 stata oggetto di rapide analisi, o di semplici segnalazioni, da parte degli studi di settore che hanno teso per lo pi\u00f9 a inquadrare il tema nelle linee generali, evidenziando i passaggi pi\u00f9 significativi della sua evoluzione legislativa, tralasciando spesso gli aspetti economici e sociali che la caratterizzano per la sua posizione equidistante tra il mondo educativo e quello della produzione. La natura polifunzionale delle scuole di mestiere, da sempre preposte sia alla gestione delle emergenze sociali - come il recupero dei poveri attraverso l\u2019addestramento al lavoro - sia allo sviluppo dell\u2019economia - mediante il miglioramento della manodopera specializzata - richiede, infatti, un punto di osservazione pi\u00f9 ampio che spazi dal campo dell\u2019educazione a quello delle scienze sociali. Da un lato, quindi, ci si \u00e8 avvalsi dei contributi della storiografia storico-educativa recente, attenta ad analizzare il rapporto d\u2019interdipendenza tra la politica economica e quella scolastica e, di quella che ha approfondito l\u2019aspetto filantropico della questione, esaminando le scuole di lavoro sorte su iniziativa degli enti pubblici o privati di beneficenza. Hanno costituito, infine, oggetto di particolare attenzione anche alcuni saggi della produzione storiografica storico-artistica che hanno indagato il linguaggio figurativo sviluppatosi in Europa dalla met\u00e0 dell\u2019Ottocento attraverso l\u2019arte industriale e i percorsi formativi ad essa connessi. \r\nLa complessit\u00e0 del tema ha richiesto di strutturare il lavoro su pi\u00f9 livelli, a ciascuno del quale \u00e8 stato dedicato un capitolo. Il primo e il terzo capitolo mirano a ripercorrere l\u2019evoluzione delle politiche perseguite in materia d\u2019istruzione tecnica e professionale dal ceto politico liberale tra il 1861 e il 1898 e gli orientamenti normativi seguiti in materia dal ministero della Pubblica Istruzione e da quello di Agricoltura, Industria e Commercio. L\u2019operazione ha consentito di ricostruire in maniera pressoch\u00e9 puntuale l\u2019evoluzione di tale segmento dell\u2019istruzione, all\u2019interno del quale sono stati evidenziati i passaggi salienti delle linee adottate e rilevate le dinamiche conflittuali che regolarono il rapporto tra i due ministeri competenti, innescate principalmente attorno al dibattito relativo all\u2019assegnazione delle competenze in materia e al tema del coordinamento delle scuole tecniche con gli istituti tecnici. Questo lungo excursus \u00e8 stato intervallato dallo studio svolto nel secondo capitolo del carteggio conservato presso l\u2019Archivio centrale dello Stato di Roma dell\u2019inchiesta Scialoja, condotta tra il 1872 e il 1875, relativo alle scuole tecniche: esso ha fornito una lente d\u2019ingrandimento attraverso la quale \u00e8 stato possibile analizzare meglio tali nodi tematici e, soprattutto, guardare a una distanza ravvicinata le scuole tecniche, evidenziandone punti di forza e criticit\u00e0, riuscendo a delineare un loro un profilo culturale pi\u00f9 definito e un quadro pi\u00f9 completo del loro funzionamento.\r\nNel quadro delle iniziative volte a favorire lo sviluppo dell\u2019istruzione artistica, tecnica e professionale, \u00e8 stata rivolta particolare attenzione all\u2019analisi delle pratiche espositive e di competizione connesse a tali processi di apprendimento che incontrarono il loro massimo compimento nelle esposizioni universali inaugurate in Francia e in Inghilterra alla met\u00e0 dell\u2019Ottocento. All\u2019interno del quarto capitolo si \u00e8 voluto, in particolare, comprendere meglio il ruolo che tali eventi rivestirono nella diffusione delle conoscenze e nell\u2019apprendimento delle nuove tecnologie tra gli operatori del comparto produttivo e sull","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192702","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Agency and Normativity: A Study in the Philosophy of Peirce and Dewey","anno":"2014","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192701","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"To Be and Not To Be? A Metaphysical Inquiry into Existence and Non-Existence","anno":"2014","abstract":"La mia ricerca dottorale pu\u00f2 essere efficacemente descritta come il tentativo di rispondere a tre interrogativi:\r\n(I) vi sono oggetti (o, pi\u00f9 in generale, entit\u00e0) che non esistono?\r\n(II) Cos\u2019\u00e8 l\u2019esistenza?\r\n(III) Se vi sono oggetti inesistenti (o, pi\u00f9 in generale, entit\u00e0 inesistenti), cosa caratterizza il loro statuto ontologico \u2013 o, almeno, cosa caratterizza lo statuto ontologico di alcuni oggetti inesistenti (ad esempio, gli oggetti fittizi)?\r\nLa prima parte della tesi (I. To Be and Not To Be? A Survey) contiene un\u2019indagine storica, critica e sistematica dei problemi connessi a tali interrogativi, nonch\u00e9 delle teorie analitiche che intendono rispondere ad essi. In primo luogo, ho esaminato il problema della definizione, della validit\u00e0 e della fondatezza di alcune versioni dell\u2019argomento ontologico per l\u2019esistenza di Dio (I.1. Prologue in Heaven: the Ontological Argument). In effetti, il dibattito sull\u2019esistenza in quanto propriet\u00e0 di oggetti e in quanto propriet\u00e0 di alcuni (ma non tutti gli) oggetti \u00e8 sorto proprio, nel panorama della metafisica analitica novecentesca, da un\u2019attenta rilettura critica di questo argomento. Molti filosofi analitici hanno riproposto obiezioni classiche alle assunzioni dell\u2019argomento e, in alcuni casi, hanno tentato di costruire versioni alternative dell\u2019argomento. In questo capitolo, ho ricostruito quattro versioni dell\u2019argomento ontologico (due di Anselmo, quella di Cartesio e quella di G\u00f6del), ho valutato la verit\u00e0 delle assunzioni, in modo particolare rispetto ad una definizione dell\u2019esistenza e dello statuto ontologico degli oggetti inesistenti, e ho considerato alcune obiezioni classiche e contemporanee. \r\nIn secondo luogo, ho esaminato il rapporto tra esistenza e riferimento dei termini singolari (I.2. What are we talking of? Existence and Reference). In questa fase, ho cercato di riassumere il punto di vista della maggior parte dei metafisici analitici nell\u2019accettazione della tesi\r\n\r\n(attualismo) non vi sono oggetti (o, pi\u00f9 in generale, entit\u00e0) che non esistono,\r\n\r\ne, dopo aver vagliato numerose teorie sul rapporto tra esistenza e riferimento, mi \u00e8 sembrato utile evidenziare che tali teorie presentano numerosi problemi interni, che esse non riescono a rendere ragione di alcuni dati e che la tesi (attualismo) o deve essere accettata come una verit\u00e0 primitiva (e, in questo caso, essa crea diverse difficolt\u00e0 ai suoi sostenitori) o, se non \u00e8 accettata come una verit\u00e0 primitiva, deve essere giustificata (e, in tal caso, mancano argomenti cogenti in suo favore). D\u2019altro canto, le teorie che rigettano (attualismo) paiono a loro volta afflitte da alcune gravi difficolt\u00e0. In particolare, ho esaminato le teorie di Brentano, Frege, Russell, Moore, Meinong, alcune teorie attualiste e, tra le teorie non-attualiste (o solo parzialmente attualiste), tre tipi di neo-meinonghianismo, la teoria di McGinn e la teoria del doppio senso dell\u2019esistenza di Geach, parzialmente ripresa da Miller.\r\nNel terzo capitolo della prima parte (I.3. The Importance of Being (Non-)Existent) ho introdotto alcuni dati di cui una buona teoria ontologica della finzione deve rendere ragione e ho esposto criticamente le principali teorie della finzione (meinonghianismo, pretense-theories, artifattualismo e sincretismo). Da ultimo, nel quarto capitolo della prima parte (I.4. The Times and Worlds They Are A-Changin\u2019) ho considerato diversi problemi relativi all\u2019accettazione di oggetti contingentemente esistenti, oggetti che contingentemente non esistono e oggetti che iniziano ad esistere e cessano di esistere. In sintesi, ho tentato di dimostrare che, quando la tesi (attualismo) \u00e8 sostenuta congiuntamente alle principali teorie ontologiche della modalit\u00e0 e del tempo, il fatto che vi siano tali oggetti non \u00e8 adeguatamente fondato. \r\nNella seconda parte della tesi (II. To Be and Not To Be. A Theory) ho cercato di costruire una teoria uni","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192700","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Imitazione dei gesti motori: fare lo stesso o fare il contrario sulla base del sistema di riferimento","anno":"2014","abstract":"Obiettivi: Lo studio approfondisce l\u2019importanza dei sistemi di riferimento nella percezione e nell\u2019imitazione di gesti motori, in particolare nella condizione di frontalit\u00e0 fra due soggetti. In questa posizione, tipica di molte interazioni canoniche tra due individui, sembrerebbero infatti fondamentali gli ancoraggi ambientali in aggiunta a quelli egocentrici ed emergerebbe il ruolo pregnante della contrariet\u00e0 nel rapporto di imitazione, molto spesso sottovalutato in letteratura.\r\n\r\nLetteratura: La molta letteratura in psicologia che si \u00e8 interessata di imitazione sia nel campo delle neuroscienze (soprattutto negli studi sui cosiddetti \u201cneuroni specchio\u201de sulla lateralizzazione \u2013 es. Di pellegrino, Fadiga, Fogassi, Gallese & Rizzolatti, 1992; Rizzolatti, Fadiga, Gallese & Fogassi, 1996; Rizzolatti, Gallese & Fogassi, 2001; Koski, Iacoboni, Dubeau, Woods & Mazziotta, 2003 \u2013   sia nel contesto delle ricerche sulla compatibilit\u00e0 spaziale \u2013 es. Umilt\u00e0 & Nicoletti, 1990; Heyes & Ray, 2004; Bosbach, Prinz & Kerzel, 2004 \u2013 non ha messo a fuoco specificatamente la questione della contrariet\u00e0 nel movimento. Questo \u00e8 vero anche per altri settori di ricerca che pure si sono occupati dell\u2019imitazione dei gesti motori, ad esempio nella Danza (dove diversi studiosi e coreografi, uno per tutti Rudolf Von Laban, si sono cimentati nel tentativo di codifica del movimento umano al fine di trarne una notazione \u201cuniversale\u201d e ripetibile), nel Fitness (in particolare nel fitness musicale di gruppo, in cui l\u2019imitazione degli allievi nei confronti dell\u2019istruttore sta alla base della lezione, ma nonostante sia un aspetto cos\u00ec radicato, non vi sono studi specifici al riguardo se non descrizioni legate alla biomeccanica corporea) e nella Fisioterapia, nel settore ingegneristico applicato allo sviluppo delle nuove tecnologie per la codifica e riproduzione del movimento umano  - e non solo - e del \u201cmotion capture\u201d come sistema di corrispondenza fra un\u2019immagine virtuale e un corpo reale a partire da strumenti commerciali come le consolle di gioco pi\u00f9 diffuse fino a piattaforme estremamente raffinate (Camurri, Mazzarino, Trocca & Volpe, 2001; Camurri, Mazzarino & Volpe, 2004). \r\n\r\nLa ricerca: Lo studio ha previsto l\u2019ideazione e la conduzione di una ricerca sperimentale con l\u2019obiettivo di verificare se i soggetti adulti quando si trovano nella condizione di frontalit\u00e0 (180\u00b0) e devono \u201cfare lo stesso\u201d o \u201cfare il contrario\u201d di un gesto prodotto da un modello, fanno appello al loro proprio sistema di riferimento egocentrico, basato sulle coordinate corporee (destra-sinistra, sopra-sotto, e avanti-dietro) o se prevale invece l\u2019ancoraggio ambientale (verso est-verso ovest, verso su-verso gi\u00f9, verso sud-verso nord), cio\u00e8 il sistema di riferimento allocentrico. \r\nDiversi studi precedenti suggeriscono che nell\u2019imitazione si passa evolutivamente da una risposta inizialmente allocentrica (prevalente a 6-8 anni) ad una risposta prevalentemente egocentrica - ormai affermata a 16-18 anni (Press, Ray & Heyes, 2009), bench\u00e8 tracce di risposte allocentriche permangano in alcuni compiti (Avikainen, Wohlschlaeger, Liuhanen, Hanninen & Hari 2003; Chiavarino, Apperly & Humphreys, 2007; Belopolsky, Olivers & Theeuwes, 2008). Alcuni primi studi sulla contrarizzazione (Bianchi & Savardi, 2008; Bianchi, Savardi, Burro & Martelli, submitted) suggerirebbero invece che il prevalere delle risposte egocentriche coesisterebbe tuttavia con un ruolo pi\u00f9 accentuato dello spazio allocentrico  quando si tratta di fare il contrario. La ricerca ha contribuito ad approfondire la validit\u00e0 e generalizzabilit\u00e0 di questo risultato, prevedendo condizioni di imitazione e contrarizzazione (tipo di gesti, relazione temporale tra i gesti) non perlustrati prima  e introducendo lo studio dei tempi di risposta per valutare l\u2019automaticit\u00e0 dei movimenti \u2013 anche questo non usato nei precedenti lavori sul \u201cfare il","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192699","web":"","lingue":""},{"titolo":"Risata e umorismo in un corpus di primi colloqui psicoterapeutici ad orientamento cognitivo-comportamentale","anno":"2014","abstract":"Introduzione\r\nNegli ultimi tre decenni \u00e8 cresciuto l\u2019interessamento da parte del mondo medico e psicologico riguardo allo studio e della risata e dell\u2019umorismo. Tuttavia, per quanto concerne la psicoterapia, le evidenze empiriche appaino scarse sia per quanto concerne l\u2019utilizzo dell\u2019umorismo che la presenza del ridere in tale contesto istituzionale. Per questo motivo, l\u2019area di ricerca del presente studio \u00e8 la conversazione in ambito psicoterapeutico, indagata con strumenti metodologici qualitativi e quantitativi. \r\n\r\nMetodo e ipotesi di ricerca\r\nLo scopo di questo studio \u00e8 stato quello di esaminare, dal punto di vista dell\u2019analisi della conversazione (AC), il fenomeno del ridere e degli elementi umoristici presenti sia da parte del terapeuta che del paziente, nelle interazione prodotte durante le sessioni di psicoterapia cognitivo comportamentale. I dati dello studio sono costituiti da sessioni audio-registrate di alcune coppie terapeuta-paziente provenienti da otto prime sedute di psicoterapia cognitivo-comportamentale. In particolare, attraverso l\u2019analisi dei frammenti si \u00e8 voluto: \r\n\r\n1.\tindividuare e descrivere le differenze quantitative e qualitative di risate fra terapeuta e paziente;\r\n2.\tdescrivere l\u2019organizzazione complessiva e locale dei fenomeni umoristici e del ridere; \r\n3.\trintracciare le funzioni veicolate da commenti umoristici e risate;\r\n4.\tanalizzare la proporzione esistente fra risate, interventi umoristici e quantit\u00e0 di parlato fra terapeuta e paziente\r\nI trascritti provengono da prime sedute di psicoterapia effettuate con otto pazienti (5 maschi e 3 femmine, et\u00e0 M = 43,13 DS = 7,43 Range = 30 \u2013 54 anni). Il livello di istruzione appare medio (sette soggetti hanno conseguito un diploma di secondo grado, mentre uno \u00e8 in possesso di laurea).  I due terapeuti, entrambi di genere maschile, avevano et\u00e0 diversa (terapeuta A = 31 anni, terapeuta B = 36 anni) e medesima esperienza clinica (tre anni). \r\nRisultati \r\nIl corpus di sedute analizzate mostra una differenza nell\u2019uso del risibile fra terapeuta e paziente. Per quanto riguarda il paziente, \u00e8 emerso come la quasi totalit\u00e0 del risibile (risate, particelle di risate, tono ridente e commenti umoristici) riguardi un tema delicato presentato dallo stesso paziente durante l\u2019interazione. I pazienti tendono ad utilizzare maggiormente la risata rispetto a particelle di risata, commenti umoristici e utilizzo di tono ridente. Nello specifico, \u00e8 emerso che i pazienti tendono a ridere in seguito all\u2019introduzione di temi delicati, mentre diverse sono le risposte attuate dal terapeuta. L\u2019analisi delle interazioni ha mostrato come nella maggioranza dei casi il paziente rideva in seguito all\u2019introduzione di un tema delicato senza che il terapeuta si allineasse, continuando a indagare il tema esposto, oppure continuando la sua esposizione in tono serio. Un\u2019altra strategia mostrata dai terapeuti \u00e8 stata quella di non allinearsi affatto, non produrre alcun commento e lasciare che il paziente continuasse a parlare dell\u2019argomento precedentemente toccato. Un\u2019altra modalit\u00e0 emersa \u00e8 quella in cui il terapeuta non si allinea, effettua un cenno di comprensione e il paziente continua l\u2019eloquio. \u00c8 altres\u00ec emersa la tendenza del paziente a ridere nuovamente dopo che il terapeuta effettua un commento empatico. \r\nPer quanto concerne i commenti umoristici effettuati dal paziente \u00e8 emerso che i terapeuti hanno riso solo nella met\u00e0 dei casi (cinque volte su dieci). Quando il terapeuta non si allinea, il paziente  prosegue l\u2019eloquio in tono serio. Per quanto riguarda i commenti sarcastici effettuati dai pazienti (due casi) il terapeuta in un caso ha riso, mentre nell\u2019altro ha rifiutato l\u2019invito. Nel primo caso, il paziente ha proseguito il suo commento sarcastico, mentre nel secondo non ha proseguito. \r\nSebbene i terapeuti abbiano riso meno dei pazienti, essi hanno effettuato un maggior numero di","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192697","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Lo sviluppo del settore privato in Cina e il ruolo dell\u2019imprenditore","anno":"2013","abstract":"","abstract_ita":"Il lavoro di tesi analizza lo sviluppo ed il riconoscimento giuridico del settore privato in Cina ed il ruolo centrale dell'imprenditore.","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/239745","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Tecnologie Assistive e robotica per lo sviluppo e il gioco del bambino con disablit\u00e0 motoria e con autismo","anno":"2012","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/236420","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Essays on optimal spectrum management for expanding wireless communications","anno":"2011","abstract":"Tesi di dottorato (PhD), University of Warwick (UK).\r\nSupervisor: prof. Martin Cave, OBE.\r\nEsaminatori prof. G\u00e9rard Pogorel; prof. Gregory Crawford; prof. Qing Wang.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/73213","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"The role of sentiment in the real estate market","anno":"2011","abstract":"La teoria dei mercati efficienti si basa sul presupposto che l\u2019investitore \u00e8 razionale nell\u2019effettuare scelte in condizioni di incertezza; pertanto le dinamiche di prezzo delle attivit\u00e0 finanziarie riflettono cambiamenti dei fondamentali dei titoli stessi. Di contro, nell\u2019ambito della finanza comportamentale il sentiment degli investitori e i limiti dell\u2019arbitraggio hanno un ruolo importante nella determinazione dei prezzi delle attivit\u00e0 finanziarie. I fondi immobiliari quotati (Real Estate Investment Trusts - REITs) sono di particolare interesse in tale contesto in quanto sono caratterizzati da un doppio livello di prezzo. Da un lato, le attivit\u00e0 finanziarie rappresentative del veicolo di investimento sono scambiate sui mercati azionari (mercato immobiliare indiretto); dall\u2019altro lato, le attivit\u00e0 immobiliari che compongono il portafoglio d\u2019investimento vengono negoziate nel mercato immobiliare diretto. Il contributo che questa tesi di dottorato intende offrire alla letteratura sul tema del pricing dei REIT \u00e8 duplice. In primo luogo, viene affrontata la questione relativa al ruolo del sentiment degli investitori nelle dinamiche di prezzo delle attivit\u00e0 finanziarie rappresentative del veicolo d\u2019investimento del fondo immobiliare. A tal fine, viene analizzato l\u2019effetto in termini di pricing sia della componente \u201crazionale\u201d del sentiment, ossia legata a cambiamenti dei fondamentali del mercato immobiliare, sia della componente \"irrazionale\" del mercato azionario. In secondo luogo, questa analisi rappresenta uno dei primi tentativi d\u2019indagine circa il ruolo svolto dalle caratteristiche specifiche di ciascun fondo, con particolare attenzione alla struttura proprietaria, ai fini della determinazione della rispettiva sensibilit\u00e0 al sentiment degli investitori. A tal proposito \u00e8 stata creata una misura di tale sensibilit\u00e0 rispetto al sentiment: il \u201csentiment beta\u201d. Al fine della costruzione dell\u2019indicatore di \u201csentiment\u201d si ricorre all\u2019analisi delle componenti principali (PCA) per poter misurare la varianza comune di alcune proxies del sentiment degli investitori individuate dalla letteratura (approccio \u201ctop-down\u201d). Un Vector Error Correction Model (VECM) viene invece utilizzato al fine di analizzare sia la relazione di breve periodo, sia il processo di aggiustamento verso l\u2019equilibrio di lungo periodo tra il mercato immobiliare diretto ed indiretto. Questa tesi di dottorato \u00e8 strutturata come segue: dopo un\u2019introduzione del ruolo del sentiment degli investitori nel mercato immobiliare, il capitolo 2 analizza pi\u00f9 in dettaglio la letteratura esistente in tema di sentiment degli investitori con riferimento sia al settore finanziario sia a quello immobiliare; successivamente, il capitolo 3 illustra le metodologie di costruzione degli indici di sentiment individuate dalla letteratura esistente. L'analisi empirica circa l'influenza del sentiment sulla dinamica dei prezzi dei REITs nell\u2019ambito del mercato statunitense \u00e8 presentata nel capitolo 4, mentre il capitolo 5 \u00e8 dedicato alla misurazione del sentiment beta al fine di testare l\u2019ipotesi di \"Hard-toarbitrage, Difficult-to-Value\". Infine, nel capitolo 6 seguono le conclusioni finali, utili a sintetizzare l\u2019influenza del sentiment sul pricing dei fondi immobiliari, nonch\u00e9 a proporre possibili sviluppi di indagine futuri.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/231931","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Use of Copulas and Active Portfolio Management","anno":"2010","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/234726","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"L'investimento in opere d'arte: la formazione del prezzo dei dipinti","anno":"2008","abstract":"Tesi di Dottorato","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/63781","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"An Optical Readout for the Gravitational Reference Sensor of LISA","anno":"2007","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"PhD research at the Department of Physics of Federico II University of Naples, in the framework of the LISA (Laser Interferometer Space Antenna) experiment, a joint ESA-NASA endeavour aiming at space-based gravitational wave detection. Research activity focusing on:\r\n1)\tthe development and test of an optical readout system for the gravitational reference sensor of LISA; \r\n2)\tthe characterization of the optical sensor noise at very low frequencies (100 \uf06dHz - 100 mHz); \r\n3)\tthe testing of the sensor on the four mass torsion pendulum facility in Trento. \r\nParticipation in the Naples VLT Survey Telescope group and especially the mounting of an optical readout system on the secondary mirror of the telescope, to provide a handy solution for measuring its displacements.","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/302753","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"La circolazione dei provvedimenti sommari nello spazio giudiziario europeo","anno":"2007","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/240428","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il percorso di un Trattato sull\u2019etimologia nello Zibaldone di Giacomo Leopardi","anno":"2006","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"\u2014-","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/264274","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Location patterns in Europe: methodology issues and empirical evidence","anno":"2005","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192080","web":"","lingue":"Inglese"},{"titolo":"Manoscritti, Corpo e divinazione: le molteplici dimensioni culturali delle esperienze di malattia e guarigione tra i Naxi dello Yunnan (Repubblica Popolare Cinese).","anno":"2005","abstract":"Il lavoro considera la cultura dell'etnia dei Naxi, di origine tibeto-birmana e la cui popolazione appare attualmente distribuita in villaggi montani nelle province cinesi dello Yunnan e del Sichuan, attraverso l'analisi delle esperienze di malattia e guarigione. Il progetto di ricerca \u00e8 stato articolato partendo dalla considerazione della malattia come categoria culturale elaborata dai Naxi e lasciando al corpo la possibilit\u00e0 di raccontare della frammentazione sociale che in esso si rispecchia, nonch\u00e9 delle relazioni cosmologiche di cui \u00e8 intessuto. Nonostante la costante presenza di numerosi esseri soprannaturali, il sistema medico Naxi \u00e8 stato analizzato come tale, evitando dunque operazioni interpretative in termini che non gli sono propri, come qualsiasi riferimento a ci\u00f2 che la cultura occidentale definisce come \"magia\". Per la realizzazione della ricerca, portata avanti con il supporto dell'Accademia delle Scienze Sociali dello Yunnan (Kunming) e con la collaborazione dell'Istituto di Ricerca sulla Cultura Dongba (Lijiang), sono stati necessari diversi soggiorni in Cina, per un periodo complessivo di fieldwork nei villaggi Naxi e a Lijiang pari a dodici mesi.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/235305","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Monumenti funerari di et\u00e0 romana nelle province di Macerata e di Ascoli Piceno","anno":"2005","abstract":"In questo lavoro sono esposti i risultati di uno studio riguardante i monumenti funerari romani attestati nel territorio provinciale di Macerata e di Ascoli Piceno e per lo pi\u00f9 inquadrati tra la Tarda Repubblica ed il Primo Impero. La ricerca comprende costruzioni funebri edificate con criteri, dimensioni e modalit\u00e0 di tipo architettonico, che, oltre a svolgere la funzione primaria di locus sepolturae, sono anche imponenti riferimenti visivi, dove tipologia strutturale, apparato figurativo, messaggio epigrafico, area circostante concorrono a perpetuare la memoria del defunto e della sua famiglia. Le tipologie architettoniche documentate sono quelle c.d. a recinto, ad altare, ad edicola, a torre, a tamburo.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/242842","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Presenza giudaico-cristiana nell\u2019Isl\u0101m","anno":"2004","abstract":"Gli obiettivi del percorso di ricerca erano evidenziare e identificare laddove possibile i gruppi settari giudeo-cristiani conosciuti alle fonti arabo-islamiche. In effetti, pochi sono stati i gruppi identificati con assoluta certezza perch\u00e9 le fonti selezionate hanno offerto spesso denominazioni fortemente alterate. Numerose le fonti utilizzate (greche, latine, siriache, ebraiche, bizantine, arabe e persiane) che diffondendosi, in alcuni casi, si sono scambiate reciproche informazioni.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/195865","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Sistemi contabili e amministrazioni pubbliche sovranazionali","anno":"2003","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/45583","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"La litispendenza internazionale tra disciplina interna e convenzionale","anno":"2002","abstract":"Tesi di Dottorato di ricerca in Diritto internazionale (XIII ciclo) presso l'Universit\u00e0 degli Studi di Roma \"La Sapienza\"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/191883","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"L\u2019uomo quale agente modificatore della superficie terrestre. Il caso della provincia di Pesaro e Urbino dal 1951 al 2001.","anno":"2002","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192171","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Angela\u2019s ashes e l\u2019inglese d\u2019Irlanda. Ambiguit\u00e0 trasparente di uno stile, autenticit\u00e0 di una lingua","anno":"1998","abstract":"Dissertazione dottorale (Dottorato di Ricerca in \u201cStoria linguistica dell\u2019Eurasia\u201d - X ciclo). Consultabile nelle biblioteche di Firenze e di Macerata.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/46360","web":"","lingue":"Inglese, Italiano"},{"titolo":"Jeunes \u00e0 l'abandon. L'assistance sociale \u00e0 la besprizornost' dans la Russie sovietique des ann\u00e9es Vingt (1918-1931).","anno":"1997","abstract":"La tesi di dottorato affronta uno dei problemi sociali pi\u00f9 gravi che l'Unione sovietica ha dovuto affrontare durante gli anni Venti: quello della bezprizornost' ossia dell'infanzia e della giovent\u00f9 abbandonata. La tesi ricostruisce da una parte i dibattiti fra dirigenti politici e giuristi, psicologi, pedagogisti, psichiatri e  igienisti e, dall'altra, le proposte educative e le strategie concrete di assistenza statale. Il problema sociale dei bambini senza famiglia, dalle dimensioni pi\u00f9 importanti rispetto a quelle che si sono verificate durante la transizione post-comunista, costitu\u00ec un campo di sperimentazione esemplare per le teorie rivoluzionarie della formazione collettiva dell'infanzia. Per illustrare la complessit\u00e0 delle riforme avviate durante gli anni Venti, la tesi analizza, grazie all'utilizzo dii documenti inediti degli Archivi dell'ex Unione Sovietica, i diversi aspetti della politica sociale e amministrativa locale del Commissariato del Popolo all'Istruzione e le riforme dell'assistenza sociale (in particicolare degli orfanotrofi e delle comunit\u00e0 di lavoro).","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/192115","web":"","lingue":"Francese (Altre)"},{"titolo":"Gli anni fiorentini di Pietro Giordani e il carteggio con Giovan Pietro Vieusseux","anno":"1995","abstract":"","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/241978","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Gli anni fiorentini di Pietro Giordani e il carteggio con Giovan Pietro Vieusseux","anno":"1995","abstract":"","abstract_ita":"Studio sulla presenza di Giordani nell'ambito del cenacolo del Gabinetto Vieusseux, fondato nel 1819 a Firenze. I rapporti con gli intellettuali del circolo di Palazzo Buondelmonti e il carteggio con Giovan Pietro Vieusseux","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/319430","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"IL SINDACATO GIUDIZIALE SULL\u2019EQUILIBRIO ECONOMICO DEL CONTRATTO","anno":"","abstract":"","abstract_ita":"Il contratto, quale negozio giuridico, espressione di autonomia privata, \u00e8 l\u2019atto di una volont\u00e0, indirizzata e autorizzata a perseguire un suo scopo  che l\u2019ordinamento reputa meritevole di tutela .\r\nIn particolare, ai sensi dell\u2019art. 1321 c.c., &lt;&gt;. \r\nAttraverso il contratto le persone (fisiche o giuridiche che siano), concordemente, incidono reciprocamente sulla propria sfera giuridica per la soddisfazione di interessi anche non patrimoniali, ma producendo, volutamente, effetti giuridici o prestabiliti o comunque ammessi dall\u2019ordinamento. \r\nLa materia contrattuale, per come disciplinata del codice civile, nasce ispirata al dogma della volont\u00e0, manifestazione del pensiero liberistico in economica, ancorch\u00e8 limitato, da lato, dalla necessit\u00e0 di garantire la certezza dei traffici giuridici, e dall\u2019altro lato, dall\u2019opportunit\u00e0 di tutelare interessi ritenuti \u201csuperiori\u201d perch\u00e9 di rilevanza collettiva (o meglio, per l\u2019epoca, corporativistica). \r\nD\u2019altronde, l\u2019approccio alla materia contrattuale e pi\u00f9 in generale negoziale \u00e8 profondamente mutato nel corso del tempo, per l\u2019affermarsi di principi diversi dalla libert\u00e0 o autonomia negoziale e aventi sempre pi\u00f9 l\u2019effetto di bilanciamento e limitazione della predetta libert\u00e0 (il riferimento \u00e8 soprattutto, anche se non solo, al principio di buona fede e correttezza, quali declinazioni del principio di solidariet\u00e0 ex art. 2 Cost.). \r\nProprio l\u2019evoluzione di questa tendenza, rende attuale l\u2019interesse per la speculazione oggetto del presente lavoro: verificare se, sulla scorta quali istituti, e in quale modo e misura, il Giudice possa esercitare un sindacato sull\u2019equilibrio economico del contratto e con quali strumenti rimediali. \r\nAl riguardo, il presente lavoro \u201dparte\u201d da una considerazione, per cos\u00ec dire, \u201cdi base\u201d, ovvero che la c.d. libert\u00e0 o autonomia negoziale, in materia contrattuale, incontra un limite di natura ontologica: l\u2019incontro tra le volont\u00e0 comporta necessariamente che queste ultime non siano pienamente libere nel senso che ciascuna singola parte non pu\u00f2 massimizzare il proprio interesse se non nei limiti in cui ci\u00f2 corrisponda alla massimizzazione degli interessi dell\u2019altro contraente. \r\nNel caso di contratti onerosi a prestazioni corrispettive o sinallagmatici questo aspetto comporta necessariamente che la libert\u00e0 negoziale di ciascun contraente sia garantita nella misura in cui rispetta la possibilit\u00e0 per entrambe le parti di massimizzare il proprio interesse influendo necessariamente, quindi, sulla portata di quello altrui, limitandolo. \r\nMa a ben vedere un problema di limiti e controlimiti dettato dalla presenza di interessi differenti pu\u00f2 ben prospettarsi anche nell\u2019ambito dei contratti gratuiti e persino con causa di liberalit\u00e0. \r\nLa dinamica dell\u2019espressione della libert\u00e0 negoziale, quindi, \u00e8 evidentemente complessa perch\u00e9 necessita di distinguere tra contratti onerosi e gratuiti, all\u2019interno dei contratti onerosi tra quelli a prestazioni corrispettive e quelli con comunanza di scopo, all\u2019interno di quelli non onerosi tra gratuiti in senso proprio e contratti stipulati con spirito di liberalit\u00e0. \r\nSeppure in misura certamente diversa, d\u2019altronde, il limite ontologico interno dell\u2019\u201daltrui interesse\u201d fa comprendere come, al netto di tutti gli altri limiti \u201cesterni\u201d, frapposti, cio\u00e8 dall\u2019ordinamento giuridico, di cui si avr\u00e0 modo di discorrere, quando si affronta il tema del sindacato giudiziale sull\u2019equilibrio economico del contratto, che intercetta necessariamente il principio di libert\u00e0 e autonomia privata, non sono ammessi approcci \u201cassolutisti\u201d. \r\nPer questo stesso motivo, quindi, il problema della salvaguardia dell\u2019autonomia privata non pu\u00f2 porsi come dato su cui far perno, dando per scontato che la sua integrit\u00e0 sia un valore tanto assoluto da impedire o restr","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/267169","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"\u00abDi qualunque possibile amore\u00bb\r\nPer una lettura semantica dell\u2019amore leopardiano","anno":"","abstract":"","abstract_ita":"Collocabile nel recente ambito di studi dedicato all\u2019universo lessicale di Giacomo Leopardi, il presente lavoro propone un\u2019interrogazione ad ampio spettro sulle modalit\u00e0 di utilizzo e sulle poliedriche declinazioni della voce \u00abamore\u00bb nell\u2019opera del poeta recanatese; i profili di indagine vanno dal fronte prettamente lessicale fino alla stratificata dimensione semantica (e concettuale), presupposto e principale obiettivo del progetto. Tale metodo di analisi si \u00e8 rivelato molto utile nel sollecitare l\u2019individuazione di importanti connessioni tra livelli della speculazione leopardiana dal valore precipuo, ma di non facile riconoscimento. \r\nDopo un\u2019introduzione generale che illustra le finalit\u00e0 e gli aspetti pi\u00f9 stimolanti della ricerca, in apertura della tesi \u00e8 collocata una ricapitolazione numerica delle occorrenze del lemma \u00abamore\u00bb\/\u00abamor\u00bb e dei suoi corradicali riscontrati nella produzione leopardiana (rilevati grazie ad alcuni strumenti digitali, in particolare: Tutte le opere, a cura di L. Felici, Roma, Lexis, 1998). Di seguito a tale premessa, vi sono altre due sezioni preliminari con alcune considerazioni sulla dislocazione del vocabolo \u00abamore\u00bb e delle sue interazioni lessicali all\u2019interno dei Canti e nelle Operette morali \uf02d due opere a cui la tesi riserva particolare attenzione.\r\nI quattro capitoli successivi, \u00abAmore\u00bb, \u00abAmor proprio\u00bb, \u00abAmor patrio\u00bb, \u00abVero amor\u00bb \uf02d i cui titoli corrispondono alle principali configurazioni della categoria dell\u2019amore in Leopardi \uf02d sono invece contraddistinti da un approccio specificamente semasiologico. In ciascun capitolo, la voce \u00abamore\u00bb viene analizzata relativamente alle oscillazioni di significazione che mostra nei vari luoghi testuali ove compare \uf02d e notevole risulta la sua duttilit\u00e0 semantica. \r\nQuando Leopardi utilizza la parola \u00abamore\u00bb senza dotarla di particolari specificazioni, si \u00e8 notato che nella maggior parte dei casi (con alcune importanti eccezioni), il poeta la intende nel suo significato pi\u00f9 consueto, quello di \u201csentimento dalla natura tenero-passionale\u201d: per tale ragione il capitolo \u00abAmore\u00bb conferisce grande rilievo all\u2019analisi dei Canti e delle Memorie del primo amore (oltre alle Operette morali, allo Zibaldone e ai Pensieri).\r\nI successivi tre capitoli, \u00abAmor proprio\u00bb, \u00abAmo patrio\u00bb e \u00abVero amor\u00bb, si implicano l\u2019un l\u2019altro \uf02d suggerendo percorsi di senso talora inattesi \uf02d e focalizzano invece l\u2019attenzione sullo Zibaldone, sulle Operette morali, sulle Dissertazioni filosofiche, sul Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl\u2019Italiani e sui Pensieri (tra questi capitoli, l\u2019unico ad attribuire centralit\u00e0 ai Canti \u00e8 il capitolo \u00abVero amor\u00bb, il cui titolo si riferisce alla locuzione \u00abvero amor\u00bb collocata al v. 132 de La ginestra).","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/280047","web":"","lingue":"Italiano"},{"titolo":"Il contributo dei lavoratori migranti per lo sviluppo dei paesi di origine: le rimesse dei lavoratori tunisini impiegati al porto di Ancona","anno":"","abstract":"La tesi tratta i fattori che determinano le rimesse e gli investimenti nei paesi di origine da parte dei migranti con uno studio di caso dei tunisini residenti in Ancona e impiegati nel settore della pesca.","abstract_ita":"","abstract_eng":"","classificazione":"13 TESI DI DOTTORATO","sottoclassificazione":"13.01 Tesi di dottorato","upad":"https:\/\/u-pad.unimc.it\/handle\/11393\/244477","web":"","lingue":"Italiano"}]